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Full text of "Memorie della Accademia delle Scienze di Torino."

DELLA 

REALE ACCADER 

DELLE SCIENZE 

DI TORINO 



TOMO XXXIX. 



TORINO 

DALLA STAMPERIA REALE 

MDGCCXXXVI. 



(in) 

INDICE 

DEL TOMO XXXIX. 



Elenco degli Accademici Nazionali e Stranieri . . Pag. 

Mutazioni accadute nel Corpo Accademico, dopo la pubbli- 
cazione del Volume precedente » 

Doni fatti alla Reale Accademia delle Scienze dal i o di giugno 
i835 sino a tutto l'anno i836 » 

CLASSE DI SCIENZE FISICHE E MATEMATICHE. 

Notizia Storica intorno ai Lavori della Classe delle Scienze 
fisiche e matematiche dal giugno i835 al giugno i836, 
scritta da Giacinto Carena, Accademico Segretario » 

MEMORIE. 



Plantae rariores in regionibus Chilensibus a Clar. M. D. 
Bertero nuper detectae, et ab A. Colla in iucem editae. 
Fascic. VII » 



(iv) 

Nouveìles recherches sur le pouvoir neutralisant de quelques 

corps simpies; par le Chevalier Avogadro . . Pag. 5^ 

Note sur une machine locomotive, mise en mouvement par 

l'électro-magnétisme ; par le Professeur Botto » i55 

D quibusdam insectis Sardiniae novis aut minus cognitis, 

auctore Josepho Gene » 161 

Mémoire sur une chaux sulfate'e de Piobesi de Guarène , 
contenant du sulfate magne'sien , par le Professeur 
Lavini ........ 201 

Examen chiunque de l'eau contenue dans un puits de Gua- 
rène ; par le Professeur Latini » 207 

Mantissa inuscoriim ad Floram Pedemontanam , auctore 

Josepho De-Notaris , M. D » 211 

Osservazioni geognostiche e mineralogiche intorno ad alcune 
valli delle Alpi del Piemonte ; del Professore di Mine- 
ralogia Angelo Sismonda » 259 



CLASSE DI SCIENZE MORALI, STORICHE 
E FILOLOGICHE. 



Notizia di un nuovo Congedo militare dell' Imperatore 
Adriano, ritrovato in Sardegna; del Cavaliere Lodovico 
Baì'lle 1 

Sopra una moneta greco-egizia del R. Museo d'Antichità , 
attribuita a Cleopatra, moglie di Tolomeo V. Epifane; 
dell'Avvocato F. Barucchi » i5 

Joannis Antonii Arri observationes in quosdam Abbasida- 

rum numos atque in alia monumenta arabico- cufica » 33 

Monete ossidionali del Piemonte , edite ed inedite , illu- 
strate da Domenico Casimiro Promis » 87 



Osservazioni intorno all' istoria de' razzi ; del Cav. Fran- 
cesco Omodei , Colonnello d' Artiglieria . . . Pag. 

Osservazioni sul tipo rappresentante gli orti di Alcinoo 
nelle monete di Gorcira e sue colonie ; e sopra al- 
quante altre antiche monete greche ; dell'Ab. Celestino 
Cavedoni » 

Vicende della proprietà in Italia dalla caduta dell' imperio 
romano fino allo stabilimento dei feudi ; del Cavaliere 
Carlo Baudi di Vesme e di Spirito Fossati » 



(vii) 

ELENCO 

DEGLI ACCADEMICI NAZIONALI 

NEL DICEMBRE DEL MDCCCXXXVI. 



Presidente. 

Balbo di Vinai, Conte Prospero , Ministro di Stato , Cavaliere 
dell'Ordine Supremo della SS. Nunziata , Cavaliere di Gran Croce 
decorato della Gran Banda dell'Ordine de' Santi Maurizio e Lazzaro , 
Cavaliere dell'Ordine Civile di Savoja , Presidente della Regia De- 
putazione sovra gli sludii di Storia patria , uno de' Presidenti nella 
Giunta d'Antichità e Belle Arti, Accademico d'onore della Reale 
Società Agraria , e della Reale Accademia delle Belle Arti, Decu- 
rione anziano della Città di Torino. 

Vice- Presidente. 

Lascaris di Ventimiglia , Marchese Agostino , Maggior Generale , 
Scudiere nella Real Corte, Commendatore dell'Ordine de' Ss. Mau- 
rizio e Lazzaro , Membro del Real Ordine Militare di Savoja , Ca- 
valiere dell'Ordine di Leopoldo, Consigliere di Stato ordinario, 
Vice-Presidente onorario della R. Camera di Agricoltura e di Com- 
mercio di Torino, Membro della Reale Società Agraria, Accademico 
d'onore della Reale Accademia delle Belle Arti, Decurione della 
Città di Torino. 

Tesoriere. 

Peyron, Abate Amedeo, Teologo Collegiato, Professore di Lingue 
Orientali nella Regia Università , Membro della Regia Deputazione 
sovra gli studii di Storia patria , Cavaliere dell'Ordine Militare de' 
Santi Maurizio e Lazzaro , e dell'Ordine Civile di Savoja. 



( vili ) 

/ u ì 

CLASSE DI SCIENZE FISICHE E MATEMATICHE 
• ) ~ " IIUi " 

Direttore 

Bidone Giorgio , Professore d'Idraulica nella Regia Università , 
Cavaliere dell'Ordine Civile di Savoja. 

Segretario 

Carena Giacinto, Professore di Filosofia, Professore straordinario 
degli Studii Fisici nella Regia Accademia Militare, Cavaliere e Con- 
sigliere dell'Ordine Civile di Savoia. 

Accademici residenti 

Balbo , Conte, predetto. 

Michelotti, Cavaliere Ignazio, Ispettore generale nel Corpo 
Reale degli Ingegneri civili e delle Miniere , Intendente generale. 
Direttore dei Regii canali, Membro della Società Italiana di Scienze 
residente in Modena , e della Real Società Agraria di Torino , 
Membro del Congresso permanente d'acque e strade, e del Regio 
Consiglio degli Edili , Decurione della Città di Torino. 

Rossi Francesco, Chirurgo delle LL. MM. e della Real Famiglia, 
Professore emerito di Chirurgia nella Regia Università, Chirurgo 
Generale de' R. Eserciti , Vicepresidente del Consiglio Superiore 
Militare di Sanità, Cavaliere dell'Ordine Militare de' Santi Maurizio 
e Lazzaro , Cavaliere e Consigliere dell' Ordine Civile di Savoia. 

Provana, Conte Michele Saverio, Cavaliere dell'Ordine Militare 
de' Santi Maurizio e Lazzaro, Intendente Generale, Bibliotecario 



( » ) 

di S. M. , Presidente della R. Commissione di Revisione de' libri 
e delle stampe , Decurione della Città di Torino. 
Bidone Giorgio , predetto. 

Plana Giovanni, Regio Astronomo, Professore d'Analisi nella 
Regia Università , Direttore Generale degli Studii nella Regia Ac- 
cademia Militare, Commendatore dell'Ordine Militare de'Ss. Maurizio 
e Lazzaro, Cavaliere e Consigliere dell'Ordine Civile di Savoja, 
e della Corona Ferrea d'Austria. 

Michelotti Vittorio, Professore di Chimica Medico-farmaceutica 
nella Regia Università , Capo del Magistrato del Protomedicato , 
Membro Straordinario del Consiglio Superiore Militare di Sanità , 
Membro del Consiglio delle Miniere , Cavaliere dell' Ordine dei 
Ss. Maurizio e Lazzaro. 

Carena, Professore, predetto. 

Cisa di Gresy, Cavaliere Tommaso, Professore Emerito di Mec- 
canica nella Regia Università , Cavaliere dell'Ordine Militare dei 
Ss. Maurizio e Lazzaro. 

Bellingeri, Dottore Carlo Francesco, Medico di Corte , Preside 
del Collegio di Medicina. 

Avogadro di Quaregna , Cavaliere Amedeo, Professore Emerito 
di Fisica Sublime nella Regia Università , Mastro Uditore nella Regia 
Camera de' Conti, Cavaliere dell'Ordine Civile di Savoja. 

Colla Luigi, Avvocato Collegiato. 

Lascaris di Ventimiglia , Marchese Agostino , predetto. 

Moris Giuseppe Giacinto , Professore di Materia Medica e di 
Botanica nella Regia Università , Consigliere nel Magistrato del 
Protomedicato , Direttore del R. Orto Botanico. 

Lavini Giuseppe , Dottore in Filosofia , Professore Sostituito di 
Chimica Medica e Farmaceutica nella Regia Università , Membro 
Straordinario del Consiglio Superiore Militare di Sanità per la palle 
chimica-farmaceutica. 

Cantò. Gian Lorenzo, Dottor Collegiato di Medicina, Professore 
Tom. xxxix. n 



di Chimica Generale applicata alle Arti nella Regia Università , 
Membro del Consiglio delle Miniere. 

Della Marmora, Cavaliere Alberto , Colonnello nel Corpo Reale 
dello Stato Maggiore Generale, Membro del Consiglio delle Mi- 
niere, Membro del Real Ordine Militare di Savoja , Cavaliere 
dell' Ordine de' Ss. Maurizio e Lazzaro , Cavaliere e Consigliere 
dell'Ordine Civile di Savoia. 

Gene, Dottore Giuseppe, Professore di Zoologia, e Direttore del 
Museo Zoologico della Regia Università di Torino. 

Botto , Giuseppe Domenico , Professore di Fisica nella Regia 
Università di Torino. 

Sismonda, Angelo, Professore di Mineralogia, Direttore del Museo 
Mineralogico della Regia Università di Torino , Membro del Con- 
siglio delle Miniere. 

Accademici Nazionali non residenti in Torino. 

Multedo Ambrogio, Professore Emerito di Matematica, Cavaliere 
dell'Ordine Civile di Savoja , a Genova. 

Borgnis G. A. , Ingegnere Civile, Professore di Meccanica, a 
Pavia. 

Bouvard Alessio , Membro della Leg. d' Onore , dell' Istituto di 
Francia e dell'Ufficio delle Longitudini , a Parigi. 

Mojon Giuseppe , Professore di Chimica , a Genova. 

Bertoloni Antonio , Professore di Botanica, a Bologna. 

Viviani Domenico, Professore di Botanica e di Storia Naturale 
nella R. Università di Genova, Cavaliere dell'Ordine Militare dei 
Ss. Maurizio c Lazzaro, a Genova. 

Marianini Stefano , di Mortarà, Professore di Fisica e di Mate- 
matica applicata nel Regio Liceo di Venezia. 



GLASSE DI SCIENZE MORALI, STORICHE E FILOLOGICHE 



Direttore. 

Provana, Conte Michele Saverio, predetto. 

Segretario. 

Gazzera , Abate Costanzo , Professore di Filosofia , Cavaliere 
dell'Ordine de' Ss. Maurizio e Lazzaro , Membro e Segretario della 
Regia Deputazione sovra gli studii di Storia patria , e della Giunta 
d' Antichità e Belle Arti, Assistente nella Biblioteca della Regia 
Università. 

Accademici residenti, 

Roero di Revello , nata Saluzzo , Contessa Diodata. 

Saluzzo di Menusiglio, Cavaliere Cesare, Luogotenente Generale, 
Governatore delle LL. AA. RR. i Duchi di Savoja e di Genova , 
Cavaliere di Gran Croce decorato del Gran Cordone dell' Ordine 
Militare de' Ss. Maurizio e Lazzaro , Cavaliere^ dell'Ordine Civile 
di Savoja, Comandante Generale della Regia Accademia Militare, 
Vice-Presidente della Regia Deputazione sovra gli studii di Storia 
patria, Membro della Giunta d'Antichità e Belle Arti, e del Con- 
sìglio delle Arti, Segretario-Perpetuo-Direttore della Reale Accade- 
mia delle Belle Arti , Decurione della Città di Torino. 

Provana , Conte , predetto. 

Carena, Professore, predetto. 

Boucheron Carlo, Segi'etario di Stato onorario, Professore di 
Eloquenza Latina e Greca nella Regia Università, Professore di Belle 
Lettere nella Regia Accademia Militare, Cavaliere dell'Ordine dei 
Ss. Maurizio e Lazzaro, e dell'Ordine Civile di Savoia. 



(XI.) 

Peyron , Abate Amedeo . predetto. 

Corderò, de' Conti di San Quintino, Cavaliere Giulio, Membro 
della Reale Società Agraria, 

Biondi , Conte Luigi, Marchese di Badino, Maggiordomo e So- 
praiutendente Generale della Casa ed Azienda della fu S. A. R. la 
Duchessa del Chiablcse, Commendatore dell'Ordine Militare de' Santi 
Maurizio e Lazzaro, Sovrintendente generale de' Re gii stridii d'Arte 
in Roma, Membro della Giunta d'Antichità e Belle Arti, Socio 
onorario della Reale Accademia delle Belle Arti. 

Gazzera Professore , predetto. 

Somis di Chiavrie, Conte Giambatista , Presidente. 

Manno, Barone e Presidente Giuseppe, Reggente di Toga nel 
Supremo Consiglio di Sardegna , Commendatore dell'Ordine Militare 
de' Ss. Maurizio e Lazzaro , Cavaliere e Consigliere dell' Ordine 
Civile di Savoia, Membro della Regia Deputazione sovra gli st udii 
di Storia patria, e della Giunta d'Antichità e Belle Arti. 

Falcetti di Barolo, Marchese Tancredi, Commendatore dell' 
Ordine del Merito di Baviera, Accademico d'onore della Reale Ac- 
cademia delle Belle Arti , Decurione della Città di Torma. 

Sauli d'Igliano, Cavaliere Lodovico, Consigliere di Legazione, 
Commissario Generale dei Confini , Primo Umziale della Regia 
Segreteria di Stato per gli affari di Sardegna, Membro della Regia 
Deputazione sovra gli studii di Storia patria, Cavaliere dell' Ordine 
Militare de' Ss. Maurizio e Lazzaro, e dell'Ordine Civile di Savoia. 

Omodei Francesco, Cavaliere degli Ordini Militari de' Ss. Mau- 
rizio e Lazzaro, e di Savoia, Direttore degli Studii Militari nella 
Reale Accademia Militare , Colonnello d'Artiglieria. 

Sclopis di Salerano, Conte Federico, Senatore nel Reale Senato 
di Piemonte , Membro della Regia Deputazione sovra gli studii di 
storia patria, Cavaliere dell'Ordine Civile di Savoia. 

Balbo , Conte Cesare , Membro della Regia Deputazione sovra 
gli studii di Storia patria , Cavaliere dell'Ordine Civile di Savoia ■ 
Colonnello ne' Regii Eserciti. 



(xm) 

Cibrà.iuo , Nobile Giovanni Luigi , Intendente ,; Membro e Se- 
gretario della Regia Deputazione sovra gli studii di Storia patria, 
Membro della Giunta d'Antichità e Belle Arti , Sostituito del Pro- 
curatore Generale di S. M. Cavaliere dell'Ordine Civile di Savoia. 

Saluzzo di Menusi&lio s ; Conte Alessandro, Grande di Corona , 
Ministro di Stato, Maggiore Generale, Cavaliere, di Gran Croce 
decorato del Gran Cordone "dell'Ordine dft'Ss. Maurizio e. Lazzaro, 
Commendatore dell'Ordine Imperiale di Leopoldo, Presidente della 
Sezione dell' Interno nel Consiglio di Stato, Vice -Presidente della 
Regia Deputazione sovra gli studii di Storia patria. 

Della Marmora , Cavaliere Alberto , predetto. 

Lavy Filippo, Cavaliere dell' Ordine de' Ss. Maurizio e Lazzaro , 
Mastro Auditore nella Regia Camera de' Conti. 

Arri, Teologo Gianantonio, Assistente nella Biblioteca della Regia 
Università di Torino. 

Accademici Nazionali non residenti in Torino. 

Botta Carlo, Dottor Collegiato, Cavaliere dell'Ordine Civile di 
Savoia, della Legion d'Onore, e della Stella Polare di Svezia , a 
Parigi. 

De Maistre, Conte Saverio, Generale negli Eserciti dell'Imperatore 
di tutte le Russie, Cavaliere dell'Ordine Civile di Savoia, Socio 
onorario della R.eale Accademia delle Belle Arti di Torino , a Pie- 
troburgo. 

Raymond, Giorgio Maria, Cavaliere dell'Ordine Civile di Savoia, 
Membro non residente della Regia Deputazione sovra gli studii di 
Storia patria , Regio Professore , a Ciamberi. 

De Loche de Mouxy, Conte Francesco , Maggior Generale nel 
Regio Esercito, Membro non residente della Regia Deputazione 
sovra gli studii di Storia patria , Socio onorario della Reale Acca- 
demia delle Belle Arti , a Ciamberi. 



(xiv) 

Baille , Cavaliere D. Lodovico , Membro non residente della 
Regia Deputazione sovra gli studii di Storia patria , Segretario della 
R. Società Agraria ed Economica , a Cagliari. 

Serra , Marchese D. Girolamo, Vice-Presidente della Regia De- 
putazione sovra gli studii di Storia patria , a Genova. 

Spotorno , Cav. D. Giambattista • Bibliotecario e Professore di 
Eloquenza latina nella Regia Università , Segretario delia Regia 
Deputazione sovra gli studii di Storia patria, a Genova. 

Appendini, P. Francesco Maria, delle Scuole Pie, da Poirino , 
Rettore del Liceo di Ragusi. 



ACCADEMICI STRANIERI. 
Classe di Scienze Fisiche e Matematiche. 

Paoli , Cavaliere Pietro, a Pisa. 

De Candolle , Augusto, Membro della Legion d'Onore , Professore 
di Botanica , a Ginevra. 

Arago, Domenico Francesco Giovanni , Uffiziale della Legion 
d Onore , Membro e Segretario dell' Istituto di Francia per le 
Scienze Fisiche e Matematiche, Membro dell'Uffizio delle Longitu- 
dini , a Parigi. 

Berzelio , J. Jacob, Uffiziale della Legion d'Onore, Professore 
di Chimica , a Stoccolma. 

Savi , Gaetano , Cavaliere dell'Ordine del Merito sotto il titolo 
di San Giuseppe , Professore di Botanica , a Pisa. 

Humboldt, Barone Alessandro, Uffiziale della Legion d'Onore, 
Membro dell' Istituto di Francia e della Reale Accademia delle 
Scienze di Berlino. 

Poisson , Simeone Dionigi , Uffiziale della Legion d' Onore , 
Membro dell'Istituto di Francia , e dell'Uffizio delle Longitudini , 
a Parigi. 

Gauss , Carlo Federigo , Consigliere , Direttore della Specola 
Astronomica e Professore nell'Università di Gottinga. 

Venturoli , Cavaliere Giuseppe, Professore emerito della Uni- 
versità di Bologna , Presidente del Consiglio degli Ispettori d'Acque 
e Strade , a Roma. 

Gay-Lussac , Luigi Giuseppe , Uffiziale della Legion d' Onore , 
Membro dell'Istituto di Francia , a Parigi. 



Classe di Scienze Morali, Storiche e Filologiche. 

Silvestre di Sacy, Barone Antonio, Comandante della Legion 
d'Onore , Membro dell'Istituto di Francia, a Parigi. 
Dépéret, Professore emerito , a Parigi. 

De Gerando, Barone Maria Giuseppe, Comandante della Legion 
d'Onore , Membro dell'Istituto di Francia , a Parigi. 

Mai , Monsignor Angelo , Segretario della Saera Congregazione 
di Propaganda , a Roma. 

Brugière di Barante , Barone Amabile Guglielmo Prospero , 
Uffiziale della Legion d'Onore , Membro dell' Istituto di Francia , 
Pari, e Ambasciatore di Francia presso S. M. l'Imperatore di tutte 
le Russie , a Parigi. 

Pastoret, Marchese Claudio Emanuele Giuseppe Pietro, G. C 
della Legion d'Onore , Membro dell'Istituto di Francia , a Parigi. 

Manzoni , Alessandro , Accademico della Crusca , a Milano. 

Savigny , F. C. Professore nella Regia Università e Membro 
della Reale Accademia delle Scienze di Berlino. 

Letronne, Giovanni Antonio, Membro dell'Istituto di Francia e 
della Legion d'Onore, Conservatore della R. Biblioteca, a Parigi. 

Borghesi , Conte Bartolomeo , a Roma. 



: m 




(xvn) 

MUTAZIONI 



accadute nel Corpo Accademico dopo la pubblicazione 
del Volume precedente. 



\ 

Elezione di Uffizioli. 

Lascaris di Ventimi glia Marchese Agostino , riconfermato il 6 
novembre i836, in adunanza delle due Classi , nella carica trien- 
nale di Fice-Pr e siderite delV Accademia. 

Nomine. 

Botto Giuseppe Domenico , Professore di Fisica nella Regia 
Università di Torino, nominato il 28 giugno i835 ad Accademico 
residente per la Classe delle scienze fisiche e matematiche. 

Sismonda Angelo , Professore di Mineralogia nella predelta Uni- 
versità , nominato il medesimo giorno ad Accademico residente per 
la stessa Classe. 

Arri Teologo Gianantonio, Assistente alla Biblioteca della stessa 
Università, nominato il 26 novembre i835 ad Accademico resi- 
dente per la Glasse delle Scienze morali, storiche e filologiche. 



Tom. xxxi*. 



111 



0*) 

Académie Francaise. Séance publique annuelle du samedi 9 aoùt 
1 834- — Ordre des lectures. — Rapport sur les Concours. — 
Eloge de M. de Montyon. — Prix Montyon décerne's en 1 834- 
— Prix pour i835 et i836. — Rapport sur les prix de vertu. 
In-4-° 

Discours sur les prix de vertu, prononcés dans la méme séance, 
in-12. 

Académie Royale des Beaux-Arts. Séance publique annuelle du 
samedi 11 octobre 1 834- Program me et ordre de la séance, in-4. 

Notice historique sur la vie et les ouvrages de M. Regnault , 
par M. Quatremère de Quincy , in-4- 

Discours de M. Garnier, prononcé aux fune'railles de M. Boieldieu, 
le lundi i3 octobre i834, in-4. 

Discours prononcé par M. Lebrun , Directeur de l'Académie 
Francaise , pour l'inauguration de la statue de Gorneille, à Rouen, 
le 19 octobre i834, in-4-° 

Acade'mie Royale des Sciences. Séance publique du lundi 8 
décembre 1 834- Ordre des lectures. — Annonce des prix décerne's 
en i834 — Programme des prix proposés par l'Académie des 
Sciences pour i835 et i836 , in 4-° 

Académie Francaise. Discours prononcé par M. Lebrun aux 
fune'railles de M. Parseval-Grandmaison, le mardi 9 décembre i834, 
in-4." 

Discours prononcés dans la séance publique tenue par l'Aca- 
démie Francaise, pour la reception de M. Thiers , le i3 décembre 
i834, in-4. 

Académie Royale des Sciences. Séance publique du lundi 29 
décembre i834- Supplément au Programme des prix proposés pour 
i836, in 4. 

Discom^s prononcé par M. le Baron Larrey aux fune'railles de 
M. le Baron Dupuytren , le mardi 10 février i835 , in-4- 

Annuaire de Hnstitut Royal de "France , pour i835, in-12. 
Académie des Sciences morales et politiques. Séance publique 



(xxi) 

du sameéia a5 avril i835 , présidée par M. le Due de Bassa no. 
Qrdre des lectures. -r- Sujets des prix et Programmes adoptés pottr 
les concours des années i836 et i83y , in-4-V 

Séance publique aniiuelle des cinq Académies , du samedi 2 
mai i835. Ordre des lectures. — Prix de Linguistique fonde par 
M, le Corate, .de Vohiey; Rapport sur le concours , in-4-° 

De l'éducation fructueuse des vers à soie , dans le Nord et 
dans le eentre de la France ; par M. Huzard fils ( Extr. des An- 
nales de l'Agriculture Francaise ) , in-8.° 

Statistique de l'Espagne , etc. avee une carte; par Alex. Moreau 
de Jonnès. Paris, Cosson , i834, in-8.° 

I Funghi d'Italia, e principalmente le loro specie mangereccie, 
■velenose , o sospette , descritte ed illustrate , con tavole disegnate 
e colorite dal vero , dal Prof. Cav. Domenico Viviani, ecc. Genova, 
Ponthenier , i834« I fascicoli 4-° e 5.°, in-fol. 

Gli antichi monumenti Greci e Romani, che si conservano nel 
giardino de' conti Giusti in Verona, illustrati per cura di Giovanni 
Orti di Manara , nobile Veronese, ecc. Verona, Antonelli , i835, 
in 4." 

Dell'imminente apparizione della gran cometa di Halley, Lettera 
di G. F. Baruffi al sig. conte Cesare di Benevello. Torino , Stam- 
peria Reale, i835 , in-8.° 

Prime linee di Chimica inorganica applicata alla Medicina ed 
alla Farmacia ; del Prof. C. Maraviglia. Ediz. a. a riformata ed ac- 
cresciuta dall'Autore. Catania, Pappalardo, i834« Tomi 2 in- 8.° 

Rapport sur le Chole'ra-Moibus fait à la Societè de Médeeine 
de Lyon , au nom d'une commission , par le Doct. L. P. A uè. 
Gauthier. Lyon, Perrin , i83i , in- 8.° 

De rinfluence que la Me'decine a exerce'e sur la civilisation et 
les progrès des sciences ; par L. P. A. Gauthier. Lyon , Rossary , 
i835 , in-8> 

Dissei-tation sur les Laraires de l'Empereur Sevère Alexandre ; 
par J. G. H. Greppo. Belley , Verpillon , i834 , in-8.° 



Moreau 
de Jonnès 

Viviani 



Orti 



Baruffi 



Maraviglia 



Gauthier 



Greppo 





Recherches sur les ternples pórtatifs des anméris ^©à-rì'skcàsion 
d'un passage des Actes des Apòtres ; par J. G. H. Greppo. Lyon , 
Barret, i834 , in-8.° u$mho.m obv-zf ™ 3 wmM 

F. Sclopis Statata et Privilegia civitatis Taurìnensis , edente federico 

Sclopis. Augustae Taurinorum , ex R. Typ. § i835, in -8." ln% 
Mazzarosa Storia di Lucca , dalla sua origine fino al i8i4 > scritta dal 

Marchese Antonio Mazzarosa. Lucca, Giusti, i832. Voi. 2 in-8.° 
Necker Le Règne Minerai ramené aux me'thodes de l'histoire natarelle; 

par L. A. Necker, etc. Paris, Tilliard , i835. Tom. i in 8." 
Boullée Notice sur M. Poivre et sur M. Dupont de Nemours ; par M. 

Boullée , etc. Lyon, Rossary, i835, in-8.° 
De la Casa Opuscolo analitico di Geodesia sublime dell' Imp. R. Capitano 

don Vittorio de la Casa. Vienna, Gerold , 1824, in-8.° 
Lubbock On the theory of the moon , and on the perturbations of the 

planets. By J. W. Lubbock. A new edition. London , Knight , 
i834 } in-8.° 

A. Pejron Lexicon linguae copticae studio Amedei Peyron , Professoris 

l'ffigna rum orientalium etc. Taurini , Reg. Typogr. x835, in-4-° gr. 
Champollion- L'ystoire de li Normant , et la Chronique de Robert Viscart 

Figeac par Aimé , moine du Mont-Cassin ; publiées pour la première fois, 
d'apre s un manuscrit francois inédit du XIII. siècle , par M. 
Champollion-Figeac. Paris , Crapelet , i835 , in-8.° 
Quetelet Annales de l'Observatoire de Bruxelles , publie'es , aux frais de 

l'État , par le Directeur A. Quetelet. Tome I. Première partie. 
Bruxelles, Hayez , 1 834 > in - 4-° 

Bulletin de l'Académie Royale des Sciences de Bruxelles. Séance 
du 6 mai et du 4 juillet i835 , in- 8.° 
Mérat Nouvelle Flore des environs de Paris , suivant la méthode na- 

ture Ile , avec l'indication des vertus des plantes usite'es en Mede- 
cine ; par F. V. Me'rat. 3, c e'dition. Paris, Plassan , 1 834- Voi. 2 
in- 1 2. 

UArcet Description d'une Magnanerie salubre , au moyen de laquelle on 

pourra toujours procurer aux vers à soie le degré de ventilation , 



(xxw) 

dèidbtteilrret d'hiiffliclifeé le plus coiìvenable pour la réussite de 
leur éducation $ par M. D'Arce l. Paris , M. c Huzard , in-4-° 

Essais sur l'acide succinique et sur quelques unes de ses com- 
binaisons ; par Felix D'Arcet. Paris, Bailly , i835 -, in-8.° 

Sul cangiamento del clima , Considerazioni di Angelo Bellani 
( Estr. dagli Annali Univ. di Agric. luglio, agosto, settembre i834)> 
in- 8.° 

Sulla causa della rugiada e della brina , di Angelo Bellani 
( Estr. dagli Annali Univ. di Agric. gemi. , febbr. e marzo i835)/ 
in-8.° 

Orazione in morte di S. M. I. R. A. Francesco I, detta dal 
Dottor Giambattista Fantonetti. Milano, I. R. Stamperia, i835, 
in -4-° 

Description des eaux minéro-thermales et des étuves de File 
d'Ischia , etc. ; par le Docteur Chevalley de Rivaz , etc. 2. e édition 
entièrement refondue et ornée de la carte d'Ischia. Naples , i835, 
in-8.° 

In morte dell'Eccellentissimo e Venerando Bali Antonio Busca, 
Luogotenente del Gran Magistero della S. Religione Gerosolimitana, 
Elegia di Angelo Maria Ricci , Cavaliere Gerosolimitano. Napoli , 
Tramater , i834, in-8.° 

Memorie istorico-critiche intorno alla vita e alle opere di Mon- 
signore Fra Paolo Piromalli , Arcivescovo di Nassivan , aggiuntavi 
la Sidernografia , scritte dal Canonico Michelangelo Macrì. Napoli, 
1824 , in-8.° 

Sul gruppo della Carità scolpito dal celeberrimo Lorenzo Bar- 
tolini. Lettera al sig. Pietro- Giordani, del Marchese Antonio Maz- 
zarosa. Lucca , Bertini , i835 , in-8.° 

Mémoires de la Sociéte de physique et d'histoire naturelle de 
Genève. Tom. VII. 6 , i. e et 2. e Partie. Genève, Vignier , i835- 
i836 , in-4. 

Discorso dell' Illustrissimo ed Eccellentissimo sig. Marchese An- 
tonio Brignole Sale, Ministro di Stato, ecc. Presidente della Società 



Bella 



ni 



Fantonetti 



Chevaley 
de Rivaz 



Ricci 



Macrì 



Mazzarosa 



Società Fisica 
di Ginevra 



A. Brignole 
Sale 



(xxzv) 



Ceivetto 



Marone 



Mantelli 



Macrì 



Società Reale 
degli Antiq. 
di Francia 

Colla 



Accad. R. delle 
Se. di Berlino 



Arri 

Società Linn. 
di Londra 



JbiConomica di Chiavari, letto nella pubblica adunanza del 3' faglio 

», <■ ■. . .:- / : . r.amiy Esnjsik) m^ooU 91 usa » awaroiiì 
iood , ecc. Chiavari, Arg irono , in-4. 

_ Cenni per una storia dei Medici Veronesi, e del loro antico 
collegio, Discorso di Giuseppe Corvetto, Dott. in Med. e Chirurg. 
Verona, Antonelli, i834 , in-8.° 

Circolare dell'Intendente Generale dell'Azienda Economica dell' 
Interno agli Intendenti ed Ispettori Forestali ^ sulla convenienza di 
procurare 1 imboschimento delle montagne, siccome mezzo atto a 
prevenire la formazione della grandine. 

Cenni sulla vita e sulle opere del Giureconsulto Giacomo An- 
tonio De-Giorgi , Alessandrino. Alessandria, Capriolo , 1 835, in-8.° 

Ricerche fìlologico-critiche intorno a due utilissime piante (Ampe- 
lodesmos Plinii et Ulva Virgili! ) ; del Canonico Michelangelo Macrì. 
Napoli, 1829, in-4- 

Me'moires de la Socie'té Royale dèé Anriquaires de Franee. 
Nouvelle serie. Tome I. er et II. e Paris, Duverger, i835-i836, 
in-8.° 

Herbarium Pedemontanum juxta methodum naturalem disposi- 
tum, etc. curante Aloysio Colla, etc. Voi. IV. um sistens campanu- 
laceas ad chenopodieas. Aug. Taurin. ex typis Regiis, i835, in-8.° 

Icones plantarum rariorum Herbarii Pedemontani. Fascic. I in-4-° 

Abhandlungen der Kòniglichen Akademie der Wissenschaften zu 
Berlin. Aus dem Jahre i832 , i833 , t834- Berlin, Druckerei , 
1 834-r836. Voi. 4 in-4. 

Uber die Làndervei'waltung unter dem Chalifate. Von Joseph 
von Hammer. Eine von der Kònigl. Akademie der Wissenschaften 
zu Berlin am 3 Juli i832 gekrònte Preìsschrift. Berlin, Druckerei, 
i835 , in-8.° 

Lettera dì Giannantonio Arri al chiariss. Cav. Alberto della 
Marmora intorno ai Nur-hag della Sardegna. Torino , i835 , in-4-° 

The Transactions of the Linnean Society of London. Voi. 17.° 
Part 2 and 3. London , Taylor, i835-i836, in-4-° 



(xxv) 

Réponse à une lettre de M. le Docteur NN. sur le Chole'ra- 
morbus , par le Docteur Charles Ormea. Turin, Speirani et Comp. 
i835, in-8.° 

De corticis Pini Maritimae analysi chemica et medico usu expe- 
rjmentis atque observationibus detecto Dissertatio medico-chemica 
auctore M. et Chir. Doctore Aloysio Nardo Clodiensi, etc. Patavii, 
i83i , in-8.° 

Su alcuni usi ed applicazioni economiche del Pinus Maritima e 
dèlia sua corteccia , Memoria chimico-tecnica del D. Luigi Nardo. 
Venezia, i834, in-8.° 

Proprietà mediche di alcune Alghe delle Venete Lagune e ge- 
latina che somministrano, osservazioni del sig. D. Gio. Domenico 
Nardo , ecc. ( Estr. dalla Gazz, Priv. di Venezia del 22 gennaio 
i834). 

Programma di un commentario chimico-farmaceutico e medico- 
pratico sulla natura e modo d'agire delle sostanze epispasliche com- 
parativamente considerate ; del D. Gio. Domenico Nardo, ecc. 
(Estr. àsàYJntol. Med. di Venezia, i834), in-8.° 

Discorso sulla natura delle Cantaridi , e loro modo d'agire sulP 
organismo umano vivente ; del D. G. D. Nardo , ecc. ( Estr. dall' 
Antol. Med. di Venezia , 1 834 ) > in-8.° 

Nuovo modo di preservare le Cantaridi dal tarlo e di guarentire 
le pelli dalle lignuole ; del D. G. D. Nardo , in-8.° 

Statistica nosologica dal 1821 al i833 e Rendiconto medico pel 
i834 del Venerando Spedale Maggiore della Sacra Religione ed 
Ordine Militare de' Ss. Maurizio e Lazzaro , per Bernardino Bertini, 
Medico ordinario di detto Spedale. Torino, Pomba , i835, ia-8.° 

Lexicon epigraphicum Morcellianum. Bononiae , Nobili , 1 835. 
Fasciculus I , in-4-° 

Mémoires de la Socie'té Royale Acade'mique de Savoie. Tome 
VII. e Chambery, Puthod , i835, in-8.° 

Catalogo del Regio Stabilimento di coltura e naturalizzazione dei 
Tom. xxxix. iv 



Ormea 



£. Nardo 



G. D. Nardo 



B ertili i 



Feri 



Soc. R. Accad. 
di Savoia 

SS Martin 



R. Società 
di Letteratura 
di Londra 



Champollioii' 
Figeac 



Longo 



R. Accad. 
di Napoli 



Ferrari 
Somis 
Datta 



(xxvi) 

vegetali di Burdin maggiore e Comp. in Torino ed in Milano. 
Torino, Chirio e Mina, i835, in-4-° piccolo. 

Transactions of the Royal Society of Literature of the United 
Kingdom. Voi. II. Pari. IL 

Supplement to the second volume of the Transactions of the 
R. Society of Literature. London, Murray, i834, in-4.° 

Proceding of the Royal Society of Literature of London, i835, 
in 8.° 

Royal Society of Literature — Annual report — Presidenti 
address — List of Members , 1 835-1 836. London, Valpy , in-8.° 

Charte Latine sur papyrus d'Egypte , de l'anne'e 876, appar- 
tenant à la Bibliothèque Royale, publiée pour l'Ecole R. des Chartes, 
par l'ordre de M. Guizot, Ministre de lTnstruction publique. Paris, 
Molte , i835 , in-fol. 

Osservazioni preliminari sulla teoria della gravitazione universale, 
del Dottor Agatino Longo , P. Prof, nella R. Univ. di Catania. 
Catania, Tipografia Sciutlana, i832 , in-8.° 

Lettera del Prof. Agatino Longo al barone Pasquale Galuppi , 
ed Estratto ragionalo intorno ai Nuovi principii di filosofia naturale. 
Palermo , i835 , in-8.° 

Discorso intorno ai progressi delle scienze fisiche, del Profess. 
Agatino Longo. Napoli, Tramater , i835, in-8.° 

Atti della R. Accademia delle Scienze , Sezione della Società 
R. Borbonica. Napoli , Stamperia Reale , 18 19-1825. Voi. I e II , 
in-4.° 

Ragguagli de' lavori accademici per gli anni 1826, 1827, 1828, 
1829. Napoli, Stamperia Reale, 1827-29 e 3o. Tre fascic. in-4. 
La mente di Gian Domenico Romagnosi , Saggio di G. Ferrari. 
Milano, I. R. Stamperia, i835, in-8.° 

Miscellanee Letterarie. Volumi 28, in-4. e ^ in-8.° 
Raccolta di Filologi Italiani. Volumi 19 , in- 8.° 
Nouvelles Lettres inédites de Saint Francois de Sales , Évéque 
et Prince de Genève, dédiées à S. M. la Reine de Sardaigne , 



(xxvn) 

- 

publiées-par M. le Ch. P. L. Batta, avec Fac-simile de Fécriture 
du Saint. Paris, Blaise, i835 , voi. 2 , in-8.° 

Mémoires de l'Acade'mie Impe'riale des Sciences de S. 1 Pe'tersbourg. 
Sciences mathématiques , pliysiques et naturelles , VI sèrie, i. ère 
Partie : Tom. I.; i. ère et 2. e livraisons — Tome second , 5.° et 6. c 
livraisons — Tome troisième, 2. e partie : Sciences naturelles, i. e , 2.% 
3. e , 4«° j 5. e et 6. e livraisons. S. 1 Pétersbourg , Impr. de l'Acad. 
Impe'r. des Sciences, 1 833-1 835 ^ in-4-° 

Id. — Sciences politi ques , Histoire , Philologie. VI. e Se'rie , 
Tome second, 2. e , 3. e , 4-% 5. e et 6. 6 livraisons; Tome troisième, 
première livraison. S. 1 Pétersbourg, i833-i835, in-4. 

Mémoires présentés à l'Académie Impe'riale des Sciences de 
S. 1 Pétersbourg par divers savans , et lu daris ses assemblées. Tome 
second, 3. e , 4-% 5. e et 6. e livraisons. S. 1 Pétersbourg , 1 83 3, in-4. 

Recueil des Actes des Séances publiques de l'Académie Impe- 
riale des Sciences de S. 1 Pétersbourg, tenues le 29 décembre des 
années 1826- 1827- i832-i833 et *834- S. 1 Pétersbourg, 5 broch. 
in-4. 

Considérations sur les trois systèmes de Communications inté- 
rieures , au moyen des routes , des chemins de fer et des canaux, 
par M. Nadault-Buffon. 2. e Ecìition angmentée et modifiée. Paris , 
Gousot , i835 , in-4-° 

Del temperamento per ^accordatura del gravi cembalo e dell' 
organo, Dissertazione. Bologna, i832 , in-4- 

Risposta alle censure pubblicate dal sig. Maggiore Barone Giu- 
seppe Ferrari nel N.° XXXIII dell' Antologia intorno Se osserva- 
zioni concernenti alla lingua italiana ed a' suoi vocabolari. Parma , 
Paganino, 1823, in-8.° 

Lettera del Cav. Angelo Pezzana al Compilatore degli Annali 
universali di Statistica , Economia pubblica , ecc. ( Estr. da quegli 
Annali, fascia di maggio e giugno i835 ), in-8.° 

Farmacopea eclettica di Girolamo Ferrari; Vigevano, Marzoni, 
i835, in-8.° 



Accad. Imp. 
di Pietroburgo 



Nadault- 



Schiassi 

■ 

Pezzana 



Fen 



ari 



Ferrucci 



Martius 



Soc. Asiat. 
Britannica 

Demonville 



Gli Autori. 



Portai 



Ferrar io 



Minarelli 
Passerini 



(xxvin) 

Excerpta eLexico epigraphico Morceliiano vocjbus italicis in ttsum 
tironum digesta. Bononiae , i83o, in-fol. piccolo. 

Aloisii Salinae Epigrammatum MQNOBIBA02 Michaèlis Fèrruccii 
commentariis subiectis; Bononiae, i835, in-S.° 

Conspectus Regni Vegetabilis secundum characteres morpholo- 
gicos , praesertira carpicos , in classes , ordines et famiKas di- 
gesti , etc. , auctore D. G. Fr. Ph. Martius. Nuremberg , 1-835 , 
in-8.° 

The Journal of the Royal Asiatic Society of Great Britain et 
Ireland. N.° III. London, Parker, February i835, in-8.° 

Petit cours d'Astronomie, ou courte exposition du vrai système 
du monde ; suivi d'un me'moire sur Punite mathématique , l'extrac- 
tion des racines et l'Elévation aux puissances ; par Demonville. 
Paris, Bacquenois , i835 , in-8.° avee planch. 

Coup d'oeil sur la generation, la circulation du sang , la respi- 
ration , et sur la théorie des ressemblanees de M. da Gama-Machado; 
par Demonville. Paris, Bailly , i835, in 8.° 

Manuale pratico per la conoscenza e cura del Cholera-morbus , 
dei Dottori Berruti , Sachero e Cantù , ecc. Torino, Botta, i835, 
in-8.° 

Breve rapporto sulla ottalmia che afflisse la truppa napolitana 
in Palermo dall'anno 1824 al 1826 ; del Dottor Placido Portai. 
Napoli, i835, in-12. 

Statistica delle morti improvvise e particolarmente delle morii 
per apoplessia nella città e nel circondario esterno di Milano dall' 
anno 1750 ai 1 83 4 ; del Dottor Giuseppe Ferrarlo, ecc. Milano, 
I. R. Stamperia, i834, in-8.° 

Dimostrazione del Quinto Postulato d'Euclide esposta da Camillo 
Minarelli. Bologna, Nobili, 1826, in-8.° 

Alcune notizie sopra una specie d'insetto del gen. Thrips dan- 
noso agli ulivi nel territorio di Pietrasanta; del D. Carlo Passerini 
(Estr. dagli Atti dell'I. R. Accad. de" Georgof.) , in- 8.° 

Rapporto del Dott. Carlo Passerini sopra l'opuscolo del D. Pietro 



(xxix) 

Negri intorno al bvxLCfoofirjkfèzmvlYauTìo 1 833 devastava i seminati 
di frumento nelle provincie di Bologna, Romagna e Ferrara (Estr. 
dagtó Atti dell' I. R. Accad. de' Gèorgof.) , in-8.° 

Osservazioni sopra alcune larve e tignole dell'ulivo, Lettera del 
Dott. Carlo: Passerini ( Estr. dal Gioni. Agrar. Tose. N.° 23), in-8." 

Rapporto del Dott. Carlo Passerini sulla Memoria manoscritta 
del sig. F. Luciani di Castelnuovo sulle larve danneggiatoci del 
grano siciliano ( Zea Majs L. ) , inviata all' I. R. Accademia dei 
GeorgoL unitamente agli insetti , nel luglio i833. Firenze , Tip. 
Galileiana , i835 , in-8.° 

Della monomania suicida, trattato di L. Ferrarese, Dottor di Ferrarese 
Medicina , ecc. Napoli , Tipografia dell' Omnibus , 1 835 , in-8.° 

Storia di Sardegna del Barone Giuseppe Manno. Terza edizione Manno 
con aggiunte e correzioni dell'Autore. Milano , Visaj , i835, voi. 2 
in-8.° 

Cura della podagra e cìe'calcoli orinarli ; del Prof. Vincenzo Ottaviani 
Ottaviani. Camerino, Marchi, i83o , in-8.° 

Sulla febbre puerperale , Dichiarazione del Prof. Vincenzo Ot- 
taviani. Camerino, Sarti, 1 834 > in-8.° 

Dilucidazioni del Prof. V. Ottaviani sopra la sua Memoria in- 
torno alla natura delle febbri intermittenti ed all'azione della china 
( Estr. dal Diz. Class, di Med. int. ed est. di Venezia ; settembre 
i834 ), in-8.° 

Intorno all'origine del Cholera Indiano ed a varie controversie 
insorte fra gli scrittori di questa malattia, Considerazioni del Prof. 
V. Ottaviani. Urbino , Guerrini , i832 , in-8.° 

Traité de Toxicologie generale envisage'e dans ses rapports avec C. Anglada 
la physiologie , la pathologie , la the'rapeutique et la médecine le- 
gale; par J. Anglada, Prof, de Médecine et de Chimie, etc, revu 
et publié par Charles Anglada, fils de l'Auteur, Docteur en Médecine. 
Montpellier, Ricard, i835, in-8.° 

Statistica della provincia di Saluzzo , dell' Intendente Eandi. Eandi 
Voi. 2 °, Fascio. 2. , 1 835 , con un Appendice; in-4. 



Soc. Zoolog. 
di Londra 



Baiar d 



Elisabetta 
Mazzanti 



Soc. Geograf. 
di Parigi 

Bellomo 



Panvini 



R. Liberatore 



Orti 



Bertinatti 



' (xxx) 

Transactions of the zoological Society of London. Voi. Part. i. a , 
i833; Part. 3. a e 4- a , i835, in-4. 

Proceedings of the committee of Science and correspondence of 
the Zoological Society of London. Part. ti* e 2. a , i83o-iS32 ; 
Part. i. a , i833; Part. 2.% i834; Part. 3.% i835. London, Taylor, 
voi. 5 in-8. 

Recherches sur la natwe des combinaisons de'colorantes du 
chlore, par A. J. Baiarci. Montpellier, Tournel, i834 , in-8.° 

Mémoire sur une substance particulière contenue dans l'eau de 
la mer ; par Balard , in-8.° 

Specimen Bryologiae Romanae auctore Elisabetha Fiorini Maz- 
zanti , Academiarum Horticult. Bruxellen. Agrar. Pisauren. etc. Socia. 
Romae , Boulzaler , i83i , in-8.° 

Bulletin de la Société de Ge'ographie. 2. e Serie. Tome 2. e , 3.% 
4. e et 5. e Paris, i835, in-8.° 

Memorie mediche del Dott. Salvadore Bellomo , ecc. Napoli , 
i835 , in-8.° 

Riflessioni mediche sul Cholera-morbus, ecc., del Cav. P. Pan- 
vini. Parigi, i832 , in-8.° 

Istruzione al popolo sulla condotta da tenere in caso di Cholera- 
morbus ; dell' Ab. Cav. P. Panvini. Napoli, i83S , in-8.° 

Delle nuove ed antiche terme di Torre Annunciata , articolo in- 
serito nel fascicolo XII degli Annali Civili da R. Liberatore. Napoli, 
i835 , in 8.° 

Sull'esposizione delle Belle Arti in Verona nel i835, Relazione 
del Cav. Gio. Girolamo Orti. Verona, Antonelli , i835, in-8.° 

Necrologia di Filippo Marinelli scritta dal Cav. Gio. Girolamo 
Orti. Verona, Antonelli, i835 , in-8.° 

Memoria intorno alla contagiosità del Cholera Asiatico ; del 
Dottore Francesco Bertinatti. Livorno , Sardi , i835, in-8.° 

Sopra un ristringimento organico dell'esofago , Memoria del 
Dott. Francesco Bertinatti ( Estr. dal Repert. Medico- Chirurg. del 
Plein. Fase, di settembre e ottobre 1 835 ), in-8.° 



(xxxi) 

Rapporto della Commissione Medica di Torino sul Cliolera Asia- 
tico. Torino, Stamperia Reale, i835 , in-8.° 

Lettere del Conte Carlo Vidua pubblicate da Cesare Balbo. 
Tomo 3.° Torino, Pomba , i834, in-8.° con carte geograf. in-fol. 

Dei disavvantaggi degli scrittori , Lettera del Barone Giuseppe 
Manno al Direttore dell'Annotatore. Torino, i835 , in-8.° 

Devotiuns per scadili clirist-catholic fideivel , destinadas surtut 
alla giuven tegna. Componidas il R. P. Beat Ludescher. Cuera, Otto, 
1829 , in-12. 

Davart la Deità pussonta in spaventablas flammas: tant sur terra; 
co flammas prodùtas our dilla Terra. Componii tras Nuot. Jac. 
Vidal. Stampa in Strada Tras Flurin Gianet Schiarplatz , 1818, 
in-8.° 

Bulletin de l'Académie R. des Sciences de Bruxelles. i835, n. os 
io, n et 12. In-8.° 

Notices sur des inscriptions antiques tire'es de quelques tombeaux 
Juifs , à Rome; par J. G. H. Greppo, etc. Lyon, Barret , i835 , 
in-8.° 

Enumeratio seminum R. Horti Botanici Taurinensis an. i835. 
Ex Typog. Regia , in-8.° 

Torino nel i335 descritto dal Cav. Luigi Cibrario. Torino , 
Bianco e C, i836 , in-8.° 

Sul Cholera-Morbo in Torino, Risposta ai Quesiti proposti dalla 
Società Medico-Chirurgica di Bologna, ecc. del Professore Berruti. 
Torino, i835 , in-8.° 

Descriptive Catalogne of a Cabinet of Roman Imperiai Large- 
brass medals. By Captain William Henry Smylh , etc. Bedforl , 
Webb , i834 , in-4. 

De la theogonie d'He'siode. Dissertalion de pliilosopliie ancienne, 
par J. D. Guigniaut. Paris, Rignoux , i835 , in-8.° 

De 'EPMOT seu Mercurii mythologia commentatio ad litterarum 
et. artium archaeologiam pertinens. Scripsit Jos. Dan. Guigniaut. 
Lutetiae Parisiorum , Rignoux, i835, in-8.° 



La Commiss. 
C. Balbo 

■ 

Manno 
Di Barolo 



Quetelet 
Greppo 

■ 

Moris 
Cibrario 
Berruti 



Della 
Mormora 



Guigniaut 



Sóe. di Geogr 
di Parigi. 

Zuccagni- 
O riandini 



D'Arcet 



Edwards 

Soc. Geologica 
di Francia 

Melchioni 
Giuij 



G. Buniva 
Cavedoni 



(xxxii) 

Bulletin de la Socie té de Ge'ographie de Paris. Paris, 1822-1823. 
Tomes 1-20, in-8.° 

Notizie storiche dell'antico monastero di S. Salvi , suburbano a 
Firenze , raccolte e pubblicate da Attilio Zuccagni-Orlandini. Fi- 
renze , Stamperia Granducale, i835 , in-8.° 

Me'moire sur les os provenant de la viande de boucherie , de 
leur conservation , de l'extraction de leur gelatine etc. , par M. 
D'Arcet , in- 8.° 

Note sur la fabrication des biscuits animalise's au moyen de 
la viande de boucherie , par M. D'Arcet. In-8.° 

Instruction sur les soufroirs, par M. D'Arcet. In-8.° 

Instruction sur les fondoirs de suif , par M. D'Arcet. In-8.° 

Notice relative à la clarification de l'eau du Nil , et des eaux 
contenant des substances terreuses en suspension, in-8.° 

Recherches statistiques sur l'emploi de la gelatine comme subs- 
tance alimentaire , par M. Edwards. Paris , Everat , i835, in-8.° 

Bulletin de la Socie'té Géologique de France. Paris, i835, in-8.° 
Tome VI. e Feuilles 1-20. 

Nuovi Miscellanei Lucchesi pubblicati da Sebastiano Donati, ecc. 
Edizione terza. Tomo i.° Lucca, Giusti, 1775, in-4-° 

Storia Naturale di tutte l'acque minerali di Toscana ed uso me- 
dico delle medesime , di Giuseppe Giulj. Firenze , Piatti , i833- 
i835. Tomi 6, in- 8.° 

Progetto d'una Carta geognostica ed orictonostica della To- 
scana , ecc. a cui s'unisce la carta topografica geognostica ed oricto- 
nostica dell' isola dell' Elba ed isolette adiacenti , ecc. ; di Giuseppe 
Giulj. Edizione seconda. Siena, Porri, i835 , in 4-° 

Notice biographique sur le Prof. Michel Buniva, de Turin, par 
M. Bredin, etc. Paris, M. me Huzard , i835 , in-8.° 

Correzioni di alcuni errori occorsi nell' Appendice al Saggio dì 
Osservazioni sopra le medaglie di Famiglie Romane) di C. Cavedoni. 
Pag. 3 in-8.° 



Santo 
Garoyagito 

Accademia R. 
delle Scienze 
di Bruxelles 



Accademia li. 
di Lione 



cxyi) 

M. m^^jzfm M&H$ ri 3 |§ft|P# Decadi i.* y 2.% 3,fy in 
I muschi della Pi-ovincia di Como. Decadi i .^ 3,,,% 3. a | astucclii. 
^Nanveaux Mémoires de i'Académie Royale des Sciences et Belles- 
Lettres ae Bruxelles. Tomes 7.% 8. e et 9/ , années i83i-i835 , 

in-4 : .° ' ■■ - 'V ■\$~iÀ -IctSi ^•»fo-..-bfii;'ió Khaqfflstò > sss^: 
Bnlleliu de l'Académie Royale des Sciences et Belles-Lettres de 

Bruxelles- 1 836 ? in-8.° , n. os 1 , 2 , 3 , 4 , 5 d 6 5 7 et 8 - 

Essai sur la constitution geognostique de la province de Liege ; 

par C. J. Davreux. Bruxelles, Hayez , i833, in-4-° 

Compte-rendu des travàux de l'Académie R. des Sciences , 

Belles-Lettres et Arts de Lyon pendant l'année i835; par M. A. 

Boullée, in-8.° 

Notices sur M. le Comte Ghaptal , Pair de France , etc. ét M. Bonafous 
Discours prononcés sur sa tombe le premier aoùt i83a. Paris , 
M. me Huzard, i832 , in-8.° 

Plaidoyer pour Servius Sulpicius , contre L. Murena , compose' 
en latin par Aonius Paléarius , et traduit pour la première fois en 
francais par A. Péricaud. Lyon , Barret , 1 826 , in-8. 

Risultato d'alcune sperienze ed osservazioni sopra diversi com- 
posti e preparati farmaceutici , di Gioanni Righini , farmacista- 
chimico. Verona, Antonelli , i835 , in-8.° 

Ricerche sperimentali sugl'innesti, sulla colorazione dei vege- 
tabili e sulla fosforescenza del legno infracidilo , Ragguaglio del 
Prof. Gio. Florio al sig. Cavaliere e^ Dottore in Medicina Matteo 
Bonafous. Vigevano, Vitali, i836, in-8.° 

Augustae Taurinorum prò funere Adelaidis Bonae ab Eseriaco 
uxoris Jos. Amed. Sallicri a Turre Comilis. Un foglio. 

Dei Benefizj , Carme di Angelo Mocchetti. Parma , co' tipi Bo- 
doniani , 1827, in-fol. (seconda Edizione ). 

La Sifìlide , Poema di Girolamo FracaStoro tradotto dal Dottore 
Gio. Luigi Zaccarelli. Parma, co' tipi Bodoniani ,. 1829, in-4.° 

Cantata per le nozze del N. U. sig. Luigi Ferrari-Corbelli colla 
signora Luigia de'Conti Greco. Parma, co'tipi Bodoniani, i83o, in-4. 
Tom. xxxix v 



Pévicaud 



Righini 

' •. ì 
Florio 



Provano. 

Vedova 
Bodoni 



Manno 
Biondi 
Mulinelli 
De Restiis 
Jppendini 



Neu- May, 



(xxxìy) 

Principi di canto-fermo o sia Gregoriano. Parma, co'tipi Bodo- 
niani , i832 , in-4. 

Favole letterarie d'Yriarte tradotte dallo spagnuolo in rime ita- 
liane dal Prof. Giuseppe Adorni. Parma s co'tipi Bodoniani, r834, 
in-8.° 

La Colomba di Fille , Odi 18 di D. Gio. Melendez Valdes , 
tradotte dallo spagnuolo in rime italiane dal Prof. Giuseppe Adorni. 
Parma, co'tipi Bodoniani, i833 , in-8.° 

Georgii Antonii Morini variarum inscriptionum specimen, edente 
notisque illustrante Augustino Fabris, Patavino. Parmae, typis Bo- 
donianis , i833 , in- 8.° 

Odi due per l'esaltazione alla sede Episcopale di Parma, ed 
alla Sacra Porpora di Monsignore D. Remigio Crescini. Parma, coi 
tipi Bodoniani, 1828-1829, in-8.° 

Elenco dei Socii dell'Accademia Filarmonica Ducale Parmense 
al i.° geunajo 1829. Parma, co'tipi Bodoniani , in-8.° 

Quesiti sopra i pubblici ufficiali , del Barone Giuseppe Manno. 
Torino, Balbino, i836, in-12. 

Intorno un frammento marmoreo di fasti consolari Dissertazione 
del Marchese Luigi Biondi. Roma, i835, in-4- 

Del commercio e costume dei Veneziani, Libri due di Fabio 
Mulinelli. Venezia, Plet , i835 , in-8.° 

Julii Antonii Comitis de Restiis , Patricii Ragusini , Carmina. 
Patavii , 18 16, in-8.° 

Urbani Appendi ni , Cler. Reg. Scholarum Pianini , Carmina. 
Accedunt selecta illustrium Ragusinorum poemata. Ragusii , 181 1 ; 
in-8.° 

Memorie spettanti ad alcuni uomini illustri di Cattaro, del Padre 
Francesco Maria Appendini , delle Scuole Pie. Ragusa, i8n,in-8.° 

Artisti Alemanni , Dizionario biografico di Antonio Neu-Mayr. 
Venezia, Andreola, 1819-1820 ( A-D ). Voi. 2 in 8.° 

Illustrazione del Prato della Valle ossia della piazza delle Statue 
di Padova; di Antonio Neu-Mayr. Padova, 1807, in-8.° 



(xxxv) 

Collezione Manfredini di classiche stampe divise in quattro epo- 
che dell'incisione , da Maso Finiguerra a Raffaello Morghen, di Neu- 
Mayr. Venezia, 1 833, in-8.° 

Memoria storico-critica sopra la Pittura; di Neu-Mayr. Padova, 
Penada, 1811 , in-8.? 

Il Pittore ritrattista , Discorso del Dottore Antonio Neu-Mayr , 
nobile di Flesseli Seilbitz. Seconda edizione , Venezia , Lampato , 

1834 , 

Discorso consacrato alla memoria di S. E. il Marchese Federico 
Manfredini , del Dottore Antonio Neu-Mayr. Venezia , Paroni , 
1826, in-8.° 

Mazzolino pittorico, di Antonio Neu-Mayr. Vicenza^, Paroni , 
1826, in-8.° 

Descrizione di due dipinti , uno di Fra Bartolommco Baccio 
della Porta , l'altro di Guido Reni ; del Dott. Antonio Neu-Mayr. 
Venezia, Lampato, i833 , in-8.° 

L'architettura antica descritta e dimostrata coi monumenti dall' 
Architetto Cav. Luigi Canina. Sezione terza. Architettura Romana. 
Fascicolo X e XI. Roma , dai tipi dello stesso Canina , 1 835 , 
in-fol. 

Cenni storici e Ricerche icnografiche sul teatro di Pompeo e 
fabbriche adjacenti ; del Cav. Luigi Canina. Roma, i833 , in-4-° 

Ragionamento sul clivo , sulla posizione e sull'architettura del 
tempio di Giove Capitolino; del Cav. Luigi Canina. Roma, i835, 
in-4. 

Bibliografia critica delle antiche reciproche corrispondenze po- 
litiche , ecclesiastiche , scientifiche, ecc. dell'Italia colla Russia , colla 
Polonia ed altre parti settentrionali ; del Prof. Sebastiano Ciampi, 
Firenze, i836, in-8.° Distribuzione IIL a compimento del Tomo primo. 

Riflessioni su varii scritti stati pubblicati intorno al Cholera- 
morbus ossia Asiatico dacché questa malattia ha penetrato in Eu- 
ropa ; del Prof. Cav. Rossi. Torino, i836, in 8.° 

Osservazioni di Giuseppe Gene , Prof, di Zoologia nella Regia 



Soc. Agraria 
di Cagliali 

Tacici e i 



Pantedeschi 



Quadri 

Durante 

Demonville 

Bel trami 
Des Giudi 



La Comndssion 
homoeopathiq. 
de Ly on 



Palagi 



(xxxvi) 

Università di Torino , sulla Iconografìa della Fauna italica , di 
Carlo Luciano Bonaparte , Principe di Musignano. Fascicolo 7. 
( Art.° estratto dalla Bibl. Ital. i835). . 

Memorie della R. Società Agraria ed Economica di Cagliari. 
Voi. 1°, fase. i.° e 2. Cagliari, i836, in-8.° 

Repertorio dei veleni e contravveleni del Dott. Gioachino Taddei. 
Voi. i¥ Firenze, Pezzati , 1 835 , in-8.° 

Elementi di Psicologia , .dell' Ab. Prof. Francesco Zantedeschi, 
Edizione seconda. Brescia, i835, in-12. 

Elementi di Logica e Metafisica , dell'Ai). Prof. F. Zantedeschi. 
Edizione seconda. Brescia, i836 , in-12. 

Elementi di Filosofia Morale , dell'Ab. Prof. F. Zantedeschi. 
Verona , Libanti , 1 834 > in-12. 

Tempio de' Ss. Giovanni e Paolo in Venezia descritto ed illu- 
strato dall'Autore degli 8 giorni a Venezia, con XIX tavole incise 
in rame. Venezia, Andreola , i835 , in-8.° obi. 

Hommage poétique à S. M. le Roi Charles-Albert à l'occasion 
de son heureuse arrivée à Nice en avril i836 , par le Ch. Louis 
Durante. Nice , i836 , in-fol. 

La Trompette Francaise. Controverses sur la littérature , les 
beaux-arts , l'histoire , la religion , la philosophie et les sciences. 
Première Livraison. Paris, Langlois , i836. Une feuille in-8.° 

Lettre de J. C. Beltrami à M. de Monglave. Heidelberg, i836, 
demi-feuille in-8.° 

Lettre à MM. les Membres de la Sociéte R. de Médecine, sur 
la réponse qu'ils ont adressée au Ministre de ITnslruction publique, 
en avril i835, au sujet de l'homoeopathie ; j^ar M. le Conile 
S. Des Guidi. Lyon, Ayné , i835, in-8.° 

Specimen d'une Médaille d'or offerte au D. Des Guidi, iutro- 
ducteur de la doctrine homoeopathique en France , par la Com- 
mission des homoeopathes Lyonnais , en i835. 

Sopra due antichi monumenti Egiziani posseduti dal Cav. Pittore 
ed Architetto Pelagio Palagi, Lettera di C. Zardetti. Milano, Rusconi, 
1 835 , in- 4." con fig. 



(xxxvn) 

Recherches pratiques sur les causes qui font e'chòuer l'opération 
de la cataracte selon les divers procédés ; par le Docteur G. J. F. 
Carron du Villards. Paris, Bacquenois -, i835 , in-8.° 

Le Antichità di Alba Fucense negli Equi misurate ed illustrate 
dall' Architetto Carlo Promis. Roma, i836, in-8.° gr. 

Herbarium Pedemontanura juxta methodum naturalem dispositum, 
additis nonnullis stirpibus exoticis, etc. curante Aloysio Colla. Voi. 5." 
SistenS Chenopodieas ad Grainineas. Aug. Taurin. ex R. Typographeo, 
i836, in-8. n 

Icones plantarum rariorum Hérbarii Pedemontani. Fasciculus 2 
in-4. 

Eccitamento allo Studio dell'epidemie e Cenni sul Sudore Inglese 
del 1 485 ; del D. G. F. C. Hecker; Versione dall'originale Tedesco 
di Valentino D. Fassetta. Venezia, Rizzi, i835 , in-8.° 

Ragionamento intorno a' duelli indiritto a S. M. il Ré delle Due 
Sicilie per Luca Puoti. Napoli, i835, in-8.° 

Memorie risguardanti la dottrina Frenologica ed altre scienze 
che con essa hanno stretto l'apporto ; del Dott. Luigi Ferrarese. 
Napoli, Fernandes T i836, in-8.° 

Calendario Georgico della R. Società Agraria di Torino per 
Tanno i836. Torino, Chirio e Mina, in-8.° 

Storia della Repubblica di Genova , dalla sua origine sino al 
i8i4; scritta da Carlo Varese. Genova, Gravier , i835-i836, in-8.° 
Tom. 2. , 3.°, 4. 

Sul Cholera che si mostrò in Padova nei mesi di ottobre , no- 
vembre , dicembre i835, e gennajo i836 ; Cenni del D. G. M. 
Zecchinelli. Venezia , Andreola , in-8.° 

Invito ai Medici ed avvertimento ai non Medici sulla malattia 
detta Angina del petto ; di G. M. Zecchinelli (Estr. dalla Gazzetta 
frinì, di Venezia N.° 56 del i836). 

Poesie e Prose varie per l' ingresso di Monsignore Costanzo Mi- 
chele Fea, Vescovo d'Alba , addì 3 maggio t836. Alba, Botto e 
Sansoldi. 



Carron 
da Villards 



C. Promis 



Colla 



Fassetta 



Puoti 
Ferrarese 

R. Soc. Agrar 
di Torino 

Varese 



Zecchinoli 



Cantone 



Paravia 

Ac. di Scienze 
<li Brusselles 

Gfujrer 

Massa Saluzzo 

Società Med. 
Chirurgica 
di Bologna 



De Koninck 
C. Balbo 



Replat 



Sanseverino 



(xxxvm) 

Lettere inedite di Ugo Foscolo a Giuseppe Grassi , ecc. Torino, 
Fodratti, i836, in-i6.° 

Memoires couronne's par l'Académie R. des Sciences et Belles- 
Lettres de Bruxelles. Tome io. e Bimxelles , Hayez , i835 , in-4. 

Du Spiritualisme au XIX. e siècle, ou Examen de la doctrine de 
Maine de Biran ; par L. A. Gruyei\ Bruxelles, Hayez , in-8.° 

La Campagna. Poemetto del Cavaliere Leopoldo Massa Saluzzo. 
Tortona , i836 , in 8.° 

Bullettino delle scienze mediche, pubblicato per cura della So- 
cietà Medico-Chirurgica di Bologna. I fascicoli dei nove ultimi mesi 
del i835, ed i 6 primi del i836. Bologna, Nobili, in-8.° 

Memorie sul Cholera-morbus , Appendice al Bullettino delle 
scienze mediche pubblicato per cura della Società Medico-Chirur- 
gica di Bologna. Fase. i.° Bologna , i836 , in- 8.° 

Memorie della Società Medico-Chirurgica di Bologna. Voi. r.°, 
Fascicolo i.° Bologna, Nobili, i835 , in-4. piccolo. 

Statuto della Società Medico-Chirurgica di Bologna. Bologna , 
Nobili, t.° gennajo i836, in-4. piccolo. 

Mémoire sur les proprie'tés et l'analyse de t la Phloridzine , etc. 
par L. De Koninck. Louvain , i836 , in-8.° 

Vicende della costituzione delle città Lombarde fino alla discesa 
di Federico I.° Imperatore in Italia di Enrico Leo, Traduzione dal 
Tedesco del Conte Cesare Balbo. Torino , Stamperia Reale, i836, 
in-8.° 

Della Letteratura negli XI primi secoli dall' Era Cristiana, Let- 
tere di Cesare Balbo al sig. Ab. Amedeo Peyron. Torino , Pomba , 
i:836, in-8.° 

Esquisse du Comté de Savoie au XI/ siècle. Par J. Replat. 
Grenoble, Prudhomme , i836 , in-8.° 

Le Istorie di C. Cornelio Tacito tradotte in lingua italiana da 
Giuseppe Sanseverino de' Signori di Marcellinara. Napoli , Stam- 
peria Reale, 1819-1826; Tomi 5, in-8.° 

De' Costumi de' Germani di C. Cornelio Tacilo tradotti da Giu- 
seppe Sanseverino, ecc, Napoli, 1827, in-8.° 



(xxxix) 

La Vita di Giulio Agricola tradotta da Giuseppe Sanseverino, ecc. 
Napoli, 1826, in-8.° 

La Gramatica Latina , opera elementare di Giuseppe Sanseve- 
rino, ecc. Napoli, i832 , in-8.° 

Catechismo religioso-politico-sociale di Giuseppe Sanseverino, ecc. 
Napoli, i834, in-12. 

Principj di economia politica che son serviti di base al sistema 
di surrogare il macino al tributo fondiario ed a' diritti di registro 
e bollo, opera del Cav. Giuseppe Sanseverino, ecc. Napoli, 1 834 ^ 
in-4." 

Lettera del Cav. Sanseverino in cui si sciolgono alcune obje- 
zioni al suo sistema del Dazio del Macino. Napoli , i835 , in-4-° 

Sunto delle due opere del Cav. Sanseverino sulla necessità di 
surrogare il macino al tributo fondiario ed ai diritti di registro e 
bollo , ed Esame di alcune osservazioni intorno alle medesime opei-e. 
Napoli, i835 , in-4. 

Apparatus S. Rituum et Ceremoniarum quae in Missis privatis Sauli 
et solemnibus adhibentur etc. concinnante Bartholomaeo Serra etc. 
Kalari, t835. Voi. 2 in- 8.° 

Selectiora Francisci Carbonii opera. Karali , i834^ 6 quad. in-8.° 

Il Compilatore delle cognizioni utili. Cagliari, i835 e i836„ 
Cinque fascicoli in-8.° 

Nouvelles Annales du Museum d'Histoire Naturelle , ou Recueil Museo di Stai'. 
de memoires sur THistoire Naturelle, l'Anatomie ella Chimie. Paris, Nat. di Parigi 
Roret, i832-i835. Tomes 4 in-4. 

De l'obliteration des veines ; Thèse soutenue à la faculte de Davat 
Médecine de Paris par le D. Davat , d'Aix en Savoie. Paris, i833, 
in-4. 

Du traitement curatif des varices par l'obliteration des veines , 
à l'aide d'un point de suture temporaire ; par le D. Davat. Paris , 
i836, in-8.° 

Dell'Asma timico de'bambini. Cenni patologico-clinici di Vale- Brera 
riano Luigi Brera , ecc. coll'aggiunta di un caso di litotripsia ope- 
rato dalle acque di Recoaro. Venezia , Merlo , i836 , in-8.° 



Préyost 

Accademia R. 
delle Scienze 
di Berlino 

Namias 



Capplet 



Carmi guani 



De Freyberg 



Dragomanni 



Baldassinì 



f IJ7 V • 

Notes sur l'ile Julia , pour servir à l'histoire de la formation 
des montagnes volcaniques ; par l W. Co^|Mì^i^ÌBs{/?^^^ 

Bericht ùber die zur Bekanntmachung geéigneten Verhandlungen 
der Kònigl Preuss. Akademie der Wissensohaften zu Berlin im Monat 
Januar, Februar, Màrz , Aprii i836, in-8.° 

Intorno alle malattie reumatiche ed artistiche, osservazioni del 
Dottor Giacinto Namias, Venezia, i834, in-8.° 

Stoica di malattia reumatica simulante una tisi, sanata coll'acido 
prussico; del Dott. G. Namias. Venezia , i835 , in-8.° 

Intorno alle malattie che dominarono a Venezia nell'ultimo qua- 
drimestre del i835, Memoria del Dott. G. Namias. Venezia, i836, 
in- 8.° 

Sui buoni effetti del cloro usato internamente nella cura dei 
colerosi, Lettera del Dott. G. Namias. Venezia, i835, in-8.° 

Rapport de M. Robiquet , sur un procede de M. Capplet, pour 
réhabiliter l'alcali des vieux bains^i^cuVer' ^àris , i83 i , -in-4° " 

Extrait du procès-verbal de la Se'ancè publique de la Soeiété 
libre d'Émulation de Rouen, tenue le 9 jtiin iSaS. 1 pag. in-8.° 

Teoria delle leggi della sicurezza sociale ; del Cav. Giovanni 
Carmignani. Pisa, Nistri e Comp. r83r-i832. VoL 4 in-8.° gr. 

Regesta sive Rerum Boicarum Autogràpha e Regni Scriniis fide- 
liter in summas contracta , opus cura C. H. de Lang inceptum l ^ 
nunc autem cura Maximil. Bar. de Freyberg continuatum. Monaci, 
Impensis Regiis , i836. Volumen V ( Gontinuationis I.), in-4>° 

Vita di Pietro della Francesca , Pittore , scritta da Giorgio 
Vasari, Aretino, arricchita di note illustrative. Firenze, i835 , 
in-8.° 

Elogio storico di Monsign. Roberto Ranieri Maria Coslaguti , 
Vescovo di Borgo San Sepolcro, scritto da F. Gherardi-Dragomanni. 
Manifesto di associazione. 

Biografia di Monsign. Lattanzio Pichi, scritta da F. Gherardi- 
Drasomanni. Firenze, Batelli , i835 , in-8.° 

Sopra le conchiglie considerate come parti integranti del corpo 



dei molluschi , ecc. Memoria di Francesco Baldassini ( Estr. dagli 
Annali delle Scienze del Regno Lombardo-Veneto , T. V."), iu-z}." 

Storia politica e religiosa di Vercelli scritta dal Prof. Cristoforo 
Baggiolini. Vercelli , i836. Voi. I in-8.° 

Iscrizione del Conte M. S. Provana pel monumento votato dalla 
Città di Torino nel tempo che vi serpeggiava il Cholera Asiatico. 
Dalla Stamperia Botta, i836, in-fol. 

Del Bisso degli antichi del Prof. Cavaliere Domenico Viviani , 
in- 8.° 

Miscellanei di varia letteratura. Lucca, 1762- 1772. Tomi 8, 
in-12. 

Intorno al Cholera cianico di Venezia nell'anno i835, Annota- 
zioni del Dott. F. M. Marcolini. Milano, i836 , in-8.° 

Recherches sur la cause de l'électricité Voltai'que : par M. le 
Prof. Auguste de la Rive. Genève, Vignier , i836, in-4-° 

Il libro dei Salmi voltato in versi italiani dal Professore Pietro 
Bernabò Sdorata. Bologna, i836. Voi. i. Q , in-8.° 

I Bachi da seta , Poema di M. Girolamo Vida , recato in altret- 
tanti versi italiani da P. Bernabò Sdorata , ed arricchito di note. 
Forlì, Casali, 1829, in-8.° 

Alcuni versi del Prof. P. Bernabò Sdorata. Bologna e Milano , 
i836, in-16. 

Meditazioni poetiche di A. De Lamartine ; Traduzione libera del 
Prof. P. Bernabò Sdorata. Lugo, Melandri, i83i-i832. Voi. i.° e 2. 
in 18. 

Notizie sui celebri Pittori , e su altri artisti Alessandrini , dell' 
Avv. G. A. De Giorgi, con note dell'Editore. Alessandria, Capriolo, 
i836: in-4. 

Analisi dei principali poemi epici Spagnuoli di Manoel Giuseppe 
Quintana , versione di G. Vegezzi. Milano , i836 , in-8.° 

Bulletin des eaux d'Aix en Savoie, par le D. Despine fds. 
Annecy, Burdet , in-8.° 

Tom. xxxix. vi 



Baggiolini 
Provana 

Viviani 
Melchiom 
Marcolini 
De La Rive 
Silorata 



Mantelli 

Vegezzi 
Despine 



Burnouf 



Andriot 



Mohl 



Reinaud 



Oline a 



Società 
Entomologica 
di Francia 



Amministraz. 
generale delle 
miniere 
di Francia, 



(sui) 

Me'moire sur cleux inscriptions cunéiformes trouvées près d'Ha 
madan ; par M. Eugène Burnouf. Paris, Imprimerle Ro} ale , 1 836, 
hi-4-° 

Essai pratique et démonstratif sur les moyens de prevenir les 
naufrages et de sauver la vie aux naufragés , etc. par M. le Capi- 
tai ne Manby ; traduit , revu et corrige par M. C. A. Andriot. 
Yarmoulh ; Sloman , i836, in- 8.° 

Gonfucii chi-km g sive Liber carminum. Ex latina P. Lacharme 
interpretatione edidit Julius Molli. Stuttgartiae et Tubingae, sumptibus 
J. G. Cottae , i83o , in-8.° 

Y-King Antiquissimus Sin a rum liber quem ex latina inlerpreta- 
tione P. Regis aìiorumque ex Soc. Jesu P. P. edidit Julius Mohl. 
Voi. I. cum 4 tabulis. Stuttgartiae et Tubingae , sumptibus J. G. 
Cottae , i834 , in-8.° 

Fragmens rclatils à la religion de Zoroastre, extraits des ma- 
nuscrits Persans de la bibliothèque du Roi, par Jules Mohl. Paris, 
Imprimerie Royale , 1829, in-8.° 

luvasions des Sarrasins cu France, et de France en Savoie, en 
Piémont et dans la Suisse, pendant les 8. e , g. e et io. e siècles de 
notre ère , d'après les auteurs Chrétiens et Màfcómétàns ; par M. 
Reinaud. Paris, Dondey-Bupré , i836, in-8.° 

Elementi di Geologia di T. G. Brande ; prima traduzione ita- 
liana dall' inglese , con note e coll'aggiunta di un Dizionario dei 
termini geologici del D. M. Carlo Ormea. -Torino , i836, in-8.° 

Annales de la Société Entomologique de France. Paris, Mequignon- 
Marvis; Trimestres 3. c et 4> e du Tome III; lo Tome IV, et Ics 
trimestres i. er et 2/ du Tome V. In-8." 

Annales des Mines du Recueil de mémoires sur l'exploitatiòn 
des Mines et sur les Sciences qui s'y rapportent, redige e s par les 
Ingénieurs des Mines. Paris , Carilian-Goeury , in-8." Les 2. e et 3." 
livrair-ons du Tome VII; les Tomes VIII, IX, et la première livr. 
du Tome X. 



(xLIil) 

An account of the Rev. d John Flamsteed , compiici] froin his 
own Manuscripts , and other authentìc documenls , never before 
published. The wMcH is added , his British catalogne of slars, cor- 
rected and enlarget. By Francis Baily. London, 1 835 , in-4-° 

Norme e modelli pel rilievo del terreno , pel disegno topogra- 
fico , e per la scrittura delle carie e dei piani ad uso del Real 
Corpo di Stato-Maggiore Generale. Torino, Ghino e Mina, i836, 
in-fol. 

Journal de l'Ecole Royale Polytechnique public par le Conseil 
d'Instruction de cet élabiisscment. Paris, 1 8 3 1 - 3 5 . Cinq cahiers , 
formant les Tomes io e , i4 e et i5°, in-4-° 

Contributions to Geology ; by Isaac Lea Philadelphia , Carey , 
Lex and Blanchard , i833. In-8.° grande. 

Descriptions of the inferiori maxillary bones of Mastodons, with 
Remarks on the Genus Tetracaulodon ; by Isaac Hays. Philadelphia, 
Kay , i833 , in-4.° 

Philosophical Transactions of the Royal. Society of London. For 
the year 1 834 ? Part. 2 ; 1 835 , Part. 1 and 2. London , Taylor , 
m-4-° 

Proceedings of the Royal Society, 1 833- 1 835. Dal n.° 17 al 22. 
In-8.° 

Report of the Fourth meeting of the British Associatici! for the 
advancement of Science ; Held at Edinburgh in 1.834- London, 
Murray, 1 835 , in-8.° 

Séances publiques de la Soci e te Libre d'Émulation de Rouen , 
tenues le 6 juin t 83 4 et i835. Rouen, Baudry , 1 835-1 836, 2 voi. 
in-8.° ■ 

Storia antica ; scoperta di documenti ( art." estr. dal Giornale 
il Subalpino ) ; in-8.° 

Annales de la Sociéte Entomoìogique de France, Tome cinquième. 
Trimestre 3. e Paris. i836, in-8.° 



/ Lordi 
dell' 
Ammiragliato 



Ani Sai uzzo 



Scuola 
Politecnica 
di Parigi 



^ea 



flajs 



Società Reale 
di Londra 



Società Britan. 
per V avanzarti. 
delle scienze 

Società 
di Emulazione 
di Roano 

Sclopis 



Società 
Entomologica 
di Francia 



JR, Camera 
di Agricoltura 
e di Commerc. 
dì Savoja 

Solaro 
della 
Margarita 



Trompeo 

P. Balbo 
Namias 

Eredi Vidua 
Bellani 



Belli 
Maraviglia 



Fagnaiìi 



Humbert 



(xuv) 

Annales de la Chambre Royale d'Agri culture et Ae Commerce 
de Savoie. Tome premier. Chambéry, Imprimerle du Gouverne- 
ment , in-8.° 

■ 

Traite's publics de la Royale Maison de Savoie avec les Puis- 
sances e'trangères, depuis la paix de Chateau-Cambrésis jusqu'à nos 
jours , publie's par ordre du Roi et présentés à S. M. par le Comte 
Solar de la Marguerite , Premier Secrétaire d'Etat pour les affaires 
e'trangères. Turili, Imprimerle Royale , i836 , 4 volumi, in-4-° 

Sulle pestilenze, contumacie e purificazioni sanitarie , sunto da 
un Parere del sig. Ségur-Dupeyron, tratto dall'originale con osser- 
vazioni dal Dottor Benedetto Trompeo. Torino, Favale , i836, 
in-8.° 

Vita del Conte Gian-Francesco Napione per Lorenzo Martini. 
Torino, Favale, i836, in-8.° 

Intorno all' idea del Prof. Giacomini di Padova sulla condizione 
essenziale del Colera, Osservazioni del D. Giacinto Namias. Venezia, 
Andreola , i836; in-8.° 

Sarcofago e Iscrizione alla memoria del conte Carlo Vidua di 
Casale Monferrato. Torino, Pomba, i836 ; in-fol.° 

Del modo di rendere le osservazioni meteorologiche più proficue 
all'Agricoltura; di Angelo Bellani. Milano, i835 ; in-8.° 

Della indefinibile durabilità della vita nelle bestie , con un'Ap- 
pendice sulla longevità delle piante ; di Angelo Bellani. Milano , 
Manini , i836 ; in-8.° 

Sull'elettricità negativa delle cascate d'acqua ; del Prof. G. Belli. 
Milano , i836; in-8.° 

Prime linee di Chimica inorganica , applicata alla Medicina ed 
alla Farmacia ; del Prof. C. Maraviglia. Edizione 2. a Tomo 3.° 
Catania, Pappalardo, i836; in-8.° 

Storia naturale della potenza umana , Opera di Epifanio Fa- 
gnani. Mortara , Capriolo, 1 833-1 836. 4 Voi. in-8 ° 

Arabica Chrcsiomathia facilior quam partila ex profanis libris , 



(XLv) 

partim e sacro codice collegit, in ordinem digessit , ac notis et 
glossario locupleti auxit Joh. Humbert. Volumen prim'um , Arabia 
cum lextum complectens. Parisiis , e Tipog. Regia, 1 834 ; in-8. 

Chronique d'Abou-Djafar Mohammed Tabari, fils de Djarir, fils 
d'Yezid ; traduite sur la version persane d'Abou-Ali Mohammed 
Belami , fils de Mohammed , fils d'Abd- Allah , d'après les MSS. de 
la Bibliothèque du Roi , par Louis Dubeux. Tome premier. Paris, 
Imprim. Royale , i836; in~4-° 

Osservazioni sul Bello esposte in varii discorsi dal Prof. Dome- 
nico Vaccolini. 2. a Edizione, Lugo , Melandri, i836 ; in-8.° 

Sull'esposizione delle Belle Arti in Verona nel 1806, Relazione 
di Gio. Orti di Manara. Verona, Antonelli , i836; in-8.° 

Essai sur les biens communaux du Duché de Savoie , par M. 
C. M. J. Despine. Ghambéry , Puthod , i836; in-8.° 

Elementi di filosofia morale ; dell' Ab. Prof. Francesco Zahtedeschi. 
Edizione 2.* Milano, i836; in-8.° 

Della Dinamica e Statica magneto-elettrica. Memoria dell'Ab. 
Prof. Francesco Zantedeschi (Estr. dalla Bibliot. Ital. Tomo 82 ). 
Milano , i836 ; in-8.° 

Risposta ad alcuni articoli stranieri intorno il Choléra-morbus di 
Ancona; di A. Cappello. Ancona, i836; in-8.° 

Progetto della strada di ferro da Milano a Como"; dell' inge- 
gnere Giuseppe Bruschetti. Milano , 1 836 ; in-8.° 

Commentario sul Colera Asiatico del Dottore Pietro Marianini 
da Mortara. Vigevano, i836; in-8.° 

Archivio di Medicina pratica universale compilalo dal Dott. Prof. 
A. B. M. Schina. Torino, i836. Voi. x.° e 2. , m-8.° 

Nouveaux Mémoires de la Société Imperiale des Naturalistes de 
Moscou. Tome IV. e avec i3 planches. Moscou , Semen , i835 ; 
in-4. 

Bulletin de la Société Imperiale des Naturalistes de Moscou. 
Tome IX. e avec planches. Moscou, i836; in-8.° 

Il Libro dei Salmi voltato in versi italiani dal Prof. Pietro 
Bernabò Silorata. Fase. 4. Bologna, i836; in-8.° 



Dubeux 



Vaccolini 
Orti 
Despine 
Zantedeschi 



Cappello 
Bruschetti 
Marianini 



Scili 



una 



Società Imper* 
dei Naturalisti 
di Mosca 



Silorata 



(xLVl) 

Civiale Parallèle des divers moyens de traiter les calculeux, etc. par le 

Docteur Civiale. Avec 3 pi, Paris, i836 ; in-8.° 
Malie Dissertation sur les généralités de la physiologie et sur le pian 

à suivre dans l'enseignement de cette science ; par P. Malie, 
Strasbourg, 1 833 ; in-8.° 

Rapports sur les travaux de la Socie'té des sciences, agriculture 
et arts du Bas-Rhin , depuis le mois de juillet 1821 jusqu'au 26 
mai i835 ; par P. Malie, Secrétaire Perpe'tuel. Strasbourg, 1 833- 
i835 , 2 voi. in-8.° 

Mémoire sur les tumeurs gangli 011 n ai re s de la regi 011 cervicale; 
par Pierre-Nicolas-Francois Malie. Strasbourg, i836; in-8.° 

Histoire medico-legale de l'aliénation mentale ; par P. Malie, 
Strasbourg, i836 ; in-4. 

Des c 011 tre- i n d i c a ti n s aux ope'rations cliirurgicales ; tbèse pre- 
seli tee au concours pour la chaire de pathologie exlerne à la Fa- 
culté de Medecine de Strasbourg , et soutenue publiquement en 
septembre i836 par P. Malie, agrégé en exercice à la mème Fa- 
cullé. Strasbourg, 1 83 G ; in-4- - ■ 

Società degli Scripta historica Islandorum de rebus gestls veterani Borealium, 

Antiquarii latine reddita et apparati! critico instructa, curante Societate Regia 

„ Antiquariorum Septentrionalium. Hafniae 1 828-1 836. Septem Voi. 

òeltentrione 11 r 

in-8.° . i 

Historiscli-Aiitiquarische Mittheilungen lierausgegeben von der 
Kòniglichen gesellschaft fùr Nordische Altertliumskunde. Kopenhagen 
i835 ; in-8.° 

Islendinga Sògur. Kaupmannaliòfn , 1829; in-8.° 
Faereyinga Saga eller faeroboernes historie i den Islandske Grund- 
lext med faeroisk og dansk oversaettelse udgiven af Cari Christian 
Rafn. Kjobenhavn , i832 ; in-8.° gr. 
Florio Di una salita sul monte del San Bernardo , e dei superstiti 

avanzi delle opere di fortificazione dai Gazzari e dalia Lega Cat- 
tolica sui monti biellesi erette , Ragguaglio del Prof. Giovanni 
Florio, Torino, i836; in- 8.° 



(xLVIl) 

Di una legatura dell'arteria ascellare all'uscire di sotto alla cla- 
vicola per emorragia al cavo dell'ascella , Osservazione seguita da 
pratiche considerazioni , ecc. ; del Prof. Natale Catanoso. Messina , 
i835 ; in- 8.° 

Caroli Boucheroni Oratio habita in Regio Taurinensi Athenaeo 
III non. nòvernbris, an. i836; in-8." 

Orazione del Prof. Gav. P. A. Paravia pel giorno onomastico di 
S. M. Torino , i836 ; in-8.° 

Storia della città e provincia di Pinerolo , per Cirillo Massi. 
Voi. 4-° Torino, i836; in- 8.° 

De Axe cephalo-spinali Dissertatio inauguralis Josephi Mene- 
ghini. Palavi i , i834, in- 8.° 

Ricerche sulla struttura del caule nelle piante monocotiledoni ; 
del Dott. Giuseppe Meneghini. Padova , i836 , in-4- 

Herbarium Pedemontanum curante Aloysio Colla. Voi. VI , si- 
stens Gramineas ad Fungos. Aug. Taurinorum , i836 , in-8.° 

Plantae quaedam /Egypti ac Nubiae enumeratae atque illustratae 
a Roberto De Visiarti. Palavi!, 1806, in-8.° cum tab. 

Bulletin de l'Académie R. des Sciences et Belles-Lettres de Bru- 
xelles, i836, N. os 9 et 10 , in-8. 

Lettre de M. le Chanoine Rendu à M. De Lue , naturaliste de 
Genève, sur quelques points de Geologie. Chambéry, i836, in-8.° 

Notizie epigrafiche degli artefici marmorari! Romani dal X al 
XV secolo, ordinate ed illustrate da Carlo Promis. Torino, i836, 
in-4. 

Compie rendo des travaux de la Sociélé Philotechnlque , par le 
Baron de Ladoucette. Séance du 1 t décembre i836. Paris , in-8.° 



Catari oso 



P. Balbo 



Massi 



Meneghini 



Colla 

De frisici d 

R. Accademia 
di Brus selle s 

Rendu 
C. Promis 

De Ladoucette 



(xLVIIl) 

Opere periodiche donate alla Reale Accademia delle Scienze 
dai loro Autori o Editori , 
dopo la pubblicazione del Volume precedente. 



lagazzom 



Società 
(fOrticultura 
di Parigi 

Fusinieri 



Brera 



Repertorio d'Agricoltura e di scienze economiche ed industriali; 
del D. Rocco Ragazzoni. Vigevano, Vitali e Comp. in-8.° — Dal 
fascicolo N.° 6 (giugno i835 ) sino al 24.° (dicembre i836). 

Annales de la Socie'té d'Horticulture de Paris, etc. Paris, M. e 
Huzard. — Dal fascicolo 94. di giugno i835 sino al 110. di ot- 
tobre i836. 

Annali delle Scienze del Regno Lombardo -Veneto. Padova , Ti- 
pografia del Seminario. In 4«° — I bimestri 4«°> 5.° e 6.° del i835, 
ed i cinque primi del 18 36. 

Antologia Medica del Consigliere D. Valeriano Luigi Brera , 
Prof, di Medicina, ecc. Venezia, Bazzarini , in-8.° I cinque ultimi 
fascicoli del 1 83 4- 



intorno ai lavori, della Glasse delle Scienze Fisiche e Ma- 
tematiche , <^aZ giugno i835 «Z giugno i836 ; scritta da 

?«30 »— \8-fil cC|mo3 è i'IsJiv t óni.yd§i-^ Jnosssgfijfi òdsoJT .G jó» 
.( 3£$ i '• didffl&oib') °of£ is cala .('cC8i ©nguig ) D' òlóóiòèàl 

io -uì' °,oii le" 'è£ik "S-£yx ; ongwig Ifi ^q. olooi:àsl 'làd — J^fisov 

••IT % titob&% ' Q;f3fxsY-ob'ifidmo j cose ? 
tófe 28 dì giugno i835. 

JLl Marchese Lascaris , deputato col Segretario , lesse il parere 
chiesto dal Governo intorno ad una memoria anonima , intitolata : 
Théórie de la gréle , et niojen assuré de la prevenir. 

Il Marchese predetto, relatore , conchiude che siano da ripu- 
tarsi lodevoli , e da raccomandarsi al Regio Governo i due mezzi 
dall'autore proposti, cioè il primo di consigliare i Sindaci comunali 
a tener registro delle grandini , seguendone l'andamento a ritroso, 
cioè dal luogo ove esse cadono a quello dove esse si formarono , 
che è sempre , secondo l'autore , in certi determinati punti delle 
montagne ; il secondo mezzo sarebbe di promuovere con più effi- 
cacia che non si sia fatto sinora, il piantamento de' boschi in certe 
montagne nude, ove le piante farebbero l'officio di paragrandini 
naturali. 

La Classe , senza approvare la teorica della grandine accennata 
dall'autore , approva tuttavia ambedue i proposti mezzi , siccome 
quelli che tendono a lodevole scopo, e possono esser utili anche 
per altri rispetti. 

Il Prof. Cantò , deputato col Prof. Vittorio Michelotti e col 
Prof. Lavisi , fa rapporto favorevole intorno alla domanda di privilegio 
- , f* 



II 

fatta dal sig. Carlo Pacthod , per certo suo particolar modo con 
cui penserebbe di far fruttare una miniera di rame argentifero an- 
timoni alo , che trovasi a Presle , mandamento della Rocchetta in 
Savoia. Non si può qui entrare nei particolari di questa metallur- 
gica operazione ; basterà che si dica averla trovata i deputati com- 
mendevole dal canto del risparmio sì del combustibile , e sì del 
tempo , così pure da quello dell' industria metallurgica , cui il me- 
todo dei Pacthod è per arrecare una maggiore estensione , anche 
con non piccolo vantaggio dei miseri Alpigiani nelle cui montagne 
trovansi le anzidette miniere. 

29 di novembre 1 835. 

Il Cav. Bidone , deputato col Cav. Avogadro , legge un parere 
favorevole alla domanda di privilegio fatta dal Cav. Lanzi per in- 
trodurre l'uso de'mulini a cilindro nella provincia di Voghera ed in 
quegli altri luoghi de' Regii Stati ove evvi mancanza d' acque cor- 
renti , o la loro scarsità rende per lunghi intervalli di tempo ino- 
perosi i mulini ordinarli. 

L'Accademico Avvocato Colla legge i manipoli settimo ed ottavo 
della sua opera : Piantele rariores in regionibus Chilensibus a Ci. 
M. Doctore Carolo Bertero nuper detectae. V. pag. ì di questo 
Tomo. 

Il Cav. Avogadro comincia la lettura di una sua memoria : 
Nouvelles recherches su/' le pouvoir neutralisant de quelques corps 
simples. 

i3 dicembre i835. 

L'Avvocato Colla, condeputato il Prof. Moris, legge un favore- 
vole parere intorno ad una memoria del Dottore Giuseppe De-Notaris 
intitolata : Mantissa Muscorum ad Floram Pedemontanam. 

Il relatore osserva come il De-Notaris , già benemerito della 
Briologia pel suo Prodromus Brjologiae Mediolanensìs , pubblicato 



Ili 

in Milano nel i834, m comune col Dottore Balsamo, rende ora 
un egual servizio alla botanica piemontese col descrivere che fa in 
questa memoria da novanta e più specie di Muschi non menzionati 
nella Flora dell' Ammoni, e nè anche nelle giunte fattevi dai Beleardi, 
dal Balbis , dal Re e dal Biroli. E fra quelle gì specie, nuove per 
ìa Briologia Piemontese, sonvene i5 che l'autore asserisce nuove 
per la scienza botanica. 

In questa adunanza il Cav. Avogadro continua e termina la let- 
tura della sua memoria : Noiwelles recherches sur le pouvoir neu- 
tralisant de quelques corps simples , stampate in questo volume a 
pag. 5 7 . 

Il Prof. Gene legge il primo fascicolo della sua opera : De qui- 
busdam insectis Sardiniae novis aut minus notis. V. pag. 161 di 
questo volume. Questo lavoro è parte del copiosissimo frutto del 
suo viaggio zoologico nella Sardegna , intrapreso d'ordine espiesso 
di S. M. 

27 dicembre i835. 

Il Prof. Lavini legge : Sur une chaux sulfatée, contenant da 
sulfate de magnèsie , découverte à Piobesi , près de Guarène, 
V. pag. 20i. 

10 gennajo i836. 

In questa prima adunanza dell'anno il Segretario ebbe a metter 
sott'occhio della Classe nuove tristissime notizie Sullo sfortunato 
collega nostro, il Dottore Carlo Bertero, il cui naufragio nel mare 
del Sud pur troppo si va facendo ognora più certo. Ciò fece col 
comunicare il seguente brano di una Notice sur plusieurs vojages, 
et sur un séjour de plus de six anne'es dans les iles de la Société, 
et dans plusieurs autres des Archipels de V Oceanie ; par J. >A. 
Moerenhout , nel Bulletin de la Société de Géographie 3 Paris , 
i835; i me sèrie , Tome 3 e , pag. 3q. 



(( Prive de connaissances spéciales sur l'Histoire Naturelle (dice 
il sig. Moerenhotjt), je dois les notions que j'ai i-ecueillies sur celle 
des Archipels Océaniens à Finfatigable complaisance de l'infortirne 
Bertero , qui m'avait accompagné à Otaiti , et qui ne devait plus 
revoir l'Europe , pre'maturéinent arre té par un funeste naufragò 
dans ses nobles et utiles travaux ». 

Di cotesto sig. Moerenhout , della sua amicizia pel Bertero , 
delle spontanee promesse da lui fatte all'Accademia nostra , degli 
anticipati ringraziamenti di questa scrittigli a Otaiti dal Segretario; 
vedasi la Notizia storica ecc. Tom. xxxvil, pag. x-xil. 

Il Prof. Gene legge : De quibusdam insectis Sardlnlae novls aut 
viinus cognitls. Fascio. II. 

Il Prof. Sismonda legge : Osservazioni geologiche Intorno al ter- 
reni Terziario e Alluvlale della Savola e del Plevionte. 

7 di febbraio i836. 

, Il Prof. Botto legge : Sur une machine locomotive mise en 
mouvement par Vélectro-magnétisme. V. pag. i55. 

21 di febbraio i836. 

In questa adunanza una Giunta accademica, composta dei col- 
leglli Cav. Vittorio Michelotti , Prof. Moris e Prof. Cantò , tenne 
occupata la Classe in gravissimo argomento proposto dalla Regia 
Segreteria di Stato per gli Affari Interni. E questo un progetto di 
Manifesto della Giunta Sanitaria della Divisione di Aosta, tendente 
a proibire nelle basse valli di quel Ducato i piantamenti di alberi 
folti ed a larglie foglie , principalmente i noci ed i castagni , in 
troppa vicinanza delle case , considerati come causa predisponente 
al cretinismo e al cholei^a. 

Nel parere della Giunta , di cui il Prof. Cantù fu il relatore , 
si fecero le seguenti riflessioni : 



V 

È vero e notissimo , da un canto , che una rigogliosa vegeta- 
zione generalmente rende salubre la vicina aria atmosferica , sia 
col togliere ad essa varii effluvii insalubri all'economia animale, sia 
col restituire alla medesima la maggior parte dell'aria vitale che si 
va giornalmente consumando tanto per la respirazione , quanto per 
altre operazioni della natura e dell'arte. 

È ugualmente vero , dall'altro canto , che 1' aria atmosferica in 
molta prossimità di alberi folti e fronzuti è più umida ed assai meno 
salubre di quella che trovasi ad una certa distanza. 

Le osservazioni del Dottor Fodere e di altri hanno dimostrato 
che l'umidità permanente e soverchia , che regna nelle basse valli 
delle Alpi , è la precipua causa remota delle malattie del sistema 
linfatico. 

Ma codesta umidità essendo il risultato non solamente di troppo 
folti alberi , ma ancora di altre circostanze dei suolo , dei venti che 
vi dominano , dello stato elettrico , ecc. ; cosi può credersi che , 
abbattendo anche tutte le piante di quelle basse valli , non verreb- 
besi a cangiare essenzialmente la costituzione atmosferica locale. 
Tuttavia ella è cosa indubitata che , togliendo i più fronzuti alberi 
che fossero in troppa vicinanza delle case , sarebbe senza dubbio 
migliorata la condizione dell'atmosfera prossima alle medesime, per 
la favorita circolazione dell'aria , pel più libero accesso alia luce , 
ed anche per la diminuita umidità sia dell' aria stessa , sia delle 
abitazioni : e così verrebbe a diminuirsi la principal causa remota 
del cretinismo, ed una delle cause predisponenti al cholera. 

1 3 di marzo i836. 

Il Cav. Avogadro , deputato col Cav. Bidone e col Cav. Cisa di 
Gresy , fa rapporto intorno al progetto di una macchina inventata, 
disegnata e descritta dal sig. Luigi Albert , Maggiore nel Corpo 
Reale dello Stato Maggiore Generale. 



V! 

Scopo di questa invenzione sarebbe di fare con quella macchina 
quante copie si vogliano di qualsiasi opera di scoltura, affatto si- 
mili all'originale modello , sia nella forma , e sia nella materia. 
Locchè, secondo ne pensa l'autore, verrebbe a formare una nuova 
arte , ch'egli chiama di Poliscoltura. Il meccanismo consisterebbe 
essenzialmente in un doppio ordine di asticciuole d'acciaio , rap- 
presentanti come altrettante ordinate: quelle di un ordine, termi- 
nate in punta ottusa, sarebbero destinate ad esser poste e rimanere 
in contatto co' varii punti elevati o depressi del modello ; quelle 
dell'altro ordine , terminanti a foggia di scalpello o di lima e di- 
pendenti , nella loro posizione, dalle precedenti, riceverebbero un 
cotal movimento , per cui il sottoposto marmo ( o altra materia di 
cui si voglia formare la copia) verrebbe ad essere più o meno pro- 
fondamente corroso nei varii determinati punti corrispondenti ai 
punti analoghi del modello, toccati dall'altro ordine di aste a punta 
rotonda. 

I deputati considerarono questo progetto di macchina del Mag- 
giore Albert rron tanto come argomento di meccanica propriamente 
detta , quanto come un artifizio destinato a giovare alle Belle Arti 
ed agli Artisti, ai quali soli per conseguenza spetta il definire quale 
e quanto sarebbe per essere l'utile effetto di così fatta macchina , 
ili rispetto al bello statuario nelle opere più dilicate e sublimi, spe- 
cialmente della figura. 

II Prof. Sismonda legge : Osservazioni geognostiche e mineralo- 
giche intorno ad alcune valli delle Alpi del Piemonte. V. pag. 25c). 

17 di aprile i836. 

Il Prof. Lavini legge : Examen chimique de Veau contenue dans 
un puits de Guarène , province d'Albe , en Piémont. V. pag. 207. 
Il Gav. Bidone legge una sua memoria Sur la percussion des 

fluide s. 



VII 

29 di maggio i836. 

li Cav. Vittorio Michelotti ed il Prof. Lavini fanno un secondo 
favorevole rapporto intórno alle Ricerche sui solfo-cloruri , lavoro 
presentato all'Accademia dal sig. Attilio Jacopo Cenedella, Farma- 
cista in Lonato, in Lombardia; il quale, in seguito a richiesta che 
gliene fu fatta, aveva pure trasmessi saggi di alcuni fra i principali 
prodotti da lui ottenuti , e sono il soljo-cloruro di antimonio , 
quello di mercurio , e quello di stagno. I quali solfo-cloruri furono 
dai deputati riconosciuti veramente per tali , stante la proporzione 
del cloro che in essi è contenuto ; ma ad essi non venne fatto di 
trovargli perfettamente insolubili nell'acqua fredda , nè inalterabili 
dall'acqua bollente , come asserisce l'autore , cui i deputati pensa- 
rono si avessero a chiedere nuovi schiarimenti prima di dare il 
pieno loro assenso a chimici risultamenti di tanta novità e di tanta 
importanza. 

Il Prof. Moris , deputato col Prof. Cav. Michelotti , fa rela- 
zione di una memoria intitolata: Réflexions sur le quinquina et sur 
son emploi dans quelques maladies ; par L. C. Alerand , Docteur 
en Médecine et Chirurgie, à Montpellier. 

I deputati commendarono l'autore per la vasta erudizione di cui 
egli fa prova in questa sua dissertazione, la quale, per altra parte, 
è propriamente di argomento medico , epperciò non compreso fra 
gli studii cui per proprio istituto attende l'Accademia. 

26 di giugno i836. 

II Segretario legge questa Notizia storica dei lavori della classe, 
dal giugno i835 al giugno i836. 

Il Prof. Lavini fa rapporto intorno ad una brevissima scrittura 
del sig. Righini , Farmacista chimico nell' Istituto Balneo- sanitario 
di Oleggio , presso Novara ; nella quale scrittura è riferito un 
Processo per ottenere il tartrato di protossido di potassio e di an- 
timonio , ossia il tartaro emetico. 



Vili 

In precedenti adunanze era stata comunicata a ciascuna delle 
due Glassi la seguente Lettera della Regia Segreteria di Stato per 
gli Affari dell' Interno al Presidente della Reale Accademia delle 
Scienze : 

27 maggio i836. 

Con nota di jeri l'altro la Regia Segreteria di Guerra e Marina 
mi ha partecipato , che S. M. avendo determinato che la Fregata 
! Euridice intraprenda un viaggio in America, sia per l'istruzione 
degli Uffiziali e degli Equipaggi, sia per la protezione del commercio 
nazionale, si è degnata ad un tempo prescrivere che venga informata 
di tale spedizione cotesta Reale Accademia delle Scienze per quelle 
commissioni scientifiche ed istruzioni che credesse dover appoggiare 
al Comandante di quel R.° legno , onde possa così rendersi doppia- 
mente proficua ed utile questa straordinaria missione. 

In adempimento però di questo Sovrano comandamento , lo mi 
reco a gradita premura di annunziare quanto sopra alla S. V. Ill. ma 
ed Ecceiì. ma con preghiera che voglia avere la gentilezza di darne 
comunicazione alla Reale Accademia , cui sì degnamente presiede. 

Soggiungo per sua norma , che la Fregata sarà in pronto 
ne' primi giorni di luglio venturo ; che il viaggio sarà di un anno 
circa ; che il legno toccherà alle Isole Canarie , e si dirigerà 
quindi a Rio Janeiro ; che la sua navigazione sulle coste orientali 
dell'America può calcolarsi dall'Equatore sino al ^6° o 47° grado 
di latitudine sud, cioè dall'imboccatura della riviera delle Amazzoni 
fino a quella della Piata ed anzi più oltre, se il Comandante avrà 
conoscenza che il nostro commercio abbia relazione coi Porti della 
Patagonia , o nelle Isole giacenti in quei Paraggi ..... 



di PRALORMO. 



JX 

L'Accademia vide con piacere, non però con maraviglia, questa 
novella prova della sagace paterna sollecitudine , colla quale S. M. 
coglie ogni opportunità per far fruttare a generale vantaggio gli 
studii d'ogni maniera , i quali con tanta securità e decoro prospe- 
rano ne' suoi felicissimi dominii. 

In conformità adunque alle anzidette Sovrane intenzioni l'Acca- 
demia ha tosto ordinato la costruzione dei seguenti fisici strumenti: 

Due Barometri alla Gaj-Lussac , con doppio punto di sospen- 
sione per mantenere verticale la posizione , malgrado il moto del 
Vascello. 

A ciascun barometro è unito il termometro di correzione. 

Quattro Termometri a mercurio, a palla libera, con scala cen- 
tigrada sull'avorio. 

Uno Strumento declinatorio , ossia Ago calamitato , in iscatola 
d'ottone , sotto vetro , con divisioni. 

Un Ago calamitato sospeso in una scatola di vetro , per contare 
le oscillazioni , onde dedurre l' intensità della forza magnetica. 

I quali strumenti costruiti dal sig. Carlo Barbanti, macchinista, 
l'Accademia, negli ultimi giorni di questo mese, trasmette al Regio 
Governo insieme con la nota seguente : 



Tom. xxxix. 



I 



X 

COMMISSIONI ed ISTRUZIONI 

che la Reale Accademia delle Scienze, in conformità di Dispaccio 
Ministeriale del 27 maggio i836, propone al Signor Comandante 
la Regia Fregata V Euridice , che va in missione straordinaria lungo 
le coste orientali dell'America Meridionale , 

E Nota degli strumenti Fisici che al predetto Sig. Comandante 
si trasmettono , fatti eseguire dall' Accademia. 

ISTRUZIONI 

i.° Osservare ogni giorno 1' altezza della colonna barometrica 
(notando il gi^ado dell'annesso termometro) in determinate ore della 
giornata; per esempio., alle g del mattino; alle 3 , alle 6 della sera. 
Ma vi si potranno aggiungere altre osservazioni fatte di quando in 
quando ad altre ore sia di giorno, sia di notte, procurando par- 
ticolarmente di determinare la massima e la minima temperatura 
di ciascun giorno. 

2. Le osservazioni barometriche anzidette saranno accompagnate 
da osservazioni termometriche fatte con termometro separato , col- 
locato all'aria libera , e fuori dell'azione dei raggi solari. 

3.° Osservare di quando in quando la temperatura dell'acqua del 
mare poco sotto la sua superficie; e quella dell'aria vicina alla stessa 
superficie. 

4 ° Esperienze comparative sulla forza riscaldante del sole a di- 
verse latitudini , in quanto essa può dipendere dalla diversa traspa- 
renza dell'aria; esponendo a questo fine alla luce solare, ed a cielo 
sereno , due termometri simili e similmente posti , ma uno di essi 
vestito col taschino o calza bianca, e l'altro colla nera. 

5.° Determinare la temperatura media di diversi luoghi posti fra 
i Tropici : ad un tal fine basterebbe , secondo le osservazioni del 



XI 

sig. Boussingault, prendere la temperatura dei terreno ove sia stata 
fatta con trapano, od altrimenti, ima buca profonda anche sola- 
mente un piede , calandovi con uno spago un termometro , dopo 
aver lasciato dissipare il calore prodotto dal trapano o da altro si- 
mile stromento , e chiudendo quindi l'apertura della buca , acciò 
l'aria non vi si rinnovi , e ciò facendo sotto una tettoja o altro 
riparo : ne' luoghi ove saranno pozzi , potrà prendersene l'annua 
media temperatura , la quale rappresenterà pure la temperatura 
media di quel dato luogo. 

6.° Istituire una serie di osservazioni magnetiche , cioè relative 
alla declinazione ed all'inclinazione dell'ago calamitato, non che al 
numero delle oscillazioni in un dato tempo nei diversi luoghi. 

Neil' Oceano Atlantico è probabilmente uno dei nodi dell'Equa- 
tore magnetico , cioè una delle sue intersezioni coli' Equatore 
terrestre. 

E lungo le coste del Brasile v' è una linea senza declinazione. 

Il numero delle oscillazioni dell'ago magnetico s'avrebbe anche 
a contare prima di partire dal porto di Genova, poi di nuovo nel 
farvi ritorno , e sempre con lo stesso ago. 

L'osservata intensità magnetica lungo le suddette coste potrà 
istruirci sul rapporto reale del massimo e del minimo delle forze 
magnetiche terrestri. 

7. Registrare i varii fenomeni meteorologici straordinari! che 
occorressero ; come a dire , terremoti di terra o di mare , notan- 
done accuratamente le circostanze e gli effetti; così pure le aurore 
boreali nell'emisfero australe, le trombe, i bolidi, stelle cadenti, ecc.: 
riguardo a questi ultimi importerebbe verificare, come sembra sia 
stato osservato tanto in America che in Europa, se queste meteore 
sono veramente più frequenti nelle notti dal 10 al i5 di novembre, 
che in altro tempo dell'anno , ciò che porterebbe ad attribuire a 
questi fenomeni una causa cosmica , cioè astronomica. 

8.° Sarebbe util cosa se si potessero raccogliere ne' varii paesi 
notizie sicure sulla natura dell'atmosfera e delle acque potabili, sulla 



XII 

temperatura delle acque termali , come pure sullo stato delle arti 
chimiche, e su quelle che sembrassero potersi introdurre nel nostro 

paese. - $ft^$*f sfi(^6 stó :yf>i>rfj?niojJ- ijsia. Ji 9i{aJ)'v9^fi9Ìfc0qg §^<Mi$£& . tu 

g.° Gli Uffiziali di sanità a bordo della Regia Fregata potreb- 
bero procurarsi dai Medici locali notizie intorno allo stato della 
Medicina considerata nelle sue tre parti; la Medicina propriamente 
detta , la Chirurgia e la Farmacia. 

E più specialmente poi sulla natura delle malattie endemiche e 
sulle malattie dominanti che vi regnano ; sulle leggi sanitarie re- 
lative alle malattie contagiose , e principalmente relative al cholera; 
sulla natura della causa produttrice il cholera , sulle cause fìsiche 
locali che favoriscono lo sviluppo di questa malattia , e su quelle 
che ne favoriscono la propagazione. 

io." Gli antichi cronisti di Genova e gli storici bisautini del 
medio evo ci hanno lasciato memoria della maravigliosa solerzia ed 
industria dei Genovesi afeli? introdursi furtivamente , direm così , e 
sotto colore di corrispondenze mercantili nelle contrade straniere , 
dove in primo luogo istituirono fattorie , poi acquistarono terreni v 
fondarono edifizii radunati insieme, i quali cresciuti quindi coll'an- 
dar del tempo diventarono quelle famose colonie , le cui vicende 
formano la parte più splendida dell'antica Repubblica , e passar 
non si possono sotto silenzio ogni volta che descriver si voglia la 
caduta dell' Imperio d' Oriente. 

L' indole- odierna dei tempi è affatto diversa da quella dei secoli 
xiii , xiv e xv ; le condizioni dell' America non corrispondono per 
niente allo stato delle province dell'Imperio Greco quando esso era 
giunto agli ultimi aneliti suoi. Ciò non pertanto siccome nei nipoti 
traspare soventi volte la traccia delle inclinazioni e delle virtù dei 
maggiori, cosi sembra che non sarebbe fuor di luogo di esaminare 
in qual guisa si governino oggidì i Genovesi che si condussero a 
trafficare e che stabilirono la lor dimora ed i loro fondachi nelle 
costiere e nei porti dell'America. 

Dicesi ch'essi sieno numerosi e frequentissimi segnatrmente nei 



XIII 

porti che sono alle bocche «lei Rio de la Piata, in Buenos-A yres 
e Montevideo. 

Sarebbe spediente che il sig. Comandanle della Regia Fregato , 
del cui Viaggio l'Accademia fu venduta consapevole venisse incari- 
cato d' informarsi : 

1. ° In quali occasioni e da quai motivi allettati i Genovesi, od 
altri qualsivogliano sudditi di S. M. , siensi condotti in quelle 
riviere ; 

2. ° Quali sieno le maniere d' industria nelle quali più spezial- 
mente si esercitano ; quali sieno i traffichi loro cogli abitatori de! 
paese , quali i commercii colle contrade straniere , e più partico- 
mente con quelle da cui si partirono ; quali a un dipresso i gua- 
dagni che vi fanno , specificando i capi principali di essi commercii 
è traffichi , e additando i ^maggiori o minori profitti che da ciascuno 
di essi deriva ; 

3*° Di additare approssimativamente il numero dei Genovesi sta- 
biliti in ciascuno dei luoghi ove maggiormente abbondano , e se, 
oltre alle fattorie poste nelle città situate in riva al mare , ve ne 
siano anche delle altre nelle città dentro terra ; 

4-° Se essi abbiano per costume di accasarsi cogli indigeni e di 
vivere secondo gli usi del paese , ovveramente se , anche nell' ob- 
bedire alle leggi locali , formino quasi corporazione a parte ; se , 
prima di avere un console legittimo, e nei luoghi dove non l'hanno, 
si eleggessero e si eleggano nn capo , probi uomini , o consiglieri, 
ai quali commettano di definire le differenze che potrebbero insor- 
gere tra di loro ; se abbiano una chiesa dove più specialmente si 
raccolgano per adempirvi i doveri della Religione ; una loggia per 
trattarvi dei loro affari; un rione particolare dove abitino insieme, 
e qual nome abbia un tal rione , se pur vi è ; 

5.° Infine di vedere se nelle vicinanze dei paesi frequentati dai 
Genovesi o da altri sudditi del Re, vi sia qualche luogo disabitato 
comodo alla navigazione , ed in cui , senza ingelosire il Governo 
locale , si potrebbe fondare qualche speciale fattoria. 



XIV 

1VB. Si aggiungono due casse di bottiglie e due Lotti di legno , 
ripiene di varie qualità di vino piemontese (della provincia d'Asti) 
che il Vice-presidente dell' Accademia , il Marchese Lascaris di 
Venlimiglia , offre per esperimento, onde riconoscere con maggior 
certezza che non si sia potuto avere sinora , se i nostri vini reg- 
gano bene ai lunghi trasporti di mare , come accade dei vini di 
alcune altre province Europee che ne fanno un sì lucroso com- 
mercio. 

Giunta che sia la Fregata a qualcuno dei più lontani punti 
dell' America Meridionale e più convenienti per questa sorta di 
commercio ; il Sig. Comandante è pregato di assaggiare il vino e 
di farlo assaggiare ad altri sia sul legno , sia a terra , onde rico- 
noscerne la buona o la mala conservazione. 

Il Marchese predetto sarà grato al Signor Comandante se egli 
vorrà riportargliene alcune bottiglie , per farne il confronto con 
altre simili che non avranno navigato. 



MEMORIE 

DELLA CLASSE 



D I 



SCIENZE FISICHE, E MATEMATICHE 



PLANT^E rariores 



IN REGIONIBUS CHILENSIBUS 
A CIBARISSIMO M. D. BERTERO 

NUPER DETECTJE 

E T 

- 

AB A. COLLA 

IN LUCEM EDITiE 



Fasciculus VII- 
Exhibitus die 29 novembrù i835. 



GARDOQUIA 

R. et P. Prodr . Jl. perw. p. 1 48- Spr. syst. n. 2o5g. 
(Didynam. gymnosp. Spr. Labiatae Thymeae Bartl. ). 

G enus hoc statutum a eli. Florae Peruvianae Auctoribus, Thjmo 
affine sed distinctum praesertim ore calycis nudo nec villis clauso, 
modo constai 20 circiter stirpibus ex Peruvia, quarum duas tantum 
in regionibus Chilensibus ci. Berterus detexit. Altera pertinere vi- 
detur ad G. obovatam R. et P. uti Berterus ipse indicavit in Mere. 
Chil. n. XIV. p. 643 quamvis in schedis speciminum illam dubita- 
tionis signo notaverit ; de hac mancas diagnoses habemus penes R. 
Tom. xxxix. A 



2 PLANTAE RAR10RES ETC. 

et P. 1. c. ac Spr. syst. IL 699. quas emendare ex speciminibus 
perfectissimis a Bertero missis suffieiat. Altera eulta in h. Ripul. 
e seminibus ab eodem communicatis , cuius quoque optima misit 
archetypa sine nomine specifico 9 novissima prorsus adparct , et 
ideo illustranda. 

XCIX» 

1. G. obovata R. et P. fl. peruv. Prodi*, p. 148. Spr. syst. II. 
p. 699. n. 7. « G. caule fruticoso erecto striato foliisque glabris , 
)> foliis oppositis vel fascicidato-verticillatis obovato-oblongis obtusìs 
» integerrimis tenuissime punctatis subtus albidiusculis, pedunculis 
» axillaribus brevissimis oppositis sub-verticillato-cymosis , corolla 
» rubra calyce dimidio longiore ». Nob. 

G. foliis obovatis integerrimis , pedunculis ternis R. et P. 1. c. 

G. foliis obovato-ellipticis integerrimis utrinque stellato-pubescen- 
tibus , floribus sub-ternis axillaribus brevissime pedunculatis. Spr. 
loc. cit. 

Obs. Folia in plantis Berterianis sunt prorsus glabra nec stellato- 
pubescentia ceu indicai Sprengelii diagnosis; equidem oculis armatis 
utrinque tenuissime punctata subtus praesertim ibiefue albidiuscula 
adparent, quod forsan ipsum in errorem inducere potuit; sed certe 
pubes ulla non extat nec de ea mentionem fecerunt Florae Peru- 
vianae Auctores. Ceierilm specimina non possideo ex R. et P. At 
si pianta Berteri dubia est circa illorum stirpem, ex comparatione 
diagnosis nostrae cura plantis Ruitzianis Botanicis liquebit utrum 
diversa et tamquam nova sit admit tenda , quod ipse non aitdeo. 
Habit. Chili in frutice ti s apricis colli imi Valparaiso ubi vera. Ore- 
ganillo nuncupalur. 

a. G. sahnaefolia Nob. G. . . . ? Berter. in sehed. « G. caule 



AB A. COLLA 3 

«.fruticoso erecto tomentoso ramoso superne ramisque tetragonis ; 
» foliis petiolatis cordatis ovato-lanceolatis acutis dentatis , subtus 
» albo-tomentosis reticulato-venosis lacunoso-rugosis , supra laeviu- 
» sculis , glabriusculis , floralibus sessilibus ovatis ; spira terminali 
» verticillata , verticillis remotiusculis sub-6-floris , ■ calyce lanato , 
» dentibus subulatis sub-aequalibus , corolla flava dimidio brevio- 
» ribus ». Nob. Tab. XLVIII. 

■ 

Descriptio. 

Rudix ramosa, fibrosissima, vakle expansa, corticc nigrlèante. 
Caulis arboreus, solidus, ereclus, 2-pedalis et ultra, rigidiuscnlus, 
teres , digiti minimi crassitie , versus apicem tetragonus angulis 
oblusiusculis , inferne rimosus , superne uti rami iuniores laevis , 
albo-tomentosus , ramosus. Rami oppositi sparsive , erecliusculi. 
Folla opposita , approximata se. internodiis semipollicaribus duplo 
et ultra longiora , alia in axillis minora sub-fascicvdata in ramos 
subinde sero prodeuntia , patentia , ovato-lanceolata , basi cordata 
ibique semipollicaria , lobis distantibus rolundatis , superius grada- 
tim angustiora , apice acuta , margine denticulata , dentieulis inae- 
qualibus obtusis , superne viridia laeviuscula glabriuscula se. bine 
inde tantum albo-fioccosa , subtus undique albo-tomentosa , evi- 
denter retieulato-venosa , ceterum plana , sempervirentia. Petioli 
lineares leretes longi, albo-tomentosi. Caulem et ramos ter- 

minat spica fere semipedalis, simplex , erecta , tomentosa , constans 
6-io verticillis remotiusculis basi foliis 2 sessilibus ovatis sub-inte- 
gerrimis suifujtis verae bracteae nullae. In singulo verticillo ena- 
scuntur ex utroque latere 2-3 pedunculi 'j 2 lin, longi , tomentosi, 
i-flori. Calla: tubulosus, pluri-striatus, tomentosus , longitudine un- 
guiculari , fauce nudus , limbo sub-2-labiato 5-dentato , se. labio 
superiore parum producliore 2-dentato, inferiore profunuius 3-den- 
tato , ita ut , elsi dentes inaequales sint inter se , aliameli calyx 
aequalis adpareat ; dentes omnes subulati. Corolla flava , glabra, 



4 PLANTAE RARIORES ETC. 

calyce dhnidio et ultra longior , tubulosa , limbo 2-labiato , labio 
superiore emarginato erecto , inferiore 3-fìdo , lobis patentibus sub- 
aequalibus. Stamina 4 didynama omnia perfecta, filamentis sub si- 
nubus labii inferioris interlabialibus insertis , subinde distantibus , 
quorum 2 faucem corollae subaequantia , 2 exserta ; antherae 2- 
lobae, lobis divaricatis. Ovaria 4 1 -sperma more ordinis. Stjlus fi- 
liformis , faucem corollae sub-aequans , stigmate tenuissimo 2 -fido , 
laciniis aequalibus. Carjopsides perfectae , sub-trigonae , glabrae. 

Obs. Characteres ex fructificatione deprompti omnes proba» t 
stirperai hanc ad Gardoquiam pertinere , etsi corollae faux glabra 
sit nec barbata ceu indicat ci. Kunth sjnops. piantar, aequin. II. 
p. 87. in diagnose generis ; quae nota a R. et S. , Poir. et Spr. 
omittitur. Herba omnino facie Salviae et ideo forsan Salvia bianca 
ab indigenis nuncupata. Habit. cum priori. 

ARMERIA. 

W. en. 333. Spr. sjst. n. i't'fyj. Lam. ili. t. ng.f. 1. 
Statices sp. L. 

(Pentand. pentag. L. Plumbagineae Staticeae Sarti, ord. nat. p. 126.). 

Armeriae genus a ci. W. creatimi prò nonnullis Statices stir- 
pibus inflorescentiam in capitulum involucratum exhibentibus , de- 
siderabatur in regionibus Americanis priusquam ci. Berterus imam 
et equidem novam stirpem detegisset in Chili secus rivos locis are- 
nosis collinis fluentes ; illam eurvifoliam appellavi! in Mere. Chil. 
11. XII. p. 563, monens ad A. fasciculatam W. accedere , de qua 
optimam descriptionem atque iconem habemus in Vent. h. Cels. 
p. et t. 3G sub Statice. At in pianta Berteriana sequentes obser- 
vavi characteres satis patenler demonstrantes quam ipsa differat a 
fasciculata. 



AB A. COLLA 5 

CI. 

A. curvi/olia. « Herbacea glaberrima , foliis linearibus planis 
» i-nerviis obtusis incurvis , scapo tereti altissimo, involucri foli olis 
» ovato-lanceolatis obtusis capilulo duplo brevioribus , pelalis cu- 
» neiformibus ». Nob. 

Obs. Ludit inter A. tmlgarem et fasciculatam ; ad primam ac- 
eedit foliorum magnitudine ac disposinone , sed in curvifolia sunt 
evidenter \-nervia , incurva nec erecta; differì insuper scapo duplo 
triplove longiore , involucri foliolis brevioribus omnibus obtusis nec 
exterioribus acutis , petalis demum cuneiformibus albo- argenteis 
non rubellis. Fasciculatae autem proximior vide tur scapi altitu- 
dine , ac involucri petalorumque structura y sed differt caule her- 
baceo , nec sirffruticoso , foliis triplo angustioribus inciwis planis 
obtusis , nec patentissimis canaliculatis acutis. 

PLANTAGO. 

Linn. gen. ed. Schreb. n. 186. Spr. sjst. n. 456. Lam. ili. t. 85. 
Plantaginis et Psylli sp. Iuss. ( Tetrandr. monog. L. Plantagineae 
Vent. tabi. II. p. 269. R. Br. Prodr. ed. 1. p. 279. Bartl. orci, 
nat. p. i25 ). 

Inter Plantagiiies chilenses enumeratas a Bertero in Mere. 
Chil. n. XVI. p. 7 44 et * am a b Auctoribus descriptas , binas ipse 
refert species se. Pi. hispidulam R. et P. ac PI. truncatam Chamiss., 
sed specimina de priore ab eodem missa dubitanter notantur in 
scheda ; revera nonnullis notis di {Terre mihi visa fuerunt . ut opti- 
mam distinctam stirpem constituere valeant. 



6 



PLANTÀE RARI0RES ETC. 



€11. 

1. PI. callosa Nob. Pi. hispidula R. et P.? Berter. in sched. 
« PI. acualis , foliis radicalibus linearibus piams enerviis argenteo- 
» pubescentibus basi in petiolum attenuatis apice nigrescenti^cal- 
» losis , scapo solitario foliis duplo longiore tereti hispidulo sub 
)) spica flavescenti-lanato , spica cylindracea breviuscula , bracteis 
» ovatis pilosis apice callosis ». Nob. 

Obs. Difìert a Pi. hispidula R. et P. fi. peruv. I. p. 5i. t. 78, 
cui habitu affinis , praesertim callo evidentissimo nigro plano quo 
folia ac bracteae apice constanter instructae adparent, ex quo nomen 
specificum desumpsi ; praeterea scapus in nostra stirpe solitarius 
nec saepius binus uti in hispidula, foliis duplo tantum non quadruplo 
longior , bracteae demum membranaceae nec scariosae. Iiab. Chili 
Rancagua. 

€111. 

2. PI. truncata Cliamiss.? Berter. in sched. Plantam Chamissonii 
numquam vidi ; phrasis Spr. syst. c. p. pag. 4 2 - tìimis brevis et 
manca ut comparationis ope asserere possim an pianta a Bertero 
communicata , quam ipse dubitationis signo adnotavit in scheda , 
ad stirpem Chamiss. pertineat. Eadem antera exhibet folia radicaìia 
3-4 5 lanceolata, basi in petiolum attenuata, villosiuscula, sub-fal- 
cata , i-nervia , vix pollicaria ; scapimi solitarium , hirsutum , te 
retem , folia panilo superantem ; spicam cyljndricam , rectam , fere 
semi-pollicarem; bracteas lanceolatas, membranaceas , villosas; sta- 
mina lon gissi me exserta , antheris maximis. Hab. cum priori. 



AB A. COLLA 



7 



• ATRIPLEX. 

Limi. gen. ed. Schreb. n. 1577. ^pr. syst. n. 3207. Larri. ili. 
t. 853. (Polyand. monòec. L. Chenopodieae Bartl. ord. nat.p. 296. 
Chenopodeae DC. jl. fr. R. Br. prodr. p. 4o5. Atriplices luss. 
gen. excl. 1. secU et Petiveria ac Gallenia 2. ae sect. 

Perpaucae Chenopodieae regiones Chilenses inhabitant; Atriplicis 
species ex Auctoribus nullae. Attamen ci. Berterus binas stirpes in 
Mere. Chil. haud enumeratas postmodum communicavit , alteram ex 
fruticetis maritimis Qùintérò, alteram ex ius. luan-Fernandez in 
dumetis maritimis loco dicto Goez-Isìand provenientes ; primae per- 
fecta sunt specimina , manca et sine flore alterius. 

ere 

1. A. chilense Nob. A. albicanti simile an n. sp. ? Berter. in 
sched. « A. caule fruticoso ramisque tortuosis pulverulento-cinera- 
» scentibus; foliis alternis peliolatis ovatis integris hastatisve obtusis; 
» spicis terminalibus simplicibus densissimis ; valvis fructus ovatis 
» integerrimis sub-muricatis ». Nob. Tab. XLTX. 

Descriptio. 

Radix deest in specimine. Caulis fruticosus , adscendens , te- 
retiusculus , pedalis et ultra , pennae anserinae crassitie , vetustate 
rimosus , glaber, cinerascens, ramosissimus. Rami alterni vel sparsi, 
tortuosi , levissime striati, iuvenes praesertim graciles ac pulveru- 
lento-cinerei. Folla alterna, petiolata, plerumque bastata, lobis la- 
teralibus patentibus integris dentatisve acutiusculis , lobo medio 
admodurn maiore integerrimo obtuso , nonnulla ovata integerrima , 
omnia semipoll. circiter longa, ad medium 3-4-lin- lata, patentissima, 



8 PLANTAE RARIORES ETC. 

utr inique cum petiolo uti rami iuniores pulverulenlo-cinerea , sub 
lente tenuissime lepidota , i-nervia , avenia , plana , mollissima. 
Petioli lineares , planiusculi , versus apicem parum incrassati , fere 
longitudine laminae , exstipulati. Insuper in axillis 2-3 foliola mi- 
nima ramulorum rudimenta non stipulas constituentia. Spica termi- 
nalis , simplex , rarissime ad basim spicula minima adaucta , fere 
sessilis , ovato-oblonga , apice acuta , vix semipollicaris ; Jlores ge- 
neris ; glomeruli ex viridi flavescentes sub-orbiculati , panici mil- 
liacei magnitudine , arctissime secus spicae rachidem approximati , 
unde spica densissima ; perigonii fructiferi valvae ovatae integer- 
rimae , sub lente muriculatae. 

Obs. Differt ab A. albicante Ait. ( h. Kew. III. p. 43o ) , cui 
affine dixit Berterus , praeter patriam diversam ( C. B. S. ), variis 
notis , ac praesertim caule ramisque adscendentibus tortuosis nec 
erectis , foliis quandoque simpliciter ovatis , nec semper hastatis , 
apice obtusis non acutis , spicis tenuioribus et densioribus, floribus 
minoribus } valvis fructus sub-muricatis nec rugosis. 

cv. 

2. A. . . . ? Scheda speciminis missi ab insula luan-Fernandez 
sequentem exhibet indicationem : « caulis frutescens Z-t\-pedalis , 
» Jlores haud vidi ». Species igitur etiam prò genere dubia. Alii 
characteres a specimine meo deprompti , sunt : caulis angulosus 
angulis obtusis admodum prominulis , carnosus, uti petioli ferrugi- 
nei^ ; foli a alterna , approximata , petiolata , ovata , 2-poll. longa 
i lata, obtuse sinuata, nervosa, glabra, superne flavescenti-viridia 
inferne pallidiora , mollissima ; petioli lineares , plani , carnosuli , 
laminam sub-aequantes. 



AB A. COLLA 9 

CHENOPODIUM 

Linn. gen. ed. Schreb. n. 435. Spr.sjst.n. 1091. Lam. ili. i. t 8 1 . 
(Peritanti, digyn. L. Cheuopodieae Bartl. eie. ut supr. de Atriplice). 

Nonnullas Chenopodii stirpes satis notas enumerat Berterus in 
Mere. Chil. n. XIII. p. 602. se. murale, album , antlielmintlncum, 
ambrosioideum et multifidum. At postquam insulam luan-Fernandez 
perlustravi!, alteranti speciem invenit ibi loca petrosa et muros ve- 
tustos incolentem , quam nobis communicavit sub nomine Ch. arri- 
brosioidei cura dubitationis signo. Ad trutinam revocata, ac iteriim 
iterumque comparata cum speciminibus Ch. ambrosìoidei quae pos- 
sideo ex plantis americanis aliisque nunc in Europa intimò in Pe- 
demontio spontaneis (a), plurimis notis differre mihi constili!, atque 
pptimam distinctamque constituere stirpem, quam ex partium omnium 
tenuitate tenuem appello. 

; 

mi. 

Ch. tenue. « Caule herbaceo erecto striato ramisque tenuissimis, 
» foliis lineari-lanceolatis pinnatifidis dentatis integrisve tenuibus 
» glabris, floribus axillaribus sessilibus 2-4-glomeratis ». Nob. Tab. L. 

Descriptio. 

Radix deest in specimine. Caulis herbaceus, erectiusculus, slriatus 
striis albidis sulco viridi , 11 ti tota pianta glaberrimus , diam. vix 



(a) Ch. ambrosioides L. modo invenitur in Gallici circa Toulose et Nantes sec. DC. fl. 
fr. n. 2263 , in Lusitania sec. R. et S. syst. VI. p. 261. In Sardinia ad muros Milis, Pauli- 
tatino sec. Moris st. sard. II. p. 9; nec non in Pedemontio ad vias Mediolani et Vercellarum 
cecus Biroli fl. acon. lp. . 86. 

Tom. xxxix. B 



IO PLANTAE RARIORES ETC. 

semi-lineari , longit. pedali et ultra , ramosissimus. Rami oppositi 
sparsive , filiformes , erectiusculi. Folio, alterna l'aro ad ramorum 
ortum opposita lineari-lanceolata, alia (caldina praesertim ) pinna- 
tifida, laciniis linearibus patentibus obtusiusculis sub-integris , alia 
( ramea speciatim ) inaequaliter dentata, rarius integerrima , omnia 
patentia , in petiolum attenuatissima, plana, i-nervia } viridia. Ex 
singulis foliorum axillis in ramis enascuntur 2-4 rarissime i-vel 5 
flores sessiles , sub-glomerati , ovati , tenuissimi se. Panico miliaceo 
duplo minores, virides, referentes perigonium 5-parlitum, glabrum, 
pellucidum, extus oculis armatis lacunosum ; stamina 5; stjlum 
brevissimum profunde 2-fìdum; fructum seu utriculum ex perigonio 
persistente membranaceum i -spermum depressum more generis ; 
semen minutissimiun tenuissime punctatum. Tota pianta suaveolet 
uti Ch. ambrosioides. 

Obs. Equidem Ch. ambrosioideo , et magis forsan (inflorescentia 
inspecta ) Ch. multifido pianta nostra affinis videtur , sed differt 
praesertim omnium pailium tenuitate , foliisque multoties minoribus, 
ac figura inter se diversa; magis autem recedit ab ambrosioideo flo- 
ribus axillaribus glomeratis nec spicatis. 

DIOSCOREA 

Limi. gen. ed. Schreb. n. i53o. Spr. sjst. n. i38o. Lam. ili. t. 818. 
(Diòec. hexand. L. Hexandr. trigyn. Sarmentaceae Spr.). 

Amplissimum Dioscoreae genus 5o circiter constituens slirpes 
fere omnes ex utraque India, ne imam quidem ut sciam speciatim 
e regionibus Chilensibus laudabat antequam solletissimus Berterus 
illas perlustravisset; tres noTÌssimas ab ipso repertas modo habemus, 
alteram in Mere. Chi!, n. XIII. p. 612 enumeralam, alias recentius 
lectas simulque cum illa nobis communicatas. 



AB A. COLLA 



CVII. 

i. D. linearis Nob. D. . . . ? Berter. iti schecl. « D. caule filiformi 
» laevi ramisque volubilibus, foliis alternis brevissime peliolatis li- 
ft nearibus integerrimis glabris enerviis, racemis masculis axillaribus 
n termiualibusque elongatis foemineis brevibus paucifloris, capsula 
» glabra ». Nob. Tab. LI. f. r. 

Descriptio. 

Radix tuberoso-fibrosa , se. tuber sub-orbiculatum, solidum , 
intus albidiusculum farinosum , extus fuscum granulatimi , sub-glo- 
bosum diam. nucis Juglandis Regiae , radiculis lateralibus albidis 
iustructum , superne in centro umbilicatum. Caulis unicus ex lu- 
beris umbilico enascens , gracillimus , filiformis , laevis , inferno 
nudus superne ramosissimus. Rami longissimi , filiformes , sini- 
slrorsum volubilésj foliosi. Folla alterna, remota se. inlernodiis pol- 
licaribus et ultra, erectiuscula, sub-sessilia vel in petiolum brevis- 
simum attenuata, linearia, inaequalia se. longitudine a 'j, atl i poli, 
latit. ab i ad 2 lin. , acuta , integerrima , glabra , plana , enervia. 
Flores racemosi dioici. Masculi in racemis axillaribus vel termina- 
libus sub-simplicibiìs longitudine 1-2-pollic. ; singuli sub-sessiles 
parvi se. diametr. vix i-lin. Perigon. superum campanulato-6-par- 
titum sub-berbaceum, laciniis lanceolatis patentiusculis. Slam. 6 li- 
bera basi laciniarum perigonii inserta iisque parimi breviora , an- 
theris 2-locularibus, loculis paralellis rima longitudinali delviscen- 
tibus. Foeminei in racemis axillaribus 3-5-floris folia vix excedentibus, 
singuli perigon. masculi sed paullo brevius, laciniis sub-conniven- 
tibus. Rudimenta staminum o. ovar. inferum 3-loculare , seu ovaria 
3 in unum concreta, ovulis i-3 in angvdo loculorum centrali adfixis, 
superpositis. Styl. 3 perigonium sub-aequantes , stigmatibus simpli- 
cibus. Capsula immatura compresso-3-gona glabra ; maturam non 



1.2 PLANTAE RARIORES ETC. 

vidi nec semina examini subiicere potui , sed ex ovulorum figura 
compresso-alata adparent uti in ceteris huiusce generis stirpibus. 

Obs. Species ab omnibus mihi cognitis dislinctissima praesertim 
foliorum figura quae numquam in iliis linearla enervia sed vel com- 
posita vel lobata aut cordata , raro ovato-oblonga constanterque 
nervosa occurrunt. Hab. in pascuis arenosis maritimis loco dicto la 
Villa de la mar. 

errai. 

2. D. humilis Berter. in sched. « D. caule mimili erectiusculo 
» crassiusculo laevi , ramis divaricatis elongatis filiformibus sub-vo- 
» lubilibus prostratisve , foliis alternis longe petiolalis rotundato- 
» cordatis apice sub-retusis mucronulatis margine tenuissime ser- 
» ratis glabris sub 7-nerviis , racemis masculis elongatis laxifloris , 
» floribus foemineis axillaribus sub-solitariis pedunculis spiraliter 
» tortis , capsula tenuissime muricata ». Noe. Tab. LI. f. 2. 

Obs. Statura ceteris humilior ; tuber sub-orbiculatum vix ma- 
gnitudine Coryli Avellanae\ caulis palmaris ; rami saepius prostrati; 
folia diam. semi-pollicari ; flores prioris sed disposili uti in diagnosi. 
Hab. Valparaiso in sylvosis collinis loco dicto las Tobias. 

GIS. 

3. D. variifolia Berter. in Mere. Ch'il, n. XIII. p. 612. « D. 
» caule laevi altissimo ramisque volubilibus ; foliis alternis opposi- 
» tisve petiolalis cordatis sagittatis linearibusve aculis glabris 1-7- 
» nerviis ; racemis axillaribus, masculis compositis densifloris, foe- 
» mineis simplicibus laxifloris; capsula glabra ». Nob. 

Obs. Desunt tuberà in speciminibus aliunde perfectissimis; pianta 
ramosissima valde volubilis , folia figura varia iu iisdem individuis, 
nervi 1 ad 7 prò foliorum latitudine ; racemi masculi amplissimi 
folio duplo triplove longiores , foeminei siinplicissimi floribus al- 
ternis sessilibus ceterum ut in praecedenlibus; capsulae maiores. 



AB A. COLLA l3 

D. hederaceae Mjers affinem dicit Berterus 1. c. sed di versar» af- 
fìrmat ; illam non vidi. Hab. in sylvaticis collium Valparaiso. 

ALLIUM. 

Linn gen. ed. Schreb. u. 557. Spr. syst. n. 11 86. Lam. ili. t. 2^2, 
( Hexand. mon. L. Asphodeleae Iuss. Spalhaceae Spr. ). 

Allii genus non memorat Berterus in Mere. Chil., et reapse quam- 
quam numerosissimum ; nunc enim laudat stirpes circiter ex 
R. et S. syst. VII. p. 1000 et seqq. , rarissimae tamen nonnullae 
occurrunt in regionibus cliilensibus ; inter hasce 3 misit memoratus 
Berterus se. A. Cowani Lindl. in bot. reg. t. ^58 , A. striatellum 
eiusdem Àuctoris in trans, hort. societ. VI. p. 97 et A. sino no- 
mine specifico quod Berterus ipse liabuit prò specie nova A. stria- 
tello affini. De hac meo sensu dislinctissima ac novissima stirpe 
sermonem habemus. 

ri A. sub-biflorum Nob. A. a striatello diversum Berter. in sched. 
« A. bulbo solitario ovato tunicis externis albidiusculis, foliis radi- 
» calibus linearibus planis scapo teretiusculo longioribùs , spalila 
8 2-valvi persistente 2-flora pedunculis longiore , perigonii laciniis 
» ovato-lanceolatis obtusiusculis striaiis , genitalibus inclusis , sta- 
rt minibus distinclis pistillo brevi oribus ». Nob. Tab. MI. 

Descriptio. 

Bulbus solitarius , ovaio-oblongus - } solidus } vix digiti minimi 
crassitie , longitudine semi-pollicari , imbricato-tunicatus , tunicis 
interioribus pellucidis exterioribus opacis albidiusculis vel griseis 
secundum bulbi maturitatem , uti tota pianta inodorus, inferne ra- 
diculis parcis fibrosis instructus. Folia omnia radicalia 3 ad 7-8 ad 



l4 PLANTAE RARIORES ETC. 

summum , erectiuscula , basi vaginata vaginis oblongis scariosis 
sub-integerrimis , linearla, vix ']? lin. lata longitudine fere palmari, 
acutiuscula , undique uti tota pianta glaberrima , omnino plana , 
avenia. E centro bulbi vel quandoque rarius ab eius latere exsurg^t 
scapus erectus , teretiusculus , latitudine folìorum , sed ipsis con- 
stanter panilo brevior , apice spatliaceus. Spatha profunde a-vaivis 
ac fere aequaliter 2-partita , valvulis lineari-lanceolatis vix 1 -lin. 
latis 3-4-longis, acutissimis , scariosis , persisteniibus , 2-raro i 
rarissime 3-florls. Flores e centro spathae erecti brevi et inaequa- 
liler pedicellati , se. pedicelli filiformes i-flori ab i ad 2 lin. long, 
numquam spatham superantes. Perigon. cainpanidatum ad basim 
usque 6-partitum longitudine fere seini-pollicari ; laciniae {pelala 
quorund. ) ovato-lanceolatae , sub-aequales \ obtusinsculae , ex sicco 
luteolae, vix carinatae, dorso striatae se. lineis 3 fuscis longiludi- 
naliter notatae , quarum media a basi ad apicem protrahitur , la- 
ìerales vix tertiam laciniae partem excurrunt subinde evanescunt. 
Slam. 6. Filamenta ima basi laciniarum inserta sub-aequalia libera 
"L lin. circiter longa atra. Antherae oblongae flavae ; ovarium ova- 
turn sub-3-gonum 3-loculare 3-valve ; stylus filiformis staminibus 
paullo longior; stigma simplex. Capsulam maturata desidero in spe- 
ciminibus ceterum perfectissimis. 

Obs. Affinerà A. striatello liane stirpem dixit Berterus ; habitu 
revera parum differt atque ad eandem pertinet divisionem a ci. Do?r 
in Monographia Alili statutam ( Ornithogalodeum ) in qua sistunt 
species oinnes uti nostra odore ailiaceo destitutae ; sed statura un- 
dique valde minori, scapo teretiusculo nec ungulato , spatha pedun- 
culis longiore , ac praecipue floribus non umbellatis sed binis tan- 
tum rarius solitariis temisve satis distinguitur, ex qua ultima nota, 
unde nomen specificum , a ceteris stirpibus etiam recedit. Hab. 
Chili in pascuis arencsis loco dicto las Tablas et Pernalas prope 
V alparaiso. 



AB A. COEEA 13 

ORN1THOGAHJM 

Limi. gen. ed. Screb. n. 566. Spr. syst. n. u85. Lam. ili. t. 2^2. 
( Hexand. monog. L. Asphodeli luss. Sarti. Spathaceae Spr. ). 

Numerosissimi Ornìthogali generis (60 ex Spr. 80 et ultra ex 
R. et S. inclusa Gagea) perpaucae stirpes regiones Chilenses inha- 
bitant ; unam memorat Berterus in Mere. Chil. n. XVI. p. 788. 
sub nomine O. aequip etali quam novam dicit sine alia indicatione; 
comparata cum ceteris stirpibus ab Auctoribus descriptis , non du- 
bito reapse ab omnibus differre, uli liquet ex sequenti illustratione. 

O. aequipetalum Berter. L c. « O. bulbo rotundato prolifero , 

» foli ìs radicalibus parcis lineari-lanceolatis planis erectis acuminatis 

» scapum nudum sub-aequantibus , corymbo 4"8-floro , bracteis 

» scariosis ovatis acuminatis pedicello brevioribus , perigonii sub- 

» campanulati erecti laciniis aequalibus ovalis obtusis , fìlamentis 

» omnibus aequalibus incrassatis perigonio brevioribus stylum siia- 

» plicem sub-aequantibus ». Nois. Tab. LUI. 

Descriptìo. 

Bulbus solidus , rotundatus, prolifer, tunicatus , tunicis interio- 
ribus albidis exterioribus fuscis sub-squamosis superne in vaginam 
i-pollic. circiter longam foliorum basini arcte cingentem produetis^ 
radicibus fibrosis inferne instructus , magnitudine nucis luglandis 
Regiae. Folla radicalia 1-2 vel 3 ad summum, supra vaginam prius 
amplexicaulia per '\ 2 pollicem circiter, subinde alternatim libera, 
lineari-lanceolata , inferne 2-ì'iiì. lata bine sensim sine sensu angu- 
stiora demum cuspidata, long, spitliamaea, uti tota pianta glaberrima, 



l6 PLANTAE RARIORES ETC. 

erecta , integerrima , tenuissime longitudinaliter striata , plana , 
membranacea , molliuscula. Scapus intra vaginas foliorum , hinc li- 
berus , a folio extremo divergens , erectus , inferne teretiusculus , 
superne compressiusculus , sub-canaliculatus , longitudine folia sub- 
acquans , terminans in corymbum 4 _ 8 florum. Pedicelli i -fiori inae- 
quales inferiore? semipollicares subinde gradatim breviores , omnes 
lineares compressiusculi , basi bracteati. Bvacteae 2 sub-inaequales 
ovatae , basi concavae ibique 'L lin. latae , longe acuminatae , sca- 
riosae , pedicellis inferioribus praesertim multoties breviores. Peri- 
gonium ( corolla Auctorum ) liberum , erectum , petaloideum,, sub- 
campanulatum^ ad infìmam usque basini 6-partitum, persistens. Laci- 
niae ( petulci Auctor. ) omnes aequales, ovatae , i-lin. latae 2 longae, 
concavae , sub-conniventes sero patentiusculae P obtusiusculae , ex 
sicco albidiusculae dorso in medium linea tenuissima viridiuscula 
longitudinaliter pictae. Stamina 6 aequalia perigonii laciniis '| 3 bre- 
viora iisdemque opposita. Filamento, sub laciniis receptaculo parvulo 
imposita nuda crassiuscula albida. Antherae terminales medio ad- 
fìxae oblongae, flavae. Ovarium superum ovale 3-loculare multi- 
ovulatum. Stylus filiformis incrassatus erectus longitudine staminum. 
Stigma simplicissimum fere inconspicuum. Fructum maturum non 
vidi ; in genere capsula obtusa trigona vel trialato-triloba 3-locu- 
laris loculis polyspermis, seminibus sub-globosis rarissime compressis 
nudis camoso-albuminosis , testa crustacea atra , embryone axili. 

Oòs. Inflorescentia magis ^accedere videtur ad O. corymbosum 
R. et P. fi. peruv. III. 68. t. 3oo ; sed habitus toto coelo diversus; 
folia plana ereeta nec Ungulata canaliculata prostrata ; perigonii 
laciniae angusliores nec undulatae. Hab. Chili in pascuis saxosis 
collium V alparuiso et vulgo venit sub nomine Ceboletta. 



AB A. COLLA 17 

SISYRINCHIUM. 

Unii. gen. ed. Schreb. n. noi. Spr\ sjst. n. 170. Lam. ili. t. 569. 
( Monad. triandr. L. Triand. monog. Spr. Iiides Iuss. 
Irideae Iuss. Bartl. ). 

Maxima pars huiusce pulchelli generis stirpium Americani au- 
stralem , regiones Chilenses , Brasilienses ac Peruvianas speciatim 
iuhabitat. Sex Inter ipsas novissimas legit Bebterus illasque sine no- 
mine specifico mihi communicavit; at dolendum de duabus tantum 
archetypa perfecta accepisse ; cetera ita sunt depravata ne audeam 
quid certi de hisce statuere; piimas igitur satis sit illustrare. 




i. S. Nuno Nob. S. vulgo Nuno Berter. in Sclied. « S. caule 
» ancipiti folioso; foliis linearibus angustissimis planiusctdis , summo 
» basi late vaginato supra flores valde producto ; spalila terminali 
» sub-solitaria 3-6-flora , valvis aequalibus pedunculis filiformibus 
» brevioribus; perigonii segmentis ovato-lanceolalis ; capsula rotun- 
» dato-ovata scabra ». Nob. Tal). LIV. 

Descripiio. 

Raclix perennis fibrosa sub-carnosa , filamenlis fasciculalis sub- 
simplicibus , crassi usculis , terelibus , diam. '| /( lin. circiter , fuscis. 
Caulis strictus , anceps , tenuissime striatus , uti tota pianta gla~ 
berrimus , slmplicissimus , spilliamaeus et ultra, vix "| 2 lin. latus , 
parce foliosus. Folla erecta , rigidiuscula , radicalia 2-3 , caulina 
1-2, alterna, basi vaginantia, linearia , planiuscula, leviter striata, 
acuminata , caulem sub-aequantia eoque parum angustiora ; folium 
supremum basi late vaginatum; vagina haec apicem caulis basi sua 
Tom. xxxix. G 



l8 PLANTAE RAR10RES ETC. 

2-lin. lata margine scariosa et quantloque ipsius spathae partem 
stride amplectitur, hinc pauUulura divertitur ac gradatim angustior 
evadit usque dum in folium ceteris simillimum flores valde superans 
converlatur. Spatha terminalis , sub-solitaria , a valvis , valvulis 
aequalibus , magnitudine et forma vaginae extremi folii, acutis; ex 
centro spathae exsurgunt 3-6 pedunculi filiiformes , valvulis parum 
longiores , inaequales , rubescentes , per anthesim sub-nulantes , 
demum erecti , i -fiori. Singulus flos exhibet perigonium ( corolla 
Auctor. ) superum profunde 6-partitum, segmentis aequalibus ovato- 
lanceolatis se. i-lin. latis 2-3-longis , obtusis , superne violaceis , 
basini versus luteolis, lineis 5 longitudinaliter paralellis tenuissimis 
atro-purpureis notatis, post anthesim spiraliter convolutis persisten- 
tibus ; stamina 3 perigonio parum breviora , filamentis arcte con- 
natis circa stylum, antheris erectis approxirnatis 2-Iocularibus ex- 
trorsum dehiscentibus flavis. Stjl. i } stigmatibus 3 subulatis vix 
ultra antheras productis ; capsulam inferam , rotundato-ovatam , 
nigricantem , scabram , 3-locularem , 3-valvem , valvulis medio 
septiferis ; semina in quoque loculo numerosa parva globosa. 

Obs. Stirps folii extremi structura praesertim a ceteris distinctis- 
sima. Reperla fuit Chili in pascuis arenosis Quinlero et J^alparaiso, 
ubi vulgo Nuno appellatili-, ex quo nomea meum specificum. 

2. S. leucanthum Nob. S.Jloribus albis Berter. in sched. « $. 
» caule teretiusculo foìioso; foliis lineari-lanceolalis ; spatha termi- 
» nali solitaria sub-m ultiflora, valvis inaequalibus altera pedunculos 
» sub-ae quante altera 2-3-longiore cuspidata , perigonii segmentis 
» ovatis , capsula ovali glabri uscida ». Nob. 

Obs. DifFert a priori , cui habitu valde affine , praeter notas 
allatas , radicibus tenuioribus , caule prorsus laevi nec sti'iato , ac 
floribus albis basi fuscis vix ac ne vix quidem lineatis. Hab. in 
pascuis siccis collium et planitiei V alparaiso. 



AB A. COLLA 
TECOPHILAEA. 



Berter. ined. (Triandr. monog. Irideis, praesertim Ixiis , 
afìinis Nob. Gilliesiae fortasse proxima Berter. ). 

Genus novissimum humaniler a ci. Bektero Filiae Tecophilae 
deliciae meae dicalum , constans unica stirpe lecta in pascuis syl- 
vaticis collium J^alparaiso, ac nobis tam viventem (ex bulbis) quam 
exsiccatam abundanter communicata. Characteres genericos t iadam 
uti mihi apparuerunt ; ad descriptionem quod spectat , illam tran- 
scribam quae reperta fuit in mss. Berteinanis, ac nobis in litteris 
a ci. et amicissimo Guillemin communicata ; iconem demum tradam 
in tabula aenea ab ipsa Tecophila incisam. 

Charact. generici. 

« Spatha o. Perigon. semi-superum lubulosum rum p eri s , tubo 

» brevi , limbo 6-partito , laciniis patentiusculis sub-aequalibus. 

» Appenclices 3 petaloideae ad tubi faucem opposite cum stani. 3 

» insertae , antheris terminalibus erectis sub-conniventibus vix a 

n tubo exsertis basi calcaratis. Ovar. semi-inferum ovato-oblongum 

» compressiusculum 3-sulcum 3-loculare multiovulatum. Stjl. fili- 

» formis , stigmate tenuissime 2-3-fido. Caps. 3-locularis 3-valvis } 

» loculis polyspermis ». Nob. 

Descriptio ex Berter o. 

Periantliium tubulosum ; tubus angustatus brevis infra apiceni 
germinis insertus ibique post anthesim secedens ; limbus 6-partilus 
sub-irregularis ; laciniae 3 exteriores , inferior i et 2 laterales su- 
periores paullo latiores obtusiusculae apice mucronulo subulato ri- 
gidiusculo terminatae ; 3 interiores scilicet superior et laterales a 



20 PLANTAE RARIORES ETC. 

inferi ores panilo angusliores mucronulo destitutae, 2 istae lateràles 
inferìores basi attenuatae ibique et ad marginem ciliolatae et ab 
origine convoluto-tortae ita ut superficies earum interior infcrne 
spectet et curii lacinia infima tubi speciem simulet. Appendices 3 
petaloidcae lineares saturate violaceae erectae apice mucronulo 
albo simulato instructae ad tubi faucem insertae ad basini laciniae 
superioris et duarum lateralium superi Orum ; an revera petala? an 
potius stamina 3 abortiva ? Slamina 3 ad tubi faucem inserta , ap- 
pendicibus 3 sopra descriptis opposi la; fìlamenta compressa glabra, 
antherae 2-loculares sub-tetragonae flavae sub-incurvae basi calcare 
filiformi secto instructae , apice biperforatae et operculo hianti nec 
deciduo tectae; pollen flavum farinosum; germen semisuperum ovato- 
oblongum , intra tubum corollae conicum ; Stylus fìliformis glaber 
longitudine fere staminum; stigma vis 3-dentatum. Fructus (capsula) 
3-locularis 3-valvis, loculis polyspermis. Semina ohìonga , placentae 
centro adfixae inserta, valvis medio sepliferis. Radix tuberosa, fi- 
bris siccis undique vestita ; radi cui a e non in extremitate tuberi sed 
ex eiusdem peripliaeria. Folium exteruum abortiens, vagina tantum 
relieta. Folium interius et solum conspicuum oblongo-lanceolatum 
apice acuminato-cuspicìatum basi vaginans et ad marginem snb-un- 
dulatuvn. Pedunculus centralis folio brevior , ad apicem bracteolis 
2 alternis squamae formibus vix conspicuis praedilus. Flores caerulei, 
forma et colore e longinquo niolam odoratavi simulantes , inodori. 
Variat flore albo et scapo rarissime bi fioro sed numquam umbellifero. 

T. violaejlora Berter. « T. bulbo compressiusculo radiculis pe- 
» riphaericis , foliis parcis anguste ensiformibus basi vaginatis apice 
» acuminato-cuspidatis , scapo sub-bifloro folio interiori breviore , 
)) floribus conspicuis basi 2-bracteolatis ». Nob. Tab. LV. 

Obs. Piantola vix palmaris a veris Irideis, quibus maxime affinis, 
recedens defectu spathac, fructu semi-infero , et stigmalis striwtura; 



: AB A. COLLA 2 1 

a Gillieriaceis Liisdl. ditfert perigonii forma in Gillieiia evidenter 
duplici exteriore e bracleolis 5 sepaloideis interiore carnoso-labelli- 
forme , stamìnibus liberis nec basi in urceolum eonnatis, stigmate 
■vix Z-dentato nec capitato-Z-angidari , scapo sub-2-floro nec um- 
bellato, Forsan ipsis aftìnem esse suspicatus est Berterus ex prae- 
sentia appendicum inter perigonium et vera stamina quae an pelala 
vel stamina abortiva essent dubìtavit. Ceterum liabitu magis ad Ixias 
quam ad Gillieriam acccdit. Fortassis novi orcliuis typus ? 

CYPERUS. 

Limi. gen. ed. Schreb. n, cfi. Spr. sjst. n. 22'j. Lam. ili. t. 38.. 
( Triandr. monog. L. Cyperaceae DC.Jl.fr. III. p. 99. R. Br, 
Bai ti. Cyperoicìeae luss. gen. p. 26. I. Hill. fam. I. p. 62. 
t. 12 ). 

Inter nomerosissimas hniusce generis stirpes per orbem sparsa? 
duas tantum enumerai; ci. Berterus in Mere. Chil. n. XIII. p. 610. 
quia ipsas tleterminet , addens solumraodo alterarli ex. iis accedere 
ad C. flave scentem L. iti Pedemontio frequenlisstmum ; nulla tamen 
specimina misit de iis ; sed alimi ipse communicavit de stirpe no- 
vissima siue nomine specifico in pascuis berbidis collium insulae 
luan-Fernandez postea reperta mense aprili anni i83o. De hac 
sermo hic erit. 

C. Fernandeziaiius Nob. C. .... ? Berter. in sclied. <( C. foliis 
» lineari bus striatis acutis culmo basi leviter trigono superne tcré- 
» tiuscuìo glaberrimo duplo brevioribus, umbella pauci-radiata , ca- 
» pitulis sub-globosis polystachyis sessilibus peclunculatisve, involucro 
» sub-dipbyllo inacquali , involucello 5-6-phyllo acquali brevissimo, 
» spiculis glomeratis ovato-oblongis compressiusculis , squamis lan- 
» ceolatis, stigra. 2-fìdo , nuce ovato-glabra ». Nob. Tab. LVL 



33 



PLANTAE RARIOB.ES ETC. 



Descriptio. 

Radix manca in specimine , non vìdelur tainen ex eius reliquiis 
nec valde stolonifera nec admodum repens. Folio, radicalia nume- 
rosa , basi vaginantia , culmumque arcte cingentia , hine libera , 
erecta , linearia - 9 latitud. '\ % lin. , longitud. semipedalia et ultra , 
striis tenuissimis 10-12 insculpta , leviter carinato-3-quetra , carina 
striis triplo latiore , ibique et margine scabriuscula , ceterum gla- 
berrima , acuta immo fere cuspidata. Culmus foliis duplo et ultra 
longior , erectus, basi ad tertiam circiter partem levissime trigonus, 
subinde teretiusculus, uti folia sed profundius striatus , diam. '| 4 lin. 
Umbella terminalis 4-5-radiata, basi involucro sub-2-pbyllo instructa; 
involucri foliola inaequalia , se. uno vel altero umbellam sub-ae- 
quante vel vix superante patentiusculo, altero umbella 3-4-longiore 
erecto , ceterum omnia foliis simillima. Umbellulae capitatae sub- 
globosae diam. semi-pollicari i aliae ( saepius 2 ) sessiles in ter in- 
volucri foliola , aliae ( saepe 2-3 ) inaequaliter pedunculatae se. 
pedunculis a 2 lin. ad pollicem longis linearibus obtuse 3-gonis 
glaberrimis cinerascentibus y omnes basi involucello 5-6-phyllo in- 
structae foliolis lanceolatis acutis brevissimis. Spiculae numerosissimae 
( 4o-5o ) inter se se in capitulum arctissime glomeratae, sessiles, 
ovato-oblongae vix "j, lin. latae 1 et ultra longae, compressiusculae, 
i5-20-florae. Squamae minutae ovato-lanceolatae , sub-concavae , 
acutae , imbricatae demum laxiusculae , margine scarioso-pallentes 
reliqua parte rufescentes ita ut spiculae variegatae adpareant , in- 
fimae nonnullae vacuae. Stigma tenuissime 2-fidum. Nux minutis- 
sima ovato-compressiuscula glabra. 



AB A. COLLA 
AGROSTIS. 

Linn. gen. ed. Schreb. n. ni. Spr. sjst. n. 266. Lara. ili. t. $t. 
( Triandr. digyn. L. Gramineae omnium Auctorum. 
Gramineae Agrostideae Barati.). 

De Agrostidibus cliilensibus nullam menti onem fecit Berterus 
in Mere. Ghil. Unius tantum stirpis lectae Chili Roncaglia sine 
nomine specifico et cura dubitationis signo specimen sat perfectum 
misit , quo attente perspecto, ad Agrostidis genus pertinere haud 
dubito , sed optimam novam speciem constituere arbitror. 

A. umbellata Nob. « Foliis strie ti s linearibus culmoque strialis 
» scabriusculis; panicula coarctata glabra, ramis vcrlicillatis, verticilli 
« umbellalis , radiis capillaribus sub-quaternis i-floris; glumulae 
» valvis aequalibus acuminatis scariosis; perigonio brevissimo valvis 
» inaequalibus muticis ; caryops. liberis ». Nob. Tab. LVII. 

DescrìpUo. 

Radix fibrosa. Culmi sub-caespitosi , erecti , teretiusculi , basi 
foliorum radicalium vaginis vestiti , leviter striati , scabriusculi, fere 
pedales , vix *| 2 lin. lati , ad panie ulani usque alternatim foli osi. 
Folla more generis vaginantia , linearia , stricta et fere culmo ad- 
p ressa, planiuscuia, leviter striata scabriuscula, in feri ora 1 -lin. lata, 
superiora gradatili! angustiora numquam tamen capillaria. E folii 
extimi vagina exsurgit panicula folio ipso duplo et ultra longior 
erecta ovata; paniculae huius structura constituit praecipuum stirpis 
eharacterem ; statim ipsa dividitur in ramos plurimos ( 10-12 ) , 
quorum unusquisque subdividitur in verticillos umbelliformes (3-4 




24 PLANTAE RARIORES ETC. 

usque ad extremitatem rami ); rami isti sunt erecti ac fere stridi, 
filiformes , uti tota panicula glabri plumbeo- pellucidi ; unusquisque 
verticillus ab uno ad alterimi internodium lin. 3-4 distat et conslat 
saepius 4 interdum 3-5 radiis seu pedicellis capillaribus strictis 
2-3-lin. longis , generatim i-floris ; rarius versus apicem ramorum 
loco verticilli adparent nonnulli pedicelli sparsi breviores pariter 
i -fiori. In singulo flore glumula ( calix L. , gluma, gluma eocte- 
rior, etc. alior. ) 2-valvis , valvis aequalibus , lanceolatis , acumi- 
natis , muticis , concavis, "| 2 lin. longis \ latis , scariosis , exterius 
plumbeo interius albido-pellucidis , enerviis , persistentibus ; peri- 
gonium (corolla L. , caljx tcss., perianthium R. Br. , gluma Jìo- 
ralis etc.) 2-valve, valvis inaequalibus , brevissimis , muticis, altera 
plerumque obsoleta, cito deciduis. Caryopsis minima, libera. Squa- 
mulas hjpogjnas quas Agrostidi tribuit R. Br. videre milii datum 
non fuit , forsan ob earum tenuitatem. Cetera ut in genere. 

r 

BROMUS. 

Limi. gerì. ed. Schreb. n. 120. Spr. sjst. n. 266. Lam. ili. t. f\Q. 
( Triandr. digyn. L. Gramineae omnium Auctorum. 
Gramineae Bromeae Bar il. ). 

Bromi species per orbem sparsae , praesertim per Europam , 
rarissime occurrunt in Chili. CI. Spr. in syst. I. p. 36o. n. 38. 
imam tantum enumerat ex Vahl. symb. II. p. 22. scilicet Br. ca- 
iharlicus , quam dubito tamen ibi adinveniri , nam Vahl. ipse Lima 
prò palria ei tribuit , nec illam refert Berterus in Mere. Chil. 
11. XIII. p. 597. ubi Br. pratensem tantum et Br. molle in L. re- 
perisse tradii sed cultos. Unam demum speciem invenit et misit 
sine nomine specifico , novamque illam existimavit quin tamen in 
scheda aliam addiderit indicationem ; liane igitur Inventori dico et 
ita definìo. 



AB A. COLLA 



25 



C-XYII. 

Br. Berterianus. « Erectus elatus , foliis late linearibus culmo- 
» que striatis villosiusculis ; panicula elongata erecta , ramis fili- 
» formibus strictis inferrie nudis superne ramulosis multi-loculiferis; 
» spiculis lineari-lanceolatis compressis ; perigonii valvula exteriore 
» 2-nervi aristarn rectam sub-aequante ». Nob. Tab. LVIII. 

Descriptio. 

Raclix fibrosa crassiuscula nec repens saliera uti ex specimìne 
adparet. Culmi sub-solitarii , basi ascendentes bine erecti , circiter 
2-pedales , teretes diametro vix i-lin., evidenter striati et fere sili- 
cati , tenuiter villosuli , ab imo usque ad paniculae exortum foliosi , 
internodiis palmaribus et ultra, articulis fuscis. Folla alterna omnia 
sub-aequalia , late linearla, se. lamina plana, inilio i-lin. et ultra 
lata subinde gradatici angustiora demum acuta et fere acuminata , 
longitudine spilamaca , nervoso-striata laevius tamen quam culmi , 
nervo medio prominulo albidiusculo , undique scabriusculo-villosa ; 
ligula semi-linearis laevis erosulo-truncata; vagina uti lamina striata 
sed villis longioribus praedita , arcte undique culmum stringens. 
Panicula prorsus erecta, ab imo ad api ceni ramosa, folio extimo 
ei fere longitudine acquali , approximola ; rachis tennis , ad ramos 
tortuosa , tactu scaberrima ; rami filiformes elongati stridi , infe- 
riores sub-verticillati superiores ( supremi praesertim ) sub-solitarii, 
inferne nudi , superne in ramulos seu pedunculos divisi, pedunculi 
tenuissimi et fere capillares spicula sub-longiores ; spicuia lineari- 
lanceolata, fere pollicaris si aristas comprehendas , compressa, sub- 
multiflora. Glumulae valvae (valvae caljcinae Auctor.) 2 sub-inae- 
quales, lanceolatae, in setulam acuminatae, flosculis sub-breviores, 
compresso-canaliculatae , carinatae , glabriuscuìae. Perigonii valvae 
( valvae corollinae Auctor. ) 2 valde inacquales ; exterior major , 
Tom. xxxix. D 



4 



26 PLANTAE RARIORES ETC. 

lanceolato-linearis acuminata, acumine breviter 2 -fido , 2-nervis , 
paullo infra apicem dorso arislata ; arista longitudine valvulae et 
saepe ultra , prius recta hinc arefaclione intorto-recurva nec tamen 
geniculata ; interior minor vera arista caret sed , uti valvulae caly- 
cinae , in setulam terminal. Squamulae hypogynae ( nectarium 
quorund. ) quae saeptus extant in stirpibus huiusce generis inter 
valvulam exteriorem et stamina sunt in specie nostra inconspicuae. 
Stamina et stigmata exsiccatione evanuerunt. Caryopsis parvula 
oblonga compressa strida perigonio adhaerens. Durationem plantae 
ignoro. Reperta fuit anno i83o in Rancagua Chili. 

PASPALUM. 

Limi. gen. ed. Schreb. n. 81. Spr. sjsl. n. 1^1. Lam. ili. t. 43. 
( Triandr. digyn. L. Gramineae omnium Auctorum- 
Gramineae Paniceae Bar ti. ). 

Inter 80 circiter Paspali species ab Auctoribus enumeratas, qua- 
rum maior pars Americana incolit, imam tantummodo commemorai 
Berterus in Mere. Cini. n. XVI. p. 7 ] 1 > vulgo C// epica dictam , 
cuius radices diuretica e habentur , quamque idem Auctor asserii 
proximam esse P. coniugato Berg. quin alias ipse suppeditet indi- 
cationes. Specimina missa ab A nei ore de hac pianta reapse differre 
non videntur a stirpe a Bercio descripta et pietà in act. Helv. VII. 
p. 129. t. 8, et ab H. et B. nov. gen. I. p. 91. Distinctam tamen 
exislimo aliam plantam quam legit ipse Berteres ih pascuis collium 
ins. Iuan-Fernandez , et misit cum hac inscriptione in sehed. = 
Paspalwn a coniugato diversum. == Differentiae exsnrgunt ex se- 
quenti descriptione et icone. 

Descriptio. 



Radix crassa, fibrosa, repens, stolonifera. Culmi sub-caespitosi 



AB A. COLLA 27 

prioium adscendentes subinde erecti , siniplices vel parce ramosi , 
compressiusculi , fere usque ad apicem foliosi , crassiusculi , longi- 
tudine varia pedem non excedente , a vaginis denudati glaberrimi , 
levissime striati , internodiis semi-pollicaribus , ad nodos crassiores. 
Folta angusta lanceolata se. basi inter ligulam et vaginam i-lin. et 
ultra lata lune gradatim angustiora ut apice fìant acuminata, inter- 
nodiis duplo longiora , erectiuscula , firma et leviter pungentia , 
utrinque pallide viridia, plana excepto folio esterno ante expansio- 
nem convoluto , minutissime striata , scabra , insuper ciliis mollis- 
simis raris basi glandulosis albis utrinque et margine subtus prae- 
sertim praedita , glandulae cìliorum minutissimae sub vitro pellucidae 
folii epidermidi adpressae ; ligula brevissima truncata; vaginae in- 
ternodium amplectuntur ac versus eiusdem apicem tandem dirum- 
punt ; sunt autem inteime albidiusculae externe purpurascentes , 
ceterum uti folia sed basi ad nodos crebrius pilosae ibique inten- 
sius coloratae. Spicae terminales gerninae, altera sessilis altera brevi- 
pedunculata, erectae, longitudine sub-aequali semi-pollicari et ultra; 
rachis uniuscuiusque spicae plana, glabra, i-lin. lata, 5-nervis , 
sub-undulata , nervis marginibus albidiusculis. Flores unilalerales ad 
utramqne marginem rachidis alternatim approximati ; glumula 2- 
valvis membranacea 1 -flora, valvulis sub-aequalibus ovato-oblongis 
glabris i-nerviis acutiusculis , mutici s , esteriore respectu rachidis 
interius posila alteram planiorem amplexante. Perigonium 2 -valve 
cartilagineum glumulae magnitudine, valvulis dorso compressis inu- 
ticis. Slam. 3 inclusa. Stjl. 2 brevissimi ; stigmata 2 exserta peni- 
cilliformia atro-rubentia. Squamulae hypogynae 2 truncatae, minu- 
tissimae. Caiyops* perigonio indurato accrelae. 

CX1III. 

P. Fernandezianum. « Spici s geminis ereetis , altera pedun- 
» culata altera sessili , racliide plana 5-nervi sub-undulata , floribus 
» altei^natim ad utramque rachidis marginem approximatis ovato- 



1 



28 PLANTAE RAR10RES ETC. 

X obiongis glabris i-nerviis acutiusculis , foliis anguste lanceolatis 
» acumitialis vaginisque longe ciliatis , culmo humili crassiusculo 
» .sub-ramoso ». Nob. Tab. LIX. 

Obs. Differì a P. coniugalo Berg. praesertim spicis non reapse 
coniugatis brevioribus erectis imo strictis nec horizontalibus ; ra- 
chide ampliori; floribus duplo triplove maiorìbus, glabris nec valva 
exteriore ciliata ; foliis angustioribus , manifeste et longe ciliatis ; 
vaginis externe purpurascentibus. Magis accedere videtur ad P. ci- 
liatum Lam. sed flosculis ovato -obiongis nec orbiculatis undique 
glabris nec basi villosis satis diversum. 

AKDROPOGON. 

Limi. gen. ed. Schreb. n. 1.5.6.6. Spr. sjst. n. 297. Lam. Uh t. 84o. 
( Polyandr. monòec. L. Triandr. digyn. Spr. Gramineae omnium 
Auctorum. Gramineae Saccharinae Bartl. ). 

Andropogonis stirpes , etsi numerosae praesertim in utraque 
India, a regionibus Gliilensibus videntur alienigenae, et reapse de 
illis silet Berterus in Mere. Cini. Aitameli mense augusto i83o 
unicam invenifc speciem in pascuis saxosis praeruptis maritimis 
Valparaiso loco dicto la Plaga ancha , cuius specimina perfectis- 
sima misit sine nomine specifico. Pulclierrimam et novissimam spe- 
ciem ipsam conslituere ex sequenli descriptione patefìet. 

Descriplio. 

Radix fibrosa , ad collimi valde incrassala , ibique squamulis 
pilosis cincia. Culmi (in speciminibus meis) simplices , erecti, al- 
tissimi ( 2-3-pedales et ultra), semiteretes, basi digiti minimi cras- 
sitie bine gradatim angustiores , glaberrimi , nitidi , silicati , inler- 
nodiis inferioribus ' 2-polìicaribus superioribus sensim longioribus 
extimo fere dodranlali , ad nodos a vagina denudatos angustiores. 



Ab a. colla 29 
Folla linearla 2-lin. Inter liguìam et vaginam lata bine gradatim 
panilo angustiora acuta , internodio duplo triplove longiora , mol- 
liuscula , striata, plana, leviter scabriuscula , irifériora villosiuscula 
superiora glabra interdum pilis nonnullis rarissimis longiusculis 
praesertim basini versus adspcrsa. Ligula decomposita', laciniis fili- 
formibus i-lin. longis pilis duplo longioribus argenteis comm ixtis ; 
vaginàe internodium semi-amplectentes, glaberrimae, uti folia striatae, 
basi ad culmi nodos pilis creberrimis brevibus cinctae. Panicula a 
decompositione culmi e vagina sub-inflata extimi folii exsurgens , 
coarctata , ovata , erecta , palmaris et ultra , violaceo-argentea, ra- 
mosissima ; rami spicati , geminatimi alterni , approximati , imbri- 
cato-multiflori. Splculae lineari-lanceolatae , basi penicillatae , val- 
vulis omnibus glabris. Flores polygami. Hermaphrod. sessiles; glu- 
nuda cliartacea 2-valvis , 2-flora, valvulis sub-aequalibus muticis , 
flosculo altero neutro 1 -vaivi brevissime aristato , altero perfecto 
2-valvi valvulis inaequalibus exteriore maiore mutica, interiore bre- 
viore arista sessili ipsa triplo longiore instructa; insuper in flosculo 
perfecto genitalia inclusa ; stani. 3 , stjl. 2 stigmatibus plumosis. 
Masculi pedicellati ; glumula ut in hermapliroditis sed 1 -flora. 
Perigon. inclusimi , 1-2-valve, membranaceo-hyalinum , mulicum ; 
stani. 3 inclusa. Squamulas et carjopsldem ob eorum tenuitatem 
determinare non potui. 

GSIX. 

A. altlsslmus. a Panicula terminali composita conretata ovata 
» erecta, ramis spicatis geminatili! alternis approximatis imbricato- 
» multi floris , spiculis lineari -lanceolatis basi penicillatis , valvulis 
» omnibus glabris , arista tortili flosculis triplo longiore , culmo 
» crasso altissimo vaginisque glabris , ligula decomposita laciniis fì- 
» liformibus pilis commixtis . foliis late iinearibus plani s "striatis 
» scabriusculis ». Noe. Tab. LX. 



3o 



PLANTAE RARÌORES ETO. 



HYMENOPHYLLUM. 

Sw. act. Taur. V. p. 4i8. t. g. f. 8. Spr. sjst. n. 2283. 
Lam. ili. t. 870. 

{Inter Filices desciscentes Spr. sjst. n. 3283. Polypodiaceae indusiatae 

Bar ti. ord. nat. p. 17). 

Pulcherrimi Hjmenophylli generis plures species occurrunt in 
America meridionali praesertim in Brasilia et Chili , satis apte ab 
Auctoribus determinatae. Quatuor insuper detegit Berterus in ins. 
Iuan-Fernandez , quarum tres certe novissimae, altera ad H. fuci- 
forme accedens , et forsan sola eiusdem varietas: priores specialem 
illustrationem merentur ; circa tertiam differentias a faciformc me- 
morare sufficiat. 

1. É. ferrugineum Nob. H. . . . ? an Trichomanes alata Sw. sec. 
Berter. in sched. « H. undique ferrugineo-pilosum , stipite rachi- 
» deque teretibus , fronde pianata , pinnis alternis ovatis pinnati- 
» sect'iSj segmentis 2-3-fidis simplicibusque ., laciniis linearibus ob- 
» tusis , soris terminalibus globosis ». Nob. (Ad rupes et arborum 
radices in sylvis umbrosis montium editiorum ins. Iuan-Fernandez 
Berter. ). 

Descriptio. 

Rhizoma valde repens , teres , filiforme , subtus radiculis per- 
pendicularibus breviusculis simpliciusculis instructum, superne hinc 
inde sparsum globulis longe pilosis in quibus singulis latet frondis 
solitariae rudimentum } uti frondes ipsae post expansionem tenuiter 
ferrugineo-pilosum, pilis brevioribus quam in globulis. Frons primum 



AB A. COLLA 3 I 

circinato-convoluta, post expansionem erecta, lanceolata, long, fere 
dodrantali, iuferne pollicem lata, sensim superius angustior, demum 
acuta; rachis teres, filiformis, basi ad tertiam circiter partem nuda 
subinde pianata, i5-20-iuga. Pinnae alternae, primum reraotiusculae 
hinc gradatilo approximatae demum sub-confluentes , ovatae , infe- 
riores sub-pollicares 2-3-lin. latae superiores sensim minores, obtu- 
siusculae, pinnati-sectae ; segmenta alterna, iuxta rachidem partia- 
lem sub-confluentia ita ut haec alata adpareat , 2-3-fìda , raro 
nonnulla inferiora praesertim integra et tunc linearia obtusa uti la- 
ciniae ; frondium lamina pellucide sub-diaphana vero epideimide 
et poris corticalibus destituta , rachide parliali in tot venas divisa 
quot segmenta et hae in tot venulas sub-divisae quot laciniae, ve- 
nulis simplicibus ad apicem laciniarum protractis. Fructificatìo in 
soros terminales , solitarios , venulae apice insiclentes , globosos , 
vix Panici miliacei magnitudine , inilio indusio piloso obtectos ; in- 
dusium demum a-valve longitudinaliter utroque latei^e dehiscens. 
Capsula e minimae columnae centrali sub-clavatac adfìxae sporas nu- 
merosas oculis etiam araiatis fere inconspicuas continentes. 

Obs. CI. Bertercs dubitavit plantam liane forsan pertinere ad 
Tricomanes alatimi Sw. syn. Filic. 1 43 , sed frutifìcatio bene per- 
pensa inter Hjmenophjlla collocandam esse suadet ; enimvero sori 
sunt terminales nec margìnales) columnae centrales seu receptacula 
capsularum setifonnia nec clavata ; indusium 2-valvé , nec urceo- 
lato-campanulatum. Ceterum haec duo genera vix dislinguunlur 
liabitu praesertim inspecto, se. frondibus teneris sub-pellucidis si ne 
epidermide et poris corticalibus , ita ut ipse ci. Spr. syst. IV. p. j. 
ad sectionem specialem illa amandaverit (Filices desciscentes). Cor- 
mus etiam diflert a Trichomane alalo Sw. se. rachide universali 
stipiteque /ere ti un s nec alalis , pinnis ìiaud decurrentibus laciniis- 
que obtusis nec acutis , undique ferrugineo-pilosiusculis nec mar- 
gine tantum ciliatis. 



32 



PLAI\TAE rarioees etc. 



2. H. semiteres. Nob. H. . . . . ? Berter. in sehed, « //. elatum 
» undique glaberriinum , stipite rachideque semiterelibus exterius 
» canaliculatis , fronde 2-pinnata, pinnis alternis approximatis elon- 
» gatis patentiusculis , pinnulis inaequaliter pinnatisectis decurren- 
» tibus 3 seguientis 2-3-fìdis simplicibusqae linearibus obtusis, soris 
» terminalibus marginalibusque ovatis ». Nob. (cum priori Berter.) 
Tab. LXT. 

Obs. Praeter characteres supra allatos , differt insuper a pr ac- 
cedenti omnibus partibus valde maioribus , fronde pedali et ultra , 
pinnis pinnulisque late alatis ob decurrentiam laminàrum secus ra- 
chides partiales , soris plerumque marginalibus inter laciniarum 
dentes , rarius terminalibus ; capsulis magis distinctis globosis pel- 
lucidis. 

3. H. nigricans Nob. H. . . . an Trichomanes ? Berter. in sched. 
« H. stipite repente rachideque teretibus nigricantibus squamulosis, 
» fronde 2-pinnata glabra , pinnis alternis oblongis , pinnulis in- 
» cisis laciniisque linearibus acutiusculis margine argute serratis , 
» soris ovatis supra-axillaribus , indusio lacvi ante dehiscentiam 
» acuto , capsulis sub-angulatis ». Nob. ( ad arborum truncos in 
sylvis montanis ins. luan-Fernandez Berter. ) Tab. LXII. 

Obs. Pianta parasitica ad truncos arborum valde repens , facile 
distinguenda nigredine slipitis et rachidis nec non praesentia squa- 
marum , quibus undique stipes ipse , et superne rachis adspersae 
adparent ; frondes ovato-lanceolatae fere spitbamaeae, rachide in- 
ferne ad tertiam circiter partem nudae ; bine io-i5-iugae ; pinnae 
5-^-iugae ; pinnulae parvae i-lin. longae '| a latae irregulariter in- 
cisae, constanter serratae , serraturis argulissimis mucroniformibus; 
sori supra axillas laciniarum brevissime stipitati. 



AB A. COLLA 



33 



CUIII. 

4- H. fucìforme. Sw. syn. Filic. 148? Berter. in sched. (Ad 
rupes locis opacis humidisqué mòntium ins. luan-Fernandez). Pianta 
Berteri videtur differre ab H. fuciformi , cuius ico non extat ut 
sciam , statura valde minori se. 4 _ 5 nec 8-i4 _ pollicari , stipile ra- 
chideque universali fìliformibus teretibus nec alatis , alis tantum 
secus rachides partiales. Sori sunt terminales ad lacinulas , ovati , 
apice truncati ibique mucrone ipsis longiore cito deciduo instructi. 

• 

PANICTJLARIA. 

Colla ( Filices ). 

Elegantissimam Filicem misit Bertertjs e sylvis umbrosis humi- 
disque montium editiorum ins. Iuan-Ferncmdez cum bac indica- 
tione: = An Cjatheal ari potius Ancimiae sp.? = Diligentissirae, 
uti fas fuit , organis omnibus lentis ope examini subiectis , mihi 
constitit quandam aiìin il aleni cum citatis generibus Berteri stirpera 
equidem habere, sed abutraque, et a ceteris Filicibus Osmunclaceis 
et Gleicheniaeis ( Schismatopterides W.) quibus magis accedit, non- 
nullis patentlbus nolis differre, habitum autem omninoodo proprium 
exhibere. De illa igitur novum genus creare deliberavi, eique no- 
men imponere singularem eins fruclificationem cito riteque deir.on- 
strans. 

Descriptio. 

Radix deest in specimine. Stipes seu potius caudex arboreus , 
solidissimus, erectus, ad frondium ortum incrassatus, teretiusculus , 
versus apicem irregulariler ac tenuissime sqnamulosus ceterum pror- 
sus laevis et glaberrimus, rufescens. Frondes altera ae, i-poll. circiter 
una ab altera distati Ics, 3-pinnatae ; rachis communis partialesque 
Tom. xxxix. E 



I 



34 PLANTAE rariores etc. 

tereies , superne leviter canaliculatae , squamulis crebrioribus ac 
evidentioribus qaam in caudice adspersae. Frondes istae aliae ste- 
riles aliae fructificantes , ceterum figura magnitudine et composi- 
tione fere conforraes, se. crvato-oblongae lat. 3-4-pollicari , longit. 
dodrantali, patentes, superiores gradati m minores magisque approxi- 
matae erectiusculae , 1 5-2o-iugae. Pinnae ac pinnulae frondibus si- 
miilimae excepta magnitudine proportione minori. Insuper in fron- 
dibus sterilibus pinnulae partiales sub-sessiles , lanceolatae j pla- 
niusculae , glaberrimae , intense virides superne nitentes , pinnati- 
sectae vel simpliciter dentatae, segmentis dentibusque obtusiusculis 
apice callo minimo albidiusculo instructis» In frondibus fertilibus 
pinnulae partiales lamina sunt omnino destitutae non contractae tan- 
tum sed prorsus in fructificationem immutatae , adeo ut frondes 
islae veram paniculam composilam racemum vitis viniferae post 
liuius anthesim simulantem sed planam exliibeant , quae nota a ce- 
teris Filicibus mihi cognitis plantam nostrana prima facie distinguiti 
cique liabilum reapse propri um tribuit ; pinnulae partiales quae in 
fronde sterili sub-sessiles , in fertili pedunculatae evadimi et race- 
mulum formant vel simplicem vel compositum scilicet in 2-3 pedi- 
celìos ad apicem fructificantes subdi'visurn. Fructificatio ; sorus so- 
litarius , globosus , nudus se. indusio nullo , glaber, magnitudine 
Panici miliacei , vertice aequaliter dehiscens , post dehiscenliam 
truncatus , pedicello filiformi i-lin. longo apice sub-nu tante suffultus. 
Capsulae numerosae , longistipellatae , globulosae , sub-angulosae ; 
in gyrum saepe incompletum e soro pam m exsertae, apice a-valvi 
ileliiscentes. 

Obs. Ex bisce patet quomodo genus nostrum a Cyalhea et An- 
cimia , ad quae referendum esse dubitavit ci. Berterus^ reapse dif- 
ferat. Cyalhea ad Filices veras perii nel , Soros habet in fronde 
sparsos nec solitario s , receptaculo hemisphaerico vel clavato in- 
sei'tos nec pedieellatos , indusio cinctos nec nudos. Ancimia autem 
ad Osmundaceas spectans fructificationem equidem refert in spicas, 
sed liae generatim geminae sunt ex axiilis foliolorum nec unquam 



AB A. COLLA 35 

panictilatae nec forni am frondium referunt , insuper veros soros 
non gerunt , sed capsulas sub-turbinatas sessiles longitudinaliter 
dehiscentes , demum omnes species herbaceae sunt nec arboreae. 



Charact. essentialis genericns. 



» Panicula frondiformis. Sorì solitarii pedicellati globosi vertice 
» aequaliter dehiscentes. Indusiùm nullum. Capsulae longistipellatae 
» globulosae angulatae sub-exsertae apice 2-valvi-dehiscentes ». 

Obs. Species modo unica. 



P. Berteri. « Stipite arboreo erecto glabriusculo, frondibus al- 
vi lernis 3-pinnatis glabris multiiugis , rachide communi parti ali - 
» busque squamulosis, pinnis conformibus, pinnulis sub-sessilibus 
» lanceolatis pinnalisectis denlatisve , segmentis dentibusque obtu- 

» siusculis apice albido-callosis ». Noe. Tab. LXIV. 

- 

D AVALLI A. 

Sm. act. Taur. V. p. 4i 4* 9- j- & Spr. sjst. n. Zi^ji. 
( Inter Polypodiaceas iudusialas Bartl. orci. nat. p. 17. Inter 
Filices veras Spr. I. c. ). 

Genus hoc , valde obscurum prò nonnullis stirpibus , rarum 
omnimodo est in regionibus Chilensibus ; unicam certe novam in- 
venit Berterus in sylvis densis montium editiorum ins. luan-Fer- 
nandez > eamque commimicavit sine nomine specifico et cum dubi- 
tationis signo circa genus. Ex sequente descriptione iudicent Botanici 
si reapse ad Davalliam sit referenda. 



PLANTAE RAR10RES ETC. 



Descriptio. 

Radia: et caudex desunt in specimìne ; in scheda inscribìtur 
arboreus io - i5-pedalis. Frons amplissima fere pedalis Jate ovata 
3-pinnata. Racliis communis et parliales subtus laeves glabriusculae 
planiusculae , superne sulcatae ibique ferrugineo-piìosae et squaniu- 
losae. Phm ae altemae , erectiusculae , ovato-lanceolatae , glabrae , 
remotiusculae se. inferiores fertiles 2-poll. circiter ab una ad alte- 
rarli distantes , 25-3o-iugae , superiores steriles gradatim minores 
magisque approximatae ; pàinae partiales altemae , patenlissimae , 
approximatae , lineari-lanceolatae , acutae , i5-20-iugae ; pàinulae 
seu foìiola in frondibus sterilibus ovato-oblonga , longit. 2-lin. 
latit. i , approximata , convexiuscula , repando-denticulata , sub-de- 
currentia , venni i.s siraplicibus ; in fertilibus remoliuscula , nec 
minimum decurrentia, angustiora, sinuato-laciniata ; sorus solitarius 
apici venulac uniuscuiusque laciniae subtus adfous, globosus , ante 
dehiscentiam Panici miliqcei magnitudine , demum duplo triplove 
maius , longitudinaliter ex utroque lalere elastice dehiscens. Indu- 
sium veruni nxdlurn 9 nisi prò ilio accipias frondis laciniam con- 
trae tam, quae reapse sorum basi obducit. Capsulae numerosissimae 
stipellatae , ovatae , nitidissimae , apice 2-valvi-dehiscentes. 

Obs. Damlliae genus varie ab Auctoribus definitum video; apud 
W. est : = Sori puncliformes sub -terminali-mar ginales distincti ; 
indusiwn super -fidar inni sub-cucullalum unocjuoque puncto distin- 
ctum exterius dehiscens. = Apud R. Br, : = Sori sub-rotundi <vel 
in lineoia 'verticali margini plerwnque approximati ; ìnvolucrum 
superficiarium ex apice veiiae unicae ortum- , laleribus vel lata 
basi adnatum , extrorswn et 'veriicaliier liberimi. = Apud Spr. : 
=s Sori marginales sub-rotundi; indusia sub cuculiata extus dehi- 
scentia. = Ex descriptione nostra de frue'.ifìcatione slirpis Berte- 
rianae patet liane esse reapse dubsam prò genere. 



AB A. COLLA 3y 

CWY. 

D. Berteriana. v. Stipite arboreo , racliide subtus laevi pla- 
» niuscula supra silicata ferrugineo-pilosa, frondibus 3-pinnatis ma- 
» ximis glabris, pinnis alternis ovatis multiiugis , iugis pateniissimis 
» lineari-lanceolatis pinnulatis , pinnulis sterilibus ovato-oblongis 
» approximatis repando-denticulatis sub-decurrentibus ; fertilibus re- 
» motiusculis sinuato-laciniatis ad sinus subtus globoso-soriferis ». 
Nob. Tab. LXV. 



P T E r I s. 



Linn. gen. ed. Schreb. n. 1626. excl. nonnullis stirpibus. 
Spr. syst. n. 325"j. Lam. ili. t. 869. 
(Filices verae Spr. Polypodiaccae indusiatae Burli, orci. nat. p. 17). 

Pteridis generis cuius 120 stirpes modo enumerantur, inter quas 
media circiter pars Americani incolli , vix 3-4 ex regionibus Clii- 
lensibus describunt Auctores. Attameo Berterus nonnullas inverni, 
quae vel novae vel salteri) Val de dubiae mi hi \isae sunt ; de iis ser- 
raonem habemus. 



1 . Pi. jlavescens Nob. Pt. incisa Tlib. ? viùetur diversa Eerter. 
in sched. (In sylvaticis et secus rivulos collium ins. Juan- Fernandez). 
« Pt. tota flavescens glaberrima , rachide planiuscula supra eanali- 
» culata , frondibus late ovatis 2-pinnatis multiiugis , pinnis oppo- 
» sitis lanceolatis patentibus multiiugis , pinnulis oppositis lineari- 
» lanceolatis patentiusculis basi dilatatis sub-decurrentibus apice 
» sub-arcuatis inferioribus basi sub-lobatis superioribus integris su- 
» premo acuminato longiore , fructiferis margine revolutis ibkme 
» subtus soris croceis densissimis obsitis ». Nob. Tab. LXV li. 



38 PLANTAE RARI0RES ETC. 

Obs. Accedit equidem ad Pt. incisavi Thb. pr. .171 sed meo 
sensu differì praesertim colore Jlavescenti nec glaucescenti totius 
plantae , pinnulis seu foliolis lineari-lanceolatis acutis nec obtusis 
inferiorlbus lobatis nec integerrimis , soris confertissimis croceis nec 
interruptis el pallide cinaniomeis. 

2. Pt. microphjlla Nob. Pt. . . . 1 Berter. in sched. ( Chili ad 
rupes). « Pt. fronde 3-pinnata ovata multiiuga , rachide universali 
» tereti longo tractu nuda nitidissima rufescente antice sulcata , 
» partialibus villosulo-squamulosis ., pinnis alternis ovato-oblongis 
» erectiusculis 5-io-iugis , pinnis partialibus alternis ovato-lanceo- 
» latis patentiusculis, pinnulis linearibus obtusis supra glabris subtus 
» rufo-squamulosis inferioribus rotundato-sub-lobatis superioribns 
» integris , soris sub-confluentibus ». Nob. 

Obs. Prima facie distinguiti^ rachide tenuissima lucida firma 
superne tantum quarta circiter parte frondosa antice sulco pro- 
fundo exarata ; foliolis minimis se. vix i-lin. long, 'j, latis saturate 
viridibus opacis. 

icxxviii. 

3. Pt. triphjlla Berter. Mere. Chil. n. XVI. p. ^^8 ( Rancagua 
Chili). « Pt. rachide tereti glaberrima indivisa , foliolis secus ra- 
» chidem vertieillatim sub-quatemis sessilibus lanceolatis integer- 
» rimis mucronatis glabris subtus pallidi oribus , superioribus inter- 
» dum solitariis, soris confluentissimis ». Nob. 

4- Pt. tenera Kaulf. an vera? Ita in sched. speciminum Berteri 
ex sylvis densis montium ins. Iuan- Fernandez. Accedit quidem ad 



AB A. COLLA $g 

Pi. teneram Kaulf. frondis compositione inspecta liti patet ex dia- 
gnosi Spr. syst. IV. p. qjjì nj io4 cum pianta Berteri comparata, 
sed vide tur differre stipite rachideque teretiusculis nec angulatis y 
indusiis glabris nec ciliatis. Celerum laudata diagnosis nimis manca, 
neque vidi plantam Kaulf. , proinde nil certi asserere possum. 

ASPLENIUM. 

Sw. sjnops. Filic. p. 4- Spr. sjst. n. 8260. Lam. ili. t. 867. 
( Filices verae Spr. Polypodiaceae indusiatae Bartl. 
ord. nat. p. 17 ). 

Inter innumeras Asplenii stirpes ( i5a ex Spr. ) duae tantum 
enumerabantur in regionibus Chilensibus enascentes se. A. trape- 
zoides Sw. et magellanicum Kaulf. ( Spr. syst. IV. p. 81. 11. 12. 
et p. 88. n. 17). Tres sequentes repertae fuerunt a Bertero qua- 
rum 2 prorsus novae videnlur , altera dubia. 

i. A. m acro sor uin Berter. in sclied. ( In sylvis densis montium 
editiorum ad arborum truncos ins. Juan-Fernandez ). « A. stipite 
» squamoso , rachide compressiuscula sub-angulata nitidissima nigra; 
» fronde pinnata pauciiuga, pinnis altemis remotiuscuiis brevi-pe- 
» tiolatis late ovato-lanceolatis acuminai is glabris basi sub- obli quis 
» margine inaequaliter crenatis dentatisve , soris longissimis soli- 
» tariis ». Noe. Tab. LXVII. 

Obs. Pulcherrima stirps praesertim ob magnitudine-m sororum 
ex qua nomen specificum a Bertero impositum. Racìiis pedalis et 
ultra , diami vix '| a ìin. , lucidissima , a basi ad medium circiter 
nuda ; pìnnae seu foliola eretiuscula, inaequaliter alternatim dispo- 
sila ; pelioìus leres , vix i-lin. longus , irti racliis niger et niliclus , 
lamina fere palmaris , supra basim latitudine pollicari sublime 



40 PLANTAE RARI0RES ETC, 

gradatim angustior , acuminata , usque ad acumen fruc tiferà , in- 
tense viridis subtus pallidior ; venae transversales alternae circa 
medium 2-partitae; sorus ad medium venulae superioris dispositus, 
2-3-lin. longus i latus , utrinque obtusus valde prominulus. 

VXXXl. 

2. A. chonclrophjllum Berter. in sched. (Ad rupes maritimas 
loco dicto el Pangual et in English bay ins. Iuan-Fernandez ). 
« A. stipite squamis creberrimis longis fuscis obsito , rachide an- 
» gulato-compressiuscula sub-squamulosa , fronde pinnata sterili 
» multiiuga pinnis oppositis alternisve brevissime petiolatis ovato- 
)> oblongis obtusiusculis serratis, fertilibus aliis utrinque albo-tomen- 
» tosis aliis glabriusculis viridibus, sterilibus minoribus glabriusculis 
» concoloribus , soris oblongis solitariis demum confluentibus ». 
Nob. Tab. LXVIII. 

Obs. Frondium fertilium pinnae discolores faciem tribuunt pror- 
sus singularem huic pulcliellae stirpi ; rachis fertilis fere pedalis 
medio tractu nuda , sterilis fere duplo minor \ circiter nuda ; 
pinnae longitudine pollicari , lai. circa medium 4~5-lin. , steriles 
paulo minores ; venae transversales oppositae simplicissimae ; sorus 
ad medium venae dispositus i. lin. longus vix '| 2 latus prominulus, 
post dehiscentiam singulus sorus ita cum lateralibus confluit ut fere 
tota pagina inferior capsulis teda evadat. 

CXX&II. 

3. A. alatimi Humb. ? Videtur diversum Berter. in sched. (In 
sylvis umbrosis monti um editiorum ins. Iuan-Fernandez ). Stirps 
valde quidem affinis A. alato W. sp. V. p. 32o ex Humb. , sed 
comparata Auctoris des'eriptione cum plantis Berteri hae aliquan- 
tulum recedunt rachide vix ac ne vix quidem alala, pinnis alternis, 
nec oppositis vix 3-lin. loRgis nec pollicaribus vel longioribus. 



AB A. COLLA 4 1 

Insuper rachis est revera apice radicans sed ibi parvum stipitem 
et plures alias rachides parvulas ( 5-8) stellatim dispositas 1-2-pol- 
licares emittit , Inter quas nonnullae interdum eodem modo sub- 
dividuntur ; de hac nota silent Auctores circa A. alatimi , quod 
numquam vidi nec scio iconem de eo praeditam fuisse ; sed clia- 
racter iste in quibusdam stirpibus occurrens ( A. proliferimi Sw. , 
rhizophjllum L. etc. ) communis non est cum stirpe Hdmboldtii ; 
certe pianta Bertériana specìem propriam constituit , quam stella- 
tavi appello , et ita defìnio. 

A. stellatimi « Stipite lineari-squamoso , rachide lineari sub- 
» alata nitida apice radicante ibiqne stellatim prolifera , frondibus 
» pinnatis multiiugis pinnis alternis oblongis oblusiusculis brevis- 
» siine petiolatis incisis lacinia infima sursum maiori apice 2-3- 
» dentata, soris lineari bus ». Nob. Tab. LXIX. 

A. alatimi apud W. est « frondibus pinnatis apice radicantibus , 
n pinnis oppositis obLongo-lanceolatis obtusiusculis petiolatis obtuse 
» inaequaliter serratis basi rotundato-cuneatis sursum sub-auricu- 
» latis , rachi lineari-alata ». 

ASPIDIUM. 

Sw. sjnops. Filic. p. 3. Spr. syst. n. 3267. 
( Filices verae Spr. Polipodiaceae indusiatae Bar ti. ord. nat. p. 17). 

Genus bocce pariter numerosissimum ( spec. 1 63. ex Spr. in- 
cluso Nephrodio R. Br. ), nec rarum in variis Indiarum occiden- 
talium regionibus, perpaucas stirpes speciatim in Chilensibus gignit; 
duas tantum enumerat Spr. se. A. sjrmalicum W. et A. vestitimi 
Sw. (Spr. syst. IV. p. io3. n. 92 , et p. io5. n. io5) ; quibus 
modo sequens addenda a Bkrtero communicata nec ab ipso de- 
terminata. 

Tom. xxxix. F 



4? PLANTAE RARI0RES ETC. 

craiE 

i. A. Berterianum Nob. A. expansum W. videtur diversum 
Berler. in sched. (Ad saxa et arborum radices in sylvis colliura 
ing. luan-Fernandez ). « A. stipite repente raclridibusque squamu- 
» IosÌSj fronde alternati in bipinnata ovaia , pinnis ovato-lanceolatis 
» sub-erectis i inferioribus maioribus expansis , pimiulis lanceolato- 
» linearibus acutis inferioribus pinnati-sectis mediis dentatis supremis 
» integris, segmentis ovato-oblongis obtusiusculis supra glabriùsculis 
» subtus ferrugineis inferioribus rotundato-denticulatis superioribns 
» integris , soris marginalibus globosis ». Nob. Tab. LXX. 

Obs. Ab A. expanso W. sp. V. 284, ad quod dubitante» stir- 
pem liane retulit Berterus, differt evidenter frondium compositione 
quas in A. expanso Lriplicato-pinnatas asserit W. , dum in pianta 
Berteri pinnae secundariae infeme tantum pìnnatisectae adparent 
lune gradatimi intégrae fiunt 3 segmenta autem (pinnulae fin pianta W.) 
sunt ovatO'oblonga nec oblongo-lanceolata , demum ( quod praeci- 
puum ) sori sunt prorsus globosi nec oblongi. Racliis communis 2- 
pedalis , teres , obtuse silicata ; pinnae 2 inferiores remotae , ex- 
pansae longit. spithamaea lat. basini versus 2-pollÌcari , ceterae sub- 
erectae sensim minores; pinnulae inferiores pollicares 3-4- lin. latae 
superiores sensim sine sensu minores; segmenta 2-lin. longa i lata 
venis transversalibus pleruniqùe 2-furcis raro simplicibus. Sori paulo 
ante deliiscentiam Panico miliaceo fere duplo maiores solitarii versus 
apicem vel in divisione venulae inserti ; post dehiscentiam maiores 
fere totam frondis paginam inferiorem tegentes numquam tamen 
confluentes ; induHmh orbiculare ( ergo ad veruni Aspidium nec ad 
Nephrodium pertinens ) ; capsulae densissimae. 



AB A. COLLA 



43 



LOMARIA. 

JV. in mag. d. Ges. naiur. Fr. Z. Beri. i8og. p. 106. 
Spr. syst. n. 3245. 
( Filices verae Spr. Polypodiaceae indusiatae Borii, ord. nat.p. 18). 

Inter 43 huiusce gèneris stirpes a Spr. ennmeratas un ani tantum 
ipse réfert chilenses regiones inhabitantem se. L. chilensis Kaulf. 
(Spr. syst. IV. p. 65. n. 38), quam ririsit Berterus cum dubita* 
tionis signo. Sed praeter liane tres alias ipse reperit , inter quas 
2 certissime novae speclabilesque ideoque illustrandae; alias dubias 
retineo allatis tantum levibus ditferentiis quas cernere mihi visum 
fuit. 

L. cycadifolia Nob. L. magellanica an diversa? Berter. in sched. 
(In sylvaticis collium et montium ins. luan-Fernandezy « L. elata, 
» stipite rachide costisque subtus rufo-squamosis , frondibus pin- 
» natis late ovatis multiingis , sterilis pinnis alternis sessilibns 11- 
» neari-lanceolalis obtusis patentibus coriaceis planis omnibus basi 
» aequalibus, fertilis opposilis sessilibns linearibus cuspidatis erectis 
» margine subtus revolutis ». Nob. Tab. LXXI. 

Obs. DilFert a L. magellanica ex: phrasi Spr. syst. IV. p. 63. 
n. 20 7 pinnis frondis sterilis obtusis nec acutis , omnibus basi ae- 
qualibus nec inferioribus cordatìs superioribus basi atienuatis , pinnis 
frondis fertilis cuspidatis. Stirps elegantissima. Siipes 3-4-pedalis 
( ex Berter. in sched. ), squamis filiformibus fere pollicaribus rufis 
undique obductus. Rachis teres tenuiter striata. Frons sterilis pe- 
dali s et ultra Cycam circinnalem , fertilis longior Cycarn revolutam 
simulantes, unde nomen menni specifìcum, utraque squamosa squa- 
mis paleaceis brevioribus et rarioribus quanti in stipite ; pinnae in 
fronde sterili remotiusculae , integerrimae , pollicares et ultra, 2-lin. 



44 PLÀNTAE IUMORES ETC. 

latae ; in fertili valcle approximatae, fere duplo longiores, ob mar- 
gincm rèvolutam angustiores, apice in cuspidem i-lin. longam sub- 
arcuatam productae. Capsulae confluentissimae paginam frondis in- 
feriorem prorsus tegunt ; indusium continuum marginale. 

CIII¥. 

2. L. Schottii Nob. L. n. spec. lanceolatae proxima? Berter. in 
sched. ( In sylvis densis montium editiorum ins. Iuan-Fernan dez ). 
« L. stipile arboreo serpente alte scandente rachideque basi squa- 
» mosis , frondibus ovato-oblongis , sterili profonde pinnatisecta 
» segmentis lanceolatis acutis basi dilatatis margine tenuissime ser- 
» ratis glaberrimis glaucis patentissimis infimis abbreviatis semi-or- 
» bicularibus, fertili pianata pinnis linearibus elongatis acutis sub- 
» falcatis inferioribus oppositis superioribus alternis supremo lon- 
» gissimo erecto ». Nob. Tab. LXXII. 

Obs. Accecìit quidem ad L. lanceolatam Spr. syst. IV. p. 62. 
11. 6 ( Slegania R. Br. Prodr. ed. 2. p. 8. n. 2 ) , sed differt ex 
diagnosi horum Auctorum statura undique malori, frondibus ovato- 
oblongis nec lanceolatis , laciniis frondis sterilis rectis nec sub- 
falcatis margine tenuissime serrulatis nec crenulato-repandis , pinnis 
frondis fertilis sub-falcatis erectiusculis , nec patulis. Stipes Tabi e 
squamosus sqnamis paleaceis oblongis rufis. Pxachis 2-pedalis basi 
tantum squamosa bine laevis semiteres longo tractu nuda canalicu- 
lata; frondes multiiugae; in sterili segmenta media 2-pollicaria basi 
2 -3-lin. lata margine cartilagineo-serrulala , inferiora et superiora 
gradatim minora ., infima semi-orbiculata per rachidem decurrentia 
ita ut haec adpareat ibi interrupte alata ; costa media superne ca- 
ri alien la La , venis transversalibus paralellis simplicissimis ; in fertili 
pinnae fere prorsus contractae, dimidio longiores quam lacinia fer- 
tilis , ut ri 11 quo fuscae ; jructifwatio ut in priori. Stirpem liane dixi 
in honorem ci. H. Schott in h. Schoémbrunensi Botanices Profes- 
soris qui Filicum genera illustrat splendidissimo opere nilidissimis 



, AB A. COLLA 4^ 

tabulis aeneis ditato , cuius primi fasciculi surama magnanimitate 
ab Auctore mihi donati fuerunt (Genera Filicum Vindeb. 1 834 )• 



3. L. lanceolata Spr. ? Vide tur diversa ? Berter. in sched. (Ad 
saxa et arborum radices in sylvis collium ins. luan-Fernandez). 
Pianta liabitu omnino similis L. lanàeólatae de qua superius men- 
tionem feci , dilTerens tantum frondis fertilis pinnis erectiuscidis 
nec patulis ; comparatio huiusce stirpis cura praecedenti magis sua- 
det (pam longe differat nostra L. Schottii a L. lanceolata) in liac 
stipes brevis nec arboreus vix squamuìosus ; rachìdcs semipedales 
tantum , lineares , undique glabervimae ; froncles lanceolatae circa 
medium vix polite, latae ; liaec omnia praeter d'uTerentias superius 
allatas. 

crani. 

4- L. chilensis/ Kaulf. Videtur diversa ? Berter. in sched. ( In 
fruticetis et sylvis collium ins. luan-Fernandez ). Diagnosis Spr. 
syst. IV. p. 65. n. 38. ex Kaulf. nimis brevis ut comparationis ope 
quid certi asserere possim de affinitate L. chilensis, quam non vidi, 
cum pianta Berteri ; observo tamen liane exhibere pinnas frondis 
sterilis equidem late lanceolatas sed sub falcatas omnesque eandem 
directionem habentes nec injìmas defleocas , margine repando-dentatas 
nec apice tantum denticulatas. 



PLANTAE RARI0RES ETC. 



NOTHOLAENA. 



R. Br. Prodv. ed. i. p. r. Notochlaena Spr. sjst. n. Zi^o. 
Acrostichi et Pteridis spec. alior. 
( Filices verae Spr. Polypodiaceae nudae Bartl. ord. nat. p. 18). 

Genus hoc a celeberrimo R. Br. artificialiter omnimodo statu- 
tum fuit prò nonnullis Pteridis et Acrostichi stirpibus Soros mar* 
ginales continuos vel interruptos , nec amorphos totam frondis pa- 
ginam inferiorem tegentes vel per ejus partem sparsos gerentibus. 
Quidquid sit circa eius valorem, certi est ci. Berterum pulchellam 
invenisse stirpem in rupestribus maritimis P alparaiso vulgo Dora- 
dilla appellatam , quae exhibet characleres genericos a R. Br. No- 
tliolaenae tributis , sed differt ab omnibus speciebus Brownianis , 
nec non a ceteris ad eam a ci. Spr. amandatis. Retento igitur prò 
eadem nomine vulgari, maxime quod piantana medicatam esse tradat 
Berterus in scheda , desmptione et icone ipsam illustranclam op- 
portunum duxi. 

cxxxviii. 

N. Doradilla Nob. « Stipite fusco-squamoso , rachide frondi- 
» busque undique floccoso-lanatis 2-pinnatis ovalo-lanceolatis mulli- 
» iugis , fertilibus maioribus lana rufa , sterilibus minoribus lana 
» sulphure'a, pinnis omnibus allernis lanceolato-linearibus paten- 
» tiusculls apice circinnato-revolutis 7-9-iugis, pinnulis linearibus 
» patenlissimis pinnatisectis } segmentis ovato-rotuudatis minimis P 
» soris setis longis interstinctis ». Nob. Tab. LXXIII. 



AB A. COLLA 



47 



Descriptio. 

Stipes sub-rotundus, squamis linearibus nilitìis fuscis obduclus 
pollicis crassitie, plures frondes approximatas emiltens. Rachis leres, 
erecta, diam. 'I, lin. , undique uti ceterae partes plàntae densa lana 
in floccos parvulos tecta; lana ista aetate fit evanida, ita ut rachis 
versus basirà et pinnae inferiores fere glabrae evadant ; est autem 
constanter in frondibus Fertilibus, quae paulo longiores et laiiores , 
fusco-ferruginea, in slerilibus prorsus sulphurea , quod stirpi sin- 
gularem faciera tribuit, Frondes ovato-lanceolatae , longit. fere 
pedali , latit. circa medium 2-pollic. , 2-pinnatae , 20-25-iugae. 
Pinnae omnes alternae , inferiores semi-poli, circiter ab una ad 
alteram distantes , superiores gradalim magis approximatae , lan- 
ceolato-lineares , mediae i -poli, longae 3-lin. latae , inferiores et 
superiores sensim minores , patentiusculae , apice circinnatim plus 
minus revolutae , raro ( adultiores ) omnino expansae (i) profun- 
dissi'me pinnati-sectae . segmentis sub-orbiculatis diam. vix lin. , 
superne minus fioccosi quam ceterae partes ita ut laminae color 
viridis hinc inde adpareat , margine sub-rcvolutis, ibique subtus so- 
riferis. Sori minutissimi, sub-continui globulosi, superne dehiscentes, 
indusio vero destituiti, nisi prò ilio accipias tenuissimos pilos quibus 
lateribus sori ipsi obducuntur ; hasce fructificationis notas tribuit 
ci. R. Br. suo generi Notholaenae. 



(i) Generatili] Filices omnes frondes gerunt per foliationern circinnatim convolutas sed 
hae cito explicantur, quod in hac spccies observatur tantummodo et raro in frondibus 
adultioribus. 



48 



/ 

PLANTAE RARIORES ETC. 



POLYPODIUM. 

Sw. sjn. Filic. p. 3. Spr. sjst. n. 3243. Lam. ili. t. 866. excl.f. a. 

( Filices verae Spr. 
Polypodiaceae nudae Bartl. ord. nat. p. 18 ). 

Inter Filices nullum forsan Linnaeanum genus maiores subiit 
mutationes quam Poljpodium , a quo primum diremptae fuerunt 
species omnes indusiatàe , subinde inter istas , praésertim ex in- 
dimi structura , complurimà alia genera fere omnia omnino arti- 
ficialia statuerunt recentiores Botanici. Nihilominus solertissimus W. 
qui iam celeberrimi Sw. divisiones amplexus erat , i56. Poljpodii 
stirpes adhuc enumerabat ; modo a Spr. ad 2i5 protractas ; quis- 
que igitur percipit quanta difficultas occurrat in ipsarum recta de- 
terminatione. Maxima harum slirpium pars in Indiis occidentalibus 
luxuriat, praésertim in regionibus Peruvianis et Brasiliensibus, inter 
quas plures forsan in Chilensibus etiam reperiri debent ; attamen 
quatuor tantum speciatim ibi crescere monet Spr. se. P. tiilobum 
Cav. , P. pruinatum Sw. , P. spectabile Kaulf. et P. rugulosum 
Labill. Hisce addendae sunt sequentes prorsus novae a Bertero 
comparata e. 

CXXXIX. 

i . P. alte scandens Nob. P. tenellum Forst. ? Videtur diversum 
ari n. sp. Berter. in schecl. ( Ad arborum truncos in sylvis ins. 
Iuan-Fernandez). « P. stipite alte scandente nigricante squamoso, 
» rachide tereti glanduloso-pilosa , frondibus late lanceolatis elon- 
» gatis pinnatis multiiugis , pinnis alteruis sub-sessilibus approxi- 
» matis ovato-lanceolatis glabris obtusis serratis basi cuneato-trun- 
» cata superne in auriculam producta, soris globulosis ad apicem 
» venularum solitariis ». Nob. 



AB A. COLLA 49 

Obs. Cauclex altissime scanclens sec. Berter. in scheda , uncìe 
nomen meum specifìcum , non taraen radicans secl tantum truncis 
arctissime adhaerens, viti patet ex eorum epidermidis parte lacera 
qua imo latere specimina mea tenaciter obsita adparent , teres , 
diam. i-lin. Rachis teres diam. '| 4 lin. tenuissimis pilis apice glan- 
duliferis conspersa ; frondes longit. 2-palmari latit. p'ollicari, 2o-3o- 
iugae; pinnae patentiusculae fere semipollicares 2-3 -Un. latae utrin- 
que saturate virides glabrae excepta costa media subtus 11 ti rachis 
glanduloso-pilosa , venis transversalibus simplicibus raro bifurcis ; 
sorì minimi; capsulae paucae (10-20 in unoquoque acervnlo ) , 
minutissimae , globosae , lucidae , longitudinaliter ex ulroque latere 
dehiscentes. Differt a P. tenello Forst., cui proximum dixit Berterus, 
pinnis sub-sessilibus nec petiolatis , appvoximatis non remotis , 
ovato- non lineari- lanceolatis , obtusis nec acuminatis , evidenter 
serratis nec repando-crenatis , caudice equidem scandente sed neu- 
tiquam radicante. 

2. P. inaequalifolium Nob. P. . . . an nov. sp.? Berter. in sched. 
( In sylvis umbrosis collium ins. luan-Fernandez ). « P. rachide 
» angulosa pilosa sub-squamosa; frondibus amplissimis 2-pinnatis 
» multiiugis ; pinnis alternis remotis OYato-lanceolatis elongatis , 
« dexteris inferioribus duplo triplove sinistris minoribus , superio- 
» ribus sub-aequalibus ; pinnulis sessilibus lineari-lanceolatis pro- 
» funde pinnati-sectis ; segmentis ovato-oblongis sub-falcatis basi 
» valde dilatatis superne glabris subtus margineque ciliatis; soris 
» globosis ad apicem venularum solitariis demum sub-confluen- 
» tibus ». Nob. 

Obs. Stipes deest in specimine. Rachis inferne inaequaliter an- 
gulosa subinde externe convexa superne canaliculata , pilis longius- 
culis simplicibus adspersa squamulis paucis intermixtis; frondes 2- 
pedales et ultra, latit. spithamaea, io-i5-iugae;/?/«««e patentiusculae, 
Tom. xxxix. G 



ì 



5o PLANTAE RARI0RES ETC. 

inferiores ultra pollicem al) una ad alterarci distantes liinc gradatim 
magis approximatae , longit. spitharaaea , latit. 2-pollicari , 20-3o- 
iugae, inferiores ad dexteram rachidis constanter duplo triplove an- 
gustiores et breviores quara sinislrae , unde habitus particularis 
huiusce stirpis ex quo nomen specifìcum desuntisi; pinnulae longit. 
pollicari latit. 2-3-lin. segmenta i-lin. longa '\ 2 lata , venis tenuis- 
simis oculis nudis fere inconspicuis ; sori diam. Panici miliacei ; 
capsulae ut in priori sed numerosissimae ita ut maturilate sori fere 
confluentes evadant. 

CXiLI. 

3. P. confluens Nob. non R. Br. . . P. ? Berter. in sclied. ( Col- 
colen Chili ). « P. rachide lineari laevi glaberrima itine superne 
» canaliculata, frondibus lineari-lanceolatis pinnatis naultiiugis, pinnis 
» oppositis erectiusculis oblongis venosis profunde pinnatisectis , 
» segmentis ovato-oblongis obtusis sub-tomentosis, soris confluenti- 
» bus lotam paginam inferiorem tegentibus ». 

Slipcs deest in specimine ; racliis fere filiforriris , nitida , ru- 
bella , medio circi-ter tractu nuda laevis, a primis pinnis ad apicem 
canaliculata ; frondes longitudine spithamaea, latit. semipollicari , 
i5-2o-iugae; pinnae longit. 4"5-liu. , latit. vix 2-lin., infinti ae i -poli, 
fere ab una ad alteranti distantes , superiores gradatim magis ap- 
proximatae ; segmenta vix i-lin. longa '| a lata, parum concava, su- 
perne viridia sub-tomentosa, inferne soris minutissimis ac confluen- 
tissimis setis tenuissimis intermixtis omnino obsita. P. conjluens R. 
Br. Prodr. ed. 2. p. 2 nunc pertinet ad genus Niphaboli Kaulf. 
€t a pianta Berteri habitu etiam se. fronde simplici toto caelo di- 
veititur. An ob pilorum praesentiam in ter soros stirps nostra ad 
laudatum Kaulf. genus amandanda ? Sed in hoc sori terminales } 
in nostra sparsi etsi confluentes. Ceterum genus illud ex diagnosi 
mihi prorsus artificiale videtur et forsan melius reiiciendum. 



AB A. COLLA 



5l 



4- P- interine dium Nob. P. californicwn Kaulf. ? Jidetur di- 
versimi Berter. in sclicd. (Ins. luan-Fernandez). « P. stipite squa- 
» muloso ; rachide tereti gl ab erri ma superne sub-alata ; frondibus 
» late ovatis piunatis 5-7-iugis; pinnis oppositis basi decurrentibus 
» lanceolatis crenulatis acutis , inferioribus remotiusculis , infìmis 
» saepe basi esteriori aurieulatis, su rumi s conflucntibus ; soris sub- 
» globosis solitarils int'er venularinn ramos auastomosantes ». Nob. 
Tab. LXXIV. 

Obs. Stirps speciosa; stipes , monente Vertero in scheda, arcte 
truncis arboruni adhaerens paleaceo-squamulosus, squamulis crispis 
rubellis glabris ; rachis diain. vix i-linea medio fere tractu nuda, 
bine ob pinnarnm deourrentiam anguste alata ; frondes longit. semi- 
pedali , latit. circa medium fere dodraniali ; pinnae patentes longit. 
2-poIlic. , latit. 3-4-bn. , utrinque glaberrunae, venis transversalibus 
prominulis ramosis , ramis irreguìarher anasiomosantibus Soros Pa- 
nici miliacei magnitudine fere dupla ambientibus ; capsulae nume- 
rosissimae. Medium tenere videlur inter P. californicwn Kaulf. et 
alatimi L. ; ad primum magss accedit sororum disposinone, sed 
dille rt fronde pinnata potius quam pinnatifida. , pinnis acutis nec 
oblusis , crenatis nec argute serratisi ad alterimi rachide sub-alata 
sed in pinnis superioribus tantum non ad basini stipitis usque, ala 
nuda nec sorifera. 

CiXLHI. 

5. P. californico proximum. Ita in scheda Berteli ( Ad arbo- 
rum truncos in sylvis densis coli inni loco dicto las Tablas prope 
Valparaiso ). DilFert a priori, cum quo habitu quadrai, frondibus 
i-Z-iugis tantum , soris oblongis , venulis valde tenuioribus oculis 
nudis fere ìnvisibilibus nec tam anastomosantibus; et a californico 



52 PLANTAE RARIORES ETC. 

recedit iisdem notis circa P. intermedium nostrum allatis , cuius 
probabilius varietas. 



CXLIV 

6. P. peltatum Cav. ? an revera? Berter. in sched. ( In arborum 
truncis ins. Iuan-Fernandez ). Ex brevi Cav. deseriptione in prael. 
1801. n. 597 pianta a Bertero reperta mihi non videtur diversa. 

OPHIOGLOSSUM. 

Limi. gerì, ed. Schreb. n. 1621. excl. paucis stiipibus. 
Spr. sjst. n. 32i8. Lam. ili. t. 864. 
( Ophioglosseae R. Br. Prodr. ed. 1. p i63 , ed. 2. p. 19. 
Spr. sjst. IV. p. 4- Parti, ord. nat. p. 19. Stachyopteridearum 
pars W- sp. V. p. XLV. ). 

Inter 12 liuiusce generis stirpes per orbem sparsas nulla enu- 
merabatur a Spr. syst. IV. p. 22 ex regionibus chilensibus ; se- 
quentem misit Berterus a ci. Mieus O. stipatimi appellatam , sed 
cuna dubitationis signo , nulla alia addita indicatione , nisi patriae^ 
se. pascua declivia humidiuscula Valparaiso. Miersii opus mihi igno- 
turn nec ullum huiusce Àucloris in nostris Bibliothecis possidemus; 
ne igitur novae stirpis vobis lateant characteres , de illa deseriptio- 
ne m et iconem praebere censui , etsi forsan ( quod ignoro ) jam 
fuerit ab Anglicis Botanicis illustrata. 

O. stipatimi Miers? « O. rhizomate stipitiformi squamoso, spica 
» caulina longissime pedunculata , fronde ovata basi in petiolum 
» attenuata integerrima laxe reticulata ». Nob. Tab. LXXV. f. r. 



AB A. COLLA 



53 



Descriptio. 

Piantala vix palmaris undique glaberrima. Rhizoma stipitiforme 
(ex quo forsan nomen specificum ) , orbiculatum , diam. baccae 
Cerasi communis , radicibus fibrosi s squamulisque obductum , cau- 
liculos 1-2 raro plures superne emittens. Singulus càuliculus li- 
nearis , erectus , compressiusculus , sub-diaphamis , panilo supra 
basim monophyllus. Folium seu frons solitaria, ovaia, longit. cuna 
petiolo vix semipollic, latit. circa medium unguiculari, integerrima, 
obtusa , basi in petiolum secus cau'liculum brevi tractu decuvrentem 
attenuata. Spica solitaria ad apicem cauliculi seu pedunculi, simplex, 
ovato-lanceolata, longit. 2-3-lin. , latit. circa medium vix i-lin. , 
10-12 articulata. Fructificatio generis. 

Obs. Praeter notam essentialem in rhizomate, qua Miersiì pianta 
videtur differire a ceteris Ophioglossi stirpibus , paulo ipsa notis 
superius allatis recedi t ab illis spicam caulinam gerentibus ; mngis 
affinis videtur nostro O. vulgato, sed statura nudique duplo minori, 
frondeque laxe nec arde reticulata illieo distinguitur. 

NOTARISIA. 
Colla ( Geuus Lycopodineis ajjlne ). 

Cryptogamam singidarem prorsus legit Berterus ad saxa locis 
udis secus rivulos in montibus ins. luan-Fernandez , illamque misit 
cum sola indicatione sequenti = Genus Ljcopodeum /orlasse no- 
vum. = Habitu, nerba et fructificatione re ai ori qua licuit diligentia 
perpensis , novum revera genus ipsam constituere arbitror , ìucìens 
inter Muscos facie , Poljpodiaceas fructificationis situ , et Ljcopo- 
dineas fructificationis organis. 



PLANTAE RAIU0RES ETC 



Descriptio. 

Stipes ad telluris superficiem repens , parvulus, nigrescens, ra- 
diculas innuineras creberrimas tenuissinias diam. 'K capili, et sic 
oculis nudis fere inconspicuas einittens ; e stipite exsurgunt cauli- 
culi plurimi, inter se se approximati, caespitem formantes, lineares, 
longit. palmari , latit. vix '| 2 lin. , alti eredi , ali i adsurgcntes vel 
decumbentes , saepius simplices , interdum sed rarissime basi sub- 
ramosi , compressiusculi , leviter ac irregulariter angulati , iati tota 
pianta glaberrimi, interdum a basi ad apicem foliosi , modo longo 
tradii nudi vel rudimentis foliorum ( Ampliigastriaì Ehrh. ) fere 
ut in lungermaniis distichis adspersi. Folia sessiìia, saepius oppo- 
sita , mine alterna , mine sparsa , inferiora panini remotiuscula , 
subinde gradatimi magis approximata, versus apicem cauliculi sub- 
fasciculata , lanceolato-ovata , i -lin. vel ultra longa , 'j^lata, acuta, 
sub-integerrima se. denticulis argutis minutissiinis lente tantum con- 
spicuis margine leviter et creberrime incisa , plana vel ( inferiora 
praesertim) parimi undulata, pallide vi ri di a , sub- di api) an a , avenia. 
Fructijìcatio versus apicem cauliculorum ubi folia faseiculaia adpa- 
rent , se. capsulae sparsae , uniform.es , saepius foliorum paginae 
inferiori rarius axillis vel etiam cauliculo àdfìxae, minutissimae, sub 
vitro brevissime stipitatae, globosae, nuda e, pellucidae, i-loculares, 
apice dehiscentes pulvere farinaceo replelae. 

Obs. Facìe accedit ad He paticas folio sas sed cauliculo vasculari 
nec simp liei ter cellulario , ac fructift 'catione statim distinguitur : 
fructificationis siili quandam affinitatem liabet rum Poi) podiaceis" ', 
sed habitu et sororum defectu valde recedit; maiorem exhibet ana- 
logiam cura Ljcopodineis habitu praesertim inspedo et eapsulis 
sparsis nudis solitariis , sed differt eapsulis ipsis stipitalis nec ses- 
silibus , saepius frortdi insidentibus , numquam in spicas confertis, 
constanter i-locularibus. 

Genus nostrum iamquam Musei s affine dicavi clariss. Iosepho 



ab a. colla 55 

De-Notariis qui ex imiti m opus Muscorum in agro Mediolanensi na- 
scentium una cura ci. D. Josepho Balsamo publici iuris fecit, qui- 
que nunc, favente sollertissimo socio nostro Profess. Géné, R. Musaei 
Historiae Naturalis ordinationi merito praestat. Grates hic etiam ipsi 
reddere gaudeo prò consiliis suis in determinaiidis Muscis indigenis, 
quos in Hei'bario Pedemontano mox editurus sum. 

Charact. essentialis genericus. 

(( Capsulae sparsae uniformes stipitatae globosae nudae solitariae 
» r-loculares apice dehiscentes pulvere farinaceo repletae ». 
Obs. Species modo unica. 

CXLYI. 

N. Ijcopodioides Nob. « Stipite caespitoso , cauliculis linearibus 
» sub-erectis compressiusctdis simpliciusculis glaberrimis, foliis ses- 
» silibus sub-sparsis lanceolato-ovatis acutis sub-integerrimis aveniis 
» superioribus sub-fasciculatis , capsulis versus apicem cauliculorum 
» foliis subtus axillisve vel caulicuio insidentibus ». Nob. Tab. LXXV. 
£ 2. 




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5? 

NOUVELLES RECHERCHES 



sun 

LE POUVOIR NEUTRALISANT DE QUELQUES CORPS SIMPLES 



PAR LE CHEVALIER AVOGADRO 



Lu à la séance du i3 dècembre i835. 



Dans mori Mémoire sur les pouvoirs neulralisans de différens 
corps simples , déduits de leurs proportions en poids dans les 
composés neutres qui en sont forme's , lu à l'Académie le 7 dé- 
cembre 1828, et publié dans le Tome 34 de ses Mémoires, j'ai 
cherche à déterminer les pouvoirs neulralisans du carbone, de l'hy- 
drogène et de l'azote, c'est-à-dire les de'grès de la qualité électro- 
positive, ou électro-négative, corame on s'exprime ordinairement, dont 
ces corps jouissent dans les combinaisons. J'ai pris pour unite de ces 
pouvoirs le pouvoir neutralisant acide, ou la force électro-négative 
de l'oxigène, et je les ai évalue's d'après les proportions en poids 
de ces quatre corps dans les compose's qui jouissent de la neutra- 
lité apparente, c'est-à-dire qui n'exercent aucune action ni acide , 
ni alcaline sur les couleurs vége'tales bleues qui servent de reactif 
pour cet objet. J'ai suivi dans cette recherche les principes que 
j'avais établis anterieurement dans un Mémoire publié dans le 
Tom. xxxix. II 



-58 jxouveli.es recherches etc. 

Tome 28 de l'Àcadémie , et j'y ai einployé les diiférens composés 
neiures, alors le mieux connus, ou ces substances enlrent ou toutes 
guatre ensemble ; ou au nombre seulement de deux ou trois , en 
combinant par la rnéthode des moindres carre's loutes les équations 
fournies par ces differens composés , et en tirant de l'élimination 
entre les trois équations défhiitivcs résullant de cette rnéthode les 
valeurs des trois inconnues qu'il s'agissait de de'terminer. 

Depuis six ans que mon Mémoire citò a élé puhlié, aucun chi- 
miste ne s'est occupò du genre de recherches qui en fait l'objet. 
La marche que j'y ai suivie me semble cependant offrir le seul 
moyen de détei-miner nume'riquement le degré d'une qualité de 
laquelle dépend essentiellement le ròle que les diffe'rentes substances 
jouent dans Ics combinaisons , et par rapport à laquelle 011 s'est 
borné jusqu'ici à e'tablir d'une manière vague et incomplète l'ordre 
qu'elles paraissent prcsenter entre elles. J'ai donc cru devoir y 
revenir moi-mème , à fin d'etendre , et de rectifier les résultats 
que j'en avais obtenus. 

En supposant exactes les valeurs des pouvoirs neutralisans que 
j'avals trouvécs- pour le carbone, l'hydrogène et l'azote, il n'aurait 
plus fallii , pour déterminer les pouvoirs neutralisans des aulres 
substances simples, que subsiituer ces valeurs , considérées main- 
tenant corame des quantités connues , dans les équations analogues 
qui auraient été fournies par les composés jouissant de la neutralité 
apparente , et dans lesquelles les substances dont je viens de parler 
entrent en combinaison avec ime de ces autres substances , et en 
de'duire les valeurs qu'elles auraient données pour les pouvoirs neu- 
tralisans de chacune de ces dernières. 

C'est ce que je me proposais d'abord eie faire dans le présent 
Mémoire : mais avant d'employer à cct usage les valeurs des pou- 
voirs neutralisans du carbone, de l'hydrogène et de l'azote , que 
j'avais adoptées dans le Mémoire cité , j'ai cru devoir revenir sur 
leur détermination par la considération d'un plus grand nombre 
de composés que je 11'y en avais employé ; les travaux l'écens des 



PAR LE CHEVALIER ÀV0GADR0 OC) 

clihnistes publiés depuis l'epoque ci ice , et par lesquels plusieurs 
composés nouveaux de ces trois -subslances et d'oxigène ont été 
déeouverts , et la coinposition de plusieurs autres plus exactement 
détenninée qu'elle ne l'avait été presqu'alovs , m'en fournissait le 
moyen , et je ne devais pas negliger d'en tircr parti pcrar ìa de- 
terminati 011 plus exacte des valeurs de ces éléinens , que je devais 
en suite faire servir de base à la délermination des pouvoirs neu- 
tralisans des autres corps siraples. 

L'exécution de ce desscin a fait voir qu'en effet le n ombre de 
24 composés que j'avais employés à celle recliercbe , daus le Mé- 
moire cité, et dont j'avais été obligé encore d'écarter quelques uns, 
comme conduisant à des résultals trop éloignés de ceux fournis par 
leur ensemble , n'était pas suffisant pour en oblemr l'esactitude 
convenable. En en employant mainlenaiit un n ombre plus que triple, 
j'ai été conduit à des résultats , qui garden! bien entre eux le 
méme ordre que ceux que j'avais trouvés , mais qui en diflèrent 
considérablement quant à la valeur absolue. Le nombre de com- 
posés précedeinment employés n'était pas tei qu'en en srppri- 
mant un ou plusieurs, surtout de ceux qui ofìVaient le plus de 
dispari té , il n'en resultai pas des difierences plus ou moins con- 
sidérables dans les valeurs fournies par l'ensemble de tous ; les 
nouvelles valeurs auxquelles je suis parvenu par la réunion de tous 
les composés , dont j'ai maintenant fait usage, soutiennent sa con- 
traire celte épreuve avec tonte la constance dcsirable , et j'ai tout 
lieu de croire qu'elles sont aussi rapprocbées du vrai , qu'on peut 
espérer de les obtenir dans l'état acluel de nos connaissances. J'ai 
cru en conséquence pouvoir les faire servir de base, dans ce Mé- 
moii^e mème , à la détermination des pouvoirs neutralisans de deux 
autres substances simplcs qui jouent un grand ròle dans les com- 
positions chimiques , le clilore et le soufre , en les faisant enlrer 
dans les composés connus, que les quatre élémens dont j'ai parie 
peuvent former avec ces deux nouveaux corps. 

Je vais exooser successivement dans deux sections dislincles la 



1 



6o NOUVELLES RECHERCHES ETC. 

marche que j'ai suivie, et les re'sultals que j'ai obtenu re'lativement 
à ces deux parties de mes recherches ; et j'ajouterai dans une 3. e 
section quelques conside'rations genérales sur les appHcations dont 
ces résultats sont susceptibles à la théorie des combinaisons chimiques. 

Dans le cours de ce Mémoire je n'ai fait que recueillir et era- 
ployer relativement à mori objet les travaux des chimistes les plus 
distingués sur la composition du grand npmbre de corps que j'ai 
dù y considérer. Les progrès ulterieurs de la cliiraie pourront sans 
doute indiquer quelques modiflcations et correclions à y faire; mais 
ces modiflcations n'auront probablement que peu d'influence sur les 
résultats finaux fonclcs sur leur ensemble. Ceux auxquels je me suis 
arrèté pourront ne'anmoins e tre rendus plus exacts, et cetie reclierche 
pourra s'étendre à d'autres corps sirnples, que ceux dont je me 
suis occupé , à mesure que la chimie nous fournira des connais- 
sances plus précises, et plus étendues sur la composition des corps. 
J'aurai pù méme dès-à-pre'sent y employer plusieurs données nou- 
velles , que des travaux très-récens nous ont fournies ; mais j'ai 
évité de le faire ; ne voulant m'appuyer que sur les faits qui ont 
de'jà recu l'assentiment general des chimistes. Au reste il serait à 
désirer , sous le point de vue qui nous occupe , que les chimistes 
portassent dorénavant plus d'attentiou à signaler les compose's qui 
jouissent de la neulralité apparente , c'est-à-dire qui, à l'e'tat de 
solution aqueuse ou aleoolique, sont sans action sur les couleurs qui 
servent de re'actifs à cet égard , puisque c'est sur la composition 
des corps qui sont dans ce cas que sont fondées les e'quations propres 
à déterminer les pouvoirs neutralisans de leurs composans. 




4 



FAR LE CHEVALIER AVOG ADIVO 



6l 



PREMIÈRE SECTION 

Détermination des pouvoirs neutralisans da carbone, de fazote, 
et de Vhjdrogène , eri prenant pour unite le pouvoir neutvalìsant 
acide de Voxigène. 

On se rappelera que d'après les principes que j'ai établis dans 
mes Mémoires précédens , si a, b, c, etc. désignent les quanlités 
eri poids des composans qui éntrent dans un compose neutre, en 
prenant pour unite le poids total de celui-ci , et p, q y r, etc. les 
pouvoirs neutralisans respectifs de ces composans pris avec leur 
signe négatif ou positif , selon que ce pouvoir est acide ou alcalin, 
et exprimés dans une unite commune, on aura en general l'équation 

ap-\-bq-^-cr-i-etc.=:o . 

J'ai choisi pour unite commune des pouvoirs neutralisans le 
pouvoir acide ou négatif de l'oxigène , en sorte que ce dernier 
pouvoir doit ètre représenté, dans les équations de ce genre rela- 
tives aux differens composés , par — i . Si les corps que nous 
appelons neutres dans le langage ordinarne , parcequ'ils n'exercent 
aucune re'action , ni acide , ni alcaline sur les couleurs d'épreuve 3 
étaient rigoureusement tels , il suffirait , pour determiner à la fois 
les pouvoirs neutralisans d'un nombre quelconque de substances 
simples autres que l'oxigène , de combiner , par le procède ordi- 
narne de rélimination, les équations de ce genre fournies par autant 
de composés renfermant ces substances et de l'oxigène , en y conside- 
rant ces pouvoirs corame des inconnues. Mais la neutralilé apparente 
peut ètre , comme je l'ai fait remarquer, un état plus ou moins 
éloigné de la neutralité vrcde , par l'influence des masses des atomes, 
qui ne permet aux corps que de se combiner en des proportions 



62 nouvell.es rectierches etc, 

déterminées, dont la plus voisine à celle qui dormerait la neutralité 
vraie, doit en general présenter cette neutralité apparente. C'est ce 
qui oblige d'employer à eeite détcrmination un plus grand noinbre 
de .'composés que de substàncès dont 011 veut délerminer les 
pouvoirs neutralisans , et mèmè le plus grand nombre possible 
de composés, tous formés des mémes subslances en diffe'rentes 
proportions , et de les combincr par la mélliode des moindres 
carres , à fin que l'influence dont il s'agit , qui doit s'exercer 
tantót dans un sens , tantót dans l'autre , et qui peut étre consi- 
de'rée comme une cause d'erreur dans cliaque determination parti- 
culière , y devienne sensiblement nulle. 

C'est en suivant cette marche que je me propose encore ici de 
de'terminer les pouvoirs neutralisans du carbone, de Thydrogene a 
et de l'azote , relativement au pouvoir négatif de l'oxigène pris pour 
unite , en faisant usage des equations tirées des composés formés 
de ces corps, et jouissant de la neutralité apparente , cornine je 
l'avais déjà fait dans mon Ménioire cité plus haut , mais en em- 
ployant un plus grand nombre de composés que je ne l'avait fait alors. 

Je vais donner l'indicaiion de ces differens composés , en par- 
courani d'abord séparément ceux qui ne contiennent que du car- 
bone , et de riiydrogène avec l'oxigène, et ensuite ceux où l'azote 
s'ajoute à ces trois élémens. 

Les composés de carbone, d'hydrogène et d'oxigène dont j'avais 
fait usage pour cet objet dans mon Mémoire cilé étaient au nombre 
de sept , l'eau , le sucre, l'alcool, l'éther ordinaire, l'éther acétique, 
l'éther betizoi'que et l'élher oxalique. Je revicndrai un moment sur 
les equations que ces composés m'avaient fournies , pour y faire 
quelque lcgèrc modifìcalion. 

La composition de l'eau est bien connue depuis long temps ; je 
crois seulement devoir l'employer ici exaetement ielle quelle résulte 
de l'évaluation des atomes de l'oxigène et de lliydrogène de 
Berzelius , savoir avec 4 décimales, o,88go oxlgène et 0,1 1 10 hy- 
drogène. Ainsi en appelant II le pouvoir neutralisant inconnu de 



63 

suppose — i , ce 

o, m// — 0,889=0 . 

Pour le sucre j'avais admis , selon l'analyse clu sucre de canne 
de M. r Gay-Lussac, i at. de carbone, 1 d'oxigène et 2 d'hycko- 
gène , en prenant les atomes à la manière de Berzeeius , comme 
je le ferai généralement dans ce Mémoire pour éviter tonte ambi- 
guite'. Il parait assez bien e'tabli maintenant que le sucre de canne 
cristallisé , et tei qu'on peut l'obtenir sans le combiner avec une 
base, est forme de 12 at. de carbone, 11 d'oxigène et 22 d'hy- 
drogène , et qu'il perd un atome d'eau en se combinant avec les 
bases , de manière à se rèduire alors à la composition de 12 at. 
de carbone , eo oxigène , et 20 hydrogène , ou plus sirrìplement 
6 carbone, 5 oxigène, et 10 hydrogène; la composition plus com- 
pliquèe que Berzeeius avait admise pour ce sucre anhydre , 12 
carbone, 10 oxigène, 21 hydrogène', ne se trouvant pas confirmée 
par les derniers travati x des chimistes. C'est dans le premier etat 
de composition de 12 carbone , 11 oxigène et 22 hydrogène, que 
nous considérerons ici le sucre , puisque c'est réelìement dans cet 
e'tat que nous en constatons la neutralite apparente par les reactifs. 
La composition en poids qui y répond est, d'après les évaluations 
des atomes de Berzelius 0,425*7 carbone , o,5io5 oxigène, o,o638 
hydrogène. En retenant donc H pour designer le pouvoir netitra- 
lisant de l'hydrogène , et désignant par C célù'i du carbone, on a 
pour ce compose l'équation 

o, /pS^. C-r- o ; o638.// — o,5io5 = o . 

La composition bien connue de l'alcool 1 at. oxigène , 2 car- 
bone , 6 hydrogène donne en poids 0,5266 carbone, 0,1290 hy- 
drogène , 0,3444 oxigène , d'où Fon a l'équation 



PAR LE CIIEVALTER AYOGADRO 

rhydrogène , tandis que celui de l'oxigène est 
compose nous fournit l'équation 



64 



NOUVELLES RECHERCHES ETC. 

o, 5266. C-+- o, 1290. H — o,3444 = > 



fort peu differente de celle que j'avais admise dans mon pre'cédent 
Me'moire , d'après les évaluations des atomes que j'y avais suivies. 

La composition de l'ether or din aire 1 at. d'oxigène, 4 carbone, 
10 hydrogène donne en poids carbone o,653i , liydrogène 0,1 333, 
oxigène 0,21 36, et par là l'e'quation 

o, 653 1 . C-\- o, 1 333 . H — o, 2 1 36= . 

Celle de l'e'ther afcétique e'tant , selon MM. rs Dumas et Boullay, 
1 at. d'oxigène, 2 carbone, 4 hydrogène' donne en poids carbone 
o,55o3 , hydrogène 0,0898 , oxigène 0,3599 , et par là l'équation 

o,55o3 . C-+- 0,0898.// — 0,3599 = . 

La composition de l'ether benzoi'que , que j'avais supposée dans 
le Mémoire cité , doit è tre un peu modifìe'e d'après les travaux 
récens de Liebig et Wòhler sur l'acide benzoi'que. La composition 
atomique de cet acide à l'état anhydre est C"'H' O ì au lieu de 
C 5 // ,2 3 ou C s H'0 qu'avait trouvé M. r Berzelius ; et l'éther 
benzoi'que étant forme d'un atome de cet acide, et un atome d'éther 
ordinane C k H l0 , cela fait en tout C ,s H xo O', ou plus simplement 
C 9 H lo O*, au lieu de C">IP i O l > que j'avais admis ; et je trouve 
que cela donne en poids , carbone 0,7239 , hydrogène 0,0657 » 
oxigène 0,2104 > d'où A on a l'équation 

0,7239.^-4-0, 0657 .H — 0,2104 = . 

Il n'y a rien à changer à la composition atomique de l'ether 
oxalique que j'avais admise C^H'O 1 ; sa composition en poids, 



PAR LE CHEVAUER AVOGADRO 65 

calculee par les atomes de Berzeltus est carbone 0,4980, hydrogène 
0,0677 > oxigène o,4343 , ce qui donne l'équation 

0,4980. C-+-o, 0677.// — o,4343 = o . 

Je vais maintenant ajouter à ces 7 composés quelques autres 
substances formées des mémes corps , carbone, hydrogène , et oxi- 
gène, dans des proportions qui paralssent aujourd'hui bien constatées, 
et qui jouissent également de la neutralité apparente. 

Je ne comprendrai pas dans ces substances les diiiérenles espèces 
de sucre et de gomme , sur lesquelles à la vérité on a beaucoup 
travaillé depuis l'epoque de mon dernier Mémoire , mais dont la 
composition réelle , d'ailleurs peu differente de Fune à l'àulre , et 
de celles du sucre de canne , ne me parait pas encore délivrée de 
toute incertitude. 

Je crois au contraire pouvoir prendre en considération quelques 
substances élhérées parliculières , dont la composition a eté déler- 
mine'e dans ces derniers temps. Tel est d'abord l'esprit pyro-acé- 
tique qu'on a désigné recemment par le nona d'acetone , et qui 
selon l'analyse de Liebig , confirmée aussi par Dumas , est forme 
de 3 at. de carbone , 6 d'hydrogène , 1 d'oxigène. Cela donne en 
poids , carbone 0,6262 , hydrogène 0,1020, oxigène 0,2728, et 
fournit par conséquent l'équation 

0,6252. C-\- 0, 1020. Il—o, 2728= o . 

On peut encore rapporter ici l'esprit de bois ou esprit pyro-xy- 
lique , fluide semblable à l'esprit de vin , dont la neutralité appa- 
rente ne peut è tre révoquée en doute. Sa composition , selon l'ana- 
lyse que Liebig en a faite dernièrement , àurait été de 2 atomes 
de carbone , 5 d'hydrogène , et 1 oxigène ; mais MM." Dumas et 
Péligot ayant examiné de nouveau très-récemment ce compose avec 
d'autres qui y ont rapport, paraissent avoir mis hors de doute que 
Tom. xxxix. I 



66 NOUVEM.ES recherches etc. 

Liebig avait opere sur un produit impur, ou que son analyse a eté 
affectée de quelque erréur, et que la véritable composition de 
l'esprit de bois, ou bi-hydrate de methylène comme ils l'appelent, 
réduite à sa plus simple expression, est de i atome de carbone , 4 
hydrogène, i oxigène , ce qui donne en poids , carbone 0,3797 ; 
hydrogène 0,1240 , oxigène 0,4963. Ce corps nous fournit donc 
l'équation 

0,3797 .C-+-o, 1240. ZT — o,4963=o • 

Quant aux autres substances nouvelles , dont la composition se 
lie avec celle de l'esprit de bois, d'après le travail cité de Dumas 
et Péligot, et quelques autres postérieurs , je m'abstiens ici de 
ni'en servir , les données que nous en avons étant de date trop 
recente pour qu'elles puissent è tre regardées comme généralement 
adinises. 

Mais pour augmenter encore le nombre de composés de ce 
genre relativement à notre objet, on peut remarquer que les trois 
ethers composés bien caractérisés qui ne contiennent que du car- 
bone , de l'hydrogène , et de l'oxigène , savoir les ethers acétique, 
oxalique et benzoi'que peuvent étre considerés comme résultant de 
l'union d'un acide particulier , celui dont ils tirent chacun leur 
noni spéciflque, avec l'élher ordinaire ou proprement dit , qui en 
forme comme la base commune , et que dans chacun d'eux , en 
regardant l'élher ordinaire comme un corps oxidé C'H l "0 dont le 
radicai est C'U 10 , l'oxigène de l'acide présente le méme multiple 
de l'oxigène de cette base, que cela a lieu dans les sels neulres 
proprement dits à base oxidée, relativement à l'oxigène de celle-ci. 
Ainsi dans l'éther acétique 011 a C ! ' IP 3 -+- C 1 H'° O ; dans l'élher 
oxalique C yi O^C>H' 0, et dans l'éther benzoi'que C l ^H lo O i + C' H'°0, 
c'est-à-dire que dans ces éthers l'acide contieni le triple de l'oxi- 
gène de la base, cornine cela a lieu pour les acélales , les oxalates, 
et les benzoates proprement dils jouissans de la neutralité. 

Dumas et Boullay ont remarqué que le sucre de canne méme 



PAR LE CHEVALIER AVOGADRO OH 

pouvait ètre considéré couime une espèce d'élher compose , forme 
d'éther ordinaire et d'acide carbonique; en effet on a pour le sucre 
anhydre 6 C-i- i o H -i- 5 O = C x O' C'H 10 O ; or la loi indiquée 
pour le rapport atomique entre l'acide et la base se ve'rifie égale- 
ment dans la composition du sucre consideree sous ce point de vite; 
car on sait que les carbonates qu'on considère ordinairement corame 
neutres, savoir ceux où l'acide ne contient que le doublé de l'oxi- 
gène de la base ne sont pas reellemment neutres quant à leur 
réaction sur les couleurs végétales , et que les carbonates neutres 
dans ce sens sont ceux qui contiennent le doublé d'acide de ceux- 
là , et que Berzelius appelle bi-carbonates , savoir ceux dans les- 
quels l'oxigène de l'acide est quadruple de celui de la base ; et 
c'est ce qui a lieti dans le sucre , considéré corame un carbonate 
d'éther, selon la formule citée (i). 

D'après cela il est naturel de penser que tous les composés , 
dans lesquels un acide végétal quelconque se combinerait avec l'éther 



(i) J'ai déjà rcmarqué ailleurs que c'est mal-à-propos qu'on a altere la signification pri- 
mitive de la dénomination de neutre , en l'étendant à des composés qui ont une réaction 
acide , ou alcaline sur les couleurs végétales , par cela seul qu'ils ont une composition ato- 
mique analogue à celle d'autres composés qui jouissent .de la ncutralité. C'est ainsi que 
M. Berzelius en s'appuyant sur ce , que les carbonates de chaux et de baryte ordinaires 
n'exercent aucune action sur les couleurs végétales , quoiqu'ils soient un peu solubles , et 
que ceux qui contiennent le doublé d'acide ont la réaction acide, en a conclu qu'on devait 
considérer comme neutres les carbonates de potasse et de soude où l'oxigène de l'acide a le 
meme rapport à l'oxigène de la base , que dans les premiers , quoique ces carbonates aient 
la réaction alcaline, d'autant plus que cette réaction alcaline appartieni encore , selon lui, 
aux carbonates de ces alcalis qui contiennent le doublé d'acide. Mais la neutralité de ces 
dcrniers carbonates, et surtout de celui correspondant d'ammoniaque qui sont les bicarbo- 
nates de Berzelius , et auxquels rien n'empèebe de conserver ce noni sous le rapport des 
considérations simplement atomiques , me parait bien établie , abstraction faite des anomalies 
qui peuvent se présenter dans des composés si peu stables, et je pense méme qu'en ce cas 
la neutralité des carbonates des terres alcalines se trouve réellement réglée sur l'analogie de 
composition , en sorte que les bicarbonates de ces bàses , de Berzelius , se montreraient 
également neutres aux réactifs, si on pouvait les obtenir en solution sans exces d'acide 
libre , et que les carbonates ordinaires des mèmes bases ne sont empéchés d'exercer la 
réaction alcaline que par leur peu de solubilité. 



68 NOUVELLES RECIIERCHES ETC. 

ordinaire, de manière à contenir , d'après sa composilion , aulant 
■de fois l'oxigène de l'éther , que ce mème acide contieni d'oxigène 
relativement aux bases ordinaires oxidées dans les sels proprement 
dits , qui jouissent de la neutralité, seraient également neulres , et 
formeraient autant dìéthefs composés ne contenant que du cai-bone , 
de l'hydrogèné , et de l'oxigène , et de la composition desquels on 
peut déduire les pouvoirs neutralisans de ces élémens , soit que ces 
élhers aient élé effectivement formés, ou qu'il ait eie jusqu'ici im- 
possible de les obtenir; tout corame dans mon Mémoire précédent 
j'avais calculé à la fois les pouvoirs neutralisans du carbone , de 
l'hydrogèné et de l'azote dans les sels d'acides végétaux on animaux 
à base d'ammoniaque , tels qu'on peut en calculer la composilion 
d'après la capacité de saturation connue de cbacun de ces acides, 
calcul qui subsisterait egalement 7 quand mème ces sels n'auraient 
pas été réellement formés. 

Puis donc que nous avons de'jà employé pour notre objet les 
éthers composés formés de cette manière par les acides acélique , 
óxalique et benzoique , et le sucre ayant une composilion ana- 
logue par rapport à l'acide carbonique , nous pouvons en faire 
de mème pour les éthers hypothétiques qui résulteraient de l'union 
des autres acides végétaux ou hydro-carboniques connus , d'après 
la loi indiquée , avec l'éther ordinaire, quoique plusieurs d'entre eux 
n'aient pas encore été observés ou analysés (i). 

L'acide formi que, pour commencer par lui, est forme, comme 
on sait, de 2 al. carbone, 2 hydrogène, 3 oxigène, et sa capacité 
de saturation est telle que dans ses sels neutres il contient 3 fois 



(1) En considcrant ainsi l'ctlicr ordinaire , comme l'oxide d'un radicai hydro-carboniqne , 
ainsi que l'a fait M. Liebig (qui dcsigne ce radicai par le nom à. , éthyle) et cct oxide comme 
la base des éthers composés , je ne prétcnds nullement décider , sous le point de vue théo- 
rique , la question qui s'cst élévée entre les chimistes sur la manière la plus convenable de 
concevoir la composition de ces corps ; je ne me sers du principe indiqué , que comme d'un 
moyen simple d'établir le calcul de leur composition. 



PAR LE CHEVAEIER AVOGADRO Ut) 

l'oxigène de la base. Un éther fòrmi qu e compose selon la loi indiquée 
est donc repi esente pour la formule C 1 fI*O ì -+-C ! >H lo O=C (, II ,i O\ 
ou en rcduisant à plus simple expression C 3 // 6 2 , ce qui donne 
en poids carbone o,49i3 ; hydrogène 0,0802; oxigène 0,4285. 
L'éther formique existe réellement ; d'après l' ancienne analyse de 
Dqbereiner , il aurait été forme d'un atome d'acide formique et 2 
at. d'alcool; mais Berzelius a déjà remarqué que d'après les expé- 
riences de Dumas et Boullay sur les élhers composés, sa compo- 
sition doit étre telle que je viens de l'indiquer. L'équation que 
cet éther fournit pour la détermination des pouvoirs neutralisans C 
et H du carbone , et de l'hydrogène est donc 

o ; 49i3 C-+-o,o8o2/Z — 0,4285=0 . 

L'acide citrique est forme d'un nombre égal d'atomes de car- 
bone, d'hydrogène et d'oxigène, et dans les sels neutres cet acide 
contient 4 fois loxigène de la base , ce qu'on exprime ordinaire- 
ment en disant que l'atome de cet acide est C*H h O>. L'existence 
de l'éther citrique est connue ; sa composition n'a pas été détermince 
directement ; mais en la supposant conforme a la loi indiquée, elle 
doit étre représentée par la formule C 4 // 4 4 +£>Zf ,o O=C 8 // l4 O 5 , 
ce qui donne en poids carbone o,5ioi ; hydrogène 0,0728; oxi- 
gène 0,4171 , et l'équation qui en résulte pour notre objet, est 
en conséquence 

o,5ioi C-f- 0,0728^ — 0,4171 = . 

Il est maintenant reconnu par les travaux de Liebig que l'acide 
malique qu'on trouve dans les végétaux a la mème composition et 
la mème capacité de saturation que l'acide citrique, quoiqu'il jouisse 
de propriétés différentes, en sorte qu'il lui est isomérique, et ses 
sels isomériques aux citrates. Un éther malique formé selon la loi 
indiquée ne doit donc pas différer non plus de l'éther citrique 



■JO KOUVELLES RECHERCHES ETC. 

quant à la composition , et l'équation qu'on en peut tirer est la 
mème. L'existence de l'élher malique est au reste connue ; mais 
sa composition n'a pas e'té examinée directement. 

L'élher tartrique est aussi connu, quoiqu'on n'en ait pas déler- 
miné la composition. L'acide tartrique anhydre étant compose de 
4 at. de carbone , 4 hydrogène et 5 oxigène , et cet acide conte- 
nant dans les tartrates neulres cinq fois l'oxigène de la base , la 
composition de cet éther formée selon la méme loi , doit ètre 
C"WO s ^C'H ìo O=lC ì H x "0\ ou plus simplement C'HWK Cela 
donne en poids 0,4708 carbone, 0,0673 hydrogène, et 0,4619 oxi- 
gène , et par là l'équation 

0,4708 C -+-0,0673// — 0,4619 = . 

L'acide racémique ou para-tartrique ayant la méme composition , 
et la méme capacité de saturation que l'acide tartrique, Féther qui 
en serait formé ne fournit pas d'équalion differente pour la déter- 
mination des pouvoirs neutralisans de ses élémens. 

D'après la composition connue de l'acide mucique C 3 // 5 4 , et 
sa capacité de saturation , par laquelle il contient dans les mucates 
neutres huit fois l'oxigène de la base , un éther mucique serait 
formé de C 6 H lo O*-hC*H 10 0=C 1U H 10 O 9 ; la composition en poids 
en serait de 0,4272 carbone ; 0,0698 hydrogène , et o,5o3o oxi- 
gène , ce qui fournit l'équation 

0,42726^-0,0698// — o,5o3o = o . 

L'acide succinique étant formé de 4 de carbone , 4 3 hy- 
drogène et 3 d'oxigène , et contenant dans les sels neutres 3 fois 
l'oxigène de la base, la composition de l'éther succinique doit ètre 
C<>H / >O ì -i-C<If' = C*H">0< , ou plus simplement CWO*-, et 
l'existence réelle d'un éther succinique ainsi composé a été reconnue 
dernièrement par M. r Felix Darcet. La composition de cet éther 



PAR LE CHEVAL1ER AVOCADRO H l 

en poids est d'après cela, carbone o,5565; hydrogène 0,0796; oxi- 
gène 0,3639 5 e * ^ en risulte l'équation 

o, 5565 £'-1-0,0796// — o,3639 = o . 

Selon le travail récent de M. r Pelouze l'acide gallique sec, et 
non sublime , dont Braconnot a fàit remarquer le premier la dif- 
férence d'avec l'acide gallique sublime, que Berzelius regardait seul 
corame de l'acide gallique pur , et qu'on doit appeler maintenant 
acide pyrogallique , a sa composition représentée par C'H b O^ , et 
dans les gallates qu'on peut considérer corame neutres , l'acide 
contient 5 fois l'oxigène de la base; un éther gallique sei'ait forme 
d'après cela de €* H ò 5 -t-C'<H" 0=C" H'" ( > ; la composition en 
poids en serait carbone o,5458, hydrogène 0,0648, oxigène 0,3894, 
et l'équation qu'on en tirerait 

o,5458 0,0648//— o,38 9 4=o . 

Quant à l'acide gallique de Berzelius ou acide pyrogallique , 
sa composition établie par Berzelius , et confirmèe par Pelouze 
est corame on sait C z H % 0, sous son expression la plus simple ; 
mais dans les pyrogallaies neutres l'acide contenant 3 fois l'oxigène 
de la base, on peut repre'senter son atome par C b H b O ì , et la compo- 
sition de son éther hypodiétique par C-H b ì -^-C t H'°0=C l0 H l( '(y t , 
ou plus simplement par C s H s O z ; ce qui donne en poids carbone 
0,6046, hydrogène 0,0790, oxigène o,3i64 ? et par là l'équation 

0,6046(7+0,0790// — o,3i64=o . 

M. r Pelouze nous a fait connaìtre un autre acide qu ii appelle 
metagallique , dont la composition , à l'état anhydre , tei qu'il 
se trouve dans ses sels, est C' 2 H b 3 , et qui contient dans les sels 
neutres 3 fois l'oxigène de la base. L'éther qui lui répond est d'après 



72 NOUVELLES recherches etc. 

cela C ,l H <, O i ^-C' t H lo — C t(, H i(, 0^ ) ou plus simplement C^H^O; 
et sa composition en poids 0,7099 carbone, 0,0579 hytlrogène , 
0,2322 oxigène , d'où l'ori a l'équation 

0,7099 C-\- 0,0579// — 0,2822 = . 

Le tannin est aujourd'hui considerò comme un acide, sous le 
nona d'acide tannique , et sa composition parait bien établie par les 
travaux de MM. rs Pelouze et Liebig; mais comme il pourrait rester 
quelque doute sur la neutralité de ses sels , je ne m'en servirai pas 
pour mon objet. 

La composition de l'acide pyro-citrique dont Lassaigne avait 
donne' une analyse fautive, a été trouvée récemment par M. r Dumas 
C"H h O i , et dans les sels considerés comme neutres , l'acide con- 
tient 3 fois l'oxigène de la base. L'élher qui répondrait à ces sels, 
serait d'après cela C 5 # 4 O ì + C !t H lo O=C 9 H">0 , > , et sa composi- 
tion en poids o,5853 carbone, 0,0743 hydrogène, o,34o4 oxigène, 
ce qui donne l'équation 

o,5853 C-ho^^H — o,34o4 = o . 

M. Guerin-Vahry nous a appris que la composition de l'acide 
malique artificiel de Schéele , tout différent du véritable acide 
malique qu'on tire des plantes, et qu'il désigne par le nom d'acide 
oxalhjdrique , sous sa forme la plus simple, et Ielle que cet acide 
la présente dans ses sels, est C^ffiCP; ou bien, si l'on veut 
exprimer sa capacité de saturation, par laquelle il conlient dans 
les sels neutres 6 fois l'oxigène de la base, son atome est C^ffiO 3 ^ 
ainsi l'éther qu'il pourrait former serait C*# 6 6 H- <? 4 i7 ,o 0=C 8 // ,6 0% 
et sa composition en poids carbone o,4333 , hydrogène 0,0708 , 
oxigène 0,49^9 ; ce qui donne pour notre objet l'équation 

o,4^33 C-t-0,0708// — 0,4959 = . 



PAH LE CHEVALIER AVOGADRO 'J i 

Selon les recherches de J. Gay-Lussac et Pelouze , l'acide lac- 
tique , tei qu'il se trouve dans ses sels désséchés autant que pos- 
sible , a sa composition atomique représentée par C U"' O 5 , et 
contient dans les sels neutres 5 fois Foxigcne de la base. Gel acide 
peut étre obtenu libre à l'état hydraté , sous forme liquide ; ori 
peut en outre obtenir un autre acide concret qui contient les éìé- 
mens d'un atonie de moins d'eau, que l'acide dans les sels, et dont 
la composition se reduit par là à C 6 i/ 8 4 ; mais il parait que c'est 
là comme un autre acide dont les sels sont inconnus. En considé- 
rant donc la composition C //" ' O 5 comme celle de l'acide des lac- 
tates eonnus, l'étlier qui leur repond serait C h H'° O^-^-C'E' = 
<7 ,0 // 20 6 , ou plus simplement C 5 H l0 3 ; sa composition en poids 
o,5 1 33 carbone; o,o838 hydrogène ; 0,4029 oxigènè; et l'équation 
qu'on en tire 

Oj5i33C4-o,o838^r— 0,4029=0 . 

L'acide malique donne par la distillation deus acides différens 
que M. r Pelouze appelle maléique et paramaléique. L'acide ma- 
léique anliydre est représenté par C' l H 2 O ì , et dans les maléates, 
qu'on peut conside'rer comme neutres, l'acide contient 3 fois l'oxi- 
gène de la base. D'après cela un élher maléique serait compose' de 
WH\0 3 + &W 0=C % # 12 0} , ou plus simplement de C x WO . 
Sa composition en poids serait en conséquence 0,6629 carbone ; 
0,0689 hydrogène; o,3682 oxigène, et 011 en aurait l'équation 

0,5629 C-\~ 0,0689// — 0,3682 = . 

L'acide paramaléique a la meni e composition, et la méme ca- 
pacito de saturation , et ne fournit point par conséquent, par l'étlier 
qu'il pourrait former, d'équation difìérente. M. r Demarcay vient de 
trouver , que l'acide fumarique examiné par Wincker ne diffère pas 
de l'acide paramaléique. 

M. r Pelouze a trouve pour la composition de l'acide pyro-lartrique, 
Tom. xxxix. K 



NOUVELLES RECHERCHES ETC. 



tei qu'il est dans ses sels, C 5 H 6 O 3 } et dans les sels neutre? cet 
acide doit contenir 3 fois l'oxigène de la base ; la composition de 
son éther serait d'après cela C 5 H 6 3 ~4- <?'//" 0=C' IP' <, et en 
poids 0,5792 carbone; 0,0840 hydrogène; o,3368 oxigène, d'où i'on 
a Féquation 

0,5792 C-+- 0,0840// — o,3368 = o . 

Selon Wòhler et Liebig l'acide mellitique est forme de C 4 3 
sans hydrogène , et dans ses sels neutres l'oxigène de l'acide doit 
ètre 3 fois l'oxigène de la base ; d'après cela la composition de 
l'éther correspondant sera C> 3 -t-C"<IP°0 = C >i II l '0'' , ou plus 
simplement C 4 Zf 5 0% et sa composition en poids 0,5695 carbone; 
o,o58i hydrogène; 0,3724 oxigène ; d'où l'on a l'e'quation 

o,56t)5 C-+- 0,0 58 1 H — 0,3724=0 . 

L'acide subérique anhydre , tei qu'il se trouve dans les sels^ est 
compose, selon la nouvelle analyse de M/Bussy, de C*ff'*0 3 } et 
dans les subérates neutres , l'acide contient 3 fois l'oxigène de la 
base ; la composition de l'éther correspondant est en consequence 
C s H l *0'-hC*H lo O=C 1 >H™Oo , ou plus simplement C'H^O 1 , 
et en poids o,63o6 carbone ; 0,0944 hydrogène et 0,2750 oxigène, 
ce qui donne l'e'quation 

o,63o6 <C-f- 0,0944^ — 0,2750 = . 

Tromsdorff et Ettling ont trouvé pour la composition de 
l'acide valerianique, tei qu'il est dans ses sels desséchés, <7 ,0 // ,8 3 ; 
dans ses sels neutres l'oxigène de l'acide est 3 fois celui de la base. 
L'éther qui en serait forme aurati d'après cela pour composition 
C l0 H" s O ì -+-C''H ,o 0=zC 1! >ff 2S / >, ou plus simplement, C^H H 0\ 
ce qui donne en poids o,65o6 carbone; o,io63 hydrogène; 0,243 1 



PAR LE CHEVALÌER AVOGADRO 

oxigène , et par là l'équation 

o,G5o6C?-i-o,io63//— 0,243 1 = o , 

L'acide kinique , d'après les derniers resultate de Liebig , eli f- 
férens de ceux de Henry et Plisson , de Baup , et de ceux que 
Liebig avait d'abord obtenu lui méme , est compose , à l'état 
anhydre,de c? 5 Zf 6 3 , ou si Fon veut de C ì5 H lS 9 , pour exprimer 
que dans les sels neutres l'acide contient 9 fois l'oxigène de la b?se. 
Unétlier correspondant serait donc forme de C' 5 ff l8 O q -$~C / 'If l0 O= 
C"jff z *0'°, ou eri poids de o,5528 carbone; o,o665 hydrogène; 
0,3807 oxigène ; on sait que Henry et Plisson ont obtenu un éther 
kinique sous forme solide ; mais ils n'en ont point determiné la 
composition ; celle que je viens d'indiquer nous donne l'équation 

o,5528 L?-t-o,o665//— 0,8807 = . 

L'acide méconique , selon le dernier travail de Liebig qui a 
modifié les résultats anterieurs de Robiquet, est C 7 if 4 7 , et dans 
les sels considérés corame neutres il contient 7 fois l'oxigène de la 
■base. D'après cela son éther serait H'> 0< -k-C'< H 10 0=C ll H Ul O $ , 
et sa composition eri poids o,4865 carbone ; o,o5o5 hydrogène ; 
o,463o oxigène, d'où l'on aura l'équation 

o,4865 C-+- ójòSbSH — o,463o=o . 

L'acide paraméconique de Robiquet dont Liebig change le nom 
en celai d'acide mélaméconique est compose, selon le mème travail 
de Liebig, de et il doit contenir dans les sels neutres 

io fois l'oxigène de la base ; son éther serait donc C l2 Z7 8 ,0 -h 
C k H l °0—C^ E' s 0" , et sa composition en poids; o,5o2i carbone; 
0,0461 hydrogène ; o,45i8 oxigène ; d'où l'on aura l'équation 



75 



76 



NOUVELLES RECHERCHES ETC. 



0,002 1 C-j- 0,0461 II — o/|.5i8==o . 

L'acide pyro-méconique ., selon le résultat de Robiquet , qui ne 
parait pas contredit par Liebig, est forme de C l0 H°0^, et il con- 
tieni, dans les sels qu'on considero corame neutres, 5 fois l'oxigène 
de la base ; d'apres cela la composition de son éther serait 
C IO II ( '0 5 -hC*H ,0 0=C l *H l6 6 , qui se reduit à C'# 8 3 , et donne 
en poicls 0,6046 carbone ; o,o564 hydrogène ; 0,3390 oxigène ; et 
par là Féquation 

0,6046 C~h o,o564^~o,3390 = o . 

Nous avons ainsi rassemblé 29 composés neutres , où entrent 
les trois su bs lane es carbone , hydrogène et oxigène , en un grand 
nombre de proportions dilìerentes. On remarquera qu'independam- 
ment de ì'eau, et de l'éther ordinaire, on peut concevoir tous ces 
composés corame résultant de l'union de Fèther mème, soit avec 
l'eau , soit avec l'acide carbonique , et les différens acides liydro- 
carboniques. On aurait pù encore y joindre les composés analogues 
epe donneraient d'autres acides organiques connus ; mais la com- 
position 011 la capacité de saturatici! de plusieurs de ces acides ne 
m'a para assez bien étàblie pour pomo ir en faire usage dans la 
rechcrche qui nous occupe. Je n'ai pas cru non plus devoir prendre 
en considéralion quelques autres corps , composés immédiatement 
de carbone , hydrogène et oxigène, doni la neulralité pourrait étre 
regardée cornine donteuse. 

Nous nourrions maintenant faire usage des 29 équations , que 
les composés ci-dessus nous ont fournies , en les combinant par la 
me ih od e des moindres carrés, pour déterminer d'abord les pouvoirs 
neufralisans du carbone et de l'hydrogène, rélativement à celui de l'oxi- 
gène pris pour unite ; en substituant ensuite les valeurs de ces pou- 
voirs dans les équations que nous fourniraient les composés contenant 



PAR LE CHEVALIER AV0GADR0 77 

de l'azote , on en déduirait le pouvoir neutrali san t eie ceUe elernière 
substance. Mais je crois plus à propos de reunir toutes les écpalions 
fournies par les corps avec on sans azote , pour en tirer à la fcis 
par la méme méthode les pouvoirs neutralisans du carbone, de i'hy- 
drogène et de l'azote , lescpels seront ainsi fonde's sur la considé- 
ration d'un plus grand nombre de composés, ainsi epe je l'ai clejà 
pratiepé daus mon Mémoire précedent. 

Je passerai clóne à rassembler ici les composés formés de car- 
bone , d'azote , d'hydrogène et d'oxigène jouissant eie la neutralité 
apparente , et dont nous pourrons fa ire usage pour cet objct. 

Les composés de ce genre dont je m'étais servi dans mon an- 
cien travail sont les sels d'ammoniaque formés par les acides ni- 
trique, nitreux ou liyponitreux (i), carboni que , oxaliepe, aeétiepe , 
hydrocyaniepe, cyanique , carbazotique , formi epe ; citrique , tar- 
trique , mucique , benzoì'cpe, succiniepe, pyrogallique ; et en outre 
l'éther nitrique et la gélatine; je crois devoir renoncer ici à l'usage 
eie cette dernière , à cause des eloutes qui peuvent rester sur sa 
composition : mais je reprendrais les autres composés pour faire 
quelque legère modincation aux écpalions que j'en avais tirées, et 
j'y ajouterai les sels ammoniacaux de plusieurs autres acides végé- 
taux et animaux , les éthers composés eiui sont ou epi peuvent 
ètre formés par les acides animaux } quelques auires composés or- 
ganiques immédiats , contenant de l'azote , et enfìn les sels formés 
par quelques uns cles acides précédemment considérés avec les bases 
végétales organiepes. 

Le nitrate d'ammoniaque cristallisé , ou à l'état d'hydrate (car 
c'est en cet état que je considererai ici les sels pour lesepels la 
quantité cl'eau d'hydratation est connue , cornine étant celui dans 
lequel ils se trouvent dans leurs solutions , dont on constate la 



(1) Acide nitreux de Berzelius Az*03, alors appelé acide hyponitreux par les chimistes 
Francais, qui donnaicnt le nom di' acide nitreux au compose AzO 1 . 



rjS NOUVELLES RECHERCHES ETC. 

neutrahté par les papiers réactifs) est forme en atomes, cornine je 
l'ai remarqué cìans mon Mémoire precèderli;, de 2 azote, 3 oxigène, 
4 hydrogène ; cela fait en poids , selon les atomes de Berzelius 
que j'adopte partout ici, azote o,35o2; oxigène 0,5976; hydrogène 
o,o522 ; ainsi en designant par A le pouvoir neutralisant de l'azote, 
ce sei nous fournit Féquation 

o,35o2 A-*r 0,0% 2 2 II — 0,5976=0 . 

L'hypo-ni trite ou nitrite d'ammoniaque cristallisé (Mémoire cité) 
est forme de 1 at. d'azote, i d'óxigène , 2 hydrogène; cela donne 
en poids o,44°4 azote ; 0,4975 oxigène ; 0,0621 hydrogène, et 
par là Féquation 

0,/\/\O^J-i-0/)621 II — o ; 4975 = o . 

Le carbonate d'ammoniaque que nous devons regarder comme 
neutre , Savoir le bicarbonato de Berzelius, à l'età t cristallisé est 
compose ( méme Mémoire ) de 2 atomes de carbone , 2 azote , 5 
oxigène, 8 hydrogène i ou en poids de 0,1738 carbone; 0,2012 
azote; o,5682 oxigène; o,o568 hydrogène, ce qui donne Féquation 

o, 1 738 C-+- 0,201 2 ^/-+- 0,0 568//— o,5682 = o . 

L'oxalate d'ammoniaque hydraté est formé de 1 at. carbone, 2 
oxigène , I hydrogène constiti! ant l'acide tei qu'il serait à l'etat 
libre ; 1 azote , 3 hydrogène formant la base ; 1 hydrogène , 1 \ 
oxigène formant Feau d'hydratation , ainsi que je l'ai remarqué 
dans mon Mémoire précedent ; ou si Fon veut de 1 carbone , 1 \ 
oxigène formant l'acide sec; 1 azote, 3 hydrogène formant la base; 
2 hydrogène , 1 oxigène formant Feau d'hydratation ; en tout 1 
carbone , 2 \ oxigène, 1 azote, 5 hydrogène. Cela donne en poids 
carbone 0,1713; oxigène o,56o3; azote 0,1984; hydrogène 0,0700; 



PAR LE CHEVALIER AV0GADRO 79 

il en resulie léquation 

0,17 13 C-±- 0,1984^-+- 0,0700 H— -o,56o3=5= o . 

L'acétate d'anirnoniaque hydraté est compose , selon le incute 
Mémoire, de 2 at. de carbone, 2 oxigène, 7 hydrogène, 1 azote, 
ce qui fait eri poids carbone o,3i5i ; oxigène 0,4*23 ; azote 0,1820; 
hydrogène 0,0901 , et donne l'équation 

o,3 i5i C-+- 0,1 825^-4- 0,090 1 II — 0,4 i23 = o , 

L'hydrocyanate d'ammoniaque ( me me Mémoire ) , ou cyanure 
d'ammonium de Berzelius est forme de 2 at. d'azote , j carbone, 
4 hydrogène ; mais on sait que les liydrocyanates 011 cyannres que 
Berzelius considère cornine neutres , tei qixe celui-ci , ont réeìle- 
ment la re'action alcaline; Berzelius conjecture que cela provienile 
de la de'composition que ces sels subissent au contact de l'eau ; 
cependant la neutralité de ce sei reste au moins douteuse , et je 
crois pour cette raison ne pouvoir en faire usage pour mon objet. 

La composition du cyanate d'ammoniaque avec un atome d'eau 
( en entendant ici par acide cyanique , comme dans mon ancien 
Mémoire , celui auquel Whòler avait donné ce noni , qu'on avait 
depuis propose d'appeler acide cjaneux , et auquel on a mainte- 
nant rendu son premier nom ) est représentée } comme on sait, 
par celle de l'uree ; elle consiste en 1 at. de carbone , 2 azote , 
4 hydrogène, 1 oxigène. Cela revient en poids à 0,2020 carbone; 
0,4678 azote ; 0,0660 hydrogène ; o,264 2 oxigène , et donne l'e- 
quation 

o,202oC-ho,4678^H-o,o66o/7— - 0,2642 =0 . 

Le soupcon que j'avais forme dans mon premier Mémoire que 
l'acide carbazotique de Liebig contini de l'hydrogène, et non pas 



80 NOUVELEES RECIIERCHES ETC. 

seulement du carbone , de l'azote , et de l'oxigène , se trouve vé- 
rifìé par la nouvelle analyse que M. r Dumas a faile de cet acide , 
selon Iaquelle sa composition atomique est de 25 at. de carbone , 
12 azote , 12 hy.drogène , 3o oxigène. Il parait toujours Constant 
que cet acide neutralise une quantité de base oxidée qui contieni 
la i5. e partie de l'oxigène de l'acide. Selon les analogies connues 
il doit donc neutraliser une quantité d'ammoni a que qui contient 2 
at. d'azole polir i5 d'oxigène de l'acide , ou 4 d'azote pour 3o 
d'oxigène de l'acide ; ainsi le carbazotate neutre d'ammoniaque sera 
compose' de 25 at. de carbone , 12 azote, 12 hydrogène } 3o oxi- 
gène pour l'acide ; et de 4 azote , 1 2 hydrogène de la base ; en 
tout 25 carbone, 16 azote, 24 hydrogène , 3o oxigène; ce qui fait 
en poids carbone 0,2950; azote 0,2187; hydrogène o,023i ; oxi- 
gène o,4632 ; et nous donne l'e'quation 

o,2g5o (7-4- 0,2 0,023 1 H — '0,4632 = o . 

Le formiate d'ammoniaque ( méme Me'moire ) est compose de 
2 at. de carbone , 2 azote , 8 hydrogène , 3 oxigène. Cela donne 
en poids carbone 0,2249 ; azote 0,2604 5 hydrogène 0,0734 5 oxi- 
gène 0,44*3; et par là l'e'quation 

0,2249 Q*#i 0,2604 ^-+- 0,0734// — o,44 I 3 = o . 

Le citrate d'ammoniaque ( ib. ) est forme de 2 at. de carbone, 
1 azote, 5 hydrogène, 2 oxigène; c'est en poids carbone o,3235; 
azote 0,1873 ; hydrogène 0,0660 ; oxigène 0,4232 ; on a donc l'e'- 
quation 

o,3235 C-4-0,1873^ -4- 0,0660// — 0,4232 =0 . 

Le tartrate d'ammoniaque cristailisé est compose , en y com- 
prenant l'eau d'Ivy dratation , aiusi que je l'ai remarqué dans le 



PAR LE CHEVALIER AVOGADRO 8l 

Mémoire cite', de 2 at. de carbone, 6 hydrogène, 1 azote , 3 oxi- 
gène ; cela donne en poids carbone 0,2641; azote 0,1529; hydro- 
gène 0,0647; ox igè ne o,5 1 83 , et par là l'équalion 

0,2641 C-i- o ; 1 5 29^/ -{-0,0647 H — o,5i83=o . 

Le mucate d'ammoniaque (mème Mémoire) a pour sa compo- 
sition , en y comprenant l'eau d'hydratation , 6 at. carbone, 18 
hydrogène, 2 azote, 9 oxigène; cela fait en poids carbone 0,2783; 
azote 0,1074; hydrogène 0,0682; oxigène 0,546 x ; et donne l'équation 

0,2783 C-\-o, 1074^-+- 0,0682 // — o,546i = . 

La èòmposition que j'avais attribuée au benzoate d'ammoniaque 
dans mòn Mémoire doit ètre modifiée, corame celle de l'ether ben- 
zoi'que ci-dessùs , d'après la nouvelle composition trouvee à l'acide 
benzoique. Cet acide à l'etat anhydre élant C* A Ét-°0 3 } et forni ant 
des sels uentres a\ec des quantités de bases oxidées, qui conliennent 
le tiers de son oxigène , il doit selon les analogies connues , neu- 
traliser une quanti té d'ammoniaque, qui renferme 2 at. d'azote pour 
3 d'oxigène de l'acide ; ainsi le benzoate d'ammoniaque anhydre doit 
ètre compose de C"> H'° O 1 -\-Az % H 6 ou C H -H l6 Az*0 3 , ou en poids 
carbone 0,6498; azote 0,1075; hydrogène 0,0606; oxigène 0,1821; 
ce qui donne l'équation 

0,6498 C-k- 0,1075 ^+0,0606// — 0,182 1=0. 

Mais Liebig et Wùu-eer ont fait -con naia- e en outre un corps 
neutre qu'ils appellent benzamide , et dont la composition serait celle 
de ce mcme benzoate, auquel on aurait enleve les élémens d'un atome 
d'eau 0/7% c'est-à-dire se réduirait à C"'B"'Az^0 1 , ou simple- 
mcnt C* H 1 AzO . Il en resulte pour la composition de la benza- 
mide en poids, carbone 0,6973; azote 0,1 153; hydrogène 0,0569; 
Tom. xxxix. L 



82 NOUVELLES RECHERCHES ETC. 

oxigène 0,1 3o5. Je crois devoir faire entrer dans mon calcul l'équa- 
tion déduite de cette composìtìon ? aussi bien que celle du benzoale 
d'ammoniaque ; cette équation sera 

0,6973 C-ho,i 1 53 A-+- 0,0569 H — o ; i3o5 = o . 

Le succhiate d'ammoniaque cristallisé , en y comprenant l'eau 
d'hydratation , est forme, selon ce que j'ai remarqué dans mon 
Mémoire précédent, de 4 at - de carbone, 2 azote, 14 hydrogène, 
5 oxigène ; cela donne en poids carbone 0,2857 ; azote o,i654 ; 
hydrogène 0,0816; óxigène 0,4673 ; et par là l'équation 

0,2857 C-+-0, i654^ -+- 0,08 16 H — 0,4673 = . 

Le gallate d'ammoniaque de Berzelius ou pyrogallate de Pelouze 
est forme , selon le méme Mémoire , de 6 atomes de carbone , 2 
azote, 12 hydrogène, 3 oxigène; et en poids par conséquent de 
0,4539 carbone; 0,1752 azote; 0,0741 hydrogène ; 0,2968 oxi- 
gène. Il en résulte l'équation 

o,4539 C-h 0,1 752 ^-+-0,0741 H— 0,2968 = . 

Quant au gallate d'ammoniaque proprement dit, sa composition , 
selon ce que nous avons rappelé ci-dessus sur la composition, et 
la capacité de saturation de son acide, d'après Peeouze, et prenant 
toujours pour l'ammoniaque 2 atomes d'azote pour 1 d' oxigène que 
contiendrait une base oxidée , doit ctre C 1 H 6 J -+- Az 1 !! 6 , ou 
C 1 H l2 Az 2 5 , et en poids carbone 0,4157; azote 0,1376; hydrogène 
o,o582 ; oxigène o,3885. On a donc l'équation 

0,4 1576M-0, 1376^ + 0,0582// — o,3885=o . 



L'acide métagallique de Pelouze, d'après sa composition et sa 



PAR LE CIIEVALIER AYOGADRO 83 

capacitè de saturation , doit former avec l'ammoniaque un autre 
sei neutre reprèsenté par C' 1 H ( '0 3 -i-Jz i H 6 , ou C ll ff 12 Jz* O 3 ; 
dont la composition en poids se trouve par là de 0,6243 carbone; 
o,i2o5 azote ; o,o5io hydrogène ; 0,2042 oxigène ; et donne l'é- 
quation 

'■■ 

0,6243 C-r-o,i2o5./i-i-o,o5io/7 — 0,2042 = (1). 

Le pyro-citrate d'ammoniaque, d'après sa composition établie par 
Dumas, et sa capacite de saturation indiquées plus haut, doit è tre 
forme de C ' 3 -\-Jz* H 6 , ou Az*($ , ce qui donne en 

poids o,4i47 carbone; 0,1921 azote; 0,0677 hydrogène; o,3255 
oxigène ; et par là l'équation 

0,4*47 ^-H 0, 1921.^-1- 0,0677 // — o,3255 = o . 

L'oxalhydrate d'ammoniaque , d'après la composition , et la ca- 
pacite de saturation de l'acide oxalhydrique , établie par Gtjerin- 
Vaury, est compose de C t ff 6 6 -b-Jz*ff 6 , ou C*H\*Jz*0 6 , qui 
se réduit à C l H ( 'Jz O 3 ; ce doit ètre là l'oxalliyclrate neutre , qui 
selon Guerin-Varry n'est pas suscepiible de cristallisalion ; il a fait 
connaìtre en outre un bi-oxalhydrate d'ammoniaque qui crislallise 
avec eau de cristallisalion. La composition de l'oxalliydrate neutre 
en poids , d'après sa composition atomique indiquée , doit ètre 
0,2641 carbone; 0,1529 azote, 0,0647 hydrogène ; o ; 5i83 oxigène, 
comme celle de tartrate d'ammoniaque, qui, cornine on avu,a la 
mème composition atomique, et fournit par consequent ia merce 
équation pour nolre usage. Je crois qu'on doit employcr dcux 



(1) On pourrait joindre aux composcs de l'acide galliquc , et de ses modificalions ceux 
formés par l'acide tannique ou tannili, d'après les derni or s travaux de Liebig et Pelouze ; 
mais les résultats de ces travaux rn'ont paru encore trop récens pour ètre émploycs ici. 



84 NOUVELLES RECHERCHES ETC. 

fois cette équation dans le calcul par la méthode des moindres 
carré e s , puisqu'elle est fournie par deux substances de nature, et 
de propriétés différentes, quoique leur compositi on atomique finale 
soit la méme. 

Le lactate d'ammoniaque, d'après la composition atomique, et 
la capacité de satura tion de son acide, établies par J. Gay-Lussac 
et Pelouze , et rappelées ci-dessus , doit étre forme de <? 6 //'°0 5 
-\-Az*H (ì ou C 6 H ,6 Az z 5 , ce qui donne en poids, carbone 0,3712; 
azote o,i433, hydrogène 0,0808; oxigène 0,4047; et par là l'équation 

0,37 r 2 <?-h 0,1 433 ^-t- 0,0808// — o,4<>47 = o . 

Le maléate, et le paramaléate d'ammoniaque , d'après la com- 
position, et la capacité de saturati on commune de ces deux acides 
établie par Pelouze et rappelée ci-dessus, doivent étre composés de 
C'<H 2 3 -hAz*H ( >, ou C'H s Az*0 3 , et en poids de 0,3672 carbone; 
0,2 r 26 azote; 0,0599 hydrogène ; o,36o3 oxigène; on a donc 
l'équation 

0,3672 C-\- 0,2 1 26 A -+- 0,0599 //<— o ,36o3 = o . 

D'après la composition et la capacité de saturation de l'acide py- 
ro-tartrique établies par Pelouze, et que nous avons rappelées plus 
haut, le pyro-tartrate d'ammoniaque doit étre compose' de C 5 H] O? 
•+-Az 2 H ( \ ou C 5 H^Az 1 3 , ce qui donne en poids carbone 0,409! j 
azote 0,1895 ; hydrogène 0,0802; oxigène 0,3212; et par là l'équation 

0,4091 C-+-o } i8c)5A -+-0,0802//— o,32i2 = . 

Par suite de la composition et de la capacité de saturation, que 
nous avons attribuée plus haut à l'acide mellitique, d'après Wòhler 
et Liebig, le mellitate d'ammoniaque doit étre composé de C^O 3 
-+-Az 2 ff ( ', ou GA H 6 Az* , et c'est là en e fife t la composition qu'ils 



PAR LE CHEVALIER AVOGADRO 85 

ont trouvée immédiatement à ce sei en particulier; cela dorine eri 
poids carbone 0,3728 ; azote o,2i58; hydrogène o,o456 ; oxigène 
o,3658; d'où l'on a l'equa tion 

0,3728 C-f-o,2i58^-+-o,o456#—o,3658=:o . 

Le subérate d'arnmoniaque , d'après la composition et la capa- 
cité de saturation que nous avons attribuée, selon les résultats de 
Bussy, à l'acide sube'rique, doit étre compose de C s H' 2 3 -{-Az 1 H 6 
ou C s H lH Az 2 3 } et en poids de o,5og2 carbone; o,i475 azote; 
0,0935 hydrogène ; 0,2498 oxigène. On a donc l'équation 

0,5092 C-l-o, 1475^-4-0,0935 H — 0,2498 = . 

La composition atomique du valérianate d'arnmoniaque, d'après 
la composition et la capacité de saturation que Tromsdorff et 
Ettling ont trouve'e à l'acide valérianique, et que nous avons déjà 
rappele'e , doit étre C l0 H lS 3 -\-Jz 2 H 6 =C ,0 H ll, Jz 2 3 ; cela repond 
en poids à carbone o,5494j azote 0,1273 ; hydrogène 0,1077; 0X " L ~ 
gène 0,21 56 , et donne l'équation 

0,5494 o, 1 273 A^r o, 1 077 H — 0,2 1 56= o . 

Le lanate d'arnmoniaque neutre , selon ce que nous avons dit 
plus haut de la composition , et de la capacite' de saturation de 
l'acide kinique d'après Liebig , doit étre C" 5 H ,s 9 -^-Az 2 H 6 , ou 
O lS H 2 '* Az 1 9 , ce qui donne pour sa composition en poids, carbone 
o,483i ; azote 0,0746; hydrogène o,o63i; oxigène 0,3792, et par 
là l'équation 

o,483i C-H 0,0 746^-1-0,063 1 H — 0,3792 = . 



La composition, et la capacité de saturation de l'acide méconique 



86 NOUVELLES RECHERCHES ETC. 

selon Liebig, rappellée ci-dessùs , nous donne pour là composition 
du méconate d'ammoniaque neutre C 1 ff 11 1 -\-Jz 1 H (, = C 1 H 10 Jz ì (y i 9 
et en poids carbone 0,3629; azote 0,1200; hydrogène o,o423 ; 
oxigùne o ; 4748 ; 011 a par là l'équation 

0,3629 C-4-o, 1200 A-\- 0,0 4a3ZT — 0,4748 = . 

Pour la composition du me'taméconate d'ammoniaque , d'après 
celle de l'acide métaméconique , et sa capacité de saturation éta- 
blies par Liebig, on a C'*JI fl O' -hJz 1 H 6 ou C' 1 H I, 'Jz 2 0' , qui 
se réduit à C <ì H 1 AzO r ', et donne en poids o,42o5 carbone; 0,0812 
azote; o,o4oo hydrogène; o,4583 oxigène; on en tire l'équation 

o,42o5 C-H 0,08 12 -^-4-0,0 400 — 0, 4^83 =0 . 

D'après la composition et la capacité de saturation de l'acide 
pyro-méconique établie par Robiquet, et citte ci-dessus , le pyro- 
méconate d'ammoniaque doit ètre composé de C l0 H 6 J -+-Az 1 H f ' 
= 6"° H 11 Az x O'; ce qui donne en poids, carbone o,5o4i ; azote 
0,1168 ; hydrogène o,o4g4 j oxigène 0,3297 ; et on a par là l'é- 
quation 

o,5o4i É7-+-o,i 168^ + 0,0494 — °;3 297 = . 

Les sels ammoniacaux dont je viens d'ajouter le calcul à ceux 
que j'avais employés daus mon ancien Mémoire sur les pouvoirs 
neutralisans sout forni és par des acides hydro-carhoniques sans azote, 
dont j'ai déjà considéré les combinaisons avec l'élher. Je vais main- 
tenant calculer la composition des sels formés avec l'amnioniaque 
par quelques acides azotés dont je n'avais pas parie dans le Mé- 
moire cilé. Panni ces acides il se présente d'abord l'acide hippu- 
rique ; on sait que Liebig dans un premier travail sur cet acide 
avait trouvée sa composition atomique de 10 carbone, 10 hydrogène, 



PAR LE CHEYAL1ER AVOGADRO 87 

I azole , 3 oxigène , et sa capacité de saturation telle que clans 
les hippurates neutres il contint 6 fois l'oxigène de la base , en 
sorte qu'en considérant cornine un atome la quantité d'acide qui 
se combine avec une quantité de base renfermant i atome d'oxi- 
gène, cet atome àurait été C*°I/™Àz 2 O^. Mais d'après la correction 
faite dernièrement par Liebig mème , et contemporanément par 
Dumas et Péligot à ce resultai et confirmée aussi par Mitscherlich, 
l'acide hippurique est forme de 9 at. carbone, 9 hydrògène , i 
azote , 3 oxigène, et son atome est C ,s H lS Az* O 6 . Liebig a trouvé 
que cet acide se combine aux bases dans cet état ; selon Dumas 
et Péligot au contraire une porti òn des élémens de l'eau cesserait 
d'en faire partie essentielle à l'e'lat de combinaison , en sorte que 
la composition de l'acide combine avec les bases serait 18 carbone, 
16 hydrògène, 2 azote, 5 oxigène, cet acide se joignant d'ailleurs 
sous sa composition ainsi exprimée avec une quantité de base con- 
tenant 1 at. d'oxigène, comme Liebig l'admet de l'acide C lS JI lS Az 2 O 6 . 
Mais on peut supposer que si l'acide hippurique ne porte pas en 
effet comme partie essentielle dans les sels, la quantité des élémens 
de l'eau H % , qui fait la différence de ces compositìons , il les 
retient du moins comme eau de cristallisation , puisque Liebig l'a 
trouvée clans les sels qu'il a analysés. Au reste ne s'agissant que 
de l'eau qui jouit elle-méme de la neutralité apparente , l'erreur 
qui pourrait résulter de cette supposition n'est pas très-considérable; 
nous nous y tiendrons donc; et la composition de l'hippurate d'am- 
moniaque, toujours d'après la relation connue entre les bases oxidées 
et l'ammoniaque , sera en conséquence C lS H ,s Az 7 ( '■+■ Jz 2 ff f '== 
C^ ff^ Az^O 6 , ou simplement Q 9 IP* Az % O 3 , ce qui donne en poids 
carbone o,55495 azote 0,1428; hydrògène o,o6o4; oxigène 0,2419, 
et par là l'équation 

o,5549 0,1428 ^-1-0,0604//-— 0,2419=0 ' 



Je ferai noter que selon les observations de Liebig cet hippurate 



88 NOUVELLES RECHERCHES ETC. 

d'ammoniaque neutre cristallise difficilement , au lieu qu'un sei 
acide de la mème base , qui contient le doublé d'acide , est bien 
cristallisable. 

L'acide dèeouvert par Serullas, et qui avait e'té regarde' comme 
un acide cyanique plus oxigèné que l'acide cyanique ordinaire, ce 
qui avait fait donner à ce dernier le nom d'acide cjaneux , est 
compose, selon les nouvelles recherches de Liebig, des quatre elé- 
mens, carbone, azote, liydrogène et oxigène, un atome de chacun, 
et cet acide auquel il a donne le nom d'acide cjanurique renferme 
dans les sels neutres qu'il forme avec Ics bases oxidèes, 3 fois l'oxi- 
gène de la base. On en conclut que la composition du cyanurate 
neutre doit èlre C 3 Jz* W O 3 Az 1 H (ì '== C l ' Az^ W O 3 , et en poids 
carbone o,223i; azote o,43o5 ; hydrogène o,o546; oxigène 0,2918; 
ce qui nous fournit l'equation 

o,223i C-4-o,43o5 A -4- o,o546 H — 0,2918 = . 

Liebig a fait connaitre dans un travail plus récent un autre acide 
qui a la mème composition que l'acide cyanurique, ou lui est iso- 
mère , mais qui ne parait avoir que la moiliè de sa capacitò de 
saturation , et qu'il appclle acide cyanilique. En conséquence la 
composition du cyanilate d'ammoniaque neutre doit èlre , comme 
il le remarque en particulier, C 6 Az 6 H 6 &-+-Az*H ( ' ou C 6 Az^H^O 6 , 
ou plus simplement C*Az !, H 6 O i , ce qui donne en poids, carbone 
0,2490; azote o,3845; hydrogène 0,0407; oxigène o,3a58. Je crois 
devoir employer , concurièment avec l'equation relative au cyanu- 
rate , l'equation déduite de eette composition du cyanilate, savoir 

0,2490 C-+- o,3845^/-ho,o4o7// — o,3^58 = o . 

Selon Pelletier l'acide cliolestérique , ou acide qui se forme 
par l'action de l'acide nitrique sur la cholestéi iì c , est forme de 



PAH LE CHEVAL1ER AVOGADRO 89 

t3 at. de carbone , i azote, 20 hydrogène , 6 oxigène , et dans 
les cholestérates neutres l'acide contient 6 fois l'oxigène de la base; 
d'après cela la composition du cholestérate neutre d'amraoniaque 
doit ètre C li Az II 1 ( > -ì-Az* H ( '=C' 3 Az 3 // l6 O 6 , ce qui donne en 
poids, carbone 0,49*5; azote o,i3i4; hydrogène o,o8o3 ; oxigène 
0,2968 ; et par là l'equation 

0,49*5 C-t- 0,1 3i4^-$-o ; o8o3// — 0,2968=0 . 

L'acide indigotique , selon l'analyse de Dumas , qui a corrige 
celle de Buff, est compose en atomes de C^H Ì0 Az k 3 ° , et cet 
acide, selon ce que Buff avait trouvè, sature une quantité de base 
oxidée , qui contient le i5 e de l'oxigène de l'acide , en sorte qu en 
prenant pour l'acide l'expression indiquèe, la quantité de l'oxigène 
de la base serait 2 , et par là celle de l'azote de l'ammoniaque 
dans l'indigotate neutre de cette base doit ètre Az' s \ la composition 
atomique de cet indigotate, que Buff dit ne point contenir d'eau de 
cristallisation, sera donc C*H ìo Jz ( '0 Zo +-Az l> H 1 *, ou C^H^Az 10 3o } 
ce qui donne en poids o,4534 carbone; 0,1167 azote j o,o3'45 hy- 
drogène ; 0,3954 oxigène ; d'où on. tire l'equation 

o,4534 C-|-o ; i 167-^-4-0,0345^ — o,3954 == o . 

Selon l'analyse que Liebig a donne récemment de l'acide urique, 
après celles de Prout et Kodweiss dont Ics résultats ne s'accor- 
daient pas entre eux, analyse qui a aussi éte' confirme'e par 
Mitscherlich , sa composition est C 5 Az'< H'>0 3 , et il doit former 
des sels neutres avec les bases oxidées qui contiennent le tiers de 
l'oxigène de l'acide. D'après cela, selon la relation connue entre 
les bases oxidées et l'ammoniaque , Turate d'ammoniaque neutre 
doit ètre C 5 Az h H^0 3 -i-Az 1 !! 6 ou C' 3 Az''H l0 3 . Liebig a examiné 
un urate d'ammoniaque dans lequel l'azote de l'ammoniaque était, ce 
semble , le quart de l'azote de l'acide, au lieu que dans celui dont 
Tom. xxxix. M 



90 NOUYEELES RECHERCHES ETC. 

nous venons de parler il en serait lamoitié; mais il parait le con- 
sidérer luì-mème comme un sei acide. D'après la formule C h Az (ì 
Hj°0 3 la composition en poids sera 0,2996 carbone; 0,4? 63 azote; 
0,0489 hydrogène ; o,2352 oxigène ; et on aura l'équation 

0,2996 C-}-o ; 4 163 0,0 /[8gH — o,2352 = o . 

Nous pouvons maintenant conside'rer les composés qui résulte- 
raient de la combinaison des différens acides contenant de l'azote avec 
l'éther ordinaire, en suivant, pour en déterminer la composition à l'état 
neutre , la règie déduite de leur capacitò de saturation , que nous 
avons adopte'e pour les acides simplement hydro-carboniques. J'ai 
déjà considero , dans mori ancien Mémoire sur les pouvoirs neu- 
tralisans , sous ce point de vue , l'e'ther nitrique ; mais nous pou- 
vons y joindre ici les e'thers analogues qui peuvent ètre formés par 
les autres acides azote's, dont nous avons examiné les combinaisons 
avec l'ammoni a que , soit dans le Mémoire cité , soit dans celui-ci. 

La composition en poids de l'éther nitrique ou plutòt nitreux, 
dont la formule est Jz 2 3 -±-C l 'H l0 , ou C*dz % H ,0 0* t ou sim- 
plement C 2 AzH' J 2 est, selon les atomes de Bekzelius , carbone 
o ? 3235; azote 0,1873; hydrogène 0,0660; oxigène 0,4232; ce qui 
donne l'équation 

o ; 3 a35 C-h 0,1 873^-4- 0,0660// — o,4232= o . 

C'est la méme composition quant aux derni ers élémens , et la 
mème équation que pour le citrate d'ammoniaque; mais je pense 
qu'il faut employer celte équation deux fois, savoir pour chacune de 
ces substances , puisque Fordre dans la réunion de leurs élémens 
est suppose différent , et que la neutralité leur est commune. 

Les doutes que nous a présentés l'hydrocyanate d'ammoniaque, 
relativement à sa neutralité , nous empèchent de nous servir pour 
notre objet d'un éther hydrocyanique qui serait formé d'après l'analogie 



PAR LE CHEVALIER AVOGADRO 91 

indiquée, D'ailleurs Pelouze parait avoir ohservé un éther hydro- 
cyanique dont la composilion ne suivrait point cette analogie rela- 
tivement à l'hydrocy anate d'ammoniaque qu'on considérait comme 
neutre. 

La composition d'un éther cyanique qui répondrait au cyanate 
d'ammoniaque neutre , d'après notre analogie , serait bien déter- 
minée ; mais comme Wòhler et Liebig nous ont fait connaìtre un 
éther cyanique solide qui contienclrait le doublé d'acide , qu'on ne 
le déduii'ait de cette analogie , je m'abstiendrai aussi de faire entter 
dans le calcul pour notre objet l'éther hypothétique dont je viens 
de parler, quoiqu'il y ait toute probabilité que l'éther solide de 
Wòhler et Liebig ne se trouve pas jouir de la neutralité appa- 
rente par rapport aux réactifs. 

L'éther carbazotique , qui au reste est jusqu'ici inconnu , doit 
ètre compose , selon la composition , et la capacité de saturation 
de l'acide carbazotique indiquée plus haut , de C 2 '' Az 12 H ì2 3o -5- 
C s ff 20 2 , 011 C 33 Az 12 H 32 O 32 , ce qui donne en poids , carbone 
o,36ii ; azote o,i52i; hydrogène 0,02865 oxigène o,4582 , et par 
là l'équation 

o,36 1 1 C-Ho,i52i ^-t- 0,0286 — o,4582 = o . 

L'éther hippurique , d'après la composition , et la capacité de 
saturation de l'acide hyppurique établies sur les travaux récens de 
Liebig , Dumas et Péligot , doit ètre représenté par C li 'H lS Az 7 O 6 
-+- C'H 10 0=C 22 H 2 *Az 2 O 7 ; sa composition en poids esten consé- 
quence, carbone o,6i52; azote 0,0648; hydrogène 0,0639; oxigène 
o,256 1 ; et l'équation qu'on en déduit 

0,61 52 C-ho,o648 A-+-o } o63gH — o,256i = o . 

L'éther cyanurique , d'après la composition , et la capacité de 
saturation de l'acide cyanurique indiquées plus haut, doit ètre 



92 NOUVEELES RECHERCHES ETC* 

représenté par C 3 Jz*ff 3 3 +C l >H to O, ou C^Jz'H'W", ce qui 
donne en poids, carbone 0,4174» azote 0,2072; hydrogène o,o633; 
oxigène o,3iai ; et par là l'équation 

0,4174 <?•+- 0,2072^4-0,0633 H — o,3i2i = . 

La composition de l'e'ther cyanilique, déduite de la composition, 
et de la capacité de saturation de l'acide cyanilique, selon ce que 
nous en avons dit ci-dessus, doit étre C 6 Jz b H ( '0 6 -i-C 1 ' H ì0 0, ou 
C^Az^H^O 1 , et en poids, carbone o,3648; azote o,2535; hydro- 
gène 0,0476; oxigène o,334i; on a donc l'equation 

o,3648 C-fr-o, 2535/4-+- 0,0476 H — o,334 1 = 0. 

La composition et la capacité de saturation de l'acide cholesté- 
rique nous donne , pour la composition d'un e'ther cholestérique , 
la formule C ,3 JzH 20 6 -*-C ! 'H' 0, ou C^AzH 3o O\ ce qui donne 
en poids > carbone 0,5711; azote 0,0389; hydrogène o,o823; oxi- 
gène 0,3077 ? et P ar ^ l'equation 

0,571 1 +0, 0389^ -+-0,0820// — 0,3077 = . 

Un éther indigotiquè, d'après ce que nous avons dit de l'acide 
indigotique, serait compose de # 5 H 3 ° Jz 6 3 ° -+- C* H 10 O 1 , ou 
C 53 H' :,0 Az 6 O' il , et en poids de carbone o,5oo5; azole o,o656; hy- 
drogène o,o386; oxigène 0,3953. On en déduit l'equation 

o,5oo5 C-ì- o,o656^/-+-o,o386// — 0,3953 = . 

Enfin , la composition , et la capacité de saturation de l'acide 
uri que, nous donne pour la composition que devrait avoir l'éther 
urique, C 5 Az^W O 3 ■^C'H' O , ou C*Jz*H l *0* , ce qui revient 
en poids à o,4499 carbone ; o,23i5 azote; 0,0571 hydrogène; 



PAR LE CHEVALIER AVOGADRO 

0,261 5 oxigène ; et nous donne Féquation 



93 



o ? 4499 C-4-o,23i 5A-$- 0,0571 H — 0,261 5=o . 

Je vais maintenant parcourir sous le point de vue qui nous oc- 
cupe quelques substances particulières azotées jouissant de la neu- 
tralité apparente. 

Il se présente d'abord ici l'oxamide de M. r Dumas ; il est vrai 
que son peu de solubilité dans l'eau froide pourrait faire douter 
que la neutralité de cette substance soit bien constatée; cependant 
comme sa composition ne diffère de celle de l'oxalate d'ammoni aque , 
dont nous avons fait usage ci-dessus, que par les élémens de l'eau, 
il parait qu'on peut l'employer sans difficulté , concurrément av ec- 
ce sei, pour notre objet. Or, d'après la composition atomique 
C ì Az*H' ì 2 , établie par Dumas, l'oxamide doit étre composée en 
poids , selon les atomes de Berzelius , de carbone 0,2755; azote 
0,3191; bydrogène o,o45o; oxigène o,6oo4; elle nous donne donc 
l'équation 

0,2755 (7-4- o,3 191 A-k- o,o45o H — o,36o4 = . 

Dumas nous a fait connaìtre une autre substance dont la neu- 
tralité' apparente parait bien établie , et qu'il a appelée uréthane ; 
sa composition atomique est C 3 AzH 1 O i , et en poids, carbone 
o,4o84; azote 0,1576; liydrogène 0,0777; oxigène o,3563. On peut 
remarquer que cette composition revient à celle du lactate d'am- 
moniaque que nous avons admise plus haut, C 6 ^z 2 // ,6 5 , dont on 
eùt óté les élémens d'une quantité d'eau H*0 . Cette composition 
du lactate d'ammoniaque , ou résultant de Faddition de H x à la 
composition de l'uréthane, serait encore celle d'un carbonate d'éther, 
ou éther carbonique, ou sucre anhydre uni avec de l'ammoniaque, 
comme on voit en la mettant sous la forme C b H lc O 5 Az 1 W '. 
D'après la composition indiquée en poids , l'uréthane fournit pour 



g4 NOUVELLES RECHERCHES ETC. 

no tre objet l'équation 



0,4084^-1-0,1576^-1-0,0777/7 — o,3563 = o . 

Dumas avait trouvé plus anciennement avec Boullay une sub- 
stance qu'il avait considerò comme de l'oxalovinate d'ammoniaque, 
et qu'il appelle maintenant oxaméthane ; sa composition atomique 
est C'H' Jz O ì ; cela revient, comme Dumas le remarque, à C ì O ì 
-+-// 'C 2 -{-^z/Z 3 , c'est-à-dire à une combinaison de l'acide oxaliqae 
avec de i'hydrogène carbone et avec de l'ammoniaque à la fois; si 
on considère l'acide oxalovinique comme compose' d'acide oxalique 
sec et d'éther ordinaire , ce serait un oxalate d'éther et d'ammo- 
niaque , prive de l'eau qui constitue l'e'ther avec I'hydrogène car- 
bone. La composition indiquée , qui est aussi confirmée par Mix- 
scherlich, revient en poids à 0,4 1 43 carbone; 0,1200 azote; o,o5g2 
hydrogènc; o,4o65 oxigène; et donne l'équation 

o,4i43 0,1 200 ^+0,0592 H — o,4o65 = o . 

Il y aurait plusieurs autres substances animales, compose'es im- 
médiatement de carbone , hydrogène , azote , et oxigène , qu'on 
pourrait prendre en considerati on; mais les incertitudes qui restent 
encore soit sur la veritable composition , soit svir la neutralità de 
plusieurs de ces substances nous obligent à renoncer à leur usàge; 
je me bornerai donc à celles que je viens d'indiquer, et je passerai 
à l' examen, sous ce point de vue, d'une autre classe de composés 
des mèmes substances. 

Je veux parler des sels , qui ont pour base les diffe'rens alcalis 
organiques; mais pour ne pas trop en multiplier te nombre , je me 
bornerai à faire usage des combinaisons de l'acide nitrique , et de 
l'acide carbonique avec ces bases. Je dois d'abord rappeler ici la 
composition atomique des cinq alcalis organiques les plus connus , 
d'après les analyses de Liebig , qui sont géneralement admises 



PAR LE CHEVALIER AV0GADR0 g5 

corame les plus exactes ; savoir: cinchonine C 20 Az 2 H 22 0; quinine 
C 20 Az 2 H 2 ^0 2 ; morphine C 3/ >Az 2 H 36 6 ; strichnine C 3o Az*IP*0 3 ; 
brucine C 3l Az 2 H 3(, OK 

Berzelius et Pelletier ont cru que la composition de la cin- 
chonine, pouvait se porter à C 20 Az 2 II i: *0 2 , pour lui donner le mènie 
radicai qu'à la quinine; mais M. r Couerbe remarque que d'après 
les analyses de Liebig , telles que je viens de les rapporter , sans 
altération , la cinchonine, et la quinine pourraient è tre regardées 
comme un hydrate, et un bi-hydrate d'un mème radicai, C 20 H 2 "Az 2 
ou C' n II °Az , savoir on aurait : cinchonine C 20 H 20 Az 2 ^- E 2 O ; 
quinine C 2 ' H 20 Az 2 -\-II 'O 2 . Ainsi il n'y a aucune raison de s'écarter 
des re'sultats immédiats de Liebig. 

Maintenant, selon la remarque de Liebig, et autres chimistes, 
il parait que dans les sels à base organique qu'on peut considérer 
comme neutres , l'azote de chaque base a , en atomes , le mème 
rapport à l' oxigène de l'acide , que dans les sels correspondans à 
base d'ammoniaque. 

Si Fon calcule d'après cette règie , d'abord la composition du 
nitrate de cinchonine neutre, on aura, Az 2 5 -+- 6' 20 Az 2 II 22 O 
— C 2 "Az'II 22 O f ' y ou simplement C l0 Az 2 H l, 3 , en atomes, ce qui 
donne en poids, carbone o,5835 ; azote o,i35i; hyclrogène o,o524; 
oxigène 0,2290 , et par là l'équation 

o,5835 C-i- o,i 35 1 -4- 0,0524// — 0,2290 = o . 

De mème la composition atomique du nitrate de quinine sera 
Az 2 O' 3 ->rAz 2 C 20 FI 2 ' 2 =C 2 " Az'< II 2 ' O 7 , et celle en poids, carbone 
o,5594; azote 0,1296; hydrogène o,o548 ; oxigène 0,2562; d'où Fon 
tire l'e'quation 

o,5594 £-l-o, 1296^-4-0,05 48 H — 0,2562= o . 



La composition du nitrate de morphine sera en atomes 



g6 NOUVELLES RECHERCHES ETC- 

Az^'-^-Az^^H 36 O^C^Az^H^O", et en poids, carbone 0,6076; 
azote 0,0828; hydrogène o,o525 ; oxigène 0,2571 ; on a donc l'é- 
quation 

0,60766^-1-0,0828^-4-0,0525// — 0,2571=0 . , 

Pour le nitrate de striduline on aura la formule atomique 
■Az> Ó*+JzZ :C ÌB B**.Q 3 ;= C}°Az\ H*\Q \ ou simplement C^Az'H' 6 0", 
qui donne pour la composition en poids carbone 0,6288 ; azole 
0,0971 ; hydrogène o,o547 5 oxigène 0,2194; et par là l'équation 

0,6288 £'■4-0,0971 ^-+-0,0547// — 0,2194 = . . 

Enfin pour le nitrate de brucine , on aura la composition ato- 
mique ^z 2 5 -t-^z ^ C 3l // 36 6 =C 32 ^z , '/Z 36 ,, , et la composition en 
poids, carbone 0,5980; azote o,o858 ; hydrogène o,o545 ; oxigène 
0,2667 5 et P ar ^ l'équation 

0,5980 C-i-o,o858^ ~h o,o545 H — 0,2667 ==0 • 

En passant aux carbonates des mèmes bases, celui de cinchonine 
doit ètre representé par la formule atomique C 1 1 * Az 1 C 10 O 
z^C^Az^H™ O 5 , et sa composition en poids sera, carbone 0,6738; 
azote 0,0709; hydrogène o,o55o; oxigène o,2oo3; ce qui donne l'é- 
quation 

0,6738C-|- 0,0709^-t-0,o55o/7 — 0,2003 =0 . 

Le carbonate de quinine aura pour composition atomique C % 0* 
-t-Az'C 20 H 1 ' 1 = C 22 Az 2 // 2 ' O 6 , ou simplement C'Azff'W*, et 
pour celle en poids, carbone 0,6447 5 az ote 0,0679; hydrogène 
0,0574 ; oxigène o,23oo , d'où i'pn a l'e'quation 

0,6447 C 0,0679^-4- 0,0574// — o,23oo ss o . 



PAR LE CHEVALIER AVOGADRO 97 

Le carbonate de morphine doit ètré represente' par C 1 0'<-\- 
j z -C^H 36 6 = C 3(> Az 2 H 36 O ìo , ou simplement C l8 AzH iS 0", ce 
qui donne en poids, carbone 0,6626 ; azote 0,0426 ; hydrogène 
o,o54i; oxigène 0,2408; et par là l'équation 

0^6626 C-f-o,o426^-+-o,o54i H — 0,2408 = . 

Le carbonate de striduline doit ètre compose en atomes , de 
C 1 0'<-k-Jz' L C Zo H ì *O ì = C u Jz*H Ì2 Oi, et en poids de carbone 
0,6944? azote o,o5o2; hydrogène 0,0567; oxigène 0,1987; on en 
déduit l'équation 

0,6944 C-t - o,o5o 2 A -+- 0,0567 Ji — 0, 1 987 = o . 

Enfìn le carbonate de brucine sera C % O ''-t- Az 2 C 32 H 3 - 6 = 
C 3lt Az 2 II 36 10 , ou simplement C ll AzH l8 5 , et en poids, carbone 
0,6496; azote o,o44 2 ; hydrogène o,o562 ; oxigène o,25oo ; ce qui 
donne l'équation 

0,6496 C?-i-o,o44 2 .^-H o,o562// — o,s5oo = o « 

Nous avons ainsi rassemblés 56 composés différens où entrent 
ìe carbone , l'hydrogène , l'azote , et l'oxigène , et qui nous ont 
fourni autant d'équations entre les pouvoirs neutralisans de ces 
substances , en comptant pour deux les corps de mènie coni posi- 
ti on sous deux formes différentes , dont nous avons crii devoir 
employer deux fois l'équation ; en les joignant aux 29 équations 
rélatives aux composés où n'entre pas l'azote , on a en tout 85 
équations entre ces pouvoirs neutralisans. 

Pour former, d'après ces 85 équations, les trois équations qui , 
par la mélhode des moindres carrés , doivent donner la valeur 
des trois inconnues C, A, H, il faut multiplier successivement 
chacune d'elles par les coefficiens qui y affectentles quantités C, A,H, 
Tom. xxxix. N 



C)8 NOUVELLES RECHERCHES ETC. 

ou celles de ces quantités qui y entrent^ et additionner enlre eìles 
celles résuìtant de la multiplication par les coefficiens de chacune 
de ces quantités. En exécutant ce calcul, ori trouve pour les trois 
équations dont-il s'agit : 

20,2081 C-+-3,3 168 A 2 } 63c)6 II — 12,8795 = ; 
3,3i68<7-+-2, 2198^-^-0,5696^?" — 3,4719=0 ; 
2 ; 63g6 C-h 0,5696 A -+- o,4 1 60 // — 2,0594=0 . 

Le coefficient de A , dans la première de ces équations, est le 
mème que celili de C dans la seconde; le coefficient de H, dans 
la première, est le mème que celui de C dans la troisième; et le 
coefficient de //, dans la seconde, est le mème que celui de A 
dans la troisième , comme cela doit ètre par la manière dont ces 
équations sont formées. 

En combinant ces trois équations 011 trouve pour les valeurs 
des trois iuconnues C } A, H , 

//=H-4,5o2 ; ^ = -1-0,4469 ; C= — 0,02461 . 

Telles sont do ne les valeurs des pouvoirs neutralisans du car- 
bone , de l'azote, et de l'hydrogène qui résultent de l'ensemble de 
toul.es les substances composées dont nous avons fait usage. 

Pour soumettre ces résultats à une première épreuve rélative- 
ment à l'accord entre les observations dont l'ensemble nous les a 
fournis , on peut chercher quelle s sont les valeurs des pouvoirs 
neutralisans C, H du carbóne, et de l'hydrogène, qui se deduisent 
des 29 premiers composés , ne renfermant que ces deux sub- 
stances avec l'oxigène, lorsqu'on les combine de mème par la 
méthode des moindres carrés , séparément des autres équations 
fournies par les substances qui contiennent de l'azote ; c'est-à-dire 
lorsqu'on les multiplie par les coefficiens de C et II dans chacune 



PAH LE CHEVALIER AV0GADR0 99 

d'elles , qu'on additionne celles forme'es par chacun de ces deus 
facieurs, et qu'on de'termine C et II par la combinaison des deux 
équations qui en résultent. Or je trouve que ces deux équations sont 

8,6298 C-+- 1,2 \Bo.H — 5,525i=o ; 
i ; 2 1 52 C-f- 0,200 1 II — 0,9025 = ; 

qui, par leur combinaison donnent C=-f-o,o35 16, II =i-h4* 2 97' 
Ces valeurs diffèrent peu, comme on voit, de celles que nous ont 
données pour ces deux quantités toutes les substances réunies, la 
valeur de C étant seulement très-petite en plus , au lieu qu'elle 
était très-petite en moins , en sorte que les deux systèmes se 
réunissent à nous indiquer la valeur de II comme un peu supé- 
rieure à -+-4? et celle de C comme approchant beaucoup de o, c est- 
à-dire à nous présenter le carbone comme très-approchant de la 
neutralité. D'après cela si on substituait ces valeurs de C , II , 
données par la considération des substances non azotées , dans les 
équations rélatives aux substances azotées , l'ensemble de celles-rci 
ne pourrait aussi nous donnei" pour la valeur de A , ou du pouvoir 
neutralisant de l'azote , qu'une valeur peu differente de celle que 
nous ont donne e toutes les équations réunies , tirées des substances 
azotées et non azotées. Mais il est naturel de regarder comme plus 
exactes les valeurs de ces trois quantités C , A , II qui nous ont 
été fournies par toutes les substances réunies. 

Gependant ces valeurs seraient susceptibles de quel quo modifi- 
cation, si en les substituant dans les équations particuìières données 
par la composilion de chacune des substances que nous avons con- 
sidérées , on en trouvait quelqu'une qui s'écartat notablement , et 
beaucoup plus que les autres de la neutralité , que nous avons sup- 
posée à toutes ces substances ; auquel cas on devrait exclure ces 
substances particuìières du calcili, comme on exclut entre un grand 
nombre d'observations , en général , celles qui s'écartent beaucoup 
de la moycnne des autres. Or, en faisant cette substitution, et 
disposant par ordre les valeurs qui en resultent pour les premiers 



100 NOUVELLES RECHERCHES ETC. 

membres des équations (qui devraient ètre tous e'gaux à zèro , si 
toutes ces substances étaient réellement neutres, comme elles le sont 
en apparence), je trouve pour la sèrie de ces valeurs, prises avec 
deux décimales seulement } ce qui suffit pour notre but : 



Eau 

Éther carbazotique ì 
Carbazotate d'ammoniaque S 
Éther méconique 
Éther paraméconique 
Metaméconate d'ammoniaque 
Sucre ... . • . . 
Carbonate d'ammoniaque 
Nitraté d'ammoniaque 



Alcool ...... 

Suberate d'ammoniaque 
Éther vale'rianique 

Ure'e 

Vale'rianate d'ammoniaque 
Éther ordinaire . . » 



— o,4i 



0,2' 



0,26 

0,25 

0,23 



•0,22 
■0,23 



■0,25 
0,3l 

■ 0,35 



Je supplirne les substances intermédiaires entre celles-là, c'est- 
à-dire entre les plus ne'gatives , et les plus positives , dont les 
pouvoirs neutralisans se suivent assez regulièrement , et sont inu- 
tiles à connaitre pour notre but actuel. Maintenant on voit que les 
deux extrèmes de ces pouvoirs neutralisans négatifs et positifs sont 
pre'sente's par l'eau, et par l'éther ordinaire, et que les pouvoirs de 
ces substances offrenti mème , surtout celui de l'eau, un intervalle 
conside'rable, rélativement aux pouvoirs de me me signe appartenant 
aux autres substances. L'exclusion de ces deux corps par alt donc 
indiquée; on pourrait méme penser que cette exclusion doit s'etendre 



PAR LE CHEVALIER AVOGADRO IOI 

au valérianate d'ammoniaque , dont le pouvoir presente aussì un 
intervalle consideratole des autres de signe positif; mais nous essa- 
yerons d'abord l'exclusion de l'eau, et de l'éther ordinaire, et nous 
examinerons ensuite si d'après les nouvelles valeurs de C, A et H 
que nous trouverons, cette substance, ou toute autre panni celles 
dont nous avons fait usage presenterà encore un écart assez con- 
sidérable pour motiver son exclusion. Or , en soustrayant les 
équations de l'eau, et de l'éther ordinaire, multipliées par les coef- 
ficiens qui y affectent les quantite's C, et H de nos équations 
finales correspondantes ci-dessus, et retenant sans changement l'équa- 
tion derivée de la multiplication par les coefficiens de A , parceque 
les deux substances dont il s'agit ne contenant point d'azote ne 
fournissent point d'équation de cette espèce , on obtient pour les 
trois équations definitives : 

19,7816(7-4- 3,3 1 68 A->r 2,5525 H — 12,7391 = ; 
3,3i68 C-4- 2,21 98^-1-0,5696^ — 3,4719 = ; 
2,5525 C-t- 0,5696 ^-+-0,3859^ — 1,9322 = . 

En combinant ces trois équations on trouve 

//==-!- 3,9 19 ; .^=h- 0,4694 ; (7=4-0,05961 ; 

valeurs peu difìerentes des précédentes, le pouvoir neutralisant de 
H se présentant seulement un peu inférieur à -f-4 , au lieu d étre 
un peu plus grand que ce nombre , celui de l'azote étant toujours 
peu différent de -+-5 , et celui du carbone devenant légèrement 
positif , comrae il l'était par la considération des substances hydro- 
carboniques seules, au lieu qu'il était légèrement négatif par la 
combinaison précédente de toutes les substances azolées et non 
azotées. 



102 nouvell.es recherches etc. 

En substituant maintenant ces vah'.urs dans les équations de 
composiiion des substances restantes , nous trouvons pour leurs pou- 
voirs neutralisans les plus négatifs et les plus positifs les valeurs 
suivantes : 

Ether carbazotique 
Carbazotate d'ammoniaque 
Ether méconique 
Ether paraméconique 
Carbonate d'ammoniaque 
Sucre 

Metaméconate d'ammoniaque 



Suberate d'ammoniaque .-...-+- 0,2 1 

Ether valérianique -4-0,22 

TJre'e -f-o,23 

Vale'rianate d'ammoniaque .... «+-0,29 . 

L'exclusion du vale'rianate d'ammoniaque paraitrait toujours in- 
dique'e par l'intervalle considérable qui reste entre son pouvoir 
neutralisant , et les autres de signe positif; mais corame l'écart 
absolu de la neutralité que cette substance présente est maintenant 
moins considérable, et stirpasse de peu l'écart en sens opposé que 
nous présentent les substances les plus négatives, à l'autre extrèmité 
de la serie, je pense devoir m'en tenir aux valeurs indiquées, comme 
étant celles qui résullent le plus probablement de l'ensemble des 
substances que nous avons considérées. Je me suis assuré au reste 
que les valeurs de C, A, et H peu différentes des précédentes, qu'on 
obtiendrait en excluant encore le valérianate d'ammoniaque du cal- 
cul , ne donneraient pas plus de régularité dans la sèrie des pou- 
voirs neutralisans qui en resulteraient pour les autres substances , 
à ses deux exirèmités , positive et negative. 



. . — 0,26 
. . — o,25 

. . —0,24 



PAR LE CHEVAUER AVOGADRO I o3 

Si Fon compare maintenant ces valeurs de H, A , C, auxquelles 
nous avons été conduits par la considération de nos 85 composés , 
et auxquelles nous nous arrétons, savoir 

Z7=Hh 3,919 ; ^=-+-0,4694 ; C=-|- 0,05961 ; 

avec celles que nous avait donne le calcul fonde sur 24 seulement 
de ces composés , et auxquelles je m'étais fìxé dans mon Mémoire 
préce'dent sur les pouvoirs neutralisans , on voit que l'ordre en est 
bien le mème , ainsi que je l'ai annoncé , mais que la valeur po- 
sitive de H n'est plus qu'environ la moitié de celle que nous avions 
trouvée , et qu'au contraire celles de C et de A se trouvent nota- 
blement transferées en allant du ne'gatif vers le positif , en sorte 
que celle de C qui e'tait une fraction negative assez considérable, 
est maintenant a peu près zèro , 011 légèrement positive , et celle 
de A qui etait fort rapprocliée de zero est maintenant ime assez 
grande fraction positive. Il est facile de voir que cette diflerence 
dans les re'sultats clépend principalement de la grande influence que 
la considération de l'eau exercait sur l'ensemble Irop peu nom- 
breux des autres observations , cette substance par elle seule, lorsqu'on 
la regarde comme exactement neutre , donnant pour H une valeur 
égale à cnviron -5-8 ; on avait par suite de cette influence des 
valeurs qui conduisaient mème à exclure du calcul l'alcool, et par là 
à augmenter encore la valeur positive de H, et à fa ire avancer 
d'avantage les valeurs de C et A dans le sens négatif. L'ensemble 
au contraire des composés plus nombreux que nous avons employés 
ici , tend à faire exclure l'eau elle-mème cìu calcul , comme don- 
nant une valeur trop forte à H , et par là à diminuer encore cette 
valeur, et à faire marcher les valeurs de C et A, du négatif vers 
le positif. 

Les nouveaux résultats paraissent d'ailleurs plus probables en 
eux-mèmes , en ce qu'ils nous présentenl le pouvoir positif de Lhy- 
drogène , toujours très-considérable , il est vrai , mais dans nir 
rapport moins enorme, que celui de 8 ou 9 fois le pouvoir négatif 



104 NOUVELLES RECHERCHES ETC. 

de l'oxigène ; et le carbone comme très-rapproché de zero , ou du 
point de la neutralité , au lieu du pouvoir négatif considérable 
que nous lui avions trouvé, et qui paraissait en opposition avec sa 
grande affinité pour l'oxigène. Quant à l'azote le nouveau calcul 
nous le présente toujours comme fort au delà du carbone en 
allant du négatif vers~ le positif, ce que rien ne nous aurait in- 
diqué a priori. 

Je finirai cette section en observant que d'après la valeur de 
H, que nous venons d'adopter -4-3 ; c)ig, le pouvoir neutralisant de 
l'eau , au lieu d'étre fort près du zero, ou mème un peu positif, 
comme selon mon ancien calcul , serait assez notablement négatif, 
savoir — o,454 y en sorte que malgré sa neutralité apparente on 
pourrait la considérer comme ayant réellement le pouvoir acide ; 
elle en remplit en effet le ròle dans l'alcool forme par sa combi- 
naison avec l'éther ordinaire; ce dernier doit ètre lui-méme regardé 
comme une base, malgré sa neutralité apparente, son pouvoir, 
d'après ceux de l'hydrogène, et du carbone ci-dessus, étant -^-0,3477. 

SECTION SECONDE 

Détermination des pouvoirs neutralisans du chlore , 
et du soufre. 

Ayant maintenant déterminé d'une manière , que j'ai lieu de 
croire assez exacte , les pouvoirs neutralisans du carbone, de l'hy- 
drogène , et de l'azote , en prenant pour unite le pouvoir négatif 
de l'oxigène , par la considération d'un grand nombre de composés 
où entrent ces subslances , je vais chercher à déterminer separé- 
ment celui de deux autres corps simples qui forment avec ces trois 
substances, et avec l'oxigène des composés neutres, savoir le chlore, 
et le soufre , en y faisant entrer comme des quantités connues les 



PAR LE CHEVAEIER AVOGADRQ Io5 

pouvoirs neutralisans des substauces dont je viens de parler, et je 
commencerai par le chlore. 



Pouvoir neutralisant du chlore, 

J'ai déjà déterminé dans mori premier Me'raoire sur les afjlnités 
des corps pour le calorique , la composition de quatre composés 
neutres, ou considére's corame tels, où entre le chlore, avec les sub- 
stances sus-énoncées , savoir le chlorate d'ammoniaque hydraté, le 
chloroxicarbonate d'ammoniaque, l'hydrochlorate d'ammoniaque, et 
l'éther hydrochlorique ; mais j'y reviendrai ici pour employerles poids 
des atomes de Berzelius , comme je l'ai fait pour les substauces 
précédentes , au lieu que dans le Mémoire cité , je m'étais servi 
d'évaluations un peu différentes des atomes , tirées des densités 
des gaz. 

La composition atomique du chlorate d'ammoniaque au dégre' 
d'hydratation sous lequel il se présente , et sous lequel nous le 
considcrons comme jouissant de la neutralité apparente est , selon 
ce que j'ai remarqué dans le Mémoire cité : 
i Chlore, 2 | oxigène formant l'acide ; 
1 Azote, 3 hydrogène formant la base ; 
i Oxigène, 1 hydrogène de l'eau d'hydratation; 
en tout, 1 chlore, 3 oxigène, 1 azote, 4 hydrogène; cela donne pour 
sa composition calculée en poids, chlore 0,3487; azote o,i394; hy- 
drogène 0,0393 ; oxigène 0,4726. 

Le chloroxicarbonate d'ammoniaque , ou combinaison du gaz 
phosgène avec l'ammoniaque , est forme, comme on sait, par la ré- 
union de 1 voi. de gaz phosgène , et 4 de gaz ammoniaque , ce 
qui revient , d'après la composition de ces deux gaz , à 

1 Voi. de chlore , \ voi. de carbone, \ voi. d'oxigène; 

2 Voi. d'azote , 6 voi. d'hydrogène ; 

d'où il est facile de déduire sa composition en poids ; mais je ne 
Tom. xxxix. O 



Io6 NOUVELLES RECHERCHES ETC. 

m'y arréterai pas , parceque je ne crois pas pouvoir me servir de 
ce compose pour mon objet , comme d'une substance neutre. En 
effet on n'a aucune preuve de la neutralité apparente de ce corps, 
puisqu'étant détruit par Feau , on ne peut essayer son action sur 
les couleurs bleues ve'gétales. D'àiìleurs l'analogie des autres com- 
posés neutres d'acides du chlore , et de bases porterai t à croire 
que la neutralité devrait avoir lieu en ce cas avec le doublé d'acide 
chloroxicarbonique que ce compose n'en contieni , c'est-à-dire avec 
une quanti té d'acide contenant 2 atomes de chlore pour 2 at. d'azote 
de Fammoniaque , au lieu d'un seul atome du premier pour deux 
du second. Mais comme Fexpérience ne nous a rien appris à cet 
égard , je crois ne pouvoir faire usage , pour la détermination du 
pouvoir neutralisant du chlore , ni de l'un , ni de l'autre de ces 
composés , Firn réel , et l'autre hypothétique. 

L'hydrochlorate d'ammoniaque est compose en atomes , comme 
on sait , de 

1 Chlore , 1 hydrogène formant l'acide ; 

1 Azote , 3 hydrogène formant la base; 

en tout, 1 chlore, 1 azote , 4 hydrogène; ce qui donne en poids, 
chlore 0,6611; azote 0,2644; hydrogène 0,074^- 

L'éther hydrochlorique considéré comme une combinaison de 
volumes égaux de gaz oléfìant et d'acide hydrochlorique, ainsi que 
je le faisais dans le Mémoire cité , est formé de 

2 At. de carbone, 4 d'hydrogène composant le gaz oléfìant, 
1 At. de chlore, 1 d'hydrogène formant l'acide hydrochlorique; 

en tout, 2 at. de carbone, 5 hydrogène et 1 chlore. On peut aussi 
considérer ce corps, ainsi que Fa fait dernièrement Lieeig, comme 
un chlorure du radicai de l'éther, C^H 10 , qu'il appelle éthjle , 
e'est-à-dire un chlorure de l'éther prive de son oxigène ; la com- 
position de ce chlorure est C 4 // I0 -H CI 2, , qui se réduit toujours à 
C 1 H 5 Cly comme nous l'avons admis. Si on voulait considérer ce 
corps à l'état d'hydrochlorate d'éther , ou hydrochlorate d'oxide 
d'éthyle, il faudrait encore y joindre OH* , ou les élémens de Feau, 



PAR LE CHEVAL1ER AVOGADRO IO7 

dont O formerait l'e'ther avec C'<H l0 3 et H 1 formerait l'acide hy- 
drochlorique avec Ci 2 ; mais il ne parait pas que, d'après l'expe- 
rience , le chlorure dont il s'agit se trouve en cet état. Je m'en 
tiendrai donc à la coinposition indiquée , 2 at. carbone , 5 hydro- 
gène , 1 chlore ; elle revient en poids à 0,5459 chlore ; 0,377 1 
carbone ; 0,0770 hydrogène. 

Mais outre les compose's dont nous venons de parler , il y en 
a encore plusieurs autres, formés des mémes élémcns, qui paraissent 
jouii- de la neutralité apparente , et que nous pouvons prendre en 
considération. 

Tel est d'abordle chlorure de cyanogène queM. r Gay-Lussac avait 
appelé acide chlorocjanìque , mais que les expériences de Serullas 
paraissent avoir prouvé ètre une siibstance neutre. Cette substance 
est formée de 1 voi. de gaz clilore et 1 de gaz cyanogène , les 
expériences de Serullas ayant confirmé à cet égard celles de 
Gay-Lussac ; cela revient à 1 at. de chlore , 1 d'azote , et 1 de 
carbone, et en poids, chlore 0,5780; carbone 0,1979; azote 0,2291. 
Serullas nous avait fait connaitre un autre compose de chlore, et 
de cyanogène , qu'il considerai cornine un perchlòriire , et auquel 
il attribuait le doublé de chlore qu'au précedent , pour la mèrne 
quantité de cyanogène. Mais Liebig a trouve dernièrement que ce 
corps a la me me composition chiunque que le précedent, quoique 
jouissant de propriétés différentes ; c'est-à-dire qu'il lui est isome- 
ri que. Je crois en conséquence ne devoir employer ces deux corps 
que comme un seul compose sous le point de vue qui nous occupe. 

Un autre corps compose de ce genre est la substance huileuse 
formée par la combinaison du chlore avec le gaz oléfiant , connue 
sous le nona de liqueur des Hollandais , et qui quoique ayant l'ap- 
parence d'une Inule a un petit dégré de solubilité dans l'eau , et 
parait, d'après sa saveur sucrée, devoir ètre considérée comme 
jouissant de la neutralité apparente. Ce compose a été long temps 
regardé unanimément par les chimistes comme forme de volumes 
égaux de chlore, et de gaz oléfiant, et par là d'un atome de chlore, 



Io8 NOUVELLES RECHERCHES ETC. 

un de carbone , et deux d'hydrogène. Morin a ensuite cru prouver 
par ses expe'riences , qne le gaz oléfiant en s'unissant au chlore , 
subissali une alteratici! dans sa composition , en sorte que 2 at. de 
carbone y restaient unis avec 3 at. seulement d'hydrogène , et ne 
prenaient qu'un atome de chlore , et que le compose résultant 
élait ainsi de 2 carbone , 1 chlore , 3 hydrogène. Cette assertion 
parait avoir été généralement reconnue , coni me non fondee; mais 
dernièrement Liebig a cru trouver aussi , que le gaz oléfiant en 
s'unissant au chlore s'altérait un peu dans sa composition, en sorte 
que 8 at. de carbone ne restaient plus combinés qu'à i5 at. de 
hydrogène au lieu de 16, et que le compose résultant était 
C s H l5 Cl s } au lieu de C s H l6 Cl\ ou CH'Cl, qu'on l'admettait, 
généralement. Cependant M. 1 Dumas parait avoir assez bien démontré 
par ses expe'riences , qu'on doit retenir l'ancienne composition 
CH 2 Cl , et c'est celle que je supposerai (1). Elle revient en poids 
à chlore 0,7134; carbone 0,2464, hydrogène 0,0402. 

Les composés qu'on avait long temps considérés corame des 
chlorures d'oxide sont aujourd'hui reconnus pour des mélanges de 
chlorures métalliques , et de sels à base oxidée , dont l'acide est 
un acide du chlore moins oxigéné que l'acide chlorique , et dans 
lesquels réside la faculté decolorante, et desinfectante de ces com- 
posés. On a d'abord admis avec Berzelius que cet acide des sels 
décolorans était formé de 1 at. ou volume de chlore et 1 i d'oxi- 
gène , ou 2 du premier , et 3 du second ; on Va nommé acide 
chloreux , et ses sels chlorites ; cet acide était supposé uni dans 
ces sels avec une quantité de base contenant le tiers de l'oxigène 
de l'acide. On pouvait croire que ces sels jouissaient de la neutra- 
lité apparente aussi bien que les chlorates , le chlore y ayant la 



(1) Les travaux eneore plus récens de Régnault et de Laurent paraisscnt avoir mis cette 
composition hors de tout doute , quelle que soit la manière dont on doive concevoir la 
formation de ce corps lors de l'action du chlore sur le gaz oléfiant. 



PAR LE CHE VAT.IER AVOGADRO I OC) 

mèaie proportion atomique au radicai de la base , que dans ces 
derniers à Tétat neutre; et on aurait pu admettre un chlorite d'ain- 
moniaque de composition analogue , et également neutre. Mais 
d'après un travaìl récent de M. r Balard , les sels dans lesquels 
réside la faculté decolorante ont leur acide forme de 2 voi. de 
chlore, et 1 d'oxigène seulement, et cet acide y contieni la mème 
quantité d'oxigène que la base. M. r Balard appelle cet acide acide 
hjpochloreux , et les sels dont il s'agit 1 ij pool dovile s. L'hypochloi ile 
correspondant d'ammoniaque devrait ètre compose de 

2 Chlore , 1 oxigène formant l'acide ; 

2 Azote , 6 hydrogène consti tu aut. la base ; 
en tout , 2 clilore , 2 azote , 6 hydrogène , 1 oxigène , d'où on 
déduirait aisément sa composition en poids. Mais pour faire usage 
de ce compose, sous le point de vue qui nous occupe, il faudrait 
ètre assuré de la neutralité apparente de ces hypochlorites , et en 
particulier de celui d'ammoniaque; or c'est ce que nous ne pouvons 
vérifier, leur faculté decolorante empèchant d'examiner leur réaction 
acide ou alcaline sur les couleurs végétales dont on se sert pour 
cet objet; il serait possible, par exemple, que ces composés fussent 
alcalinSj et que la neutralité n'appartìnt qu'à des sels contenant 
le doublé d'acide etc. ; dans cette incertitude je crois devoir renoncer 
à leur usage pour la détermination du pouvoir nevitralisant du 
chlore. 

Les chlorates oxigénés ou oxichlorates neutres à base oxidée 
contiennent dans l'acide, comme Stadion Fa établi le premier, 7 
fois l'oxigène de la base , en sorte que l'acide oxichloriqne , ou 
perchlorique étant formé de 3 5 voi. d'oxigène sur 1 de chlore , ces 
sels résullent de 2 at. de chlore , 7 d'oxigène constituant l'acide , 
et d'une quantité de base contenant 1 atome d'oxigène. Berzelius 
avait jetté des doutes sur cette composition de l'acide perchlorique 
et des perchlorates, admettant, comme plus probable pour l'acide, 
celle de 3 at. seulement d'oxigène avec 1 de chlore , et pour les 
perchlorates de 6 fois autant d'oxigène dans l'acide que dans la base; 



110 NOUVELLES RECHERCHES ETC. 

mais les résullats de Stadion ont eie confirmes par Serullas , et 
récemment encore par Mitscherlich, et adoptés enfin par Berzelius 
me me. Gela e'tant, un porchlorate neutre d'animoniaque, d'après la re- 
lation plusieurs fois cite'e entre l'ammomaque et les bases oxidées , 
doit è tre forme de 2 at. de chlore, 7 oxigène^ 2 azoto , 6 hydrogène; 
ou en poids de chlore 0,3262; azote o,i3o4; hydrogène 0,0276; oxi- 
gène o,5i58; et nous pourrons nous servir de ce sei pour notte objet. 

Le camphre artifìciel ,. ou .combinaison da chlore avec Umile 
de terebinthine, parait pouvoir ètre considerò corame une substance 
neutre, son goùt e'tant aromatique, et le tournesol n'en étant pas 
rougi , quoiqu'il soit soluble dans l'eau en quanlile sufllsante pour 
lui communiquer son goùt propi'e. Uva sur sa composition de la 
disparite' entre les resultats d'OppERMANN , et ceux de Dumas. 
Oppermann considero le cai-bure d'hydrogène qui y est uni avec l'acide 
hydrochlorique corame forme dans la proportion de 2 atomes de 
carbone et 3 d'hydrogène , et le nombre des atomes de carbone 
en cet e'tat à colui des atomes de chlore dans l'acide corame dans 
ìe rapport de 12 à 1 , en sorte que le nombre total des atomes , 
dans sa plus simple expression , scrait de 12 carbone, 19 hydro- 
gène , 1 chlore. Dumas au contraire trouve que l'hydrure de car- 
bone qui entre dans ce compose, et qu'il appelle c amplio gène , est 
forme dans la proportion de 5 at. de carbone , et 8 d'hydrogène , 
et que le rapport des atomes du cai-bone de cet hydrure aux 
atomes de chlore dans l'acide hydrochlorique qui y est uni, est 
de i o à 1 , en sorte que ce compose résulte ainsi de 10 at. de 
carbone et 16 hydrogène combinés avec 1 at. de chlore et 1 d'hydro- 
gène , ou en tout de 1 o at. carbone , 17 hydrogène , 1 de chlore. 
Dumas est revenu à plusieurs reprises sur les expe'riences propres 
à constater cette composition , et fa confiraie'e aussi par la densité 
de la vapeur du compose , en sorte qu'on ne peut guère douter 
que son resultai ne soit le véritable , c'est-à-dire que le compose 
dont il s'agit ne soit C 10 H ll Cl , et c'est ce que nous admettrons 
pour notre objet. La composition en poids qui rèpond à cette 



PAR LE CHEVALIER AVOGÀDRO I I I 

composition atomique est chlore 0,2027 ; carbone 0,7001 ; hydro- 
gène 0,0972. 

Soubeiran a fait connaìtre un corps éthe'ré qu'il considerato 
comme forme d'un atome de carbone à l'état de bi-hydrure , 011 
dans la proportion C|ui constitue le gaz oléfìant, avec 2 at. de chlore, 
en sorte que la quantité de chlore y aurait été doublé que dans 
la liqueur des Hollandais. Il aurait été peu admissible qu'un tei 
compose fùt neutre aussi bien que la liqueur des Hollandais ; cepen- 
dant son goùt aromatique et sucre', qu'il communi que aussi à l'eau, 
porte à croire que le corps découvert par Soubeiran est réellement 
neutre ; mais la composition indiquée par Soubeiran n'est pas 
exacte , d'après les travaux postérieurs des chimistes. Liebig avait 
cru ce corps identique avec un chlorure de carbone sans hydro- 
gène , qu'il a découvert lui-mème. Mais plus récemment Dumas 
a trouvé que la composition atomique de ce corps peut ètre repré- 
sentée par CHCl 3 , et il lui a donne le no in de chloroforme. 
D'après cette composition atomique, celle en poids est chlore 0,88985 
carbone 0,1024; hydrogène o,oo83. 

Liebig nous a fait connaìtre un compose qu'il appelle chloral , 
/orme , selon lui , de 9 at. de carbone , 12 chlore et 4 oxigène , 
sans hydrogène; mais Dumas dans un travail postérieur trouve que 
ce compose contient aussi de l'iiydrogène , et que sa composition 
atomique est 8 at. carbone, 4 hydrogène, 12 chlore, 4 oxigène, 
ou plus simplement , 2 carbone , 1 hydrogène , 3 chlore , 1 oxi- 
gène. Celle substance forme un liquide huileux , clair comme de 
l'eau , et qui se montre neutre aux réactifs , quoique soluble dans 
l'eau ; nous pouvons clone nous en servir pour notre objet. Elle 
est susceptible de s'unir à l'eau en cristaux solides de manière 
à former un Ivy d rate ; mais il est au moins douteux qu'elle soit 
dans cet état lorsqu'elle est dissoute dans l'eau; car ces cristaux, 
formés par l'addition d'une petite quantité d'eau au chloral liquide 
ne se dissolvent en suite dans l'eau qu'en repassant d'abord à l'état 
de liquide huileux. Je considérerai donc la substance, par rapport 



112 NOUVELLES RECHERCHES ETC. 

à notre objet , dans l'état anhydre. Je ne parie pas d'un autre état 
où le chloral peut se mettre avec l'eau ou ses élémens , et sous 
leqnel il devient insoluble dans l'eau. Maintenant d'après la com- 
position atomique du chloral anhydre , indiquée ci-dessus selon 
Dumas , sa composition en poids se trouve 0,7193 chlore; o,i656 
carbone ; 0,0068 hydrogène ; o,io83 oxigène. 

Dumas a trouvé que le camphre ordinaire , c'est-à-dlre , selon 
lui , le camphogène oxigéné forme de 5 at. de carbone , 8 hydro- 
gène, l oxigène s'unissant avec l'acide hydrochlorique constitué par 
\ at. de chlore , \ at. d'hydrogène, donne un hydrochlorate neutre 
de camphre , qui ne diffère ainsi lui-mème du camphre artificiel , 
que par l'addition de l' oxigène aux élemens de ce dernier. En effet 
ce corps doit ètre forme de 5 at. de carbone , 8 \ hydrogène, 
| chlore, \ oxigène, ou 10 carbone, 17 hydrogène, 1 chlore, 
1 oxigène, au lieu que le camphre artificiel est forme, cornine on a 
vu de 10 carbone , 17 hydrogène , 1 chlore sans oxigène. Cette 
composition atomique de l'hydrochlorate de camphre donne en 
poids, chlore 0,1857; carbone 0,64 14? hydrogène 0,0890; oxi- 
gène 0,0839. 

On doit aussi à Dumas la découverte d'un éther chloroxicarbo- 
nique dont la composition est en atomes de Berzelius, Ci 2 O k C 6 E r ™ ', 
et qu'on peut concevoir comme forme d'un acide dont la compo- 
sition serait C 2 3 CZ% combine avec l'éther ordinaire C'H i -^-H z O, 
ou C'H w O ; cet acide serait compose de chlore , carbone et oxi- 
gène , comme l'acide chloroxicarbonique déjà connu, ou gaz phos- 
gène , mais en proportion differente , la composition de celui-ci 
étant , comme on sait , C 1 O z Cl' 1 , ou COCl % . Le nouvel acide 
peut ètre appelé , comme Dumas le propose , acide oxichlorocar- 
bonique , tandis que celui déjà connu , ou le chlore prédomine 
sur l'oxigène , retiendrait le noni diacide chloroxicarbonique ; le 
nouvel éther est sans action sur le tournesol , et peut par conse'- 
quent ètre employé à notre usage , cornine les autres éthers ; on 
peut remarquer qu'en le considérant comme un sei à base d'éther 



PAR LE CHEVALIER AV0GADR0 1 l3 

ordinaire , le chlore y a le mème rapport atomi que à l'oxigène de 
la base , que dans les chlorates , oxichlorates , et hydroclilorates 
neutres. Sa composition atomique, réduite à sa plus simple expres- 
sion , est C10 2 C 3 H 5 , et donne en poids, clilore o ; 3a46; carbone 
o,3363; hydrogène o,o458; oxigène 0,2933. 

Mais cet acide oxichloro-carbonique qui entre dans la coiiipo- 
sition de l'ether dont nous venons de parler, quoique il n'ait 
pù étre obtenu à l'état isole , pourrait aussi former un sei 
neutre avec une quantité d'ammoniaque correspondante à la quan- 
tité d'e'ther ordinaire à laquelle il s'unit dans cet éther, où à celle 
de toute autre base oxidée à laquelle il pourrait s'unir pour former 
un sei neutre; savoir une quantité C 2 ì Cl 2 d'acide, devra prendre 
pour cela une quantité Àz 2 FI b d'ammoniaque , en sorte que la 
composition de ce sei sera en atomes C 2 3 CI 2 Àz 2 H 6 , et en poids , 
chlore 0,3988; carbone 0,1377; azote °> ì ^9^-> hydrogène 0,0337; 
oxigène 0,2703. Nous pouvons donc encore faire usage de ce se! hy- 
pothétique dans la recherche dont nous nous occupons. 

Mais par la mème raison nous pouvons aussi concevoir réci- 
proquement des éthers chlorique, et oxichlorique analogues au chìo- 
rate , et à l'oxichlorate d'ammoniaque que nous avons considérés 
ci-dessus , quoique ces éthers n'aient pas encore été observés , et 
ne puissent peut ètre pas mème esister , et cela par analogie à 
ce que nous avons pratiqué dans la première section pour les acides 
hydro-carboniques azotés ou non azolés. 

■ D'après la composition du chlorate d'ammoniaque, et conformé- 
ment à la composition générale des chlorates à bases oxidées , 
l'ether chlorique correspondant devrait ètre compose de 

2 At. de chlore, 5 oxigène, formant l'acide; 

4 At. de carbone, 10 hydrogène , 1 oxigène, formant la 
base 011 l'ether ordinaire qui en jouerait le ròle ; 
en tout , 2 chlore, 4 carbone, 10 hydrogène, 6 oxigène; ou 
plus simplement , 1 chlore , 2 carbone , 5 hydrogène , 3 oxigène. 

Tom. xxxix. P 



I 1 4 NOUVELLES RECHERCHES ETC. 

Cela donne en poids , chlore o,3i38 ; carbone 0,2167; hydrogène 
o,o44 2 '•> oxigène o,4 2 53. 

Par les mèmes analogies l'éther perchlorique devrait ètre com- 
pose de 

2 At. de chlore , rji oxigène , formant l'acide ; 
4 At. de carbone, 10 hydrogène, 1 oxigène, formant la base; 
en tout , 2 chlore, 4 carbone, 10 hydrogène, 8 oxigène, ou plus 
simplement, 1 chlore, 2 carbone, 5 hydrogène, 4 oxigène; com- 
position que ne diffère de la préce'dente que par la quantité d'oxi- 
gène, comme cela doit étre puisque les deux acides qui y entrent 
contiennent le mème nombre d'atomes de radicai , par rapport aux 
bases qu'ils neutralisent. Gette composition donne en poids , chlore 
0,2748; carbone 0,1898; hydrogène o,o388; oxigène 0,4966. 

On pourrait joindre aux 14 composès contenant du chlore, dont 
nous venons de parler, encore quelques autres composès ou resultant 
de la combinaison des acides du chlore avec des corps particuliers 
formés de carbone , d'hyclrogène , d'azote , et d'oxigène , ou consi- 
dérés comme formés immédiatement de ces élemens 3 et de chlore; 
mais ces composès m'ont paru ou de neutralité douteuse , ou n'of- 
frant pas une composition assez bien constatée , pour pouvoir en 
faire usage pour notre objet (1). 

Je crois au contraire pouvoir faire servir encore à la determi- 
natici! du pouvoir neutralisant du chlore les sels formés par les acides 
du chlore avec les alcalis organiques proprement dits, dont j'ai 
déjà employé les sels à la détermination des pouvoirs du carbone, 
de l'azote et de i'hydrogène. Mais je me bornerai à cet égard aux 
sels formés par les trois acides plus connus du chlore : les acides 



(1) Les composès qui résultent de l'action du chlore sui - la naphtaline pourraicnt en par- 
ticulier nous ètre de quelque usage, surtout d'après les derniers travaux de M. Laurent, qui 
paraissent en avoir bien établi la composition ; mais ces travaux m'ont encore semblds trop 
récens pour pouvoir ni'appuyer sur leurs re'sultats , comme généralement admis. 



PAR LE CHEVALIER AV0GADR0 II 5 

chlorique , hydrochlorique , et oxichlorique. Je partirai , pour en 
calculer la composition, du mème principe dont j'ai déjà fait usage 
pour les sels dont les acides sont forme's de carbone , azote, hy dro- 
gène , et oxigène, savoir que dans les sels qu'on peut conside'rer 
comrae neutres , l'azote de la base organique a le me me rapport 
atomique à chaque acide que l'azote de l'ainmoniaque dans les sels 
ammoniacaux correspondans, et je supposerai les compositions ato- 
miques de ces bases, telles que je les ai déjà admises ci-dessus, d'après 

LlEBIG. 

Ainsi la composilion atomique du chlorate de cinclionine sera 
i Chlore, 2 \ oxigène , formant l'acide ; 
1 Azote , 10 carbone, 11 hydrogène, \ oxigène de la base; 
en tout, 1 chi ore , 10 carbone, 1 azote, 11 hydrogène, 3 oxi- 
gène; ce qui donne en poids , chlore o,i534; carbone 0,5298; 
azote 0,061 3; hydrogène 0,0476; oxigène 0,2079. 
Celle de l'hydrochìorate de cinchonine sera 
1 Chlore, 1 hydrogène de l'acide ; 

1 Azote, 10 carbone, 11 hydrogène, \ oxigène de la base; 
en tout , 1 chlore, 10 carbone, 1 azote, 12 hydrogène, ^oxigène, 
ou 2 chlore, 20 carbone, 2 azote, 24 hydrogène, 1 oxigène; et 
en poids, chlore 0,1846; carbone 0,63^5; azote 0,0738; hydro- 
gène 0,0624 ; oxigène 0,0417. 

Pour l'oxichlorate de cinchonine on aura 

2 Chlore, 7 oxigène de l'acide ; 

2 Azote, 20 carbone, 22 hydrogène, 1 oxigène de la base; 
en tout 2 chlore, 20 carbone, 2 azote, 22 hydrogène, 8 oxigène, 
ou simplement 1 chlore, 10 carbone, 1 azote, 11 hydrogène, 4 
oxigène, ce qui donne en poids, chlore o,i434; carbone 0,49^4; 
azote 0,0574 ; hydrogène o,o445 ; oxigène 0,2593. 

Passant aux sels à base de quinine, 011 aura, pour la compo- 
silion atomique du chlorate de cette base , 
1 Chlore, 2 \ oxigène de l'acide ; 

1 Azote, 10 carbone, 12 hydrogène, 1 oxigène de la base; 



Il6 NOUVELLES RECHERCHES ETC. 

en tout, i clilore , io carbone , i azote, 12 hydrogène, 3 J oxi- 
gène, ou 2 chlore, 20 carbone, 2 azote, 24 hycìrogène , 7 oxi- 
gène ; et pour sa composition en poids , chlore 0,1476; carbone 
0,50995 azote 0,0590; hydrogène o,o5oo; oxigène o,2335. 

La composition atomique de l'hydrochlorate de quinine sera 
1 Chlore, 1 hydrogène de l'acide ; 

1 Azote, 10 carbone, 12 hydrogène, 1 oxigène de la base; 
en tout 1 chlore, 10 carbone, 1 azote, i3 hydrogène, 1 oxi- 
gène; ce qui donne en poids, chlore 0,1763; carbone 0,6089; 
azole 0,0705; hydrogène 0,0646; oxigène 0,0797. 

Celle de l'oxichlorate de quinine doit ètre 

2 Chlore, 7 oxigène de l'acide ; 

2 Azote, 20 carbone, 24 hydrogène, 2 oxigène de la base; 
en tout, 2 chlore, 20 carbone, 2 azote, 24 hydrogène, 9 oxi- 
gène, ce qui donne pour la composition en poids, chlore o, i384; 
carbone 0,4780; azote o,o554; hydrogène 0,0468; oxigène 0,28 1 1\. 

Parati les sels à base de morphine , le chiarate aura pour 
composition 

2 Chlore , 5 oxigène de l'acide ; 

2 Azote, 34 carbone, 36 hydrogène , 6 oxigène de la base; 
en tout , 2 chlore , 34 carbone , 2 azote , 36 hydrogène , 1 1 oxi- 
gène; et en poids, chlore 0,0974; carbone 0,5720; azote 0,0390; 
hydrogène o,o495 ; oxigène 0,2421. 

L'hydrochlorate de morphine , aura en atomes 
1 Chlore , 1 hydrogène de l'acide ; 

1 Azote, 17 carbone, 18 hydrogène, 3 oxigène de la base; 
en tout 1 chlore, 1 azote, 17 carbone, 19 hydrogène, 3 oxigène, 
et en poids, chlore 0,1091 ; carbone 0,6408 ; azote 0,0437 ; hy- 
drogène o,o585 ; oxigène 0,1479- 

Et l'oxichlorate de morphine , en atomes 

2 Chlore , 7 oxigène de l'acide ; 

2 Azote, 34 carbone, 36 hydrogène, 6 oxigène de la base; 
en tout, 2 chlore, 34 carbone, 2 azote, 36 hydrogène, i3 oxigène; 



PAR LE CHEVÀLIER AVOGADRO X I 7 

et en poids, chlore o,og33 ; carbone o,5479 > azote 0,03^3; hy- 
drogène 0,0474 j oxigène 0,2741. 

En passant aux sels de strichnine, on aura pour la composition 
atomique du chlorate de cette base 

2 Chlore , 5 oxigène de l'acide ; 

2 Azote , 3o carbone, 32 hydrogène, 3 oxigène de la base 5 
en tout, 2 chlore , 3o carbone, 2 azote, 32 hydrogène, 8 oxi- 
gène , ou simplement 1 chlore , i5 carbone , 1 azote, 16 hydro- 
gène , 4 oxigène; et pour la composition en poids, chlore 0,1 1 3 1 ; 
carbone o,586i; azote o,o453; hydrogène o,o5io; oxigène 0,2045. 
Pour celle de l'hydrochlorate de strichnine 

a, Chlore , 2 hydrogène de l'acide ; 

2 Azote, 3o carbone, 32 hydrogène , 3 oxigène de la base; 
en tout , 2 chlore , 3o carbone , 2 azote , 34 hydrogène , 3 oxi- 
gène , et en poids, chlore 0,1292; carbone 0,6695; azote 0,0517; 
hydrogène 0,0620; oxigène 0,0876. 

Et pour celle de l'oxichlorate de strichnine 
2 Chlore , 7 oxigène de l'acide ; 

2 Azote, 3o carbone , 32 hydrogène, 3 oxigène de la base; 
en tout, 2 chlore, 3o carbone, 2 azote, 32 hydrogène, 10 oxi- 
gène, ou simplement 1 chlore, i5 carbone, 1 azote, 16 hydro- 
gène, 5 oxigène; ce qui donne en poids, chlore 0,1076; carbone 
0,5576; azote o,o43o; hydrogène 0,0486; oxigène 0,2432. 

Enfin les sels de brucine nous offriront les compositions sui- 
vantes : 

Chlorate de brucine , 

2 Chlore , 5 oxigène de l'acide; 

2 Azote, 32 carbone, 36 hydrogène, 6 oxigène de la base; 
en tout , 2 chlore , 32 carbone , 2 azote , 36 hydrogène , 1 1 oxi- 
gène ; en poids, 0,1008 chlore; 0,5571 carbone ; o,o4o3 azote; 
o,o5i2 hydrogène; o,25o6 oxigène. 
Hydrochlorate de brucine , 

2 Chlore , 2 hydrogène de l'acide ; 



li 8 NOUVELLES RECHERCHES ETC. 

2 Azote , 32 carbone, 36 hydrogène, 6 oxigène de la base^ 
en tout , 2 chlore , 32 carbone , 2 azote , 38 hydrogène , 6 oxi- 
gène , ou simplement i chlore, 16 carbone, i azote, 19 hydro- 
gène, 3 oxigène ; en poids, chlore 0,11 34; carbone 0,62675 azote 
o,o454; hydrogène 0,0608; oxigène 0,1537. 
Oxichlorate de brucine , 

2 Chlore , 7 oxigène de l'acide ; 

2 Azote, 32 carbone, 36 hydrogène, 6 oxigène de la base; 
en tout, 2 chlore, 32 carbone, 2 azote, 36 hydrogène, i3 oxi- 
gène , ce qui donne en poids, chlore 0,0964 ; carbone 0,5329; 
azote o,o386; hydrogène 0,0489; oxigène o,2832. 

En joignant ces i5 sels à base d'alcalis organiques aux i4 sub- 
stances que nous ayons indiquées précédemment, on a en tout 29 
composés , dont nous pouvons nous servir, pour determiner le 
pouvoir neutralisant du chlore, en partant de ceux trouvés dans la 
section precedente pour le carbone , l'azote, et l'hydrogène, celui 
ne'gatif de l'oxigène étant pris pour l'unite. Ce nombre est beau- 
coup moins considérable que celui que nous avons employé pour 
determiner les pouvoirs de ces derniers corps; mais il faut remar- 
quer que chaque équation fournie par les composés , où entre le 
chlore, donne ici par elle seule une valeur de la quantité cherchée, 
puisque toutes les autres quantités y sont suppose'es connues , au 
lieu qu'il fallait combiner les équations trois à trois pour avoir à 
la fois , d'après la composition des substances employées dans la 
première section, les pouvoirs neutralisans du carbone, de l'hydro- 
gène et de l'azote. 

La me'thode qui se présente le plus naturellement à l'esprit pour 
determiner ainsi le pouvoir neutralisant du chlore par les 29 com- 
posés qui contiennent ce corps , est celle de la moyenne, puisqu'il 
s agit d'une seule incornine. Elle consisterait à multiplier les nombres,. 
qui expriment pour chaque composé les quantités des différens 
composans en poids , autres que le chlore , par les nombres qui 
expriment respectivement leurs pouvoirs neutralisans, précédemment 



PAH LE CHEVALIER AVOGÀDRO IIQ 

déterminés ; la somme de ces produits ajoutée au terme où le 
pouvoir neutralisant inconnu Ci du chlore est multiplié par la 
quantité de ce corps en poids qui entre dans chaque compose', et 
egalee à zero , nous donnerait une équation dont on tìrerait une 
valeur de CI, en transposant le terme connu dans le second 
membre, et divisant par le coefficient de Ci; la somme des diflerentes 
valeurs ainsi obtenues, divisée par leur 11 ombre, nous donnerait la 
valeur moyenne cherche'e. On pourrait au reste abréger l'operati on, 
en marquant d'abord les pouvoirs neutralisans connus du carbone, 
de l'azote , et de l'hydrogène, par des lettres, comme C, A , FI , 
et n'exécutant qu'une seule multiplication pour chaque éìe'ment , 
après avoir divise' chaque équation par le coefficient de Ci , et les 
avoir toutes additionnées. 

Mais pour appliquer ici le procede auquel se reduit immédiate- 
ment la méthode des moindres carre's précedemment employée 
pour plusieurs inconnues renfermées dans nos e'quations , dans le 
eas d'une seule inconnue, et avoir ainsi pour le chlore, un resultai 
exactement comparable à ceux précedemment obtenus pour les 
autres substances, il faut laisser les équations données par la com- 
position sous la forme , sous laquelle elles se pre'sentent immédia- 
tement , savoir laisser à CI le coefficient qui exprime la proportion 
du chlore en poids dans chaque compose, multiplier chaque équa- 
tion respectivement par ces coefficiens , sommer ensuite loutes les 
équations résultantes , et tirer de l'équation finale ainsi formée la 
valeur de l'inconnue Ci, après y avoir substitué les valeurs connues 
de C, A, et H. 

En operant ainsi sur les 29 équations tirées de la compositioa 
des 29 composés dont nous avons parlé , telle que nous l'avons 
établie par chacun, on trouve pour l'équation finale, avant la sub- 
stitution des valeurs de C, A, H , 



3,8760 a-h 2,3375 C-h o,5623 A-± 0,3457 //— 1,1818 = 



120 NOUVELLES RECIIERCHES ETC. 

En substituant maintenant les valeurs de C, A, H telles que 
nous les avons établies dans la section précédente , savoir: 



C= -4-0,05961 ; ^ = -+-0,4694 ; //=-+- 3,9 19 ; 

cette équation devient 

3,8760 0,1 387 -1-0,2639 -h 1 ,3549 — iji8i8=o ; 
ou 3,8760 Cl-\- 1,75^5—1,1818 = ; 
ou 3,8760 Cl-^-o,5 r ]5'j = o 5 

d'où l'on tire , 

^ ' « = -^ = i 

Telle est donc la valeur du pouvoir neutralisant du chlore , 
qu'on petit conclure de la considération de tous les composés que 
nous avons employés; mais avant de l'adopter défìnitivement, nous 
devons la substituer avec celles de C, A et H , dans les équations 
de composition de ces composés mèraes, pour nous assurer s'il n'y en 
a point quelqu'un qui s'écarte beaucoup plus que les autres de la 
neutralité que nous avons supposée , et qui par cette raison doive 
ótre exclu du calcul , ce qui apporterai une modifìcation à la va- 
leur dont il s'ag't. 

Or , en faisant ces substilutions , je trouve pour les valeurs du 
pouvoir neutralisant des differens compose's ci-dessus, avec deux 
déciraales, dispose'es par Órdre de grandeur : 



PAR LE CHEVÀLIER AVOGADRO 

Oxichlorate d'aramoniaque 

Éther perchlorique 

Chlorate d'aramoniaque ì 
Éther clilorique ( 

Chloral 

Éther oxichloro-earbonique 
Oxichloro-carbonate d'ammoniaque . 
Oxichlorate de brucine | 
Chloroforme S 
Oxichlorate de quinine I 
Oxichlorate de morphine 1 
Oxichlorate de cinchonine 
Chlorate de morphine 
Chlorate de brucine 
Oxichlorate de strichnine 
Chlorate de quinine 
Chlorate de cinchonine 
Chlorate de strichnine . 
Chlorure de cyanogène 
Liqueur des Hollandais 
Hydrochlorate de morphine 
Hyilrochlorate de brucine . 
Hydrpchlorate de strichnine 
Hydrochlorate de camphre 
Hydrochlorate de quinine . 
Hydrochlorate de cinchonine 
Éther hydrochlorique 
Hydrochlorate d'ammoniaque 
Camphre artificiel . . . 



121 



— o,4o 

— 0,37 

— 0,29 

— - 0,16 
■ — o,i5 

0,1 I 

— ~ 0,07 

— 0,06 

— o,o5 



-4- 0,0 1 
-f- 0,0 ?> 
-H o,o5 
-I- 0,07 
-4- o^i 1 
-t- o,i3 

-4-0,17 

-4- 0,20 

0,25 

-4- o,33 
-4- 0,40 



Les deux extrèmes soni égaux avec signe contraire, et abstraction 
faite de quelques lacunes , qui disparaitraient sans doute , si on 
cousidérait un plus grand nombre de composés , les autres tcvmcs 
Tom. xxxix. Q 



132 NOUVELLES RECHERCHES ETC. 

de la serie de ces valeurs se suivent assez régnlièrement, en sorte 
qu'il n'y a de ràison d'exclusion pour aucune des snbstances employées. 
On peut donc s'arrèter à la valeur trouve'e du pouvoir neutralisant 
du clilore — o,i485 , ou environ — o,i5 , d'après laquelle ce 
pouvoir est négatif corame celui de l'oxigène, mais n'est qu'environ 
g ou * de celui-ci. 

Pouvoir neutralisant du soufrc. 

J'ai déjà considerò dans mon second Mémoire sur V affluite des 
corps pour le caloria ite la composition de quatre composés neutres 
où le soufre se trouve combine' avec le carbone , i'hydrogène , 
l'azote , et l'oxigène, ou avec quelques uns de ces corps, savoir le 
sul fate d'ammoniaque hydraté, le sulfite d'ammoniaque hydraté, l'hy- 
posulfate , et J'hyposulfìte d'ammoniaque. Je vais d'abord rappeler 
ici cette composition , en la modifiant un peu, d'après l'évaluation 
des atomes de Berzeuus, et par quelque autre consideratici!. 

Le sulfate d'ammoniaque, .à l'e'tat d'hydrate, où nous le consi- 
dérerons pour plus d'exactitude , cornine dans le Mémoire cite , a 
pour sa composition atomique : 

! Soufre , 3 oxigène de l'acide ; 

2 Azote , 6 liydrogène de la base ; 

a Oxigène , 4 hydrogène , formant l'eau d'hydratation ; 
en tout , i soufre, 5 oxigène, 2 azote, io hydrogène ; ou en 
poids , soufre o,2i3c); azote 0,1882 ; hydrogène o,o663 ; oxigène 
o ; 53 16. 

Le sulfite d'ammoniaque hydraté est forme , comme je l'ai fait 
remarquer dans le me me Mémoire , de 

1 Soufre , 2 oxigène de l'acide ; 

2 Azote , 6 hydrogène de la base ; 

i Oxigène , 2 oxigène de l'eau d'hydratation; 
en tout, 1 soufre, 3 oxigène, 2 azote, 8 hydrogène, ce qui donne 
en poids, soufre 0,2760; azote o,243i ; hydrogène 0,0686; oxi- 
gène 0,4 1 20. 



PAR LE CHEVALIER AVOGADRO 123 

L'hyposulfate d'ammoniaque neutre , d'après la particularité con- 
nue que l'acide hyposulfurique présente dans sa capacité de saturation 
comparée à celle des acides sulfurique et sulfureux, et sur laquelle 
on peut voir les réfìexions que j'ai faites dans le Méuioire cité, doit 
étre compose en atornes, de 

i Soufre , 2 \ oxigène de l'acide ; 
i Azote , 3 hydrogène de la base ; 
en tout , 2 soufre , a azote , 6 hydrogène , 5 oxigène ; en poids , 
soufre o,36o3; azote o,i585; hydrogène o,o335; oxigène o,4477- 

D'après une ancienne observation de M. r Gay-Lussac , les hypo- 
sulfites auraient conserve , pour leur neutralité, la méme quàntité 
de soufre à l'e'tat d'acide hyposulfureux , par rapport à la base , 
qu'il y en avait dans les sulfates , et sullìles neutres, à l'e'tat d'acide 
sulfurique, et sulfureux; savoir la capacité de saturation de l'acide 
hyposulfureux aurait été égale , par rapport aux bases oxidées , à 
la quàntité d'oxigène qu'il contient lui-méme , en sorte qu'il y aurait 
eu dans la base un atome d'oxigène pour i atome d'oxigène de l'acide, 
et par cohséquent aussì pour i atome de soufre de ce dernier; et dans 
le sei ammoniaca!.-, par la relation connue entre l'ammoniaque , et 
les bases oxidées, il y aurait eu 2 atomes d'azote à l'e'tat d'ammo- 
niaque pour 1 at. de soufre à l'état d'acide. G'est en effet la com- 
position que j'avais supposée dans le Mémoire cité à l'hyposulfite 
d'ammoniaque neutre. Mais on sait que Gay-Lussac a depuis 
reconnu que l'observation citée était incomplète , et que !a consé- 
quence qu'il en avait tirée n'était pas légitime. Les observations 
que Gay-Lussac a faites postérieurement prouvent au contraire , 
que les sulfites, en passant à l'état de sulfites sulfurés, ou hyposulfites, 
par une soustraction d'oxigène, deviennent alcalins, et que récipro- 
quement un hyposulfìte neutre ne peut étre changé en stillate par 
une additi on d'oxigène, sans qu'il reste de l'acide sulfurique en excès. 
Et en effet , d'après la composition que M. 1 Herschell a trouvée 
depuis directement par ses expériences à l'hyposulfite de chaux qui 
parait devoir étre regardé cornine neutre, la capacité de saturation 



124 NOUVELLES RECHERCIIES ETC. 

de l'acide hyposulfureux , pour une méme quantité de soufre, n'est 
que la moitié de celles des acides sulfuriqùe, et sulfureux , d'où il 
suit que les bases oxidées, dans les sels neutres forra és par cet acide, 
ne contiennent que la moitié de la quantité d'òxigène de l'acide ; 
et c'est aussi la capacitò de saturation que Berzelius attribue à 
l'acide hyposulfureux. En conséquence cet acide ne doit aussi prendre, 
dans l'hyposulfìte d'ammoniaque neutre , que la moitié de la quan- 
tité d'ammoniaque que je lui avais attribuée. Par là la composition 
atomi que de ce sei devient : 

i Soufre , i oxigène de l'acide ; 
i Azote , 3 bydrogène de la base ; 
et la composition en poids, soufre 0,4926; azote 0,2167; bydro- 
gène 0,0459 ; oxigène 0,2448- 

J'avais aussi pris en considération dans le Mémoire cité un hy- 
drosulfate d'ammoniaque intermédiaire en composition entre Fhy- 
drosulfate ordinaire, qui, selon les observations de M. r Gay-Lussac, 
est alcalin , et un autre bydrosulfate supérieur , qu'on pouvait sup- 
poser acide ; mais, corame l'observation ne nous a rien appris sur 
la composition d'un sei de ce genre , qui jouirait effectivement de 
la neutralité apparente , je crois plus convenable de ne point em- 
ployer ces sels dans la rechercbe qui nous occupe. 

Mais en cbercbant maintenant d'autres sels qui puissent e tre 
regardés comme neutres, et employés corame tels pour nolre objet, 
je trouve d'abord Vhjdro-siiljo-cj anale d 1 ammoniaqne. L'acide hydro- 
sulfo-cyanique , dont Bekzeuus a établi la composition dans son 
Mémoire sur les combinaisons des cjanures avec le soufre , eie. 
forme avec les bases oxidées, par exemple avec la potasse, un sei 
qui parait bien jouir de la neutralité, et qu'on peut au reste con- 
sidérer soit comme un bydro-sulfo-cyanate de potasse , soit comme 
un sulfo-cyanure de potassium, en en soustrayant les élémens de 
Feau. Comme sulfo-cyanure de potassium il serait forme , d'après 
Berzelius, de 1 atonie de potassium, et 2 atomes de ebacun des 
trois élémens soufre , carbone, et azote ; à l'état d'bydro-sulfo- 



PAR I.E CHEVALIER AV0GADRO 125 

cyanate de potasse il doit conterai* de plus i atome d'oxigène pour 
changer le potassium en potasse , et 2 atomes d'hydrogène , qui 
avec les 2 atomes de chacun des trois autres élémens constitueront 
de l'acide hydro-sulfo-cyanique ; de manière que ce sei sera alors 
forme de 1 at. de potassium et 1 d'oxigène formant la pelasse , 
et de 2 atomes de chacun des autres élémens soufre , carbone , 
azote et hydrogène. Le sei ammoniacal correspondant doit ètre 
composé d'après cela de 

2 At. de soufre , 2 carbone , 2 azote , 2 hydrogène formant 
l'acide ; 

2 Azote , 6 hydrogène constituant la base ; 
en tout , 2 soufre, 2 carbone , 4 az ote, 8 hydrogène , ou simple- 
ment r soufre , r carbone, 2 azote, 4 hydrogène , ce qui donne 
en poids , soufre 0,4 1 9^ ; carbone o,r594 ; azote o,36gr ; hydro- 
gène 0,o520. 

Les hydro-sulfo-cyanates peuvent présenter une complicalion 
dans leur composition , sans sortir de l'état de neutralité ; c'est 
celle par laquelle ils se changent dans les composcs qu'on a ap- 
pclés hjdro-sulfo-cj anate s hjdro-sulfurés ; ces composcs peuvent 
ètre considércs comme des sels formés par un autre acide, V acide 
hjdro-sulfo-cjanique hjdro-sulfuré , ou par les deux acides hydro- 
sulfo-cyanique , et hydro-sulfurique réunis, combinés avec les bases. 
Zetse nous a fait connaìtre celui à base d'ammoniaque, qu'il a 
U'ouvé sans réaction acide , ni alcaline. Il est composé d'un atome 
d'azole à l'état d'ammoniaque ou réuni avec 3 at. d'hydrogène, d'un at. 
d'azote à l'état d'acide hydro-sulfo-cyanique ordinaire , c'est-à-dirc 
uni avec r at. de carbone , 1 de soufre , et 1 d'hydrogène ; et 
enfìn d'un demi-atome de soufre à l'état d'acide hydro-sulfurique, ou 
combiné avec r at. d'hydrogène. C'est la composition mème de 
l'hydro-sulfo-cyanate d'ammoniaque ordinaire, plus le demi- atome 
de soufre à l'état d'acide hydro-sulfurique. Sa composition rapporlée 
aux substances élémentaires sera d'après cela de r \ at. de soufre, 
1 de carbone, 2 azote, 5 hydrogène, ou 3 de soufre, 2 carbone, 



126 NOUVELLES RECHERCHES ETC. 

4 azote, io hydrogène ; et en poids , soufre o,5i46; carbone 
o, i3o4; azote o,3oi8; hydrogène o,o532. 

L'acide sulfo-vinique nous fournit par sa combinaison avec l'am- 
moni aque un autre sei qui peut servii" à nolre usage. Selon les 
derniers travaux de Magnus , cet acide qu'on pourrait appeler 
sulfo-alcoolique , à distinction d'un autre qu'il nous a fait connaìtre, 
et qu'il appelle acide sulfo-étherique , serait essentiellement com- 
pose de 2 S -h C 4 -+- 2 H , ou ce qui revient au méme de 

2$-+- C , H'°0-+-H , c'est-à-dire d'acide sulfurique et d'alcool, ou 
d'acide sulfurique , d'éther ordinaire , et de la quantité d'eau dont 
les élémens changeraient cet e'tlier en alcool ; l'acide ainsi repré- 
sente' se combine pour former les sels neutres à une quantité de 
base contenant un atome d'oxigène ; dans le sulfo-vinate d'ammo- 
niaque , il doit donc se combiner avec 2 at. d'azote à l'état d'am- 
moniaque ; savoir ce sei sera compose de 

S 1 0«-*-C'>H i -*-H« 0>-i-Jz>ff f '=S>C"Jz*ff' s O s , 
ou simplement de i soufre, 2 carbone , 1 azote, 9 hydrogène, 4 
oxigène, ce qui donne en poids, soufre o,2238; carbone 0,1701; 
azote 0,0985 ; hydrogène 0,0625 ; oxigène o,445i- 

Mais puisque l'autre acide, découvert par Magnus, compose 
simplement d'acide sulfurique et d'éther , sans l'addition des élé- 
mens de l'eau qui changeraient cet éther en alcool , peut aussi se 
combiner aux bases , et former des sels neutres différens , nous 
pouvons aussi nous servir pour notre objet de la combinaison de 
cet acide avec l'ammoniaque. Ce sei , qu'on doit appeler sul- 
fo-étherate d'aminoniaque, sera composé , à l'état neutre , des 
mèmes proportions d'élémens que le sulfo-vinate, moins les élémens 
de l'eau qui convertiraient l'éther y contenu en alcool; c'est-à-dire 
de 2 at de soufre, 4 carbone, 2 azote, 16 hydrogène, 7 oxigène, 
ce qui donne en poids, soufre 0,2387; carbone o,i8i4; azote o,io53; 
hydrogène 0,0592; oxigène o,4i54» 

Je ne dois pas passer ici sous silence que selon les recherches 



PAR LE CHEVALIFR AV0CABRQ I2T 

plus récentes de Richard Marchand , la composition de l'acide sulfo- 
vinique, et des sulfo-vinates serait esscntiellement la méme que 
celle de l'acide sulfo-éthérique , et des sulfo-éthérates de Magnus , 
quoique les propriéte's en soient différentes , ensorie que ces sub- 
stances seraient respectivement isomères entre elles. D'après cela 
le sulfo-vinate , et le sulfo-éthérate d'ammoniaque ne devraient 
fournir pour no tre objet qu'une seule e' quali on , ou plutòt la 
mème équation employée deux fois. Cependant, cornine l'assertion 
de Marchand n'a pas encore éte généraleinent vérifiée par les chi- 
mistes , que d'ailleurs si les élémens de l'eau qae Magnus a attribués 
aux sulfo-vinates , ne leur sont pas plus essentiels qu'aux sulfo- 
éthérates , ils pourraient du moins s'y trouver corame eau d'hydra- 
lation, et qu'enfm ne s'agissant que des élémens de l'eau, dont la 
réunion présente un composé jouissant lui-méme de la neutralité 
apparente, il ne peut pas résulter de grande différence pour nolre 
objet de leur introduction ou non dans ces composés ; je crois plus 
convenable de retenir à la fois dans le calcul les deux compositions 
du sulfo-vinate, et du sulfo-éthérate de Magnus séparément (i). 

On connait aussi un composé neutre d'acide sulfurique , et des 
élémens de l'hydrogène carbone et de l'eau, sans ammoniaque. G'est 
Yhuile douce de vin de Hennel. D'après i'analyse de Seruixas , 
confirmée depuis par Liebig , ce composé est formé de 2 atomes 
de soufre à l'état d'acide sulfurique , 8 atomes de carbone à l'état 
de gaz oléfiant , et 1 atome d'oxigène à l'état d'eau. On peut 
remarquer que cela revient à 2 atomes de soufre à l'état d'acide 
sulfurique , 4 atomes de carbone à l'état d'éther ordinaire , et 4 
atomes de carbone à l'état de gaz oléfiant; ainsi ce compose' ne 
renferme que la moitié de l'eau ou de ses élémens , qui seraient 



(1) Tout recemment M. Liebig a confirmé les resultats de Marcliand, et par là l'isomerie 
de l'acide sulfo-étliérique avec l'acide sulfo-vinique ; je ne crois pas cependant , d'après les 
raisons indiquées dans le teste , devoir rejetter du calcul l'acide sulfo-vinique tei que Magnus 
l'avait admis. 



128 NOUVELLES RECHERCHES ETC. 

néeessaires pour que tout le carbone y fùt à l'e'tat d'éther; et on peut 
le considérer , si l'analyse en est exacte, comme résultant de l'union 
de l'acide sulfo-éthérique de Magnus avec autant de carbone à l'état 
de gaz oléfiant, que l'acide en contient déjà à l'e'tat d'élher. D'après 
des idées théoriques on pourrait avoir quelque doute sur la vérité 
de ce résultat , et on serait tente de croire , qu'on y dùt redou- 
bler la quantité des élémens de l'eau , en sorte que ce fùt un vé- 
ritable sulfate d'éther ordinaire, dans lequel la quantité d'oxigène 
de l'éther serait le tiers de celle con tenue dans l'acide sulfurique , 
comme pour les autres sulfates neutres. Nous nous en tiendrons 
cependant au résultat de l'analyse , d'autant plus que la différence 
ne tombant que sur la quantité d'eau ou de ses élémens , l'inexacii- 
lude qu'il pourrait y avoir dans cette composition n'aurait qu'une 
influence peu considérable relativement à notre objet. Nous sup- 
poseroiis donc cette substance formée en tout de 2 atomes de 
soufre , 8 carbone, 18 hydrogène , 7 oxigène, ce qui donne 
en poids , soufre o,22o3 ; cai-bone 0,3349; hydrogène o,o6i5; oxi- 
gòne o,3833. 

L'acide sulfo-naphtalique pourrait nous offj^ir aussi par ses com- 
binaisons avec l'ammoniaque etc. quelques composés neutres pour 
notre objet; mais comme il reste encore quelques doutes sur la vraie 
composition de la naphtaline , et de l'acide sulfo-naphtalique , je 
crois devoir m'abstenir d'en faire usage (1). 

E. Mitscherlich nous a fait connaìtre , sous le nom d'acide 
benzo-sulfurique , un acide, dont la composition, dans son état 
d'union avec les bases oxidées considérées comme telles , serait 
i2C-t-io//-+-2iS'-h50, et qui dans les sels neutres pren- 
drait une quantité de base renferniaiìt 1 atome d'oxigène , ou la 



(1) Ces doutes paraissent en grande partie dissipés par l'accord des résultats de Faraday, 
Dumas , Laurent , et Mitscherlich ; mais je n'ai pas voulu faire usage , selon ce que j'ai 
déjà dit plusieurs fois, des résultats qui ne sont pas encore gcne'ralement re5us par tous les 
chimistes. 



PAR LE CHEVALIER AVOGADRO J2g 

5. e partie de ce qu'il en renferme lui-mème. S'il s'unissait avec 
cette composition à l'ammoniaque , le benzo-sulfate de cette base 
serait d'après les analogies connues 

C"H°S*0*-+-Jz>H f >=C"H' 6 S>0*Jz>; 
mais la composition de l'acide benzo-sulfurique à l'état libre étant 
C ll H"S*0 (ì } comme s'il était forme de benzine C Ì% W % , et d'acide 
sulfurique S 2 ( ' , il parait qu'on cìoit le eonside'rer comme un 
hydracide , du quel , lors de sa re'action sur une base oxidée con- 
tenant un atome O d'oxigène , il se separé de l'hydrogène 2 II } 
pour se joindre avec cet O de la base, de manière que celle- ci se 
reduit à son radicai , tandis que le radicai de l'acide C' 2 H'°S 2 O 6 
se joint au radicai de la base ; l'atonie d'oxigène qui complète 
les O 6 appartieni alors à ce radicai de l'acide , et non à la 
base. D'après cela 011 doit admettre , que si cet acide à l'état 
libre vient à agir sur l'ammoniaque , il s'y unirà cu entier , 
comme cela arrive en general aux hydracides , et le sei qui en 
resulterà sera C ,2 H ,1 $ 1 Q 6 -ì-Jz 2 H (, =zC' 1 II' >i $ 2 (, Az 1 , c'est-à-dire 
contiendra , comme partie essentielle , les élemens OH 2 - de ì'eau , 
au de là de ce que nous avions suppose d'abord. On pourra au reste 
considérer aussi ce compose , sans changer sa composition , comme 
C™H 10 $*Ó 6 -ì~ Az 2 H s , c'est-à-dire comme résultant de l'union du 
radicai de l'hydracide avec l'ammonium de Berzelius. Il reviendrait 
encore au méme de considérer l'acide C' 2 H'°S 2 0' > , tei que nous 
l'avons concu d'abord dans sa cpmbinaison avec une base oxidée, 
comme se joignant dans ce sei à un oxide d'ammonium , Az 2 H*0, 
ce qui renfermerait toujours l'addition des élemens de l'eau OH 2 
à la composition que nous avions d'abord indiquée. La composition 
C l2 W*S 2 (, Az* , ou plus simplement C h H<>S 3 Az , de quelque 
manière qu'on la concoive , donne en poids, soufre 0,182 1 ; carbone 
o,4i52 ; azote 0,0802; hydrogène o,o5og ; oxigène 0,2716. 

Mitscherlich a découvert depttis un autre acide qu'on peut 
appeler benzoìco-sulfurique ; mais la nature et la composition des 
sels neutres qu'il peut former avec les bases , ne me semble pas 
Tom. xxxix. R 



l3o KOUVELLES RECHERCHES ETC. 

encore assez bien constatée pour faire usage de celle qu'on pour- 
rait en tirer pour le sei d'ammoniaque , dans la recherche qui 
ìious occupe. 

Zeise nous a fait connaìtre récemmenl un compose' immediat 
de carbone, hydrogène et soufre qui se comporte comme parfaite- 
ment neutre avec les couleurs d'épreuve lorsqu'il est dissous dans 
l'eau , ou dans l'alcool , et dont nous pouvons en conse'quence nous 
servir pour notre objet. Ce compose est celai qu'il a appelé mer- 
captan ; sa composition est C^H^S , et ainsi la mème que celle de 
l'alcool, dans lequel on eùt remplacé atomiquement l'oxigène pal- 
le soufre; elle revient en poids à soufre o,5i3c); carbone 0,3905 ; 
hydrogène 0,0956. 

A l'exception de ce derni er compose , et de l'huile douce de 
vìn, les substances dont nous avons déterminé la composition dans 
ce qui precède , pour nous en servir dans le calcul du pouvoir 
neutralisant du soufre , sont toutes des sels formés par la combi- 
naison des différens acides contenant du soufre, avec Pammoniaque. 
Mais à Fimitadon de ce que nous avons fait pour les autres élé- 
mens , nous pouvons supposer, que ces mémes acides peuvent for- 
mer avec l'éther ordinaire des éthers composés neutres ; quoique 
ces éthers n'aient pas encore été observés. Nous avons déjà vù que 
l'huile douce de vin peut ètre considére'e comme représentant la 
composition d'un sulfate d'éther ordinaire , quoique avec une mo- 
dificatici! dans la quantité d'eau ou de ses élémens , que nous y 
avons ad mise d'après l'expérience ; et nous ne supposerons pas 
d'autre compose de ce genre forme par l'acide sulfurique ; mais 
nous pouvons admettre des compositions du mème genre pour les 
acides sulfnreux , hypo-sulfurique , et hypo-sulfui eux , et pour 
l'acide hydro-sulfo-cyanique. Je ne parie pas des autres acides con- 
tenant le soufre , de composition plus compliquée , et dont nous 
avons considerò les combinaisons avec l'ammoniaque , pour ne pas 
trop multiplier le nombre de ces éthers hypothétiques. 

L'éther d'acide sulfureux doit élre compose , d'après la capacité 



PAR LE CHEVALIER AVOGADRO l3r 

de saturàtion de cet acide , et l'analogie de l'éther ordinaire avec 
les bases oxidées , de 

1 At. de soufre, 2 oxigène de l'acide ; 

4 At. carbone , 1 o hydrogène , 1 oxigène constituant l'e'ther 
ordinaire qui lui sert de base ; 
en tout , 1 soufre , 4 carbone , 10 hydrogène , 3 oxigène , ce qui 
fait en poids , soufre o,23i4; carbone 0^35 1 7 ; hydrogène 0,0718; 
oxigène o,345i. 

L'éther d'acide hypo-sulfurique doit ètre forme , d'après les 
mèmes analogies , de 

2 At. de soufre , 5 oxigène de l'acide ; 

4 At. de carbone , 1 o hydrogène , 1 oxigène de la base ; 
en tout , 2 soufre , 4 carbone , 1 o hydrogène , 6 oxigène , ou shn- 
plement 1 soufre , 2 carbone , 5 hydrogène , 3 oxigène , ce qui 
donne en poids , soufre o,2g36; carbone 0,2281 ; hydrogène o,o455; 
oxigène 0,4378. 

L'éther d'acide hypo-sulfureux , d'après ce qvie nous avons vu 
sur la capacité de saturàtion de cet acide, devra ètre compose de 

2 At. soufre , 2 oxigène appartenant à l'acide ; 

4 At. carbone , 1 o hydrogène , 1 oxigène de la base ; 
en tout, 2 soufre, 4 carbone , 10 hydrogène, 3 oxigène, et en 
poids , soufre 0,3758 ; carbone 0,2866 ; hydrogène o,o583 ; oxi- 
gène o,28o3. ' 

L'éther d'acide hydro-sulfo-cyanique , considéré cornine un li y - 
dro-sulfo-cyanate d'éther ordinaire , devrait è ire composé , toujours 
d'après les mèmes analogies , de 

2 At. de soufre, 2 carbone, 2 azote, 2 hydrogène, formant 
l'acide ; 

4 At. de carbone , 10 hydrogène, 1 oxigène constituant la 
base. 

Mais comme nous avons vù que probablement l'éther hydro-ehlo- 
rique n'est pas un hydro-chlorate d'éther ordinaire, mais un chlo- 
rure du radicai de l'éther C IP , on peut admeltre que l'analogue 



ì32 NOUVELLES RECHERCHES ETC 

aurait lieu pour tous les éthers formés par les hydracides , et en 
conséquence aussi pour un éther d'acide hydro-sulfo-cyanique ; il 
faudra donc soustraire de la composition atomique indiquée les 2 
atomes d'hydrogène de l'acide, et l'atome d'oxigène de la base, ce 
qui réduit sa composition à 

2 At. de soufre, 2 carbone, 2 azote formant du sulfo-cyanogène ; 

4 At. de carbone, 10 hydrogène formant le radicai de l'éther; 
en tout , 2 soufre , 6 carbone , 2 azote , 10 hydrogène , ou plus 
simplement 1 soufre , 3 carbone , 1 azote , 5 hydrogène ; ce qui 
fait en poids, soufre o,3656 ; carbone 0,4168; azote 0,1609; hy- 
drogène 0,0567. 

Nous joindrons maintenant aux i5 composcs dont nous venons 
de calculer la composition, pour servir à la détermination du pou- 
voir neutralisant du soufre , ceux qui résultent de la combinaison 
des acides contenant le soufre avec les bases organiques proprement 
dites , ou alcalis végétaux. Mais pour ne pas donner une trop grande 
extension aux calculs , nous nous bornerons à ceux de ces sels , 
qui sont formés par les deux acides plus connus du soufre , l'acide 
sulfurique , et l'acide sulfureux, combinés avec les cinq alcalis or- 
ganiques que nous avons déjà pris en conside'ration pour les dé- 
lerminations précédentes. Nous appliquerons encore à ces sels le 
principe établi par Liebig , que dans l'état de neutralité chaqué 
acide est uni avec une quantité de ces bases, renfermant la mème 
quantité d'azote que renfermerait l'ammoniaque dans les sels qui 
auraient celle-ci pour base. 

Ainsi la composition du sulfate de cinchonine sera 
S O 3 -h^ 1 #" 0=SC™Az*H™ O * , 
ou en poids , soufre 0,0828, carbone o,6255; azote 0,0724; hydro- 
gène o,o562 ; oxigène o,i636. 

Celle du sulfate de quinine 

S (f M IP" 2 =SC » a? m o 5 , 

ce qui donne en poids , soufre 0,0787 ; carbone 0,5979 '■> azote 
0,0692; hydrogène o,o586 ; oxigène 0,1956. 



PAR LE CHEVALIER AVOGADRO 1 33 

Le sulfate de morphine sera 

SO'+Az* C 3 " H % 6 =SC 3/ * Az> H % O ? , 
ce qui donne en poids , soufre 0,0490 ; carbone o,6336 ; azote 
0,0432; hydrogène o,o548 ; oxigène 0,2194. 

Le sulfate de striduline aura pour formule 

et pour composition en poids , soufre o,o58o ; carbone 0,6606 ; 
azote o,o5io ; hydrogène o^oSyÒ; oxigène 0,1729. 

Et le sulfate de brucine aura pour composition 
SO x +A&C**&*O b =SC ì *Az % H*0'> 9 
et en poids, soufre o,o5io; carbone 0,6194? azote o,o44^; hydro- 
gène 0,0569 ; oxigène 0,2279. 

Pour avoir les compositions correspondantes des sulfites des 
mèmes bases , il n'y a qu'à supprimer un des atomes d'oxigène 
dans les formules indiquées respectivement pour leurs sulfales. On 
en déduit ensuite les compositions suivantes en poids : 

Pour le sulfite de cinchonine , o,o858 de soufre; o,652i car- 
bone ; 0,0755 azote ; o,o586 hydrogène ; 0,1280 oxigène. 

Pour le sulfite de quinine, 0,0819 soufre ; 0,6223 carbone; 
0,0721 azote; 0,0609 hydrogène; 0,1628 oxigène. 

Pour le sulfite de morphine , o,o5o3 soufre ; o,6495 carbone ; 
o,o44 2 az ote; o,o56i hydrogène, 0,1999 oxigène. 

Pour le sulfite de strichnine , 0,0597 sou ^ re 5 o,68o3 carbone; 
o,o525 azote; 0,0592 hydrogène, 0,1 483 oxigène. 

Pour le sulfite de brucine , o,o523 soufre ; o,6355 carbone ; 
0,0460 azote ; o,o584 hydrogène; 0,2078 oxigène. 

Ces dix sels à base organique , unis aux i5 substances dont il 
a étè parie prècédemment forment en tout 25 composés où entre 
le soufre, qui paraissent jouir de la neutralite apparente, et dont 
nous pouvons ainsi faire usage pour déterminer le pouvoir neutra- 
lisant du soufre. A cet effet , et par analogie avec ce que nous 
avons pratiqué pour le chlore , nous devons multiplier les t'qua- 
tions qui resultent de leurs compositions en poids , et où entrent 



1 34 nouvell.es recherches etc. 

les pouvoirs du carbone , de l'azote , et de l'hydrogène désignés 
par C, A , H } déjà détermine's précédemment , avec le pouvoir du 
soufre encore inconnu , et que nous désignerons par S } par le 
coefficient dont S se trouve affeclé dans ces equations respective- 
ment ; additionner toutes les equations ainsi multipliées, substituer 
dans l'équation qui en résulte les valeurs de C, A, et H, et en 
déduire la valeur de iS". 

En exécutant ce calcul , on trouve pour l'équation finale dont 
on vient de parler : 

1,84706'-+- 1,3849^-+- 0,74 10 ^-4- 0,827 37/ — 1,2712 = . 

En y substituant les valeurs 



C=H-o,o5g6i ; ^=-+-o,46g4 5 //=-+- 3,g 19 , 
cette équation devient 1, 84706" -+-o,44 1 3= o , et donne 

o,44i3 

ò — 7T-r- = 0,2000 . 

1,847 

C'est donc là la valeur du pouvoir neutralisant du soufre qui 
nous serait donnée par la réunion de tous les compose's que nous 
avons considérés. Celte valeur serait negative, et plus grande que 
celle que nous avons adoptée definiti Vèrnèiìt pour le chlore, ce qui 
ne parait guère admissible a priori ; mais il faut substituer cette 
valeur dans les equations de la composition des 25 substances que 
nous avons employées , pour voir si quelqu'une ne doit pas ètre 
exclue du calcul, en raison d'un trop grand écart, qu'elle présenterait 
de la neutralité que nous avons supposée à toutes; ce qui condurrai t 
à modifier la valeur trouvée du pouvoir neutralisant du soufre, dont 
il s'agit. Or , en faisant cette substitution , et disposant par ordre 
les résultats , avec 2 décimales seulement , on trouve : 



PAR LE CHEVAL1ER AVOGADRO l35 

Hypo-sulfate d'ammoniaque — o,34 

Éther d'acide hypo-sulfurique . ! . — o,33 

Sulfate d'ammoniaque — 0,2 5 

Sulfo-vinate d'ammoniaque ì 

Sulfo-e'therate d'ammoniaque S 

Huile douce de vin . . . . . . . . . . . . — o^Q 

Éther d'acide sulfureux . ì 

Éther d'acide hypo-sulfureux I 

Solfile d'ammoniaque . . . • — 0,12 

Hypo-sulfite d'ammoniaque — 0,08 

Benzo-sulfate d'ammoniaque r . — o,o5 

Sulfate de morphine -+-o,o3 

Sulfate de brucine -4- o,o4 

Sulfite de morphine „ 

c ir , \ , . -4- 0,06 

oulnte de brucine 1 

Sulfate de quinine -4-0,07 

Sulfate de striduline -4-0,08 

Sulfate de cinchonine +o,io 

Sulfite de quinine . | 

Sulfite de strichnine ......... \ 

Sulfite de cinchonine . . . . . . . . . . -4~ o, 1 5 

Hydro-sulfo-cyanate d'ammoniaque hydro-sulfuré ì . 

Ether d'acide hydro-sulfo-cyanique ..... 1 

Mercaptan -4-0,26 

Hydro-sulfo-cyanate d'ammoniaque ...... -+- o ; 2g . 



On voit que les trois combinaisons de l'acide hydro-sulfo-cyanique, 
et le mercaptan sont indiquées comme les composés à exclure, p;u' 
le grand intervalle qui se présente dans cette serie, entr'elles, et les 
autres substances , dans le sens positif. L'hyposulfate d'ammoniaque , 
et l'éther d'acide hypo-sulfurique offrent aussi un saut considérable 
à l'autre extrèmité de la serie , savoir du coté négatif : mais ce 
saut est un peu moindre que celui du coté positif, et nous allons 



l36 NOUVELLES RECHERCHES ETC. 

en conse'quence essayer d'abord l'exclusion des quatre composés 
très-positifs dont nous venons de parler, laquelle pourrait bien rendre 
la serie des autres plus régulière. Pour cela il faut soustraire de 
notre équation finale ci-dessus , la somme de celles relatives à ces 
quatre composés , multipliées respectivement par le coefficient dont 
S y est affecté , y substituer de méme les valeurs déjà connues de 
C, A , H et en tirer la valeur de S. On trouve, en procédant ainsi, 

i,oo84»S — 0,22615 = , 

», ••< o 0,226l5 . 

dou o =H — =-4- 0,2243 , 

1,0084 

valeur positive peu considérable , au lieu de celle negative à-peu-près 
de mème grandeur, que nous avions trouve'e par toutes les substances 
réunies. Si Fon essaye encore cette nouvelle valeur du pouvoir neu- 
tralisant du soufre , par la substitution dans les équations de com- 
position des substances qui sont restées dans le calcul , par lequel 
on l'a établie , on trouve, pour leurs pouvoirs neutralisans , la serie 
des valeurs suivantes : 



Éther d'acide hypo-sulfurique 


■ —0,19 


Hypo-sulfate d'ammoniaque 


. — o,i5 




• —0,14 


Sulfo-vinate d'ammoniaque . . . 


. — 0,10 






Sulfo-éthe'rate d'ammoniaque . . 


• —0,07 


Éther d'acide sulfureux . • . • v •• 


0,00 


Benzo-sulfate d'ammoniaque 


. -t-0,02 


Sulfite d'ammoniaque . 


. + o,o4 


Sulfate de morphine ì 




Sulfate de brucine > 


. -4-0,06 


Éther d'acide hypo-sulmreux J 




Sulfite de morphine ì 
Suliite de brucine J 


. -4-0,08 



PAR LE CHEVALIER AVOGADRO l^ 9 ] 

Sulfale de quia ine . . ... . -Ho, 1 1 

Sulfate de striduline . .. . . . — i— 1 3 

Sulfate de cinchonine -4-o,i4 

Hyposulfite d'ammoniaque . . . . -+-o,i5 

Suliite de quinine j _j_ t g 
Sulfite de strichnine \ 

Suliite de cinchonine . . . . . -+-0,19 . 



Les valeurs extrèmes , l'une positive , l'autre negative sont égales 
entre elles ; la lacune que présentaient les deux substances les plus 
négatives rélativement aux autres a disparu , et tonte la serie est 
assez régulière , en sorte que l'exclusion d'aucune des substances 
n'est plus indiquée particulièrement. Il parait donc que la valeuv 
-4-0,2243, ou environ -4-0,22 du pouvoir neutralisant du soufre 
est celle à laquelle on peut s 1 arre ter , cornine e'tant indiquée le plus 
probablement par l'ensemble des composés que nous avons consi- 
dérés. Ce pouvoir serait donc positif, mais ne serait qu'environ la 
moitié de celui de l'azote, et environ la i r j. e partie de celili de 
Thydrogène. 

SECTION TROISIÈME 

Conclusion et considérations théoriques. 

Les valeurs des pouvoirs neutralisans , auxquelles nous nous 
sommes arrètés dans les deux sections précédentes , pour les sub- 
stances simples dont nous nous sommes occupés , nous présentent 



la sèrie suivante : 

Oxigène — 1 

Chlore — 0,1 485 ou environ — 0,1 5 

Carbone -4-0,05961 .......... -4-0,06 

Soufre -t-0,2243 . -+-0,22 

Azote -4-0,4694 -4-0,47 

Hydrogène -4-3^919 .......... -4-3,9 . 

Tom. xxxu. S 



l38 NOUVEIXES RECHERCHES ETC 

Celles de ces valeurs qui sont négatives appartiennent aux sub- 
stances dont le pouvoir est acide , ou , comme on s'esprime ordi- 
nairement, aux substances electro-négatives ; celles qui sont positives 
représentent des pouvoirs alcalins ou basiques , c'est-à-dire appar- 
tiennent aux substances qu'on regarde comme électro-positives , ou 
qui se comportent comme telles dans les combinaisons chimiques. 
Ces valeurs expriment les dégrés de ces deux qualités dans une 
unite commune , le pouvoir négatif de l'oxigène , determinés par 
la nature mème des composés qu'elles forment , en se combinant 
entr'elles en différentes proportions. 

Cette qualité électro-négative , ou électro-positive des différens 

corps simples est tout à fait distincte, et inde'pendante de la gran- 

deur de leurs atomes , qu'on a cherché à déterminer par des con- 

sidérations toutcs differentes. Mais parmi les applications dont les 

nombres qui expriment les dégres de cette qualité, sont susceptibles 

dans la théorie des combinaisons chimiques , on peut chercher 

d'abord quels sont;, d'après ces nombres, re'lativement aux pouvoirs 

neutralisans, les équivalens des corps auxquels ils se rapportent , 

exprimés en nombres d'atomes , ces derniers étant pris tels , par 

exemple, que Berzelius les a admis; savoir quels sont les nombres 

rélatifs d'atomes des différens corps de pouvoir électro-négatif requis 

pour neutraliser un atome d'un corps électro-positif donne , ou les 

nombres d'atomes des différens corps de pouvoir positif propres à 

neutraliser un atome d'un corps négatif donné; ou bien aussi quels 

sont les nombres absolus d'atomes d'un corps électro-positif, capables 

de neutraliser un atome d'un corps électro-négatif donné , et recipro- 

quement. Il ne faut pour cela que prendre en considération à la fois le 

pouvoir neutralisant, et le poids de l'atome de chaque corps. Ainsi le 

pouvoir négatif du clilore étant, selon notre évaluation, o, i5 de 

celui de l'oxigène , et son atome 2,2 environ , lorsqu'on prend 

pour unite l'atome de L'oxigène, le pouvoir neutralisant absolu d'un 

j 

atome de chlore sera o,i5 . 2,2 = 0,33 , ou prochainement ^ du 



PAR LE C BEVALI ER AV0GADR0 I óCy 

pouvoir neutralisant de l' a tome de i'oxigène ; il faudra donc à très 
peu-près 3 atomes de chlore poar produire dans une combinaison - 
le mème effet neutralisant que produit i atome d'oxigène ; en 
d'autres terrnes l'équivalent, en n ombre entier, d'un atome d'oxigène 
dans les combinaisons , rélativement à la neutralité, sera de 3 at. de 
chlore. Nous pouvons comparer sous le mème point de vue les pouvoirs 
positifs et les atomes du soufre, de l'azote, et de l'hydrogène; car 
quant au carbone , son pouvoir neutralisant , lei que nous l'avons 
déterminé, est trop rapproclié de zero, pour qu'on puisse compter 
sur son exactitude ponr cet objet, et on peut le considérer cornine 
tout à fait nul , c'est-à-dire regarder le carbone corame une sub- 
stance entièrement indifferente dans les combinaisons. Ainsi le 
pouvoir positif absolu de l'atonie du soufre, en prenant pour unite 
le pouvoir négatif de l'atonie de I'oxigène, sera environ 0,224.2 = 0,45, 

ou procliainement ~ ; c'est-à-dire qu'il faudra 2 atomes de soufre 

pour neutraliser 1 atome d'oxigène , et par conséquent aussi pour 

neutraliser 3 atomes de chlore. Le pouvoir positif de l'azote dans 

• • 2 " 

la mème unite sera procliainement 0,47 .0,885 = 0,42=^ environ; 

c'est-à-dire qu'il faudra 5 at. d'azote pour neutraliser 2 at. d'oxi- 
gène , et par conséquent 6 atomes de chlore ; ou que 2 i atomes 
d'azote neutraliseront 1 atome d'oxigène ou 3 at. de chlore. Enfin 

le pouvoir positif de l' atome de l'hydrogène se trouvera 3,9.-^=0,24, 

ou procliainement j , c'est-à-dire qu'il faudra 4 atomes d'hydrogène 

pour neutraliser 1 atome d'oxigène ou 3 atomes de chlore. Il suit 
encore de là que les équivalens de ces trois substances positives , 
en nombres d' atomes de Berzelius , rélativement à la neutralisation, 
ou les nombres d'atomes qu'il faut en prendre pour produire le 
mème effet neutralisant dans leurs combinaisons avec un corps né- 
gatif quelconque , sont entre eux comme les nombres 2 , 2 \ , et 4 > 
ou 4? 5, et 8, c'est-à-dire que 5 atomes d'azote, et 8 atomes d'hy- 



I4<5 NOUVELLES RECHERCHES ETC. 

drogène protluisent le mème effet que 4 atomes de soufre, ou plus 
siraplement quant à Fhydrogène, que 2 atomes de ce corps peuvent 
remplacer 1 atome de soufre. 

Si Fon examine jusqu'à quel poinl ees résultats s'accordent avec 
les observatìons directes , on remarque d'abord que , dans l'eau , 
2 atomes d'hydrogène donnent la neutralité apparente avec 1 atome 
d'oxigène , tandis que pour produire la neutralité réelle il en fau- 
drait en nombre entier 4 atomes du premier avec 1 atome du 
second ; aussi avons nous e'té conduits à admettre que l'eau a un 
pouvoir neutralisant acide, et c'est là un des exemples plus remar- 
quables de la différence entre les neutralilés apparente et réelle , 
que nous avons signalées il y a long temps (1). 



(1) Je saisis l'occasion qui s'est préscntée ici de rappelcr cette distinction , pour dire un 
mot de quelques idées qu'on a émiscs dans ces derni ers temps sur la cause de l'acidite , de 
l'alcalinité et de la neutralité des différens composés , !et qui paraissent s'opposer au point 
de vue sous lequel fai considéré cet objet , et qui forme la base des rcchcrches contenues 
dans ce Mémoire. M. Couerbe a avance, je crois , le premier, que les qualités dont il 
s'agit dépendaient peut-étre de la forme , comme il s'esprime , de la combinaison , c'est-à- 
dire de la manière dont les molécules élémentaires y sont groupe'es ou assemblées , plutót 
que de la nature de ces molécules. D'autres cliimistes paraissent avoir embrassé cette ma- 
nière de voir , et dernièrement 3VL Laurent a communiqué à l'Académie des Sciences de 
Paris (V. la feuille L'Institut, io février i836 ) les résultats d'un travail sur la tbéorie des 
combinaisons organiques, où il annonce , entr'autres , que les radicaux hydro-carboniques , 
dont il y parie , restent des corps neutres ou basiques , quel que soit le nombre d'atomes 
d'oxigène, de chlore, etc. , qui y remplacent des atomes d'bydrogène, pour former ce qu'il 
appello des radicaux dèrivès , et qu'au contraire lorsque l'oxigène se combine avec ces ra- 
dicaux sans en faire partie , il les rend acides quelle que soit la quantité de carbone, d'hy- 
drogène , et d'oxigène dans le radicai mème , V acidite , dit-il , ne dependant nullement du 
rapport du carbone , et de Vhy drogène à l'oxigène, mais seulement de la place ds celui-ci. 
Quant à moi je ne doute pas que la manière dont les atomes sont assemblés dans un corps 
compose , ne puisse ótre une des causes qui influent sur son ctat d'acidite , ou alcalinité , 
ou de neutralité apparente; mais cela n'exclut nullement la réalité de la tendance que l'oxi- 
gène , le cldore , ou en général les substances qu'on appelle èlectro-nègatives ont à produire 
l'acidité , ou à détruire l'alcalinité dans les corps où elles entrent , ainsi qu'elles le font 
en effet dans les circonstances favorables , et il n'en resuite aucun obstacle , à ce qu'on 
fasse usage des observatìons de la neutralité apparente dans un grand nombre de composés , 
dont ces substances font partie , pour déterminer le dégré de cette tendance , ou ce que 
nous appeloris leur pouvoir neutralisant nègatif ou acide. 

Jaes idées exposées dernièrement par M. Persoz dar.s son Mcinoire sur l'état moléculaire dos 



PAR LE CHEVAL1ER AVOGADRO iZfl 

La comblnaison d'un atome de chlore et un d'hydrogène forme 
un acide , savoir l'acide hydrochlorique ; cela est d'accord avec 
notre résultat , d'après lequel il faudrait 4 at - d'hydrogène pour 
neutraliser 3 at. de chlore , ou i \ atomes du premier pour un 
atome du second. 

Celui des composés connus de soufre et d'oxigène qui contieni 
le moins de ce dernier, savoir i atome d'oxigène pour i atome 
de soufre , est encore acide, cette composition étant celle de l'acide 
hyposulfureux ; cela doit è tre encore, selon ce qui precède, puisqu'il 
faudrait selon nous pour la neutralité , qu'un atome de soufre n'en 
pris que ^ d'oxigène. 

Je ne sais si Fon peut considérer quelqu'un des gaz formés 
d'azote , et d'oxigène cornine jouissant de la neutralité apparente; 
mais aucun de ceux que nous connaissons ne pourrait présenter , 
selon nous , la neutralité réelle , puisqu'il faudrait pour cela 5 
atomes d'azote sur i seulement d'oxigène. 

•Quant aux composés de soufre et de chlore, ou d'azote et de 
chlore , leur état rélativement à la neutralité est encore trop peu 
connu , pour qu'on plissé s'en servir pour la comparaison avec 
nos résultats. 

En général , selon ce qu'on a vù , i at. d'oxigène et 3 at. de 
chlore devraient se remplacer mutuellement dans les composés 
neutres, ou d'un mème dégré d'acidite ou d'alcalinité ; il en est de 



corps composés ( Annales de Chimie et de Physique , octobre i835 ) attribuent aussi une 
grande influence à l'arrangement des molécules sur la capacité de saturation des corps com- 
posés ; mais elles ne sauraient non plus exclùre la considération de la qualité électro-positivc 
ou élcctro-négative des corps élémentaires , qui forme la base de mon travail. Quant aux 
lois que M. Persoz cherche à établir dans le méme Mémoire sur les volumes des gaz com- 
posés rélativement à ceux des gaz composans , je me permettrai d'observer , quoique cela 
n'ait pas un rapport direct avec l'objet du prcsent Mémoire , qu'elles ne sont que des con- 
séquences des lois plus générales que j'ai fait remarquer à cet égard dans mes Memoires 
publiés dans le Journal de Physique de La-Métberie en 1811 et 1814, et ensuite dans d'autres 
Mémoires insérés dans le Recueil de l'Académie de Turin, et que j'ai encore rappelées dans 
l'extrait d'un de ces Mémoires publié dans le Bulletin des Sciences de Férussac , janv. 1838, 



\^-2 NOUVELT.ES RECHERCHES ETC. 

méme de 4 atomes de soufre , 5 d'azote , et 8 hydrogène entre 
eux. Cela ne se vérifie pas toujours rélativement à la neutralité 
apparente ; ainsi par exernple i atome d'oxigène ne suffit pas pour 
neutraliser un atome de potassium, puisque la potasse est alcaline, 
et cependant 2 atomes de chlore produisent déjà la neutralité avec 
i atome de potassium dans le chlorure de ce metal ; on voit là 
encore l'influence des causes qui produisent la différence entre les 
neutralités vi'aie et apparente. 

Au reste les nombres d'atomes par lesquels les différens corps 
se neutralisent , ou se remplacent mutuellement quant à la pro- 
duction de la neutralité , soit vraie , soit apparente , ne paraissent 
pas devoir étre confondus avec les nombres rélatifs d'atomes que 
les mèmes corps présentent dans les combinaisons qu'on considère 
comme coirespondantes , c'est-à-dire qui se forment dans des cir- 
constances analogues. Ainsi on sait que dans les combinaisons cor- 
respondantes du chlore , et de l'oxigène avec les autres corps 2 
atomes de chlore remplacent i atome d'oxigène , tandis que selon 
notre résultat ce sont 3 atomes de chlore qui doivent produire le 
mème effet que i atome d'oxigène rélativement à la neutralité 
vraie , et on a tu, pour ce qui regarde la neutralité apparente , 
que des deux composés correspondans , dans le sens indiqué , la 
potasse, et le chlorure de potassium , l'un èst alcalin , et l'autre 
neutre. On considère l'oxigène et le soufre comme présentant le 
mème nombre d'atomes dans les combinaisons correspondantes avec 
les autres corps ; pour étendre cette analogie aux pouvoirs neutra- 
lisans , s'agissant de deux corps dont l'un est positif , et l'autre 
négatif, il faudrait supposer que i atome de soufre produit autant 
d'effet positif, que l'alome d'oxigène produit d'effet négatif, et que 
par conséquent ces deux corps doivent se neutraliser atome pour 
atome , tandis qu'on a vu que selon nos résultats il faudrait 2 at. 
de soufre pour neutraliser un seul atome d'oxigène etc, Cependant 
on peut remarquer d'après ce qui precede quelque proximité entre 
les deux séries , et je ferai observer encore par exernple que si l'on 



PAR LE CHEVALIER AVOGADRQ 1 

considère 2 atomes d'hydrogène corame l'equivalent de 1 atome 
d'oxigène dans les combinaisons correspondantes , et l'atome du 
soufre comme équivalent à 1 atome d'oxigène, il en resulle que 2 
at. d'hydrogène doivent aussi ètre regardés comme l'equivalent de 
1 at. de soufre, c'est-à-dire que le rapport de l'hydrogène au soufre 
sous ce point de vue devient alors celui méme que nous avons 
trouvé pour le poirvoir neutralisant de l'atome entre ces deux corps. 
Ainsi il serait possible que ces nombres rélatifs d'atomes dans les 
combinaisons correspondantes eussent une certaine dépendance des 
rapports entre les pouvoirs neutralisans des atomes , en sorte que 
ces derniers rapports y fussent seulement altére's par d'autres causes 
étrangères , de méme que nous l'admettons pour la neutralité ap- 
. parente rélativement à la neutralité vraie. 

Une autre application dont nos déterminations des pouvoirs 
neutralisans des corps simples sont susceptibles consiste à en tirer 
l'expression numérique du dégré d'acidite et d'alcalinité des diffé- 
rens composés de ces corps qui constituent des acides, ou des al- 
calis , ou qui en jouent le róle dans les combinaisons , à en de'- 
duire le pouvoir absolu acide , ou alcalin de leurs atomes , et 
chercher par là à rendre raisan de leur capacité de saturation , 
telle que l'obseivation la donne immédiatement. 

En introduisant les valeurs indique'es des pouvoirs neutralisans 
des substances simples dont nous nous sommes occupes , dans les 
composes acides ou alcalins les plus connus, qui en sont formés , 
je trouve pour leurs pouvoirs acides ou alcalins rangés par ordre , 
et exprimés avec 2 decimales seulement , la serie suivanle : 



Acide 






— 0,70 


Àcide 






— 0,68 


Acide 


oxalique à l'état 


de combinaison (C 2 3 ) 


. —0,64 


Àcide 


nitri que 




— 0,62 


Àcide 


oxalique à l'état 


libre (CO*H) . . . 


. — 0,6 1 


Acitìe 


chlorique -, 




. — 0,60 



1 44 NOUVELLES RECHERCHES ETC. 

Acide sulfurique — 0,59 

Gaz oxide de carbone . . . , , . . . . . — o,5'4 

Acide formique — o,53 

Acide tartrique ì 

Acide oxalhydrique J 

Acide nitreux (Jz*0 3 ) — 0^6 

Eau | o 45 

Acide hyposulfurique ) 

Acide oxichloro-carbonique de Dumas — o,^o 

Acide sulfureux ì 

Acide citnque . J 

Acide carbazotique — o,35 

Acide sulfo-vinique ........... •— o } Zz 

Acide sulfo-e'thérique ì m^l 

Acide hypo-chloreux de Balard I 

Acide succinique ) 

Acide gallique non sublime > — -o ; 3o 

Gaz nitreux ou deutoxide d'azote ) 

Gaz phosgène ou acide chloroxicarbonique . . . —0,26 

Acide acétique . — 0,22 

Acide hypo-sulfureux . . — o,! 1 ] 

Acide pyrogallique ( ac. gallique de Berzelius) . — 0,16 

Gaz protoxide d'azote • . — 0,06 

Acide hydro-chlorique . . . . . . . . . . — o,o4 

Acide cyanique — 0,02 

Acide benzoi'que (tei qu'il se trouve dans les sels) ) 

Acide inique > o ; oo 

Acide hippurique . . . ) 

Morphine. . ì ' 

Brucine ■ . . » 

Strie hnine -t-o,23 

Quinine -+-0,26 

Cyanogène ....... ....... -4-0,28 



PAR LE CHEVALIER AV0GADR0 1 /]5 

Cinchouine -5-0,29 

Ether ordinaire - «j-o ? 35 

Acide hydro-cyanique . -f- o,/\ 1 

Acide hydro-sulfurique -5-o, 44 

Gaz oléfìant -4-o,5q 

Ammoniaque ............. -+.^07 . 

En conside'rant ce tableau , on petit remarquer : 

i.° Que les acides les plus puissans , entre lesquels on doit 
aussi compier l'acide oxalique , ont leurs pouvoirs acides compris 
entre — 0,70 , et — o,5g ; l'acide carboniqtte est le plus négatif 
de tous, en sorte que sa faiblesse apparente ne peut étre attribuée 
qu'à sa forme gazeuse , et à son peu de solubilité dans l'eati, qui 
ne permei pas de l'employer dans un e'tat de concentration. 

2. Qu'entre — et o sont compris les acides moins 
puissans , et en particulier la plus pari des acides organiques , parmi 
lesquels l'acide formique approche beaucoup de la classe prece- 
dente, et l'acide pyro-gallique est des plus faibles. Entre les mèmes 
limiteS sont comprises aussi des substances qu'on ne considère pas 
ordinairement corame des acides , soit parcequ'elles jouissent de la 
neutralité apparente , soit parceque leur état d'aggregai ion les em- 
pèche d'agir sur les couleurs qui servent de re'actifs ; corame l'eau ? 
les deus oxides d'azote, l'oxide de carbone. 

3.° Que quelques acides faibles , corame les acides benzoique, 
urique , et hippurique sont placés sensiblement à la limile méme 
de la neutralité , en sorte que leur pouvoir acide réel , s'iis en ont 
un , doit ètre fort peu conside'rable. 

4-° Que l'acide hydro-chlorique qui se montre dans ses re'actions 
comme un acide très-puissant, ne présente dans le tableau qu'un 
pouvoir acide très-faible ; et que les acides hydro-cyanique , et 
hydro-sulfurique y offrent un pouvoir positif assez considérable ; ce 
qu'on doit peut ètre attribuer , aitisi que je l'ai déjà remarqué dans 
un de mes Mémoires précédens , à ce que dans les hydracides , 

Tom. xxxix. T 



1 46 NOUVELLES RECHERCHES ETC. 

classe à laquelle ces trois acides appartiennent, la reaction sur les 
couleurs d'épreuve s'exerce d'une toute autre manière que dans les 
oxacides ; et il est remarquable que dans les deux derniers de ces 
acides , les radicaux mèmes, savoir le cyanogène et le soufre sont 
des corps positifs. 

5. ° Que les cinq alcalis végétaux que nous avons conside're's 
ont leurs pouvoirs positifs compris entre o, r3 et 0,29, et la moyenne 
de ces pouvoirs est environ 0,2 1 , ou la 5. e partie de celui de 
l'ammoniaque. 

6. ° Que le gaz oléfiant a un pouvoir positif assez conside- 
rante , savoir un peu plus que la moitié de celui de l'ammoniaque; 
mais dans l'état où il s'unit en general aux acides } savoir à l'état 
d'éther, son pouvoir positif n'est que 0,35 , ou environ le tiers de 
celui de l'ammoniaque. 

7. Enfin que le pouvoir positif de l'ammoniaque est à-peu- 
près égal au pouvoir négatif de l'oxigène, ou ira peu plus grand 
que ce dernier. 

Au reste ces rapports entre les pouvoirs des différens acides , 
et des différentes bases seraient mis plus en évidence, si on expri- 
mait l'acidite des différens acides en prenant pour unite celle d'un 
des acides mèmes , par exemple celle de l'acide carbonique , et 
Falcalinité des différentes bases en prenant pour unite des pouvoirs 
alcalins celui d'un des alcalis , comme l'ammoniaque. On trouverait 
aitisi pour les différens pouvoirs acides : 



Acide 






1 ; 


Acide 




0,68 
0,70 


°;97 5 


Acide 


oxalique à l'état de combinaison 


o,64 
0,70 




Acide 




0,62 
0,70 ~ 


0,89 ; 



etc. 



PAH LE CHEVALIEB. AVOGADRO 

et de mètne pour les différens pouvoirs alcalins : 



Ammoniaque i ; 

o 35 

Éther ordinaire — — = o,33 



1,0 



7 



Lmcnonme = 0,27 : 

1,07 ; 



e te. 



E11 multipliaot les diffe'rens pouvoirs acides ou alcalins exprimés 
dans Fune ou dans l'autre unite, par la grosseur de l'atonie, auquel 
on donne aussi pour unite l'atome de la substance qui fournit l'unite 
de pouvoir , on aura le pouvoir acide ou alcalin absolu de l'atonie 
des diffe'rens composés , en prenant pour unite le pouvoir absolu 
de l'atonie de cette substance. Mais cornine 011 rapporte ordinaire- 
raent les capacités de saturation des acides , à la quantité d'oxi- 
gène qu'ils contiennent , il est bon de prendre, à cet égard, pour 
un atome de chaque acide , la quantité de cet acide qui contieni 
un atorne d'oxigène. Ainsi l'atonie de l'acide carbonique , par 
exemple , sous ce point de vue , en prenant pour unite celui de 

l'oxigène, sera 1 -+■ — 1^82 ; 

2 

celui de l'acide nitrique 1 o,885 . j = 1 ,354 j 

u 

2 

celui de l'acide sulfuriqne r -+- ^ = r ,667 ; etc. 

Maintenant on aura pour l'acide carbonique 1,38.0,70 = 0,97; pour 
l'acide nitrique 1, 35 .0,62 = 0,8.4 '■> pour l'acide sulfurique 1,67.0,59 
= 0,98 etc. ; ce seront là les pouvoirs neutralisans de l'atomé de 
ces acides , en prenant pour unite celui de l'atonie d'oxigène. Ou 
bien, si l'on prend pour unite le pouvoir absolu d'un atome d'acide 
carbonique ainsi déterrainé , celui de l'atome d'acide nitrique sera 



l/f'S NOUVELLES RECHERCHES ETC. 

-^' = 0,87; celui de l'at. d'acide sulfurique = 1,01 etc, 

°,97 °>97 

Gomme l'acide carbonique neutralise une quantité de base oxidée 

qui contient le quart de l'oxigène de l'acide , l'acide nitrique devrait 

saturer, d'après ce rapport , une quantité de base , qui contienne 

011 °) 22 de l'oxigène de l'acide ; or on sait qu'il en sature 

réellement une quantite' qui contient 0,20 ou ^ de l'oxigène de 

l'acide , n ombre peu différent. L'acide sulfurique devrait de mème, 
d'après le rapport indiqué, saturer à-peu-près une quantité de base 

qui contienne ~ de son oxigène , puisque le pouvoir neutralisant 

de son atome est à-peu-près le mème que celui de l'atome d'acide 
carbonique ; or on sait qu'il en neutralise une quantité qui contient 

de son oxigène ; c'est le nombre le plus approchant de , qui 

puisse se concilier avec la simplicité dans le nombre rélatif des 
atomes , d'après la composition atomique de l'acide sulfurique. 

On pourra comparer de mème les pouvoirs neutralisans des 
atomes des alcalis , ou bases , savoir de l'ammoniaque , de l'éther, 
et des alcalis organiques, en prenant pour unite des atomes, quant 
à l'éther qu'on considère comme une base oxidée , la quantité qui 
contient 1 atome d'oxigène ; et quant à l'ammoniaque, et aux bases 
organiques, celle qui contient 2 atomes d'azote. Ainsi l'atome de 
l'ammoniaque sera 

2(o ; 885-h3 . o,oC)25) = 2 (0,885-4-0,187 ) = 2. 1,107 = 2,14 ; 

celui de l'éther 4-°^7^4~*~ io.o,o625h- i =4,68 ; et on aura de 
mème pour les atomes des cinq bases organiques ci-dessus , cin- 
chonine 19,4 ; quinine 2o,5 ; morphine 36 ; strichnine 29,7 ; bru- 
cine 24,4- Multipliant 2,14 par 1,07 on aura 2,29 pour le pouvoir 
alcalin de l'atome de l'ammoniaque, en prenant pour unité le 
pouvoir négatif de l'atome d'oxigène ; celui de l'atonie de l'éther 



PAR LE CHEVALIER AVOGADRO l^g 

sera ^,68. o ; 35= 1,64 ; et ceux de l'atome de cliacun des alcalis 
organiques seront: cinchonine 19,4. 0,29 = 5,63 ; quinine 20,5.0,26 
= 5,3; morphine 36.o,i3 = 4j68 ; s inclinine 29,7.0,23=6,83; 
brucine 24,4 • 0,1 3 = 3, 17. Ges nombres expriment les quantite's 
rélatives d'un me me acide qu'un atome de ces différentes bases , 
déterminé cornine ci-dessus, devrait pouvoir neutraliser; ces nombres 
devraient donc ètre égaux entre eux , pour ètre conformes à l'ob- 
servation, abstraction faite des causes qui font différer la neutralità 
apparente de la neutralité vraie , puisqu'un atome de cliacune de 
ces bases , pris de cette manière , neutralisé en effet une méme 
quantité d'acide ; on voit que par l'influence de ces causes Féther 
exerce une action saturante plus grande que ne le comporterai 
son pouvoir neutralisant réel , tei que nous l'avons calculé , com- 
parativement à l'ammoniaque , et qu'au contraire les alcalis orga- 
niques en exercent une beaucoup plus petite; car la moyenne des 
pouvoirs des atomes des cinq alcalis ci-dessus serait 5,i environ , 
ce qui est plus que doublé du pouvoir 2,29 de l'atome de l'am- 
moniaque , auquel leur pouvoir se reduit cependant selon l'obser- 
vation. 

Quant aux pouvoirs neutralisans absolus entre les acides , et 
les bases qui se neutralisent mutuellement , celui de l'atome de 
l'ammoniaque, pris dans le sens indiqué, e'tant -+-2,3 environ 
comme on a vu, et celui de l'acide carbonique — °;97; il faudrait 
pour la neutralisation, que le nombre d'atomes d'acide carbonique 
qui se combine avec un atome d'ammoniaque fùt celui donne par 

- 2 3 

l'équation 0,97. x — 2,3 = o , d'où x~— — =2,4- On trouvera 

de mème pour le nombre d'atomes d'acide carbonique qui devrait 

naturaliser un atome d'éther ^^=i,n' de cinchonine —^=5,8 ; 

°;97 °>97 

5 3 Òl 63 

de quinine — — =5,5; de morphine — — =4,8; de strichnine 
0,97 * 0,97 



l5o NOUVELLES RECHERCHES ETC. 

^6 3 3 i 

— — = 7,0 ; de brucine — == 3,4 • Ces nombres devraient ètre 

o,97 °>97 

tous égaux à 4 poar représenter Ies observations rélatives à la neu- 
tralité apparente , puisqu'il faut en effet 4 atomes d'acide carbo- 
niccie pour neutraliser un atome de chacune de ces bases, en 
prenant les atomes dans le sens indiqué ; il s'en écartent tous plus 
ou moins , sans doute par l'influence des causes dont nous avons 
plusieurs fois parie ; cependant si Fon prend la moyenne de ces 
sept nombres , on trouve 4,4 5 l e nombre de l'observation 4 en est 
l'entier le plus approchant , comme on devait s'y attendre. 

Si l'on cherche d'une manière semblable les nombres d'atomes 
d'acide nitrique , qui selon nos résultats théoriques devraient neu- 
traliser un atome de ces mèmes bases \ on trouve 2,7 pour Tarn- 
moniaque ; 2,0 pour l'éther ; 6,7 pour la cinchonine ; 6,3 pour la 
quinine; 5,6 pour la morphine ; 8,1 pour la slrichnine; 3,8 pour 
la brucine. La valeur commune de ces nombres devrait étre 5 selon 
l'observation , d'après la capacitò de saturation de l'acide nitrique; 
les nombres particuliers s'écartent plus ou moins de cette valeur ; 
mais leur moyenne est à très-peu-près 5, et ainsi d'accord avec 
l'observation. 

De mème on trouvera que le nombre d'atomes d'acide sulfurique, 
qui devrait neutraliser un atome des mémes bases , selon nos cal- 
cuìs, serait 2,4 pour l'ammoniaque ; i& pour l'éther ; 5,7 pour la 
cinchonine; 5,4 pour la quinine ; 4^ pour la morphine; 6,g pour 
la strichnine ; 3,4 pour la brucine ; le multiple donne par l'obser- 
vation , relative 111 ent à toutes ces bases également, est 3 , dont les 
nombres indique's s'écartent beaucoup les uns en plus , les autres 
en moins ; la moyenne de ceux-ci est 4>3 qui diffère aussi notable- 
ment de 3 ; mais ce dernier nombre est le multiple le plus voisin 
de 4?3 , qui puisse se concilier avec la simplicité de la composition 
atomique pour un acide qui contient 3 atomes d'oxigène pour 1 de 
radicai. 



PAR. LE CHEVAUER AVQGADR0 1 5 I 

Oa serait conduit à cles considérations analogues aux précédentes 
en examinant sous le mèrae point de vue les combinaisons des autres 
acides dont nous nous somnies occupés ci-dessus avec les différentes 
bases. 

Quant aux hydracides on ne peut s'occuper sous ce point de 
vue des acides hydro-cyanique et hy d r o - s u 1 fu r i q u e , ni en considé- 
rant les combinaisons qui en résultent comme des hydro-cyanates 
ou des hydro-sulfates , ni en les regardant comme des cyanures ou 
des sulfures , puisque non seulement ces acides , mais aussi leurs 
radicaux sont positifs selon nos résultats, en sorte que la neutralité 
apparente de ces combinaisons , lorsqu'elle a lieu , ne peut dépendre 
que de causes étrangères à la théorie des pouvoirs neutralisans de 
leurs élémens. Les combinaisons mèmes de l'acide liydro-chlorique, 
qui jouit d'une acidite réelle , quoique faible, et dont le radicai a 
un pouvoir ne'gatif assez considerante, nous présentent de grandes 
diffe'rences entre le n ombre d'atomes d'acide que notre calcul don- 
nerait pour la neutralisation de chaque base , et celui qui selon 
l'observation donne la neutralité apparente. Les écarts sont moins 
considérables lorsqu'on considère ces combinaisons comme des chlo- 
rures des radicaux des bases , mais en ce cas méme ils sont encore 
assez grands. Aussi avons nous vu que les bydro-chlorates d'am- 
moniaque , d'éther et des bases organiques sont en ge'néral fort 
positifs d'après les valeurs des pouvoirs neutralisans de leurs élé- 
mens que nous avons adoptées. 

En partant des pouvoirs neutralisans des acides composés de 
carbone , d'hydrogène, d'azote, de clilore, de soufre et d'oxigène, 
calculés sur ceux que nous avons admis pour leurs élémens , on 
pourrait déduire de la composition en poids des sels neutres que 
ces acides forni ent avec des bases inorganiques , par exemple avec 
la potasse, le dégré d'alcalinité de ces bases, et ensuite le pouvoir 
neutralisant alcalin des métaux dont elles sont les oxides , par 
exemple du potassium. Mais ce calcul donnerait pour cbaque alcali, 
et pour chaque métal alcaligène un pouvoir dépendant de son atome, 



8 52 KOUVELI.ES recherches etc. 

ou n ómbre proportionnel dans les combinaisons , puisque tous les 
alcalis ont un pouvoir neutralisant apparent égal , rélativement à 
lem- atome , et qu-òn ne connait pas d'autres combinaisons neutres 
qui lem* soient propres , cornine cela avait lieu pour les éle'mens 
dont nous nous sommes occupe's dans ce Mémoire. Les valeurs 
qu'on trouverait pour chacun d'eux ne pourraient donc è tre que 
des approxiraations. G'est pourquoi je me contenterai, pour donner 
au moins une idée des résultats de cette application , de calculer 
le pouvoir neutralisant de la potasse , et par suite du potassium , 
par la comparaison du pouvoir neutralisant de cet alcali avec 
celui de l'ammoniaque , comparaison qui est elle mème affectée de 
la cause d'erreur que je viens de signaler. Nous avons vù que le 
pouvoir alcalin d'un atome doublé d'ammoniaque, savoir d'un atome 
qui contient deux atomes d'azote, en prenant pour unite celui de 
l'atome d'oxigène , négatif , est 2,29. Ce pouvoir sera aussi celui 
d'un atonie de potasse , conside'ré comme forme d'un atome de 
potassium , et un d'oxigène , puisque les atomes d'ammoniaque et 
de potasse ainsi de'terminés sont e'quivalens l'un à l'autre dans les 
sels neutres. Divisant ce pouvoir par l'atome de la potasse qui est 
à très-peu-près 5,9 en prenant pour unite celui de l'oxigène , on 
aura 0,89 pour le pouvoir neutralisant de la substance de la po- 
tasse. La composition de la potasse etant à très-peu-près o,83 
potassium et 0,17 oxigène , on aura pour déterminer le pouvoir 
x du potassium , l'équation 

o,83.,r — 0,17=0,39 ; 

v » o,3o+o, 17 a 

don je = J 7 — 0,67 . 

0,80 ' 

Ainsi le pouvoir positif du potassium serait les deux tiers du 
pouvoir ne'gatif de l'oxigène , et à-peu-près § du pouvoir positif 
de l'hydrogène ; mais , comme je Fai dit , on ne doit regarder 
ce resultai que comme un exemple d'application de nos calculs , 



PAR LE CHEVALIER AVOGADRO l53 

qui devra etre rectifìe' par des recherches ulterieures. En effet 
en appliquant un calcul analogue à la soude , à la barite, etc. 
on trouverait pour ces bases , et pour le sodium , le barium, etc. 
des pouvoirs neutralisans qui dépendraient de la grandeur respective 
de leurs atomes, dependance qu'aucune considération théorique ne 
nous porte à admettre. 

Il ne parait pas douteux que les pouvoirs neutralisans des corps 
positifs ou négatifs, c'est-à-dire acides, ou basiques, ne doivent dé- 
pendre d'une qualite positive des corps , par rapport à laquelle ils 
forment une seule échelle continue , partant d'un zero absolu , et 
dont la neutralité , de laquelle ces pouvoirs sont comptés avec 
signe contraire , n'est qu'un point determiné; à-peu-près comme 
le zero d'un thermomètre n'est qu'un point particulier dans l'échelle 
des températures , au-dessus, et au-dessous du quel on les compie 
ordinairement. Dans mon Mémoire sur Ics pouvoirs neutralisans du 
carbone, de l'hydrogène et de l'azole j'avais compare ces pouvoirs, 
tels que je les avais obtenus, avec ce que j'avais designò dans des 
Memoires ante'rieurs sous le nom d'affinità pour le calorique , affinile 
que j'avais cherché à déterminer par les chaleurs spécifìques des corps 
à l'état gazeux, et que je considerai^ comme la qualite absolue dont 
je viens de parler, et d'où leurs pouvoirs neutralisans auraient 
dependu. Les expériences de M. r Dulong sur les chaleurs spécifìques 
des gaz, plus précises que celles de Bérard, et De-la-Roche des- 
quels j'e'tais parti, ayant fait voir depuis que tous Ics gaz simples, 
ou au moius ceux sur lesquels il a experimenté, comme l'oxigènc, 
l'hydrogène , et l'azote , ont la mème chaleur spècifique à volume 
égal , sous pression et temperature egale, il s'en suivrait, si l'on 
continuait à admettre la relation que j'avais supposc'e cntre les 
chaleurs spe'cifiques, et la qualite dont il s'agit , que la force 
absolue résultant de cette qualite serait constante pour Ics atomes 
de tous ces corps , et la qualite spécifìque mème viendrait à de- 
pendre de la grandeur de ces atome§ , ce que, comme je l'ai déjà 
re mar que , i^en ne nous porle à admettre a priori. D'ailleurs il 
Tom. xxxix. U 



I 54 NOÙVELLES RECHERCflES ETC 

est facile de voir que l'ordre qui en resulterai! relativement à cette 
qualité , entre les différens corps dont nous venons de déterminer 
les pouvoirs neutralisans, ne s'aceorderait pas avec l'ordre méme de 
ces pouvoirs. Il parait donc quii faut renoncer à eette l'elation , 
et qu'on ne connait en conséquence jusqu'ici aucun moyen de 
fìxer le zero absolu de la quali te d'où ces pouvoirs dépendent, et 
de déterminer ainsi les différens dégrés de cette qualité en une 
seule sèrie positive. La connaissance immédiale de ces pouvoirs , 
rapportés aù zèro conventionnel que nous fòurnit le point de la 
neutralité , à laquelle j'ai clierché de parvenir dans le présent Mé- 
moire , pour les corps que j'y ai pris en considération , n'en est 
pas moins intéressante par elle-mème , et par les applications , 
dont elle est susceptible, corame on a vu, à la théorie des combi- 
naisons chimiques. 



NOTE 



I 33 



SUR UNE MACHINE LOCO-MOTIVE , 
MISE EN MOUVEMENT PAR L'ÉLECTRO-MAGNETISME 

PAR 

LE PROFESSEUR BOTTO 



A.u moment ou plusieurs Physiciens semblent s'occuper de l'électro- 
magnétisme considerò cornine agent mécanique, quelques résultats 
qui se rattàchent précisément ù un projet de machine loco-mo- 
ti ve mue par cet agent, m'ont sugge'ré la Note que j'ai l'honneur 
de communiquer à l'Académie. Voici en peu de mots en quoi con- 
siste l'appareil. 

Une roue de bois de 65 centimètres de diamètfe tourne rapi- 
dement sur son axe horizontal , par l'action réciproque entre 
douze cilindres de fer doux attachés à sa circonférence paralléle- 
ment à cet axe , et huit barreaux de mème metal fixes , courbés 
en forme de fer à cheval , que le courant Voltai'que change en 
aimants temporaires douze fois dans le temps d'une revolution en- 
tière (i). Ce mouvement rotatoire , se communiquant au moyen 



(i) Le Docteur Magrini de Padoue vient d'ofatenir un mouvenient rotatoire cmployant 
aussi , mais d'une maniere differente des barreaux de fer doux , et des clectro-aimanU. 



l3G NOTE SUR UNE" MACHINE ETC. 

d'un simple engrenage aux deux roues antèrieures d'un clWiot, qui 
soutient tout le sistéme ? le fait marclier , accèlèrant sa course , 
jusqu'à ce que le courant conserve l'energie convenable. 

A fin que l'action discontinue des électro-aimants fùt simul- 
tanee , ce qui devait simplifier singulièrement le mècanisme, tout 
en permettant un grand de'veloppement de force , on placa ceux-ci 
avec leurs axes magne'tiques pai'allèles aux axes géométriques des 
cilindres mobiles , el à une mème clistance angulaire , de manière 
que ces derniers pussent , dans leur revolution , venir se piacer 
avec leurs extremités vis- à-vis de celles des deux branches de 
chaque électro-aimant. Dans une semblable disposition un seul com- 
mutateur , mis en jeu à l'èxtrémité de l'axe de la roue , détruisant 
et re'tablissant le circuit voltai'que douze fois dans un tour , excite 
autant de fois et maintient la vertu magnétique dans les huits fers 
fìxes, pendant la dure'e d'une 24- me parti e de revolution, et les 
fait agir tous simultane'ment sur les 8 cilindres consècutifs, place's 
sous leur influence, à une distance de leurs póles au dessous de i5°, 
et chacun successivement sur les douzc cilindres, pendant qu'ils 
parcoui'ent cette distance. 

On voit que, dans ce sy stèrne, la rotation de la roue, ainsi que 
le mouvement de translation de la machine , peuvent s'effectuer 
dans un sens , et dans l'autre selon la posiiion initiale et relative 
des pièces magnéiiques au moment que leur action commence 

Les donnees suivantes suffiront pour avoir une idèe de la force 
motrice qui produit ces mouvemenls, et de l'effet dinamique de 
l'appareil. 



Le Docteur Dal-Ncgro , Professeur de Physique dans l'Université de cette méiiie ville , 
avait aussi obtenu , il y a plusieurs anaces , quelques effets mécaniques par l'électro-iua- 
guétisme ; mais avec un appareil plus essentiellement diftérent Ces eflets consistaient dans 
un mouvement oscillatoire qui servait à élever un poids. 

Je me plais ici à lui rendre ce témoignage n'ayant pu le faire à l'epoque où il eut l'oblì- 
geance de m'envoyer son Mémoire , que j'ai recu après ma première publication sur rap- 
plication de réleclro-magnétisme à la inécanique. 



FAR LE PROFESSEUIl BOTTO 1 5^ 

Poids de la machine chargée de son électro-moteur . 3^5 kil. 

» de la roue . . . 120 » 

» de ctiaque cilindre 3 » 

» de chaque fer^à cheval ........ 9 n 

Hauteur à laquelle la roue seule, mise en mouvement, 
élève un poids de 8 kil. dans 4 secondes, sous l'in- 
fluence d'un électro-moteur de 96 couples, ayant en tout 
une surface zinc en contact avec le liquide excitateur 
d'un mètre quarré environ , le liquide étant de l'eau 

avec — pr d'acide sulpliurique . . . . . . . . . i." 1 5o 

Espace parcouru par la machine daiìs les 24 premiers 
min. secondes . . . . . . . . . . . ... 2. m 4° • 

TI est inutile d'observer que les résultats ci-dessùs pourraient 
ètre augmentés à un bien haut de'gré , en augmentant seulement 
ìa force dé l'électro-moteur. 

Peut ètre aussi les dimehsions et la disposition des masses ma- 
gnétiques agissantes, pourraient ètre dans des rapports plus propres 
au développement du maximum rélatif de force motrice: toutefois 
cette force est déjà telle dans les circonstances où l'on a opere , 
que si son energie pùt ètre soutenue par eelle du courant , elle 
suffirait pour imprimer au système une vélocité bien considèrable 
au bout de quelques mimi les ; ce dont on peut se convaincre en 
considèrant la nature dè ce mouvement naturellement accélérè ainsi 
que celle de l'agcnt qui le produit. Tel est en effet le caractère 
de ce nouvel agent que à l'instar de l'attraction et de la gravitation 
universelle, son energie rèsulte une fonction de simples distances, 
et l'intégrale , par conséquent , qui représente l'action réciproque 
de deux masses magnétiques, est aussi une fonction de ces distances, 
indépendante de la vìtesse. Ce qui fait que l'accélération des mouve- 
ments libres , qui peuvent en dépendre n'aurait proprement pas 
de limites , et la vìtesse ne couterait point cVargent, cornine s'ex- 
prime très-bien , à cet égard } M. 1 Jacobi de Kònigsberg. 



l58 NOTE SUR UNE MACHINE ETC 

Aussi le temps viendra peut-ètre <où cet agent singulier pourra 
s'iutroduire uiilement dans la mécanique dès que la scienee aura 
découvert des sources nouvelles d'une électricité abondante et peu 
couteuse. En attendant ne réjettons pas les nouveaux faits qui se 
présentent ; au contraire cìierchons de les multiplier ; car ce sont 
eux qui préparent les the'ories, et renferment les gerir.es des de- 
couvertes utiles. 

C'est pourquoi je n'esiterai pas de joindre à cette notiee quelques 
remarques , que je fis, en cherchant de mettre en rapport la 
puissance eie ctr ©-motrice avec l'appareil , que je viens de décrire. 

Mon objet fùt d'abord de voir jusqu'à quel point je pouvais 
compier sur la force et l'influence magnélisante du courant, tout en 
me servant des moyens qui etaient à ma disposition. Ayant choisi 
un nombre de couples neufs à la Wollaston parfaitement e'gaux , 
la lastre zinc présentant environ deux décimètres quarres de sur- 
face à mettre en contact avec le liquide excitateur ; j'en fis plu- 
sieurs systèmes, ou piies composees d'un, deux, trois couples -e te, 

5 

que je plongeais successivement dans une eau, contenant -^7- d'acide 

sulphurique , après avoir introduit dans le circuit les deux spirales 
galvano-metrique et electro-dinamique d'un cilindre de fer en forme 

de fer à clieval d' - kil. convenablement suspendu. J'observais alors 

le poids que celui-ci pouvait suspendre, et ensuite le nombre des 
oscillations de la doublé aiguille astatique dans une minute , au 
tour de sa posiiion d'équilibre perpendiculaire à la direction des 
fils du multiplicateur, toujours en commencant à les compier deux 
minutes après l'établissement du circuit, pour pouvoir rendre com- 
parables les resuitats et opérer dans des circonstances analogues. 
Vioici ces resultata 



PAR LE PROFESSEUR BOTTO ,l5fj 





NOMBKE 


OSCILLATIONS 


POIDS 
EN LIVKES 




DES COUPLES 




DE PIÉMONT 




' I. 




3o. 5. 




2. 


22, 


33. 0. 


il €F Essai opérant avec une 
eau contenant d'acide < 

IOO 


3.. 


23. 


36. 6. 


4- 


28. . 


44. 8. 




1 9< 


40. 


62. 1 1. 




12. 


i 7 5. 


78. 0. 




16. 


86. 


81. 0. 

ri; ani 


a. me Essai : méme eau , les 


1. 


20. 


32. 0. 


couples étant re'uuies par • 




25. 


4o. 0. 


les pòlts liomologues .... 


4. 

1 


33. 


56. 0. 


, 1 

3. me Essai : eau contenant 

IOO 


12. 


34. 


57. 0. 
j 


4- me Essai : eau avec d'acid. 


12. 


82. 


80. 0. 




I. 


4o. 


62. 0. 



Ces résultats suffirent pour me prouver, que le pouvoir magné- 
tisant ctait en rapport avec le nombre , aussi bien qu'avec les sur- 
faces des élémens voltai'qucs , ce qui ne s accorderait pas avec 



iGo NOTE SUft ÙNE MACHINE ETC. 

les expériences de M. r Moll. Ils dèmonlrent aussi que ce pouvoir, 
opérant sur le mème barreau, n'est pas proportionnel au nombrè 
correspondant d'oscillations , et encore moins au quarré de ce 
nombre , c'est-à-dire à la force directrice mesurée par le galvano- 
mètre , et à la quantite' électrique à laquelle on attribue cette 
Force. 

Que toutefois il s'approche du premier rapport pour des termes 
rapprochés l'uri de l'autre et eloignés du point de saturation ma- 
gnétique, et augmente, corame on pouvait s'y attendre , dans une 
progression moins rapide que le nombre d'oscillations relatives , en 
s'approchant de ce point. Enfìn elles font voir que au mème nombre 
d'oscillations répond là mème force de suspension quelque soit 
l'èlectromoteur employé , ce qui est une consèquence de l'identité 
d'origine entre cette force ; et la force directrice , que mesure le 
galvano-mètre. 



DE QUIBUSDAM INSECTIS SARDINIAE 

NOVIS AUT MINUS COGN1TIS 

AUGTORE JOSEPHQ GENE 
Exhib. die i3 decembris i835. 



In itinere quod jussu augustissimi Regis Caroli Alberti per 
Sardiniam suscepi, quamplurimas legi anim alami species, quas vel 
prorsus novas , vel parum cognitas, vel utcumque illustratione dignas 
existimo. Principem locum tenent Insecta, quorum tantam coegi rnul- 
titudinem et varietatem , ut jam abiìnde sit mihi materia ad Faunae, 
idest Entomologiae Sardoae specimen conficiendum. Huic operi , 
cujus desiderio vehenienter flagrant coèvi rerum naturalium stu- 
diosi , attentum animum illieo post reditum ex Sardinia adjunxi , 
omnesque horas meas subsecivas prò viribus impendo. Sed ita ce- 
leriter nostra praesertim aetate adolevit Entomologia , tantaeque 
nóvorum generum et specierum descriptiones et icones per Europam, 
qua late patet , in dies evulgantur, ut vix ingens pecunia tempus- 
que suppetant ad eas omnes comparandas atque invisendas. Sunt 
nonnulli scriptores qui communi utililale postliabita librorum pre- 
ti uni propter chartae nitorem et typorum amplitudinem nimis adau- 
gent ; sunt qui observationes et inventa sua diariis ms.erunt ; quorum 
titulus nil saepe polliceatur quod ad naturalem liistoriam spectet ; 
sunt denique alii, et quidem longe numerosiores, qui patrio utuntur 
sermone, ab exteris ut plurimum ignorato. Adde quod furens quaedam 
Tom. xxxix. V 



262 DE QUICUSDAM INSECTIS ETC. 

libido animimi nonnullorum invaserit omnia quoad methodum et 
nomenclaturam funditus evertendi , sectiones saepissime parvi aut 
nullius momenti Generum nomine et dignitate donandi , lususque 
formae aut colorum loco characterum essentialium immodice usur- 
p a ridi. Haec adjuncta scientiam nostrani jam nimio specierum ge- 
nuinarum numero obrutam intricant , vìtiosissima synonymia per- 
miscent , icleoque in caussa potissime snnt , cur plerisque Entomo- 
logiae studiosis scientiae progressus aequis passubus sequi denegetur. 
In tanta rerum perturbatone periculosae plenum aleae opus me 
aggredi utique sentio , sed consilium subiit , quod magna milii 
adjumenta pariturum fidenter existimo. Cum potissima operis nostri 
difficultas in accurata specierum determinalione et synonymia posita 
sit , statui species omnes, quas vel novas, vel minus cognitas , vel 
contentiosas putarem, Entomologorum studio et disputationi traderej 
antequam specimen, recens inchoatum, omnibus numeris absolutum 
praelo mandetur. Quae nunc prodeunt Insecta per fasciculos di- 
gesta , descriptionibus et iconibus aucta, jamdiu et strenuiori, qua 
potui , investigatione perpendi, comparavi, distinxi ; sed ut qui nil 
Immani a me alienimi esse maxime sentiam , ingenue profiteor me 
gratissimo animo accepturum quidquid viri docti , qui pari studio 
liane scientiam exeolunt, monuerint tum ad rectius constituenda ea 
in quibus erraverim , tum ad amplificandam universam rem Ento- 
mologicam mihi jucundissimam. Judicium ab omnibus enixe pelo 
atque efflagito , nomenque omnium qui incaepto nostro favebunt , 
honore et gratiis in specimine prosequar. 

Hisce praemissis praestat ut nonnulla moneam de nomencla- 
turae ratione , quam in hoc opere servandam exislimavi. — Sardi- 
niam , Entomologiae caussa, adivit anno 1826 Georgius Dahl, in- 
sectolegus vindobonensis superioribus bisce annis vita functus. Homo 
iste singularis, quamquam agrum dumtaxat Karalitanum lustraverit, 
ingentem novorum Insectornm copiam collegit , nominibus specificis 
auxit , lateque per Europam , nullis editis descriptionibus, vendi- 
tavit , utpote qui rerum naturalium mercaturam faciebat. Harum 



AUCTORE J. GENE 1 63 

specierum nonnullas nuperrime descripserunt viri clarissimi Dejean 
et Schònherr; pleraeque attamen , nondum publici juris faetae, in 
collectionibus Entomophilorum huc et illuc prostant vel ab ipso 
Dahlio acceptae proindeque autographa inventoris scheda instructae, 
vel per alios adquisitae atque in fidera alterius Dahliano nomine 
distinctae. Sed Insectorum commercium seu permutatio in dies de- 
monslrat gravissimam in harum specierum nomenclatura confusio- 
nem irrepsisse , saepe enim contingit ipsissimam speciem diversis 
nominibus , speciesque toto coelo diversas uno eodemque nomine 
notatas accipere vel in collectionibus deprehendere. Extra dubium 
prope est me quampfnrimas , imo plerasque Dahlianas species e 
Sardinia retulisse , sed quo nomine Eniomologus vindobonensis eas 
singillatim mmcupaverit piane nescio, vel ambigue novi^ illis dum- 
taxat et quidem perpaucis exceplis, quarum specimina ut ita dicam 
typica et ab ipso DAHLro tradita in Musaeo nostro adservantur. 
Monendum igitur esse puto me in Sardiniae Insectis nondum editis 
recensendis illa tantum nomina Dahliana retinuisse quae certis et 
ab ipsomet auctore missis speciminibus adjecta prae oculis habeo , 
et contra i"eliqua omnia respuisse quae vage et omnino dubia si- 
gnificatione in ore vel litteris Fntomologorum versantur. Quod de 
Dahlianis speciebus et nominibus statui , idem subaudiatur necesse 
est quoad species et nomina , quae nulla certa fide nulloque clia- 
racterum additamento passim in Elemcbis traduntur. Religiose , uti 
par est, nomina specifica ab auctoribus indita et adjectis deseriptio» 
nibus evulgata servabo : ne vero synonymia perperami augeatur , 
nomina adjunctis illis destituta , ni forte clarissimorum virorum 
auctoritas et testimonium accedat , nihili omnino me facturum prò- 
fiteor. 



i64 



DE QUIBUSDAM INSECTIS ETC. 



FASCICULUS 

1. Cicindela saphjrina , Nob. 

Tab. I , fig. i. 

Laete coerulea; eljtris punclis quinque marginalibus albis , 

sexto centrali. 

Longit. Un. 5,.|.,.' — Latit. lin. 2 5. 

Magnitudine, statura et punctorum distributione Cicindelae ni- 
gritae Dej. , quam e descriptione et icone tantum novi , proxima : 
differt tamen colore penitus et constanter laete coeruleo. 

Quadraginta specimina utriusque sexus pulcherrimae liujus speciei 
reperi in insula di San Pietro , ra. aprili , in herbidis et cultis 
procul a mare. 

2. Cicindela imperiatisi Dahl. 

Tab. I , fig. 2. 

I iridi-aenea ; elj tris postice latioribus , basi, margine laterali lato, 
lunula hamata hwnerali apicalique , fasciaque media recurva 
dentata albidis ( lunula apicali fasciaque media suturam osculan- 
iibus ) ; tibiis intus jlavescentibus , extra viridi- aeneis. 

Longil. lin. 5 \. — Latit. Lin. 2. 

Frequentem reperi circa stagna salsa di Tonnara delle Saline } 
m. junio. 

Obs. Cicindelam imperialem Dalilii cuna C. 'volgensi Besseri 
conjungit ci. Dejean ( confer Spécies generai des Coléoptères , 



AUCTORE J. GENE 1 65 

SuppV. T. 5. pag. 212), sed nonnulla adsunt argumenta quae eia- 
rissimi auctoris sententiam improbare videntur. — C. volgensis , 
teste ci. Bessero a quo primum inventa , ripas Volgae , ideoque 
fluviorum colit ; C. imperialis e contra littora maris vel plagas sa- 
linas inhabitat, quam habitalionis differenti ani plurimi faeere diutina 
observatio me docuit. Frequentes , esempli gratia , occurrunt in 
Sardinia Cicindela Jlexuosa et sardo a , de qua infra, seti numquam 
mini conligit C. Jlexuosam ad littora maris , vel C. sardoam ad 
ripas fluviorum depreliendere. Nec aliud prodit Cicindelarum hu- 
cusque cognitarum historia. Sunt quae prò cui ab aquis degunt 
( Cic. c ampé stris y chloris , sj Ivi col a , eie. sunt quae secus amnes 
victitant ( Cic. Jlexuosa , hjbrida , riparia \ lugdunensis , eie. ) ; sunt 
denique species quae oras maritimas et salinarum vicìnias incolunt 
( Cic. Goudotìi , marìtima , trisignata , nemoralis , Oliv. e te. ). 
Species istae quamvis saepe forma et coloribus summopere amnes 
natales plagas , qua late patent , vage peragrantur , sed numquam 
transgrediuntur , vel licenter commutant. Ex testimonio igitur ci. 
Besseri atque ex analogia jàm dubium minime spernendum oritur 
de identitate specifica C. volgensis et C. imperialis , sed alii subeunt 
characteres a forma et. colore nonnullarum partium horum insecto- 
rum deprompti, qui dubia nostra magis magisque fovent. i ." Forma 
elytrorum quae a ci. Dejean in descriptione et icone C. volgensis 
postice vis dilatata traditur , in C. imperiali valile dilatata conspi- 
citur. 2.° Autennarum articulus qnintus et sequentes , qui in C. 
volgensi flavo-i-ufescentes praebentur , in Cicindela nostra penitus 
obscuri occurrunt. 3f Palporum articulus ultimus , qui albido-rufe- 
scens et apice tantum infuscatus in insecto rossico exìiibetur , in 
nostro penitus nigro-aeneus et nitidissimus adest. 4-" Fascia media 
recurva alba elytrorum , nec non lunula apicalis satis longe a su- 
tura utrinque desinunt in C. volgensi , ut sutura ipsamet per to- 
tani longitudinem viridi-aenea evadat ; in C. imperiali res ali ter 
habet , nam fascia iìla et lunula suturam adeo osculantur, ut nulla 
omnino plaga viridi-aenea inter illarum apices superet. Adde quod 



l6G DE QU1BUSDAM INSECTIS ETC. 

sardoa specimina alium characterem notatu dignum praeseferant , 
de quo nulla mentio fit a ci. Dejean in descriptione C. volgensis : 
angulus posticus internus vel suturalis elytrorum desinit in dentem 
acutum et validum , uti id obtinet in C. Goudotii et circumdata. 
o.° In C. volgensi tibiae sunt omnino rufae ; in C. impericdì tibia- 
rum latus internum flavescens est, extimura vero viridi-aeneum. 

Allatae differentiae , quamvis cetera conveniant , necessitatem 
ostendunt , ni fallor, duas nasce Cicindelas systematice sejungendi. 
Species sardoa, quae Karali primiter a Georgio Dahl inventa et in 
litteris nomine C. imperialis evulgata fuit , nomen Dahlianum reti- 
neat : quoad C. volgensem vicleant auloptae an vere , ut ci. Dejean 
autumat , C. decipienti et stigmalophorae Fischeri respondeat , et 
nomen prò opportunitate confìrment aut mutent. 

3. Cicindela nemoralis , Oliv. 

Viridi-obscuro-aenea elfóris lunula humerali apicalique , 
punctisque quatuor albis. 

Olivier , Entomologie, T. z. pag. i3. tab. 3. fig. 36. 
Cicindela littoralis , Dejean, Spéc. gén. T. i. pag. io4 ( ex- 

clusis synonymis Fabricii et Schònherri ) — Iconographie , 

%. m T: édition , T. i. pag. 4 2 - tab. 5. fig. f\. 

Habitat ad littora maris et circa salinas , primovere et aestate 
frequentissima. 

Obs. Cicindelam nemoralem Oliv. et Cicindelam littoralem Fabr. 
in unam eamdemque speciem perperam a viris celeberrimis Schonherr 
et Dejean , aliisque fere omnibus auctoribus conjunctas fuisse, nu- 
perrime et quidem rite autumarunt viri cL Solier et Kunze. Genui- 
nam Cic. littoralem superioribus bisce annis accepit e Barbaria 
ci. Dupont , Entomologus parisiensis , sed ineditam ratus eam no- 
mine Cic, Barthelemji in Collectione propria atque in litteris 



AUCT0RE J. GENE 1 67 

nuncupavit. Species haec , a memoratis viris clarissimis Solier et 
Dupont benevole mihi communicata , descriptioni Fabricianae ap- 
prime respondet, plurimisque notis a Cic. nemorali recedit. Differì 
iti primis forma angustiore et convexiore. Totum corpus supra ni- 
grescit , subtus atro-coeruleo micat. Caput inter oculos fere planum. 
Antennae atrae , basi obscnre coerulescentes. Thorax lineis sub- 
marginalibus mediaque minus profonde impressis. Elytra subtilius 
granulato -punctata , convexa } nigrescentia , sutura omnino conco- 
lore : punctum album medium magnum , marginali saepissime ( in 
speciminibus nostris constanter ) connatum. Pedes atro-aenei. — 
Synonymia igitur harum specierum funditus et seguenti ordine re- 
formanda : 

C. nemoralis , Oliv. 

C. littoralis , Dej. locis citatis. 

Duftschmidt , Fauna Aiisiriae , T. 2. pag. 226. 
Sturm, Deutchslands Fauna, T. 7. pag. 107. 
Herbst , Kaefer , T. 10. 166. i4- tab. ini:, fig. 2. 
C. Umiliata, Fischer , Entom. Ross. , T. 1. p. 3. tab. 1. fig. 
1 a, b. 

C. ^-punctata, Rossi , Fami. Etr., T. 2, append. pag. 543. — 
Edit. Hellw. T. 1. pag. 455. 

Habitat ad littora maris in Gallia meridionali , Italia ^ Dalmatia, 
Graecia , Rossia meridionali , Sibiria , etc. 

C. littoralis , Fabr. 

Fabr. Sjst. Eleuth. T. 1. pag. 235. 

— Entom. Sjst. emend. T. 1. pag. 172. 

— Mani. Ins. T. 1. pag. 1 85. 

Linn. Sjst. nat. Gmel. T. 4- P a g- 1923. n.° 3o. 
C. Bavthelemji , Dupont. 
Habitat ad littora Barbariae. 



Specimina sardoa speciminihus Cic. nemoralis Galliae 7 Ilaliae , 



l68 DE QUIBUSDAM INSECTIS ETC. 

Dalmatiae , etc. comparata proceri-ori et validiori statura constanter 
excellunt ( Long. lin. ':-rj,\ — Latit. lin. 3 ). Varietates autem ab 
auctoribus memoratas atque in Italica peninsula vulgares , punctis 
duobus mediis elytrorum confluentibus, vel colore dilute-viridi per- 
fusas nullibi per Sardiniam , ubi species typica frequentissima , 
obvias habui. 

4- Cicindela sarcloa (1), Dahl. 

Saprà obscure cupreo- aenea; eljtris lunula numerali interrupta 
apicalique , striga media recurva punctisque quatuor albis. 

Dejean , Spéc. gén. Suppl. T. 5. pag. 252. 

Ad littora maris ubique frequens ; mm. aprili , majo , junio. 
Obs. Femina Tariat interdum margine elytrorum a striga media 
ad apicem albo. Huc certe spectat C. circuniflexa Dahl et Dejean 
( Spéc. gén. T. 5. Suppl. pag. 253 ) , quam non semel in copula 
deprehendi cum mare typico. 

5. Dromius Sturmii , Nob. 

/ 

Nigro-subaeneus ; eljtris striatis, interstitiis punctatis } 
macula magna humerali alba. 

Dromius quadrillum , var. B. Sturm , Deutschlands Fauna , 
T. 7. pag. 45. tab. 70. fig. B. 

Hoc insectum , constanter bi-maculatuwi, repetitis vicibus obser- 
vavi ad ripas glareosas del Rio di Pula , m. martio, et del Rio di 



(1) Orthographiatn nominis a Georgio Dahl buie speciei impositi (Cic. sardea") corri- 
gendarn duxi , sardoas enim , non sardeas vel sardas Sardiniae res et incolas vocare con- 
sueverunt Latini. 



AUCTORE J. GENE 169 

Caputerra , m. aprili ; bis etiam cepi in copula , ideoque species 
propria et a congeneribus eximie clistincta P nec varietas Dr. qua- 
drali Duftschmidtii , censenda. 

6. Omophron variegatum , Oliv. 

Pallido-testaceum ; capite postice, thoracis maculis tribus , 
elytrorum sutura fasciisque tribus undatis interruptis viridi-aeneis. 

Dejean, Spéc. gén. T. 2. pag. 259. — Iconographie , T. 2. 
pag. 11 5. tab. 83. fig. 3. 

Rarissimi hujus carabici , quein sola Hispania aìere credebatur, 
specimen unicum iegit prope Gabras ad paludem il Tauoi, ni. majo., 
et benevole mihi obtulit Eques Aloysius Flores d'Arehais, Historiae 
naturalis culto r eximius. 

7. Feronia ( Poecilus ) splendens , Nob. 

Aplera; supra aeneo -viridis , subius nìgra-, thorace laevi subcordato , 
postice utrinque unistrìato ; eljtris subparallelis , striato-punctatis , 
punctisque duobus postice impressis. 

Longit. lin. 5 \ — Lalit. lini. 2. 

Ad paludem il Tanoi prope Gabras , m. majo. 

Obs. Feroniae striato-punctatae , et Feroniae infuscatae Dej. 
afìinis , a quibus tamen differt alarum defectu , striaque postica 
thoracis utrinque unica. 



Tom. xxxix. 



X 



170 



DE QUIBTJSDAM INSECT1S ETC. 



8. Stenolophus abdominalis , Nob. 

Oblongus , capite pectoreque nigris ; thorace ritfo quadrato , po- 
stico utrinque subfoveolato , angulis postìcis rotundatis ; eljtris 
rufis striatis , macula magna communi postica nigro-subcjanea, 
interstitio tertio puncto impresso ; abdomine , antennarum basi 
pedibusque pallide-testaceis. 

Longit. liti. 2 l, 3 — Latit. 1, 1 f . 

Ad paludem il Tanoi prope Cabras sat frequens , m. majo. 
Obs. A Stenolopho vaporariorum distinctus statura ut pluri- 
mum minore abdomineque penitus et constanter testaceo. 

9. Trochalus meridionalis , Nob. 

Tab. 1. Gg. 3. 

Ovatus, postice vix dilatatus ; supra obscure ol'waceus , infra niger, 
nitidus ; clypeo, thorace utrinque, eljtrorum margine e Deteriori, 
femoribus intermediis , tibiis tarsisque anticis rufo-lutescentibus. 

Longit. lin. i3. — Latit. lin. 6 \ . 

In palude vulgo dieta il Tanoi , prope Cabras, semel inventus, 
m. majo. 

Desciu Trochalo Roeselii minor , posticeque angustior. Caput 
subtransversum , obscure olivaceum , laeve, labro brunneo , clypeo 
rufo-lutescente. Antennae tenues, rufo-lutescentes. Thorax brevis , 
transversus, antice angustior, linea punctorum submarginali im- 
pressa, postice sinuatus, disco obscure olivaceo, marginibus extimis 
rufo-lutescentibus. Scutellum obscure olivaceum, triangulare. Elvira 



AUCTORE J. GENE ITI 

ultra medium vix dilatata , anguste marginala , supra antice conve- 
xiuscula , posterius deplanata , laevissima , seriebus tribus longitn- 
dinalibus e punctis impressis ; obscure olivacea , nitida , margine 
laterali late rufo-lutescente. Corpus subtus nigrum } nitidum , laeve ? 
segraentis abdominalibus utrinque puncto marginali rufo-lutescente. 
Pedes antici rufo-lutescentes femoribus macula magna nigra; inler- 
medii obscure brunnei femoribus rufo-lutescentibus ; postici obscure 
brannei vel nigri , ciliis rufis. 

Obs. Speciem hanc, a T. Roeselii toto coelo diversam, aflinem 
suspicor Djtisco atrato Fabr. , quem ci. Biliardière in Oceani Pa- 
cifici insulis invenit : sed obstat color femorum anticorum , quae in 
specie Fabriciana obscure ferruginea dicuntur, nec non color totius 
corpovis , quod atrum , nec vero obscure olivaceum, traditur. Pro- 
xima quoque est cuidam Trochalo senegalensi, quem a ci. Solier 
nomine T. Baxii , Dej. nuperrime accepi : sed hoc nomen specifì- 
cum in novissimo Elencbo a ci. Entomologo parisiensi evulgato de- 
siderata. 
- 

io. Emus marginalis, Nob. 
Tab. i. fig. 4. 

Niger , pubescens; capite, thorace eljtrisque supra viridi-aeneis , 
ìiebulosis ; antennis , eljtrorum margine exteriore apicalique , 
geniculis , tibiis tarsisque Jlavescentibus ; thoracis lateribus si- 
nuato-compressis. 

Longit. lin. 5. — Latit. lin. 1 \ . 

In viciniis di Caputene, m. aprili; circa Cabras , m. maio: haud 
infrequens. 

Descr. Emo nebuloso similis et affinis, sed minor et colore 
antennamm elytrorumque distinctus. Caput mediocre , thorace vix 



f]2 DE QUIBUSDAM INSECTIS ETC. 

latius j viridi-acneum , punctatissimum , pube tenui , depressa , au- 
rea vestitura, vertice punctis duobus nigro-holosericeis, transverse 
positis : os lestaceuni labro palpisque nigro-aeneis. Antennae flavae 
articulo ultimo infoscato. Thorax antice latior, truncatus , angulis 
defìexis , acuminatis , lateribus obliquis , posterius compresso-emar- 
g'matis ; basi rotundatus , supra parum convexus , creberrime pun- 
ctulatus, viridi-aeneus , pube densa aurea tectus punctisque non- 
ìuillis nigro-holosericeis nolatus. Scutellum triangulare , nigrum , 
punctatum , pube atra holosericea tectum. Elytra thorace paullo 
longiora et ejus basi latiora , apice subrotundata , subdepressa , 
viri di- aenea , crebre punctata, pube densa aurea tecta, signaturis 
plurimis nigro-liolosericeis variegata , margine exteriori apicalique 
late flavis. Alae infuscatae , basi flavescentes. Abdomen pone elytra 
illis duplo longius , nigrum, opacum, pube aurea tectum et signa- 
turis nigro-holosericeis variegatura. Corpus subtus nigro-aeneum, 
punctatum , pectore pube aurea , abdomine pube cinereo-argentea 
hoìosericeis. Femora nigra apice flavescentia ; tibiae tarsique flave- 
scentes. 

ii. Buprestis ( Acmaeodera ) Borji , Brulle. 

Nigra, nitida, subhirsuta ; eljtris punctato-striatis } apice serratis, 

violaceo -nitidis. 

Expéd. scient. de Morée : Zoologie, T. 3. i. re partie, pag. 1 35. 
PI. 35. fìg. 2. 

Prope Iglesias semel inventa , ineunte majo. 

Observ. Pulcherrimam liane speciem novam , nec immerito , 
ratus nomine Acmaeoderae Prunneri designaveram, descriptioneque 
proprio marte excusa , icone adjecto , ditaveram , sed tarde : fasci- 
culus enim operis aliati = Expedition de Morée — , a R. Scien- 
tiarum Academia novissimis hisce diebus acceptus , eam affabre 



AUCTORE J. GENE I-y3 

depictam et luculenter a ci. Brulle descriptam sistit. Hoc vero in- 
sectum , licet jam evulgatum , in recensione nostra adnumerare op- 
portunura duxi , ut , in Peloponneso secus Eurotam nuper inven- 
tum , sardoa quoque civitate donetur. 

12. Buprestis ( Chalcophora ) stigmatica, Schònherr. 

Punctatissima , subtus rubro-cuprea } supra aequalis, nigra, cupreo- 
atomaria ; eljtris punctis quatuor pallidis impressis. 

Schònherr, Sjnon. Insect. T. i. pars III. append. pag. 119. 
n.° 164. 

Insignem liane speciem nuliibi haclenus praeterquam in Persia 
atque in Syria repertam ex agro Karalitano misit ci. Jos. Al. Peirolerio, 
Entomologo taurinensi doctissimo, Leonardus de Prunner ; ex agro 
autem Iglesiensi retulit Aloysius Regis. Mus. Taur. 

12. Buprestis ( Cjplionota) sibirica , Fabr. 

Eljtris integris , atris; vittis duabus impressis cinereo-tomentosis» 

Fabr. Sjst. Eleuth. T. II. pag. 2o3. 97. 

Scònh. Sjnon. Insect. T. I. pars III. pag. 25o. n.° 189. 

Hanc quoque speciem , ad Cjph. injlatam Dej. , quam nomine 
tantum novi , forsan referendam ex agro Iglesiensi retulit Aloysius 
Regis. Mus. Taur. 



DE QUIBUSDAM INSECT1S ETC. 



i4« Elater ( Cardiophorus ) argiolus , Nob. 

Tab. i, fig. 5. 

Niger, nitidus , tenuissime pubescens ; eljtris pimctato-striatis 
thorace sanguineo nigro-punctato , maculato aut fasciato, eljtris 
latiore; antennis capitis thoracisque longitudinem subaequantibus 3 
avticulis duobus baseos , ano, pedibusque , femoribus saepe ex- 
ceptis , rufis. 

Longit. lin. 2 f, 3 \ — Latit. lin. \ } i. 

Nullum aliud Insectum novi , quòd tantos picturae lusus eshi- 
beat. Ne unum quidem est specimen , inter quam plurima a me 
lecta , quod alteri adamussim respondeat, Insigniores varietates se- 
que ns recensio sistit: 

Var. a) Thorace sanguineo, punctis duobus obsoletissimis ni- 
gris ; pedibus rufis. 

Var. b) Thorace sanguineo , punctis duobus distinctissimis 
nigris ; femorum basi et apice , tibiis tarsisque rufis. 

Var. c) Thorace sanguineo maculis duabus nigris confluentibus ; 
femorum basi et apice , tibiis tarsisque rufis. 

Var. d) Thorace sanguineo , supra fascia lata media nigra ; 
pedibus rufis, femoribus interdum obscuris. — El- fascicollis } Dahl. 
Mus. Taur. 

Var. e) Thorace atro limbo antico et postico tenuissime san- 
guineis ; tibiis tarsisque rufis. 

Var. f) Thoracis dimidio postico rufo ; geniculis tarsisque 

rufis . 

Var. g) Thorace atro, limbo antico tenuissime, postico latius 
sanguineo ; femorum basi et apice , tibiis tarsisque rufis. 

Var. h) Thorace atro angulis omnibus sanguineo-maculatis ; 
femorum basi et apice , tibiis tarsisque rufis. 



AUCTORE J. GENE 1^5 

Ubique frequens primovere et aestate in herbidis , in floribus 
Crataegi , in Opuntiis , etc. 

Descr. Totum corpus pubescens , pube brevissima , rariuscula. 
Caput nigrum , nitidum , subtilissime et confertim punctulatum, 
foveola frontali obsolete impressa: clypeus marginatus, summo mar- 
gine reflexo. Antennae subserratae , capitis thoracisque longitudinem 
subaequantes, nigrae, nitidae, articulis duobus baseos rufis. Tlioras 
convexus , postice declivis, tenuissime et crebre punctalus, angulis 
posticis productis, acutis , lateribus subdilatatis , coleopteris sensim 
latioribus. Scutellum cordiforme, nigrum , nitidum, basi impressum. 
Elytra punctato-striata , interstitiis subtilissime punctulatis , punctis 
pìligeris , nigra , nitida. Corpus subtus densius pubescens , pube 
cinerea decumbente, nigrum, nitidum, praesterno sternoque nunc 
rufis, nunc nigris; ano rufo. 

Obs. Nonnullis hujus speciei varietatibus accedit Cardiophorus 
discicollis Herbst , quem non semel obviam habui in Sardinia: sed 
quae mihi sunt hujus Cardiophori specimina , antennis pedibusque 
omnino nigris instruuntur. 

Var. f) quoad thoracis picturam Cardiophorum rufwollem 
Fabr. omnino refert , nec minime dubito quin ci. Rossius hanc 
varietatem prò Elatere ruficolle in Fauna Etrusca usurpaverit, in 
descriptione enim pedes rufos Elateri suo tradit, quam notam El. 
rujicolli minime convenire auctores fere omnes testantur. 

i5. Elater {Cardiophorus) ulcerosus , Nob. 

Tab. I. fig. 6. 

Niger , nitidus , tenue pubescens ; eljtris punctato-striatis ; thorace 
sanguineo -limbato aut maculato , eljtrorum latitudinem subae- 
quante; antennis , capite thoraceque longioribus , articulis duobus 
baseos , tibiis tarsisque rufis. 

Longit. lin. 2^,3.— Latit. lin. \ , \ . 
Cum praecedente ubique frequens primovere et aestate. 



1^6 DE QUIBUSDAM INSECTIS ETC. 

Var. a) Thorace sanguineo macula magna nigra , post ice si- 
nuata ; trochanteribus rufis. 

Var. b) Thorace sanguineo macula magna nigra antice po- 
sticeque sinuata. 

Var. c) Tliorace atro, margine antico et postico tenuissime 
sanguineis ; trochanteribus ano quo rufis. 

Var. d) Tliorace atro, margine antico tenuissime sanguineo; 
femorum basi et apice , anoque rufis. 

Var. e) Thorace atro , angulis posticis sanguineis ; femorum 
basi et apice rufis. — El. angulavis , Dahl. Mus. Taur. 

Descr. Praecedente minor et angustior. Caput ut in praecedente. 
Antennae capite thoraceque simul sumtis longiores , subserratae , 
articulis duobus baseos, primo saepe apice tantum , rufis. Thorax 
coleopterorum latitudine , tenuissime et confertim punctulatus , an-» 
tice convcxiusculus , postice declivis, angulis posticis productis , 
acutis. Scutellum et elytra , uti in praecedente. Corpus subtus ni- 
grum, nitidum , pubcscens. Pedes rufì , femoribus ut plurimum 
obscuris. 

Ob.s\ Mirum equidem non esset me in varie tatibus hujus et 
praecedentis Cardiophori recensendis speciem aliquam propriam et 
distinguendam confudisse : sed, diutina licet et strenuissima adhibita 
invesligalionc, nullum hucusque deprehendi characterem , qui unam 
alteramve illarum varietatum exacte discriminare videretur. Nec 
copulae , quas raro observavi, quidpiam ad dubium illud resolven- 
dum praestitere. Varietatem a) Cardiophori ar gioii cum varietate d) 
junctam semel offendi; varietatem autem c) varietali a) jam memo- 
ratae non junctam , sed insidentem , semel etiam vidi in floribus 
Crataegn Cardiophorum ulcerosum una tantum vice copulatimi in 
iisdem floribus obvium habui: varietas c) varietati a) admiscebatur. 
Cum ergo ex copularum observatione et attento corporis scrutinio 
nil certi erui possit quod ad plures species constituendas vocet , 
alias piclurae dilferentias, quamvis saepe speciosissimas, varietatum 
loco et pretto sumere opportunum judicavi. 



AUCT0RE J. GENE 



r 77 



16. Elater ( Cardiophorus ) Eleonorae , Nob. 

Tab. i, fig. 7. 

Tenuissime pubescens , ater ; anicimìs , thoracis angulis tmticìs , 
eljtrorum vitto, lata , pcdibusque testaceis. 

Longit. Un. 2, 2 \ — Latit. li». 1, |. 

Bis lectus in ditione Arboreensi , qua saeculo XII inclaruit 
Eleonora , Herois et Legumlatris merito apud Sardoos celeberrima. 

Descr. Facies Cardiophori equiseti , sed minor. Corpus totum 
tenuissime pubescens. Caput atrum , antennis palpisque , horum 
summo apice excepto , testaceis. Tliorax antico convexus , postice 
declivis , ater , angulis anterioribus pone oculos macula testacea , 
interdum obsoleta , notatis. Scutellurn cordiforme , concavum , atrum. 
Elytra striato-pimctata, atra, vitta in singulo lata, testacea. Corpus 
subtus brunneum , densius cinereo-pubescens. Pedes testacei. 

17. Cebrio strictus , Nob. 

Tab. 1. fig. 8. 

Elongatus , nigev nitidus , vage punctatus , pubescens ; 
eljtj'is obsolete striatis abdomineque testaceis. mas. 

Longit. lin. 5 \ . — ■ Latit. lin. 2. 

In vinetis et viis circa Cabras haud infrequens , mm. maio et 
junio. 

Descr. Cebrione gigante minor et praesertim angustior , a 
quo, uti a Cebr. xanthomero , difFert pedibus omnino nigris, ete. 
Tom. xxxix. Y 



1^8 DE QUIBUSDAM INSECTIS ETC. 

Caput profunde et crebre pvinclalum , punctis piligeris , pilis lu- 
tescentibus prostratis. Antennae corporis dimidio breviores , vix 
serratae, obscure-brunneae , pilosae ; palpi dilutiores. Thorax anlice 
in medio subporrectus, postice sinuatus , seu utrinque emarginatus, 
angulis prominentibus , acutis , extrorsum flexis, niger , nitidus , 
profunde et crebre punctatus , punctis piligeris, pilis lutescentibus 
retroflexis , prostratis. Scutellum nigrum , punctatum, pilis lutescen- 
tibus ciliatum. Coleoptra thoracis basi paullo latiora , marginibus 
extimis medio subsinuatis , testacea , solidiuscula , obsolete , distin- 
ctius tamen quam in C. gigante , striata, vage et profunde punctata, 
punctis piligeris, pilis brevissimis, prostratis, lutescentibus. Truncus 
subtus omnino niger, nitidus , pilosus, pilis lutescentibus. Abdomen 
brunneo-testaceum , pubescens , pube concolore. Pcdes nigri , pu- 
bcscenlcs , tibiis tarsisque interdum dilutioribus , sub-brunneis. 

- 

18. Cantharis praecox, Nob. 

Tab. i. fìg. 9. 

Nigra, capite cinti c e , thovace abdomineque vufo-testaceis ; 
thoracis macula discoidali nigra. 

Longil. lin. 3. — Laìit. Un. \ . 

Haud rara a Pula, a Santa Barbara, a Iglesias, min. in art io 
et aprili. 

Descr. Statura parva Canth. fuh'icollis , Fabr. Caput nigrum, 
nitidum , antice seu ab antennarum insertione rufo-testaceum : os 
rufo-testaceum palpis nigris. Antennae nigrae , articulo primo in- 
terdum obscure rufescente. Thorax transversus, angulis anticis ro- 
lundatis , posticis obtusis , supra inaequalis , convexus , anterius 
declivis, margine omni reflexo, rufus, nitidus, macula media nigra, 
margine antico in maribus adnexa. Scutellum nigrum , triangulare, 



AUCT0RE J. GENE , I ng 

Elylra elongata, thorace paullulum latiora, parum convexa , nigra, 
nitida , creberrime ruguloso-punctata , tenue pubescentia. Truncus 
infra BÌger , pubescens : abdomen penitus rufo-testaceum. Pedes ni- 
gri , unguiculis rufo-testaceis. 

Obs. Copulam semel observavi : femina a mare differì statura 
aliquaritulum proceriore , maèulaque nigra thoracis minore, a mar- 
gine antico discreta. 

19. Dasytes protensus , Noe. 

Tab. 1. (ig. 10. 

Linearis , viridi vel coeruleo-aeneus , nitidus , parce pubescens , 
confertim punctulatus ; thorace elongato , subcjlindrico ; eljtris 
obsoletissime striatis ? punctato-rugulosis. 

Lonmt. lin. 2 ' — Latit. lin. | . 

Frequens in floribus , praesertim Asphodeli , tirai, inartio et 
aprili , Karali , Pulae , Iglesias , etc. 

Descr. Dasjtide nobili lllig. duplo angustior, filiformis, tenuis: 
corpus totum viridi, vel interdum coeruleo-aeneum , iritidmn, supra 
creberrime punctulatum, parce pubescens, pube nigra, erecta. Caput 
subquadratum , fronte leviter impressa: oculi nigri, prominuli. An- 
tennae obscure viridi-aeneae , capite thoraceque breviores, lineares, 
articulis omnibus brevibus , obconicis , secundo ut plurimum rime- 
scente. Thorax valde elongatus, subcylindricus , tenue marginatus , 
marginibus subsinuatis , postice subangustatus , dorso obsoletissime 
canaliculato. Scutellum obiusum , concolor. Elytra thorace vix aut 
ne vix quidem latiora, valde elongata, linearla, flexilia, convexa, 
obsoletissime striala , punctis rugisque confluentibus aspera , apice 
subacuminata , dehiscentia. Pedes tenues , longiusculi , concolores. 

Obs. Abdominis margines in feminis vivis utrinque rufescunt» 



DE QUIBUSDAM INSECTIS ETC. 



20. Dasytes imperialis , Nob. 

Tab. i. fig. li. 

Elongatus , aeneo-virescens , olwaceo hivtus, confertim punctulatus , 
antennis pedibusque rufis : eljtvis puncto centrali lituraque ma- 
culari postica recurva , obscura , variegatis. 

Longit. Lin. i f. — Latit. Un. \. 

In floribus Crataegi prope Iglesias , m. aprili , rarus : bis in 
copula repertus. 

Descr. Statura et habitu Dasytidem pallipedem Illig. refert. 
Caput viridi aeneum , punctulatum , fronte impressa : oculi nigri , 
prominuli , os rufum. Antennae rufae , articulo basilari magno, di- 
latato ; secundo globoso , minori ; tertio quartoque longiusculis , 
obconicis ; quinto , sexto , septimo et octavo brevibus , turbinatis ; 
nltimis tribus globosis , abrupte crassioribus , infuscatis. Tliorax 
coleoptris angustior , inaequalis , antice coarctatus, utrinqùe sinua- 
tus , punctulatus , aeneo-virescens. Scutellum obtusum , dense villo- 
sum , villis adpressis cinereis. Elytra elongata, postice sensim dila- 
tata, rigida, parum convexa, punctulata, aeneo-virescentia, puncto 
nigro obsoleto utrinqùe ad angulum anticum internimi , altero cen- 
trali majore -salde conspìcuo , lituraque maculari postica recurva , 
obscuris. Pedes validi, rufì. Corpus supra et infra olivaceo-pilosum , 
pilis brevibus , rariusculis , decumbentibus. 

Fascia seu litura macularis, quae e sutura pone j) un cium cen- 
trale oritur et posterius extrorsum flectitur , cuin oppositi elytri 
litura aquilani expansam quodammodo refert. 



AUCTORE J. GENE 
21. ScYDMAENUS Kwizii , NoB. 



Tab. i. Gg. 12. 

JSitidus, pubescens; capite, thorace, antennis pedibusque sanguineis ; 

eljtris nigerrimis. 

t 

Longit. lin. \ . — Latit. \ Un. 

Habitat frequens sub lapidibus hyeme et primovere in viciniis 
di Cagliari , di Monastir , di Samatzai , etc. 

Descr. Caput porrectum , rotundatum, sanguine um, nitiduni, 
laeve , subpubescens. Palpi niaxillarès ^-ax^ticnlati ^ sanguinei. An- 
tennae dimìdio eorppre fere longiores , extrorsum sensim crassiores, 
sanguineae, articulis ultimis subinfuscatis. Thorax oblongus , con- 
vexus , sanguineus , nitidus , subpubescens , postice io ve o li s seu 
punetis quatuor obsoletissimis impressis. Sculellum vix observandum, 
subelevatum. Elytra ovata , valile convexa , nigerrima , nitidissima, 
laevia , tenue pubescentia , basi subplicata. Corpus infra nigro- 
piceum , nitidum. Pedes sanguinei , femoribus subclavatis tarsisque 
elongatis. 

Speeiem dixi in honorem clarissimi viri Gustavi Kunze , Lip- 
siensis > qui Mulleri Scydmaenorum monographiam in volumine 
primo Actorum Academiae Lipsiensis edidit et observationibus 
ditavit. 




DE QUIBUSDAM INSECTIS ETC. 



22. Dehmestes thoracieus > , Dej. 

Tab. i. fig. i3. 

Oblongas , niger , capite thoraceque testaceo-hirsutis ; 
pectore abdomineque albo-villoso , Nob. 

Dejean , Catal. 2. me édition , pag. 124. 

Dermestes pardalis, Schònherr, Sjnon. Insect. T. i. pars II. 
pag. go. num. 25. 

Sub oleae cortice semel ' inveii tus , m» decembre prope Isjlesias. 
Observ. Thorax hujus insedi a clarissimo Schònherr maculis 
denudatis nigris variegatus dicitori, scutellum autera nigrum 7 mar- 
gine tantum testaceo -ciliatum. Certe specimen, quod accuratissima 
descriptor prae oculis habuit, detritum erat ; in nostro enim thorax 
pube densa , adpressa , testacea undique vestitur , scutellum autem 
hirsutie dilutiore omnino tegitur. 

Hanc speciem, Dermestorum indigenorum facile pulcherrimam } 
quam extra Europam degere perhibet svecus Entomologia, in Galli* 
meridionali reperit ci. Dejean , uti videro est in ejus catalogo, 1. c. 

23. Heterocerus hamifer , Nob. 

Tab. i. fig. i/j. 

Ovalis , fuscus , pubescens , thorace pulvinalo ; eljtris ferrugineis 
fasciis tribus distinctis , angularibus , interruptis) pedibus nigris, 
tarsis rufis. 

Longit. lin. i. — Latit. lin. i. 

Habitat frequens ad paludes et ripas fluviorum : primovere et 
aestate obvius. 



AUCTQRE J. GENE l83 

Descr. Heterocero marginato minor , aliterque coloratili. Caput 
declive , tenue punctulatum clypeo valde depresso , fere plano , 
porrecto , marginato. Antennae fuscae, basi rufae, capite breviores. 
Thorax brevis , transversus , lateribus rotundatus , immargmatus , 
supra convexus, pulvinatus , praesertim lateribus et postice declivis, 
tenue punctulatus , pubescens , nigro-fuscus , angulis anticis rufe- 
scentibus. Sculellum triangulare, mmutum, nigrum. Elytra oblonga, 
minus convexa , apice subacuminala, subtilissime ptmctulata, pube- 
scentia, ferruginea, fasciis tribus distinctis , angularibus, interruptis. 
Corpus supra nigrum, nitidum. Pedes fusci , tibiarum apice inter- 
dum subrufescente, tarsis rufis. 

Obs. Heterocerum marginatimi nullibi per Sardiniam inveni, 

24. Heterocerus nanus , Nob, 

Tab. 1. fig. i5. 

Ovalis , fuscus P pubescens ; thorace puhinato linea media longitu- 
dinali rimescente ; eljtris brunneis nigro-bifasciatis ; pedibus rufis. 



Long'u. Iva.;. 1. — * Latin. lin. \. 

Reperi in insula di S. Pietro, m. aprili. 

Observ. Praecedenti simiìis , sed longe minor , aliterque co- 
loratus. Totum corpus pube longiuscnla ferruginea tegitur. Thorax 
linea media longitudinali rufescente , interdum obsoleta. Elytra 
brunnea , fasciis duabus obliquis , flexuosis , nigris , poslica angu- 
stiore. Pedes nifi. 



i84 



DE QUIBUSDAM INSECTIS ETC. 



25. Elophorus alternans , Nob. 

Tab. i, fig. 16. 

Elongalus , fuscoaeneus ; thorace 5 -side 'cito , basi subangustato ; 
eljtris punctato- slriatis , inlerstitiis omnibus convexìs , àttèrhis 
elevatis. 

Longit. liti'. 2,2^ — Latit. lin. i. 

In aquis stagnantibus frequens Karali , Pulae, Iglesias , Ca- 
«bras , etc. ; toto anno. 

Descr. Elophoro fennico affinis , a quo tamen differre videtur 
torpore magis elongato, interstitiorum forma, elytrorum colore, etc. 
Caput fusco-aeneum , punclulalum , fronte linea arcuata , vertice 
lineola brevi longitudinali , profunde impressis. Palpi et antennae 
ililute rufescentes. Thorax. brevis , latus, parimi convexus , antice 
paullo latior , marginibus extimis fere rectis , vis obliquis , crebre 
punctulatus , sulcis quinque exaratus, medio recto, lateralibus fle- 
xuosis , supra fusco-aeneus , subtus utrinque testaceus. Scutellum 
minutimi , nigro-aeneum. Elytra elongata , subconvexa , fusco vel 
brunneo-aenea, immaculata , punctato-striata , inter'Stitiis convexis , 
alternis elevatisi. Corpus subtus nigrum , pube brevissima cinereo- 
argentea tectum. Pedes pallide testacei, tarsorum summo apice ni- 
grò, nitido. 



AUCTORE J. GENE 



i85 



26. Oniticellus concinnus , Noe. 

Tab. 1. fig. 17. 

Fusco'aeneus } luteo maculatus; thorace lineis duabus longitudina* 
lihus approximatis , medio angulatis , htteis. 

Longit. lin. 3 \ — Latit. lin. 1 ^. 

Semel lectus Karali , m. decembre , atque iterum Pulae , m. 
martio , in fimo. 

Descr. Insectum elegantissimum atque ab Qniticello pallipede, 
Fabr. egregie distinctum. Caput fusco-aeneum , punctatum , lineis 
ti'ansversis elevatis tribus , prima occipitali recta , media inter-ocu- 
lari arcuata , obsoleta, tertia in clypeo , itidem arcuata : lineae oc- 
cipitali et media cannula utrinque verticali junguntur : clypeus 
marginatus , margine reflexo rotundato , antico subretuso. Antennae 
luteae. Thorax punctalus , punetis latis , conliguis, saepe confluen- 
tibus , fusco-aeneus, margine onini maculisque lateralibus luleis , 
disco longitudinaliter sulcato , suicido parum conspicuo ; propc sul' 
culum linea utrinque longitudinalis lutea excurrit , medio ungulata, 
basi apiceque cum omologa confluens : lineae istae spatium seu 
raaculam fusco-aeneam ? oblongam , fere rhomboidalem includunt. 
Elytra thorace angustiora , fusco luteoque variegata , obsolete sul- 
cata, interstitiis parce , sulcis confertius punctatis ; callo postico 
nigro , nitido. Corpus infra fusco-aeneum , maculis strigisque luteis» 
Pedes lutei } fusco-aeneo parce maculati : tarsi obscure viridi -aenei. 



Tom. xkmx. 



Z 



I 



1 86 DE QTJIBUSDUI JNSECTIS ETC. 

27. Tkox cvibvum , Non. 

Tab. i. fig. 18. 

Niger } thorace inacquali ; eljtris conferte et seriatim Jbveolatis } 
interstitiis angustissimis , vix elevatis , laevibus. 

Longit. lin. 4 \ — Latit. lin. 3. 

Ubique locorum frequens , loto anno; praesertim sub cadaveribus. 
Descr. Corpus ovatum , antice posticeque obtusum, convexum. 
Caput transversum , rude punctatum , punclis lalis confluentibus , 
oculis superius plica rude cibata tectis , clypeo triangulari: os ni- 
grura , pilosum, pilis confertis, brevibus, rigidissimis. Thorax inae- 
qualis ; rude punctatus, canaliculatus , fovea magna praescutellari 
lacunisque irregularibus arcuatis utrinque impressus ; margine an- 
tico late emarginato; postico sinuato , in medio producto, emargi- 
nato ; lateribus rotundatis ; ambitu omni ciliato-echinalo. Scutelìum 
parvum } impressimi. Coleoptra thorace latiora, conferte et seria- 
tim foveolata , foveolarum seriebus decem approximatis in singulo 
elytro : interstitiis angustissimis , vix elevatis , laevibus , nitidss. 
Abdomen subtus pian Pedes spinosuli , tibiis intus ciliatis. 



AUCTORE J, cmi 



28. Geotrupes Hiostius , Nob, 

Tab. 1, fìg. 19, 



Niger y nitidus 3 capite punctato , fronte unituberculata ; tìiorace 
subtransverso , silicato , utrinque dilatato , foveolato ; eljtris 
obsoletissime striato-punctatis. 

Mas - thorace tricorni , cornubus siroplicibus , intermedio 
minori , lateralibus porrectis, capite longioribus. — Fig. 
19. a. 

Femina - thorace antice profanile emarginato, utrinque den- 
ticulis duobus , lineàque media transversa } elevatis. — * 
Fig. 19. b. 

Mas variai saepe cornubus capite brevioribus, medio obsoleto , 
tuberculiformi. 

Longit. lin. 6-9 — Lai in. Un. 4*5 ì • 

In viis atque in sabuletis frequentissimus, praesertim in penin- 
sula di Sani 'Antioco , va. aprili. 

Descr. Geotrupi momo Hoff. valde affinis. Caput depressum , 
subrotundatum , punctatum , clypeo marginato, parum angulato , 
tuberculo seu earinula longitudinali elevata. Thorax convexus , in 
medio longitudinaliier impressus, in mare saepius laevissimus , in 
femina laleribus ptmctatissimus , utrinque foveolatus , antice dita» 
tato-rotundatus; cornua lateralia maris simplicia , porrecta , elon- 
gata , medium breve , adscendens , ìnterdum obsoletissimum : in 
femina thorax antice late emarginatus, angulis prominentibus ; cor- 
nua lateralia brevissima , tuberculiformia ; loco inedii carina lata 
transversa, SGutellum triangidare, obtusum. Elvira Gonvexa f margU 
nata ? obsoletissime striato-punctata. 



lB8 DE QUIUUSDAM INSECT1S ETG» 

Nomen ad proceram liane speciem designandam a Sardiniae 
Historia mutuatus sum. Hiostius fiiit Regulus seu Judex Arboreae, 
de quo confer La Marmora , Vojage en Sardaigne , Manno , Storia 
della Sardegna , e te. 

Obs. In Geotrupe momo , Lnsitaniae incola, cujus utrumque 
sexum benevole comparationis gralia communicavit ci. Solier, cornua 
lateralia maris apice subbifida (fig. 19. c) , thorax brevior , ideoque 
magis transversus, in femina antice recta fere truncatus, cornubus 
carinaque obsoletis , vix elevatis , postice supra scutellum in utro- 
que sexu foveolatus , marginibus extimis magis dilatatis. Elytra 
insuper margine latiori reflexo gaudent. 

29. Elaphocera nomili genus (1). 
Characteres essentiales. 

Antennae 10-articulatae , arti culo i.° magno, clavato ; 2. mi- 
nore, globoso; 3.° longissimo in spinam validam antice producto ; 
clava in utroque sexu hcptaphylla. Fig. 20. a. 

Cljrpeus antice rotundatus , marginatus , marginibus reflexis , 
medio profonde incisus. Fig. 20. b. 

Labrum semicirculare, cibatimi, antice obtusissime emarginatum. 
Fig. 20. c. 

Mandibulae trigonae , apice elongato , obtuso , latere interno 
excavatae , 4-clenticiilatae , dentibus duobus baseos validiusculis , 
reliquis minutissimis. Fig. 20. d. 

Maxillae crassiusculae , corneae, lobo terminali obtuso, triden- 
tato. Fig. 20. e. 

Labium angustimi , oblongum , pilis longissimis marginatimi. 
Fig. 20. f. 



(1) 'E).ayo5, cervus — XMg, eornu. 



AtJCTORE s, nmi j Si) 

Palpi raaxillares 4* ar ^ cu ^ atl > articulo ultimo elongato-ovato , 
majore : labiales 3-articulati. 

Ungues oranes pedum bini, profunde bifidi, unguiculis internis 
brevioribus. Fig. 20. h. 

Obs. Novum hoc genus sedem inter Melolonthas et Rhisoiiogos 
poscere mihi videtur; ad Melolonthas enim accedit aritennis 10-ar- 
ticulatis, elava heptaphylla , ad Rhisotrogos vero facie , statura et 
vitae oeconomia. Egregie autem difièrt ab bisce gei i elibus, reli- 
quisque omnibus , quae a recenlioribus in Scarabeidum plryllopha- 
gorum familia numeranlur , antennarum arriculo tertio spina pro- 
minenti et valde conspicua instructo , unguibusque omnibus pro- 
funde bifidis. 

Elaphocera obscura, Nob, 

Tab. 1. fig. 20. 

Capile thoraceque nigris , niticlis • eljtris ob scure castaneis , 
obsoletissime co stillati 's , punctatis ; subtus pilosa. 

Longit. lin. 4 2 ; 5 — Latit. lin. 2 1, 3. 

Descr. Caput cum clypeo antice rotundatum , nigrum , creber- 
rime et sat profunde rugoso-punctatum , pilis longis , tenuissimis , 
erectis adspersum, fronte obsoletissime transverse impressa; clypeus 
marginatus, marginibus reflexis , antice profunde incisus. Antenna e. 
flavescentes, clava maris magna, arcuata, obscuriore. Thorax brevis, 
longitudine dimidio latior , antice truncatus, angulis rotundatis, la- 
teribus modice rotundato-dilatatus, basi rotundatus , supra convexus, 
niger , nitidus , undique crebre et profunde punctatus , dorso ca- 
naliculato, pilis longis erectis rufescentibus ad margines adspersus. 
Scutellum apice rotundatum , thoraci concolor , parce punctatum. 
Elytra modice convexa , obscure castanea , nitida , undique pun- 
ctata , costis elevatis obsoletisshnis notata , pilis paucis , minutis , 



igo ' DE QUIBUSDAM INSECTIS ETC. 

erectis , aegre observandis , adspersa. Pygidium breviter còrdatum, 
lììgrum vel obscure castaneum , subtiliter punctatum , parce pilo- 
sum , pilis longissimis , erectis , rufescentibus. Pectus lana densa , 
longa , rufescente tectum : abdomen jam saturalius, jam dilutius 
castaneum , nitidum , subtiliter punctulalum pilis paucis erectis 
adspersuin. Pedes elongali , obscure castanei , pìlosi , tibiis anticis 
externe tridentatis ; dente apicis longo , arcuato , acuto ; medio 
minore , obtuso ; supremo obsoleto ; tarsi omnes tibiis longiores. 

Singulare hoc insedimi legi , ineunte majo , in montibus qui 
inter Domus-Novas et Villacidro interj acent ; ex agro autem Kara- 
litano nupeiTime misit ci. M. D. Joannes Meloni-Bayle , botanices 
et universae historiae naturalis cultor eximius, 

3o. Coelodera excavata , Dej. 

Tab. i. fig. 21. a. b,. 

Scarabaeus excavatus , Fabr. Eniom, sjst, emend, TI. 3i. 
ioo. mas. 

Geotrupe s excavatus , Fabr. Sjst. Eleuth. T. I. pag. 19. mas, 
■ — Schònherr , Sjnon, Insect. T. 1,, pag. 20. n, 93» 

Scarabaeus candidae , Petagna, Spec, Ins. Calabr. 3. 9. tab. r-. 
fig. 6. mas. — Gyrill. Eni. Neap, 1. tab. 1. fig* 12. mas, 

Melolontha cornuta } Ouv. T. 1. pag. 20, tab. 9. fìg, 7 4* mas. 

Packjpus excavatus , Dej. Calai. i . re edit, pag. 5% — Latr, 
Règne anim. T. 4< P a g- 555. mas. 

Coelodera excavata , Dej. Catal. 2." 16 édit, pag, i5g, 
Var, j3. Elylris rufis apice nigris, 

y, Elytris nigris , capiti thoracique concoloi'ibus, 

Mas Karali, aestivo tempore, praeserlim post irabres, fiecjuens 
( Dahl . Regis , Cara , eie, ), 



AUCfORE J, GESÉ 1C)t 

De hoc inseclo , Europae tantum australiorìs incola , mentionem 
tacére opportunum existimavi , ut singularis et in Lamellicornium 
familia prorsus insolita alterius sexus formae anomalia ianotescai. 
Auctorcs in synonymia superius aliali maris dumlaxat descriptiones 
et icones edidere : feminae igitur characteres, qui apud eos omnos 
desiderantur , liic breviter et lnbentissime proferam. 

Femina omnino aptera est , elytris nempe alisque penitus de- 
stituta ( fig. 21. b ). Antennarum clava, ut in mare, 5-phylla , la- 
mellis vero longe brevioribus efformatur. Thorax brevis , subtrans- 
versus , supra convexus, minime excavatus aut retusus, antice tantum 
obsolete coarctatur , margineque medio, pone caput, leviter extol- 
lttiir-. Capitis linea transversa, clypeique margo anticus multo minus 
quam in mare assurgimi. Abdomen pilis breviusculis lutescentibus 
undique adspersum , infra planimi , supra valde convexum est. 
Tibiae anticae denticulis obsoletissimis instruuniur. Spina et lamina 
intus excavata, quibus tibiae posticae in mare terminantur, omnino 
desunt in femina. Tarsi autem qui in mare tibiarum longitudinem 
excedunt , in femina tibiis sunt breviores , vel tantum subaequaies, 

Monstrosam ideoque omnino fortuitam liane formam primitus 
suspicavi , sed cum specimina permulta et scraper ipsissima maribus 
admixla e Corsica et Sardinia acceperim, naturalem et constantem. 
liane esse speciei conditionem inihi persuasum habui. Ceterum , 
perplura hujus anomaliae exempla Insectorum classis sirppèditat , 
nti id videre est in Drjlis, in nonnullis Lampyi ì elibus , in nonnullis 
Lepidoptcris nocturnis, in Mutillis , etc. 



DE QUIBUSDAM INSECTJS ETC. 



3i. Trichius fasciolatus , Nob. 

Tab. ì, fig. 32. 

Niger , villosus; eljtvis testaceo -bifasciatis , fasciis angusti s } 

Jlexuosis. 

Longit. lìn. 5. — - Latit, Un. 3. 

Prope Iglesias semel lectus , ineunte aestate. 

Descr. Magnitudine et facie Trichiis gallico et abdominali 
Dej. amnis, Clypeus elongatus , niger , apice parum emarginatus , 
fronte rufo-hirsuta. Thorax subtrapeziformis , crebre punctatus , 
liirsutie densa rufa tectus. Scutellum triangulare , apice obtusum. 
Elytra subquadrata, depressa, brevia , fere glabra, parce villosa, 
atra , fasciis duabus angustis , flexuosis , testaceis prope suturam 
confluentibus , sutura taraen ipsa atra , glabra: elytrorum margo 
internus circa scutellum tenuissime testaceus. Pygidiurn rufo-villosum, 
disco atro. Pectus et abdomen dense rufo-villosa: abdominis segmento, 
tertio utrinque striga rufo-villosa notato, 

32. Dorcus musimon , Nob. 

Tab. i. fig. 23. 

Niger , nitidus . depressus ; capite varioloso , tuberculo frontali 
elevato; eljtris confertissime sulcato-punctatis , interstitiis punctu- 
latis, 

Longit. l'in. 9 — Latit. lin. 3 \ , 

Semel lectus , m. dece rubre , in via quae ab urbe Iglesias ad 
Mon^eponi fodinas ducit» 



AUCTOrvE J. GEJfÉ 1C)3 

Bescr. Insignis et omnino pulcherriina species, congeneribus 
facie et statura proxima , abunde vero et primo intuiti! distincta 
elytronun sculptura. — Caput tliorace panilo angustius , declive , 
prò maxima parte punctato-variolosum , vertice solo laevissimo , 
intente;: fronte in medio uniluberculata , tuberculo parum elevato; 
elypeo angusto, transverso, scmicirculari , aulire inciso-emarginato, 
punctalo-varioìoso. Mandibulae validae , aeuminatae, extus slriatae, 
supra tuberculo unico, medio, obliosissimo , intus dente valido sub» 
apicali , bifido, instructae. Tliorax transversus , latus, nitidissimus , 
ad lai era con ferii in , in medio parcius punclaius , tenuissime mar- 
ginatus , lateribus subdilatatis , leniter rotundatis. Scutellum cor- 
datimi. Elytra convexiuscula , tliorace fere angusti ora , conferì issinie 
suleato-punctata , sulcis contiguis , punctis latis , adpressis , nume- 
rosissimis , inlerstitiisque punctis minoribus impressis. Corpus subtus 
cum pedibus vage punctulalum , pectore subvilloso , villis densis , 
rufescentlbus, brevissimis. Pedes validi, tibiis spino; is. 

Obs. Species , quibus Dovei genus a ci. Megerle proposituni 
conflatur , nomine ut plurimum a Ruminantibus mutuato uuneu- 
pare sole ut auctores , nude Dorcus urus , ctxis , pjgargus, lama, 
bonasus , jiwencus, agnus , etc. Innocentissimae buie consuetudini 
obtemperans Dorcum nostrum , Oms musimonis , italis Muffi one , 
conterraneum , Musimonis nomine disti ne Lum sy stemali cis trado , 
atque commendo. 

33. Tentyria rugosa, Nob, 

Tal>. i. fìg. 24- 

Atra, nitida; tliorace globoso, margine postico integerrimo; 
eljlris oblongO'OWlis , striatis , rugosissimis. 

Longit. Ini. 5 i , 6 | — Latit. lin. 2^,3. 

Ad liltora maris atque in aridis frequentissima, exeunte aprili, 
a Sant'Antioco et a San Pietro. 

Tom. xxxix. AA 



It)4 DE QUIBUSDAM INSECTIS ETC. 

Descr. Tent. maroccanae Dej. ( ineditae ) affinis , teste ci. 
Solier , sed abunde distincta. Caput laeve , nitidum , punctulatum , 
linea superoculari elevata. Antennarum articulus tertius secundo 
plus duplo longior. Thorax globosus , laevis , sulculo medio obso- 
letissimo , nitidus , punctulalus tenuissime m argina tus , angulis 
rotundatis , margineque postico integerrimo. Scutellum minutissi- 
mum, laeve , nitidum. Elytra nitida ; thorace latiora, oblongo-ovata, 
postice subproducta , attenuata , rugosa ; rugis transversis confer- 
tisshnis , elevatis , intricatis. 

34. Tentyria Floresii , Nob. 

Tab. i. fig. 25. 

Atra , nitida ; thorace globoso , margine postico integerrimo ; 
eljtris oblongo-ovatis , seriatim foveolatis. 

Longit. lin. 5 \ } 6\ — Latit. lin. 2, 2 \. 

Frequens in aridis circa Cabras , ineunte majo. 

Descr. Tent. substriatae , Dej. ( ineditae ) afììnis , leste ci. 
Solier , sed diversa. — Caput laeve , nitidum , subtiliter punctula- 
tum , linea superoculari elevata. Antennarum articulus tertius ut in 
praecedente. Thorax globosus , laevis , nitidus , subtiliter punctu- 
latus , punctis in medio disci obsoletissimis ; tenuissime marginatus, 
angulis rotundatis , margineque postico integerrimo. Scutellum mi- 
si ulum , laeve , nitidum. Elytra nitida , thorace latiora , oblongo- 
ovata y postice subproducta , attenuata ^ seriatim foveolatis , foveis 
profundis , latiùsculis. 

Equiti Aioysio Flores d'Archais , Historiae naturalis cultori stu- 
diosissimo , qui munifico hospitio me agro Arboreensi accedentem 
paterna domu excepit gratiisque omnigenis cumulavit, hanc Ten- 
tyriam ipso cornile inventanti , ut aéStimationis et ' gratissimi animi 
indicium ; nuncupo et dico. 



AUCTORE J. GENE 



35. Tentyria ligurica , Dej. 

Tab. I. fig. 26. 

Atra, nitida) thorace globoso , oblongiusculo , margine postico in 
medio producto , obsoletissime bidentato ; elytris oblongo-ovatis , 
postice attenuatis , obsolete striatis , rugulosis. 



Tentyria cribrata , Bori. Mus. Taur. 

Tentyria ligurica, Dej. Catal. 2. me édit. pag. i84« 

Longit. lin. 5,6 — Latit. Un. 2,2*. 



Frequens ad littora raaris prope Sant'EJìsio di Pula, m. martio. 
Descr. Praecedenti primo intuì tu affinis , sed angustior , po- 
stice magis attenuata , aliterque sculpta. — Caput laeve , niti dum , 
subtilissime punctulatum , linea superoculari elevata. Antennarum 
articulus tertius ut in Tentyria rugosa. Thorax globosus, oblon- 
giusculus , laevis , nitidus , subtilissime punctulatus, angulis anticis 
rotundatis , basilaribus obtusis , margineque postico in medio pro- 
ducto , lobo emarginato, vel obsoletissime bidentato. Scutellum mi- 
nutissimum, laeve, nitidum. Elytra nitida, thorace latiora, oblongo- 
ovata , postice producta, attenuata, obsoletissime striata, foveolis 
rugulisque flexuosis bine inde confluenlibus sculpta. 



i9 6 



DE QUIBUSDAM INSECTIS ETC s 



36. Tentyria pjgmaea, Dahl (i\ 

Tab. i, fig. 27. 

Atra, nitida; thorace corwexo , transverso , utrinquc dilatato-rotun- 
dato , margine postico subproducto , bidentato ; elytris ovatis , 
laevibus, 

Longit, lin. 3 f , 4 ì — Làtit. lin. i j-, 2, 

Circa stagnum di Cabras frequentissima, eseunte majo. 

Descr. Caput laeve , nitidum, subtilissime punctulatuni , linea 
superoculari elevata. Antennarum articulus tertius secundo sesqui- 
longior. Thorax brevis , tenuisshne marginatus , ulrinque dilatato*- 
rotundatus , margine postico subproducto , lobo emarginato , sive 
bidentato, laevis , nitidus ; subtilissime punctulatus. Scutellum puncti- 
forme, laeve , nitidum. Elytra ovata , obsoletissime costulata , po- 
sile e abrupte attenuata. 

Obs. Tentyriae mine allatae velocissime , Carabicorum more , 
cursitant , naviter arenosas plagas scrutantur , herbisque et insectis 
recens emortuis vescuntur. Diverso anni tempore singulae species 
prodire videntur; admixtas saltem, seu consociatas, ideoque coévas, 
•iiullibi offendi. Ineunte primovere prodeunt T. Uguricae ; harum 
vita exacta locum obtinent T, rugosae , qui bus T, Floresii succe- 
dunt : T. pjgmaeae numquam nisi ineunte aestate obvias habui. 



(1) INornine Microderae pygmaeae speciem liane a Georgìo Dahl nuncupatam fuisse mojiiiit 
srecentissimis litteris ci. Solier. Genus , nulla adirne auctoritate sufifultuni , respuo : npmen 
fepecificmn , inserto ad Tentyrjas j-elato , admittP, 



AUCTORE J. GEHÉ 
3^. Asida Solieri , Nob, 

Tab i. flg; aS, 

Oblongo-ovata , nigra , terr co~pulver ideata ; thorace eonvexo, utrin- 
(fue marginato , mavgìnibus latte , rejìexis , rotundatis ; eljtris 
obsolete granulatis , costa unica elevata media longitudinali, 

Longit. lin„ 5 ? 5 f — Latit lin. 2 3 , 3. 

Pulcherrimae distinctissimaeque hujus speciei specimina sex in- 
verni , m. majo , sub quercus trunco marcescente , in montibus 
{TIglesias qua Gonesam speci ant, Franciscus Comba , in itinere 
comes et adjutor strenuissimus. Alibi nuinquam visa. 

Descpx. Totum corpus , Asidarum fere omnium more , argilla 
et pulvere , parce tamen, obducitur. Caput rotundatum , ante oculos 
angulatirai , confuse punctatum , variolosum ; antice ìaeviter emar- 
ginatimi , fronte transversa sub-impressa. Antennae pilosae , piìis 
brevibus rigidis, obscure brunii ca e , articulis apicalibus diliìtioriluis. 
Thorax convexus , antice profonde emarginatus , poslice recta fere 
truncatu.s , utrinque marginatus 5 marginibus latis , reflexis ? rotini- 
datis , disco punctato , rugoso-reticulato } foveola marginali postico 
impressa , ubique pilis raris , brevissimis , rigiclis i rufescentibus 
adspersus. Scutellum aegre conspicuum , parvum , triangulare. Co- 
ieoplra basi thorace sensim angustiora , postico vix la ti ora } ovata , 
apice stib-abrupte declivi : singultirà elytrum costa unica } elevata, 
subpHcata , longitudinali, apicem non attingente, eleganter carina- 
tum , spatio in ter costam et suturam subtilissime granulato , in ter 
costam vero et limbum exteriorem , qui argute marginatus est , 
tuberculorum unica serie , interdum obsoleta , asperato ; latera in- 
cesa plana ) punctis impressis granulisque parcissime notata. Corpus 




I98 DE QUIBUSDAM INSECTIS ETC. 

mfra> cura pedibus , sub-punetalo-granulosum , vel rugosum; tarsis 
rufesccutibus. 

Viro clarissimo atque amicissimo Antonio Jos. Joh. Solier , 
Entomologo massiliensi prestantissimo, qui obscuriores Heterome- 
rorum familias monographice illastravit , liane speciem , Asidarum 
indigenaium facile pulcherrimam , lubentissime dicavi. 

38. Meloe sardous , Nob. 

Tab. 1. 6g. 29. 

Aeneo-viridi cupreoque variegalus ; thorace subquadrato , late 
trisulcato ; eljtvis rugosis , tuberculis numerosis , obtusis , latis , 
laevissimis. 

Longit. lin. io-i5. — Latit. lin. 5-7. 

Variai interdum colore supra et infra nigrescente. 
In Sardinia australiori frequens , hyeme et primovere. 

Descr. Corpus viridi-aeneo cupreoque variegatum. Caput pro- 
funde punctatum , punctis latis saepe confluentibus scabrum , fronte 
viridi-aenea , latte ribus margineque antico cupreo-nitentibus ; scrobi- 
cula frontali saepissime impressa. Antennae capite dimidio fere lon- 
giores , filiformes , atro-purpureae , articulis apicalibus opacis , 
ultimo integro , acuminato. Thorax subquadratus, vix transversus, 
antice truncatus , postice profunde emarginatus , lateribus rectis , 
basili versus angustatus, supra planatus, punctis profundis impressis, 
saepe confluentibus scaber , sulcis tribus latis, profundis, a basi 
usque ad marginem anticum fere productis , impressus ; cupreus, 
marginibus laieribusque inflexis viridi-purpureo-nitidis. Elytra ru- 
gosa , tuberculis obtusis , latis , inaequalibus , laevissimis , nume- 
rosis , saepe confluentibus , obscure cupréis ; interstitiis aeneo-vire- 
scentibus , radiatimi sub lente strigosis \ lateribus inflexis viridi- 



AUCTORE J. GENE 199 

purpureo-nitidis. Abdomen supra parce et obscure cupreum , areis 
semicircularibus parvis , aeneo-virescentibus , crebre rugulosis , ni- 
tidis; segmento primo postice ut plurimum longitudinaliter radiatim- 
strigoso: subtus penitus obscure-virescens, punctatissimum., pilosum, 
pilis brevissimis , rigidis. Pedes validi , incrassati , laete cuprei vel 
viridi-cupreo-nitentes, tarsis virescentibus; tibiarum posticarnm cal- 
care exteriore apice dilatato , oblique trimcato ; unguiculis usque 
ad basiti fissis ; tarsis in utroque sexu simplicibus. 

Obs, Meloe noster Mei. variegato Leach proxime accedit, sed 
evidenter differt , praesertim thorace subquadrato , profunde tri- 
sulcato, tuberculis elytrorum valde latioribus , totiusque corporis 
sculptura miuus conferta. Colores in specie sardoa diluliores sen- 
simque imminuti plagas vel fascias minus definitas in abdominis 
parte supera effingunt, pedesque crassiori structura gaudent. Ut al- 
latae , aliaeque differentiae melius innotescant,, conferantur accura- 
tissimae Meloei variegati descriptiones et icones, quas ci. viri Leach, 
Brandt et Erichson edidere ; ille in Transact. of the Linn. Soc. 
voi. XI , lue autem in Novis actis phjs. med. Acad. Leop. CaroL nat* 
Cur. voi. XVI parte priore. 



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201 

MÉMOIRE 

SUR UNE CHAUX SULFATÉE 

DE PIOBESI DE GUÀRÈNE 

CQHTENAST 

DU SULFATE MAGNÉSIEN 

PAR LE PROFESSEUR LA VINI 



JLù le iy dicembre i835. 



Jja chatix sulfatée soit anhydre^ soit dans son état ordinaire d'hy- 
dra tati on est assez commune dans les terre ins intermédiaires , et 
secondaires , et elle se trouve aussi quelques fois dans le sol pri- 
mitif. Elle contieni souvent des parties calcaires, du mica, du tale 
dia soufre, et du chlorure de soclium; mais panni toutes les variétés 
qu'elle présente connues par les niinéralogistes , et examinées par 
les Chimistes , il n'y a, qu'une seule localité, où Fon ait découvert 
de la chaux sulfatée contenant du sulfate magnésien ; c'est celle 
de Mont-Marlre dans les environ de Paris en face du Dòme des in- 
valides. Le plàtre, ou sulfate de magnèsie hydraté naturel qu'on y 
trouve, est cité par M r Hauy, et par d'autaes minéralogistes, comme 
p.résentant à sa surface de la magnèsie sulfatée pulvérulente. Mais 
aucun Chimiste ne s'est oocupé 9 que je sache , de l'examen de 
eette variété à fin de constater dans quel état, et dans quelle prò- 
portion le sulfate de magnèsie s'y trouve uni au sulfate de chaux. 
Tom. xxxix. BB 



2 02 MÉMOIRE SUR UNE CHAUX SULFATÉE ETC, 

J'ai annoncé dernièrement à l'Académie, que dans l'è té du 1 834 
une grèle extraordinaire ayant non seulement fracassò les tuiles , 
mais aussi endommagé la charpente d'ime comiche en plàtre de ma 
maison à Sommariva del Bosco , l'eau produite de la liquéfation 
des grèlons, qui avait penétrée dans les espaces vides de la comiche 
s'infiltra à travers le plàtre , et entraina avec elle du sulfate de 
magnesie , lequel se deposa sous la forme d'une superbe efìlorescence 
saline le long de la muraille. M'étant assure par quelques essais , 
que ce sei soluble se trouvait en effet contenu dans le plàtre, dont 
la comiche était formée , et ne doutant pas , qu'il ne se trouvàt 
dans la carrière mème de chaux sulfatée , d'où ce plàtre avait été 
tire , j'ai éte' conduit à examiner cet objet sous deux rapports prin- 
cipaux , savoir : 

i.° Pour constater, si la chaux sulfatée en question pouvait con- 
tenir une quantite' suffisanle de sulfate magnésien pour servir à 
l'exploitation. 

2. Pour verifier, si le gypse de cette nature eù e'gard à la pro- 
portion du sulfate de magnesie pourrait donner du plàtre de mau- 
vaise qualité, et impropre aux constructions, dans lesquelles on en 
fait usage. 

i.° A cet efìet ayant premièrement examiné sur les lieux mèmes 
diverses carrières de sulfates calcaires des environs de Piobesi de 
Guarène dont le plàtre en question avait été tire, et qu'on exploite 
depuis long tems , j'ai remarqué , que plusieurs des bancs, et des 
araas, que le gypse, ou sulfate de chaux y presentai!, offraient à 
leur surface une poussière mélée des pelits cristaux, qu'on y pouvait 
distinguer à la coupé, et dont la saveur était amère; ceci signifie, 
que par cause des alternatives atmosphériques une partie de sulfate 
de magnèsie contenue dans le gypse était passé à l'état de solution, 
et s'était déposé à la surface. Ayant examiné successivement de 
l'autre plàtre en question de la mème localité à très-peu de dis- 
tance , mais de couleur grisàtre , j'ai trouvé, cm'il ne contenait pas 
la moindre trace de sulfate dé magnesie. Six difFérentes variétés du 



PAR LE PROFESSEUR LAVINI 20 

gypse des environs d'Alba , et àutres ne m'en offri reni pas davan- 
tage ; quant à celui de Piobesi de Guarène qui en contenait voici 
les caractères physiquès, et cliimìques. Il est en a mas considérables, 
et confusement crislallisé (*) ; sa surface est pulvérulente , corame 
j'ai dit, et la pousslèré a ce gout "amer, et ensuite doceàtre propre 
du sei d'epsom ; il est ' fusible au chalùmeau , et forme un globule 
semblable à celui , que donne le sulfate de cliaux ordinaire, mais 
sa fusibil i té est plus marque'e : lorsqu'on réduit en poudre un mor- 
ceau de ce gypse , et qu'on l'al>andonne à l'air almosphérique , il 
seinble posseder une proprie te plus hygrométrique , que les autres 
gypses , en sorte qu'il absorbc de l'atmosphère à circonstances 
égales une plus grande quanlité d'eau en sùs de celle , qui con- 
slitue son ctat d'hydratation ; c'est ce, que j'ai conclu de plusieurs 
essais comparatifs , que j'ai fait à cet égard. Quant à l'eau d'hy- 
dratation , on sait que celle contenue dans la chàux sulfatée pure 
calculée d'après les évaluations des atomes de M r Berzelius doit è Ire 
de 20, 78 pour cent du poid du sei hydraté , mais celie quantité 
doit un peu varier dans les sulfates de chaux naturels , selon leur 
degre de pureté , et la nature des substances e'trangères , qui 
peuvent y erre contenues; j'ai trouvé par les expe'riences que j'ai 
failes sur du gypse de diffe'rentes localités du Piémont , qu'en 
general on ne tire que 20 pour cent d'eau d'hydratalion , c'est ce 
que m'ont fourni les cliaux sulfatées de Méana, de la MoiTa , et 
mème le gypse gris de Piobesi de Guarène dans la province d'Alba, 
et celui de Castelnovo d'Asti ; la cliaux sulfatée de Moncucco 
de la province d'Asti a seulement donne 21 pour cent d'eau d'hy- 
dratation , mais le gypse blanc de Piobesi de Guarène , qui contieni 
du sulfate de magnesie m'en a donne 22 pour cent , et ainsi 1 ? 



(*) Des échantillons de ces gypses ont 6té prcsentcs à l'Académie R. lorsque j'ai donne 
coiumunication de cette decouverte. 



304 MÉM0IRÈ SUR UNE CHAUX SOLF ATEE ETC. 

pour cent environ de plus . que ne rioit donner le sulfate de chaux 
pure. 

Ces expériences fu reti t failes de la manière suivanle. 
Ges sulfates furent d'abord portés dans une étuve à la tempe- 
rature de -4-3o R pour enlever l'eau hygrométrique. 5oo milli § r de ces 
sulfates ainsi desséchés pese's sur des balances délicates furent en- 
suite placés dans une petite capsule de platine , et portés sur la 
flàmine d'une lampe à l'alcool à la chaleur rouge blanc ; en suite 
on a reconnu par la diminuitoti du poids, que les différents gypses 
sus indiqués avaienl perdo sur les 5oo 1,1 , savoir ceux de Méana . de 
la Morra , de Piobesi de Guarène gris , et de Castelnovo d'Asti 
100 m , celui de Moncucco io5 m , et celui de Piobesi de Guarène 
i t r '". Lexcès d'eau d'hydratation du sulfate de Piobesi de Guarène 
eontenant du sulfate de magnesie sur la quantité d'eau qui serait 
fournie par le sulfate de chaux pure, est en rapport avec la quan- 
tité du sulfate de magnesie qui en fait partie , co in me on le verrà 
par les résullats de 1 anaìyse suivante. 

.l'ai opere d'abord sur cinquante grammes du sulfate de chaux 
de Piobesi de Guarène blanc préalablement prive de l'eau à l'état 
hygrométrique par l'exposition à la chaleur de l'étuve, corame je l'ai 
dite! On a lessivé cette matière avec suffisante quantité d'eau pure 
liède pour dissoodre tout le sulfate magnésien, sans avoir cependant 
une solution excessive de sulfate de chaux. Après avoir consiaté , 
que les solutions suivantes ne conlenaient plus de sulfate de ma- 
gnesie , on a evaporo la solution. Il se déposa d'abord une certame 
quantité de sulfate de chaux ; celui-ci fut soigneusement lavé , et 
la liqueur du lavage fut jointe à la solution. On versa dans celle-ci 
du sous-carbonate ammoniacal dissout jusqu'à un certain excès. Le 
carbonate de chaux , qui s'en precipita , fut séparé, et la solution 
fot évaporée jusqu'à siccité. Le sei résustant forme d'acide sulfii- 
rique , d'ammomaque , et de magnèsie, ou bien le doublé sulfate 
ammoniaco-magnésien exactement recueilli fut place dans un petit 
creuset de platine ; et on a eh asse par la chaleur voi 'gè -bla ne tout 



PAR LE PHOFESSEUR LA.YINI- Ì2o5 

le sulfate ammoniacal: ainsi oli a obtenu le sulfale de magnesie pur 
d'un beau blanc à l'état anhydre , et ayant toutes les propriétés 
qui sont coraraunes à ce sei ; le poids s'en trouva de gr?5 m,I1 ' sr ' sur 
les cinquantes gvammes de su Hate employé , ce qui équivaut a 
deux pour cent environ. Ayant répété le méme essai sur une qiùm- 
ìiié moindre, le resultai en fut le méme à quelque millième près ; 
mainlenant le sulfate de magnesie cristallisé donne, cornine on sait, 
presque la moitié d'eau de cristallisation ; en conséquence les deux 
pour cent de sulfate de magnesie anhydre trouvé dans notre gypse 
devaient avoir été unis à l'état d'hydrate avec une qua ni ite presque 
égale d'eau , et forni er ainsi 4 pour cent de suìfìitc de magnesie 
hydralée ; c'est ce qui peut rendre raison de Fexcès de i \ pour 
cent d'eau , que nous a fourni ce gypse comparativement au sulfate 
de chaux cristallisé pur ; car si 100 de sulfate de chaux pur doivent 
donner , selon ce que nous avons dit plus haut , 20 ^ d'eau, les 96 
parties de ce sulfate contenti dans notre gypse doivent en donner 
environ '9 | > qui avec les deux pour cent fournis par le sulfate de 
magnesie, donnent 21 §=, ou procliainement 22 pour ceni d'eau, 
comme nous les avons tirés du gypse dont il s'agit. 

Ce méme gypse contieni au reste anss'i une très-peiite quanlilé 
de carbonate de chaux, cornine le prouve Sa très-legère elìérvescence 
qu'il forine avec l'acide hydrochiorique ; mais d'ailleurs je me suis 
convaincu. par des essais convenables , que cette quantité est fort- 
peu considérable , et ne peut avoir aucune influence sur les qua- 
ìités de più tre. 

De ce que je viens d'exposer par suite des expériences répétées 
je suis porte à conclure : i.° Que quant au sulfate magnésien , la 
quantité , que notre gypse en contieni , le 4 pour cent environ , 
n'est sans doute pas assez considérable pour qu'on puisse s'en servir 
pour en exploiter ce sei avec avantage. 

2. Que d'autre coté la dose de 4 pour cent , ou d'une livre 
pour chaque rub poids de Piémont , est trop forte pour ne pas 
rendre ce gypse de mauvaise qualilé, et impropre à la consiruction: 



206 MÉMOIRE SUR UNE CHAUX SULFATÉE ETC. 

eu eflfet lorsqu'ìl s'agirà de maitre eWTùsàgé cè gy|>se dans des en- 
droils umides , cornine dans les écuries, les étables , les caves , ou 
autisCsJ,-i.i' y aura totìjoiirsl V^Wm^^^^&W^^^f&^M^ -s-'tef- 
lleurir , et tomber ensuite en morceaux, et enlrainer ainsi l'eti- 
dommagement. et la dèstructiotì des 'Hònvràges , anxquelles on l'aura 
employé. Un plafond par exemple, que j'ai eù occasion d'examiner , 
eonstruit de plàtre en questidn fut malheureusernent mouillé par la 
suite des . gouttes d'eau toiribc% ra dxi "coxtvert d'une maison ; elle se 
dilata de manière a pénélrer l'empàtement gypseux ; la subslance 
saline cristallise'e sur les bords des crevasses détruisit la force d'ag- 
grégalion \ et. quelque tcms après tomba en morceaux. 

Or on peut bien se demander , si les deuX sels , dont il s'agit , 
qu'on Irouve dans les gypse blane de Piobesi de Guarène, le sulfate 
de chuux , et de magnèsie doivent ètre considérés cornine formant 
un sei compose en proportions déflnies, ou bien si on doifc y con- 
cevoir le sulfate de magnesie cornine à l'état de simple mélange 
accidentel avec le sulfate de cliaux. Cette questión serait difficile a 
décider d'une manière absolue, mais ce, qui pourrait faire pencher 
pour cette dernière opinion c'est la proportion peu considérable du 
sulfate de magnèsie relativement au sulfate de cliaux combine avee 
un seul atome de sulfate de magnèsie , car d'après le poids des 
atomes des deux sels hydratés , on Irouve , que pour former les 
96 en poids du sulfate de cliaux sur 4 de sulfate de magnèsie , il 
faudrait admettre 29 atomes du premier sur un du second. 

Nota. Dans les environs des ses localités gypseuses magnésiennes 
on vient de reconnaitre une eau médicinale eontenue dans un puits, 
dont le Professeur Sismonda vient m'en envoyer une certame quanlilé 
pour soumettre aux essais chimiques. Cette analyse est proclie à étre 
effectuée; aussitòt qu'on m'aura envoyé les détails des localités pré- 
cises je m'empresserai de faire connaìtre à l'Académie les résultats de 
cette eau , d'autant plus, que le Professeur Sismonda vient de m'in- 
former, que les bétes à come, qui en font usage pour leur boisson 
ordinaire , en éprouvent les efFets d'un purgatif. 



■EXAMEN CHMIQUE 

DE L'EAU CONTENUE DANS UN PUITS DE GUARÈNE 

\y-. ' . '" ' - -■ 

PAR LE PROFESSEUR LAVINI 

" 

Corri munir] uè le 17 avril i836. 

, - ■ 

JLi eau , qui fait l'objet de cette note, ma été remise par M r 
Sismonda Professeur de Mineralogie , avec communication de quelque 
renseignement sur les circonstances locales , et les rapports géolo- 
giques des terreins où sont situés les puits qui la fournissent. 

Les habitants de Guaiène ( dit M r Sismonda dans la lettre, qui 
a bien voulu m'écrire à cet égard ) ont reconnu depuis long tems 
la mauvaise quali té de l'eau de leurs puits, et ils ont fait plusieurs 
lentatives inutiles pour y apporter quelque remède. M r Sismonda 
était convaincu , que cela ne tenait , qu a du sulfate de magnesie 
eri solution dans cette eau , d'après la présence de ce sei dans les 
gypses du raème pays , que j'ai constate par les expériences , qui 
ont fait l'objet de mori mémoire lù dernièrement à l'Académie ; il 
a fait en conséquence dans l'automne passe quelques observations 
sur la nature des couclies, à travers lesquelles suintent, et se rasr 
semblent les eaux des puits de Guarène. D'après les résultats de 
ses observations , les collines , et les plateaux de cette contrée con-? 
sistent dans une serie alternative de couclies sablonneuses , et ar- 
gillo-arénacées , entre lesquelles ont remarque plusieurs fossiles de 
la serie tertiaire supérieure , en sorte que on ne peut douter de 
la parfaite analogie de ces terrains avec ceux de la province d'Asti. 

Pour y trouver l'eau permanente il faut creuser les puits jusqu'à 
une couche , ou banc d'argille bleue , à laquelle on donne ordì- 
nairement le nom de Tovo : c'est dans cette substance, que git le 



2o8 EXAMEN CH1MIQUE DE l'eAU ETC. 

gypse magnésifère> qui> autapt que M r Sismonda a pu voir, y forme 
des elypsoi'des d'une masse extraordinaire. 

Quelquig \x&s préiendent , qif'U y ait dans ees coilches des os, 
et autres restes de grands animaux fossiles ; quoique cela soit eri 
parfaite harmonie avee les principe» de la scienee géognostique , 
M r Sismonda n'ose pas l'assurcr ; n'ayant pas lui-méme trouve de 
ces restes dans le cours de ses ojiservations. .p 

J'ai examine l'eau des puits dont il s'agit , dans le but d'y 
j econnaìtre parliculièrement la proportion du sulfate de magnesie , 
quelle devait contenir. Celle eau est limpide , sauf quelque léger 
se'diment des riìàUères heìérogènes ; VeXaniep exploratif par les 
réaetifs a démoutré l'abon dance des sels terreux ; l'eau de chaux 
ini à l'instàut bianchi e coaime par de l'eau commune ; le proto- 
sulfate tìé fer a fòit toufner celte eau à la couleur de trito-sulfate 
de fer j'aune rougeàtre att front de quelque temps, corame il afrive 
dans une eau sUmsamment aeree 5 des traces des chlorures furent 
dévoiiées par le nitrate d'argenta et des très-abondànts sulfates par 
l'hydrOchlorate baritique ; de la chaux fui de méme précjpiiee abon- 
damnletìt par l'oxalate ammoniacal ; un precipite très-marqué par 
i'ammoniaque, 

A l'objet de constàter , si l'air atmosphérique faisait partie de 
scelte eau , à peu-pfès comme dans les eaux des puits ordinaires , 
on a introduit 100 grammes de cette eau dans un long tube de 
cHstal ferme à une de ses exlrémités> d'une capacité proportionnée, 
bn a achèvé de remplir le tube par du mercure , eu y ajoutant 
quelque goutres de huiie: on a renverse ìe tube, et eu plongeant 
l'estremile ouvérte dans un verre plein de mercure, on a place cet 
appareil Soùs le récipient de la machine pneumatique. La tempe- 
rature de l'air } et de l'eau était de -+-12% et la pression baromé- 
trìque ù?j p. 2 lignes. Après qu'ou eùt fait le vivide tout le fluide 
«értforme contenti dàns l'eau se trouva rassemblé sur là surfaee en 
faau* èn tube , et l'huile l'empécha ée se reundr- de nouveau à la 
Stìtuie eau. Le volume dèce fluide réduit à la pression atmosphérique 



PAR LE pftOf.ESSEi'n eavjki 209 

s'est trouvé , d'après le calcul d'un centimètre cube , ivo miliì- 
mètres cubes par hectogrammes , ou onze centimètres cubes par 
kilogramme , ou par litre d'eau ; ce fluide gazeux agite avec de 
l'eau de chaux causa en celle-ci un blanchiraent sénsible eie car- 
bonate de chaux; 100 parties de ce gaz ayant été eonvenablernent 
traitées par les moyens connus , on le trouva compose cornine Fair 
atmosphérique , que j'ai reconnu avoir été enlièremént séparé , 
puisque l'eau restante n'avait plus aucune action ni sur Feau de 
chaux 3 ni sur le protosulfate de fer. 

Cinq hectogrammes de la dite eau ori* été évaporés dans une 
capsule de porcelaine à une température modérée ; le résidu salin 
sec était de i555 milligr - 

Ce sei au bout de quelques jours s'est trouvé augmenté de 
quelques milligrammes , mais il ne s'est pas manifesté déliquescent 

On fit dissoudre ce sei dans une suffisante quantité d'eau pour 
aohever la solution du sulfate calcaire, qui se manifesta dans Fana- 
lyse expiorative \ le sei insoluble qui resta ^ rougi au leu, était en 
poids de io5 m . La solution saline précipitée par le sous carbonate 
ammoniacal donna un dépót } que j'ai reconnu ètre du carbonate 
de chaux pésant 225 m . La solution du sulfate ammoniacO'magnésien 
a été évaporée; le sei résidu qui devait ètre le sulfate magnésien,, 
rougi au feu dans un creuset de platine pour le rench'e anhydre 
s'est trouvé en poids de 7x0™, 

Les 225 m de carbonate de chaux répondent à 3o5 de sulfate de 
chaux anhydre , en 388 de sulfate hydraté : les 710 de sulfate de 
magnesie anhydre répondent , d'après Berzelius , à 1072 de sulfate 
de magnèsie hydratée. Or les i555 m de sei fournis par les cinq 
hectogrammes de celte eau étaient donc composés cornine il suit, 
savoir ; 

Sei insoluble io5 m 

Sulfate de chaux hydratée ..... 388 
Sulfate de magnèsie hydratée . . . 1072 

1 565 . 

Tom. xxxix. CC 



2 IO EXAMEN CHIMIQUE DE l'eAU ETC. 

Le petit excès peut provenir d'une exsiccalion un peu trop 
forte à laquelle ait éte' exposé le résidu salin , et qui lui ait enlevé 
un peu d'eau d'hydratation , d'autant plus , que le résidu devait 
contenir en outre des traces d'bydrochlorate d'après l'analyse ex- 
plorative. 

Par ce , que je viens d'exposer, on peut conclure , 

1. ° Que l'eau en question contient la quantilé d'air requise 
par une eau sufììsamment aèree. 

2. ° Qu'elle contient quelques traces des hydrochlorales com- 
muns à l'eàu des puits ordinaires. 

3. ° Que la proportion des sulfates de chaux serait excédante , 
comparalivement à l'eau des puits ordinaires , car elle en contien- 
drait , calcul fait d'après les données ci-dessus, environ demi-grain 
par once , au lieu , que l'eau des puits n'en contient ordinairement 
que le quart d'un grain. 

4-° Enfin , que le sulfate magnésien y contenti y est dans la 
dose d'un grain par once environ , ce qui rendrait raison de sa 
qualité purgative. 



MANTISSA MUSCORUM 

! 

FLORALI PEDEMONTANA])! 

AUCT ORE 

J. DE NOTARIS 

M. D. 



Exhib. die 27 decembris i835. 



_A_b eo tempore quo Muscorum ditipnis Mediolanensis , una cum 
amicissimo Prof. Balsamo illnstrationem suscepimus, montes fini- 
timae provinciae Novariensis ; quotiescumque angustiae nostrae id 
permiserant , diligenter rimavimus , ingentemque muscorum alia- 
rumque plantarum, e gente cryptogamica , copiam collegimus, qua e 
locum hactenus obtinuerunt nec in Flora Pedemontana immortai is 
Allionii , nec in variis additamentis , quibus a celeb, -viris Balbis, 
Bei.lardi , Re , liaec locupletata fuit. Has omnes plantas in animo 
erat publici juris facere , posteaquam Pedemontanas alpes , quas 
intensis oculis, animique vehementissimo desiderio permoti perpetuo 
contemplamus , nobis adeundi una tantum vice concessum fuisset ; 
sed accedente pugillo rariorum muscorum in alpibus Penninis ab 



2 12 MANTISSA MUSC0RO1 ETC. 

asiacissimo D. Fr. Gomba collectoruni , id quocl tantum erat in votis 
festinànter quoad muscos perfecimus . ut tandem divìlias hujusce 
ditissimae feracissimaeque regionis patefierent , sicuti jam pridem 
in praefatione ad Muscologiam Britannicam clariss. Hooker et Taylor 
hisce verbis nuntiarunt. In the South oj Europe , in Frane e and 
Italj, , there are bui few Mosses in the plains ; though those , in 
general , are highlj curious ; bui ascend to the summits oj the 
Jpennines , the Alps , where fogs and mists abound, and the Musco- 
logist will be delighted with their productions. 

Dura vero specimen nostrum in lucem mittimus > nos non lalet 
alias permuhas pulchrioresque species in alpibus noslris prorsus 
oblitas crescere ; harum nonnullas jam in herbario nostro adser~ 
vamus maturiori esamini subjiciendas , et id quod mine trepido 
tentamus animo, diis faventibus , serius ad finem perducere et ex- 
polire conabìmur. 

POIYTBICHUM — Scbreb 

1. Poljtnchum juniperwn , Hedw. — Bat.s. et De Not. prodi', 
bryol. med. p. 18. 

In sylvis montartis vulgatissimum. 
Pulchram hujusce speciei varietatem in alpibus provìnciae No- 
variensis iiwenimus > quae recedit a forma vulgatiori ob capsidam 
brevem valde coiopressam , tetragonam . angulis in alam salis con- 
spicuam productis. 

2. Poljtrichum septentrionale , Swartz muse. suec. p. y'j et 
107. tab. 9. fig. 18 (mala) , Ari*, disp. meth. p. j# ~ 9 Schwaegr. 
sp. muse. 1. p. 5, Hook, et Tayl. muse. brit. p. 45. tab. io, Duby 
hot. gali. p. 1000. 

Poljtrichum sexàngulare, Hoppe. — Brid. bryol. uni\>. 2. p. 1 45. 
Poljtrichum crassi set uni , DC 



ÀUCT0RE fi DE KOTARIS 2l3 

la alpibus editioribus provinciae Novariensis et Pedemontii 
passim • ■' ' . . -, 

Erectum ut ; pi uri munì simplex. Folia imbricata erectiuscula e 
basi membranacea ampleetente lineari-subulata obtusiuscula , m ar- 
ginili us supra medium involutis subserratìs, facie planiuscula, dorso 
eonvexa laevia, siccitate appressa incurva, subsecundave , perichae» 
lialia basi multo magis dilatata quam caldina. Seta crassiuscula 
flaccida inferne purpurascens superne pallida , flavicans. Capsula 
ovata angulata subhexagona apophysi obscura inslructa , erecla s 
fusco virens. Operculum e basi convexa in rostellum conicum in- 
curvum productum. 

Variat summopere statura a centimetra duo ad sex et ultra , 
sic et colore omnium partium , senio caslaneo-fusco. Folia juniòra 
mucronata obser\amus. 

3. Poljtrichum angustatum , Schwaegr. suppl. i. 2. p. 33 1 et 
sp. I. p. 20 , Brid. sp. 1. p. 79, Arn. disp. meth. p. 72, Bals. et 
De Not. Sjn. muse. med. p. 6. 

Poljtrichum coniroversum , Brid. sp. muse. 1. p. 78. 

Catharinea angustata , Brid. brjol. unìv. 2. p. io5. 

Poljtrichum undulatum , B. minus Bals. et De Not. prod. brjol. 
med. p. 25 et muse, exsicc. fase. IV. n. 64. 

In collibus circa urbem et ad Verbanum frequentissimum. 

A Polytricho undulato differt statura minore , setis caule ple- 
rumque longioribus intense purpureis , capsula elongato-cylindrica 
erectiuscula , et praecipue nervo foliorum in pagina superiore la- 
mellis sex septem instructo. 

Plantae nostrae ad unguem conveniunt cum speciminibus Pensyl- 
vanicis a ci. Prof. Kunze benevole comunicatis , sed invito animo 
et tantum auctoritate summorum Muscologorum hocce ab undulato 
iterum separamus. 



MANTISSA MUSCORUM ETC 



BARTRAMIA — Hedw. 

4. Bartramia H alleviano. , Hedw. muse, frond. 2. p. 171. tab. 
4o , Arn. disp. meth. p. 4°> Brid. brjol. univ. 1. p. 33, Hook, et 
Tayl. muse. bril. p. 147. tab. 2 3. 

Brjum laterale , Dicks. 

Nil frequentius ad pedes arborum, viarum margines et rupes 
in montibus fere omnibus. 

Ab affini Bartramia pomiformi setis brevibus curvatis ob caulis 
innovationes latei^alibus cito dignoscitur. Folia siccitate crispa. 

MEESIA — Hedw. Swaivtz. 

5. Meesia dealbata , Swartz. muse. suec. p. 44- et - 94- ia ^' 5. 
Jig. 10, Hedw. sp. tab. fot. fig. 6-9, Schwaegr. sp. I. p. 81 , 
Brid. brjol. univ. 2. p. 63. 

Brjum dealbatum , Dicks. fase. pi. crjpt. brit. 2. p. 8. tab. 5. 
Jig. 3 , Arn. disp. meth. p. 43? Hook et Tayl. muse. brit. p. 196. 
tab. 28 , Duby bot. gali. p. 549. 

In udis alpium Penninarum legit Doni. Fr. Comba. 

Caespitosa. Caulis centimetra duo subaequans , innovando ra- 
mosus. Folia imbricata suberecta lanceolata acuta planiuscula , nervo 
ante apicem serratura evanido praedita ; perichaetialia angustiora 
longioraque omnia , praeter caulina inferiora emarcida fusca , pal- 
lide viridia, tenera ; laxe reticulata. Seta purpurea siccitate flexuosa 
centimetra tria attingens. Capsula pyriformis erecto-cernua , pallide 
virens dorso rutilans. Operculum conicum rufum oblusum , vel 
truncato-foveolatum in iisdem caespitibus. Peristomii dentes externi 
rutilantes acutiusculi internis paullo brevioribus. 

6. Meesia minor , Brid. sp. muse. 3. p. io3 et brjol. univ. 2. 
p. 62 y Huben. muse. gemi. p. 490. 



ÀUCTORE J. DE NOTARIS 2 1 5 

Meesia strida, Brid. /. c. p. 61. 

Meesia alpina , Funck. — Brid. brjol. univ. 1. p. 74°; Huben. 
/. c. p. 489. 

In montibus editioribus provinciae Novariensis et ex alpibus 
Penninis ab amicissimo Comba. 

Compacte caespitosa. Caulis centimetro plei'umque brevior, ra- 
mosus , inferne radiculas agens. Folia arcte imbracata erecta , 
Strictave . rigidiuscula lineari-lanceolata , variant obtusiuscula vel 
acuta , canaliculata integra , nervo crasso valido apicem subattin- 
gente donata , superiora viridia vel fuscescentia , inferiorum fere 
semper emarcidorum nil aliud praeter nervum superest , seta pen- 
timetrum unum longa purpurea. Capsula pyriformis cernila. Oper- 
culum conicum truncatum ; mucronulatum vel depressum. 

Variat caule longiore graciliore , foliorum compage magis mi- 
nusve densa , setisque brevioribus. 

A Meesia uliginosa cum qua conjungunt ci. viri Hooker et 
Taylor, Arnott , Schwaegrichen , distinguitur statura minore , 
forma et directione foliorum. Meesia alpina vero a minore , sensu 
nostro, nisi laevissime differt , characteribusque parvi momenti in- 
nititur vix aestimandis. 

POHLIA — Hedw. Swartz. 

7. Pohlia laete virens , DNtrs mss. 
In alpibus Penninis legit F. Comba. 

Caespitosa. Caulis centimetra unum et dimidium, saepe duo at- 
tingens , supra basim innovans , ramis erectis fastigiatis , inferne 
laxe foliosus radictdis ferrugineis obsitus. Folia inferiora decolora , 
remota ovata obtusa vel acuta , integra evanidinervia ; superiora 
comanda oblongo-lanceolata intima lineari-lanceolata acuta , denti- 
culata , nervoque apicem attingente praedita , laete nitenti -viridia , 
madentia erecta , in sicco arcte appressa. Seta centimetrum unum 
et dimidium alta laete-purpurea superne pallida, in sicco flexuosa. 



2 1 (3 ^ANTWSA AJUSCOPtU.M ETC» 

Capsula oblonga pendula, oji^^ce^^j^p^jc^m ^jbreyiter conicum, 
Peristomii denles esterni albidi , internum membrana in sedecim 
lacinias divisa cura dentibus externis alternante^ iisdem subaequales 
saepe pertusas , ciliis nullis. 

Pianta facile speciosissima accedit Pohliae cuculiatele Schwaegr, 
sed ab ea difìert foliis nequaquam carinatis nec incurvis nervo 
continuo jnstructis denticulatis 3 peristoimoque interno ciliis destituto» 

8. Pohlia brachjcarpa , Spreng. sjst< 4- part. I. p. iSg, Schwaegr, 
sp. i. p. 72. 

In alpium pascuis sterilibus vulgaris. 

Praecedentis multo minor a qua , praeceteris, capsula oblongo- 
pyriformi nutante vel etiam transversa aut pendula dignoscitur 

Caulis inferne subnudus innovando fastigiatim ramosus centi- 
metrum subaequans. Folta arcte imbricata erecta lanceolata acuta 
prope apicem serrulata, nervo continuo exarata pallide viridia, seta 
centimetrum longa ; operculum convexum cura mucrone obtusiusculo. 

Huic ex parte respondet Pohlia polymovpha Htjbener, quae 3 
amplissima species , comprehendit P. minor em Schvaegr. , P. aj- 
fmem , poljsetam , tenellam , brachycarpam , vegetam , patentem 
Hernschuchii. Veruni, Pohlia minor, qualem ex speciminibus hel- 
veticis et germanicis y sicuti et ex descriptionibus auctorum nobis 
repraesentamus Pohliae elongatae , varietatem censemus- 

9. Pohlia cirrhifera , DNtrs mss. 

In spongiosis ad nives deliquescentes Sempronii Italiani versus. 
Dense caespitosa. Caulis centimetrum unum cura dimidio longi- 
tudine aemulans , innovando ramosus , inferne totus radiculis fusco- 
atris numerosissimis vestitus. Rami breves infra caulis apicem na^ 
scentes erecti invicem stipati. Folia caulina radiculis undique in*- 
terclusa , emarcida , in ramis junioribus ovata acuminata concava 
subcarinataque marginibus planis vel paullulqm revolutis , uno 



AUCTORE J. DE NOTARIS 2 1 7 

alterove denticnlo apicem' versus instructa, nervo valido excurrente 
cuspidata, pallida , diaphana, obscure reticulala, areolis rhombeis. 
E ramis junioribus caulis exsurgit , praeter rudimeiita foliorum 
squamaeformia , minutissima, nudus , flexuosus sensim attenuatus 
apicemque versus varie eontòrtus, cirrhiFormis. Seta centimetro panilo 
longior crassa, rigida ^ intus cava Ij badia nitens, superne curvata. 
Capsula pendula ovala-elliptica , basi in collum partem seminiferam 
subaequans producta, setae concolor vel subfusca, os ejusdem par- 
vum , post operculi brevis convexi mamillatique lapsum , dilatatum. 
Dentes peristornii externi breves , pallidi, reflexiles, internum mem- 
brana in sedecim lacinias pertusas , cum dentibus alternantes, di- 
visa , cilia nulla. 

A Pohlia demìssa cui setarum foliorumque natura e longinquo 
accedit , distat statura triplo majore , capsulae formae, stomatis 
positione etc. 

BRYUM — Swartz. 

10. Brjum marginatimi, Dicks. — Bals. et De Not. proci. brjoL 
mediol. p. 36. 

In Sylvis montanis provinciae Novariensis et in alpibus Pen- 

ninis. 

A Bryo homo de quo Cf. All. Jl. ped. 2. p. 2g5. n. 2443 apte 
dignoscitur statura minore, nervo foliorum apicem excedente ; oper- 
culoque conico breviter rostrato. 

11. Brjum platjloma , Sciiwaegr. suppl. 1. 2. p. 116. tab. 76. 
spec. muse. 1. p. 58 , Arn. disp. meth. p. 46, Brid. brjol. Univ. 
1. p. 668. 

Ad rupes in collibus calidioribus. 
Brjo capillari notissimo haud absimile , jam optime statuente 
Schwaegrichenio discriminatur, partium omnium rigore et in primis 
foliis margine lato incrassato superne denticulalo, nervoque apicem 
Tom. xxxix. DI> 



3l8 MANTISSA MUSCORUM ETG f 

superante breve cuspidatis , capsula demura elongato-pyriformi. 
Pulehra species. 



TIMMIA — Hedw. 

12. Timmia poljtrichoides , B-rtd. sp. muse. 2.p.gj } Àrn. disp. 
meth. p. 28 , Duby bot. gali. p. 552. 

Timmia megapolitana, Hook, et Tayl. muse. brit. p. igi. suppl, 
tab. V , Schwaegr. sp. muse, 1. p. 83. 

Timmia megapolitana , Hedw. muse, frond. 1, p. 84- tab. 3i 
et sp. p. 176, Brid. brjol. uniy. 2. p. 69. 

Timmia austriaca, Hedw. ^d. p. 176. tab. ^2. fig. 1-7, Brid, 
brjol. univ. 2. p. 71. 

In alpibus Penninis abundanter invenit Doni. Comba. 

Caules plerumque simplices , erecti , in caespites laxos coacer- 
vati , apice innovantes, centimetra duo ad quatuor longi. Folia con- 
ferta erecto-patentia , e basi amplexante lineari-lanceolata , margi- 
nibus superne involutis fortiter serratis , nervo apicem attingente 
donata , carina laevia , siccitate incurva , uncinata , contorta, infe- 
riora fusca niarcescentia , juniora e basi diaphana laete viridia , 
perichaetialia caulinis similia. Seta variat a centimetro uno éum di- 
jrtidio ad tria , purpurea , nitens. Capsula ovata-cernua basi angu- 
stata , maturitate silicata fosca , operculum convexum mamillatum 
rutilans. 

Sj)ecimina nostra, ob folia amaene viridia, ob operculum con- 
vexum mamillaturn , peristomiumque internimi albicans , graduili 
fere intermedium sistunt quo a T. megapolitana ad austriaeam 
transitili") Cliaracteres vero a longitudine setarum , capsulae directione 
deprompti sunt parvi momenti et fio» -ci faciunt. 

Specimina quae nos ipsi in monte Baldo coliegimus una cum 
Prof, Kunze et amicissimo Doni, Rainero , nostris multo robustiora 
evadu ut, 



AUCT0RE J> m NOTARIS 



LESKIA — » Hedw, Swaptz, 

i3. Leskia poljcarpa , Eh.rh. — Hedw. sp, p. 225, 

Hjpnum medium Dicks. — Bals, et De Not. prodr, brjoL med, 

P- 97- 

Ad pedes arborum in pratis circa urbem. 
CI. Bridelius hujusce speciei peristomium fugacissimum dixit., 
in speciminibus nostris Mecliolanensibus jam ab anno i832 lectis e 
contra ? dentes tum externi, cura interni intacti remanserunt , nec 
quidem higroscopicitatetn amisei'unt. 

i4- Leskia attenuala } Hedvv. muse. Jhond. i. p. 33. tab, 12 -et 
sp. p. 23 o. 

Hjpnum attenuatimi , Schreb, — . Bals. et De Not. prodr. brjoL 
/ned, p. 96. 

Ad truncos arborum et ad terram in umbrosis vulgo. 
Non capimus qua ratione ci. Hubener in museologia germanica 
hanc speciem inter Anoinodontes recenseat; plantae nostrae ab hoc 
genere omnino abhorrent , ob peristomium internum , quod constai 
e membrana in sedecìm lacinias Un e are s , acutas , sub-contiguas } 
albidasve divisa. 

Si tandem aliquandem Bryologi statuent , peristomia interna 
Bryoidearum et Hypnoidearum , in iisdem speciebus , quoad prò- 
funditatem , naturam , numerum , forni am ve eorumdem divisionum, 
variabilia esse , tum in sententiam clariss. Arnott , Hooker et 
Taylor , aliorumqne revertendum erit , et Leskias , Climacia s 
Stereodontes , Jsothecia cum Hjpno ; Pohlias , Mnia } Weber as 
cura Brjo denuo colligenda erunt. Interim ubi differentiae quae 
genera Britannorum Ànomodon } Daltonia , impensis Neckerarum 
constructa , fuiciuntur , bonae aestimandae sunt , certo .cevlius et 
Leskias ab Hjpno et Pohlias et Meesias a Brjo seduco et jur$ 
divellenda sunt. 



3 20 MANTISSA MUSCORUM ETC. 

HYP.VUM — Heow. Swartz. 

■ \ 

15. Hypnum stramineurn , Dicks. pL crjpt. bvit. fase. I. p. 6. 
tab. i. fig. 9 (pessima), Schwaegr. suppl. i. i. p. 212, Arn. 
fiS^o) mei/i. yD. 60 , Brid. brjol. univ. 2. p. 568, Hook. <?2 Tayl. 
muse. brit. p. 160. tab. 24 ? Duby &o£. gali. p. 555. 

In pascuis irrigatis alpiuni provinciae Novariensis. 
Caulis subsimplex erectus , gracilis 6-7-centimetra longitudine 
attingens. Folia laxe imbricata erecto-patentia, oblongo-ovata, oblusa 
ìntegra , concava , nervo supra medium evanido praedita , siccitate 
appressa , pallide lutescentia , splendentia. Seta laevis quatuor cen- 
timetra saepe aequans. Capsula oblonga arcuato-cernua, operculum 
conicum acuminatum. 

16. Hypnum Schreberi, Wild. — Bals. et De Not. prodr. 
bryol. med. p. 63 et muse, exsicc. fase. I. n.° 8. 

In sylvis vulgo. 

Variat in alpibus statura dimidio fere minore colore màgis lu- 
tescente. 

17. Hypnum murale , Hedw. — Bals. et De Not. prodr. bryol. 
med. p. 64 et muse, exsicc. fase. II. n.° 2^. 

Ad rupes in montibus provinciae Novariensis, et in impulviis 
R. Archigymnasii. 

Insignem varietatem legimus in impulviis R. Archigymnasii, quae 
recedit a specie habitu longe laxiore , ramis brevibus dissitis, foliis 
laxis , capsulaque oblonga curvato- cernua ita ut prima fronte se- 
metìpsum mentiatur 

18. Hypnum concinnimi , DNtrs mss. 
In apricis collinis et pascuis aridis. 

Procumbcns vel adscendens. Caulis divisus , divisiones pinnatim 



AtJCTQRE J. D£ NOTARJS 221 

conferte ramosae , rami teretes acuti , erectiusculi. Folia arcte un- 
dique aequaliter imbricata ; ei^ecto-appressa y concava, enervia in- 
tegra ; cauiina ovali-oblonga obtusa , ramea lanceolata obtusiuscula, 
omnia flavo-viridia nitentia vel fulva. Fructus non vidimus. 

Ab omnibus H. cupvessiformis varietatibus differt foliis aequa- 
liter imbricatis obtusis ; a cuspidato prò quo diu habuimus foliis 
oblongo eliipticis obtusis , ramisqne minime cuspidatis , habituque 
ab ambobus longe diverso, 
i 

19. lì y pi min monili/orme , Wahlekb. — Arn. disp. nielli, p. 60, 
Hook, et Tayl. muse. brit. p. i5g. tab. 24. 

Hjpnum julaceum , Schwaegr. suppl. 1. 2. p. 216. tab. 89. 
Leskea julacea , Web. et Mohr. 

Isothecium julaceum , Brid. brjol. univ. 2. p. 365. 

In sylvis montanis provinciae Novariensis: in alpibus Penninis 
legit Dom. Comba. 

Repens , rami graciles fragilesque , simplices vel ramosi erecti 
approximati teretes centimctrum longi. Folia imbricata erecta , 10- 
lundato-ovata valde concava , enervia , inferiora decolora suprema 
pallide viridia. Capsula ovata suberecta ex auct. muscol. brit. 1. c. 

Fruc tifica ti nem non vidimus nec in speciminibus anglicis, nec 
in helveticis , nec in nostris. — Pulchra pianta , ob formam fo- 
liorum valde concavorum cauli appressorum, rami monilem sat bene 
referunt et bine cognitu facillima. 

20. Hjpnum illecebrum , Linn. ex Brid. brjol. univ. 2. p. 428. 
Ad terram in pascuis aridis dumetosis. 

Gaulis decumbens a basi divisus , divisiones et ipsae decum- 
bentes vel adscendentes pinnatim vel inordinate sparsim confertimqué 
ramosae , centimetra duo tria longitudine aequantes. Rami teretes , 
obtusi , incurvi. Folia conferta erectiuscula late ovata obtusa brevi 
apiculata valde concava , superne plus minus fortiter serrata, nervo 
tenui supra medium evanido praedita, inferiora pallida, decolora , 



222 MANTISSA MUSCORUM ETC, 

superiora dilute vìridia pellucida nitentia. Perichaetialia intima ovato* 
lanceolata acuta , integra, enervia. Vaginula cy'lindriea sub ore ru- 
tilante paullulum constricta , laxa. Seta centimetra duo longa, in- 
tense purpurea scaberrima. Capsula ovata ventricosa , cernua , 
fusco-rutilans. Operculum conico- attenuatum apice truncatum mu- 
cromilo instructo. 

Cum clariss. viri Arnott et Duby asserunt hanc speciem ab 
H. puro parum esse distinctam concludere fas est illos prae oculis 
piantana a nostra valde diversam habuisse , et verosimiliter lusus 
aliquem Hjpni puri. Haec nostra pulcherrima species ab ilio jam 
seta scaberrima diversissima est. 

In agro Mediolanensi , id est in Longobardia , diligentissime 
Hjpnum illecebrum quaesitum ? una cum dar. et amicissimo Prof. 
Balsamo, numquam videre potuiinus, etiamsi a celeb. Bridelio illic 
indicatum fuerit, 

21. Hjpmim pulchellum , Dicks. — Bals. et DNtrs prod. bryol, 
med. p. 106. 

Ad rupes in montibus ad Verbanum. 

22. Hjpnum megapolitanum , Bland. muse, exsicc. n,° 1 47 ex 
Web. et Mohr. boi, tasch. p. 325 , Schwaegr. suppl. i. 2. p. 2^1, 
Brìd. hrjol. univ. 2, p. 49 1 7 Duby bot. gali. p. 1087, 

Hjpnum confertum Bals. et De Not. prodr. brjol. med, p. 88 
ex parte. 

In sylvis collinis ad Verbanum, 

Deeivmbens, vage ramosum, folia imbricata in ramis laxiora sub- 
disticha cordato-ovata acuminata plana, toto ambitu serrata, nervo 
■ supra medium evanido instructa , caulina emarcida vel decolora , 
ramea pallide viridia nitentia ; perichaetialia longe acuminata sub- 
encftyia pallidiora. Seta purpurea laevis deGimetra duo longa , capsula 
obionga arcuato-cernua, fuscescens, Operculum e ha&\ conica rostraUim ? 



AUCTQRE J. DE NOT ARIS 2 23 

rostrum varie eurvatum, Caulis ad sex septem centimetra protrahitur. 

Saepe saepius ad detrita vegetabilium radicans observaviunus. 

Inter specimina , quid dicam! in iisdem caespitibus Hypni con» 
ferti Prodr. Bryol. Mediol. , quae prò maxima parte buie specie i 
spectant ob formam folioruin, etsi ab liac insigniter recedant colore 
laete-viridi , ramis approximatis , statura minore, nonnulla inveni- 
mus individua quae in ramis praesertim folia gerunt ovaio-lanceolata 
concava , qualia observavimus in speciminibus Anglicis Hobsonii , 
et bine //. conforto spectant. Hisce moli in sententiam celeb, 
Àrnott qui H. megapolitanum cum conferto d'ubi tanter conjungit 
non procul abimus. In Herbariis Pollimi prò H. megapolitanó , H. 
serpens invenimus!!! 

23. Hjpnum plumosum , L. — Bals. et De Not. prod. brjoL 
med. p. 83. 

In bumidis coìlium et montium humiliorum ad Verbanum. 
Quid sit H. plumosum Florae Aconiensis vix divhiandum , in 
herbariis auctoris nec craidem speciem imam buicce nomine insi- 
gnitam vidimus. 

24. Hjpnum populeum IIedw. — Bals. et De Not. prodr. bryol. 
med. p. 85 ( ex parte ). 

Ad truncos arborum , saxa , rupes in collibus ad Verbanum 
ubique. 

Repens 4-5-cenlimetra longitudine altingens: rami conferii eredi , 
longitudine variabiles a centimetro dimidio ad integrum. Folia im- 
bricata erecto patentia, lanceolata acuminata marginibus subrecurvis 
superne serrata, nervo apicem attingente instrucla, viridia vel fla- 
vicantia nitida. — Seta scabra cenlimetrum longa, purpurea, capsula 
ovata suberecla , operculum conicum acutum. 

In prodromo bryologiae Mediolanensi cum hac specie eonfudimus 
aliam planlam , quae etsi babitu cum hac conveniat , tamen ab 
ea diversam faciunt folia ovato-acuminata , et adhuc hodiertìa die 



2^4 MANTISSA MUSCORUM ETC. 

in ambiguo sumus utrum H. piumoso ] vel huic tamquarn varieta- 
tem referenda sit. 

25. Hjpnum reflexum , Starr. — Schwaegr. suppL 2. 1. p. 
161. tab. i43, Arn. Jw/?. weiA. p. 65, Hook, e£ Tayl. muse. brìt. 
p. 157. 24 , Brid. bvyol. univ. 2. p. 461 , Duby òctf. ga//. 

558. 

In sylvis vallis Canobbina in provincia Novariensi. 
Caulis repens a basi divisus radiculosus subdenudatus rigidiu- 
sculus , divisiones erectae , adscendentes vel procumbentes centi- 
metrura unum et dimidium longitudine aequantes , vage ramosae , 
ramis remotiusculis recurvis , teretibus gracilibusquc Folia laxe im- 
bricata patentia , caulina late cordato-triquetra acuminata basi re- 
flexa subauriculata ; ramea angustiora; omnia nervo sub excurrente 
instructa , serrata, siccitate appressa laete viridia 5 perichaetialia 
oblonga ex apice obtuso abrupte acuminata enervia. Seta scabiiu- 
scula purpurea , centimetrum unum et dimidium longa capsula ovata 
brevis cernua , quandoque subnutans , fusco-rutilans. Operculum 
conicum. — Ab omnibus distinctissimum. 

26. Hjpnum Schleicheri , Hedw. fil. , Brid. bvyol. univ. 2. p. 
40 3 , Schwaegr. suppl. 1. 2. p. 23g , Huben. muse. germ. p. 618. 

In sylvis humidis ad terram. 

Caulis procumbens radiculosus, vage vel subpinnatim parce ra- 
mosus ; rami erecti vel curvati 7-8-9-millimetra aequantes. Folia 
iaxe imbricata erecto-patentia anguste ovato-lanceolata acuta , mi- 
nute serrulata concaviuscula , nervo tenui medium attingente in- 
structa , pallide flavicanti-viridia , siccitate evidentius disticha. Seta 
scabra 7-millimetra longa , intense purpurea. Capsula ovata cernua, 
operculum e basi convexa rostratum incurvum. 

An lusus solemnis Hjpni praelongi ? — Ab Hjpno confet to 
cum quo conjungit acutissimus Àrnott , foliis laxis setaque scabra 



AUCT0RE J. DE NOTAR» S 2 25 

divei'sissimum. Quam nobis prò. hac specie piantarci xendilavit 
Schi.eicherus uostra sententia special H. vclutino. 

ùm. Hypnum umbratum , Ehrh. — Hedw. sp. p. 2.63. lab. 67. 
fig. 10-12, Schwaegr. suppl. 1. 2. p. 234, Arn. disp. mCth. p. 
Brid. brjol. univ. 2. p. 433 , Duby boi. gali. p. 507. 
In sylvis montanis provinciae Novariensis. 

Caulis procumbens xél adscendens irregulariler bipinnaìus ri- 
gidus sex-septein-centimetra adaequans : rami plerumque dellexi. 
Folia imbricata patentia , caulina cordala acuminata plicato-striata, 
binervia, ramea late ovato-acutiuscula , nervo simplici , quandoque 
bifido , sopita medium desinente instructa , omnia argute serrata , 
e flavo viridia laevia sub-splendentia • pericìiaetialia intima obìonga 
spathulatave attenuato-acuminata , enervia, apice patentia 3 ceterum 
appressa. Seta laevis. Capsula obovata. Opcrculum conicuro. 

28. Hypnum H allevi , Linn. f. — B.u.s. ei De Not. prodr. bryoL 
med. p. 92. 

Ad rupés in montibus supra Augustam Praetoriam inverni 
Dom. Comba. 

Species elegantissima vis cum alia confundenda de qua ci. auct. 
Muscol. Britanuicae op l'irne dkerunt : A <very beautiful and well 
marked moss. 

29. Hypnum brevirostre , Ehrh. — Bals. et De Not. prodr. 
bryol. med. p. 

Hypnum erectum , Raddi critt. nuov. p. 6. (ab. 2 ! 

In sylvis montanis et collinis provinciae Novariensis vulga- 
tissimum. Primum fructificans inventi ad lacum Cusii amiciss. Doctor 
Pestalozza. 

Icon. Raddiana 1. e omnino congruit cum plantis nostris. Celeb. 
Botanicus quoque , Iconein Vaillanlii ( hot. paris. lab. 23. fig. 2 ) 
Tom. xxxix. EE 4 



2 26 MANTISSA MUSC0KUM ETC. 

quam in Prodromo Bryol. Mécìiol. , una cum amiciss. Balsamo , 
dubitante!" Ime traximus ,"; jam antea sub Hypno suo erecto ci laverai, 

30. Hjpnum subsphaericarpon , Schleich. — Schwaegr. suppl. 
ì. 2, p. 3oa , Brio, bryol. univ. i. p. 641. zà&tgmpi 

Hypnum Sphaerocarpon, Spreng. — Huden. muse. germ. p. 63 1, 
Hypnum palustre , ex parie Arn. , Hook, et Tayl. , Duby — 
Bals. et De Not. 

Ad rupes madentes in alpibus Penninis iegit Dora. Comba/ì 
Ab H. palustri quo cum in Prodi", bryol. med. conjunximus 
stin guitur habitu robustiore et statura, caule, ramisene basi prorsus 
denudatis , folii.s superioiibus subfalcatis ovato-lanceolatis margine, 
uno alterove , magis incurvo, nervo prope apicem desinente con- 
spicuo , capsulaque tandem ovato-subrotunda , suberecta. in»? 

31. Hypnum plicatum , Schleich. exsicc. ! Schwaegr. suppl. t. 
.2. p. 3oi , Arn. disp. me ih. p. 68 , Brid. bryol. univ. 1. p. 636 , 

ÙBEN. muse. germ. p. 002. 

Hypnum Moretta P Gàrav. 
In sylvis montanis editis. 

ProcumbenS subpinnatim ramosus , decimelrum circiter longitu- 
dine adjungens , basi denudatus, tenax. Rami fere omnes simplices, 
horum longiores centimelrum unum et dimidium aequani ; celeri 
sevi si m usque ad caulis apicem decrescentes , t ere ics , acuti , in- 
curviusculi. Folia dense imbricata suberecta ad apicem caulis ra- 
morumque subsecunda , late ovato-acurninata , margine subreflexa 
superne obscure denticulata ( saltem in speciminibus nosfris et 
Schleiclieriants ) , plicis duabus vel tribus longitudinali bus nervoque 
ante apicem desinente instructa, saturate viridia vel rutilantia , ni- 
lentia. Fruelificatio nobis ignota. 

.32; Hypnum falcatimi , Brid. bryol. univ. 1. p. 526, Schwaegr. 



AUCT0RE J. DE NOTARIS 22J 

sùjffif^'h*' 2\"'p\°~$'6% ,'~'Àrn.' di'sp. metìi. p. .68, Duby bot. gali. p. 56 1, 

Ad rivulos in monte Semprouii Italiani versus. 

Gaulis iluitans , -vel r lratni repens , aut e saxis cìepenclens ubi ad 
naargines rivulorum crescat, jam a basi divisus; rami laxe \el dense 
pianati , subinde inordinati secundi, omnes plus minusve apice fal- 
cato recurvi. Folia; imbricata falcato-secunda , inferiorum emarci- 
dorum nil aliud praeter nervum utplurimum superest; superiora et 
ramea ovato-lanceòlata acuminata carinata obscure denticulata, quan- 
docjue quidcm striata , nervo valido prope apicem dilatato excur- 
rente: instructa, fusco-viridia splendentia. Fructus non vidimus. Variai 
longitudine a decimetro ad decimetrum unum cuia dimidio. 

An satis difTerat ab H. commutato cujus varietatem huic sinai- 
lem , crusta calcarea vestitam , jam in Prodr. Bryologiae Mediola- 
nensis indicavimus , dubii valdopere haeremus. Fructus nobis non 
visi nec in speciminibus Schleicherianis , nec in Funckianis con- 
jungere non sinunt (!). Bridelius 1. c. in phrasi diagnostica oper- 
culum convexum curvirostrum declarat, in descriplione in conicura 
permutai ! Ceterum pulclira pianta. 

■ 

33. Hypnunv uncinatimi , Hedw. — Bals. et De Not. prodr, 
bryol. med. p. io4 et muse, exsicc. fase. IV. n.° 69. 

Ad pedes arborum in sylvis montanis omnium vulgatissimum, 

34- Hjpnum protuberans , Brid. bryol. untv. 2. p. 612. 

Hypnum cupressiforme var. y , Huben. muse. gemi. p. 684 ? 
Ad truncos arborum in sylvis montanis provinciae Novariensis. 

Late caespitosum implexum. Gaulis repens bine inde radiculas 
ferrùgineas agens ramosus , rami simplices dimidium centimelrum 
longi , remotiusculi vel conferii , erecti , plerumque vero incurvi 
teretiusculi. Folia arcte imbricata appressa apice recurva, in ex- 
tremitate ramorum superiorum subsecunda , ovato-acuminata con- 
cava, marginibus inferne subreflexis superne serrulatis, basi bincrvia, 



328 MANTISSA MUSCORÙM ETC, 

pallide ' niteotWiridisÉ, Paulina decolora ; pei ichaetialia interiora 
oblonga acuminata enervia , evidenter apice serrata , convoluta , 
decolora. Seta purpurea- centimetrum unum et dimidium aequans 
laevis siecitate flexuosa. — Capsula inclinata obìongo-eylindracea , 
sub apice curvata angustata, olivacea ; operculum e basi convcxa 
conico-acuininatum rostellatum, roslellum varie curvatum. Fructus 
in plantis nos tris plurimi fere itti in L. poljcarpa. 

Ab Hjpno cupressiformi diversum putamus. — A Stereodonte 
protuberante- equi de in capsula quidqnam recedit, ceterum descriptio 
Bridelii ad nostra speeimina exai'ata videtur. ■> 

35. Hjpnum demissum , DNtrs mss. 

Ad rupes in valle Intruseci ad Verbanum. 
Caulis repens ramosus , rami impiexi , iterum remote vel fasci- 
culatim ramulosi , ramulis brevibus curvalis , rigidiusculis. Folta 
arcte imbricata secunda lanceolata acuta ; basi attenuata margine 
paullulum deflexa, integra, enervia, flavo-viridia splendentia , peri- 
chaetialia intima lanceolato -acuminata , ceterum reliquis similia. 
Seta laevis purpurea. Capsula ovalis sub ore constricta , cernua. 
Operculum e basi conica subulato-rostratum, capsnlam subaequans. 
Caespites tri a, quatuor centimetra extensionis liabent , ramuli ple- 
rumque dimidio centimetro breviores , seta centimetrum integrtun 
subaequat. 

Facies //. incurvati sed multoties major et robustior , ab ilio 
operculi forma differt , sicuri et forma et directione capsulae et 
disfiòsitiòne foliorum ab omnibus varietatibus IL cupressiformis hu- 
cusque cognitis. 

. j -. 7 ir 

' ANOMODON — H. *et T. 

36. Ànomodón repens , Huben. muse, germ* p. 558. 
Pterógonium repens , -Schw aegr. sappi, i. i. p. 100. tabV HfJy 

Are*, disp: mèéh. p^ói W!ì asterà 



AUCTO&E J. DE NOTÀIU& 2 2Q 

Pterigjnandrum repens, Brid. brjol. univ* p. i83j Duby hot. 
gali. p. 563. 

Ad truncos arborum in sylvis collinis provinciae Novariensis. 

Caulis repens , rami conferii erecti , vel diversimode curvati , 
plerumque simplices, folia inibricata ovato-lanceolata acuminala 
enervia , integra , concaviuscula , margine quandoque paullulum 
deflexa, laete sericeo-viridia. Seta purpurea. Capsula oblongo-cylin- 
dracea erecta. Operculam conicum acuminatum. 

Habitus Lesìdae poljanthae a qua praeceteris statura minore , 
operculoque conico-acuminato facile distinguitur. 

Etsi in speciminibns nostris nondum satis maturis , peristomium 
internum rite investigandi nobis concessum non fuerit, taraen 
Anomodontibus una cum ci. Hubener adscripsimus , quoniam cilio- 
ruui vestigia observavimus. 

FABRONIA — Raddi. 

■ ■ ' 

- ■ ' '■■..■.".■>■■";■:•■■■':. 

3^. Fabronia major , DNtrs mss: 

Ad muros agrorum in valle Vegezzo provinciae NovariensiSo 

Pianta laete sericeo-virens. Caulis procumbens, irregulariter ra- 
mosus caespites bi-tri-quadri-unciales effbrmans , rainis directkme 
variis implexis apice recurvis nonnullis attenuato-fdiformibus. Ifoba 
plana' laxe imbricata patentia } elliptico-lanceolala acumine longo 
piliformi , margine dissite patenti- serrata , dentibus inacquai ibus , 
nervo supra medium evanido praedita, siccitate appressa; perichae- 
tialia late ovata concava acuminata appressa caulinis ceterum similia. 
Seta quinque , sex millimetra longa pallida. Capsula erecta ovata , 
operculum conico-atteuuatum obtusìusculum. Calyplra dimidiata basi 
erosa. Peristomium minime visum. 

A Fabronia pusilla differt foliis nervo donatis nìinus forti ter 
serralis ; a seguente foliis lanccolatis planis longe acuminato^piiigeris 
nec ovatis nec concavis , ab utraque statura duplo majore. 



a3o mantissa. muscorem etc. 

Habitus, divisio caulis , indoles foliorum, capsulae forma et ca- 
lyptrae , Fabroniis plautini nostrani \ etsi perìstomio non viso, na- 
turaliter adscribunt. 

[Joìgig'i h>*'ié&&SM ?a 'Uu&H : ft®fa ■Tdi<liliì<% SfflQ'iìi'!.?^ : z S,iÌi5KifO'1^3"£Ì3& 

38. Fabronia octoblepharis , Schwaegr. sappi, il 2. p. 338/ 
tab. 99. fig. i-6 , Arn. disp. meth. p. 48 , Huben. muse. gemi, 
p. 546. 

Fabronia ciliaris , Brid. brjol. univ. 2. p. 171. 
Ad saxa prope Condove legit Dom. Ferreratti. 

A praecedente recedit statura ' plusqùam diraidio minore , ramis 
brevioribus et praesertim foliis magis imbricatis ovato-acuminatis 
obovatisve concavis minus profunde serratis. — A Fabronia pusilla 
foliis nervo instructis diversissima. 



> J f : ■ SXlàST- 5JiUvdLv& 411 



TORTULA — Schreb. 



3g. Tortula chloronothos , Brio. — Bals. et De Not. prodr: 
brjol. med. p. 120, et muse, exsicc. fase. III. n.° 49- 
Ad rupes in collibus ad Verbanum. 

4o. Tortula paludosa, DG.Jl.fr. 5. p. 22Ò , Duby boi. gali, 
p. 566 , Arn. disp. meth. p. 34- 

Barbala paludosa, Schwaegr. sappi. 1. 1. p. 124. tab. 3o 
Brid. brjol. univ. m p. 562. 

In aridis collinis ad Verbanum. 

Compacte caespitosa. Caulis radiculosus } ramosus , fastigiatus 
centimetra 2 vel duo cum dimidio longitudine aequans. Folia erectò- 
patula siccitate appressa crispula , laneeolato-acuta vix Carinata , 
marginibus planis , nervo valido apieem ei-oso-denticulatum attin- 
gente donata , ferrugineo-fusca , superiora virentia. Seta centimetro 
paullo longior purpurea. Capsula parva oblonga brunnea. Operculum 
rostratum in speciminibus nostris capsulae longior. 



AUCTORE J. DE NOTÀR1S a3t 

tè boiioì • ask'Ecpo -Vaiircoìloì g'jiobnr ,-kìIjjbo o»emib 5 2ùjk^4 ■,. 

. V 

Seta terminalis , peristoma simplex dentibus 16 usque ad basini 
bipartitisi cruribus liberis, aut Zi per paria approximatis, calyptra 
dimidiata ( DNtrs mss. ). 

4r. Didjmodon inclinatus , Swartz. muse. suec. p. 28 , àrn. 
disp. melh. p. 36 , Hook, et Tayl. muse. brit. p. 11 4- tab. 20. 

Swavtzia inclinata , Hedw. muscs frond. 2» p. Ypfy. tab, 27, 

Cjnoniodiiun inclinatimi , Hedw. sp, muse, p. 58. 

Cjno don inclinatus , Brid. brjol. univ. t. p. Sor. 

Ceratodon inclinatus, Huben. muse. gemi. p. 2^3. 

In alpibus vallis Cogne supra Au gustanti Praetoriam. detexit 
Dom. Comba. 

A Didymodonte capillaceo ( Brjum monlanum FI. ped. ) cura 
quo disposinone , structura , colore lo r ni a q ire foìiorum arcte con» 
gruit^ cito digrioscitur capsula ovata inclinata fere liorizontali. 

Caulis centimetra duo utplurimum quidquam .brevior, sub apice 
innovando parce ramosus : rami caule longiores setasqire subae- 
quantes. Foli a laxe imbricala disticha e basi amplectente subulala 
integra nervo continuo percursa , inferi ora fusca decolora, superiora 
laete vi ri dia , madore patenti a , siccitate varie flexa. Seta purpurea 
centimetra duo cum dimidio longitudine supcrans. Capsula ovata 
inclinata vel omnino cernirà. Operculum con'teo-attenuatum obtu- 
siusculurn cum mucronulo. Peristomii dentes 16 ariiculati laete- 
rubri, ultra medium bifidi, raro trifidi , omnino liberi, cónniventes. 

Variat caulibus laxe caespitosis innovationibus longis sctag acquari- 
tibus praeditis sicuti in plantis nostris vel caulibus statura minori- 
bus brevioribusque , compacte caespitosis, innovationibus brevibus 
sicuti in speciminibus quae e Germania accepimus ; ila ut species 
commode disceptari potest in duas varietales quarum altera major 
Italica, minor Germanica, nuncupandas. yCtìniaii! 



232 MANTISSA MUSC0RUM ETC. 

A genere Ceratodonte Bridelii cui adscriptus a ci. Hubener di- 
stat dentium cruribus liberis nec trabeculis bine inde connesis , 
quod et in speciminibus. F'unckianis observamus. 

42. Didjmodon tortilis , Arn. disp. meth. p. 36. 

Dicranum tol tile , Web. et Mohr. hot. tasch. p. 198. tab. 7. 
Jìg. 12. i3, Funck sanimi, crjpt. gew. n. 25o ! 

Trichostomum tortile , Schrad. - — Schwaegr. suppl. u 1. p. 
tab. 35 , Brid. bvjol. univ. i. p. 488. 

Didjmodon homomallum et pusillum , Bals. et De Not. prodr. 
bryol. mediol. p. 128 et 129 praeter synonima. 
In collibus ad Verbanum. 

Caulis centi metro ni dimidium aequans integrumve , erectus , 
simplex. Folia erectiuscula subsecunda ; siccitate parum contorta , 
e basi oblonga vel lanceolata subulata , nei°vo excurrente praedita , 
marginibus apicem versus obsolete denticulatis , viridia. Seta centi- 
metrum plerumque longitudine excedens , purpurea, superne ante 
maturitatem pallidior , subfìexuosa. Capsula cylindrica badia. Oper- 
culum elongato-conicum attenuatimi que. Dentium biparlitorum crura 
filiformia libera sub acrioribus vitris asperula , quod et in plurimis 
Dicranoideis obvium. 

Didjmodon homomallus , Hedw. Foliis e basi latiuscnla capil- 
laceo-subulatis , secundis falcatisque } operculo conico brevi ab hoc 
distinguitur. 

43. Didjmodon barbuta , Bals. et De Not. prodr. bryol. med. 
p. 127. 

In collibus ad lacuna Cusii legit Dom. Pestalozza. 

Pianta Tortulam habitu o limino referens , in omni Italia supe- 
riori frequentissima sed praetervisa, aut T. tortuosae vel inclinatae 
nimis laeviter adscripta. 

E synonimis in Prodr. Bryol. Med. sub hac specie adductis ex- 
pungendum est T. convolutum Brid. quod ob folia ovato-coneava 



AUCTORE J. DE NOTARIS ^33 

nervoqu e crasso superne dilatato ad varietates majores Didymodontis 
nervosi absque dubio pertinet , jam monente ci. Montagne. 

44- Didymodon rigidulus , Hedw. — Bals. et De Not. prodr. 
brjoL med. p. 126. 

E collibus ad lacum Cusii habui ab amiciss. Dora. Pestalozza. 

- /p. Didymodon trìfarius , Hook, et Tayl. — Bals. et De Not. 
prod. bryol. med. p. ia5. 

Ad muro s humidos in onani Italia superiori vulgaris. 
Ludit colore foliorum pallide viridi, viridi, fuscove, folioruraque 
compage tenera vel firma, quaudoque, aptissime observante clariss. 
Montagne, substantiis calcareis vestitorum , sicuti in Tricìio stomo 
ìfophaceo Ftjnck quod habemus e collibus provinciarum Yenetarum 
<et ex Sabaudia, et inde facie sìmulatur Coscinodontem verticillatum. 
Peris tornii dentes et ipsi variant rubelli , albicanles , breves , vel 
1 od gius cu li , quin imo et supra thecae orem in ter se invicem con- 
nati etiam in varietatibus minoribus quae nullimode Anaeah ptae 
ci. Hubener amandare possumus. 

46. Didymodon spathulatus, DNtrs mss. 

Didymodon pilifèrus , (3. spathulatus, Wahlenb. ^. suec. p. ^55. 

Tricìio stomum latifolium , Schwaegr. suppl, 1. 1. p. i45 (excl. 
syn. Schultz.) , Huben. muse. gemi. p. 292 ( excl. syn. Funck. ). 

Dicranum latifolium. Hedw. sp. p. 1^0 et muse, frond. p. 69. 
lab. 33. . ■': il : % ... : . •. / . . 

Desmatodon latifolius, Brid. bryol. univ. 1. p. 5a4. 

Didymodon apiculatus a Arn. disp. meth. p. 35 (excl. Tricho- 
slomwn convolatimi , Brid. quod spectat D. nervoso sicuti jam supra 
adnotavimus .). 

In alpibus supra Augustam Praetoriam legit Doni. Comba. 
Laxe caespitosus. Caulls ereetns. octo , decem millimetra alfus 
m n Tmi, xmx. FF 



a$4 mantissa MstèoMà etc. 

sub-simplex, Fòlla flaccida Wm imbritata , inferìora fosca marcc- 
scentia Superiora rosulata patentla laete viridla , siecitate omnia 
calili admota f pìicato-crispaìa , ovato-oblonga vel oblongo-ligulata 
obtitsa levrter apiculata , concava , margine refìexa , nervo prope 
apicetn evanescente instructa , areoìae basilares diaphanae , reclan» 
gulag , supcriores senslm minores eillptica subrolmidave. Vagimtla 
cyliiidrica fosca basi silicata. Seta centimetnim longa solitaria , in- 
ferite saturate purpurea , superne pali idi or, nltens. Capsula ovato- 
obioiiga laevis badio-rubra. Perlstomii dentea 16 basi confluentes 
rubelli bi-tripartiti cruribus llberis } filiforraibus , fragUibus jj conni- 
ventibns. Operculum copsulae concolor e basi conica in roslellum 
incurvimi bveviusculum aUenuatum , obtusiusculum, 

Trichostomum tatifolium , Funck. Sa inni 1. n.° 43 3 ? quod in duo- 
bus ejusdem collectionis exemplaribus rimavimus , primo intuhu 
speciei inseguenti spectat ob folia nudo oculo nervo in pilum desi- 
nente instracta } eaulcque brevissimo. 

47» Didymodon ptliferus , DNtrs mss. 

Didjmodòti ptliferus «. Wàhl. fl. suec. p. 754 (excL Weissia 
iati/olia ), 

Trichostomum pittfemm , Smith, Jl„ brit. p. ts^, Huben. muse, 
germ, p, 298. 

Trichostomum lalìjblium , Punch, samml. crjpt. gew. n. 6 43 a ! 
( noti I-Iedw. ). 

Dicranum tatifolium , Hook., et Tàyl. muse, brit p. 92. lab. 6C>. 

Désmatodon brevicaulis , Brio, bryot. unw* t. p. 5a5. 

Didfmodoti upiculatus , |3, àrn. disp. meth, p, 35. 
In pascuis editissimis alpium vulgatissimus. 

Praecedenti affinis sed toto coelo distlnctus , difTert praesertim 
caule brevi , foliis nervo exctirrente piliferls , operculi rostro lon- 
gius culo , perlstomii denlibus profonde bifidis. — Variai capsula 
ovata vel oblonga habitu robustiore vel graeìliore. 

Geleb, àr&ott > immerho ni i'allimur , banc speciem cum Weissia 



AUCTORE J. DE NOTARÌS 200 

lati/olia comparat , quae structura foliorum aeque ac adspeetu di- 
versissima est. 

■ 

D1CIÌANUM — Scbeeb. 

■ - 

48. Dicranum falcatimi . Hedw. sp. muse. p. i5o. tab. 32. 2-7. 
( eycl. syn. Bryol. . Mediol. ) , Schwaegr. suppl. 1. 1. /?. 190, Arn. 
fi?/iyo. meth. p. 82, Hook, .ei Tayl. muse. brit. p. 97. 17. 

Oncophorus falcatus , Brid. bryol. uuiv. 1. 393. 
In sylvis montanis provinciae Novariensis. 

Caulis simpliciusculus centinietra duo quandoque atlingens. Folia 
laxa falcata secunda e basi lata in subulam longam producta ner- 
voqne valde conspicuo excurrente praedita , integra. Seta caulem 
aequans. Capsula ovata subeernua basi strumosa. Operculuni ro- 
stratum. 

Pianta laxe caespitosa laete virens a Dicrano longifolio , hete- 
romallo , flagellare aliisque foliis falcato-secundis distinguitur capsula 
basi strumifera. D. falcatimi, Prodr. Bryol. Mediol. unum cimi 
D. heteromallo. 

■ 

4g. Dicranum cerviculatum , Hedw. muse, frond. 3. p. 89. lab. 
37 et sp. p. i49> Schwaegr. suppl. 1. 1. p. 221, Arn. disp. meth. 
p. 29, Hook, et Tayl. muse. brit. p. g3. tab. 16 , Duby hot. gali, 
p. 568. 

Dicranum pusillum , Hedw. muse, frond. p. 80. tab. 29. 

Dicranum flavidum , Schwaegr. suppl. i. 1. p. 192. tab. 45- 

Oncophorus cerviculatus , pusillus , flavidus , Brid. brjol. univ. 
1, p. 3 9 o. 3 9 i. 3 9 2. 

Ad terram in sylvis edltiss'unis montimi! provinciae Novariensis. 

Pianta gracilis Jaxe caespitosa. Caulis dimidium centimelrum 
longus. Folia flavo-viridia nilentia e basi lata concaviuscula in su- 
bulam longam attenuata integra enervia. Seta ceutimetrum longa 
purpurea. Capsula ovata cernua rufescens basi ad latus internimi 



236 MANTISSA MU SCÓRtiSl ETG. 

strumula minima mueronuli formi aucta, in sicco sulcata. Operculum 
e basi conica rostratum , rostellum tenue obliquimi. 

Parenchyma foliorum juxta longitudinem compactum , firmior , 
nervum simulat , uncìe a nonnullis folia late nervosa nuncupata , 
sed nonnumquam hocco discrimen pene nullum. 

50. Dicranum Sehrebei ian Uni , Hedw. sp. p. 1 44- ia ^- 33. Jìg. 
6-io } Schwaegr. sappi, i. i. p. 179, Hook, et Tayl. muse. brit. 
p. g5. suppl. tab. 3 , Brid. brjol. univ. 1 . p. 449° 

Dicranum Sali reberi . Swartz. muse. suee. p. 3^ et 88. tab. 2. 
Jìg\ 3 ( excl. Syn. bryol. Mediol. ) , Arn. clisp. tneth. p. 33 , Duby 
boi. gali. p. 5*]0. 

In alpibus supra Augustam Praeloriam legit Doni. Comba. 

A Dicrano vario ( Jìrjum simplex FI. Ped. ) cujus varietates 
proceriores facie aemula tur discrepat foliis e basi amplexante valde 
dilatata concaviuscula subito atlenuato-subulatis undique palenti- 
reflexis iutegrisque , capsula slrumulifera , operculoque conico-ro- 
strato. Tota pianta centimetra duo longitudine aequant. Folia infe- 
riora decolora , superiora amo e ne viridia , scia, araoene purpurea ; 
capsula rubro-fusca. 

In icone Hedwigii 1. c. folia minime exacte exprimuntur quia 
nimis forliter laleraliter producta sunt , in SwartzianA quidem 
male ; Hookeriana tandem peccat ob folia nimis longe in subulam 
producta. 

Dicranum Schreberianum Bryologiae Mediolanensis special D. 

vario. 

51. Dicranum virens , Hedw. muse, frond. 3. p. 77. tab. Zi et 
sp. p. 149 ) Schwaegr. suppl. i. i.p. §3, Arn. disp.meth. p. 29, 
Hook, et Tayl. muse. brit. p. 95. tab. 17, Montagn. in archiv. de 
botan. voi. I. p. 292 , Duby bot. gali. p. 568. 

Oncophorus virens, Brid. bryol. univ. 1. p. 399. 
In sylvis alpium provinciae Novariensis. 



AUCTORE J. DE NOTAIUS 2 0^ 

Caulis tria centimetra longus caespitosus. Folla conferta e basi 
lata amplesante subulata margine reflexa subintegra carinata , nervo 
ante apicem desinente , madida erecto-patula recurvaque , in sicco 
appressa varieque contorta , interiora radiculis intermixta fusca , 
suprema virentia. Seta duo centimetra longa. Capsula cylindracea 
curvata cernua basi strumosa. Operculum breviter rostratum. Blu? 
rimum variat statura. 

Quo ad calyptram hujusce specie! emani Bridel neminem vi di ss e 
asseruit / confer ea quae ci. Montagne habet 1. c. qu acque in no- 
stris quoque speciminibus exacte repetuntur. 

5a. Dicranum mixtum , DNtrs di ss. 

In sylvis montium editiorum provinciae Novariensis ad detiita 
vegetabilium. 

Laxe caespitosum. Caulis erectus, tomento ferrugineo inter Mia 
prorsus deficiente j ramisque fasligiatis computatis , duo centimetra 
altus. Folia laxe imbricata flaccida patentia 11 exuosa \ varlant ovaio- 
lanceolata vel obioneo-lanceoìata , omnia obtusiuscula mannnibus 
inferne recurvis , apicem versus carinaque serrala t a , nervo evane- 
scente instructa , inferiora squallida , superiora pallide viridia , sic- 
citate varie contorta , crispa ; perichaetialia ceteris angustiora. Seta 
pallide flava centimetrum unum et dimidium longa flexuosa , senio 
in fuscum vergens, vaginula superne constricta, ore marginulatà. 
Capsula fusco-rubra e basi attenuata constricta apophysiformi ovato- 
oblonga silicata , ore contrada, obliqua, inclinata, duo millimetra 
longa. Operculum e basi conica rostratum capsula panilo brevi ore. 
Peristomii dentes 16 alte bifidi , amoene rubri. Calyptra generis. 

Fructus fere D. poljcarpi a quo differt operculo , foliisque mi- 
nime subulatis. A D. pellucido, Jlavescente , strumifero, ceteris 
ommissis, capsulae forma et structura recedit. Plurimis notis con- 
venit cum D. Vahlenbergii , ast maluimus piantana propio nomine 
insignire quam speciei nobis ignotae et forte ob capsulam strumi- 
feram valde diversae adscribere. ' 



238 MANTISSA MUSCORUM- ETC. 

53. Dicranum striatimi -, Schwaegr. suppl.i. i. p. 188. tab. 43, 
Brid. brjol. univ. i. p. 4^9? Arn. disp.-meth. p. 3a, Huben. muse, 
germ. p. 217. 

In sylvis montanis provinciae Novariensis. 

Pianta caespites compactos efformans. Caulis erectus parce ra- 
mosus, fastigiatus , fragilis centiinetra 2-3 altus. Folia dense irubri- 
cata lanceolato-acuminata , concaviuscula , nervo lato tenui excur- 
rente praedita , integra, rigida , suberecta in sicco appressa : peri- 
chaetialia longiora vaginantia. Seta centimetruin unum cum dimidio 
longa fusco-badia capsula cilindrica leviter curvula erectiuscula 
setae concolor , evacuata sulcata. Operculum subulatum capsulam 
subaequans. 

Variat in iisdem caespitibus foliis subsecundis. 

A Dicrano Scottiano H. et T. ( D. montanum Hedw. ) quod e 
montibus Scotiae habemus a ci. Prof. Kunze, nostrum differì statura 
quidquam minore , foliis directione aequalibus vel subsecundis num- 
quam crispis. Interim distinctum exhibuimus auctoritate innixi Mu- 
scologorum Germaniae , sed nobis persuadere non possumus hanc 
bonam esse speciem , quae imo cum ipso D. flagellavi forte con- 
jungenda erit. 

Icon. Engl. bot. tab. 1977 convenit cum nostris plantis, capsula 
nimis brevi ; ramuloque sterili foliis falcatis depicto exceptis. 

54- Dicranum longifolium . } Ehrh. — Hedw. muse, frond. 3. 
p. 24. tab. 9 et sp. muse. p. i3o 7 Schwaegr. suppL 1. 1. p. 176, 
Arn. disp. metli. p. 3i , Brid. brjol. univ. 1. p. 43o > Web. et 
Mohr. bot. tasch. p. 172 , Duby bot, gali. p. 569. 

Dicranum flagellare , Funck. Sanimi, crjpt. gew. n.° 35. 

In sylvis montanis provinciae Novariensis, praesertim fagineis 

vulgatissimum. ÌÌti0100ÈÈ ^4l&é^0 ■.•òc ; 

La;ce caespitosum. Caufis centimetrum Unum , duo longus in- 
ferne, radiculosus , deinde innovatipnibus ope infra folia perichae- 
iialia originem ducentibus elongatus ad centimetra 3-4- Rami 



AÙCTÒRE J„ DÉ NOTAR! S 

fruetifieanteS denuo mnovant. Folia laxiuscùlà falcaio-seeunda sic- 
cit'àte' erispeseentìa } inferiore fusco-lutea, superiora et praesertira 
ramealia virentia nitida , omnia lanceolato-subulata concaviuscula 
apìcem versus serrulata nervoque lato sivbexcurrente percursa. Folia 
periehaetialia setae arete appressa vagiti ariti a. Seta centimetrum 
unum et dimidium longa , purpurea. Capsula oblongo-cylindriea 
ve età ; ante maturitatém virescens, dein setae concolor. Operculum 
e basi convexa subulatum \ capsnlae panilo brevior. 

55. Dicranum undulatum , Ttjrn. — Bals. et De Not. pvodv. 
hryoL mediai, p. 1 34 > ci Dicranum scoparium, muse, exsicc. fase, 
ìli. n» 52. 

In collibus prope urbem. 

A Dicrano Scoparlo differt foliis latioribus eximie supra medium 
usque ad apicem margine carinaque serratis , planiusculis transverse 
undulatis. Characteres e setarum numerò > foli or um forma et di» 
rectione falla e es , nani illae ludunt solitariae vel aggregatae , haec 
plus minusve lanceolato-acnminata , nunc directione aequalia ; nune 
subsecunda vel exacte falcata , ut limites firmi quibus una ab alia 
species nitide sejungatur non videaraus. 

COSCINODON — Bri», 

Seta terminalis: peristoma simplex dentibus sedecim longitudi- 
naliter pertusis vel bipartitis cruribus bine inde trabeculis connexis , 
senio ut plurimum distractis liberis ; capsula exapopbysata : calyptra 
dimidiata ( DNtrs mss. ). 

56. Coscinodon latlfollus, DNtrs mss. 

TVeissia lati/olia, Schvvaegr. suppl. t. t. p* toh. 18 > Àrn. 

disp. meth. p. i\ , Brid. bryol. unw. t, p. 356;, Hook- et Tayl. 
rnusc. brlt. p. 8o. suppl. tab. 8. 



a4o m4-^^a 3 %uscMum-" étc. 

Désmatodott làtìfólìus ^Wèàmi^ièM'^&WPp. MZ®} k •>•• 

In- alpi» ?«nftffiii°ìè|a o l)Qtìè^€p[m. 98093a ^ sJsS -$!8$ 
Caulis m'é^mm Fetta 1 ^foMSàtàr^MéP. c&S^F^K&%we 
conniventia , pallida y^a^&è^wÉ^^^i^rtóWffi diiaph^B^-bSttièf /^é$8i4f#ra 
late obovata , intrima 5 è§rdàtó^ò¥atà £ '- ( féì^it€^ 1< i^flfffik^^ I tì^fé ex- 
currente praedita. Seta pallida crassffiscula^ Gè^Stilà oBloiiga erecta. 
Opeiculi rostrum eidem subaequale. Dentes 16 latiusculi basi con- 
nexi bipartiti , crura liirie inde r ìiiter r se : éoha%rèntia tandem libera. 
Tota pianta centimetrum ttiuml ét dimidium ° e SHIi w gl^arie crèscit. 
Species speciosissuiiìPT > *ooH- A c$g .<\.a -i»Hp*V$ti£tà 

j.r^2 .&»•% .toà YscrCT t - |vi .«Sff 

5y. Coscinodon verticillatus , Brid. bryol. unir. 1. p. 874. 
Weìssia verticillata , Schwaegr. — Bals. d De Not. prodr. 
bryol. med:p. - J i%2i °£02&liqgs/K> -Sfinir Zfizom^i miteìgitedi .8*tla.e<. 

Ad rupes madèntes in alpibuS passim. 

,. ..:.. <- el^lfigiifiai?, l§cd . .9', Jsiian-J : -.,saai& io»;- ^ <BÌ2qa3in - .sihrskT^iiu^r.-- 
. 1 „,.,.,; ^rd^tìcìù^itWWM tt^SjMc/l .£a^xìuO% i^w..;.. 
S '•";:>;. jjfe. sv;d Sfidili 3*3 ^^jiSfe^gg^^ft' <^^§fe ? ^.i^!j.^^§0^fe 
Seta terminalis : peristoma simplex dentibus sedecim integris , 
imperforatis , aequiclistantibus ; calyptra dimidiata. 

58. TVeissia nigrita , Hedw. muse, frond. 3. p. 97. tab. 3(), et 
sp. p. -72, ScnwAEGR. suppl. 1. 1. p. 74 7 Arn. disp. meth. p. 26, 
Hook, et Tayl. mw^c. èr/if. 78. n\ , Duby Z>d£. /?. $71. 

Gr'unm ia nigrila , Smith. 

Cdtoscopium nigritum , Brid. bryol. univ. 1. yy. 368. 

In alpibus supra Augustam Praetoriam legit Dom. Comba. 

Pianta caespites plus minusve compactos eOiciens. Caulis rigi- 
dulus altitudine a centimetro uno ad quatuor quinque varians. Folla 
laxiuscula patenti-rellexa , sìcca cauli appressa crispula, laete-viridia ; 
caldina interiora radiculis e caule prodeuntibus intermixta , late 



AUCT0RE J, DE NOTARIS ?4t 

lanceolata acuta , marginibus subreflexis , nervo apicem subattin- 
gente ; perichaetialia e basi lata oblongo-ovata abrupte acuminata , 
integra. Seta intense purpurea, centimetrum ut plurimum longa. 
Capsula pyriformis curvato-cernua sulcata , nigro-fusca, Operculum 
convexum mucronatuin , mucro obtusiusculus. 

Specimina transalpina sistunt planlas laxe caespitosas, foliisque 
angustioribus acutioribus instructa, 

5g. TVeissia acuta, Hed\v. muse, fvond. 3. p. 85. tab. 35 et 
sp. p. 71 , Schwaegr. suppl, i. i.p, 6g , Arn. disp. meth. p. 26 5 
Brid. brjol, univ. 1. p. 862 , Hook, et Tayl. muse. brit. p. 87, 
tab. 14 , Duby bot. gali. p. 5^1. 

Grimmia acuta, Turn. Smith. 

Ad rupes humidas in alpibus frequentissima. 

Caulis fastigiatim rarnosus iaxe caespitosus. Folia strida rigida, 
eaulina lanceolato-subulata , perichaetialia e basi lata abrupte acu- 
minato-subulata , nervo latiusculo excurrente , integerrima , flavi-? 
canti-viridia nitentia , vel fusca. Capsula e basi strangulata ovata, 
Operculum rostratum. Peristomii dentes lanceolati, laete rubri acuti, 

Variat caule elongato quatuor, quinque centimetra attingens vel 
centimetrìs duobns brevior. 

Recte admonente ci. Arnott 1. c. Folia Anictangii caespiticii 
3ÌiniUima illis hujusce elegantissimae speciei sunt, 

60. PVeissla curvivostra , Brid. biyol. univ. 1. p. 34y, Arn. disp. 
meth. p. 25, Hook, et Tayl, muse. bi*il. p. 84. tab. 14, Duby bot, 
gali. p. 57 Vi 

Weissia reciivvivostva , Hedw. muse, fvond. 1. p. 19. tab. 7 
( exel, syn bryol, med. ) , sp. muse. p. 71 , Schwaegr. suppl. 1, 1. 

m 74. 

Vulgatissima in monianis ad terram , viarum margines , n.uros 
agrori) m etc, 

Caulis erectus ramosus , centimetrum aequans vel panilo brevior, 
Tom. xxxix. GG 



MANTISSA MUSCORUM ETC 

Foiia lanceoiato-subulata carinata | integra , solidinervia , patentia )] 
siccitate contorta , inferiora rutilantia -ve) fusca, superiora saturate, 
aut luride viridia. Seta centimetro paullo longior , inferne purpu- 
rascens , superne saepe pallida. Capsula cylindrica. Operculum ro^ 
stratum ree tu m vel curvum. Deotes pallidi conniventes trabeculati, 
imperforati , non tantum in speciminibus nostris veruni sed et in 
Gallicis et Helveticis. 

In Prodromo Bryologiae Mediolanensis sub hoc nomine indica- 
vìmus varietatem proceriorem Didjmod. irifarii , e loco sabuloso 
Jiumido exorlara. 

61. Weissia cylindrica , Bruch. ex Brid, bryol. unw. i. p. 806. 
In umbrosis humidis ad lacum Gusii invenit Med. Doctor 

Pestai. ozza. 

Habitus W. crispulae cum qua, nec multo minus cum W. 
cirrhata prouti placuit ci. Hubener ( muscol. gemi. p. 127) con- 
jungere possumus. 

Ab utraque plantam nostrani distinguimus , foliis laxis longe li- 
nearibus acutis , canaliculatis, flexuosis, nervo excurrente tenui in- 
Struclis , capsula elongato-cylindrica recla vel lenissime curvula , 
dentibusque perìstomii longis, linearibus , rubris , trabeculatis. Caulis 
longitudine aequat 6-7 millimetra ; seta centimetrum unum. Color 
foiiorum e flavicante viridis opacus, 

62. Weissia pusilla^ Hedw. muse, frond. 2. p. 78 tab. 29. sp. 
muse. p. 64 j Schwaegr. suppl. i. i. p. 68, Arn, disp. meth. p. 25, 
Brid. bryol. unw. i. p. 35 o , Duby boi. gali. p. 571. 

Grimmia pusilla , Smith. 
Weissia paludosa } Brid. 
Bryum paludoswn , Link. 

Ad saxa in collii) us ad V erba mi m. 
Pianta exilis dimidium centimetrum altitudine vix aequans. Caulis 
brevissimus. Foli» dilute viridia erecta . rigidiuscula , inferiora 



AUCTORE J. PE KOTARtS a$3> 
capillacea , perichaetialia lineari-lanceolata , nervo tenuissimo , seta 
pallida. Capsula ovata erecta brevis , effaeta fere truncata, Oper* 
culum rostellatum , rostellum obliquum. Dentes imbelli solidi obtu» 
siusculi, 

Alwonius in fior. Pedem, voi. II. p. 3oo enuvnerat Brjum pa* 
ludosum Linn. sed veremixr celeb. virum prò hac specie sumpsisse 
varietatem minorem Weissiae acutae , quae revera iti montanis iocis 
rupes aqua madentes 3 buie rupes calcareas incoienti ? anteponet. 

63. Weissia fugax . Hedw. sp. p. 64. tab, i3, fig. 5- io , 
Schwaegr. suppl. ti i. p. 77 , Brid. brjol. wiìv, i. 340, 

Weissia striata a. minor. Hook, et Tavi>. muse, brit. p. 81. tab, 
XV. Jìg. sinistra , Arn. disp. metà, p, 26. 

Weissia schisti, Schwaegr. suppl. 1, 1. p. 72. tab. 20. 
Ad rupes editissima» montium provinciae Novariensis, 

Dense caespitosa. Caulis fastigiatim ramosus., centimetro brevior, 
Folia patentia linearia, acutiuscula, denliculata, nervo prope apicem 
evanido praedita , siccitate torlilia , viridia. Seta duo tria milli- 
metra longa , pallens. Capsula obovato-turbinata erecta } maturitate 
conspicue sulcata. Operculum longe e basi conica rostratum. 

A Weissia denticulata , Hedw, qua cum Weissiae striatae no= 
mine conjunxerunt celeb, auct. Muscol. Britan. eximie dilf'crt sta* 
tura , et forma foliorum , quae in illa obtusa , fortiterque dentata , 
nec non nervo apicem attingente vel eum superante evadunt Verum 
Weissiam Schisti minime separandam esse ab hac nostra conten» 
dimus. 

64. Weissia compacta , Schwaegr. suppl. 1. i.p. 7 4; et suppl, 
2. p. 348, Arn, disp, metà. p. 125, Brio, brjol, univ, t, p. 345 
Huben. muse, germ. p. 1 3 1 , 

Grimmia compacta, Schleich, 

Ad rupes editiores Sempronii Italiam versus, 
Compacte caespitosa. Caulis erectus fastigiatim ramosus a basì 



.2 44 ' MANTISSA- MUSC0RUM ETC, 

ultra medium radiculis ferrugine is, qui bus vicinìs nectitur , obsitus, 
centimetro quidquarn longior. Folia arcìe imbricala suberecta, lan- 
eeolalo-subulala oblusiuscula canali culata , sub acrioribus vitris mar- 
gine eroso minutissime denticulata, nervo tenui iatiusculo, rubed'me 
suffisso ; excurrente referta , interiora fusco-nigricantia , superiora 
saturale viridia ex areolis minutis subrotundis quasi pimctata , in 
sicco incurvo-uncinata , conlortaque ; periehaetialia caulinis multo 
latiora , oblonga , obtusa , convoluto-voginantia , nervo reliquis si- 
mili. Seta dimidium centimetrum ionga purpurea , apice tenuiter 
incrassata. Capsula ovato-oblonga erecta. Operculum e basi conica 
rostratum. Dentes peristornii latiusculi, rubri, erecti. 

Praeter habitum peculiarem a speciebus affinibus, primo obtutu^ 
ob indolem foliorum perichaètialium distingui tur. 

CJMPVLOPUS — Brìi). 

65. Campjlopus longipilus , Brid. brjol. univ. i. p. 477- 

Campylopus pilifer , ejusd. vielh. p. 34 1- 

Dìcranum Jlexuosum , |3. Hook, et Tayl. muse. brit. p. g4- 

Thesanomitrion Jlexuosum , Arn. •Hsp. meih. excl. var. a. et y. x 
Bai.s. et De Not. prodr. brjol. medioL p. 1 44* 

In locis montanis aridis ad terram vulgare , sed sterile. 

Caulis erectus , subdicholome ramosus , centi me tra duo , tri a 
longitudine attingens y rami erecti , stridi. Folia dense imbricata 
erecta , rigida, lanceolato -subulata canaliculata , integra , apice in 
pilurn serrulatum producta , nervo latissimo tolum fere folium im- 
plente insiructa , interiora fusea , superiora aurea vel fusco-viridia 
nitentia. 



i 



AUCTORE J. PE N0TAR1S 3/p 

f '„*T;f.-».<,)rrii-o,'. •filtrarsi-?*»-* SJJSUyu.Otì'-v; 

oo. Encaljpta lacera , DJNtrs mss. 

In alpibus supra Reme , regione nivali superata legit Doni. 

n M verta ' : 'crtn ■' ?B)ìsmmiiiiz kiimm guoais ■* , /^ra . -= ■ 

LOMBA. 

Gaespites laxi. Caulis erectus ramosus rigitliusculus 8-millimetra 
longitudine aequans. Folia imbricata oblonga obtusiuscula integra , 
nervo valido basi crasso apieem snballingente percursa , siccitate 
complicata incurva , madore erecta • subirne! ulat a , interiora fusca , 
superiora spurco-viridia basi diaphana. Seta millimetra 9 e irei ter 
longa, laete purpurea, vaginuìa cylindrica silicata ore membranacea. 
Capsula laevis aecjualis cylindrica , viridi -fusca. Qperculum e basi 
convexa subulatum capsulae brevior. Dentium perisiomatis loco mem- 
brauula brevissima hyalina supra tliecae orifìcium vix exseria. Ca- 
liptra straminea apice fusca , basi in lacinulas quatuor quinque 
latiuscubis deutiformes eroso-praemorsas connivenies divisa. 

Ab Encaljpta dilata et cylindrica differì dentium peristomii 
detectu , a pulgari et commutala calyptrae structura. Caelera 
omittimus. 

67. Encaljpta apophjsata , Nees et Hornsch. brjol. gemi. 2. t, 
p. 49- lab. i5. f. 5, Huben. muse. germ. p. io3. 

Ad rupcs in montibus provinciae Novariensis. 

Caulis ramosus centimetrum aequans vel paullo longior. Folia 
oblongo-lanceolata subundulata, nervo apieem excedente mucronata. 
Capsula oblongo-cylindrica basi constricta subapophysata. Calyptra 
basi integra. Peristomii dentes lati! rubri! acuti, siccitate incurvi. 

Ab E. 'vulgari vi peristomii prima fronte diversa , siculi et ab 
aflinibus ob calyptram integrato. In nonnullis individuis capsula 
basi tantum leviter attenuata nec contrada conspicitur. 



MANTISSA MUSCORUM ETC. 



. TRICHOSTOMUM — Hooe. et Tavi. 

68. Trichostomum heterosticwn , |3. alopecurum , Ruben, muse, 
germ. p. 208. 

Racomitrium alopecurum , Brid. bryól. univ. 1, p, 21 5, 

Trichostomum affine, Schleich. exsicc. ! 
Ad terram et saxa in ericetosis vallis Infrasca ad Verbanum* 

Procurnbens vel adscendens. Caulis vage raraosus 4" ceiltmietra 
attingens , rami plerumque erecti. Folia plus minusve dense imbra- 
cata erecto-patentia , quandoque subsecunda , ovato-lanceolata acu- 
minata 3 apice cano subserrata, margine subiscili va, nervo evanido 
donata , inferiora , radiculis ferrugineis e caule prodeuntibus inter- 
rnixta , fusca, superiora obscure viridia, siccitate appressa crispula. 
Seta centimetro-dimidio paullo longior. Capsula oblonga. Operculum 
e basi conica rostrato-subulatum. Dentes peristomii ad basim usque 
partiti, 

69. Trichostomum fasciculare , Schrad. sp. Jl. gemi. p. 6r , 
Hedw. sp. p. 110 , Schwaegr. suppl. %, i. p, 1 55, tab. 38, Arn. 
disp. meth. p. 23, Hook, et Tayl. muse. brit. p. io8„ tab. 19 
Duby bot. gali, p, 5>y3. 

Racomitrium fasciculare , Brid. bryol, univ. r. p. 218, 
Ad rupes in alpibus» 

Caulis adscendens ramosus , centimetrum unum cum dimidio , 
vel duo longitudine aequans , rami breves conferii. Folia arcte im- 
bricata patentia , lanceolata , attenuato^acuminata , margine revoluta 
ìntegra , nervo ante apicem desinente , concolora , inferiora fusco- 
nigi-icantia , superiora flavicantia vel subinde inferioribus similia , 
siccitate appressa crispula. Seta in speciminibus nostris centimetrum 
dimidium vix superans , fusca. Capsula ovata , badia. Operculum 
co n i c o-r s trat u m . 



AUCTOKE J. I)E NOTARIS 3,^ 

Varìat caule magis minusve elor.gato erectc- vel adscendente } 
ramis confertis vel remotis. 



70. Trichostomum prmensujn , Duby hot. gali, p 5^3. 
Racomitrium pretensimi , Braun, 

Racomilrium cataractarum , Brid. brjol. univ. I. p. "j66, Huben. 
muse. germ. p. ari.; 

Racomitrium aciculare , Garav. ? 

Ad rupes in valle Infrasca ad Verbanum. 

Caulis sex-ceitfimelra longitudine -attingens, rigidiuscalus inferne 
denndatus , superne confertim ramosus. Folia madore pa lenti a, sic- 
citate appressa, lanceolata obuisa, concava, integra, nervo continuo 
percursa , inferiora decolora , fusca , emarcidave , suprema triste 
viridia. Capsula ovato-oblonga , operculum rostratum subulatum. A 
praecedente differt caule magis elongalo , foliorumque forma quae 
in ilio lanceolato-acuminata in hoc tantum lanceolata , apiceque 
obtusa. A Trichostomo aciculari quod hucusque nisi ex A pennino 
Etrusco, ubi ab amicissimo Prof. Balsamo detectum fuit , obtinui, 
difFert foliis integris solidinerviis. 

71. Trichostomum poljphjllum , Schwaegr. — ■ Bals. et De 
Not. prodr. brjol. med. p. 149 , et muse, eoesicc. fase. I. n.° 17. 

Ad saxa in collibus et montibus totius Italiae superioris passim. 
Genus Ptjchomitrion Bruch. quod innititur liuic speciei et 
Grimmiae gljphomitr ioide Bals. et De Not., subsistere non potest, 
nam dentes in pianta Mediolanensi sedecim breves latiusculi in- 
tegri vere Grimmioidei , nec 16 bi-tripartiti cruribus filiformibus 
longis uti in ha e specie , quae a rei i qui s hujusce generis sejungi 
nequit. 



MANTISSA MUSCORUM ETC, 



GBIMM1A — Schbeb, 

^2. Grimmia crinita, Brid. bryol. wiiv. r. p. i63 ( excl. syn, 
Bryol. Medio), ) , Schwaegr, suppl. i. i. p. 92. tab. 26 , Arn. disp. 
meth. p. 20, Duby hot. gali. p. 5^5 , Huben. muse, germ, p. 172. 
Ad muros vetustos hortorum meridiem versus. 

Late caespitosa. Caulis brevis subsimplex, dimidium centimetrum 
vix altingens. Folia imbricata } ovato-oblonga concava , apice ob 
parenchymatis defectum caria , obtusa , integra vel obscure dentU 
culata , nervo tenui evanescente praedita, spurco-viridia ; perichae- 
tialia oblongo spathulata acuminata longe cano-pilifera } subintegra. 
Seta brevissima curvula. Capsula ovata brevis , silicata , immersa, 
Operculum conicum obtusiusculum. 

Grimmia crinita , prodr. Bryol. Medioi, ni ti tur lusui Grimmiae 
pulvinatae, 

7 3. Grimmia capillata , DNtrs mss. 
lisdem locis delectatur ac praecedens. 

Gaules subdichotome ramosi , fasligiali , centimetrum integrum 
cuna dimicllo saepe attingentes , flaccidi , fragilesque in caespites 
pulvinatos condensati. Folia omnia imbricata suberecta , oblonga 
concava } nervo tenuissimo , apicem obtusurii, rotundatum subattin- 
gente instructa } inferiora emarcida vel decolora , cetera yjridia % 
concolora pellucida , siccitate appressa : perichaetialia oblonga in 
piium folium aequans producla concava. Seta brevissima , capsulae 
ovatae immersae laevi subaequalis , curvula. Operculum conico- 
attenuatum , obtusiusculum. Calyptra dimidiata basi integra. Dentes 
peristopiii bi-trifì,di } breves , rubri. 

Pianta certa Grimmiae crinitae aflrnissima, ab ea separamus ob 
caules innovando eìongatos subdichotome ramosos , foliaque caulina, 
rameave omnino concoloria. Calyptra etiara ad capsulas pmiores la« 
tere fìssa , late euculliformis , basi integra, 



AUCT0RE J, DE NOTARIS 249 

74. Grimmia leucopliaea. , Grevjll. — Bat.s. et De Not. prodr. 
brjol. med. p, 1 54 > et muse, exsicc. fase. IV. n.° 76. 

In collibus et monlibus provinciae Novariensis ad rupes fre- 
quentissima, 

Ludit foliorum pilis integris vel eximie serrulatis , colore viridi 
fusco vel passim atro. 

75. Grimmia ovata , Huben. muse. gemi. p. 182 ( excl. syn. H. 
et T. , Ani. , Duby, Bals. el DN. una cura Grimmia nigricante DC. 
quae G. pulvinatae referenda est ex ci. Duby ) , Schwaegr. suppl. 
r> 1. p. 85. lab, 24 , Brid. bijoL unii', r. p. 176 ( excL syn. 
muscol. brit, ). 

Bryum ovale , Funck sanimi, erjpt. gew. n. 86 ! 

Grimmia affini s, Iìornsch. — Huben. muse. gemi. p. 181. 
- Ad-saxa rupesque in montanis collinisque vulgo. 

Caespitosa, eanescens, subpulvinata. Caules adscendentes credivi, 
fastigiatim parco , vel conferii m ramosi. Folia arde imbricata pa~ 
lentia, ! a n c e o 1 a ! o - a c u m i n a L a concava, integra, superiora plus vninus 
ìonge piligera , siccilate appressa crispula, fusco -viridi a. Seta e ree la 
pallida. Capsula ovato-oblonga. Operculum e basi conica in rostrum 
breve obtusum attenuatimi, 

Polymorpha ludit caule brevi subsimplici dimidium centimelrum 
vis longo , aut elongato conferte ramoso ad ceniimetrum integrum 
cimi dimidio erecto : fojiis plus minusve anguste lanceolato-acumi- 
natis , longe piliferis vel indiscriminatim muticis aut submuticis y 
capsula tandem cylindracea , siculi et denti bus peristomji integris 
vel perforatis bifidisve, et setis foliis perichaetialibus vix aequantibus 
aut longioribus. 

A Grimmia commutata Hubener ( G. ovata II. et T., Arn,, 
Duby.— Dicranum ovale, Funck samml. n.°'ò8 r j) ni fallimur con^ 
slanter differì statura minore , compage et forma capsulae quae in 
dia late ovata brevi robustiore , opcreulo e basi conica tenuiter 
Tom. x%xìx. II II 



a5o mantissa mcscorum etc. 

rostrato lougiusculo praedita, cium in liac conicp-atlenuatum immu- 
tabiliter obtusum observamus. 

Grimmia obtusa et praescrtiin ejus var. p, mamillaris , Huben. 
/. c. p. 177, a nostra forte non differt , sed cum specimina Funckii 
( l. c, n.° 4^° )> quae sistunt planlam Grìmmìae ovalae fere triplo 
minoreni , operculo careant , conjungere non audemus. Quid erit 
inde Grimmia obtusa ci. Huben. quae a varietate ejusdem |3. re- 
cedit caule breviore simpliciusculo ? Gerto-certius pianta perpusilla, 
generis minima. ■ — Denique monendum est, quod synonimon Web. 
et Mohr. nobis valde dubium videtur , ex eo quod ci. Muscol. in 
bot. tasch. p. ira. Grimmiam orato minime diversam esse a 7/7% 
chostomo ovato declarant ; insuper quod descriptio G. ovatae c!. 
Hubener , G. affini quoque convenit 

76. Grimmia africana , Ari*. — Bals. et De Not. prodr. brjol, 
med. p. i52. 

Dryptodon obtusus , Brio, brjol. univ, 1. p. 198. 
Ad muros ubi Grimmia puhnnata delectatur. 

77. Grimmia arcuata, DNtRs frissi 

Trichostomum patens , Schwaegr. suppl. r. i) p. i5r. tab. 87, 
Arn. disp. meth. p. 22, Hook, et Tayl. muse. brit. p. io4- tab. 19 , 
Duby bot. gali. p. S'j^. 

Dryptodon patens , Brid. brjol. univ. il p. 192, 
Kacomitrioti patens , Huben. muse. germ. p. 198, 

Ad rupes humidas in montibus editioribus. 
Caulis qualuor quinque centimetra longus, ramosus, adscendens. 
Folia lanceolata acuminata, margine reflexa integra, superiora apice 
diaphana. Seta brevis flexuosa curvata duo • tria millimetra longa. 
Capsula ovata effaeta snlcata. Operculum rostratum. Dentes ple- 
rumque bi-trifidi , raro integri , rubri , latiusculi. Color foliorum 
variat e flavicante viridis , fusco-viridis , interdum . praecipue in 
parie inferiore caulis , fuscus. 



AUCTORE J. DE* NQT4RIS a5| 

78. Grimmia funalìs , Bruch. ex Montagn. in 4ràh, hot. i , 
p. 219. 

Trichostomum funate , Schwaegr, suppl. 1. r. p. i5o, tab. 3y. 
Arn. disp. meth, p, 22 } Duby boi. gali, p- 57/^ 

Racomitrium funate } Huben, muse, gemi- p, 200. 

Drjptodon funalìs, Brid, brjol. unìv, 1. /?. 193. 

Trichostomum patens |3. piliferum , Hook, et Taye, muse, brit, 
fi, io5, 

Ad saxa in montìbus huvnilioribus vallis Intvasca ad Verbanum. 

A pi'aecedente abuncìe diversa ob habitum robustiorem , ob 
raraos fasciculatos apice incurvos , et folta ovato-lanceolata omnia 
piligera , capsulam paullo majorem , profundiuscjiie sulcatam , de* 
nique ob operculum conicorattenuatum obtugum, 

Dentes pensionili et in frac specie lati Grimmioidei bi-trifidi fre- 
tmentius integri , saltem in nostris plantis, 

Celeb, Arnott analogiam harum specierum cum Grimmiis jam 
imnliaverat, 

MTHQTRICHUM — Hedw 

79. Ovthotrichum cupulatum , Hoffm, — Bat,s» et De Not 
prodr. brjol. med. p. i58. 

Ad muros vetustos saxacjue vulgare, 

80. Qrthotrichum Sturimi , Hoppe et Hornsch. ex Brid, bryoU 
univ. 1, p. 27-7 , Arn, disp. meth. p. 16 , Duby hot, gali, p, io38 , 
Huben. muse. germ. p, 383, 

Ad saxa in montibus provinciae Novariensis. 

Ab O. cupulato distinguitur foliis lanceolatis acutis, theca prò- 
fundius immersa subsessili , calyptraque valde pilosa. 

Caulis centimetra tria altitudinis attingìt , erectus, rigidus parce 
ramosus, Folia lanceolata acuta oarinata, margine revoluta, madore 
patenli-reflexa , in sicco arcte appressa , dilute viridia , inferiora ? 



a5a MANTISSA Ml.SCOB.UM ETC. 

fuscescenlia. Capsula ovata subsessilis vix supra folia in sicco emer- 
gens. Peristomii simplicis dentes 16 per paria approximati. Calyptra 
valde pilosa. 

Variat habitu panilo laxiore , colore profunde viridi ex localitate 
humidiuscula, 

8 ìi Orthotìichum Hutchinsiae, Smith. — Bals. et De Not. 
prodr. brjol. med. p. 162, et muse, mediol. exsicc. fase. Ili I. 
n.° 78. 

Ad saxa et rupes in montibus humilioribus provinciae Nova- 
riensis passim. 

In Prodromo Bryologiae Mediolanensis haec species inter con- 
generes peristomio sedecim dentato gaudentes effugit. 

SPLACHNUM — Abh. 

82. Splachuum sphaericum y Linn. £ — Hedw. muse, frond. 2. 

p. 4^. 16, SCHWAEGR. SUppl. I. I . yO. 54; Arn. flfoyO. me/A. 

/j. 36, Brio, hrjol. univ. i. yo. 256 , Hook, e/ Tayl. muse. brìi, p. 
36. g, Duby #o£. yy. 5-y8. 

Splachnum gracile, Dicks. fase. pi. crypt. brìi. 4- p- 3. lab. io. 

J%v 5 ? 

In spongiosis aipium provinciae Novariensis inter Eriophora 
gregarium. 

Caulis centimetrum unum longus. Folia laxa , oblongo-spathu- 
Sata acuminata , apicem versus serrul ala / nervo apicem attingente 
instructa , laete viridia , flaccida, laxe areolato-reticulata. Seta laete 
purpurea inferni robusti or recta , apicem versus flaccida y palìens , 
flexuosa , centimetra sex attingens. Capsula cyliodracea cum apo- 
pbysi ogiobosa fusca , eidem panilo majore. Dentes peristomii 16 
per- paria geminati , apice obtusi , siccitate reflexi pariete exterrtae 



AUCTORE J. PE NOTARJS ^53 

capsulae appressa. Columella orbicuiata concaviuscula vix sopra thecae 
orem emergens. 

Variat in iisdem locis statura plusquam duplo minore , ut va- 
rietatem a specie distinguere nequearnus. 

DISSODON — Grev. et Ark. 

83- Dissodon Froelichianus , Arn. et Grevill. — Arn. disp. metti, 
p. x3, Duby bot. gali. p. 5^8. 

Splachnum Froelichianum , Hedw. musc.frond. 3. p. 99. tab. 4o, 
Sohwaegr. suppl. r. 1. p. 5i, Brid. brjol. univ. r. p. 244; Hook. 
et Tayl. muse. brit. p. 4i- tab. 9. 

In alpibus Penninis legit Dom. Comba. 

Caulis centimetrum aequans , simplex , inferno denudatus. Foli a 
inferiora laxa } suprema conferta } oblongo-ovata apice rotundala , 
integra , nervo prope apicem evanido instructa , laete virentia ni- 
tida , laxe reticulata , in sicco appressa subcrenata. Seta robusta , 
amoene sanguineo-purpurea, centimetrum unum et dimidium longa. 
Capsulae obovatae brunneae , maturitate inclinatae , apophysis ob- 
conica. Operculum breviter conicum. Peristomii dentes sedecim ge- 
minati stridi. — = Speciosissima pianta. 

TAYLORIA — Hook. 

84- Tayloria splachnoides , Hook. muse. exot. — Huben. muse, 
gemi. p. 96. 

Hookeria splachnoides , Schleich. exsicc. ! — Schwaegr. sappi. 
1. 2. p. 34o. tab. 100, Brid. meth. p. io3. tab. i.Jig. 8. a. 6. 
— Brjol. univ. I. p. 266. tab. III. 

In Cenisio detexit Bonjean in alpibus provinciae Novariensis 
D. Belli. 



a5/j. MANTISSA MUSCORUM ETC, 

Caulis plerumque simplex erectus vel adseendens, centimetrum 
unum, duo longitudine aequans , inferno foliis emarcidis laxis, va- 
tliculis permixtis vestitus , tandem innovans. Folia flaccida , late 
areolata , erectiuscula , caulis apicem versus magis conferla, oblonga, 
acuta, margine, infcrne saepius subreflexa , integra, reliqua parte 
dentibus inaequalibus plus minus fortiter serrata, nervo ante apicem 
desinente instimela , omnia , una cura pericliaetialibus amplioribus -, 
Jaete viridia, senio lutescentia. Seta centimetra tria aeqiiat, pallide 
purpurea , nitida , quandoque fleuiosa. Capsula erecta oblonga , 
cylindraceave, basi in apophysin linearem partenti seminiferam sub- 
aequantem contracta , olivacea , vel dilute fusca. ^— Operculum 
capsulae brevior variat conicum obtusiusculum , vel conico-atte" 
nuatum subincurvum. Peristomii denles triginta duo per paria arcte 
approximata , longissimi , post operculi lapsum et per humiditatem 
varie contorti , spirales , cirrhati, recurvi , flexuosi , tandem intro- 
flexi, Golumella alte exerta , apice capitata. Calyptra mitraeformis 
integra pallida. 

Pianta peristomii structura , sicuti et summa bygroscopicitate et 
motilitate dentium admiranda. Capsulae apophysis in sicco valde 
contrahitur , vixque a seta distinguitur. 

4NICT4NG1UM — H, et T, 

85. Anictangium Jlaccìdum , DNtrs mss, 

In montibus vallis Cogne supra Augustam Praetoriam invenit 
Dom, Comba, 

Pianta laxe caespitosa flaccida. Caulis ramosus centimetro paullo 
longior , rami raro divisi , erecti crassiusculi. Folia imbricata con- 
cava , margine plus minus reflexa , madore erectiuscula , in sicco 
cauli appressa , ìnferiora ovato-obtusa , fusca , marcescentia , supe^ 
riora obscure viridia, ovato-acuminata, apice canescentia denticulata, 
perichaetialia oblonga in acumen planum piliforme denticulatum , 



> 



AUCTORE 1, J)E J50TARIS ggS 

diaphanum , attenuata ; nervus in inferioribus apicem att'mgit , in 
reliq lis ante apicem evanescit vel excuiTit. Capsula sessilis profundc 
immersa , in sicco omnino foliis tecta , ovato-truncata irregulariter 
tetragona , dilute badia, ore rubella. Operculum planiusculum nm» 
bonatum , capsulae concolor. Calyptra non visa. 

Gollatum cura A. puhnnato Funch. sanimi, crypt. gew. fase. i5. 
fi." 607 diitèrt statura proceriori, habitu laxo flaccido , et praecipuc 
foliorum periehaetiaìium indole , quae in ilio ovato-acuniinata apice 
pilifera planiuscula , in nostro concava , oblonga , apice attenuala 
diaphana , nervoque ut plurimum excurrenle percursa. 

G YMNQSTOMUM — Schiìeb. 

86. Gjmnostomwn microcarpon, Nees et Hornsch. hryol. gèvnt. 
i. p. 162. tab. 10. Jìg. 20 , Brid. brjol. unw. 1. p. 81. 

Gymnostomum cwviroslre , Funck. Sanimi, crypt. gew> n " 188. 
In monte Pennino legit Dous. Comba. 

Caules innovando subdieholome fasligialim ramosi , in caespites 
tri a quatuor centimetra altos coadunati. Folia interiora laxe imbri- 
cata , superiora conforta, decolora, ramea quidem laxa laele viridia, 
omnia lanceolata subulata integra nervo continuo ìnstrucla, madore 
patenti a , siccitate margine involuta, appressa, crispata. Seta pallida 
centimetrum longa. Capsula obovata rutilans. Operculum e convexa 
basi oblique rostrato-snbulatum capsulam longitudine aequans. 

Haon speciem quam. clariss. viri Arnott , Hook, et Taylor, 
una cum Gymn. stelligero , pomiformi , pallidiseto , minime divei-sam 
existimant a G. curvìrostro , prò tempore recipere coegimur prò 
plantis nostris, quae operculo oblique rostrato capsulam longitudine 
aequante vel superante instruuntur , quoniam in iis folia siccitate 
semper crispa et tortilia observamus, nec strida, rigida siculi G. 
curvirostro ab auctoribus nuper memoratis tribuuntur. Fatendum 
tamen est,quod characteres reliqui quibus haec species a G.cwviroslro 



2.56 MANTISSA MUSCORUM ETC. 

Britannornm reccdit , ubi illos qui a foliorum tlirectione eruimtur 
excipias , valile ludibri sunt ; folia enim prò aetate variant , siculi 
et capsulae et setae , haec colore mine pallido , nunc passim ruti- 
lante , illae nunc pyriformes , nunc ovato -truncatae , nunc subro- 
t.undae. Hisce posilis Gymnostomum nostrum microcavpon differì a 
cuivirostro foliorum directione , a rupestri operculi longitudine , 
foliisqne lanceolalo-subulalis nec lineari-subulatis. 

87. Gymnostomum pallidisetum , Nees et Hornscii. bryol. gemi. 
1. p. 166. tal?. 1 1 . Jig. 22, Brid. bryol. uniy. 1. p. 83. 
In alpibus Penninis legit Doni. Comba. 

Pulchra pianta a praecedente differt statura multo minore, cau- 
libus compacle caespitosis fasligiato-ramosis , Collis siccitate strictis 
appressis , madentibus suberectis , capsula oblonga basi attenuata. 

A Gymnostomo curvirostro Britannorum bocce quoque dislin- 
guisnus ob staturam minorem , et capsulae formam quam semper 
oblongam nec late ovatam observavimus in pulcherrimis specimi- 
njbùs , quae nobis attulit ainicissimus Comba. 

87. Gymno stornimi aestivuni , Hedw. sp. p. Zi. tab. \\. fig. 4.-7- 
Arn. disp. meth. p. 9 , Hook, et Tayl. muse. brit. p. 18. tab. 6. 

Gymno stornimi compactum , Brid. bryol. univ. 1. p. 86. 

Anictangium compactum, Schwaegr. suppl. 1. 1. p. 36. tab. 11 

Gymnostomum trislichon , Wahlenb. 

Ad rupes humidas in moniibus editioribus provivi ci ae No- 
variensis. 

Pianta caespites latos eflortnans. Gaulis decimelrum nonnumquam 
longitudine allingens , totus , excepta parte suprema , ferrugineo- 
radicuiosus. Folia superiora laete viridia , lanceolata, acuta, integra, 
pericliaetialia convoluta pallida, exteriora brevia, intima longiora 
seiam arcte cingentia ; nervus in foliis caulinis subcontinuus , in 
pericliaetialibus nunc deficiens , nunc ad medium folii produclus. 
Setae pallidae super caulis innovationes parum exsertae, Capsula 



AUCTORE 3. DE HOT ARIS 2 5 7 

oblonga laevis. Opercalum in rostrum obliquimi longum e basi 
couvexa productum. 

A praecedentibus quorum habitum refert dignoscitur, setis primo 
intuitu lateralibus ob continuationem caulis , foliisque perichaetia» 
libus convolutis, 

SPHAGNUM — Scbem. 

88. Sphagnum variegatura , DNtrs mss. 

Ad rupes humidas in montibus vallis Infrasca, ad Verbanum. 

Laxe caespitosum. Caulis 6-7 centimetra altitudine adaequans , 
erectus , flaccidus, plerumque simplex. Rami tereles attenuati acu- 
tiusculi, conferii fasciculative , patentcs, deflexi , supremi vulgo in- 
curvi uncinati. Folia laxe aequaliter imbacata compagis tenuissimae, 
molles, areolis linearibus flexuosis serpentinis, late ovata oblongave, 
apice obtusa truncata , denticulata , concava , insigniter appressa ut 
una ab alia distingui nequeat , bine flavicantia , illue rufescentia 
uude plantae pulchrae variegatae adparent; inferiora marceseexitia 
opaca , cetera laevissima , nitida. 

Plurimum convenit cum Sphagno contorto |3. rufesccnte Bum. 
brjrol. univ. 1. p. 8, at ramis minime contortisi foliis aequaliter 
imbricatis , apice truncato-denticulatis ab ilio differre videtur. An 
sit tantum iliius varietas est id quod stalliere non audemus , eo 
magis quod Bridelius 1. c. varietali suae (3. tribù it folia longe 
ovata, obtusa, concava, margine revoluta, patenti a, subseeunda, 
dum in icone ab eo adducta (brjol. gemi. tab. 2. f. 6 ) folia de- 
pinguntur late breviterque cordato-ovata acuta. Ceterum pianta no- 
stra cum S. cjmbifolio vix comparanda est. 

JNDRAEJ — Ehkh. 

8q. Andraea Rotini, Web. et Mqhr. bot. tasch. p. 386. tab. 11. 
fig. 7-8, Schwaegr. suppl. 2. i. p. io. tab, 1 06 , Arn. disp. metìu 
Tom. xxxix. II 



253 MANTISSA 3ttUSG0flUM ETE. 

p. 6 } i Brjd. brfol. imivv'ì. yo. 780 , Hook. Tayl. muse, brit. p: 
6. 8, Duby bot. gali. p. 583. 

In alpibus editioribus provinciae Novàinensis ad rupes. 
Compacte caespitosa'. Caulis adscendens subsimplex centimetri! 
duo longitudine aequans. Folia imbricata falcato-secunda , lanceolato- 
subulata integra , nervo continuo praedita ; perichaelialia oblongo- 
aeuminata ; intima obtusa , enervia. Seta brevissima duo millimetra 
vix attingens, supra folia tamen exserta. Capsula oblonga in valvulas 
quatuor, apice operculi oblusi ope cohaerentes , profonde divisa. 
Plantae rigidae siccitate fragillimae fuliginoso-atrae. 

90. Andraea alpina , Hedw. sp. p. 49? Schwaegr. snppl. 1. 1. 
p. /j.2, Arn. disp. meth. p. 6 , Brid. brjol. unw. 2. p. 728 , Hook. 
et Tayl. muse. brit. p. 2. tab. 8. Web. et Mohr. bot. tasch. p. 383. 
tab. n.Jìg. 3-4, Duby bot. gali. p. 583. 

Ad l'upes in montibus editioribus vallis Infrasca. 

Ab A. Rothii foliis aequaliter imbricatis enerviis distinctissima. 

Caulis erectus vel adscendens laxe ramosus aut simplex longitu- 
dine varians a centimetro uno usque ad tria , inferne denudatus. 
Folla imbricata patentia, variant ovata vel obovata, omnia apice in 
acumen rectum attenuata , enervia , integra; perichaetialia oblonga, 
vaginantia. Plantae more praecedentium fragiles , rigidae variant , 
caespitibus laxis vel compaciis , colore omnium partium sordide 
rufescente vel fusco. 

Andraea rupestris dififert ab hac , cum qua foliis enerviis con- 
venit , foìiis ovatis oblique acuminalis , versus apicem caulium se- 
cundis : liane usque ad hodiernam diem non vidimus ex alpibus 
Italicis. 



OSSERVAZIONI 

GEOGNOSTICHE e MINERALOGICHE 

INTORNO 

AD ALCUNE VALLI DELLE ALPI 
DEL PIEMONTE 

DEI. PROFESSO UE DI MINERALOGIA 

ANGELO SISMONDA 



Lette il i3 di marzo i836. 



bell'ultima peregrinazione da me fatta nelle alpi in compagnia 
del sig. Elia di Beaumont , ebbi l'opportunità di fare alcune os- 
servazioni , che non mi sembrano immeritevoli dell'attenzione dei 
Geologi : le fo quindi argomento della presente Memoria , nella 
quale , ogni volta che senza troppo dilungarmi il potrò fare , col- 
legllerò i fatti da me veduti alla teorica oggidì ricevuta. 

VALLE D' AOSTA 

I terreni che s' incontrano lunghesso la valle d'Aosta spettano 
a quelli, che i Geologi appellano di sollevamento, primitivo, giu- 
rassico , ed alluviale ( diluvium ). 



a6o OSSERVAZIONI GEOGri OSTICHE ECC. 

Terreno di sollevamento. Le sole roccie di sollevamento eh' io 
ho potuto osservai^ sono la diorite, che si mostra sulle porle della 
città d' Ivrea, e la serpentina che su varii punti della valle sorge 
dal mezzo dei terreni stratificati , come scorge si al monte Jovet , 
al Camp-di-Pra ed al piccolo paese di Brissogno situato al sud 
della valle. Al monte Jovet questa roccia si taglia in tavole qua- 
drate di varia grandezza e spessezza , le quali si adoperano a 
vestire le parti interne degli alti forni ove si riduce la miniera di 
ferro in ferraccia. 

Terreno primitivo. Il gneiss che noi crediamo poter collocare 
col terreno primitivo si trova poco distante dalla città d' Ivrea , e 
continua quasi senza interruzione rimarchevole fino alle vicinanze 
di P erres , dove si nasconde sotto la formazione giurassica , che 
la forza dell'urto non fu abbastanza gagliarda per disperdere. 

Al promontorio su cui il nostro Governo fa ricostruire il bel- 
lissimo forte di Bard , V inclinazione degli strati è all' O. 3o. N. 
di 53°. A tre quarti d'ora di strada più all' insù di questo luogo la 
stratificazione dello gneiss pende all' O. i5. N. di 65° e dopo non 
mollo si mira ancora questa stessa roccia abbassata verso l'È. i5. 
S. di 68°. Io mi limito a queste poche indicazioni sul giacimento 
dello gneiss , perchè dovrò ritornarvi fra poco parlando della for- 
mazione giurassica. 

Terreno giurassico. Stando alle divisioni più generalmente 
ammesse dai Geologi , il terreno giurassico della valle d'Aosta 
appartiene alla parte detta giurassica superiore. Ivi gli strati e 
straticelli di questa formazione furono notevolmente scossi e mo- 
dificati dalle roccie ignee, onde non è da far maraviglia se distinti 
Geologi non abbiano saputo con sicurezza classificarli : ciò sarebbe 
a me pure accaduto, se favorevoli occasioni non mi avessero posto 
nella circostanza di esaminare altrove fatti identici in compagnia 
di due dei più celebri Geologi che vanti l'età nostra. 

Le roccie di questo terreno in complesso sono: arenaria (grès), 
scisti, e calcarei. Esse si alternano insieme senza però mantenere 



DEL PftOF. ANGELO SISMONDA 36 (' 

ima costante regolarità , dimodoché or le une or le altre d. Ile suc- 
citate roccie a vicenda compariscono. 

L'arenaria, per l'azione delle roccie pirogene, si converlì in un 
quarzo granoso diviso in tavolali per l' interposizione di sottili fogli 
di sostanza talcosa or bianca argentina ed or leggermente verdo- 
gnola. Il combaciamento di un tavolato coll'altro è sì stivo e per- 
fetto, che quantunque molti sieno addossati gli uni agli altri, tut- 
tavia ciò non si distingue colla sola ispezione degli occhi. Codesta 
roccia così conformata rimane per lo più inserta tra gli strati sci- 
stosi e calcarei ; ma avviene eziandio ch'essa si trovi in contatto 
immediato col terreno primitivo, e in tal condizione l'osservai poco 
oltre il forte di Bard, dove inclina ai N. di 53°. Mirai pure que- 
sta roccia presso il terreno di sollevamento , ma debbo far os- 
servare che in tal caso essa è di una struttura maggiormente 
cristallina con alcune altre differenze, le quali sembrano essere state 
cagionate dalle sottostanti roccie ignee. 

Io mi dispenso dal parlare di tutte le varietà degli scisti che 
in grande numero e abbondanza si rinvengono nelle montagne di 
questa valle ? essendo essi stati descritti dal Saussure nella sua 
opera sulle alpi , e mi limito ad avvertire che la pietra di corno 
(scisto talco-felspatico) come le altre roccie nominate dal suddetto 
Autore , nelle quali entrano il quarzo , la mica e il calcareo, sen- 
branmi tutte contemporanee alla formazione giurassica superiore. 

Questi sedimenti mostrano d'essere stati urtati e smossi più volte, 
onde facilmente si concepisce la cagione dei frequenti cambiamenti 
delle loro inclinazioni , e di quelle altre anomalìe di posizione in 
che noi gli osserviamo. Sotto Verrez p. e. gli strati sono piegati a 
zigzag per un piccolo tratto di strada, poi si abbassano di 55° verso 
l'È. 35 S. per quindi alzarsi di nuovo in senso diametralmente 
opposto sopra il terreno primitivo. A un'ora e mezzo di cammino 
da questo paese e seguitando la grande strada rasente le radici dei 
monti , si arriva a un botro , il quale prende la sua origine nei 
monti di Camp-di-Pra. Precisamente a questo luogo la formazione 



262 OSSERVAZIONI GEOGNOSTICHE ECC. 

giurassica inclina all' E. 20. S. di 6o°. Continuando l'esplorazione 
di quei monti si trova a una lega circa di distanza , che le falde 
degli scisti modificali, che li compongono, sono inclinate all'O. i5. 
N. di 5o°. A questo punto circa i scisti sono surrogati dà un cal- 
careo lamellare , bianco bigio , nel quale sono qua e là annic- 
cbiati piccoli ingemmamenti cubici, o amorfi di ferro piritoso, 
i quali a misura che si producono delle frane e che per tal modo 
vengono in contatto degli agenti atmosferici , si decompongono la- 
sciando macchie di varia grandezza , di tinta gialla sporca , dette 
di ferro. Un simile calcareo osservasi in una propagine dei monti 
laterali , che alzasi in uno spazio lasciato per un certo gomito o 
ritiramento di essi monti a una mezz'ora di cammino prima di 
giungere alla salita del monte Jovet. In questo monticello e in 
quelli attigui , similmente calcarei , appajono cene striscie , che 
sono le comissure degli strati, per cui potei riconoscere ch'essi 
inclinano all'O. i5. N. di 5o°. Varii piccoli filoni di sostanza quarzo- 
talcosa sono visibili in questi monti, ma specialmente nel piccolo 
monticello , su cui ora si sta costruendo una chiesa. Nel mag- 
giore di essi, situato accanto della chiesa, sonovi cristalli ben de- 
cisi di calce ferro-mauganesifera, ingemmati di quarzo , le quali 
sostanze sono debolmente velate di materia talcosa verdognola. 

Al monte Jovet la serpentina sollevandosi s'incontrò negli strati 
giurassici , che le sono quivi immediatamente sovrapposti, li ruppe, 
ed insinuandosi nelle fenditure , e nei loro vani ne investì una 
grossa porzione , che si cambiò in scisti più o meno talcosi con 
aspetto e tinta diversa. Oltre queste modificazioni , produsse molti 
e assai variati slogamenti negli strati , per cui essi sono ora in 
uno , ora in un altro verso piegati e inclinati ; ma più general- 
mente pendono al N. i5. O. di 35°. Non è inutile l'avvertire a tale 
proposito, che quanto più la formazione giurassica si allontana dalla 
serpentina, tanto più essa si avvicina alla sua maniera d'essere or- 
dinaria , e ciò in modo abbastanza sensibile , perchè se ne -possa 
seguitare e riconoscere tutti i passaggi. 



DEL PROF. ANGELO SISMONDA , a 63 . 

Tra questo monte , che propriamente è un risalto della catena 
'laterale , e il paese di 6". Vincent, le roccie non cambiano di na- 
tura e composizione dalle precedenti , ma variano assai notes-- 
volmente d' inclinazione , essendo essa lungo questo breve • tratto 
di strada di 65° al S. io. E. La roccia calcarea non s'incontra 
più che nei monti che circondano Chatillon. La parte- esterii?» 
di essi per l'acqua e per gli altri potenti agenti atmosferici è come 
sfarinata, tuttavia si riconosce ch'essi sono composti di; una nui- 
merosissima serie di falde sovrapposte le une alle altre y incli- 
nate all' O. 20. N. L' aspetto di questa roccia si vede poco, .a 
poeo mutare , e quindi nelle vicinanze di Ciambava essa è itìtieira-. 
mente rimpiazzata da uno scisto talcoso verde, ancora un poco/cat- 
careo , colle falde quasi a perpendicolo e facilmente separabili ,ift ; 
sottili sfoglie. ' '"- '••> , ' 

Quel tratto di strada , che rimane ancora a farsi per giungere 
alla città d'Aosta , è alle radici di piuttosto scoscesi monti com- 
posti delle stesse roccie insieme alternanlisi , e qualora non siano 
esse coperte dall'alluvione scorgonsi in varii sensi dislogate. Nelle 
prossimità di Nuz vidi scisti inclinati al S. 1 5. E. di 3o°. Poco 
prima di Villafi-anca gli osservai pendere al S. 10. E. di 4°° > e 
infine in molti punti frapposti ai due succitati luoghi \ gli strati 
giacciono abbassati all' E. 35. S. 

La città d'Aosta è in fondo d'un bacino attorniato di monti 
ricoperti di ricca e prosperosa vegetazione. Dove sonovi frane o 
dirupamenti, si vede molto distintamente , che quei monti sono com- 
posti di moltiplici strati di scisti perfettamente consimili a quelli 
accennati, fra quali di quando in quando sono intromessi banchi di 
pietra calcarea , divisi in molte falde , tra le quali sia naturalmente, 
sia per parziale sfarinamento o disaggregazione, si trovano sottilissimi 
suoli di terriccio leggermente tinto in giallo. Attrassero la mia atten- 
zione certi filoni di dolomia di tinta bianca sfumata, i quali escono 
di mezzo agli scisti , che costituiscono col loro accumulamento i 



OSSERVAZIONI GEOGN OSTICHE ECC. 

naonli posti al sud della città. La grande alterazione di questi «cisti 
giurassici deriva in gran parte dalle particolari reazioni che segui- 
rono quando si formò la dolomia. 

La pietra calcare che nel basso della valle appena appena rin- 
viensi ora iu strati ora iti banchi alternantisi cogli scisti, forma 
quasi da essa sola la maggior parte dei monti che fiancheggiano la 
strada che dalla città d'Aosta conduce a S. Didier. Essa è bigia , e 
talvolta anche bianca con una certa lucentezza che proviene dall' 
esservi doviziosamente inserta sostanza micacea. La sua struttura 
è costantemente cristallina , ed alla sua superficie rendesì sempre 
osservabile una tal quale decomposizione , che le dà un aspetto 
terroso , bigio sporco. Alla parte esterna di questi monti appari- 
scono moltissime rilegature di spato calcareo , donde arguii , che 
quelle contrade furono soggette all' influenza di due sollevamenti , 
che il verso, pel quale le venule si estendono, fa credere sieno gli 
ultimi due accaduti ; di codeste screpolature riempite dai depositi 
acquei, havvene tutto al lungo di quella valle , ma più distinte 
e decise si osservano in un monticello, che sta dirimpetto all'antico 
castello di Amaville , dove i banchi calcarei sono separati da scisti 
micacei colla direzione dall' E. 3o. N. all' O. 3o. 8. 

Una tale alternativa di roccie poco a poco diminuisce e ter- 
mina nei contorni di Villanova , dove domina il micascisto quarzoso, 
i)igio rossigno , e sensibilmente calcareo, colle falde inclinate all'È, 
io. S. di 25°. Questa maniera d'essere degli strati, che ricorda il 
sistema delle alpi occidentali, è poco durevole, imperciocché a 
una lega circa di là di Villanova essi sono diretti dall' E. 20. 
N. all' 0. 20. S. I monti situati poco più all' insù hanno gli 
strati diretti nella stessa guisa , con una diminuzione però di 
io ; le cose si ristabiliscono poi di là di Livrogne , dove i monti 
sono formati di strati nuovamente diretti dall' E. 20: 25 N. all'O. 
20 : 25 S. 

r. In un risalto di queste montagne, a una lega circa prima di 



mu PROF, ANGELO SISMOSPA 2(>5 

arrivare alla Sedie Sonovi fra gli accennati scisti numerosi straticejli 
di arenaria alterata , la quale ha l'aspetto del scisto quarzoso per 
la copiosa quantità di materia talcosa che vi si trova inserta e che 
ne rende assai agevole la divisione ; per modo tale ch'essa dirupa, 
è il monte eh' è formato di falde quasi a perpendicolo appare molto 
ripido , e scosceso. 

Le mie ricerche nei monti di S. Didier ad altro non mi con? 
dussero che al ritrovamento di pietra calcare , la quale conserva 
costantemente una struttura cristallina. Essa è in istrati che hanno 
la loro testata alzata di 63° verso il N. O. Questi monti sono come 
retati per tante rilegature o venule spatiche che s' intersecano in 
due ben distinte direzioni , concordanti con quelle che tenevano le 
spinte che cagionarono le ultime due rivoluzioni geologiche. 

Alluvione antica ( diluvio ). Ad oggetto di evitare qualunque 
confusione , gioverà eh' io prevenga prima di tutto , che nell'allu- 
vione antica ? io comprendo soltanto i sedimenti lasciati indietro 
dalle acque nell' epoca in cui la terra ha ricevuto la presente sua 
configurazione* 

Ho sempre stimato utilissima cosa lo studiare e il raccogliere \ 
ciottoli che giacciono nelle valli } siccome quelli che mettono in^ 
prospetto le roccie ivi esistenti; perciò ne' paesi, de' quali ho visi» 
tate le montagne , non ommisi mai di rivolgere innanzi tutto la 
mia attenzione sopra le pietre erratiche de' fiumi P raccogliendo 
quelle che all' aspetto apparivamo! dissimili 3 per meglio dirigere 
poscia le mie gite or nell'uno or nell'altro de' monti circostanti , 
dove mi lusingava di rinvenire le dette pietre nel naturale loro posto. 
Praticando simili ricerche per scoprire la provenienza dei ciottoli 
nascosti negli strati di ghia j a e argilla alquanto micacea , che co* 
prono la superficie di una porzione dei monti della valle d'Aosta , 
m'accertai ch'essi furono tutti staccati da quelle contigue giogaje ; 
la ghiaja in certi luoghi fu insieme conglomerata e impietrita da 
un sugo calcareo argilloso. Molti massi di questa poddinga simile 
si calcistruzzo trovai all' 0. S, 0. della città d'Aosta , alle radici 
Tom. KK 



366 OSSERVAZIONI GEOGN OSTICHE ECC. 

dei monti lunghesso la Dora. Questa poddinga è perfettamente con- 
simile ai parallepipedi di cui sono costrutti gli antichi edifizii ro- 
mani in quel paese. E generale opinione ch'essi sieno pietre fattizie; 
io credo però che i Romani non abbiano fatto che estrarle da 
questo terreno che in quei contorni è abbondantissimo. 

PASSAGGIO DEL PICCOLO S. BERNARDO. 

Il varco di questo monte è facile ma soverchiamente monotono 
pel Geologo , il quale non v' incontra che poche varietà di roccie 
del terreno giurassico superiore. 

Terreno giurassico superiore. La strada che da S. Didier con- 
duce a questo monte costeggia più o meno regolarmente il piccolo 
torrente denominato la Thuile , nel quale radunansi le acque che 
scendono dal piccolo S. Bernardo e dal ghiacciajo detto Ruitau, e 
segnalo sulla carta di Raymond col nome di Ruitor^s. 

Dopo aver camminato una lega circa in mezzo a montagne 
scisto-calcaree , si arriva a una serie di scisti quarzo-micacei della 
medesima formazione giurassica superiore , i quali sono diretti dall' 
O. io. Ni all'È, io. S. coli' inclinazione verso a quest'ultimo punto 
dell'orizzonte. Le stesse cose mantengonsi fino al villaggio della 
Thuile, in prossimità del quale si estrae dal mezzo degli scisti giu- 
rassici un'ottima antracite. 

Per giungere a questo paese si guadano due o tre botri prove- 
nienti dal monte Cramont che forma parte delle giogaje che spal- 
leggiano la strada al N. N. O. Non potendo salire quei monti mi 
contentai d'indagare i ciottoli rapiti dalle acque alle loro sommità, 
i quali mi si palesarono nella più evidente maniera identici al cal- 
carei screziati, riconosciuti alle radici dei medesimi. Questi ciottoli 
così dispersi negli alvei di quei ruscelli sono venati di spato cal- 
careo in due diversi sensi, ciocché testifica la verità delle antiche 
scosse. 



DEL PRÒF. ANGELO S1SM0NDA 267 

I ciottoli che giacciono nel letto della Thuile sono rottami di 
rocce staccate dalle falde o dalle cune di montagne lambitelo 
dal fiume medesimo o dai botri che in esso si scaricano. Tra questi 
rimasugli dell'odierna degradazione dei monti ne ammirai molti ana- 
logi alla pocldinga di Valorsina (*) , e molti altri che comprovano 
in quelle giogaje la permanenza del terreno primitivo. Queste roccie 
mancando nel monte del piccolo S. Bernardo, io sono propenso a 
credere ch'esse discendono dal Ruitors , le cui acque si versano 
nella Thuile. 

Nella ricognizione del piccolo S. Bernardo vidi soltanto alter- 
native di scisti argillosi e quarzosi modificati , e di calcarei or 
granosi semplicemente, ed or granosi micacei, i quali in certi luoghi, 
per le emanazioni uscite dalle viscere della terra , furono trasfor- 
mati in gesso. Queste roccie nelle vicinanze di Pont-Cheran sono 
dirette dall' E. 20. N. all' O. 20. S. colle testate elevate di 35° 
verso la catena del monte Bianco. Al dissotto di questo paese la 
strada è ingombra di pietre scantonate, di serpentina , di gneiss, 
di quarzo, ecc. Nessuna di queste roccie rimanendo in quei monti, 
io mi sono fermato sull'idea , ch'esse sieno state tolte dall'ultimo 
conlraforte del Cramont , donde prendono origine tre botri che in 
un medesimo alveo si riuniscono al N. N. O. del paese. 

Nella porzione del monte , superiore a Pont Seran , gli scisti 
sono attraversati per varii versi da rilegature quarzose, e giacciono 
diretti dall' O. 20. N. all' E. 20. S. con una inclinazione opposta 
alla catena centrale. A queste cose debbo aggiungere che nelle vi- 
cinanze dell' Ospizio trovansi massi di mole considerevole di cor- 
niolo , confuso dal sig. Saussure col tufo. Tale roccia ch'io osservai 
eziandio al Montecenisio fa testimonianza delle reazioni e degli 
attriti succeduti all'occasione dei sollevamenti , avvegnaché è og- 
gimai generalmente ricevuto dai Geologi, ch'essa risulta dallo 



(*) La poddinga <ii Valorsina fa parte del terreno giurassico inferiore. 



268 OSSERVAZIONI GEOGIN OSTICHE ECC. 

sfacimento e tritolamento dei sedimenti preesistenti a questi avve- 
nimenti. V'hanno in essa vuoti e sgonfi i quali certamente servirono 
di ricettacolo a quei gaz, che venivano tramandati dalle caverne 
sotterranee. Comprova poi vie maggiormente la verità di queste an- 
tichissime reazioni , la calce carbonata voltata in gesso , che giace 
intercalata agli scisti nei due valloni che sotto all' Ospizio tendono, 
uno verso il S. E. e l'altro verso il N. E. 

Gli strati nella propagine della catena a un'ora circa dall'Ospizio 
stanno diretti dal N. 20. E. al S. 20. O. Nessun' altra particolarità 
m' è avvenuto di notare tutto al lungo di quella discesa acquapen- 
dente nella valle d' Isera , fuorché alcuni strati di calce car- 
bonata cambiati in gesso nei monti sotto S. Germano. 

DAL BORGO DI S. MAURIZIO AL COLLE DI RÈME 
NELLA VALLE DELL' ISERA 

Con molta attività m'adoperai a indagare V indole dei monti 
circostanti al borgo di S. Maurizio. In essi scorsi soltanto le roccie 
della formazione giurassica superiore , le quali , non so per quale 
cagione , appajono meno alterate ; dimodoché gli scisti carbonosi 
mantengono il loro aspetto , ed una gran parte della loro naturale 
dolcezza al tatto. 

Terreno giurassico. I pendii di questi monti sono vestiti di sì 
prospera e folta vegetazione che per riconoscerne la natura e la 
struttura è d'uopo cercare dove gli agenti atmosferici produssero 
delle frane. Un monacello tutto dirupato si trova all'O. N. O. del 
paese , per cui rimane facile studiarne la natura, e quindi arguire 
quanto non è possibile di vedere. Egli è composto di scisti argillo- 
carbonosi in falde collocate le une sulle altre. In mezzo alla farra- 
gine di quei rottami ne scopersi alcuni che offrivano belle impres- 
sioni, di piante , per quanto mi parve > identiche a quelle che si 



DEL PROF. ANGELO SISMOKPA 269 

incontrano , in un scisto consimile , a Petit-Coeuv , più al basso 
della stessa valle. Associata a questi scisti havvi l'antracite ; ora 
queste osservazioni da me fatte mi convinsero pienamente, che il 
posto, che noi abbiamo assegnato a quei terreni nella classificazione 
geognostica , è quello che mirabilmente loro conviene. 

Poco distante da questo monticello havvene un altro, che è una 
diramazione della catena fiancheggiante la valle. Esso spalleggia il 
piccolo botro dove sono raunati i gemiti vi e gli acquitrini dei 
monte Arbonne. La sua pendice è tutta dirupata a perpendicolo 
comechè fosse tagliato a picco , lascia perciò vedere la roccia, che 
è la solita arenaria alterata, divisibile in tavolati per le numerose 
piazzette di sostanza talcosa insertivi , e collocate su di uno stesso 
piano. Le falde dinotano che la roccia andò soggetta all'azione degli 
agenti modificativi, poiché oltre essere composte di una conglome- 
razione di piccoli granelli cristallini, sono esse piegate e ripiegate su 
loro stesse, e con questa configurazione descrivono un semi-circolo , 
le cui estremità si sprofondano nel suolo. 

Osservasi inoltre che i monti dell'una e dell'altra parte della 
valle sono identicamente conformati di strati e banchi calcarei sae- 
caroidei , o saccaroidei-micacei , alternantisi con gesso e cogli scisti 
modificati. Queste sostanze nelle due serie parallele di monti } 
stanno con una inclinazione diametralmente opposta , il che mi fa 
pensare che quella valle sia un'affossatura depressione del suolo, 
che i Geologi Francesi chiamano col nome univoco di faille. Tal 
cosa essendo , essa succedette certamente nell'ultima rivoluzione 
geologica, colla quale la direzione di quella valle si accorda in 
gran parte. 

Impiegato il maggior tempo possibile alla ricognizione di questi 
monti , m'avviai poscia verso l'estremità superiore della valle per 
quindi discendere in quella di Rème , varcando il colle di questo 
nome. Nell'alveo del botro che s' incontra innanzi d'arrivare a 
$. Foj , mirai molti pezzi scantonati di roccie del terreno primi- 
tivo , eh' io giudico rapiti ai monti dove sono vi i colli detti du 



270 OSSERVAZIONI GEOGNOST1CHE ECC. 

Moni e du Lac , perciocché da essi prende origine quel botro. Si 
ricorderà il lettore eh' io ho parlato di tali ciottoli esistenti nella 
77iuile , e si ricorderà eziandio che ho detto provenir essi dal 
ghiacciajo appellato Ruitors ; ora parrai si possa conchiudere con 
qualche fiducia, che su quelle vette esiste una ellissoide di terreno 
primitivo scoperto , la quale ha il suo più grande asse presso-a poco 
dal N. al S. nella qual linea comprendonsi le creste ove sonovi i 
varchi delti colli du Mont , du Lac , ed iì ghiacciajo di Ruitors. 

Fino a S. Foj , i monti da ambedue le parti della valle notansi 
composti di scisti alternantisi con calcarei saccaroidei , disposti a 
làide molto inclinate all' O. 26. N. In questo luogo la continua- 
zione delle roccie viene interrotta dall' interposizione di copiosi 
straticelli di arenaria modificata, perfettamente analoga a quella di 
S. Maurizio. 

Proseguendo il viaggio lungo la strada , tirata alla radice dei 
monti , terminati i straticelli d'arenaria riuniti in banchi , ritrovai 
gli scisti alternantisi col calcare che si abbassano al S. 3o. E. dopo 
il torrente della Sassière incontrai altri monti , composti ancora 
delle stesse roccie sovrapposte allo scisto antracitoso, ma colle loro 
falde inclinate all' 0. 7. S. Nei monti che succedono a questi, re- 
gnavi grande confusione nella stratificazione, talché si deve credere 
che furono più degli altri scossi all'occasione delle catastrofi geo- 
logiche. 

Si arriva per una strada tagliata talvolta alle radici, e talvolta 
sul pendio dei monti , alla fine ossia all'estremità superiore della 
valle , dove i monti hanno la forma di grandi anfiteatri, colle pa- 
reti tagliate quasi a picco , tutte gobbe e scanalate per i risalti di 
quelle propagini montuose : e nel fondo hanno un partente con un 
poco di vegetazione, lo che modera e ingentilisce molto l'orrore di 
quei precipizi. Da questi monti si varca per facili colli nella Flo- 
riana , nella valle dell' Orco , ed in quella di Rème. Non potendo 
it) disporre di tempo sufficiente per indagare tutte quelle giogaje , 
intrapresi a studiare i ciottoli , meglio i pezzi informi che le 



/ 



DEL PROF. ANGELO SISMONDA 2jr 

acque all'occasione delle fiumane trascinano al basso. Da tale studio 
conobbi che tutte quelle vette e quei pendii sono coperti dalla for- 
mazione giurassica , analoga a quella esistente tutto al lungo della 
valle ; meno però la cima del monte Iseran , dove deve essere a 
scoperto un lembo di terreno primitivo, poiché il ruscello clip ne 
discende conduce al piano numerosissimi pezzi di roccie di questa 
formazione. Io penso che questo terreno coprala serpentina, poiché 
le acque che da questo monte discendono a Bonneval nella Flo- 
riana , conducono moltissimi ciottoli e massi di queste due roccie, 
come m'accertai io stesso in un viaggio fatto in quelle regioni. 

Esplorata la valle salii al colle di Rème, la qual salita è mollo 
difficile , ed a certe stagioni anche pericolosa , dovendo il viaggia- 
tore farsi strada in una altissima neve. Vi vollero sette ore a uscire 
da quel ghiacciajo. Vinto dalla fatica non potei pertanto esaminare 
quei monti nel modo ch'io bramava; con tutto ciò ne vidi abba- 
stanza per poter accertare , ch'essi sono costituiti di roccie scisto- 
calcaree del terreno giurassico superiore , e tali continuano fino al 
villaggio di N. D. di Rème , situato ai piedi di questo colie , dove 
giunsi alla sera in compagnia del sig. Beaumont e del sig. Coniba 
disegnatore al Museo ; di .Zoologia , eh' io aveva ottenuto di con- 
durre meco , e la cui opera mi fu in tutto il viaggio di giovamento 
grandissimo. 

Il giorno dopo il sig. Beaumont passò nella valle di Savaranche, 
ed io andai ad aspettarlo in Aosta discendendo per quella di Rème. 
Alcuni incomodi sopraggiuntimi m' impedirono di indagare V in- 
dole dei monti come io m'era proposto, tuttavia potei fare indagini 
sufficienti per accertare che tutto al lungo di questa valle non vi 
rimane il terreno primitivo smantellato della formazione giurassica, 
salvo in alcune cime, donde le acque ne rotolano numerosi massi, 
che vidi depositati sotto il villaggio Creton. Il sig. Beaumont notò 
la medesima cosa nei monti acquapendenti nella valle di Sava- 
ranche, che corre parallelamente a questa. La >roccia è un gneiss 
di tinta alquanto scura, nel quale sono imprigionati piccoli cristalli 



2-p OSSERVAZIONI GEQONOSTICHE E.CC, 

rossi di giacinto, con aspetto grasso particolare. Studiatone la natura, 
trovai essere i medesimi titanio siliceo calcareo (sfeno, titanite) , 
che combinano nella loro forma geometrica con una o con l'altra 
delle due , chiamate da Havy Ditetraedre e Triforme. 

L' indole della formazione giurassica è consimile a quella delle 
altre località che abbiamo fin qui ricordate, pertanto le pendici da 
ambedue le parti della valle sono composte di scisti , nei quali a 
luogo a luogo stanno interposte varie grosse falde di calcare. Non 
potei verificare tutte le direzioni dei dislogamenti, tuttavia da quei 
pochi che ho notati , parmi si debba conchiudere , ch'essi furono 
cagionati dall'ultimo sollevamento, almeno l'effetto di questo appare 
meglio pronunziato e maggiormente chiaro, 



VAL PELLINA» 

Si arriva in questa valle per una tortuosa via tagliata a certa 
altezza , sul dorso delle falde acquapendenti in un torrente dove 
vengono a radunarsi tutti i gemitivi e acquitrini che sortono e discen- 
dono dalla valle del Gran S, Bernardo , la quale viene ad aprirsi quasi 
al principio di questa. Osservammo in quei monti i terreni : pri- 
mitivo , giurassico , e alluviale , de' quali faremo conoscere quanto 
abbiamo notato di essenziale. 

Terreno primitivo. Comincia ad apparire il terreno primitivo 
sotto il villaggio eli Valpellina dove per lo sporgimento di un con- 
trafforte della catena principale , la valle si divide in due rami. Noi 
entrammo in quello diretto al Nord, ed abbiamo notato che il ter- 
reno primitivo nelle vicinanze di Ollomont si nasconde sotto quello 
della formazione giurassica. Egli è composto di un gneiss, d'aspetto 
assai bello per le tinte , or bruna scura ed or rosea del suo felspato, 
Le falde inclinano al N. i5. E. , ma mano mano che si va più 



DEL PROF. ANGELO SISMO É DA 2^3 

avanti nella ellissoide , tale essendo la figura che si può assegnare 
a quel noceiuolo di terreno primitivo, la direzione cambia essen- 
zialmente , e diviene perpendicolare alla vaile stessa. 

Nel salire a questo villaggio , situato sopra un risalto di quei 
monti , incontrami qua e là giacenti dispersi per la strada grossi 
massi di bellissimo granito. A tale vista credei di scoprire in quei 
luoghi la roccia nel suo posto naturale , ma le mie ricerche tor- 
nando vane , dovetti perciò persuadermi ch'essi provengono pro- 
babilmente dal monte Cervino , alle cui radici va a terminarsi il 
vallone contiguo a quello da noi percorso. 

Terreno giurassico. Nel principio della valle questo terreno è na- 
scosto sotto l'alluvione in cui vi prospera una ricca vegetazione. Dove 
è scoperto si riconoscono i soliti scisti micacei o micacei calcarei, ne' 
quali racchiudoiisi banchi e strati di calcare granoso, bianco bigio. Di 
là di OliomontVi succede un scisto talcoso verde, sparso di scarsissimi 
granicelli bianchi di felspato , che il suo lustro fa apparire vitreo. 
Esso compone un pezzo di aspro monte , che ha le pendici ripide 
e malagevoli a montarsi , non ha quasi punto terra , e perciò è 
totalmente nudo , a riserva di alcuni radi cespugli, che a gran fa- 
tica vi crescono. I massi che lo formano sono disposti a falde tal- 
mente piegate e tortuose, che non è possibile fissarne una regolare 
direzione. 

La natura ha collocato nelle viscere di questo monte un filone 
di rame piriioso stato anticamente lavoralo con molto vantaggio. 
Varie erano le gallerie e i cuniculi nella pendice del monte , da 
cui si estraeva il minerale, ma in oggi sono quasi localmente ac- 
cecati o ripieni dalle acque, sicché è impossibile penetrare dentro 
per esaminare la direzione del filone, e le altre circostanze, tanto 
essenziali al nutrimento della teoria della scienza. In alcuni cumuli 
di scarico o sterro rigettato anticamente quando si scavava la mi- 
niera, io vi trovai pezzuoli della pietra del monte rivestiti di rame 
carbonato azzurro ed in alcuni luoghi verde, che investe le pareli 
Tom. xxxix. LL 



274 OSSERVAZIONI GEOGN OSTICHE ECC. 

interne di piccoli ventricini ; pezzuoli di vena di rame, e quasi 
tutta rame , con pochissima impurità. Questi nella superficie com- 
pariscono vestiti della solita crosta di rame carbonata verde; dentro 
poi sono per lo più d'una pasta similare ed uniforme , fitta , di 
grana minutissima, e di colore giallo d'ottone ma più intenso, e 
pesantissimi. Ve ne sono de' pezzi di pasta simile , non però tanto 
fìtta ed uniforme, ma disposta in massa lamellare, e che si sfalda 
assai facilmente. Notisi che in questi stessi rigetti si trovano molti 
pezzi di vena , che a prima vista sembra ricchissima , ma sono 
magri , per le squametle di talco che vi stanno interposte con 
qualche abbondanza. Altri finalmente ne trovai che hanno incor- 
porati nel loro impasto mazzoletti d' ingemmamenti di ferro piritoso, 
che si disfano in ocra di color giallo. 

Nei monti che succedono a questo ricompajono i scisti calcarei 
divisi in falde abbassate verso 1' E. 5. S. , e in mezzo a monti di 
tal natura si cammina fino al Chalet du Puj posto all'estremità 
superiore della valle. Questa inclinazione persiste nella maggior 
parte di quelle roccie , e le poche eccezioni eh' io notai , sono da 
me giudicate di sì lieve conseguenza , che tralascio di qui inse- 
rirle senza che perciò ne abbia a derivare scapito alla teorica. 

Terreno diluviale. Fin qui abbiamo ricordati gli effetti prodotti 
principalmente delle forze interne del globo ; ci resta a far men- 
zione degli strati di sabbia e di ghiaja con quella farragine di ciot- 
tolame che costituiscono l'alluvione. Questi sedimenti coprono sol- 
tanto il dorso dei monti inferiori, e sono in tutto e per tutto ana- 
loghi a quelli già da noi descritti della valle d'Aosta } onde dobbiamo 
viemaggiormente vedere in questa similitudine , eh' essi furono ab- 
bandonati da una medesima fiumana. 



DEL PROF. ANGELO SISìVtOjJPÀ 



VALLE di GOGNO 

Gran nome procurarono a questa valle le ricche miniere di 
ferro ossidolato , che rimangono sulla vetta di uno di quei monti 
che ne chiudono l'estremità superiore. Nessuna estesa indagine si 
era fìn'ora praticata collo scopo di riconoscerne 1' indole geogno- 
stica ; una tale ricerca pareami dovesse riuscire molto utile , 
sospettando io tutta la propagine di quei monti colpita da due 
dislogamenti , come mi confermarono i fatti riconosciuti in questo 
viaggio. 

La figura della valle è alquanto variata per causa dei frequenti 
ristringimenti delle due catene laterali, a cui d'ordinario seguono 
allargamenti d'aspetto e forma similmente diversi. La causa da cui 
provengono simili irregolarità , è pure quella che determinò nella 
stratificazione "varie rotture e ripiegature per cui talvolta rassomi- 
gliano ai cavalloni marini. Da questi accidenti derivano eziandio i 
replicati gira-volti della valle stessa, la quale considerala a parte di 
queste anomalie corre dal N. 32. O. al S. 32. E. 

Le roccie d'un suolo in tal guisa tormentato sono pur esse es- 
senzialmente modificate nella loro composizione, talché si giudiche- 
rebbero in quella valle più terreni , quando le più diligenti ricer- 
che per arrivare alla loro distinzione , me ne scopersero soltanto 
quattro , e sono questi i terreni: di sollevamento, primitivo, giu- 
rassico e alluviale (diluvio ). Queste divisioni occorreva eh' io sta- 
bilissi, prima di continuare la narrazione di quanto mi avvenne di 
notare. 

Terreno di sollevamento. Sorgono di questo terreno alcuni mon- 
ticela, che in vero sono piccoli risalti di uno solo, composti di 
serpentina verde-scura, e scevra d'ogni altro minerale, permodochè 
la sua pasta appare omogenea , a grani fitti , e compatta. La sua 
frattura è scagliosa. È dotata di ragguardevole tenacità. Messa in 



OSSERVAZiOKI • GEOGK OSTICI! E ECC. 

vicinanza dell'ago calamitalo lo fa prontamente- deviare e talvolta 
perfino ne respinge una delle estremità, Questa incorporazione vuole 
essere tenuta in conto , poiché, come diremo in seguito, serve fino 
a un certo punto per stabilire, che il ferro ossidatalo da cui pro- 
vengono questi fenomeni , fu spinto fuori dall' interno del globo 
insieme colla serpentina. 

Nel letto dei torrente che scorre tutta la valle, e che raccoglie 
tutti i botiù e rigagnoli discendenti da quei aspri c solcati pendii, 
trovai piuttosto in gran numero pezzi e massi scantonati di ser- 
pentina , stati tolti ai monti superiori , poiché in essi soli mirai 
tale roccia nel suo posto naturale formare sul suolo verruche o 
monticelli al di là del piccolo luogo di Gimilian, donde si pro- 
siegue fino all'estremità superiore della valle, senza però essere co- 
stantemente visibile, non avendo ricevuto una spinta abbastanza 
forte per squarciare e respingere la formazione giurassica che la 
ricopre. Questi aspri pezzi di monti hanno i pendii rapidissimi per 
la facilità con cui gli agenti atmosferici gli obbligano a franare o 
dirupare; il che io attribuisco ai graneliini di ferro ossidulato fram- 
misti a quella pietra , i quali sopraossigenandosi sciolgono ogni 
legge d'equilibrio necessaria , perchè le cose rimangono nel loro 
stalo naturale. 

10 colloco qui col terreno di sollevamento, il ferro ossidulato, 
la dolomia e la calce solfata. Su queste ultime due sostanze stetti 
alquanto dubbioso, poiché io credo colla pluralità dei Geologi che 
esse sieno depositi acquei , così trasformati , per la fissazione di 
alcuni principi! emanati dalle profondità terrestri ; ma attualmente 
esse ritengono tanta analogia con quelle veramente plutoniche, ch'io 
stimo doversi piuttosto con questo che con quelle considerare. 

11 ferro ossidulato è ordinariamente a grani fini e compatto , e 
talvolta s'accosta alla struttura laminare. Nel suo impasto ha incor- 
porato piccoli in gemmameli li di piriti dello stesso metallo, le quali 
appena vengono in contatto degli agenti atmosferici , ne sono pro- 
fondamente intaccate , e cangiansi in sopra-solfato di ferro , che in 



DEL PROF. ANGELO SI SMONDA 2^- 

finissimi crislalli capillari , o filamentosi ingemmano le cavità J ove 
prima risiedevano le piriti. Quando poi sono riuniti in grande copia, 
allora generano sulle pareti del minerale un certo lai quale alza- 
mento o sgonfio t nel cui interno si è certo di trovare l'accennato 
solfato. La miniera è riposta nel terreno giurassico , al quale Iia 
cagionato modificazioni essenzialissime , sia per l'urto con cui lo 
percosse , sia perchè con essa giunsero alla superficie terres'.re diarie 
sostanze gazose , che reagirono potentemente sui terreni preesi- 
stenti. Debbo avvertire che il ferro e la serpentina che sta con esso 
congiunta agirono meccanicamente sulle roccic, cambiandone l'ori- 
ginaria loro posizione , e fors'anche procurarono colla loro elevata 
temperatura la struttura cristallina che in esse ravvisiamo ; ma per 
nessun motivo dobbiamo attribuire alle due accennate sostanze la 
trasmutazione della calce carbonata in gesso e in dolomia ; queste 
due roccie procedono certamente dall'emanazione dei gaz solforici, 
che decomposero il carbonato calcare , e dai vapori magnesiaci che 
fermandosi e fissandosi nello stesso carbonato non decomposto , ne 
modificarono la composizione. Questa opinione stata emessa dal ce- 
lebre Debuck trovò forti oppositori, che negando la volatilità del 
carbonato magnesiaco , tacciavano di falsa l'opinione del valente 
Geologo Prussiano , e limitavano così ingiustamente le forze della 
natura ; ma questa opposizione era fondata su una supposizione , 
che il tempo doveva smentire , come di fatti avvenne , quando il 
sig. Daubney scoprì che il carbonato magnesiaco è volatile (-). 

Ora non è men grave ed importante la questione di sapere , 
se la conversione del calcare giurassico in gesso sia contemporanea 
all'uscita della serpentina e del ferro. Se ci facciamo ad esaminare 
i fatti valevoli a schiarire questo punto , noi saremo indotti colla 
massima persuasione al credere eh' ogni cosa si conseguì nella me- 
desima rivoluzione, il che parmi confexmato dai molti cogoli e 



(*) V. institut du 14 octobre i835. 



278 OSSERVAZIONI GEOGNOSTICHE ECC. 

massi di serpentina incorporati nel gesso medesimo, e da quest'altro 
fatto , che le falde sono dislogate in un solo verso , quandoché se 
fossero accadute due eruzioni , una di sostanze semi-fuse , e l'altra 
semplicemente di gaz , certo le falde dovrebbero colle loro diverse 
posizioni indicarcelo , come si osserva in quei luoghi ove il suolo 
venne da successive spinte più o meno gagliardamente urtato. 

Alcuni filoni o falde di dolomia si trovano nel risalto del monte 
ove giace la miniera , ma egli è più particolarmente accanto a 
questa ch'essa risiede. La sua struttura è granosa : internamente è 
bianca o leggermente cenerina : nella parte più esterna rendesi os- 
servabile una tal quale decomposizione o disfacimento , che le dà 
un aspetto terroso bianco o giallognolo opaco. Assai spesso è in- 
tersecata da piccole fenditure ripiene di minute cavità , alle cui pa- 
reti sono aggiustati piccoli ingemmamenti della stessa sostanza. 

Terreno primitivo. La roccia di questo terreno -è un gneiss bigio 
scuro con certi ticchi allungati, di rosso giacinto che riconobbi per 
cristalli di titanio siliceo-calcareo colle forme dell'una o dell'altra 
varietà che Havy chiamò Dioctaèdre e Dilétraèdre. Questa roccia 
cosi distinta passa sovente ad un'altra varietà di tinta più chiara , 
nella quale per quanto abbia ricercato non giunsi a scoprire il titanio 
testé accennato nella varietà bigia scura. 

Cominciai a trovare questo terreno poco prima di P ielle , dove 
i monti ai due lati della valle , che sono assai erti e scoscesi , 
ed alle loro radici sonovi tratto tratto accumulati tanti pezzi e 
massi caduti per vetustà o per mancanza di sostegno , che ap- 
paino nuovi monticelli. La natura dei monti continua a rima- 
nere la medesima fino oltrepassato il piccolo luogo del Pinet. In 
varii siti, a questi due punti estremi frapposti , il terreno pri- 
mitivo è coperto dal giurassico , anzi se vi sono zanne esso le 
riempie così perfettamente che non è possibile di vedere la sot- 
tostante roccia , che le induzioni fanno però credere essere il solilo 
gneiss. 

Le falde inclinano verso il N. 10 a 25 E. , talvolta però esse 



DEL PROF. ANGELO SISMONDA 

sono piegate e ripiegate a foggia di zigzag , ovvero semplicemente 
curvate , per cui convien credere che le forze da cui procedettero 
simili fatti, sieno state inegualmente ripartite al suolo di quelle 
località. 

Terreno giurassico. La piccola e tortuosa via che dalla valle 
d'Aosta scende in quella di Cogno è tagliata sul dorso di roccie 
giurassiche , ma per essere quivi abbondante il terreno alluviale , 
e principalmente alla piccola propagine dove è situato l'antico ca-^ 
stello òìAmaville , esse non sono visibili, ed è soltanto passatoli 
piccolo paese di S. Léger , che compajono scoperte; le prime falde 
sono composte di un calcare bianco, saccaroicìe, divisibile in tanti 
tavolati o sfoglie , per le scagliette di mica disposte a suoli nei 
senso della inclinazione che è all' O. 35. N. Dopo queste falde ne 
succedono altre composte di scisti micacei e di scisti calcari, fra i 
quali di quando in quando ne sono interposti alcuni di tinta nera ~ } 
piuttosto lucenti , che soffregati sulla carta lasciano striscie nere o 
macchie bigie scure. Questa roccia , ch'io giudico di quelle che i 
Geologi chiamano antracitose , si trova piuttosto in qualche abbon- 
danza vicino al villaggio di Sergnon. Alcune falde di questa for- 
mazione , composte di ai^enaria sfogliata alteratissima e inclinata al 
S. ii. O. , si vedono ancora di là di bielle immediatamente so- 
prapposte al gneiss. 

Una circostanza che vuol essere rammentata si è la costante 
discordanza nella inclinazione delle due formazioni , primitiva e 
giurassica, molto sensibile quando confinano insieme. In certi luoghi 
della valle di Cogno osservai la differenza ascendere a 3o°. Fatti 
consimili si verificano in quasi tutte le valli alpine } il che deriva 
dall'alzamento d'una porzione del terreno, che è sempre il più an- 
tico, prima che si deponesse quello che lo ricopre, che in tali casi 
è meno decussato. 

Osservai ancora che la porzione del terreno giurassico confinante 
col gneiss conserva per lo più una struttura maggiormente cristal- 
lina , di quanto possegga quello giacente a grandi distanze , ma 



280 OSSERVAZIONI GEOGNOSTICHE ECC. 

ben più modificati rimasero quei scisti giurassici , dove uscirono 
le serpentine , poiché essi furono penetrati dalla roccia pirogena. 
Per tale mezzo divenuti doviziosi di sostanza talcosa acquistarono 
un aspetto molto vicino a quello della roccia plutonica. A questa 
particolare alterazione non andarono soggetti tutti gli strati giu- 
rassici , dimodoché ve ne rimangono ancora , ne' quali la struttura 
fìssile , e i componenti proprii ai scisti sono distintissimi. In questi 
osservai però la sostanza micacea alquanto rossiccia , ciocche, al mio 
credere, proviene dalla sopraossidazione del ferro, facilitata dalla 
elevata temperatura a cui furono sottoposti. Con opportune e di- 
ligenti ricerche si viene a scoprire come sia seguitato 1' infiltra- 
mento della sostanza talcosa negli scisti , anzi esplorando a palmo 
a palmo il terreno , si ritrova fin dove essa sia arrivata , e si os- 
serva che gli strati più vicini ove seguirono le ejezioni ne sono 
ricchissimi , ma mano mano che da tal luogo son più distanti , la 
materia talcosa diminuisce , quindi appena è visibile , infine scom- 
pare affatto. Gli accennati fatti sono tutti visibili nella propagine 
dei monti che dal paese di Cogno si estende fino all'estremità della 
valle. 

Terreno diluviale. I depositi alluviali terrosi e i ciottoli e massi 
in essi incorporati sono in tutto e per tutto analogi a quelli de- 
scritti , parlando delle altre valli , pertanto io mi limito ad accen- 
nare ch'essi ricoprono principalmente i pendii dei monti situati al 
principio della valle. 

VALLE DEL GRAN S. BERNARDO 

I monti di questa valle sono alquanto variati nella loro compo- 
si/ione , motivo per cui appariscono numerose varietà di roccie, le 
quali però mi parvero appartenere a due sole formazioni che sono ìa 
primitiva e la giurassica. Bene sovente questi due terreni conipajono 
e scompajono a vicenda , onde conviene credere che il suolo sia 



DEL PROF. ANGELO S1SMONDÀ 28 1 

stato inegualmente mutato e alzato , non potendosi attribuire alla 
forza delle acque la denudazione fatta qua e là del terreno giu- 
rassico. 

Terreno primitivo. Nei fianchi dei monti prima dUEtroubles co» 
minciasi ad osservare il terreno primitivo, ma tosto si trova nascosto 
sotto falde giurassiche, e non ricompare che passato quel paese , 
donde si propaga fino nel Vallese. Questa catena ha il dorso pro- 
fondamente roso , e la sua cresta divisa su Varii punti , per cui 
essa ha l'aspetto di una riunione di più monti , piuttosto che pro- 
pagine di una sola catena. L'esame di quelle roccie ci mostra che 
esse sono della categoria dei scisti talco-micacei or quarzosi ed or 
felspatici ; nei quali la disposizione dei componenti è tale, che bene 
spesso simulano i più belli gneiss. Le falde nella porzione dei monti 
prima di S. Remj si abbassano all'È. 25. N. ; con tale giacitura si 
mirano per un buon tratto di strada , quindi variano , e nei monti 
circostanti all'Ospizio del Gran S. Bernardo inclinano all'È. 17. S. 
Questa inclinazione continua fino poco prima d' entrare in Lid 
dove diminuisce di 5.° Sotto questo villaggio il terreno giurassico 
investe tutti i monti , ed il primitivo non ricompare che al pas- 
saggio della galleria , situata a poca distanza di S. Barthélémj nel 
Vallese , dove notai sorgere una specie di filone, che sembra un 
pezzo di monte , composto d'una roccia talco-felspatico amfibolosa, 
eh' io giudico di sollevamento , ravvisando in essa la medesima pietra 
che forma il monte Cotogne , riconosciuto per tale da tutti i Geo- 
logi. Le roccie primitive che appoggiano immediatamente su questa 
massa , hanno le falde inclinale all' E. N. di 8o° , e le giuras- 
siche che su di esse sono poste inclinano soltanto di 3o°, il che si 
deve a un sollevamento accaduto prima, che si deponessero le 
roccie giurassiche. 

Terreno giurassico. Molte delle cose riferite sul terreno primi- 
tivo valgono eziandio ad avvertire come debba giacere quello della 
formazione giurassica che vi sta sopra ; imperciocché gli urti e gli 
sconvolgimenti provati dal primo, si propagarono similmente al 
Tom. xxxix. MM 



282 OSSERVAZIONI GEO GNOSTICHE ECC. 

secondo. Per tale motivo io mi limito a una dichiarazione eomplesr- 
siva su tutto ciò che risguarda il terreno giurassico. Esso consiste 
in una serie di scisti micacei , e scisti calcarei che si alternano 
talvolta anche con arenaria modificata , inclinando al S. 20. E. 
Con queste roccie occorre anche di osservare un scisto verde , 
dolce al tatto , e sparso di minuti grani o globuli di felspato. Sì 
fatta roccia potrebbe per la sua composizione giudicarsi propina al 
terreno primitivo , qualora non alternasse in modo ben distinto 
cogli strali caratteristici della formazione giurassica, pertanto si 
deve con questa collocare , e risguardarne i suoi accidenti come ef- 
fetti d' infiltrazioni parziali. 

L'ossatura del monte del Gran S. Bernardo è di terreno primi- 
tivo , in istrati molto slogati. La forza che gli diede una tale po- 
sizione non fu abbastanza energica per disperdere il terreno giu- 
rassico , del quale esistonvi qua e là delle masse assai con- 
siderevoli come notasi al colle detto entre les deux fénétres , ed 
alla roccia appellata la Tour des fols. 

In una gola o zanna che fanno i monti al dissopra di S. Oyen, 
composti da terreno giurassico , havvi una miniera di ferro car- 
bonato , il quale si mostra qua e là scomposto a non rimanervi 
che il perossido combinato con una certa quantità d'acqua. Questo 
minerale è congiunto a quarzo j a piriti di ferro , e ad ossido di 
manganese. Io notai ancora in un cumulo formato di pezzi di 
questi minerali alcuni cogoli di golena , e da quanto mi venne 
assicurato dai minatori, si deve credere che questo solfuro è com- 
pagno indivisibile del minerale ferruginoso di quella località. 

I monti presso Colombey nel Vallese , e quelli di là del ponte 
<li S. Maurizio che comunica col cantone di p^aud hanno i loro 
fianchi ricoperti di strati e massi di un calcare or nero ed or ce- 
nerino , ne' quali sono inviluppati molti fossili dell'arenaria (grès) 
verde. Questa ricognizione m' invogliò d'esaminare alcuni monti 
acquapendenti in quell' avvallamento ossia faille, perchè tale è 
l'origine <li quella valle , il che eseguii , coli' idea però di servirmi 




( W eòe /'erre/ 




Serpentina. . t ^fìft 



| 'Irmene />rutnfitv 
Terrene amnuateò 
Terreste a ' a//uriene 



DEL PROF. ANGELO SISMONDA 283 

di quei fatti per rimontare alla vera cognizione di molte cose che 
aveva osservate ne' miei viaggi fatti per le Alpi piemontesi. 

Per maggiore chiarezza di questo mio lavoro , io gli unisco la 
carta geologica , formata sulla carta geografica stradale dei Regii 
Stati , la quale, sebbene molto scarsa e mancante , parvemi tuttavia 
poter supplire a quanto io mi propongo, che si è di fare conoscere 
dove esistono i varii terreni descritti. 



MEMORIE 

DELLA CLASSE 

D I 

SCIENZE MORALI, STORICHE E FILOLOGICHE. 



. - I ■ 



DI UN NUOVO CONGEDO MILITARE 



DELL'IMPERATORE ADRIANO 



RITROVATO IN SARDEGNA 



- 

DEL CAVALIERE 

LUDOVICO BAI L LE 



Approdala dalla Classe nell'adunanza 20 novembre i834- 

- 

'ne frammenti del congedo dato dall' imperadore Adriano ad 
uno che militava nella flotta pretoria di Ravenna sono pervenuti al 
R. Museo di Cagliari per gentil cortesia del signor Vicario parroc- 
chiale di Ilbono il Teologo Giuseppe Marci , e per attiva diligenza 
del signor Intendente Provinciale di Lanusei 1' Avvocato Fedele 
Pitaluga. 

Sono due porzioni delle due laminette di bronzo , che solevano 
adoperarsi per siffatti congedi militari: ma toccò a queste ancora 
sorte eguale a quella del precedente congedo dato dall' imperatore 
Nerva al sardo Tunila da me pubblicato nel i83i , cioè di mancare 
la pane essenziale del nome d'uno dei Consoli , ed in queste quello 
eziandio del milite congedato, e della sua patria. 

Tom. xxxix i 



2 NOTIZIA ECC. 

Tuttavolta siccome simili monumenti furono stali sempre tenuti in 
sommo pregio dagli Archeologi , io mi affretto di farlo di pubblica 
ragione tal quale egli è, benché malmenato dalle ingiurie del tempo. 

Furono queste tavolette ritrovate in Ilbono , scavando in uno 
degli orti di quel villaggio; e siccome non è difficile impresa di 
supplire le mancanze, sia per mezzo dell'interno doppio esemplare, 
sia per l'uniformità delle forinole cancelleresche adoperate in altri 
simili diplomi, così io mi faccio animo a presentarle ai miei lettori 
coi supplementi da me fattivi nelle parti che poteano senza temerità 
venire supplite. 

Parte esterna della prima laminetta. 

Imp Caesar divi Trajani Parthici f. Divi 

iVervae nepos Trajanus Hadrianus 

Aug Pontif max trib. potest. XI cos III 
His qui militant in classe praetoria ra 

venuste quae est sub Numerio Albano 

qui sena et viana stipendia merue- 

runt quorum nomina subscripta 

sunt ipsis liberis posterisque eorum 

civitatem dedit et conubium cuna uxo 

ribus quas tunc habuissent cum est 

civitas eis data aut si qui caelibes 

essent cum iis quas postea duxissent 

dumtaxat singuli singulas. A. D. V. id. octo 
Sexto Jv\\o Junco 

Cos 

Severo 



DEL CAV. LUDOVICO BÀILLE. 

Parte interna della medesima. 

Imp. Caesar di vi tra janai Parthi ci f 
Divi Nervae 7iepos Trajanus Hadrianus 
Aug. Pontif. max. trib. potest. XI. Cos. III. 

His qui militant in classe praetoria 
Ravennate quae est sub Numerio 
Albano qui sena et vicena stipendia 
raeruer quor nomin sub scripta sunt 
ipsis liberis posteris q eovum cwitatem 
cìedit et conub cura uxorib quas tuiic 
habuissent cum est cvs'xtas eis data 
aut si qui cael esscnt cum iis quas 
postea duxis dumtaxat singuli singulas 



Parte esterna della seconda lami/ietta. 

L. Vibi 
Q. Lolli 
C. Gaesi 
M. Tetti 
Ti Claudi 
L. Pulii 



Parte interna della medesima. 

Sento Julio 
Ex 

Caio Fusio Cura 



4 NOTIZIA ECC. 

Mediante il confronto di questa ultima pagina colla prima non mi 
sembra dubbioso che il nome del primo dei due Consoli sia Sexto 
Julia Junco. Del secondo il cognome è certamente Sever-o : del 
prenome e dei nome non rimangono vestigli nè in questa nè nella 
suddetta prima facciata esterna , che ci guidino a determinarlo. 

Io non pertanto mi fiderei di stabilire che questo secondo Con- 
sole sia Catilio Severo: quello che Adriano dopo della sua procla- 
mazione, nel partirsi nel 1 1 8 dell'era volgare per Roma (i), lasciò 
al governo della Soria : quello stesso che nell'anno 120 fu Console 
insieme con Tito Aurelio Fulvo (2): quello che nel 1 38 fu dallo 
stesso Adriano nominato Prefetto di Roma (3) : dalla quale Magi- 
stratura fu dall'Imperatore sbalzato tosto che seppe , ch'egli si dolse 
della da lui fatta adozione di Tito Aurelio per figlio, vedendo cosi 
delusa la concepita ambizione di succedergli nell'impero , che come 
dice il Muratori (4) teneva egli in pugno, sia per falla riputazione 
di cui godeva , sia per la distinta sua nascita , siccome proavo ma- 
terno di Marco Aurelio. 

Nei fasti Idaziani (6) all'anno 120 si nota che Catilio Severo fu 
in quell'anno Console per la seconda volta; e da questa nota trasse 



(1) Spart. in Hadr. c. 5. Muratori in una nota all'inscrizione r. p. ceexx par che opini 
che dall'iscrizione greca che ivi riporta al n. i risulti che Catilio Severo fu anche Pro- 
console dell'Asia Essa termina così : Actum in splendidissima Thyatirenorum civitate Pro~ 
consule Catilio Severo. P. Corsini nella sua opera Series Praefectorum urbi ad ann. ab v. 
c. 891 . Christi i38 , crede che questa greca iscrizione sia riferibile al governo della Soria. 
Veramente tanto Antiochia , quanto Tiatiro ( oggi Ak-Mssar o Akissar ) sono ambe città 
Asiatiche , benché questa appartenga alla Provincia di Natòlia , e quella alla Soria, le 
quali Provincie sono entrambe confinanti. 

(2) 1 fasti Capitolini, gli Idaziani, il Panvinio, il Noris, la Cronica di Petau , sono pie- 
namente conformi. 

(3) Spatian. in Hadr. c. 20. 

(4) Murat. Annali d'Italia all'anno i38. Lo stesso dice Sparziano nel citato luogo Antonini 
adoptionem plurimi tunc Jactam esse doluerunt, speciatim Catilius Severus Praefeetus urbis, 
qui sibi praeparabat imperium. Qua re prodita , successore accepto , dignitate privatus est. 

(6) Pubblicati dal Labbè. Graev. Thes. Ant. Rom. toni. XI. p. 241. 



DEL CA.V. LUDOVICO BAILLE. 5 

il P. Corsini (7) argomento a credere che Severo sia stato Console 
in alcuno degli anni antecedenti ; e poiché non si trova scritto 
nei fasti fra gli ordinarli , conghietturò eh' egli sia stalo Console 
surrogato ( suffectus ). 

Io non saprei quanto possa e debba deferirsi ai fasti Idaziani. 
A me basta di scorgervi segnato all'anno 119 dell'era volgare il 
Consolato quarto d'Adriano , quandoché è fuor di contesa, ch'ei 
non fu che per tre volte Console ; dalla quale osservazione più fon- 
datamente conciando , che siccome vi sta erroneamente scritto in 
que' Fasti il quarto Consolato d'Adriano , possa s'unii giudizio for- 
marsi dal secondo di Catilio Severo insieme con Tito Aurelio Fulvo 
nell'anno volgare 120. 

I fasti Capitolini , quegli Anonimi pubblicati dal Noris , quelli 
del Petavio , e quant'altri sono in vista dei letterati, non fanno 
menzione che nel 120 fosse Catilio Severo Console per la seconda 
volta , e l'iscrizione riportata dal Grutero (8) , è pure senza indi- 
cazione di Consolato secondo. 

Giulio Capitolino assicura per altro (9) che fu Marco Antonino 



(7) Nel citato luogo : ut proinde facile Trajanì temporibus ipse Gonsulalum alium alu/un 
ex superioribus annis suffectus gesserà, cura certe in Idacii fastis anno 120 Consul 11. 
dicatur. 



(8) CDXCIX. 9 



DIADVMENO 



D- M 



AVG. L. PRAEPOSITO 

ORDINATO VLTRO 
A. D. TITO Vili. COS 
EXCESSIT 
Hit ID. SEPTEMB 
L. CATILIO SEVERO 



T. AVRELIO FVLVO 
COS 

(9) la M. Antonino Philos. c. t. 



1 



6 NOTIZIA ECC. 

Catilius Severus proavus maternus , bis Consul et Praefectus urbi. 
Senza dunque cercare questo di lui secondo Consolato 'negli anni 
anteriori al 120, potrebbesi trovare facilmente in questo diploma. 

E ben vero che neppure in esso si ravvisa notato il secondo 
Consolato : ma questa omessione non sembrerebbe di troppo valu- 
tabile a fronte di ciò che Sparziano inferisce di Adriano (10), che 
tertio Consules , quum ipse ter fuisset , plurimos fecit : infinitos 
autem secundi Consulatus honore cumulavit. 

Ma sebbene nei fasti Consolari non siavi traccia finora d'un Con- 
solato di Junco e Severo, non è lecito ad un Giureconsulto di igno- 
rare che vi sia stato , e che in quell'epoca sia stato fatto il Sena- 
tusconsulto Junciano. Di questo fa parola Ulpiano nella 1. 28. § 4 
del D. al titolo de' fìdeicom. lib., assicurandoci che fu fatto Aemìlio 
Junco et Julio Severo Coss. 

Gli interpreti furono tratti in errore da un passo di Lampridio 
(11), dicendo il quale che nell'anno g35 di Roma ( 182 dell e, v.) 
in exilium adi sunt Aemilius Junctus et Attilius Severus Coss. 
hanno essi creduto dovei'si a quell' anno riferire il Consolato di 
Junco e di Severo , ed il Senatusconsulto Junciano (12). 

Saviamente osservò il Pothier (i3): fieri tamen non potest ut 
de munì sub Commodo latum fuerit hoc S. C. ad quod interpretan- 
dum Divus Pius rescripsit inox infra leg. 5i. § g. (i4)- 

Discorda altronde il nome di Severo, nominato da Lampridio 
Attilius , e da Ulpiano Julius. Discorda il cognome dell'altro Con- 
sole da Ulpiano chiamato Juncus , e da Lampridio Junctus. 



(io) In M. Antonino Philos. c. 8. 
(n) In Joncrardo cap. 4 in fin- 

(12) Cujacc. in Paratiti, ad tit. de fideicomm. libert. Heinecius hist. jur. civ. lib. 1 , 
cap. iv, § 3o3. Gravina orig. jur. lib. 3, cap. 37. Martini ordo et hist. jur. civ. cap. vi , 
<ì 9- 

(13) Pandect. Justin. lib. 5o ad tit. 4 de manura. test, et 5 de fideicom. lib. art. 3, 
nota 4- 

(14) Tratta dai libri del giureconsulto Marciano coetaneo di Ulpiano : entrambi vivevano 
sotto l'imperatore Alessandro Severo. 



DEL CAV. LUDOVICO BAILLE. é 

Del Console Juuco parlò , a mio credere , Giovenale nella Sa- 
tira XV (i5). Io so bene che diveisamente trovasi il nome di que- 
sto Console scritto nelle molte edizioni stampate , e nei moltissimi 
manoscritti diligentemente visitati e confrontati dall'infaticabile Vrae- 
ning (16); e sebbene egli adotti preferibilmente la lezione di Junio 
per riferirla a Giunio Rustico Console con l'imperatore Adriano , 
nell'anno di Roma 872, terzo del di lui impero (17), e non già a 
Giunio Sabino Console con Domiziano, nell'anno di Roma 836 , 
come con altri opinò il Farnabio (18) ; pure io credo più conforme 
al vero di leggere Junco , sia perchè tal lettura è confortata da 
10 ms. Parigini, e dalle più antiche edizioni di Giovenale, sia per- 
chè più consentanea all'età di quell'autore. 

Nacque egli sotto il consolato di Fontejo ; e così lo afferma lo 
stesso Giovenale scrivendo (19) 

stupet haec qui jam post terga reliquit 
Sexaginta annos Fontejo Cornute natus ? 



Non saprei vedere perchè non debba questo Fontejo essere il L. 
Fontejo Capitone , che nell'anno di Roma 820 fu Console unitamente 
a C. Giulio Rufo. Non può essere il C. Fontejo Capitone Console 
insieme con Germanico Cesare nell'anno 764 di Roma, perchè assai 
distante dall'epoca nella quale visse certamente Giovenale ; nè il 
L. Fontejo Capitone Console nell'anno 812 in unione a C. Vipsanio 
Poblicola , perchè era Fontejo il secondo, edera stile invariato di 



(i5) V. 27 

« Kcc miranda quidem sed nuper 
« Consule Junco 

» Gesta super calidae referemus 
« Mocnia Coptae. 



(16) Excursus ad Satyr. XV, v. 27. 

(17) Idem. 

(18) Nelle sue note a Giovenale. Amsterdam 1660 al cit. v. 27 della Sat. XV 

(19) Sat. XIII. v. 16 e 17. 



8 KOTIZIA ECC. 

citar sempre il primo, salvo che quando il primo era qualche Cesare 
od imperatore. 

Se dunque si riferisce al Fontejo dell'820, Giovenale che scri- 
vendo quella Satira era nell'età d'anni sessanta, la scrisse nell'anno 
880 di Roma corrispondente al 128 dell'e. v. 

Si riconosce così, che a ragione nel 128 o dopo di quell'anno 
scrivendo Giovenale la sua Satira XV diceva sed nuper (cioè poc'anzi) 
Constile Junco gesta, poiché quel Junco mercè del nostro diploma 
scuopresi d'essere stato Console nel 127 dell'e. v. , come meglio fra 
poco si vedrà 5 e quindi poco tempo prima, od almeno in un tempo 
non molto distante da quello in cui fu scritta quella Satira, che della 
guerra di Copta parla come di cosa nuper , cioè poc'anzi fatta (10). 

A maggior corroborazione di quanto finora si è detto , gioverà 
por mente ad una circostanza , che risulta dalla mentovata legge 
5i de fideicom. lib. , nella quale il giureconsulto Marciano, par- 
lando del Senatusconsulto Junciano , lo colloca dopo dell'Articule- 
jano. Ora quest'ultimo fu fatto nell'anno 854 di Roma corrispon- 
dente al 101 dell'e. v. , in cui fu Console per la quarta volta l'im- 
peratore Trajano insieme con Sesto Articulejo Peto. Cadendo per tal 
modo le supposizioni di trasferirsi il consolato di Junco al di là dei 
tempi di Trajano ; e dovendo di necessità stabilirsi anteriore ai 
tempi d'Antonino Pio , dappoiché questo imperatore dichiarò con 
suo rescritto un dubbio 'nato sulla intelligenza di quel Senatuscon- 
sulto , c'imbattiamo naturalmente nel tempo dell'impero d'Adriano, 
nel quale veggiamo dal nostro diploma che furono Consoli Giunco 
e Severo. 



(20) Giovanni Britannico , e Celio secondo Curione commentatori di Giovenale per soste- 
nere che in vece di Junco debba leggersi Fineo menzionano un Vinco Ruffmi Cavaliere Ro- 
mano condannato da Nerone , di cui fa menzione Tacito , ed un altro Vinco nominato da 
Tranquillo nella vita di Nerone , autore della congiura Vinciana scopertasi in Benevento; 
e così concliiudono : de hocque ( cioè del Vinco di Benevento ) absurdum non est intelligi ; 
ait enim nuper gesta : nani nuper de longo tempore , ut disseruimus in prima Satyra ( ed 
assai male ) dicitur ut id etiam temporibus Neronis accidere potuerit quod modo narrai 
factum in /Egypto. • .y .li 



DEL CAV. LUDOVICO BAILLE. 9 

E se lo furono indubitatamente ai tempi d'Adriano, fu men vero 
il racconto di Lampridio , o dee dirsi eh' egli abbia parlato d' un 
altro simile consolato che ebbe luogo sotto l'impero di Commodo. 
Si notarono a tale riguardo le discordanze dei prenomi e dei co- 
gnomi tra questi Consoli nominati da Lampridio, e quelli menzio- 
nati da Ulpiano. 

Il dottissimo Eineccio nella nota al § 3o3 del cap. 4 elei lib. i 
della sua histor. jur. civ. 'dice : Varie admodwn hi Coss. siiffecti 
nominantur Lampridio in Commodo cap. 4 vocatur Junctus, ejus- 
que collega Atilius Severus quos a Commodo in exilium actos 
refert. Ast Consul alter in l. 28 , § 4 ^ e fideic. liberi. Julius 
Severus , in aliis Fastis A. Hebius Severus dicitur. Sed facile ex 
Atilius scribarum oscitatione A. Hebius vèl Julius. 

Ad accrescere sempre più questa dubbiezza viene ora il nostro 
diploma , nel quale , se pur di troppo non m'inganno , il primo 
Console viene nominato Sesto Giulio. Dirò candidamente che nep- 
pur questa leggenda è chiara al segno da non lasciar luogo a dub- 
bio se siano screpolature formate dall'ossidazione del rame , let- 
tere formate dal bulino. Queste leggonsi nella sola parte interna delle 
due tavolette , nella quale i nomi dei due Consoli soleano scriversi 
in una sola riga; che se poi straordinariamente in questo si fossero 
scritti in due , siccome sono scritti nella facciata esterna, apparte- 
nendo allora al secondo Console si avrebbe un Sesto Giulio Severo, 
come viene nominato da Ulpiano. 

La verità dovendo essere la mia guida sicura, io non intendo di 
recarle oltraggio sia che il Console Giunco abbia da nominarsi 
Emilio o Sesto Giulio, sia che il Console Severo siasi chiamato 
Giulio od Atilio , il qual secondo nome confermerebbe la conghiet- 
tura da me primieramente avanzata. Quello eh' è certo si è che 
il consolato di Giunco e di Severo appartiene al tempo dell'impero 
d'Adriano. 

La parola ex, che leggesi in detta seconda facciata interna po- 
trebbe con qualche fiducia supplirsi ex gregale. Tale era Nomasio 
Tom. xxxix 2 



10 NOTIZIA ECC. 

congedato dallo stesso Imperatore Adriano dalla flotta di Miseno (21) : 
tale il sardo Tarramone che dal medesimo Adriano fu congedato 
dall'istessa flotta di Miseno (22) : Gregale vien pure nomato Spar- 
tico , che dalla medesima flotta fu congedato dall'imperatore Tiberio 
Claudio (28). Ma per quanto probabile possa apparire il supple- 
mento non è da darsi per certo. Nel diploma di congedo dato 
dall'imperatore Filippo ad Alessandro (24) } che militava nella stessa 
flotta di Miseno , vien costui nominato ex optiore. 

Il nome ed il prenome del congedato si legge chiaramente essere 
Cajo Fusio. Dopo di ciò, secondo lo stile degli altri diplomi, do- 
veva seguire il nome del padre ; ma di questo non altro vi si può 
leggere, fuorché Cura. La corrosione ed ossidazione del metallo è 
tale, che sebbene vi si scorgano in seguito alcuni segni o traccie 
d'altre lettere , non mi fido di determinarle , potendo ragionevol- 
mente dubitarsi se sia piuttosto una che altra lettera , confonden- 
dosi i solchi del bulino colle screpolature del rame; nè potendoci 
servir di guida un nome proprio di persona, che tuttora non si sa 
qual fosse. 

Perchè poi ivi manca il metallo , non possiamo sapere qual fosse 
la patria di Cajo Fusio, la quale in simili monumenti è sempre 
posta in ultimo dopo il nome del congedato, e quello del di lui 
padre: ma la circostanza del luogo dove fu trovato, cioè il terri- 
torio d'Ilbono, il quale appartiene alla stessa provincia dove furono 
rinvenuti gli altri due di Tienila e di Tarramone, il primo dei quali 
fu scoperto in Dorgali , e l'altro in Tortoli , mi determina a cre- 
dere che siccome erano Sardi i suddetti Tunila e Tarramone , così 
lo fosse del pari il nostro Cajo Fusio. 

: , 



(21) Vernazza, diploma d'Adriano spiegato. Appendice I, num. V. 

(22) Ivi num. XI. - ■ 

■ 

(23) Ivi num. I. 

(a4) Ivi num. XIX. ' 

4 



DEL CAV. LUDOVICO BAILLE. I 1 

La facciata esterna della seconda tavoletta altra notizia non pre- 
senta dei sette testimoni*! che solevansi adoperare per la solennità 
dell'atto che il solo prenome e nome di sei di essi, mancando in- 
tieramente il settimo ; tutto che non è da dubitarsi che siavi inter- 
venuto , siccome costantemente vedesi praticato negli altri. Manca 
la tavoletta nella parte in cui dovevano trovarsi i cognomi, e manca 
perciò quello che di più interessa per la conoscenza delle persone. 
Nel diploma d'Adriano in favore di Nomasio , che è posteriore di 
data al presente d'un solo anno , vi è soscritto un Tiberio Claudio 
Menandro, e vi è del pari un Lucio Pullo Verecondo. Se siano gli 
stessi che intervennero al presente , io non oso affermarlo. 

L'autenticità e fedeltà della copia di cui si parla in queste ta- 
volette , e che manca intieramente nella facciata esterna della prima, 
può facilmente supplirsi colla solita formola Descriptum et vecogni- 
tum ex tabula aenea quae fixa est Romae in muro post templum 
Divi Augusti ad Minervam , la qual formola dopo Domiziano non 
ha più variato nei posteriori diplomi. 

Rimane ora da fissarsi la precisa data di questo congedo Ante 
diem quintum kalendas octobres , che corrisponde al giorno unde- 
cimo d'ottobre. Essendo affatto nuova la più importante nota cro- 
nologica , il consolato , posto che nei fasti consolari pubblicati finora 
non si trova fatta menzione del consolato di Junco e Severo, io 
sono obbligato a rivolgermi alla podestà tribunizia di Adriano, clie 
vien segnata l'undecima. 

Fu questione dibattuta fra gli Antiquari! , come debbano nume- 
rarsi gli anni di queste podestà, da che fu attribuita agli impera- 
dori. Sigonio e Petavio son di parere che incominciassero il giorno 
quinto delle calende di luglio. Thaynard opinò che gli anni aves- 
sero a numerarsi dal quarto degli idi di dicembre. Pavini, il Cardi- 
nale Noris, e il P. Pagi furono d'avviso che la computazione degli 
anni principiasse dal giorno in cui l'Imperatore era eletto , accla- 
mato o riconosciuto. Tra questi il solo P. Pagi pretende che l'anno 
della podestà tribunizia s'abbia da numerare dal quinto delle calende 



1 2 NOTIZIA ECC. 

di quel mese, in cui l'Imperatore veniva riconosciuto, fondandosi egli 
sulla osservazione che quel giorno era riputato sacro fra i Romani. 

Non farò parola dell'opinione singolare del P. Harduino , il quale 
stabilisce che il poter tribunizio dovesse avere il suo incomincia- 
mento dall' undecimo delle calende di maggio , anniversario della 
fondazione di Roma ; perchè egli cosi opinando si ristringe alle sole 
medaglie di conio romano, mentre le greche numeravano gli anni 
dalle calende di settembre, nel qual mese aveva il suo principio 
l'anno greco, ed era lo stesso mese vicino al tempo in cui il potere 
tribunizio fu per la prima volta conferito. 

Ezechiele Spanheim versato quant'altri mai negli studii dell'anti- 
chità ci assicura che l'opinione più probabile sia quella del Panvi- 
nio, del Noris e del Pagi senza la restrizione da quest'ultimo ap- 
postavi ; e che questa maniera di numerare gli anni della podestà 
tribunizia sia la più comunemente seguita. 

Ciò premesso , sappiamo da Sparziano (25) , che nel giorno 1 1 
d'agosto dell'anno volgare 117 pervennero ad Adriano in Antiochia 
le lettere di Platina annunziandogli l'adozione che di lui fece per 
figlio il suo marito Trajano prima di morire , e Muratori (26) ci 
assicura che l'esercito romano appena ebbe udita tal notizia lo sa- 
lutò imperatore. Gli anni dunque della sua podestà tribunizia hanno 
da numerarsi dal di 1 1 agosto del 117, compiendosi il primo nel 
10 d'agosto del 118, e così successivamente. E secondo questa 
maniera di calcolare l'anno undecimo della sua podestà tribunizia 
dovette avere il suo incominciamento nel giorno 11 d' agosto del 
127 e terminare il 10 di simil mese del 128. 



(25) C- 4) ivi III. Id. aug. Il P. Pagi nella sua Diss hypatica seti de Consul. Caes. P. I. 
c. 4- n. 6 lo dice morto nel giorno io di luglio del 1 38 e siegue così : dia decima -vero 
mensis sequenlis ( cioè d'agosto ) tribuniliam potestatem XX1J initurus erat. Ho voluto ri- 
portare le precise di lui parole sia per giustificare il mio calcolo degli anni della podestà 
tribunizia , sia per dimostrare che il P. Pagi non seguì sempre la di sopra riportata opinione. 

(26) Ann. d'It. all'anno 117. 



DEI. CAV. LUDOVICO BAILLE. l3 

Quindi la data del dì n ottobre nel nostro diploma non può 
altrimenti riferirsi che all'anno 127, nel quale dal giorno 11 agosto 
correva l'anno undecimo della podestà tribunizia d'Adriano. 

Nè può a siffatta fissazione ostare l'avvertenza del Cordoni (27) 
allorché dice: Adrianus ( posteci futurus imperator) exercuit tri- 
bunitiam potestatem volente Trajano : ita Spartianus : non ergo est 
hic certus caracter imperialium annovum ; perchè alloraquando si 
numerano gli anni dell' impero dalla podestà tribunizia , di quella 
podestà si parla che era esercitata dagli Imperatori dal momento 
della loro elezione o del riconoscimento del Senato , e non già di 
quella che avessero anteriormente avuta quando ancora non erano 
proclamati Imperatori. 

Altronde^ parlando dello stesso Adriano, si rileva da altri monu- 
menti che gli anni della sua podestà tribunizia decorrevano dal mo- 
mento eh' egli assunse la dignità imperiale. Nel diploma da lui 
dato a Nomasio (28) nel consolato di Publio Giurenzio Celso ite- 
rum, e Quinto Giulio Balbo , il quale consolato corrisponde all'anno 
volgare 129, si nota l'anno duodecimo della sua podestà tribunizia, 
che cominciò il giorno 11 agosto 128 e terminò il 10 agosto 129. 

Ed ecco che la Sardegna per la terza volta somministra un nuovo 
lume ai fasti consolari , determinando l'epoca di quello di Junco e 
Severo , i quali dobbiamo ragionevolmente credere surrogati ( suf- 
fecti ) nelle calende di luglio a Gallicano e Tiziano Consoli ordi- 
narli entrati in carica nelle calende di gennajo dell'anno dell'era 
volgare 12-7. 

E per mezzo dello stesso diploma s'ha notizia d'un Comandante 
della flotta di Ravenna non ancora conosciuto cioè Numerio Albano. 
In una iscrizione pubblicata dal Muratori (29) si legge un 



(27) Opus chronologicum ad ann. Christi 107. 

(28) Vernazza nell'op. citata n. X. 

(29) Nov. thes. CCCLVI. 1. 



l4 NOTIZIA ECC. DEI. CAV. LUDOVICO BAILLE. 

Cajo Numerio Albano. Quell'autore sulla scorta di Crispino Con- 
sole , che in essa vien nominato , dubita se debba appartenere 
all'anno 187 od al 224, poiché nei fasti si scorge notato sì nel 
primo che nel secondo un Crispino Console. Anche supposto il 
primo, la distanza di 60 anni che passa dal 127 al 187 mi fa du- 
bitare dell'identità della persona. 




dl^ddL 1*:vv% ì ùaa* (BÉWoi b*. ^ovcJfc Sio^JL * <&fo&^. ^.,1.39. xrv 



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sVJ NAìitTAMTlNaASyFPKAFlOKlARA, 
ATlQVAtESTSVBNVM^RlO ALBAMO 

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TQVORVMN ONUSTA 5 VB i*C RJPT A. 
AHlPSiS liBFRXSPOOTRlSCLVIfORVrw 
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AAXV XIV. 



SOPRA 

UNA MONETA GRECO-EGIZIA 

INEDITA 

DEL R. MUSEO D'ANTICHITÀ' 

ATTRIBUITA A CLEOPATRA MOGLIE DI TOLOMEO V. EPIFANE 



Lelia nell'adunanza del 29 gennaio i835. 




I JJ i dodici re Lagidi, che, col nome tutti di Tolomeo, si as- 
sisero successivamente sul trono d'Egitto , non più di quattro nelle 
monete , che ne portano l'effigie , assumono alcun soprannome , per 
cui si possano gli uni dagli altri discernere ; il perchè colui che 
vuole ordinatamente disporre questa classe di monete molto copiosa, 
e rilevante non meno per l'Archeologia , che per la storia mone- 
taria , dee incontrare difficoltà gravissime , a vincere le quali fa di 
mestieri assottigliare l' ingegno , e tener dietro diligentemente ad 
ogni benché menomo indizio , per avvicinare quanto più si possa 
al vero, dove manchi assoluta certezza. Nè tennero altra via il 
Vaillant , il Pellerin , e l'Eckhel, tutti luminari degli studii numis- 
matici , le cui vestigia seguendo il Visconti , e talvolta correggen- 
done sfuggiti errori , nell'ingegnosa e dotta sua opera dell lconogra- 



l6 SOPRA UNA MONETA GRECO-EGIZIA ECC. 

fia greca, è giunto, quando con validissime pruove e quando con 
probabili argomenti , a distinguere le monete ed i ritratti di ben 
undici diversi Tolomei. 

II. Dall'esempio di sì illustri Archeologi animato anch'io , sonomi 
accinto a superare non meno grave difficoltà , cercando nella 
detta classe di monete il luogo da assegnarsi ad una piccola di 
bronzo del R. Museo d'Antichità , la quale io reputo sinora unica 
anzi che rara, e degna di essere a cognizione de' dotti recata, sic- 
come quella per cui viensi ad accrescere il numero assai ristretto 
delle antiche regine, di cui abbiansi monete, e per la quale dalla 
turba delle monete incerte si potranno ritogliere molte altre a 
quella alfatto simili ne' tipi , ma senza nome di regina. 

III. Nella parte anteriore di questa moneta è figurata una testa 
di donna coronata di uno stelo di grano con sua spiga ; di dietro 
le scende la chioma disposta in quattro inanellate ciocchette , a 
quella guisa che suole adornarsi la testa d'Iside nelle monete Ales- 
sandrine ; intorno a quella si legge chiaramente : 

BA2IAIXSH2 KAEOIIATPA2. 

Nel rovescio è il tipo ordinario delle monete de' Tolomei , colla 
leggenda IITOAEMAIOr BA2IAEQ2 (i). 

■ IV. Nelle monete greche la corona di spighe è perpetuo distin- 
tivo della testa di Cerere , la qual Dea insino da' tempi d'Erodoto 
era assomigliata all' Iside Egizia , e reputata una e medesima con 
questa (2) -, opinione confermata ancora dalla tradizione greca infe- 
rita da quello storico , cioè, che le figliuole di Danao essendo ve- 
nute d'Egitto in Argo, abbiano ammaestrato le donne Pelasgiche 
nelle misteriose Tesmoforie solite a celebrarsi in onore della Dea 
inventrice delle leggi e delle biade (3). Dovremmo però in questa 
moneta ravvisare la testa di Cerere , meglio ancora, considerando 



( 1) Vedine il disegno al n. II. della tavola in fine dello scritto. 

(2) Rerodot. 1. II. 5p,. 

(3) L. II. j 7 i. 



dell'avvocato f. barucchi. 17 

la contrada in cui fu coniata , la gran Dea degli Egiziani , se la 
leggenda non chiarisse , che adorna degli attributi Isiaci vi si è vo- 
luta rappresentare una delle Egizie regine, che col nome di Cleo- 
patra furono chiamate. 

V. Ma questo nome fatto comune alle donne Lagide , a comin- 
ciare dalla moglie di Tolomeo V. Epifane , sino all' estinzione di 
quella dinastia, tennemi lungo tempo incerto, a quale fra tante 
Gleopatre fosse da attribuirsi questa moneta, quando per la prima 
volta vennemi tra mano , e dovetti collocarla nel medagliere del 
R. Museo (4). Tuttavia dopo averla più volte richiamata a diligente 
esame, e postala a confronto colle altre di tal classe , parvemi che 
venisse a poco a poco dileguandosi la primiera incertezza, e mi si 
affacciarono alla mente non dispregevoli argomenti , da' quali final- 
mente sono indotto a giudicarla di Cleopatra , figliuola che fu del 
terzo Antioco di Siria, e moglie di Tolomeo Epifane. Ma perchè 
questo mio giudizio possa venire approvato dagli altri , mi è neces- 
sario , per l'esposizione de' miei argomenti , ripigliare la cosa da 
più alti principii , e brevemente discorrere donde nascesse antica- 
mente 1' uso di segnare le monete coli' effigie de' principi , ed in 
quali aggiunti questo venisse esleso anche alle donne reali. 

VI. I Numismatici tutti dell'età nostra consentono, che prima del 
regno d'Alessandro Magno , niuna moneta portò figurato il volto di 
principe vivente , fosse legittimo re o tiranno ; che anzi nè pure 
il titolo di BA21AEQ.Z leggesi nelle più antiche de' re Macedoni , 
de' tiranni Siciliani , ed in altre di que' tempi in cui la civile mo- 
destia li facea paghi, che il nome loro nudo e semplice fosse iscritto 
sulle monete , le quali non erano da altre effigie segnate , fuorché 
di Dei , Genii , Ninfe , Eroi e simili Esseri tutti venerati, e lontani 



(4) Tre anni sono trascorsi dacché , per sovrana ordinazione , al Museo d'Antichità venne 
riunito l'Egizio, nel quale erano comprese da tre mila monete greco-egizie in massimo nu- 
mero , e fra molte preziose ed inedite questa , che imprendo a dichiarare. 

Tom. xxxix 3 



iB SOPRA UNA MONETA GRECO EGIZIA ECC. 

dalia vanità ed ambizione sì de' magistrati che de' privati cittadini. 
Consacrata era dalla religione la moneta , cosicché la maestà di 
quella , non meno che il rigor delle leggi atterrisse i mortali dal 
corromperla , e forse dall'essere questa in luogo di cosa sacra te- 
nuta , ed empii i falsificatori , se vana non è la mia congettura , 
traeva origine la legge, che quelli all'estremo supplizio condannava, 
legge vigente pressocchè in tutte le città di Grecia sino da' tempi 
di Solone (5). 

VII. Ma poscia che la monarchia Persiana cadde abbattuta dal 
valore e dalla fortuna de' Macedoni , ed Alessandro per l'ammira- 
zione che di se avea destata , e più ancora per 1' adulazione che 
mai dalle vittorie e da ridente fortuna non si scompagna , veniva 
a gara dalle sottomesse genti novello Bacco, Osiride, Marte, Apollo 
salutato , ed egli di sue glorie inebbriato isdegnava mortale origine, 
e cessava d' esser prole di Filippo , per essere ascritto a quella 
d'Aminone ; allora nuovi altari e templi s'ergevano a celebrare il 
culto del novello nume ; allora pure dovette l'effigie di quell eroe 
deificato essere sulle monete rappresentata , senza che di tal novità 
stupissero i popoli , che già quale Iddio il veneravano negli eretti 
templi (6). 

Vili. Rotta da precoce destino la carriera mortale d'Alessandro, 
sulle rovine della caduta monarchia sorsero nuovi regni governati 
da capitani di quell eroe, i quali introducendo nelle loro corti ogni 
apparato e pompa orientale per l'innanzi a' Greci inusitata, assunto 
il diadema slato già distintivo de' Persiani monarchi, confondendo 
le cose divine colle umane , ebbersi anche questi promiscuamente 
altari e tempii , sacerdoti e sacrifizi! con gli onori divini o dall' 
adulazione degl'inviliti popoli spontaneamente conferiti, o da quelli 



(5) Demosth. adversus Timocrat. ed. Reisc. pag. ^65. 

(6) Io seguo 1' opinione del Visconti, il quale con fondate ragioni sostiene contro alla 
sentenza d'Eckhel che debbasi ravvisare il ritratto d'Alessandro in molte monete d'argento, 
che ne portano il nome. Icon. Grec. in Aleis. 



dell'avvocato F. EARUCCHI iq 

per traboccante superbia ordinatisi , in quella generazione , dico , 
che succedette ad Alessandro , ad esempio di lui, l'uso fu introdotto 
di segnare le monete di que' re colle loro effigie, il quale, dimen- 
ticatane la prima e vera origine , propagatosi per ogni contrada , 
venne a costituire uno de' più ambiti privilegio reali , che non fu 
conceduto alle regine , se non rade volte , e per aggiunti speciali , 
ai quali vuoisi por mente , perchè di essi valgomi precipuamente 
a stabilire il mio assunto. 

IX. Negli studii numismatici raro è , che gli antichi scrittori ei 
ammaestrino in tutto ciò che riferiscesi alle cause e leggi mone- 
tarie , e nelle monete medesime è per lo più riposto il maggior 
presidio che abbiamo , per ricavarne i principii generali di questa 
utilissima parte dell'Archeologia. Ora dall'esame di queste rileviamo, 
avere avuto moneta propria quelle regine , le quali o sole , od in 
consorzio del marito, o di fratello , o figliuolo , governarono o per 
diritto riconosciuto, o solo di fatto la somma delle cose, parteci- 
pando in questo caso di tutti i diritti e privilegi! reali. Di questo 
numero troviamo Amastri regina d' Eraclea in Bitinia , contempo- 
ranea d'Alessandro Magno; Pitodoride moglie di Polentone al 
quale spento in battaglia succedette nel regno di Ponto; Pepepiri 
insieme con Sanromate i.° re del Bosforo ; Musa ed Orodalte di 
Bitinia, delle quali tre ultime nulla sappiamo, se non quanto è 
manifesto per le monete. Due compariscono col titolo di regine, e 
sorelle del re, cioè Erato di Tigrane d'Armenia, e Iotape d'An- 
tioco IV. di Comagene. In consorzio di Juba II. re della Maurita- 
nia e della Numidia rappresentano le monete Cleopatra moglie di 
lui , figliuola dell'ultima regina d'Egitto di tal nome , e del trium- 
viro M. Antonio. Nella copiosa classe delle monete de' re di Siria, 
una sola regina vi ebbe nome ed effigie , cioè Cleopatra figliuola 
di Tolomeo Filometore , che fu successivamente moglie di tre Se- 
leucidi , donna prepotente , di sfrenata audacia , e pronta ad ogni 
misfatto, che o le aprisse la via alla dominazione, o paresse, ac- 
quistata, dovergliela conservare. Costei è sulle monete figurata in- 



20 SOPRA UNA MONETA GRECO-EGIZIA ECC. 

sieme col figliuolo Antioco Vili, da lei fatto salire sul trono, ucciso 
il padre di lui Demetrio II. ed il fratello Seleuco V. Vi è chiamata 
regina e dea , e la sua testa è coperta d'un velo. Fuori dell'Egitto 
non sono altri esempi di monete , che dir possiamo proprie delle 
regine , che vi sono figurate. Ghè ad altra classe voglionsi riferire, 
e quelle che ci rappresentano Ftia madre di Pirro re d'Epiro ve- 
lata , e quelle della regina Filistide diademata e velata, nelle quali 
tutte , insieme col più volle lodato Visconti ravvisar deesi un argo- 
mento di culto domestico tributato a donne defunte o da maritale 
affetto , o da filiale venerazione (7). 

X. Amarono talvolta i re mossi o da politiche ragioni, o da gra- 
titudine, od altro benevolo affetto, consacrare colle monete lame- 
moria de' loro congiunti trapassati di amendue i sessi , ritraendone 
su quelle l'immagine , e spesso adornandola , come dir dobbiamo 
delle due già menzionate Ftia e" Filistide, con attributi ed emblemi, 
che la natura immortale ne adombrassero. Ancora un terzo genere 
vuoisi distinguere, e degli altri due assai men numeroso, di monete, 
che portano effigie di regina nè trapassata, nè rappresentata con 
sovrumani attributi, ma degnata per singolare indulgenza di re ma- 
rito figliuolo , dell'onore della moneta. 

XI. L'Egitto contrada singolare da tutte le altre siccome per le 
proprietà fisiche del suolo , così anche per le sue istituzioni religiose 
e politiche, più di qualunque altra ci offre esempi dei tre generi di 
monete di sopra distinti. Due regine col nome di Cleopatra, ci sono 
dalla storia riferite, come aventi esercitato il supremo potere, cioè Cleo- 
patra soprannominata Cocce , vedova di Tolomeo VII. in compagnia 
ora dell'uno ed ora dell'altro de' due suoi figliuoli , Tolomeo VIII. 
e IX. , e quella di M. Antonio. Le monete dell' ultima sono con 
certezza conosciute da' Numismatici , e non possono con quelle di 
verun altra essere confuse sì pei noli lineamenti del volto , che 



(7) Icoaogr. Grec. 



dell'avvocato F. EARUCCHI. 1 I 

per lo stile e la fabbrica. A Cleopatra Cocce con fondate ragioni, 
sebbene non inconcusse , vengono comunemente attribuite quelle } 
che colla leggenda BA2IAI22H2 KAEOIIATPA2 portano figurata 
una testa di donna coperta di una pelle d'elefante. 

XII. Le monete delle quattro prime regine , cioè Berenice di 
Tolomeo Solerò, Arsinoe di Filadelfo , Berenice d'Evergete i.° ed 
Ai^sinoe di Filopatore, appartengono se non tutte, certamente per 
la massima parte , al secondo genere, come non potrà dubitarne, 
chiunque osserverà , che gli emblemi od attributi , che ne adornano 
le teste, o ne occupano il rovescio, come a cagione d'esempio il 
lungo velo , la chioma isiaca , il cornucopia , e simili , alludono 
senz'altro alla deificazione di quelle regine , onore , cui tutte od 
ancora viventi , o dopo morte furono innalzate, siccome e per gli 
storici antichi , e per le monete medesime , e per la lapida di Ro- 
setta ci viene chiaramente insegnato. I Numismatici ravvisano la 
testa della prima Berenice in molte monete di bronzo , le quali 
nell'altra parte portano quella del marito Sotere (8). Il R. Museo 
ne possiede fra le altre una , che alcuni aggiunti speciali mi fanno 
credere sia stata coniata nella Cirenaica per Maga figliuolo di essa 
Berenice, prima governatore, di poi fattosi re di quella provincia. 
Sotto la testa di Berenice è una pianticella di silfio , nota caratte- 
ristica delle monete Cirenaiche ; di più vicino al silfio distinguonsi 

assai chiaramente le lettere MA , che reputo iniziali del nome di 

Maga, il quale non osando ancora battere monete colla propria 
effigie, vi facea rappresentare la madre ora sola, ora in compagnia 
del marito (9), contento di aggiungervi le prime lettere del proprio 
nome od in forma di monogrammo , o distinte una dall'altra, come 
in questa nostra , che non fu ancora da altri pubblicata (10). Le 



(8) Mionnet t. VI. p. 7. n. 65 seq. 

(9) Ivi, p. 9. n. 88. 

(10) V. la tav. n. i in fine dello scritto. Battuta nella Cirenaica decsi pure, a parer mio, 
giudicare una della ricchissima collezione del signor Cavaliere Lavy , in cui ravviso lo stesso 



/ 



3 3 SOPRA UNA MONETA GRECO-EGIZIA ECC. 

altre a questa simili ne' tipi principali , si debbono considerare 
come battute nel lungo regno di Filadelfo , il quale destinando 
quelle d' argento a ricevere la propria effigie ( il che pare fosse 
costantemente praticato da' Lagidi sino al regno d'Evergete ii.° ), 
fece su men nobile metallo continuare l'uso antico di rappresen- 
tarvi le immagini degli Dei , trai quali Tolomeo Sotero e Berenice 
nel cuore di Filadelfo non doveano tenere l'ultimo luogo. Tralascio 
qui di parlare delle bellissime medaglie, anzi che monete d'oro e 
d'argento , in cui colla perfezione dell'arte par che voglia gareggiare 
la nobiltà , ed il peso del metallo ; medaglie fatte senza dubbio per 
tramandare alla posterità i ritratti di quelle regine e di que' re , 
cui la citata lapida di Rosetta rappresenta degnati di culto ed onori 
divini, contento di averle quai monumenti della loro deificazione. 
Aggiungerò in proposito delle monete di bronzo della prima Bere- 
nice , trovarsene parimente della seconda , e delle due Arsinoi , 
cosicché si possa osservare la consuetudine non interrotta sino al 
regno d'Epifane di rappresentare sulle monete i volti delle consa- 
crate regine. 

XIII. Del terzo genere di monete sopra indicate ( X ) ., giudico 
aver noi due soli esempii nella dinastia de' Lagidi , uno di Berenice 
figlia di Maga, e moglie d'Evergete i.° nelle monete di bronzo, 
in cui la testa di quella regina è figurata ornata bensì del diadema, 
ma senza il velo, che troviamo costantemente in quelle che cre- 
diamo alludere alla deificazione (n). L'altro esempio abbiamo di 
Cleopatra Selene moglie di Tolomeo Vili , rappresentata senza 
velo e senza diadema, ma col titolo di regina (12). In proposito 
di Berenice non sarà per avventura inutile notare , che avendo essa 
recata in dote al marito la Cirenaica, ciò potea ben parere a lui 



stile, e la stessa fabbrica, colla sola differenza, che il cornucopia è posto dietro la testa, e 
vicino al silfio non si scorgono più le lettere , per essere in questa parte alquanto corrosa. 

(11) Mionntt t. VI. p. 19. n. 162. 

(12) Visconti Iconogr. Gr. in Selene. 



dell'avvocato F. DARCCCBT. 23 

titolo sufficiente , onde communicarle il diritto reale di comparire 
anch'essa coinè regina sulla moneta. Ma la misera condizione , in 
cui trovavasi l'Egitto , durante la superba dominazione di Cleopatra 
Cocce , il prepotente imperio , che sino all' ultimo de' suoi giorni 
cercò questa di esercitare sopra i due re suoi figliuoli , tutto ci 
persuade, che in quella generazione andassero a notevoli mutazioni 
soggetti gli ordini e le istituzioni più antiche di quel regno , e 
mentre la madre ornata delle spoglie d'elefante si facea figurare 
nelle monete (i3) , potè ben il figliuolo farvi rappresentare la di- 
letta sua consorte senz'alcun distintivo che offendesse l'alterigia e 
la superbia della madre , siccome fu acutamente notato dal Vi- 
sconti (i4)- 

XIV. Dopo avere distinto co' propriì caratteri i tre generi , a 
cui debbono riferirsi tutte le monete di regine sinora conosciute , 
venendo a quella , che è argomento principale di questo discorso, 
dico , non potersi attribuire a veruna delle due Cleopatre , Cocce 
e 1' ultima di tal nome , non consentendolo nè i lineamenti del 
volto in questa affatto diversi da quelli sì dell' una che dell' altra 
delle dette regine , nè lo stile e la fabbrica , che niuno ignora , 
per le antiche monete essere uno de'segni diacritici meno equivoci; 
ora basta confrontarle insieme un solo istante, per ravvisarvi tre 
età diverse di monete. La nostra meno distante dalla perfezione 
delle prime , che dalla decaduta arte delle ultime de'Lagidi, pare 
tuttavolta modellata su quelle della prima Berenice , e non doversi 
collocare in regno posteriore a quello di Filometore , il qual regno 
segna veramente la corruzione dell'arte monetaria , come facilmente 
ne sarà persuaso chiunque voglia paragonare le monete di Filome- 
tore con quelle d'Epifane suo padre. 



(13) Il genio della città d'Alessandria sotto gl'imperatori Romani , è coperto in simil 
guisa d'una pelle d'elefante simbolo dell'Africa. 

(14) Loc. cit. 



1:\ SOPRA UNA MONETA GRECO-EGIZIA ECC. 

XV. Dall'essere la testa figurata in questa moneta adorna a foggia 
d' Iside , dopo quanto più sopra è detto , io credo poter con 
fondamento argomentare , che sia l'effigie di una regina defunta e 
deificata , non avendo esempio in tutta questa classe di monete , 
che donna vivente siasi mai rappresentata cogli attributi della Dea 
la più venerata dagli Egiziani. Ora nella storia de' Lagidi , ed in 
quell'età appunto , cui dissi doversi riferire questa moneta , trovo 
la moglie del quinto Tolomeo , Cleopatra figliuola d'Antioco terzo 
di Siria , la quale ebbe venendo a marito recatogli in dote quelle 
provincie della Siria , che colla forza dell'armi suo padre avea nelle 
precedute guerre dal regno d'Egitto staccate. Dimostrano i monu- 
menti , che a lei pure in consorzio di Tolomeo furono compartiti 
onori divini , cogli splendidi titoli di Dea Epifane Eucarista (i5). 
Di lei è dagli storici levata a cielo la virtù, la prudenza, il senno, 
per cui dopo la morte d'Epifane , nella tenera età del figliuolo , 
seppe , finché essa visse , conservare e difendere il regno in difficili 
circostanze. Tolomeo VI. prese , per attestare la sua gratitudine 
alle cure sollecite di tanta genitrice , in segno perenne di filiale 
affetto e venerazione , il soprannome di Filometore ; alle quali cose 
tutte se si porrà mente , dovrebbe senza dubbio destare la mara- 
viglia , che esso Filometore , assunte le redini dell' imperio , tras- 
curasse di consacrare con qualche moneta la memoria della madre, 
tanto più che ne' suoi reali maggiori avea l'esempio non interrotto 
di sì lodevole cosuetudine. Se dunque in questa nostra ogni qualità 
convenga perfettamente alla madre di Filometore ; se a nissun'altra 
con più verosimiglianza che a lei possa ascriversi , confido sia per 
essere approvato il mio giudizio enunziato da principio. 

XVI. Le medaglie d' oro di Tolomeo Epifane ne presentano la 
testa cinta d'una corona radiata, con cui alludeasi al titolo d'Epi- 



(i5ì Letronne. Rccherches pour servir à l'hist. d'Égypt. pag. 5o e segg. , in cui riferisce 
c dichiara un'iscrizione greca di questo R. Museo. 



dell'avvocato F. BARUCCHI. 2 5 

fané , siccome col cornucopia radiato , cui è annodato un diadema, 
in mezzo a due astri , vollesi , a parer mio , risguardare all' altro 
titolo d'Eucaristo, che comprende e grazie, e beneficenza, e libe- 
ralità. Allusiva pure allo stesso titolo, e non posta per solo orna- 
mento dee reputarsi la spiga di fromento , che in molte monete 
d'argento dello stesso re vedesi nella lunghezza del diadema che ne 
cinge il capo. Ora chi potrà dubitare , che la spiga che cinge quello 
di Cleopatra nella nostra moneta, non abbia lo stesso significato , 
non alluda allo stesso titolo , che nelle precedenti ? Dea presente 
e benefica , assomigliata ad Iside , appunto come Osiride era il vero 
tipo di giusto e benefico principe, Cleopatra d'Epifane poteva dalla 
pietà del figliuolo venir figurata con gli emblemi ed attributi della 
gran Dea , poiché spogliatasi di mortai corpo , nel consorzio degli 
immortali avea preso eterna sede. A qual altra poi delle regine di 
tal nome potrebbe mai con qualche fondamento riferirsi questa 
moneta , se alla madre di Filometore si niega ? Forse alla moglie 
di questo , la quale gli sopravvisse , e ricongiuntasi in matrimonio 
con Evergete II. suo cognato e fratello , ne fu dopo non molto 
tempo duramente ripudiata? Forse meglio ad altra di Tolomeo Vili, 
o IX ? Che se queste regine poterono, per avventura ancor viventi, 
essere degnate di moneta , certamente l'esempio di Cleopatra Se- 
lene ci ammaestra, che non potevano viventi venirvi rappresentate 
con sì augusti attributi ( XIII ). Che se talvolta anche leggieri in- 
dizii hanno peso ad avvalorare un' opinione già per altre pruove 
fatta verosimile , non voglio passare sotto silenzio , che i lineamenti 
del volto ritratto in questa moneta , se gli occhi non m' illudono , 
mi pajono rassomiglianti a quello d'Antioco III. , quale è sulle mo- 
nete , di cui appunto fu figliuola Cleopatra moglie d'Epifane. 
- XVII. Se nel regno di Filometore , ed in onore della madre di 
Cleopatra , dal sin qui detto è sufficientemente dimostrato doversi 
giudicare coniata questa moneta , allo stesso regno voglionsi pure 
attribuire , ed allo stesso fine credersi battute molte altre segnate 
co' medesimi tipi di questa , ma senza il nome di Cleopatra. Sono 
Tom. xxxix. 4 



26 SOPRA UNA MONETA GRECO-EGIZIA ECC. 

queste descritte nel catalogo di Miormet sotto i numeri 389-95 (16). 
Il R. Museo ne possiede poco men di quaranta, nelle quali distin- 
guonsi varie grandezze , e differenze di poco rilievo ne' tipi. In 
quelle di maggior grandezza l'aquila ha le ali spiegate , e chiuse 
nelle più piccole (17). Ne questa mia conclusione può essere con- 
traddetta dalla mancanza del nome ; poiché altri esempii fanno ma- 
nifesto , nelle monete de' Lagidi , qualunque possa esserne stata la 
cagione , più da' lineamenti del volto , dall'acconciatura del capo , 
e da altri amminicoli , che dal nome , doversi sovente riconoscere 
le regine rappresentatevi. Quanto poche non sono le monete della 
prima Berenice, che ne abbiano il nome, essendo in grandissimo 
immero quelle , in cui i Numismatici ne ravvisano l'effigie? Lo stesso 
dicasi d'Arsinoe di Filadelfo per quelle di rame. A Cleopatra Cocce 
sono date quelle, che presentano una testa di donna coperta d'una 
pelle d'elefante ; ma di queste ben poche hanno iscritto il nome di 
Cleopatra, che in altre moltissime manca. Ancora alla stessa regina 
si attribuiscono quelle, che da una parte hanno la testa d'Aminone, 
dall'altra due aquile , allusive al consorzio del regno di lei coll imo 
o l'altro de' due figliuoli sulle quali cade affatto l'osservazione fatta 
sulle prime. Adunque colla pubblicazione della piccola moneta ine- 
dita , che è argomento di questo scritto , se vano non è stato il 
mio ragionare , è fatta conoscere l'effigie d'una regina degna per 
l'egregie sue doti d'eterna memoria , e questa deesi pure ricono- 
scere nelle altre molte all'inedita somiglianti , benché non vi si legga 
il nome. 

XVIII. Ormai abbiamo monete di otto diverse regine d'Egitto , 
numero in se considerato non grande , massimo se si paragoni con 
quelle di altre contrade, poiché in tutto non sono più di diciannove, 
compresovi pure l'Egitto. Niuna se ne conosce del regno di Mace- 



(16) T. vi. P . 44- 

(17) Tay. n. III. 



dell'avvocato f. barucchi. 27 

donia , ni un a di Tracia , ninna di Pergamo , la sola che si abbia 
della Siria fu di stirpe Lagida , alla quale ancora apparteneva la 
moglie di Giuba II. , di cui hannosi monete. Al che ponendo io 
più volte pensiero , mi è sembrato non potersi recare altra più 
convenevole ragione di tale sproporzione di numero fra le regine 
d'Egitto , e quelle delle altre contrade onorate colle monete , che 
dalla diversa condizione di regno di queste e quelle. E veramente 
che le regine d'Egitto e sotto i Faraoni, e nella dinastia de'Lagidi, 
fossero generalmente in miglior condizione che quelle d'altra con- 
trada , e per molti luoghi d'antichi scrittori , e per copiosi monu- 
menti , è ad evidenza dimostrato. Che la somma del potere , e della 
dignità regia in Macedonia, in Tracia, nell'Epiro, in Sicilia, in 
Pergamo ed anche nella Siria risiedesse esclusivamente appresso il 
re ; che il nome di lui solo si scrivesse negli atti pubblici , che 
per lui solo s' inviassero ambasciate , si fermassero alleanze , e si- 
mili , credo che non abbisogni di pruove , nè sia rivocato in dub- 
bio da alcuno. Ma venendo all'Egitto io trovo in Diodoro Siculo , 
che la venerazione massima , in cui il nume d'Iside sovra ogni al- 
tro Iddio era tenuto , come già più secoli prima fu detto da Ero- 
doto (18), conciliava pure speciale pregio e dignità a tulto quanto 
il sesso muliebre , cosicché maggior potere ed onore del re mede- 
simo ottenesse la regina , e ne' contratti di matrimonio tra privati 
si stipulasse , che la donna avrebbe l'imperio domestico , ed a lei 
vivrebbe soggetto il consorte (19); al qual viso contrario a quello 
delle altre nazioni alludeva il principe de' tragici greci, quando al 
suo Edipo Coloneo facea dire : 

■ 

©axouow ioTovpyQVVVSS di ès Cvvvop.oi 
Ta|d) fìiov rpoyùoc napaùvovg' età (20). 



(18 ) Herodot. L 2. 

(19) Diod- Sic. 1. 1. 27. 

(20) Y. 3i8-J<)-20. 



28 



SOPRA UNA MONETA GRECO-EGIZIA ECC. 



(( Ivi ( in Egitto ) i maschi dentro i tetti 
» Siedono tessendo la tela , e le consorti 
» Di fuori vanno procacciando le cose del vitto ». 

Ed in molte iscrizioni geroglifiche di steli sepolcrali , le donne por- 
tano l'onorifico titolo di *i*HGBHI, ossia signora di casa. Certamente 

10 voglio credere esagerato il testo dello storico Siciliano , che da- 
rebbe poter maggiore alla regina che al re; ciò nulla meno più 
d'un argomento si può recare , che nelle onorifiche attribuzioni 
quella andasse di pari passo con questo; che il nome di lei si in- 
scrivesse con quello del re negli atti e monumenti pubblici; e che 
di fatto s'ingerisse nelle cure del regno. T. Livio rammenta più 
volte nelle sue storie pratiche amichevoli tra l'Egitto e Roma, am- 
basciate e risposte del. Senato Romano concepute in termini tali 
da persuadere il lettore, che in Egitto a que' tempi la somma del 
comando risiedesse appresso la regina egualmente che appresso il 
re. (( Alesandriam ad Ptolemaeum Cleopatramque reges missi legati 
y> dona tulere » (L. XXVII. IV.). « Legati ab Ptolomaeo Cleopa- 

» traque regibus vocati sunt brevi extorres regno Ptolemaeum 

» et Cleopatram Romam venturos » ( XLIV. XIX. ). « Legati com- 

» mimi nomine regis et Cleopatrae gratias egerunt respon- 

» sum ab Senatu est ..... regibus TEgypti Ptolemaeo Cleopatrae- 
» que , daturum operam , ut regni sui maximum semper praesi- 
» dium positum esse in fide populi Romani ducant» (L. XLV. XIII). 

XIX. Se , lasciati da parte gli storici , consultiamo i papiri del 
R. Museo , ed altri già fatti di pubblica ragione , tanto Greci, quanto 
Demotici , troveremo sopra molti segnato 1' anno del regno di un 
Tolomeo , al cui nome è tosto soggiunto quello della regina ; anzi , 

11 che è assai più rilevante al mio proposito, osservo nel papiro terzo 
fra i Greci del R. Museo pubblicati e dichiarati dall'esimio signor 
Cavaliere Peyron , che Apollonio Psemmonte porge il suo libello 
al re Tolomeo ed alla regina Cleopatra Dei Evergeti , supplican- 



DELL'AVVOCATO F. BARUCCHI. 2Q 

doli che siagli permesso di citare in giudizio Psenchonsi e gli altri' 
da' quali teneasi offeso (21). 11 qual tenore di supplica serve pure 
a spiegare un luogo del papiro primo, pag. 5, lin. 27 in cui leg- 
gesi in plurale rotg favikivai , quando tutto il contesto dimostra 
Evergete solo avere in quel tempo regnato. Il chiarissimo interprete 
trova in questo plurale un esempio manifesto di quello che i gram- 
matici sogliono chiamare plurale di maestà o di eccellenza ; e re- 
cati alcuni esempii della sacra scrittura , in cui i re di Persia e di 
Siria parlando in persona prima usano il Noi, conchiude, che dall' 
oriente prendessero i re Lagidi l'uso di questo plurale. Soggiunge 
tuttavia : « Horum tamen titulus Rex Re guru , Rex magnus singu- 
» lari numero elferebatur , ut titulus pluralis novum videri possit 
» monstrum (22) ». Ma non è punto mestieri di ricorrere a quest' 
uso orientale , che lascia sussistere la maraviglia del caso presente, 
se si ammetta , che al re ed alla regina è rivolto il libello , sic- 
come è provato dal papiro terzo , ed è conforme agli addotti passi 
di Livio , dove il re e la regina sono detti reges in comune. Nella 
stessa guisa parmi debbansi intendere simili altre locuzioni de' pa- 
piri BactXag e Bamliuv [ley/mav (23). Non posso qui per l'opportu- 
nità del luogo astenermi da richiamare a nuovo esame l'interpreta- 
zione data dall'Eckhel ed altri Numismatici , della leggenda di una 
moneta d'argento di Cleopatra e M. Antonio che accompagna la 
testa di lei, cioè GLEOPATRAE REGIN/E REGUM FILIORUM 
REGUM. La quale iscrizione, secondo il lodato Archeologo, è da 
volgersi per « Cleopatra regina de' re, i cui figliuoli sono re (24) »• 
Io non riconosco questo significato nella frase latina , sebbene possa 
essere secondo la verità storica 5 e conseguentemente a quanto è 



(21) Papyri Graeci pars altera, 
(as) lliid. pars I. pag.- i^o. 

(a3) Ibid. p. 167 , papiri di Zoidc pag. 38 ecc. 
(a/j) Doctrina Num. t vi. p. 48. 



OO SOPRA UNA MONETA GRECO-EGIZIA ECC. 

detto de papiri , e del testo Liviano , e come porta 1' indole delle 
lingue latina e greca , inclinerei piuttosto a tradurla in questo al- 
tro modo: « Cleopatra regina, figliuola di re, (essi pure) figli di 
» re i) ; volendo la superba donna significare all'universo , sè essere 
discendente di maggiori nati già di prosapia reale. Io trovo un 
senso simile a questo nel cominciamento dell'Iscrizione Adulitana: 

Ba/jihvg [J.zyug U.~o\z\xuiog viog BucOeug 
UTolsp.ociov Y.v.1 Baaù.iijrcg A^ajvoug ©c«v 
&è§k$CùU X'sìv BacjXswv n.To\z[j.a.tov /.ai 
làc/.mlicraxg Beosvjjtvyg ©ógov ìiétòtipòsv xitoyovog: 

Dal che apparisce quanto i Lagidi amassero di vantare un lungo 
ordine di re antenati. Ma sia questa mia proposta accolta da' lettori 
come congettura di animo amante del vero, non come censura delle 
altrui opinioni. 

XX. Lo storico Siciliano riferisce ad un'antica legge della nazione 
Egizia l'uso di contrarre matrimonii tra fratelli e sorelle , ad imi- 
tazione d'Iside ed Osiride (25) , il quale fu così comune nella di- 
nastia de' Lagidi. Aspettando che la cognizione de' geroglifici chia- 
risca meglio l'antichità di tal consuetudine , io non dubito punto 
di annoverare anche questa fra le cause , per cui le egizie regine 
non contente di dividere co' re fratelli i titoli onorifici , poterono 
considerare il regno quasi come retaggio in parte ad esse pure per 
diritto di successione dovuto , e quindi esercitare in quello maggiore 
o minor potere secondo l'indole propria più o meno prepotente ed 
ambiziosa ed ancora secondo la maggiore o minore indulgenza de' 
consorti. A simile cagione voglionsi per avventura attribuire le monete 
sopra indicate d' Erato regina d'Armenia e Iotape di Comagene, l'una 
e l'altra chiamate sorella del re, quasi questo titolo desse loro diritto 



(•a5) L. i. 27. 



dell'avvocato f. barucchi. 3 I 

ad essere rappresentate nelle monete. Ancora una terza causa pia- 
cemi addurre , che non meno delle due già ì-ecate valse a distin- 
guere sopra quelle d'altra contrada , le egizie regine. Il più volle 
lodato storico ci fa sapere , che nè pure durante la dominazione 
de' Persiani , aveano gli Egiziani abbandonato l'uso invalso dalla più 
remota antichità , di consaci^ai'e cogli onori divini la memoria dei 
loro Faraoni , che in vila renduti si fossero benemeriti de' loro 
soggetti , ed al termine della carriera mortale avessero felicemente 
superato quel terribile finale giudizio (27) , e nota , come a Dario 
figliuolo d'Istaspe fu, ancora vivente, conferito il titolo di Dio, contro 
a quanto erano stati usi di fare verso gli stessi Faraoni. Questa con- 
suetudine fu in pien vigore rimessa , e voglio crederla anzi di molto 
accresciuta per la dinastia de' Lagidi , nella quale concordi sono i 
monumenti di vario genere , che all' ingiuria del tempo sopravvis- 
sero , a presentarci altrettanti Dei e Dee quanti re e regine vi si 
possono annoverare. Tutte queste cause ben considerate possono 
persuadere chicchesia di quanto io proponeva , sub" eccellenza di 
condizione delle egizie regine , onde cessi la maraviglia che può 
nascere dal numero molto maggiore delle monete di queste, posto 
a confronto con quelle d'altri regni ; e se vano non è 1' augurio , 
a queste otto che ora conosciamo , altre ancora si aggiungeranno 
a renderne la classe più numerosa e compiuta. 



(27) Diodor. 1. 1. 95. 



sfocar/. R a/e/Ze Som/vc&. C/aoire 'Jc. Jfora/r J/or r< Fzlol. 7h,u Jcj J'ay 31 




33 



IOAN. ANTONII ARRI 

OBSERV ATIONES 

IN QUOSDAM ABBASIDARUM NUMOS 
ATQUE IN ALIA MONUMENTA ARAB1CO-CUFICA 



Leciae die 29 ianuarii anni i835. 
I. 

De quibusdam numis Abbasidarum ac in primis 
de formula <te jJò) L4-0. 

Postquatuor priores Chalifas ea stirps in oriente propagata est, qua e 
sub nomine dùyoì \filii Omajja, vel Omiadaé\ ab anno Hegirae 

4o (1), ad an. i32 sumraum ibi tenuit imperium; quod postea ad 
Àbbasidas fuit delatum , ita ex Abbaso [<jwvLotH] (2) Muhammedis 
patruo nuncupatos. Nempe iam inde ab an. 100 Muhammed Ab- 
basida , vulgo Imam [ antistes ] dictus , a quibusdam in Chorasanica 
regione degentibus, eique addictis fuit ultro quaesitus ut ad prin- 
cipatum contenderet (3); vel quia ipsi quoddam Abbasidarum ius 



(1) Quoties de epocis scrino est, toties ab Hegira numeramus. 

(2) De quo vide Abulpharagiura. Historia Dynastiarum cdit. Pocokii. Oxoniae i663. pag. 
io3 et 182. 

(3) El-Macinus. Hystoria Seraccnica. Iterpret. Erpenio. Lugd. Batav. i6a5. pag. 109. 

Tom. xxxix 5 



34 OBSERVATIONES ETC. 

ad Chalifatum tutari vellent , vel populum ab Omiadica tyrannide 
redimere. Scimus porro Muhammedem hunc an. i or) virum Ziyadi 
nomine illuc misisse , qui Omiadarum mores vituperare , gentes 
amore erga Abbasidas inflammaret (i). 

Mortuo Muhammede antistite res cordi fuit filiis eius Ibrahimo , 
Abu'IAbbaso, atque Jaafaro ; quorum primus Abu-Moslemo, magno 
in tanta caussa viro , patrique iampridem militanti summam rerum 
commisit Accessit et Abu-Aun Abd'elmelec fìlius Jezidi qui ora- 
netn quoque operam prò Abbasidis viriliter navavit (2). Merwan 
quidem paullo ante an. i32 de periculo quod Omiadis imminebat 
commonefactus , captum Ibrahimum Harrani carcere ac morte mul- 
tavit : nec propterea spem deponere Abbasidae , sed magis magisque 
exardescere , suas intentius agere partes , postremo Abu'IAbbas an. 
i32 Chalifa salutari. 

Quibus in antecessum expositis principem Abbasidarum numum 
a Niebuhrio (3) publicatum iterum edimus , qui sternet nobis viam 
ad novas observationes. 

TAB. I. n.° 1. 

Antica Pars. 

Ar. óó) y> non est Deus 

aJJ YÀÌ nisi Deus 
òtX^j ipse est solus. 
Marg. ^jjìj) 'èòj^JÌ %ì f^rvl duAr *Z=à*Ji ^ JU 
Die: non peto a vobis mercedem prò hoc nisi amorem in pi opin- 
quos (4). 



(1) Abulpliaragius. Histor. Dynastiar. cit. pag. i34- 

(2) Abulfeda. Aimales Moslemici. Tom. I. a pag. 4"3 ad fìnem. 

(3) Description de l'Arabie Copenagh. 1773. Tab. X. n.° 3. 

(4) Coran. Sur. XL1I. v. 23. 



IOANN. ANTONI! ARRI. 



35 



Postica pars. 

Ar. cVi.2EvO Muhammed est 

Legatus 
cdJf Dei. 

Mar. tScX^J <xàm* ^9 »ij~q . . . a) ^L^o cu jwol l^o cdJj 
<^y°_9 (^aAsÌ) nomine Dei a quo imperavit cum eo Abu-Moslem 
Emir [?] in urbe Merw anno i3i. 

Post Reiskium (i) uterque Tychsenius (2) deinde Fraeìmius (3) 
huius numi lectiones ad examen advocavere: tandem Silvester a 
Sacy, vir summus (4), sententiam in margine anticae partis posi- 
tam ex Corano desumptam esse monuit. Sed nullus unquam nrbem, 
ubi numus cusus fuit, in margine posticae partis, satis, ut mihi 
visura est^ distinctam in ductibus iis detexit, quos ego legi jjJò ; 
ratus etiam in liac libentius quiescendum esse lectione quia inde 
nomen exoritur principis illius Ghorasanae urbis , in qua Abu-Mos- 
lem primam imperii sui defixerat sedem , uti ex dicendis uberrime 
patebit. Neque sane est , cur ductus eos , quos modo innuebamus, 
lilii gallici figuranti praeseferre cum T. C. Tychsenio (5) putemus : 
etenim huiuscemodi flores haud desunt in utraque numi facie, qui, 
si numum attente inspicias , alii omnino iudieandi sunt ab literis 
iis e quibus lectionem jjjq extundi posse putavimus. 

Operae autem erit pretium parumper vocibus insistere cUj^oì L*-o, 
quae quantum negotii usque adhuc doclis ceteroqui viris faeessi- 



(1) Apud Niebuhr. I. c. praefat. pag. XXVI. 

(•.'.) Introductio in rem numar. Muhammedan. Rostochii 1794. pag- 63. 64 — De rei numar. 
apud Arab. origine et progressi!. In commentai. Soeict. Regiae Scient. Golting. Voi. XV- 
pag. 36. 

(3) Numophylacium orientale Pototianum Casani i8i3. pag. 17. 

(4) Magasin Encyclopédique. An. 181 5. Tom. II. pag. 

(5) De rei numar. apud Arab. orig. etc. citat. 



36 OBSERVATIONES ETC. 

verini orientalibus pbilologis satis est compertura. Ne porro inorimi 
recenseam opiniones , qui primi de iis verbis scripserunt , quos 
aìiquando eo redactos videas , ut quo se verterent nescirent (i) ; 
statim aio , communi nunc quasi sententia ab Adlero, magno viro, 
ad nos usque promulgata receptum esse , quoddam iussum de mimo 
elidendo formula illa indicari. Nimirum quum pecuniae signandae 
facultas tamquam summi imperii indicium haberetur; quumque apud 
Arabicos imperatores in more esset summo consociare imperio pro- 
prio s filìos , designatos ad chalifatum successores , aliosve; ita ho- 
rum dignitati satis consultum fuisse aiunt , si numi , ubi ipsorum 
nomina ac tituli scribebantur , proprio iussu, ope formulae <%* j^oì L*/> 
evulgati censeantur. Quam quidem formularci omnes explanant : ex 
eo quod iussit ; vel : ex iis numis quos cudi iussit. Verum quum 
millus unquam dubitaverit , quin Chalifarum numi , ii nempe in 
quibus ipsorum tantummodo nomen ac tituli leguntur eorum volun- 
tate ac iussu in lucem prodierint ; bine fit, ut saltem bisce in nu- 
mis frustranea ac vana dicenda sit formula illa de iussu numi cu- 
ti end i exposita. Igitur in primis quaerendum est , utrum in numis 
Chalifarum voces illas alia possimus ratione declarare. 

Praecipua dimcultas in eo est sita , quod vox Lo vulgo ad res 
vel inanimatas, vel ratione destitutas a grammaticis coarctetur; ita 
ut L»^o [Lo (J-a] nihil aliud sonare videatur nisi ex ilio quod. 
Sed logica, opinor, via progredimur, si vocem, quae secundum 
communem usum expositam nullum in contextu probabilem praebet 
sensum , ad alium advocemus : praesertim quum sese nobis obtule- 
rint ex ipso Corano exempla , quae vocem Lo tati quam relativum 
qui accipi posse confirmant ; ipsamque non ad personam tantum , 
sed ad Deum ipsum referri suadent; de quo in propositis numis 
intclligendam esse putamus. Haec vero sunt Corani loca, quae ex- 



(i) 01. Tychsen. Introductio etc. citat. pag. 66. Adler Collcctio nova numor. Cuficortim. 
Hafniae 1792. pag. 17. 18. — Vide apud Asseman. Mus. Cuf. Nanian. pag. CXXII ad vi- 
trum tab IX. n.° CX1X quanto ipse deciperetur errore in iis verbis explanandis. 



IO ANN. ANTONII ARRI. 3 7 

pendenda subiicimus. Sur. XCI. 5. 6. 7. .l^JLo l/^ L*^J^ 

y^ty+t Loj (j^vàjj Lo^ Sur. XCII. 3. ^io^ìj j^=àJS 'oìlcv Lo^ 

Nimirum : yoer coelum , et qui [ Lo^ ] fabricavit illud. Per terram 
et qui [Lo^] expandit Ulani. Per animam et qui [Loj] coaequavit 
eam — Per eum qui [ Lo^ ] creavit masculum et faeminam. Ita Ma- 
raccius. 

Itaque prima formulae illius vox L*^o optime vertitur a quo vel 
ex quo [Deo]. Quumque nullam involvat difficultatem vox jJò) , 
quae revocata ad vim , quam voci j>^-of tribuimus significai emira 
tum tenuit — iussit — imperavit [illam scilicet exercuit potestaterru 
quam ipse titulus innuìt ] ; restat ut in significationem vocis <xs in- 
quiramus. Haec porro iure redditur cum eo [vel ipso~\ } — aut per 
eum, aut in eo [Deo]; quem disertum sensum praebet in numis 
iis abbasidicis (1) qui vocibus aJJ inscripti sunt. Ex quibus 
consequitur, formulae nostrae voces Lo et (Xò de Deo, uti dictum 
est , exponendas esse , cuius mentio in Chalifarum abbasidarum nu- 
mis nunquam desideratur. Neque multum immorabor in divina apud 
Arabos supremi imperii natura demonstranda : praeter quamquod 
enim in comperto est Chalifas omnes Dei vicarios egisse , atque 
chalifatum veluti Dei foedus [txJJì Arabos praedicavisse, so- 

lemnia sunt verba apud Abulfedam (2) in ore Mamuni posita, qui, 
quum morti proximus supremam potestatem fratt i Motasemo colla - 
tur us esset ; aiebat: dtiUo^ aJJJ «X^c <^-/Jx h. e. in te repositum 
erit foedus Dei eiusque pactum. 

Sed abs re non erit in ipso mimo Niebuhriano germanum sensum 
ex vocibus cu L*»o extricare. Numus certe Abu-Moslemo inscri- 
ptus est , cui potissimum viro splendidissimam suam fortunam Ab- 
basidarum familia acceptam retulit. Hic enim velut sol exoriens , 
tyrannidem , atque iniustitiam Omiadarum , quas eum coeca nocte 



(1) Adler. Coli, nova cit. n.° XXI. pag. 3o. 

(2) Annales. Voi. II. pag. 162. Vide T. C. Tyehsen de rei numar. apud Arab. orig. etc. 
citat. Adleruro. Coli, nova citat. pag. 20. 



38 OBSERVATIONES ETC. 

Hamza Ispahanensis (i) comparaverat , strenue discussit ; huic postea 
fuit nomen auctovis vocationis vel sectae (2) ; hic tandem ut sum- 
rnam rerum ad Prophetae nepotes traduceret adeo insudavit , tan- 
tamque e suis meruit laudem, ut de ipso praedicatum sit sexcenta 
hominum millia quoad potestatem exercuit , diversis sustulisse sup- 
pliciis (3). Hic porro , postquam Ghorasanam concesserat , urbem 
jj^o [ Meni vel Merw] inivit ; cuius castrum , debellato Nasiro 
urbis praefecto , victor occupavit (4). Anno vero i3o Chorasanicae 
rei iam potitus , postquam milites sacramento rogasset , iisdem, ut 
sese ultro atque amice stirpi Muliammedis subiicerent persuasum 
ivit ; qua in conclone generalibus verbis usum fuisse , nullumque 
designatum principem militibus proposuisse animadvertunt histo- 
rici (5). 

Itaque iam inde ab an. i3o Chorasanica provincia quae Omia- 
darum iugum , ad quorum eversionem fortiorem prae ceteris ope- 
rami navaverat Abu-Moslem ? prima excussit ipsius nutu prorsus 
regebatur: ibi ipse summo cura imperio fuit dum Ibrahim atque 
Abu'IAbbas , additis viribus , persequebantur Omiadas ; atque anno 
i32 quo hic Chalifa renunciatus fuit , Abu-Moslem ad duos fere 
annos supremum ius in Chorasana iam dixerat. Hoc autem adeo 
veruni est , ut Abu'IAbbas regni provincias eodem anno i32 inter 
suos decernens Ghorasanam Abu-Moslemo dominandam reliquerit 
(6) : et quum an. 1 07 Chalifa Mansur eum inde educere velie t , et 
aliis praeficere provinciis , conquestus ille aegre ferebat eam sibi 
adi mi provinciali! dia insessam , unde nomen habebat , ubi carus 
erat omnibus (7). Quapropter numum Niebuhrianum ad eam aeta- 



(1) Vide Reiskii notarci 232 ad Abulfedae Annal. torti. I. 

(2) Vide Reiskii notam 6 ad Abulfedae Annal. torri. II. 

(3) El-Macinus pag. 121 edit. cit. — Abulfeda. Annal. tom. II. pag. 9. 

(4) Abulfeda. Toni. I. pag. 4^7 - 

(5) El-Macinus pag. ni. 

(6) Abulfeda. Annal. toni. II. pag. 5. 

(7) Abulfeda. Annal. tom. II. pag. g. 



IO ANN. ANT0NII ARRI. óg 

tem referendum esse, putamus qua neque firmum adhuc stabat Ab- 
basidarum irnperium , neque ullus ex Abbasidis vere proprieque 
dieta Chalifae auctoritate honestabatur. Quod iam T. C. Tychsenio 
animadversum fuit (i) 

Ex quo fit , ut a praeside Chorasanae Abu-Moslemo in urbe y^o 
sedem habenti [quam eius etiam fuisse patriarci quidam autumant 
(2) ] numus cusus (3) , suoque nomine inscriptus fuerit : in quo 
quidem mimo notatu digruma est , reliclis formulis Omiadis propriis 
in area anticae partis Corani comma occurrere, quod, mutatis ad- 
iunctis, graphice ipsi convenite Porro quirai an. i3r nemo in Cho- 
rasana, atque in primis in urbe Merw dubitaret quominus summum 
imperium penes Abu-Moslem esset, prohindeque penes ipsum unum 
numorum cudendorum facuìtas ; inde patet formulam nostrana sen- 
sum piane alterimi ab ilio, qui usque adhuc in usu fuit , exhibere. 

Suspicatus iam fuerat Fraelmius , strenuus ille numorum cufico - 
rum interpres (4) verba cu j^oì L^o nullum iussum de numo elidendo 
ab Abu-Moslemo emanatum praeseferre : quare vocem j^o) in pas- 
sivo sumendam esse suasit ; atque integram formulam ita interpre- 
tàtus est : hoc est ex iis quae facere iussus est : i. e. : hunc riu- 
mum cudendi potestatem nactus est. Veruni quum an. i3i a nullo 
adhuc tamquam ab supremo principe iussum de numo eudendo ad 
Abu-Moslemum deferri quiverit; ita in eadem Fraehnii sententia 
non a Chalifa, sed a Deo subintelligendum foret. Quare hoc pacto 
lectionem marginis posticae partis numi ipsius latine reddimus : In 
nomine Dei, a quo imperavit cium ipso Abu-Moslem Emir in urbe 
Merw an. i3i. Id est: a quo liabuit , ut cum ipso [a Deo nempe 



(1) De rei nura. apud Arab. orig. etc. citat. 

(2) Abulpherag. Hist. Dynast. cit. pag. 140. 

(3) Iam ante hoc tempus officina monetaria extabat in Merw : vide Fraebn. Recensio nu- 
morum muhammeden. Academiae imp. scient. Petropolitanae. Petropoli 1826 pag. 7. — Postea 
etiam numi ibidem cusi inveniuntur. — Yid. ìlecensionem citat. p. 2G. 

(4) Nuraopbylac. Orient. Potot. cit. pag. 17. 



4o OBSERVATIONES ETC. 

adiutus ] imperaret etc. ; quae dicendi ratio in liane alteranti facile 
convertitur : In nomine Dei , cuius gratia imperavit Abu-Moslem 

etc. 

Abdohnelecus etìam statini post Abu-Moslem eadem formula usus 
est, cuius viri hoc fuit nomea ^^jÈ) (j4 (£U»*jj iXax (j^c jJ\ ; 

qui , postquam atrox adversus Merwan bellum paullo ante an. 1 32 
sustinuisset (i) , plurimumque Abbasidis auxilio fuisset, in provin- 
ciarum divisione quam Abu'IAbbasum el-Saffah vel sub initio cha- 
lifatus sui fecisse innuebamus, iEgypti dominatum capessWit: ibi 
autem numum, quem sumus descripturi in lucem prodiisse putamus. 
Numus quidem noster (2) parumper attritus est; sed ex altero edito 
a Fraehnio (3) quamquam et ipse sit mutilus , integras eius lectio- 
nes componere licet. 



(1) Abulfeda. Annal. tom. I. a pag. 47^ ad fin. 

(2) Hunc numum , et alterum Tab. I. n.° 4 mihi evulgandos permiserat Philippus Lavy , 
vir clar. , autequam ditissimam eius numorum collectionem , cui diu docteque impensis 
supra hominis privati vires studuit , R. Scientiarum Academiae libéralissime obtulisset. Stre- 
nuum adeo numorum scientiae amorem qui clar. virum permovit ut ad longam studiosorum 
utilitatem spectatissimo eius numophylacio celeberrimam conquireret sedem , Rex Carolcs 
Albertus aequo honore excipiens , euin Equitis Mauritani insignibus affecit. Utque po- 
steris eximiam optimi viri virtutem innotesceret , R. Scientiarum Acadcmia viro inter clar. 
sodales adscripto hunc lapidem ad numophylacii adituni dicavit: Museo numismatico Lavy 
della R. Accademia delle Scienze. — Reliquos numos , vitra atque specula metallica ex R. 
Taurinensi Museo depromsimus. 

(3) Recensio num. muhamm. cit. pag. 18. — Monemus nullum numorum ectypon Fraeh- 
nìum dedisse neque in hac ditissima recensione 5 necjue in numophylucio Pototiuno- Quare 
de iis iudicavimus ex ipsorum inscriptionibus. 



IOANN. ANTONII ARRI. 4 1 

TAB. I. n.° 2. 
A. P. 

Ar. adii In nomine Dei 

) % dò)'*È non est Deus nisi D- 

aJJ eus 
òAjx« ipse est solus. 

Mar. ,Ol>>j q»> (^LL*JI Oyx j-fyO^S eXi j~oì l-*~o 

^ quo imperanti cimi eo el°Emìr Abdolmelec filius Jezidi. 



P. P. 



ò^^xs Muliammed 
) ùy^j est legatus D- 
dJJ eù 

Mar. .cLyO^ (^y^Xki^ >^>Jj> cXJww j^Q^i (jAtXàJì \<XSt <^jjSa 
Casus est hic Fuls in Mesr (Fostat) an. 1 33. 

Fraehnius (i) neque retulit vocem U^o, ncque scopimi alligit, 
quum lectionem t^LUif delitescere suspicatus fuerat, ubi certe le- 
gendum est (j^liiì ì<\& <*j>jj&. Porro voces <xi j^o) L*~o perperavii 
ibidem ad iussum de numo cudendo traducuntur. Vel enim certum 
erat clarissimuni hunc iEgypti Emirum numos saltem aereos cudendi 
facilitate polluisse ; et tunc frustranea evadit formula de ipsius iussu 
numi siguandi exposita : vel prò certo habebatur omne signandae 
pecuniae ius Chalifis demandatum fuisse ; et tunc supervacaneum 
omnino esset formulam exponi iussu CJialifae. Abdolmeleci viti Abu- 
Moslerai numi , cura iis , qui vulgo numi Gubevnatorum dicuntur 



(i) Recens. 1. c. 

Tom. xxxix 



6 



42 0BSERVAT10NES ETC. 

confundendi non sunt (i), non solum quod facto constare videtur 
eos gubernatorum superavisse potestatem ; sed quia in nullo piane 
nunio , qui alicui gubernatori certo sit adscribendus (2) formula 
nostra occurrit. Praeterea planior, uti in nurao Abu-Moslemi , fluit 
sensus anticae partis numi huius ita interpretatae ; In nomine Dei; 
nullus alius est Deus nisi Deus ; ipse est solus : ex quo imperavit 
Clan ipso el-Emir Abdohnelec filius Iezidi ; id est : cuius gratta 
imperavit etc. Optime vero, uti vidimus , Abdolmelecu6 de Abu'l- 
Abbaso et Abbasidis omnibus meritus erat ut potuerit formularci 
per Abu-Moslemum in numos introductam dignitatis ergo ipse 
quoque usurpare. 

Dicebamus formulam nostram in omnibus numis qui multi sunt, 
in quibus solius Chalifae mensio occurrit inutilem , sin minus ab- 
surdam esse , si eam de iussu numi cudendi interpretaremur. Quod 
liaud fugit 01. Tychsenio, clar. viro (3), qui, etsi alias (4) verba 



(1) Recte animadrertebat Castillionius , vir doctissimus , [Monete Cufiche pag. XXII 

nota 7 ] Abu-Moslemi numos alios a numis gubernatorum esse. Sed illius numus , quem 
citat ex Numophylac. Potot. pag. 16. n. 46 [ Iege 4- b] tamquam Basrae cusum, nullus illue 
extat. Numus qui ibidem Basrae dicitur cusus argenteus est an. i35j numus porro Abu-Mos- 
lemi aereus an. 1 33 sine loco. 

(2) Inter numos qui tamquam numi gubernatorum a Castillionio citantur [Monete Cuf. 

p'àg. XXII] duo tantum iriveniunttir , qui integram praeferunt formulam cXi jJò) L#*£. 
Sed hi admodum incerti sunt. Quem enim ipse refert ex 01. Thychsenio [Additàm. I. p. 22] 
ad Chaiifam Amin pertinere posse Rostochiensis philologus ibidem animadvertit. De altero 
vero [Monete Cuf. n.° XX. tab. XVI. n.° 3] qui Musae cuidam , titulo (_gJ^O insignito , 
inscriptus est , paullo post nobis erit dicendum. 

Ceterum iuris pecuriiae proprio iussu signandae, designati! ad chalifatum successonbus 
denegandum esse putamus; quum nullibi legatur tantam apud Abbasidas ipsis traditam fuisse 
facultatem ut numos proprio ipsorum nutu signare potuerint. In medium quidem adducun^ 
Soiuti auctoritatem , qui , postquam dixisset Mamunum suum declaravisse successorem Aly 
Ridba , scripsit c%-KwX.> j^iV^^J^^ ^ J^^3 ? SC< * tàhil ultro deducitur nisi mos 

ille apud Abbasidas receptus , quo Chalifae permoti designatorum ad chalifatum nomina nu- 
rnóruni òpé in publicùm evulgabàht. 

(3) Additaraentum I. introduct. in rem num. muhaium. Rostochii , 1796, pag. 21. 

(4) Introduci, pag. 67. 



IOAN. ANTON1I ARRI. 4 3 

cXj ti^o de iussu numorum cudendorum , quod ab uno semper 
Chalifa emanaret , exponenda esse arbitratus sit P quum tamen ad 
numum pervenit, ubi tantum Chalifae nomen legebatur , veiba illa 
de auctoritate Dei aut Muhammedis intelligenda esse putavit. Sed 
debili argumento duetus est , quum in hoc mimo Amini- Muham- 
medis formulam explanavit de auctoritate Muhammedis [legati Dei] 
quod , aiebat } Chalifa Amili ad incitas fere redactus se clientem 
Muhammedis, cuius gerebat nomen , profiteri voluerit (i). Chalifas 
ne Man sur 3 Mohdi , Harun , Mamun etc. aliqua etiam gravatos 
fuisse calamitate credimus , quorum non pan ci modo extant numi 
ipsis solis dicati , ubi ipsorum nomina formula illa praevertit ! Ne- 
que felicior dicenda est eiusdem auctoris opinio, qua fieri potuisse 
arbitratus est Aminum formulam memoratam ideo usurpavisse , ut 
Bagdasensium gratiam aucuparetur : quasi formulae illius ope testari 
vellet se populi auctoritate Chalifam fuisse. Verum hae similesve in- 
terpretationes numorum defedili, qui ci. viro uberiora experimenta 
denegarunt , debentur. 

Quemadmodum in numis Chalifarum, ita formulam tu j^of U~<o 
interpretamur in numis fdii Chalifae [ ^yj^jòy^] j-^-of (j.* ] , 
ac designati ad chalifatwn successoris [ (^a^Xjv..*J} <Xg£ ] 
quoties numi ipsorum nomine ac titulis tantummodo inscripti sunt; 
quin in verbis iis quoddam suspicari liceat permissum frfiis, suc- 
cessoribusque a Chalifa traditum: quae sane evaderei et frustranea 
interpretatio , et verborum sensui adversa. Lubet autem cuiusdam 
numi lectiones expendere in cuius area I haec leguntur: non est 
Deus nisi Deus ipse est solus , non est socius eì\ quam excipit 
lectio areae II 

j et 
\ <x± j^)ì L*^3 ex ipso imperavit cum eo 
Ck^ss^q tS<\g-*J el-Mohdi Muhammed 
^yJ^oj^J) j-a-oJ ^_yi flius Emiri credentiwn. 



(i) Additam. 1. pag. 21 citat. 



44 OBSERVATIONES ETC, 

Id est : et ipsias gratta imperavit etc. ... Puto equidem cum 01. 
Tychsenio (i), lectiones utriusque areae ope litterae ^ una simul 
iungi. lamvero, qui, cedo, exurgeret sensus, si post voces areae I 
addatili' et ex iis numis quos cudi iussit el-Mohdi Muhammed etc. : 
vel cum Tychsenio : et ex mandato [ Chalifae ] el-Mohdi Muham. 
filius imperatovis fideliam ? Argumenta quibus idem doctus vir pro- 
bare conatur formulanti illam in numis declarandam esse ex man- 
dato Chalifae nobis minime probantur. A vero enim distat qui 
putet, successorem, mortuo vel remoto Chalifa, eam amplius in 
numis non adhibuisse formulam (2) qua , vivo Chalifa , itti solebat. 
Re quidem vera dum in vivis agebat Chalifa Harun, filii eius Ma- 
ni un et Amin formula illa usi sunt (3) , quam, mortuo patre cui 
alter post alterum in clialifatum successerant, liaud neglexerunt (4). 
Addit quidem idem Rostochiensis philologus anno 196 non reperiri 
in numis Mamuni verba co jJò) quia hic, remoto a Bagdasen- 

sibus fratre, Chalifa censebatur; veruni Mamun iam ab anno 195, 
sumpto titulo joLo^J [Imami] et ablegata formula q_^a-*Xw^JÌ <-\»g.c (Q~j 
numo's iis verbis auctos edebat (5) : neque desunt ipsius numi anni 
196 cum iisdem verbis ac titulo (6): numi tandem , quos 01. Tych- 
senius ex Adlero (7) profert , non r£> Mamun, sed r<5 Fadhal, eius 
Veziro, inscripti sunt; quibus in numis formulam <x± jjz) L*_o deesse 
liaud mirabimur , quum hanc apud Abbasidas usurpaverint tantum 
Chalifae , ipsorum filii , designati successores , verbo , digniores 
prae Veziris viri. 

Sed aliquam praeseferunt difìicultatem numi, in quibus toties me- 



(1) Introduct. pag. 66. 

(2) Introduct. pag. 66. n.° 1. 

(3) Fraehn. Recens. citat- class. II. Chalif. Abbasid. n. is i49- 168. 211 etc. 

(4) Fraehn. Recens. citat. class, citat. n. is 9.57. 269. 274 seqq. 

(5) Fraehn. Recens. citat. class, citat. u.° 274. 

(6) Fraehn. Recens. citat. class, citat. n,° 277. 

(7) Collect. nova n.'s XX. et XXII 



IOAjNN. antonii arrt. 45 
morata formula medium tenet locum inter Chalifae et filii nomen: 
ex. ca. in mimo Harunis Muhammediae cuso anno 172 ubi in area 
II haec legimus j>^yo^ a_i j^oì L*_o cX/w^Jì <3LcvJ^iJ5 

q^aà^»JÌ (1). Principio recte distinguendum est, quod quidam 
numorum cuficorum interpretes una simul conglutinarunt; inter ius 
nempe pecuniae signandae , quod semper cura summo constitit im- 
perio , et inter morem apud Ghalifas Abbasidas receptum quo ducti 
aliquando fìliorum nomina aliorumque numorum ope in publicum 
evulsabant. Poito in numis ubi nomina fìliorum cura titulo ac no- 
mine Chalifae patris copulantur., verba co jjò) L*^o nullum iussum 
de numo cudendo comprehendere queunt sive illud a Chalifa ema- 
natum putes , sive a filio ipso. Primo enim inutile prorsus fuisset 
iis appositis verbis indicavisse numum Chalifae iussu cusum fuisse, 
quoniam ipsius nomen ac titulus cuique paterent legenti. Praeterea 
si Chalifae iussum aliquod fas esset ea in formula admittere , qua 
de caussa haec , in numis de quibus modo nobis est sermo , sem- 
per ipsius subsequitur nomen , quae in numis solis Chalifìs dicalis 
ipsorum nomen semper praevertit ? Nulla autem ratione coniectu- 
ram facere licet , voces cX^ j&) UwO ad fìlium referendo , numum 
ipsius iussu prodiisse. De fili is namque aliquando fìt mentio iis in 
numis quum vel primam agerent aetatem ; ila Muhammed Amin 
tertium tantum vitae suae tetigerat annum quum numus, cuius panilo 
ante lectionem exscribebamus , in lucem venit ; quippe numus cu- 
sus est anno 172, ipse vero interfectus anno 198, aetatis suae 28 (2). 
Neque insolitum est in aliis Abbasidarum numis filii vix nati nomen 
reperiri , quod constat ex numo nostro ~où Moktader-billah (3). 
Quoniam vero propter infantilem Amini aetatem formula nostra 
de eiusdem iussu hoc in numo nequit explanari ; ita quoque in 
aliis contingere verisimile est , ubi formula medio stat loco Chalifae 



(1) Apud Fraehn. Recens. citat. class, citat. n.° i3<j. 

(2) Abulpharag. Histor. Dynast. cilat. pag. 157. 

(3) Tab. 1. n.« 6. 



46 OBSERVAT JONES ETC. 

inter et filli nomen. Quapropter propositam ex numo Harunis le- 
ctionem ita explanabimus : Muham. est leg. Dei: Chalifa est Rascid 
ah ilio a quo imperavit cum eo : Muhammed est Jìlius Emiri cre- 
deritium. Voces autem <Xì L*~o , mea quidem sententia, arte 
quodammodo ac consulto eo in loco posita videntur , quasi per eas 
docere voluerint tum patrem divina grada fuisse Chalifam , tum fi- 
li vi m eadem gratia divina patrem Chalifam sortitimi fuisse. 

Ex numorum Abbasidicorum disquisitione deducimus formulam 
nostrani in numis ubi illorum nomina leguntur, qui neque unquam 
potuissent ad chalifatum pervenire neque cuidam regioni summo 
praefuissent iure in hanc alteram cX^> jJò) transiisse. Vox autem L*^o, 
opinor, iis in numis omittebatur, quia de viris inferiori aliqua in 
dignitate constitutis amrmari nequibat ipsos immediate a Deo pro- 
priam nactos fuisse auctoritatem. Extat apud Fraehnium numus (i) 
in cuius margine areae I legitur: cusus est Bocliarae anno 1 4^ - 
in margine vero areae II A^c (Sò^ìJ) «XajsiO jwoJ 

(^jjyjòy*}) j^yoì (jr-? ^A^X^^Jl . Alter quoque in illa recen- 

sione (2) invenitur anni i43 Bocharae etiam cusus, ubi in mar- 
gine areae II eadem videre est inscriptio , mutato tantummodo 
<XÀ&o in jJUhÌÌ. 

Hi numi , uti patet ] in lucem prodierunt vivo adhuc Mansuro 
a quo Mohdi-Muhammed, eius filius , accitus fuerat ad chalifatum 
successor ; patet numos hosce sub Mohdi TVeleiatu [tempore nimi- 
rum , quo hic erat tantum destinatus successor] vulgatos fuisse ; 
patet tandem , praecipua horumce numorum subiecta esse Mahed 
[vel Moeid] quemdam , et el-Aschar , de quorum officio atque au- 
ctoritate non constai, quum nomina nulli concomitentur tituli. Porro 
evidens est vocem jjoì , vivo Chalifa , vivo destinato ipso ad cha- 
lifatum successore , nullum iussum de numis cudendis a viris illis 



(1) Fraehn. Recens. citat. class, cit. il. 35. 

(2) Class, citat. n-° 22. 



I0AN. ANTONII ARRI. 47 

[ quacumque demum fuerint dignitate distincti ] emanatimi indicare 
posse : atque frustra voces <x± j~oì in Fraehnii sententia explanari : 
facere iussus est, ut dicas: lume numum cudendi potestatem nactus 
est. Praeterquamquod enim huiuscemodi interpretatio non solum 
difficillime cura linguae Arabum indole optari potest , sed cura cu- 
iuslibet gentis historia , summopere quoque dubitari subest num 
Chalifa Mansur tantam bisce viris tradere voluerit potestatem , ut 
aliquando proprio iussu ; etsi facultate a Chalifa obtenta ; numi etiam 
cudi quiverint. 

Putamus autem in hisce numis digitimi intendi ad vulgatum il- 
luni apud Chalifas Abbasidas morem , quo nomen clarissimi alicuius 
viri , nobili aliquo in officio constituti aereis in numis evulgare 
consueverant : ita vero numos nostros legendos esse: imperavit curri 
eo [ Deo ] Móbed sub JVeleiatu xov Mohcli amici foecleris muslimo- 
rum dicti quoque Muhammedis fdii Emiri credentium. Nimirum quum 
ii qui digni erant quorum nomina in numis scriberentur , quodam- 
modo etiam convenirent in pacto Dei moderando ; ita ad ipsorum 
patefaciendum officium ac dignitatem ; quamquam in numis ipsis 
inscriptis addi usu non veniret eos propriam a Deo [ L*^o ] aucto- 
ritatem mutuatos fuisse , in usu tamen erat ipsorum nomini prae- 
mittere formulam a.* h. e. iussit - imperavit [ quantum ipsorum 
auctoritati competebat ] cum eo [ Deo ]. 

Postrema tandem formula ad breviorem alteranti reducta fuit: 
etenim in numo quem prae manibus habeo, quique ad Abbasidicos 
pertinere videtur , loco integrae formulae legitur tantum j~àì. Num 
porro ex unica hac voce lectionem extundimus iussit hunc numum 
cudi ? Imo illam eodem in sensu accipiendam esse putamus atque 
in integra formula jJò) U^o. Re quidem vera quamquam haec 
verba Abu-Moslem primus , quatenus ex numis ad hanc diem co- 
gli itis iudicari licet , in numos invexerit ; in ea tamen ultimus Omia- 
darum Chalifa digitum iam intendebat ; etsi ipse unica uteretur voce 
jJò). Numus enim eiusdem liane praebet in margine areae II le- 



48 OBSERVATIONES ETC. 

ctionem (i) ^yJ^j.^) j^o) (j^j-o Aac j~oì, quae certe sonanl: 
imperàvit Dei seryus Merwan princeps credentium. Vocem autem 
ibidem sumi non posse prò iussu numi cudendi , tum patet ex 
iis , quae supra de Chalifarum numis disseruimus , tum ex mimo 
quem modo describimus. 

TAB. I. ri.* 3. 
A. P. 

Mar. dóJ) , (sic) } dò), 2 non est Deus, nisi Deus 
Ar. ó<X^j ipse est solus. 

P. P. 

Ar. tX-é^cvO Muhammed est 

J^jwj, legatus 
ddUi Dei 
Mar. (J>^-*JU j>j~+£ joLwJi j-a^o^Ì 

Jussit el-Emir Hescham filius Amru in Mussili. 
Anecdotum numum huic nostro prima fronte similem proponebat 
iam Castillionius (2) ; sed si ex illius ectypo iudicamus alterius mo- 
duli noster hic censendus est. Nam in nostro est )1) , quod in ilio 
in utroque porro numo diverso ordine dispositas esse voces in 
margine posticae pai'tis facile cognoscas. Praeterea nullum est in 
nostro indicium vocum ód5) quibus vir clar. lectionein in mar- 
gine partis , quam nos posticam diximus , incohavit 5 sed ipsarum 
loco certe succurrit vox jJò). Ut porro aetatem numi huius defìnia- 



(1) Apud Castillionium. Monete Cufiche pag. 25o — qui ab Asseraano Mus. Cuf. Nanian. 
pag. XXVIII. n.° XXXIV falso Fatimidis adscriptus est. 
(a) Monete Coliche Tab. i. n.° 7. pag. 45. 



XOA.X. ÀNTOSìI ARRI. ^9 

mus iisdem utemur Castillionii vei-bis , quibus , de suo loquens 
mimo , aiebat : manchiamo della serie dei Governatori di Mussili } 
e quindi non è possibile determinare Vepoca precisa della moneta, 
la quale però non debV essere posteriore al II secolo dell Egira (i). 

Iamvero quis non statim perspicit voce jjs) indicar i quidem He- 
schamum hunc iraperavisse in Mussul , non vero iussisse ìiuinum 
ibidem cudi? Felicius enim ac saniori via grammaticae consultum 
itur voces <^bo^«Jb j-oì consociando , quam inter eas defectum 
praetexendo verborum ex: ca: iussit cudi hunc fuìs in Mussul. 
Abbasidarum, uti ceterarum gentium numi habendi sunt veluti mo- 
numenta historica , quibus imperatorum aliorumque nomina poste- 
ritati propagantur. Atqui huic principio magis consulimus si formu- 
lam <%± t*wO in Abbasidarum numis occurrentem de ipsorum 
auctoritatis ac dignitatis natura exponamus , ac si ea vel ad fru- 
straneam , vel nunquam satis liquidam interpretationem revocata , 
iussum in ipsa admittamus de numis signandis. 

Ex: dictis colligitur voces cu j~oì L^-o , &ì j^o) , vel unicam vo- 
cem jwoi in numis Abbasidarum vetustioribus unam eamdemque 
innuere formulam opportune dignitati ipsorum coaptatam. Atque 
adeo mihi persuasum est , per illa verba divinam Abbasidarum im- 
perii naturam significari , ut hac relieta explanatione complura ena- 
scantur , de quibus nullam queas rationem satis aptam exeogitare. 
Cur enim factum est ut in numis Chalifarum quaedam voces ex. ca. 
)<\st> ^jJb, (X)^u, àJJ) ^j^ì , praeterea nomen numi proprium et 
urbis passim omittanlur , nunquam porro, ne una quidem excepta 
vice , ulla ex vocibus <x± j^o) L*«o ? Si vox L*~o } puta , in numis 
Emirorum aliorumque aliquando a reliquis fiiit desecta, qua de 
caussa id nunquam contigit in numis Chalifae , successorisque ad 
chalifatum destinati ? Si in formula nostra iussum de numo cudendo 
comprehenderetur , cur hoc nunquam dedere Chalifae , ipsorum 



(i) Monete Cufiche loco mox laudato. 

Tom. xxxix 



7 



5o OBSEUVATIONES ETC. 

filii, ac successores designati per voces j-o^ quas in numis Emi- 
rorum et in aliis uno vertunt ore iussit hunc numum cudiì Num 
vox tU ita necessario construitur curri verbo jJò) ut n un quarti in 
nuinis Chalifarum et Emirorum y perraro autem in numis guber- 
natorum relinqui potuerit ? Complures sunt numi in quibus ncque 
formula nostra adest neque ullum aut Clialifae , aut cuiuslibet viri 
nomeii ; qui tamen quin ipsius Clialifae iussu cusi fuerint nemo 
unquam in dubium revocavit. la in vero si formula illa sensum re- 
vera continet, ad quem eam orientales philologi usque adhuc advo- 
carunt, cur nunquam ea reperitur in numis anonymis, ubi converti 
utique posset: ex eo quod iussum est a Ghalifa : vel : hic est ex 
iis numis qui cucii iussus est a Ghalifa: vel: ex mandato Clialifae; 
qua quidem ratione multi formularti enucleali dam suadent in iis numis 
ubi Clialifae nomen desideratur. 

Equidem scio Adlerum (i) atque alios, qui vocem L*~o vertunt 
de eo quod, in medium afferre palili imperialis titulum (2) , nec 
non Diarbekrianam inscriptionem (3); ex quibus ille incipit verbis 
(JUx de eo quod confectum est, vel cum Fraelinio: est ex 
iis qua e fabricata sunt ; altera vero verbis <%L*jl* j^o) L^o de eo 
quod iussit construi. Sed huiuscemodi esempla, nostra quidem sen- 
tenza , ad rem non faciunt : contestus enim illarum inscriptionum 
ab ilio in numis obvio diversus impedit ne in utroque pari ratione 
vocem L*»o accipiamus. Porro etsi feramus libenter in allatis exem- 
pìis et non insolitum apud Arabas dicendi modum innui, et vocem 
L*^o verti posse de eo quod ; Ime tamen nostrani respicere formulanti 
negamus ; quum incredibile dictu sit ne una quidem vice , ad si- 
militudinem dictionum , quas panilo ante exposuimus , in numis 
scriptum fuisse \->jSo aut a_i j^ój jjò) L*^o ; sed saepissime in 
uno eodemque numo tum formulavo. <jp r^ol UvO fuisse exaratam , 



(1) GoIIect nova pag. 18. nota (ili). 

(3) Vide Mémoires de l'Académie Impér. des Sciences de S. 1 Pétersbourg , tom. Vili. 
— Variae inscripliones arabicae a C. M. Fraehn. vel primo explanatae etc. pag. 53 1 seq. 
(3) Apud Niebuhrimn in Itinerario , tom. il. tab. XLIX. 



IOAN. ANTONII ARRI. 5l 

tum addita verba N. ÌSjt> vj*^> àJJ) ; quae quum vertenda 
sint in nomine Dei cusus est liic N. , illa certe de iussu numi cu- 
dendi explanari ncqueunt , ncque vox L*~o ex , vcl de eo quod. 

Praeterea facto res est comprobata quosdam numos Abu-Moslemi 
aliquando praeseferre integrarli formulam , alias vero voces tantum 
dti jjq) . Caveas ne vocem ita parvi diiudices momenti , ut ad 
libitum omitti quiverit , perstante ceteroquin eodem sensu in voci- 
bus do jwol \iussil lame numum cadi]: etenim oinnes Chalifae eam 
nunquam omisere ; atque i\ } qui sumrao iure provinciam aliquam 
haud moderabantur, eadem nunquam usi sunt. Quod si vocem 
nobiscum explanas ex quo [Deo] facile intelliges eam primo usur- 
pavisse Abu-Moslemum eo tempore quum unus ipse erat ex Abba- 
sidis summo firmoque 'iure in Ghorasana distinctus: quando nempe 
multum Abbasidarum caussae intererat ut divina ipsorum princi- 
patus natura adversus Omiadas promulgar etaf. Hic postmodum adhi- 
buit tantummodo formulam do j«oi [ imperavit cani eo Deo] quia 
Chalifa Abu'IAbbas, firmo iam undequaque ipsius imperio, non am- 
plius liberiti, puto, ferret animo populis persuasum ire eius, aeque 
ac Abu-Moslemi auctorilatem , immediate a Deo [U-o] descendere. 
Neque certe obstat Abdolmelecum Jezidi fìlium integra adhuc for- 
mula uti anno i33 , quo iam tempore Abu-Moslem usui'pabat so- 
1 umrno do voces cO : videtur enim ilio statim sub initio Emiratus 
sui, prohindeque in primo eius numo integram insculpsisse formu- 
lam , permittente fortassis Abu'IAbbaso supremo tunc principe , ut 
et ipse dignitatis honorisque ergo Emiratus sui divhiam Omiadis 
ostenderet originem , qui adeo strenue prò Abbasidarum Victoria 
sese gesserat. Succurrenti itaque, uti videtur, singulari aliqua caussa 
Emiris aliisque integra permittebatur formula t u j^o) L4-0 , quoties 
ipsorum nomen numorum ope a Ghalifis Abbasidicis evulgabatur (1). 



(i) In numo apud Fraehnium [Rccens. cit. pag. 3o, n.° 64] qui idem videtur cum numo 
ab Assemano descripto [Mus. Cuf. Nan. n.° VI ] deinde a Castillionio [Monete Cuf. tal». 



5l? OBSERVATIOISES EI'C 

Quas omnes nostras de formula <jo , hM observationes quam 
declarandam esse dmmus a quo [Deo] imperavit cum co N. N. id 
est: divina gratia imperavit N. N. ,hoc tandem argumento obsignamus. 
Nimirum, el-Motasem Harunis fìlius Vili Abbasidarum Chalifa primus 
nomini proprio [vel polius praenomini quod in chalifatus inaugura- 
tione Chalifae Mamuno sequiores sumebant] dictionem addidit ctUL, 
quam 01. Tychsenius (i) interpretatus est per Deum , h. e. Dei 
grada. Huiuscemodi vero dictio , vel altera in eumdem recidens 
sensum coniimcta fuit cum nomine Chalifarum omnium e stirpe 
Abbasi post el-Motasem-billah. Quum autem ab horum numis orn- 
ai no ablegata fuerit formula jJò) L*vO ; ita id factum fuisse fa- 
tendum est , quia , introducta iam in numis ad Chalifae nomen di- 
ctione , quae satis per se ipsam ostendebat divinarti chalifatus ori- 
ginem , prima illa piane frustranea evasit. Fac enim formulam no- 
strani iussum revera de numo signando comprehendere, incredibile 
dictu evadit eam haud amplius , ne una quidem vice, adhibuisse 
Abbasidas omnes post Mamun ; statim ac in horum numis adparuit 
dictio dJJb. 



XIII. n° 3] peculiarem etiam aliquam caussam Mansuro [numus dicitur cusus an. 157, ul- 
timo huius Chalifae regni] praesto fuisse putamus , qua ipse motus Musae, cui numus in- 
scriptus est, permittebat formulam cXi l-4«0 . Etenim non solum hic Musa titulo in- 

signitur (^cJ^J-^O , quae quidem vox queradam indicare potest cohaeredem chalifatus, vel aj- 
jìnitatem cum ipso Chalifa , vel clientelam in quam illum fortassis uti regulum fiduciarium 
Chalifa acceperat ; sed numus praeterea spectandus est , quia singularem liane formulam 
praefert : djuCLi txXÌ) j*^^ cuius Musae victoriam Deus illustret. 

Monemus etiam in numis apud Fraehnium [Rccens. cit n. is ^5. i4$] integram reperiri 
formulam <Xì jJò\ ante viri cuiusdam nomen titulo (^LoLc insigniti; quem Fraeh- 

nius interpretatus est Legatum, h. e. Quaestorem. In ulroque porro numo, et quidem in area 
anticae partis fausta praecantur, in primo, Musae Mohdi filio, in altero HarunoChalifae; quod 
in numis abbasidicis rarissime contigit. In numo autem n.° 44 eiusdem Recensionis in quo 
tum haec benedictio , tum Chalifae nomen desidcrantur , titulus qJ^qÌs: praevertitur tantum 
a formula j^C>) . Vidcant docti quid inde concludendum. 

(1) Introducilo citat. pag. 71. n.° 3. 



IOAN. ANTONI! ARRI. 53 

Varia haec sunl argumentorum genera, quibus formulam j^ol L*~o 
in vetustioribus Abbasidarum numis primo obviam ; ad novam re- 
vocare interpretationem conati fuimus ; qnae quidem tanta nobis 
una simul collecta visa sunt , ut ea orientalium philologorum iudicio 
proponere ausi fuerimus. Iavn ad alia progredimur. 



■ 



■ 

■ 



54 



OBSEUVATIONES ETC. 




Quaedam in vetustiovibus Abbasidarum numis 
adhuc incerta dejiniuntur. 



Inter nuraos Abbasidarum vetustiores quidam ita oculos percel- 
lunt , ut eos primo statim intuitu ad Abbasidas referre queas. Or- 
nantur enim punctis vel circum , vel in area positis; tum vocibus 
supra atque infra arearum lectiones ; quasdam proferunt oblungatas 
literas , quae porro nequeunt oblungari , minutim iunctas , hasque 
admodum subtiles. Inter varios cuficae scripturae modos unus est , 
quem Karmaticum appellant , de quo non una omnium est senten- 
za (i). Alii namque karmaticas dicunt cuficas literas quae non so- 
lum prae reliquis grandiores sunt } sed variis ductibus atque orna- 
mentis distinctae. Adlerus autem, magnus vir (2) , auctoritati nixus 
Firouzabadi animadvertit voce Karmat scripturae subtilitatem innui. 



(1) Inter Italos Castillionius de Hteris agens , quae speculum exornant, quod in fronte 
libri Monete Cufiche etc. positura est, quae assimilantur literis speculi nostri tab. IL, eas 
Karmaticas appellat. E contra Lancius qui secus ab Adlero (i) putat a Karmatis dictas 
fuisse literas karmaticas , ait , feram hanc gentem anno 278 novum quoddam scripturae cu- 
ficae genus invexisse con accorciare , assottigliare le asta ed avvicinarne le forme e le let- 
tere (2). Sed si ex Cufica numorum Paleographia argumentari licet, fatendum est, multo 
ante an. 278 ad gentiliorem modum cuficas literas advocavisse arabas con accorciare , assot- 
tigliare le aste ed avvicinarne le forme e le lettere. Caeterum quo tempore arabicae literae 
o.d subtiliorem modum fuerint advocatae , vide a Sacy Jnscript. et Belles-lettr. tom. IX. 
an. i83i. pag. 73 seq. 

(2) Mus. Cuf. Borg. loco mox laud. 

(1) Museum Cuf. Borg. pag. 100. 

{1} Lettera sul Cinico sepolcrale monumento portato d'Egitto in Roma. Roma, 1819. 



IOAN. AI.TONII ARRI. 55 

Quod si ita est paucis dicam numos ilìos Abbasidarum ad quos 
paullo ante digitum intendi ductibus karmaticis esse inscriptos. 

Hoc porro signum g in numis bisce abbasidicis cernitur , quod 
philologorum orientaliuna ingenium din exercuit , quin adirne lis sit 
prorsus dirempta , quodque semper eam numi partem esornat, qua e 
postica dici solel , supra vel infra areae lectionem positum , ali - 
quando etiam in eadem linea iteratum. Post Adlerum (i) multi ar- 
bitrati sunt nomen inde componi ^ascO [Jahya], quod cuiusdam 
praefecti nomen fuisse aiunt. Veruna quae fuisset necessilas in uno 
eodemque numo et qui de in in eadem parie et linea bis nomen 
praefecti huius describendi ? Tamdiu ne Jaliya ille in praefectura 
stetit , ut ipsius nomen in omnibus Abbasidarum numis , qui signo 
hoc nostro aucti sunt liceat suspicari ? Illud porro monetariae olìì- 
cinae indicium esse a quibusdam quidem affirmatum est., nunquam 
tamen comprobatum. 01. Tychsenius (2) vero, literis ad Fraelrnium 
datis die x4 maii 1812, bakh signum nostrum interpretatus est, 
Castelli verbis ductus, qui ex Kamuso scripsit bakhi dictum 

olim fuisse Denarioram quoddam genus qui vocem bakh inscul- 
ptam ferebant. Quam quidem vocem mine vertunt : euge ! 

Tantula numologiae orientalis quaestiuncula iudicem etiam nacta 
est Silvestrem a Sacy , summum virum (3) , qui relieta lectione ^3 
primam iliam qq-^A retinendam esse suadebat. Sed celeberr. viri 
sentenlia non ultra Mansuris numos urgenda est , quum sibi tan- 
tum proposuerit probandum Jaliyam illmn, quamquam sub Mansuris 
regno Veziri officio laaud fuerit insignitus , lune tamen monetariae 
officinae 'praefeclum agere potuisse; quod, ait, satis erat ut ipsius 
nomen numis insculperetur. Ilocque rectissime. Veruna signum f, 
numos quoque exornat xoù Mondi rov Hadi roD Harun (4) ei - c - 



(1) Collectio nova pag. i4- 

(2) Apud Fraehn. Numophyl. Orient. Potot. pag. 18. 

(3) Magasin Encyclopéd. An. i8i5. Tom. II. pagg. e 427 -28. 

(4) Vide Fraghnii recens. num. cufic. cit. 



56 OBSERVATIONES ETC. 

quorum chalifatu Jahyam monetariam rexisse ofiìcinam neque con- 
stai , neque verisimile videtur. Illud enim in numo quodam Harunis 
infra aream posticae partis fuit repetitum (i) quod certe declarare 
neqUimus J alda , huncque veluti monetariae officinae praefectum 
h abére ? non solum quia bis esset commemoratus ; sed quod diserte 
supra lectionem areae legatur <X4.ìjSt> Havtema , qui , liti docet 
idem a Sacy (2) praefectus officinae monetariae censeri quoque 
potest; etsi Fraehnius (3) eum putet praefectum provinciae Afrikiae. 

Iam monebamus Parisiensem Philologum lectionem improba- 
visse quum ex ipsius auctoritate legendum potius in ilio signo esset 
^ri^. Addatur auctorem zou Kamus nullam vocis <£~=z^ interpre- 
tationem proposuisse, sed innuisse tantum ita dictos fuisse numos 
quosdam quia vel signum , vel literae iis erant inscriptae , quae in 
eam lectionem quodammodo resolvebantur. Inde vero minime se- 
quitur signum nostrum accipiendum esse tamquam vocem pi^oprie 
dictam } sensumque afferentem ; multoque minus in ilio exclamantis 
vocem latitare. Neque enim haec lectio alicui innititur auctoritati; 
praeterea singulare foret exemplum in quovis gentium numo spiri- 
timi exclamantis, aliquando iteratum, reperiri. Ego autem putarem 
Firouzabadum digitum intendisse in multos illos Samanidarum numos 
lioc signo auctos (4), cui felicius lectio ^.^j) convenit , quam 
signo nostro f ; etsi illius etiam nemo adhuc verum sensum asse- 
quutus sit. Illud , si recte iudico , nunquam reperitur in numis 
Abbasidarum , atque in numis Samanidarum rarissime extat signum 
de quo modo nobis est sermo. 

Igitur , quum ex dictis elucescat neque viri nomen ex signo no- 
stro extundi posse , quod singulis numis , quibus superstat , aptetur; 



(1) Apud Fraehn. recens. cit. n.° 167. 

(2) Magasin Encyclop. loco mox laud. 

(3) Ad numum Harunis mox laud. 

(4) Hoc signum deproiusimus ex numis a Fraehnìo in recensione sua descriptis. 



IOAN. ANTONII ARRI. 5<J 

ncque vocem , quae sensum aliquem satis aptum pràeseferat , lau- 
dabilior dicenda est Adleri sententia , qui de eodem signo verbà 
faciens, quod ^3^0 legi posse et ìpse aliquando credidit, mihi ta- 
men , addit, verosimilius lume ductum f qui in multis conspicitur 
numis nihil alimi esse, quam fio se illuni ornamenti caussa adiectum 
(1). Nos vero dum credimus illud ornatùs loco in numis Abbasida- 
rum positura fuisse , ensem esse putamus (2) inconcinno calamo 
exaratum et ex orientalium more recurvum , etsi in curvatione mo- 
dum excedere videatur. Porro nihil huic officit sententiae paullo 
insolentior ensis recurvatio si prae oculis habemus tum ornatimi 
ibidem intendisse artifìcem , tum insolitum non esse numos Muham- 
medanorum , etsi recentiores , ensibus exornatos reperiri ; qui qui- 
dem enses , quamquam et inter se diversae sint formae , et a no- 
stro dissimiles , longe tamen distare videntur a vera forma ensium 
recèntiorum. Denique concludimus consulto hunc ensem positura 
videri in illa numi parte ubi refertur Muhammedis nomen , quoniam 
nullus est , qui nesciat quantum illius ensi debeat muhammedana 
religio. 

Hisce in antecessum disputatis iam libet Abbasidarum anecdotura 
numum aereum describere. 



(1) Collectio nova pag. n. 

(2) Probabilior haec nostra redditur sententia , quia in numis apud Assemanum [Mus. Cuf. 
Nan. J Tab. I. n. ls VII , Vili , qui optimae videntur notae, sola huius ensis lamina signata 
est. Ex quo quidem ductu nulla unquam exurget arabica vox. Signum quatenus ex nu- 

morum ectypis , ubi invenitur, iudicamus non una eademque ratione exaratum est; ubique 
tamen ensem indicat. Signum hoc nostrum prout in numo Tab. I. n.° 4 conspicitur magno» 
pere ad numi fidem accedit. 



Tom. xxxix 



8 



58 



OBSÈRVATIONES ETC. 



TAB. I. n.° 4. 
A. P. 

Ar. àJì 1 Non est Deus nisi 

òcXa^ txiiì Deus ipse est solus 
óó ^ non est socius ei 

/re nomine Dei cusus [est hic fuls] in Abbasia anno quadrage- 
simo [?]... et centesimo 

P. P. 

Ar. Duo enses de quibus satis diximus; deinde legitur: 



<X*.ccvO Muhammed est 

^j^^y legatus 

dJJÌ Dei, 

àSj^ benedicat e uni 

In margine fere ex integro attrito haec tantum certo arripimus verba 
dJ^b C}J>ò ...oLmì) quae comma innuunt Sur LXI , v. 9. 

Dolendum abbasidicum hunc numum ita in marginibus deficere, 
ut certam omnino ipsius epocam proponere nobis non liceat. Ducti 
tamen forma literae j composuimus vocem ^,ajo)J ; ita ut numus 
anno sequior i5o iudicari nequeat. Veruni quidem est Castillionium 
de nurao quodam argenteo abbasidico et Abbasiae cuso verba fa- 
cientem, quum margo ita deesset , ut numi epocam detegere ne- 
quiverit, haec scripsisse: repoca dee però essere fra gli anni 160- 
190, intervallo cui appartengono tutte le monete della zecca d' Ab- 



IOÀNN. ANTONII ARRI. 5g 

basta sino ad ora conosciute (i) ; sed Fraehnius tum numura evul- 
gavit Abbasiae cusum anno i5i (2), tum alios eiusdem raonetariae 
officinae anno 160 antiquiores (3). Abbasia autem vel ita a quodam 
ex Abbasidis nuncupata fuerit , vel ex eo quod Abbasidarum cen- 
seretur sedes , certo adhuc non constai ad quod lempus , quemve 
auctorem eius origo referatur : etsi post Fraehnium Castillionius 
ipse (4) sententiam correxerit qua vulgo credebatur illain vicum 
quemdam fuisse ad latus occidentale urbis pacis [Bagdadi] positum. 
Propterea nihil impedii quominus iam ante an. i5i monetaria offi- 
cina in Abbasia floruerit , quum urbs huius nominis iam ante hoc 
tempus et nota esset , et sub dominatu Abbasidarum constituta. 
Ceterum Chalifa Mansur anno i36 regnum inivit ; numos vel ab 
anno ij>i certe Abbasiae cudit; ensibus numos exornavit, ali quando 
uno tantum; alias porro duobus , uti in hoc nostro numo evenit. 

Sed sive Mansuro vel alteri ex Ghalifis Abbasidicis numus noster 
tribuendus sit [quod parum modo nostra interest] graverà difficul- 
tatem usque adhuc orientalibus philologis obiiciebat vox illa ad cal- 
cem lectionis areae posticae partis posita , atque in aliis quoque 
abbasidicis numis obvia, quam nos interpretati fuimus ctEsjO . Iam 
vero prima vocis huius litera parva quidem est , sed dislincte le- 
gitur : litera 1 eiusdem est formae ac eadem litera in voce anticac 
partis i^jww: et quum nullum suboriri queat clubium de lectione 
(\X^d quam ex margine eiusdem partis extricavimus , nemo est, qui 
duas literas , quae in illa voce legendae adhuc supersunt, prò S et 5 
simul nexis non habeat. Haec ex praeceptis paleograpliicis. Gram- 
maticam vero nostrae vocis rationem expendentes puiamus eam esse 
ex £djo benedixit in 2. a forma cum adfixo 3. ao pers. sing. mascuK 



(1) Monete Cufiche pagg. 22 et 38o. 

(2) Recens. citat. n.o 43. 

(3) Ibidem n.» 46-55-57-61-67 etc. 

(4) Mcraoire géographique et numismat. sur !a partic orient. de la Barbarie etc. Milan , 
i8a6, pag. 24 seq. 



6o OBSERVATIONES ETC. 

Et uberius de ventate nostrae huius lectionis constabit , si nobis 
in mentein revocemus votum illud prò Muharamede quod in numis 
ipsis abbasidicis reperitur. Etenira post voces Muliam. est leg. Dei, 
non raro in iis additum est cuix ctlH ^Xmd propitius sii Deus 

ei [ Muhammedi ] et cwnulet pace. Priraus qui votum hoc numis 
inscripsit , si ex numis ad liane diem cognitis licet argumentari 
Mondi fu il. Id vero ipsum fecisse ait 01. Tychsenius (i) quia fideles 
in Corano (2) admonentur ad Dei et Jngelorum exernplum votum 
de propheta facere. De qua Tychsenii sententia modo non dispu- 
tami^. Sed si integrimi illud votum el-Mohdi in numos adscivit co- 
ranici praecepti sanclitate ductus , quid vetat , quominus ad eam- 
dem doctrinam mentem convertens Ghalifa Mansur [ si numus no- 
ster ad cura pertinet ] brevius aliquando de Muliammcde votum , 
quale unica voce <3ibjO obtinetur , in numis poni iusserit ? 

Sed iuvabit alterimi proponere numum abbasidicum ubi lectio 
(%Z=>j,ò certe omnino elucescit ; cuius aerei numi elegantissime cusi 
liaec sunt verba : 

TAB. I. n.° 5. 
A. P. 

Ar. cJì ^ Non est Deus nisi 

ó<\^j txJJì Deus ipse est solus 
óJ {s}j>j^j 1 non est socius ei 

Infra lectionem duo puncta ornamenti gratia adiecta sunt: nihil 
praeterca legitur in margine , qui conlinet tantum ti ia puncta et 
totidem parvos circulos alterna vice disposita. 



(1) Additamentum I. in introd. pag. 16, 

(2) Sur. XXX11L v. 53. 



lOAN. ANTONI! ARRI. 



P. P. 



Ar. cX^.^/) Muhammed est 

^j^jj legatus 

aJJj Dei, 
tx^bjo benedicat eum. 

.dùwOj qXCw^ (jU-i> iywo [Deo] imperavit cum eo el-Mohdi 
Muhammed princeps credentium in Gufa anno octavo et sexage- 
simo et centesimo. 

De Gufa ubi numus cusus est, nihil est quocì dicam , quum om- 
nibus nota sit urbs illa unde cufìcae lilerae nomen, uti vocis simi- 
litudine innuitur , desumpsisse vulgo creduntur ; quamquam ante 
conditam Cufam urbem , Cufice iam scriberetur. 

Gastillionius (i) aereum numum zou Mohdi descripsit , qui, si 
lectiones expendas , typi magnitudinern et formanti piane cum nostro 
convenire videtur. In hoc tamen alter ab altero differt , quod no- 
ster nullum praebeat punctum ante lectionem Muham. est leg. Dei : 
quod ille in margine anticae partis nulla repraesentet puncta ; sed 
parvos tantum circulos alio quoque dispositos ordine ac sint in no- 
stro : postremo quod vir clar. in ilio legerent (ibj.E=£ quum in nostro 
certe cxij.£bjli [ cum articulo nempe ] legendum sit. Sed quum 
optimus Mediolanensis Philologus ad literas pervenit, quae ad cal- 
cetti lectionis posticae partis conspiciuntur , ita scripsit: sotto l'iscri- 
zione alcune lettere die non riesco a interpretare. Idem nempe , 
quod omnes ante ipsum numorum cuficorum interpretes fassi sunt (2). 



(0 Monete Cufiche pag. 20. n.° XXIV. tab. XIV. n.° 3. 

(2) Assemanus [Mus. Cuf. Nanian.] in mimo tov Mohdi n.° LX. ex iis ductibus , qui 
clare prorsus infra lectionem areae vocem referunt cX£3 cerebrosum coniposuit nomcn 



63 OBSERVATIONES ETC. 

Vix est cur moneam lectionem quam ego ex iis literis composui 
indubiam omnino esse ; vox enim distincte ibidem legitur. 

Cuius quoque vocis indicium satis lucidum extat in eodera numo 
Musaci Mediolanensi ; tuffi in Adlerianis Vili et XVIII , et clarum 
prorsus in numo Adleri XVIII et in citato numo Assennarli n LX. 
luvabit autem hic quoque ea mente recolere quae paullo ante de 
usu Abbasidarum disseruimus ac praecipue rou Mohdi qui numos 
cura voto prò Muhammede signavit. Ex quibus concludere licet 
Mohdium , etsi longiorem huius voti formulam in numis argenteis 
invexerit , hac tamen breviori in aereis usum etiam fuisse , sive ipse 
eam excogitaverit^ sive a patre suo Mansuro eamdem acceperit , si 
buie , numus , quem superiori loco proposuimus , adscribendus est. 

Libentius autem insistam ego lectioni <*~^-> quum mihi visum sit 
breviorem hanc formulam primae illi àjJx ÌxXj) ^gXo adnexam 

fuisse in numo argenteo Harunis Raschidii cuius iuvabit lectionem 
a T. C. Tychsenio (i) una cum numo ipso evulgatam iterum ex- 
pendere, quia inde altera et nova exurgit formula: quae quidem 
cium breviorem nostrani commendat nobis etiam ostendit quomodo 
Abbasidae votum illud de Muhammede , quod aliquando in ipsorum 
numis inscripsisse diximus , multiplici vocum delectu ac dispositione 
expresserint. Ut vero nihil dicamus de literarum ductibus supra 
numi huius lectionem positis, ex quibus propter numi hac in parte 
vitium ncque certuni signum neque vox aptum praebens sensum 
haberi poteste reliqua lectionis verba ita exponenda esse putamus: 



cÌ£~zytSJò Modrekah quem praefecti cuiusdam nomen fuisse ait. Quum autem pervenerat 
ad eosdem, mea sententia , literarum ductus in numo X, quem puncta in areis posita , tum 
numi forma ad ipsum Mohdi pertinere suadent , scripsil : il nome del Prefètto non sì può 
rilevare. 

(i) In Commentat. societatis R. Scienliarum Gotting. Voi. IX. Tab. I. n.° V. et pag. 120. 



1 



I0ANN. ANTONII ARRI. 63 

Jjj^l tX^ocvO Muhammed est legatus 

dJJJ ^X^o dJJ] Dei} propitius sit Deus 

j>»L^ «X-aJ-c ei f et pace cumulet , 
iXE^j.^ et benedicat étttii. 

Inferiores ductus , quorum naturarti Tychsenius haud est assequutuS 
legi posse videntur à£=>j->j . Nam et litera copulativa ^ vocem ne- 
cessario expostulat quae cum antecedentibus sensum reddat conso- 
num ; et ipsimet literarum ductus in quibus emicat litera Ed oblun- 
gata [quamquam in linea superiori parumper attrita] vocem cXibj_> 
propria suadent natura : praesertim quum ante literam j , quae 
manifesta est , lineola protracla nos moneat superiorem literae i 
partem temporis iniuria excidisse. — Quae quum ita sint iam con- 
stituimus Ghalifas Abbasidas qui ad praeceptum coranicum mentem 
converterunt , ubi fideles de pace Prophetae apprecanda admonen- 
tur nullo definito invariabilique vocum numero adhaesisse quoties 
votum illud de Propheta numis inscripsere. Non una enim est in 
numis abbasidicis voti illius formula , quemadmodum antea persua- 
sum fuit , sed etiam aliquando haec altera ^Ed^ò usu venit , ali- 
quando quoque haec cum illa coniuncta fuit in formula 

(XEdj^ì^ cJLaJx ^c,Xj\C 

Haec de vetustioribus Abbasidarum numis modo sumciant; addi- 
mus tamen coronidis loco numos omnes abbasidicos post Marmiti 
alteram veluti classem ingredi. Crassioribus enim ac magis distinctis 
literis inscripti sunt ; duplici in antica parte margine a Marmino 
introducto exornati ; voxque dJJ lectionem areae posticae partis ut 
plurimum praevertit. Ex quo fit, ut numi omnes Cliaìifarum Abba- 
sidarum qui ab anno i3a ad 656 [ li. e. ab AbufAbbaso el-Saffah 
ad el-Mostasem-billah ] XXXVIII numerantur , in duas possint 
classes secerni pluribus de caussis : nos autem liane non omittimus, 
VII. m nimirum priores Chalifas ante el-Motasem-billali formulam 



64 OBSERVATIONES ETC. 

ój> j^-oì L»^o in ipsorum numis usurpavisse : ceteros vero sequiores 
nomini propino addidisse formulam aJJb vel aliarci huius vicem 
gerentem, quae primae illius locum tenuisse censenda est. 

Poslremae huius numorum Abbasidicorum classis indicium damus 
in mimo anecdoto argenteo toù Moktader-billah XVIII Abbasida- 
l'ura chalifae. 

TAB. I. n.° 6. 
A. P. 



Ar. eòi 2 non est Deus nisi 

Deus ipse est solus 
7i07i est socius ei 
AbuVl Abbas est filius 
Emiri credèntìufn 
Marg. inter. (jL*J <xj^ joilwJI dLoc\^>i ^S&jò . . . . óSJì 
^^JoLoj (^)_a^*oj hi 7i077i'vne Dei [cusa est haec] DracJi7na in urbe 
pacis [Bagdadi] crnno octavo et nonagesimo } et due ente s imo. 
Marg. exter. Deo est Ì77ipej ì ium etc. ex Sura XXX. v. 4« 5. 



P. P. 



Ar. ,aJJ 



Per Deum [vel Deo] 
Muhammed est 
Legatus 
Dei 

el Moktader-billah. 



Marg. MuJiam. est leg. Dei quem 77iisit etc. ex Sura LXI v. g. 



Abu'IAbbas hic , qui in area anticae partis memoratur Moktaderi 
Chalifae filius est, cui, quum tandem ad chalifatum pervenisset 
ìiomen impositum fuit ddJL ^e>jJ) [contentus in Deo vel cum 



10ANN. ANTONII ARRI. 65 

Beo ] (i). Alter ab altero divergimi Abulfeda (2) et el-Macinus (3) 
in illius nativitatis epocam signandam. Etenim ille putat Abu'lAb- 
basum mortuum fuisse anno 3 29 aetatis suae Zi \ hic vero eodem 
quidem anno ipsius contigisse mortem affirmat , sed aetatis suae 
anno tantum 3o. Itaque docente Abulfeda Moktaderi fìlius natus 
est anno 297; ex el-Macino autem anno 298 ex'èunte. Sed illius 
auctoritatera pluris faciendam esse manifestimi reddidit Castillionius 
(4) , qui eiusdem Chalifae anecdotum numum in Mussili cusum , 
et Abu'IAbbasi nomine inscriptum in lucem misit anno signatum 

Goranicae sententiae , quae numum nostrum exornant in caussa 
fuere quominus pius aliquis annulo numum auxerit , adque pium 
destinaverit usum. Quod frequenter contingit. 



(1) Àbulpharag. Hist. Dynast. cit. pag. 198. 

(2) Anual. Moslem. Tom. II. pag. 4 11 - 

(3) Histor. Seracen. citat. 

(4) Monete Cufiche pag. 3o. n.« XXXIX tab. II). n.° 1. 

ì - 



• 

1 



Tom. xxxix. 



9 



66 



OBSERVATIONES ETC. 



III. 



De quibusdam numis Fatimidarum, 



Numus argenteus et anecdotus Hakemi-biamrillah. 
TAB. I. n.° 7. 

A. P. 

Marg. cJ iéhj^ % fitXrvj dJJf dJf 2 iV^ow est Deus, ìiisi Deus 

ipse est solus , non est socius ei. 
Ar. ddJj tX^co^o Muhammed est legatus Dei 3 

àJÓÌ C ^J 5 ^Ac est [Vicarius vel Amicus] 

P. P. 

Marg. jya.j^3) duJ<M cxJJì cX/x ^Jc ^1 [oLo^JS [el-Imam Abu 

Aly] servus et amicus Dei el-Mansur. 
Ar. cX«U7 j~oL> ^bLx:JI el-Hakem-biamrillah 
^jjJ^oytJ) H^ 3 ^ princeps credentium. 

Regnavit Hakem ab an. 386 ad an. ^11. — Mirum est, Adle- 
rum de numo quodam Hakemi loquentem (i)' 3 etsi multum ibidem 



(1) Mus. Cuf. Borg. pag. 1 54- 



IOANN. ANTONII ARRI. 67 

interesse docuerit nomina et cognomina principimi animadvertisse ; 
quia prò ipsorum arbitrio nunc uno, nunc altero , reliquis omissis, 
appellantur , non arripuisse vocem jj^aX+Jì in capite lectionis po- 
sticae partis; sed inde vocem ajjJLdj [et amicitia cum eo iunctus] 
confìnxisse , quae in numis prorsus est peregrina. Quem quidem 
titulum 2ycù.^JÌ haud etiam detegit idem vir doct. in vitro eiusdem 
Chalifae (r). Vox enim t^LUJì quam eius loco legi posse credidit, 
non tantum literis adversatur, quae satis distincte in vitro perspi- 
ciuntur, sed vel ipse Adlerus in admirationem rapiebatur Hakemum 
titulo Regis usum fuisse , qui tunc Regulis tantum fiduciarìis tribui 
solebat. Fraelinius (2) Hakemi numum argenteum edidit cuius le- 
ctiones nostris hisce persimiles videntur: verum, quum ipse lectio- 
nem areae posticae partis inclioaverit voce joLo^J s secus ac in mimo 
nostro contingat , ita consequitur diversum utriusque numi typum 
fuisse. 

Argumentabatur 01. Tychsenius (3) titulos <%)J) tX^x } pri- 
inum ad Muhammedem, alterimi porro ad Aly esse referendos; ac 
verba ouJ^j àJJ) t\^x pLoì declaranda esse Antistes cultoris Dei 
[h. e. Muhammedis ] et Vicarii eius [li. e. Aly]. Nos vero nihil 
aliud liosce titulos esse asseveramus, nisi praenominum genus quod- 
dam, quae a Chalifis Fatimidis aliquando assumpta ipsorum nomi- 
nibus coniungebantur ; liaecque de Chalifis esse exponenda , quin 
de Muhammede aut Alj in duobus propositis titulis cogitemus. 
Opinionem suam confirmat vir clar. propter sensum lectionis numi 
cuiusdam ab Adlero propositi (4) in cuius area anticae partis lue 
legit : 



(1) Mus. Cuf. n.° LVIIl. pag. 77. et Collect. nova pag. i5a. 

(2) Recensio citat. pag. 620. 

(3) Introducilo citat. pag. 117. 

(4) Collcctio nova n.° XCVI. pag. 147. — Introductio pag. 115. 



68 0BSERVAT10NES ETC. 

t\-*ocvo Muhammed , 

daàJ^ji aJJì cX-aje cultor et amicus Dei 

^j_iì joLo^} Imam Abu-Tamim 

<xAJU j.wsyJ^^Jì al-Monstanser-billah 

j^.yàì princeps fidelium. 

Ex qua quidem lectione concludit Tychsenius (x) titulum Chalifae 
proprium [ etc. |oLo^] post Muhammedem, ut decet ? cultorem Dei 
j <xl3) <\a£ ] e£ vicarium eius [ójJjj quod de Aly ipse interpretatur] 
sequi. Ast uterque gravissime allucinatus est in lectione <\^xvO 
[Muliammed]; quum nullus sit dubii locus quin ibidem legatur Csjuò 
[ Moad ] , vel respicias ad certissimos literarum ductus in mimo 
obvios , vel ad nomen roù Mostanser-billah , quod deficiente voce 
<Xxa) mancum aliquomodo censendum est. Quod ex aereo numo se- 
quenti anecdoto , et rarissimo clarius patebit ; in quo vox illa iis- 
dem literarum lineamentis designatur ac in numo Adleri, 

■ 

TAB. I. n.° 8. 

■ 

A. P. 

Ar. àJJì lì dò) 2 Mon est; Deus nisi Deus 

fUJ) ^jmjj Muhammed est legatus Dei 

àJó) (qXz Aly est amicus Dei. 



Marg. Vers. ex Sur. LXI. 



(i) Introductio citat. pag. 117. 



I0AN. ANTONI! ARRI. 



69 



P. P. 

el-Imam Moad Abu 
Tamia el-Mostanser 
billah pvinceps cre[dentium]. 

Marginali.? lectio prorsus evanuit. El-Mostanser-billah regnavit ab 
anno 4 2 7 (0 aa< 4^7 ( 2 )- Dolendum vero integrami anni et loci 
lectionem erui non posse quae inserviret utique ad litem tandem 
dirimendani qua quaeritur adhuc , primo , iium aereos numos , 
deinde , num in yEgypto an in Sicilia e elidermi Fatimidae? Erenni 
numum rov Mostanser-billah evulgabat iam Assemanus (3). Porro 
vox <\3»_o in numo hoc nostro adeo similis est voci quam 01. Tych- 
senius et Adlerus in numo, quem superiori loco rctulimus , lege- 
runt «X^zc^o ; ut statim patere debeat de postremae huius lectionis 
falsitate. Vox autem ^JvOj-*Jf quum propter spatii de fé cium expe- 
diri integra nequiverit , mutila , quod in numis insolitum non est, 
fuit relieta. 



[sic] 



(1) Abulpharag. histor. cit. pag. 225. 

(2) Ibid. pag. 241. 

(3) Mus. Cuf. Nanian. Tab. IX. n.° CXIV. Hunc tantum certuni antea vidimus numum 
sub Fatimidis cusum : ii enim , quos idem vir ci. ad Fatimidas pertinere arbitratus est 
[Mus. cit. n> XXXIV. XXXV. XXXVI], iam Adlero ambigui et incerti , tales revera ha- 
bendi sunt. Imo numus n.° XXXIV ad ultimum Oiniadarum Cbalifam spedare supra [pag. 48] 
cum Castillionio iam animadvertebamus. Itaque noster lue numus spectatissimus eyadit, qui 
noyum nobis repraesentat aereorum typum sub Mostanser-billah. 



OBSERVATIONES ETC. 



IV. 

Numus aereus anecdotus Regis Adel Aiubilae. 

Notus ex historia est Safeddinus ille, Saladini, Aiubitarum familiae 
satoris, fraler, cuius integrum nomen fuit jJLs j^Wl t^U-iJì 
Qj<>Jf oìa^ v^-^ (j4 Rex Adel Abu-beker filius Jobi sceif eddin. 
Quidam inter eius numos a reliquis primo statim intuitu propter 
literarum formarci distinguuntur; quorum Adlerus (i) primo, deinde 
Castillionius (2) unum in Roha cusum etsi non prorsus integrum, 
evulgarunt. Duobus R. Musaei Taurinensis exemplaribus cum editis 
collatis hanc integrarci collegimus huius numi lectionem. 

A. P. 

^jijSo Cusus in Roha 
JalsJf t^LUn el-Melech el-Adel 
duwu* anno 



P. P. 

j xjj) quarto et 

^j^ì Abu-beker filius lobi 

dbL*J\^ sexcentesimo. 

Quare numus in lucem prodi it, quum Adel iEgypti regnum iam 
moderabatur ; in cuius dominatum anno 596 concesserat (3). 



(1) Mas. Cuf. Borg. n.° XXVI. 

(2) Monete Cu6che. Tab. X. n.° 9. 

(3) Abulpharagius. Hist. Dynast. ed. cit. pag. 279. 



IOANN. ANTONII ARRI. «?I 

Quam quidem epocam alter hic eiusdem Adelis numus exuperat. 

TAB. I. n.° 9. 
A. P. 



Casus in Harran 
Abu-beker filius lobi 
anno . . . 



P. P. 



(1) Q)*ti*J*wjf 



et septuagesimo 
eh M elee el-Adel 
et qiiin gente simo. 



Quas omnes voces ita recte disponas: 

Antequam Adel Damasci atque /Egypti regnum capesseret numos 
Miafarkini edidit (2) ; hocque cum historia convenit. Nani , quum 
Saladinus Miafarkino anno 58 1 potitus esset , eam anno 587 gu- 
bernandam tradidit (3) proprio fra tri Adelo: veruni qui fìt ut iam 



(1) Si caudam literae^ cum vocis initio in angulo coniunctam, lileram repraesentare 
putes, probabilis ctiam proponi potest lectio ^«AJtwji '. sed quura ductus bine inde a li- 
tera £ ita in altiori parte excellant , ut probabilius duas distinctas literas praeferant ; ideirco 
in proposita lectione persistimus. 

(2) Monete Cuf. pag. 2o5. Tab. XI. n.° 5. 

(3) Vide Castillion. Mon. Cuf. pag. 202. 



H3 0BSERVATI0NES ETC. 

ante annum 58o numi Adelis nomine signati Harrani in lucem 
prodirent ? 

Harran [ hebraice pft ] per antiqua urbs Mesopotamiae est, sacra 
item atque profana historia Celebris. De nominis origine deque 
factis quae illi vetustissimis vel ipsis temporibus nominis celebrita- 
tem compararmi! niliil dico ; sed propius ad epocam nostram acce- 
dens id unum aio nempe liane ipsam esse urbem, in qua Ibrahi- 
mum Abbasidam a Merwano interfectum fuisse ab initio disseriatio- 
nis nostrae scribebainus (i). Quaesitum est, utrum Charrae , Tei 
Charres } cuius apud graecos latinosque scriptores frequens oc- 
currit memoria eadem censenda sit cum Harran , quae apud orien- 
tales scriptores tamquain Mesopotamiae urbs designatur. Erudito- 
rum vero sententia est unam eamdemque regionem duabus illis 
appellationibus indicari; atque optimus harumee rerum aestimator, 
Danville , elapso seculo scribebat : on sail assez , que le nom de 
Charrae subsiste en celici de Harran (2). Scimus porro Mesopota- 
miae regionem quamdam transeupliratensem Osrohenem dictam 
fuisse , cuius praecipua erat urbs Roha [ Edessa ] cui tamquain pri- 
mae sedi quatuor aliae subiectae erant, inter quas HaiTan. Abul- 
pharagius autem nobis scripto mandavit (3) Saladinum anno 678 
postquam Euphratem in provincias Mesopotamicas traiecisset Roham, 
Harranum , Ralikam , Karkesiam, Mausinum, Arbanum et Nisibin 
occupavisse : ex quibus etsi proximo anno Nisibin et Rakkam prò 
Chalebi [^Li.] provincia rw Oodo'ddin Zengi tradiderit (4), Harran 
ìamen una cuna reliquis sub ipsius iure et ditione perstiterunt. Quam 
quidem Alepi prcvinciam Adelo anno 5'; 9 a6signatam fuisse tradii 



(0 P^. 34. 

(2) L'Euphrate et le Tygre 

(3) Hist. Dynast. pag. 270. 

(4) HÌ6t. Dynast. pag. 271. 



Paris 1779, pag. 12. 



IOANN. ANTONII ARRI. ^3 

Bohadinus in vita Salatimi (i). Et quamquam ex Abulfeda (2) edi- 
scamur Modajferodinum, qui tunc Harvan obtinebat, sese cum Sa- 
ladino Mesopotamicas eas provincias subingante coniunxisse , abso- 
lutus tamen illius dominus censeri nequit , sed Saladino , propte- 
reaque Adelo } Saladini proregi alquc supremo Àlepi principi sub- 
iectus. Quare numus noster Adelis nomine Harrani cusus est, quia 
tunc ipse supremus provinciaimm Mesopotamiae dominus habebatur. 
Quod ideo confirmari vide tur , quia , quum anno 58g Ezzo'ddinus 
Mauselae [ (Jj^ojjò ] dominus consilium fecisset de Mesopotamiae 
provinciis capiendis , el-Melec Adel , accersito nepote Aphdalo , 
natu maiore e Saladini filiis , Mesopotamicas oranes provincias , 
quae ei subiectae erant , ab ilio defendit (3). Quare inde consequi- 
tur } numum nostrum nomine Adelis Harrani cusum vel primo 
eius in Alepo dominatus anno [5^8] vel altero [579] in lucem 
prodiisse. Facta enim quae exposuimus supra an. 577 evocare non 
permittunt numi epocam; quae infra an. 58o protraili nequit, quum 
certa in mimo videatur decadum nota (^y^xjy^j septuaginta. Interim 
licet reliquis Arabum monetariis officinis Harranensem , ad nostram 
aetatem incompertam , adscribere. 



(1) Vita et res gest. Saladini edit. Schultens. Lugd. Batav. an. 1755, pag. 56, 

(2) Apud Bohadinuin. Vita cit. — Excerpta ex Abulfeda pag. 3i, 

(3) Abulpharag. Histor. Dynast.pag. 277. 



Tom. xxxix. 



IO 



74 0BSERVATI0NES ETC» 

V. 

De Vitris Cuficis. 

Duo vitro, cufica R. Musaei Taurin. paucis iam editis adiungimus \ 
quorum unum violacei coloris haec praefert verba : 

TAB. t n: io. 

joLo^ì El-Imam 
. . . L j^sLrcJf el-Hakem #ì[amrillah], 
. . . Jòyé-ìì j^yoì princeps cra/[entium]. 

Nitrii piane perspicitur in altera vitri facie. Quod quidem vìtrum 
persimile nobis videtur vitro rubri coloris Musaei Cuf. Nan. n.° XLVI, 
in quo dubia Assemano sese obtulit lectio <xXÌ) j^-> iSlLscJ7. 

Spectabilius vero hoc alterum est vìtrum subviridis coloris. 

TAB. I. n.° li. 
A. P. 

Simboli Muhammedani pars. 
P. P. 

^dI^eJJ (oLo^l el-Imam el-Hakem 
òtX^c (^-^5 et amicus foederis eius. 

Fraehnius (i) [si vìtrum Hakemi ab ipso descriptum nostrum 



(i) Recensio citat, pag. 621. 



IOAN. ANTONII ARRI. >y5 

hoc innuit] minus recte suspicatus est de lectione , ubi nos 

raonuimus de tituli Sunnitici parte ; lectio vero quam Iosephus 
Schiepati (i) in postica parte vitri eiusdem Hakemi composuit 
emendanda est; quippe ibidem, ut in nostro, non legitur ^IscJf 
dJJf jwoL , quae quidem lectio literarum lineamentis in vitro ilio 
perspicuis opponitur , sed '6<Xgc ^IszJì. 

Quum porro certuni est postremis bisce verbis digitum intendi 
ad vulgatam illam apud arabas clictionem ^j^X^^Jì <X^s: \_ami- 
cus foederis Muslimorum : h. e. : designatus ad chalifatum succes- 
sori de viro quaerendum est, quem verba illa designent. Quam- 
quam vero bistoria nobis in mentem revocet Dliaherum , Hakemi 
filium , qui iure ad chalifatum vocabatur , hocque revera post pa- 
tris mortem potitus est ; nihilominus alium successorem formula 
illa indicatimi fuisse argumentari licet. Fertur.ciiim apud Makritium 
(2) Hakem suum declaravisse successorem Abd'arrahimum Elyae 
filium , quem iussit fralrem-patruelem Emiri credentium salutari ; 
eiusquc nomine , titulo successoris insignito , numos exornari (3). 
Iam vero nuli uni , si mea non me fallit opinio, Hakemi numum 
adhuc vidimus , in quo vel nomen rov Abd'arrahim vel formula 
nuper memorata presto sint : neque edam inter Hakemi numos 
ullus repertus est , qui Dhaheri, eius filii , tradat nomen. Quumque 
clubium suboriri nequeat de lectione eOn^c ^5^5 quam ex vitro 
nostro proposuimus , ita consequitur, primum quidem in hoc vitro 
sermonem esse de Abd'arrahimo quem Hakem , teste Makritio , 
sibi ad chalifatum successorem delegerat ; deinde probabilius vitro, 
numis accensenda videii , ideo quod diserte Makritius nos doceat 



(1) Descrizione di alcune monete cufiche del museo di Stefano de Mainoni. Milano, 3820, 
pag. i3i , tab. IT. n.° 6. 

(2) Sacy. Chrestomathie arabe. Paris, 1806, toin. I. pag. 98. tom. II. pag. 85. 

(3) Makritius [apud Sacy Clirest. cit. tom. I. pag. 100] quum dicit numos cusos fuisse 

nomine Abd'arrahimi auctos, subdit: tX^JiJì òS&j-ò , quac verba idem a Sacy [ tom. 11. 
pag. 86 ] interpretatus est avec le titre de successcur. 



^6 GBSÉRVATlONÈS ETC, 

Abdarrahimi nomen cum successoris titulo [cVgxil in here- 

ditate Jbederis] (i) numis inscriptum fuisse : quod quidem , saltem 
fjuoad titillimi nullibi in numis , sed in vitris tantum reperitur (2). 

Vitro, omnia cufica qua e ad liane diem nobis certo innotuerunt 
vel ad Omiadas pertinent , vel ad Fatimidas. Regnantibus porro 
Omiadis defuit aliquando materia ad munos aereos cudendos (3) ; 
atquc aerei numi sub aevo Fatimidarum adeo numero pauci sunt, 
ut certus vix unus aut alter modo innotescat. Inde vero prono fluit 
alveo, cufica vitro aeream pecuniam , qua ad communem vitae usum 
carere nequit , repraesentavisse. In quam libentius descendimus 
sententiam quia vitro haec omnia veram proprieque dictam numo- 
rum indolem praeseferunt. Ipsorum enim forma perpetuo rotunda ; 
Omiadarum vitro determinatam numorum speciem repraesentare 



(1) Milli fortassis obiiciet aliquis Makritium scripsisse <X^jJ\ [nomen eius] non vero duJkJ 
[eiiu honoris titulum] , quod in simili caussa Sylvestris a Sacy aniniadversionem non fugit. 
— Vide Mémoires de VAcad. des Insciipt. et Belles-lett. toni IX. pag. 3 12. — Sed quum 
nulli adhuc conspiciendi sint numi ubi presto sit nomen Abd'arrahim, paullo latius Makritii 
verbum c\^mJ) intelligendum esse putamus. Praeserlim quum in ipsis Makritii verbis [ Sacy 
Chrestom. Arabe tom. I. pag. 100] t\£5>j} óSÈy^ <X^Aj> dUCywJf CO^^J voces 

suadcrc aliquomodo videntur vocem cX^j^J) od Jt-'eleiatus digniialem referri 
posse. Etenim Hakem iusserat salutem Abd'arrahimo apprecandam esse verbis tX^r (Q-^ 
^-A.-»-À^^iJ 1 Sacy loc. laud. pag. 98. Quapropter voces òiX^C (3"^9 fitti nostà etsi ho- 
noris titulum innuant, quum tamen hic vulgare esset Abd'Arrahimo atque in omnium ore, 
nominis vicem , a Makritio memorati , tenere arbitramur. 

(2) Assemanus [Mus. Cuf. Nau. ] in vitro tab. IV. n.° XLVII arbitratus est legi posse 
nomen -i.j- t \) <\j^£ Abdorrohman , Omiada hispanus : sed quum sub Chalifis Omiadis 
hispanis aerea abuudet pecunia cuius vicem vitra sustinuisse verisimilius dicuntur , an non 
in vitro citato, diflicillimae quidem lectionis, latet potius vox ^k^.jJ) A-'X Abd'arrahim, 
quod cum iis quae modo ex Makritio retulimus , consonum est ? 

(3) Vide quae ab Aldemiro [apud Assemanum Catalogo dei Codici orient. della Bibliot. 
Nan. Pari. II. pag. 4i4] referuntur de Asamah tributi praefecto Cbalifam Valid Abdolme- 
ieci filium commonenti de aereorum in yEgypto defectu ; ab eoque petenti, ut quoddam ex 
aere simulacrum , Schirahil nomine, conflari permittcret , et ex ipso Fuls [aereos numos] 
cudi. 



IOAN. ANTONII ARRI. ^ 

dicuntur (i) ; idem in iis asservatus fuit mos , alque in numis, quo 
Chalifae Omiadae ducti praefectorum tributi nomina vitrorum , uti 
numorum ope in publicum evulgabant (2). Fatimidarum porro vi- 
tro, principum nomina ac titulos , uti numi ipsi, gerunt ; nec non 
aliquando sunniticum titulum eadem ratione dispositum ut in numis. 

Non sum nescius a multis Makritii aucloritatem , vel potius si- 
lentium urgeri , qui vitro, nunquam in numorum censum adscivit, 
Veruni mitius de eius silentio sentiendum esse colligitur ex facto P 
quod supra ad vitrum Hakemi formula ò^X^r distinctum , ex- 

posuimus. Ceterum illos , qui ex hoc Makriti silentio dubitabant 
utrum prò numis vitro cufica forent habcnda , ita iam percuncta- 
batur Silvester a Sacy (3): que peut le silence clini historien contre 
Vexistence d'un monument ? Addas cum T. G. Tychsenio (4) com- 
plura apud Makritium emicare, quae scriptoris ignorantiam et ne- 
gligentiam aperte produnt. Aiunt quidem tempore ad quod vitro 
sive Omiadarum sive Fatimidarum referuntur aereos quoque numos 
cusos fuisse -, sed hi per rari sunt numi sub Fatimidis ; rari eorum- 
que defectus diserte indicatus est sub Omiadis. Sufficit igitur , ut 
sub hisce Chalifis tanta aereorum copia presto non fuerit, quae ad 
vulgarem vitae usum inservire potuisset. 

Quae quum ita sint ut difficultatibus obviam eamus , quae in 
nostram sententiam de formula <xj> L*o> adduci posse videntur 
ex lectione vitri Musaei Naniani de qua multi iam dixerimt (5),, in 
ea parumper instilisse iuvabit ; est vero huiuscemodi : 



(r) Talia sunt vitra rov Obeidallah et Asamah de quibus statim dicemus. 

(2) Vide numum nomine Tou Abu'l-Cassem auctum apud Castillion. Monete Cuf. pag. 247. 
n.o CCXX. Tab. XIII. n.° 2. 

(3) Magasin Encyclopédique 3. me an. Tom. III. pag. 62. 

(4) De rei num. apud Arab. origin. cit. in comment, Societ. R. Scient. Gottingcns. Voi. 
xv P a gg- 7-8- 

(5) Apud Castillionium. Monete Cuf. pag. 248. 



7 8 



OBSERVATIONES ETC. 



Ex ilio [Deo] a quo iussit cum eo 
Obeidallah filius al-khabkhabi (i) 
[valor Fuls viginti 
granorum siliquae iusti ponderis~]. 

Genuinara postremarum vocum potestatem satis iam nos docuit 
a Sacy (2). Nos autem consulto postrema haec verba parentesi in- 
terclusimus , quae nullomodo nobis coniungenda videntur cum for- 
mula jJò) et nomine praefecti huius tributi : quemadmodum 
contingit in numis nostris in quibus pecuniae pretium res est ora- 
nino distincta ab imperatoris nomine et titulis. Iam vero quamquam 
ex hac lectione moneamur formulam illam iam sub Omiadis usita- 
tam fuisse , eam tamen in vitris uti in numis declarandam esse 
putamus. Quis enim credet tantam regnantibus Omiadis accessisse 
tributi praefectis auctoritatem , ut proprio ipsorum nutu mira [nu- 
mos] cudi potuerint ? Id unum constat ex numis Omiadarum notis 
praefectorum tributi nomina numorum ope evulgata fuisse, de quo 
fìdem facit numus xou Abu'ICassem Obeidallah huius nostri filli , 
quem edidit Castillionius (3). 

Vitriun tou Obeidallah in una tantum parte inscriptum est : id- 
circo quaeri ab aliquo posset de Dei nomine ad quem praenomen 
Lo referatur. Veruni , quemadmodum vox Lo in exemplis e Corano 
ab initio dissertationis nostrae expositis ad Deum refertur , quin 
Dei nomen fuerit antea commemoratum , ita , quum certum apud 
Omiadas esset Deum supremae potestatis esse auctorem , voces Lo 



<5U j~Q) L*~o 



(1) Ve] Hibhab , uti ctiara nomen lcgit a Sacy Jnscrìpt. et Belles-leltres. Tom. IX eri 
i8ji , pag. 73 in nota. 

(2) Magasin Encyclopcd. loco raox laudato. 

(3) Monete Cuf. pag. 247. Tay. XIII. n ° 2. 



10AN. ANTONII ARRI. ng 

et dei facile de Deo exponuntur; quorum sensus, tempore quo for- 
mula illa in usu erat , apprime consequebatur. Ceterum , conaba- 
mur in superiori disputationis nostrae parte voces óls j^q) L^o ad 
novam interpretationem revocare : sermonem vero nostrum contra- 
ximus ad numos abbasidicos , quum tanta modo presto sit numoruro 
abbasidarum copia , tantaque inde educi possit argumentorum va- 
rietas , ut probata sententia de formulae illius apud Abbasidas usu 
nobis emitti posse videretur. Sed quum perpauci sint numi Omia- 
darum , quin imo , si vitrum hoc demas, nulli, in quibus formula 
illa occurrat , ita neque licet ex hoc vitro aliquid in nostram in- 
ferre sententiam , neque certi aliquid definire de illorum verborum 
usu apud Omiadas. 

Quum tamen sive in hoc 'vitro , sive in numis abbasidicis de 
iisdem verbis sermo sit , ita eodem modo ea explananda esse arbi- 
trammo etsi fortassis ipsorum usus diversus Fùerit apud Omiadas 
atque apud Abbasidas. Nunquam enim in numis abbasidicis formula 
nostra copulata fuit cum solo nomine aut praefecti omcinae moneta- 
riae , aut praefecti tributi, aut cuiuslibet viri , qui vel saltem Emi- 
ratus iure provinciae alicui haud pi^aeesset, vel aliqua peculiaris 
interveniret caussa, de qua ex singularibus numi lectionibus primo 
monemur intuitu. Eadem autem apud Omiadas nunquam reperitur 
in numis Chalifarum , sed tantum in vitris praefectorum tributi. 
Concludendum igitur est Chalifas Omiadas quacumque demum de 
caussa motos aliquando permisisse , ut nonnullorum praefectorum 
dignitas in aliquibus vitris [numis] evulgaretur veluti immediate a 
Deo [ Li^o ] descendens. Nonnullorum , inquam ; etenim in vitro 
rou Asamah , praefecti etiam tributi , legitur tantum vox j^oì [ ius- 
sit~\ (i) ; quam quidem vocém generatim de eiusdem poiestate ex- 
ponendam esse , argumentari licet. Imo , si in bisce vitris tum 



(i) Descrizione di alcune monete puf. del Mus. di Stefano de Mainoni Tav. II. n.° 5. — 
Integram huius vàri lectionem ita edebat Castillionius [ Osservazioni sull'opera intitolala : 



8ó OBSERVATIONES ETC. 

voce jya) , tum vocìbus <x± j^of L*~o iussum aliquod compreliendere- 
tur de vitris signandis, qua de caussa uterque praefectus eamdem 
non adhibuerit formulam ? E contra si formularci in vitris latine 
reddimus uti in Abbasidarum numis : ex quo [Deo] iussit curri eo: 
li. e. : divina gratia iussit , facile quisque intelliget integra illa 
usum fuisse Obeidallah prae Asamah } quippe eo vivebat tempore , 
quo iam de legitima et divina Omiadicae potestatis origine valdopere 
dubitabatur. Ceterum liuius formulae usum a Chalifarum Omiada- 
rum arbitrio definitum fuisse patet ex numo Merwani ; qui etsi in 



Deseriz, di alcune Mon. Cuf. del Mus. Mainoni. Milano 1821 pag. 17 ] : 

-Lvwl Ha ordinato Asa- 

«■Xjij àJÒ mah figlio di Zeid 

l'indicazione del Dinar 
di giusto peso. 

Quae quidem ìectio nobis prorsus non arridet; quum ex radice^^i vox jj^4J> [si cum 
verbo j^à) coniungenda est ] felicius verti possit evulgationem h. e. ut in lucem prodiret. 
Sed ne ex hac quidem lectione sensus exurgitr, qui cum ceteris adiunctis consistat, yel enim 
tributi praefectus facilitate pollebat vitra signandi , hocque omnibus erat compertum, et 
tunc frustraneae prorsus evasissent voces et j j~fyè*S \ nam haec satis erant vitro in- 

scripsisse : Asamah Jìlius Zeid [Dinar insti ponderis] : vel tanta praefectis tributi nunquam 
demandata fiiit potestas ut propria auctoritate signare vitra potuerint [quod nobis probabi- 
lius ] , et tunc vox j^o) generatim accipienda est de potestate quam Asamah ille exercebat; 
boc pacto: iussit Asamah Jìlius Zeidi. 

Verba porro quae sequuntur quaeque certe vitti pretium innuunt parentesi intercludenda 
sunt utpote quae nulla ratione coniungenda videntur [ut in vitro tov Obeidallah] cum voce 
} et nomine praefecti huius. Perdifficile quidem est certo definire quae lateat vox in 
ductibus iis quibus Castillionius [loc. cit. ] composuit verbum Jjjwy*«i J sed toto non er- 
raret coelo , qui vocem ibidem suspicatus fuerit , quae cum voce ^LéJ^O vàri tov Obei- 
dallah quamdam innuat affinitatem. Fortassis legendum est jJoOo ^-A^i octava 
pars denarii [ad literans: in denario] iusti ponderis, vel quaelibet alia yox , quae pretium 
significet j aut valorem. 



IOANN. ANTOK1I ARRI. 8 t 

dinìcillimis versaretur calamitatibus , actumque fere iam esset de 
ipsius imperio , usus tamen est unica voce cum liumili titillo 
ddJì composita. 

Silentio etiam hoc alterimi factum praeterire nequimus. Nimirum, 
Fatimidae , uti Abbasidae omnes post Mamun , ipsorum nomini ad- 
debant etiam dictionem aJJb , quam diximus in caussa fuisse ne 
in numis abbasidicis formula <Xi j~of L#~o amplius occurreret. Porro 
haec formula conspicitur in Fatimidarum vitris. Verum si haec 
verba , regnantibus Fatimidis , necessaria fuissent ut Chalifae ius- 
sum de mimo aut vitro signando indicaretur , qua de caussa ea 
nunquam in ipsorum numis, neque in omnibus vitrìs apposita fuere? 
Neque etiam illa requirebatur formula ut vitro, quamdam pretii 
sanctionem sortirentur : illa enim in aliquibus tantummodo vitris 
fuit inscripta ; atque nomen titulusque Chalifae per se ipsa satis 
iam ostendebant vitra ipsorum inssu prodiisse. Fatimidarum porro 
vitrorum pretium vel a colore et magnitudine design abatur, vel a 
quibusdam punctis per vitrorum aereas disseminatisi quae in duo- 
bus nostris evidentissime elucent. 




Tom. xxxix 



0BSERVAT10NES ETC. 



VI. 



Duo specula metallica R. Musaei Taurinensis 
cuficis literis aucta. 



Inter specula metallica inscriptionlbus cuficis ornata unum edebat 
Strahlenbergius , eruditus vir (i), quod idem cum nostro tab. II. 
censendum est. Sed quum eiusdem interpretationem [quae a Kehrio 
primum non satis accurate proposita , deinde ab 01. Tychsenio 
emendata iam fuerat ] integram omnino nobis tradere nequiverit 
propter ectypi vitium Fraehnius (2) ; ita rem orientalibus philolo- 
gis non improbandam facturos esse speramus si nostrum hoc spe- 
culum in lucem mittamus ; cuius ope non tantum perfecta eius 
lectio proponi potest, sed nova quaedam de speculorum cufìcorum 
natura observari. 

Lectionis initium habes in voce quae supra leporem retro respi- 
eientem conspicitur, quaeque facile declaratur <£Z=>j~s ; altera quae 
sequitur vox est {j^ry - 3 - j^j^j - 4 ~ is^'-*^ - 5 - ójò)j£j - 
in - 6 - porro definienda erravit Kehrius (3) qui legit ; ces- 
pitavit Fraehnius (4) neque scopum attigit quum in iis literarum 



(1) Das Nord-und-Ostliche Theil von Europa und Asia. Tab. IX. 

(2) Variae inscriptiones arabicae , in Mèmoires de V 'A 'cade 'mie impér. des Sciences de S. 
Pétersbourg, toni. Vili. pag. 562 seq. 

(3) Apud Fraehn. loco mox laud. 

(4) Variae inscriptiones land. 



IOANN. ANTONI! ARRI. 83 

lineainentis imam ex bis vocibus comprehendi posse arbilralus est: 
j^Cj vel j-^ój vel j»a-*o; etenim certe ibidem legendum est j~^>j - 
-7-8-9 nobis desperatae lectionis legit Fraehnìus cLoLla^Jj - 
«XajLj - (^aX^oj - io - (jILL/jj - 11 - Uo^ - 12 - I05 - est ul- 
tima dui^LcJ — Quas quidem voces ita cum Fraehnio declaramus : 
Benedictio, et prosperitas , et laetitia, et beata sors, et lionor, et 
auxilium, et status nulla ex parte laborans , et robur , et poten- 
tia , et imperium, et laus , et perennitas possidenti hoc [speculimi 
sunto ]. 

Fraehnius vidit in speculo Strahlenbergii leporem, vulpem, cer- 
nali cum totidem canibus singulos singulis insectantibus. Animalium 
forma tantisper in nostro obliterata de singulorum natura certam 
sententiam afferre non permittit. Iam vero Reinaudius, vir doctis- 
simus (1), bisce animantibus in orientalium venationes digitum 
intendisse artificem rectissime monuit : frustra enim allegoriae quod- 
darn genus in iis suspicaris , quae cum vocibus superpositis quam- 
dam praeferant affinitatem. Constat porro orientales suis in vena- 
tionibus animalia animalium ope persequi (2). 

Quoniam vero in medio centro speculi huius nostri nullus extet 
ornatus., sed quoddam reperialur vesiigium quod ornatimi quemdam 
inde decidisse suadet; ita haèe gènèratìnvdé speculorum cuficorum 
forma animadvertisse iuvabit. Nimirum , haec quandoque specula 
manubrio niuniebantur , ut facilius gestari potuisscnt ; aliquando 
vero media in ipsorum area ornatus parumper elevatiis addebatur, 
ut vel commodius e tabula specula pptuissent elevari , vel, ornatu 
perforato, ope fili ad murimi suspendi. Argumentari au'tem fas est 
liaud semper ih speculorum typo huius ornatus delineationem ex- 
titisse , sed ex suo ingenio eum sibi effinxisse artificem , speculo 



(1) Description des monumcns musulroans du Cabinet de M. r le Due de Blacas. Paris , 
1828. Tom. II. pag. 3g8. 

(2) D'Ohsson. Tableau general de l'Empire Othoinan. Tom. II. pag. ioj. 



84 OBSERVATIONES ETC. 

autem aptavisse, postquam hoc ex typo iam deposuisset. Nam unum 
idemque speculimi est quod propositum fuit ab Yvesio (i) , cuius 
epigraphem Silvester a Sacy (2) interpretatus est , quodque iterum 
edidit Castillionius (3) iterumque Fraehnius (4) ac denique Reinau- 
dius (5). Hoc porro statini observandum primo sese nobis obiicit 
intuitu , quod Fraenliii speculimi , manubrio instruclum nulìum 
gestet in centro ornatura, qui diversus omnino est in speculo utro- 
que a Castillionio ac Reinaudio evulgatis. Praeterea huiuscemodi 
ornatura mobilem ut plurimum fuisse , patet ex speculo nostro ex 
quo certe excidit. Sciendum denique est Strahlenbergii speculimi 
prope Samarowid apud Ostiakos repertum fuisse; nostrum vero in 
iEgypto. Accessit enim R. Taurinensi Musaeo una cura illa rerum 
antiquarum copia quam in iEgypto Droveltius , vir clar. , collegit. 
Speculi huius materia commixtio quaedam metallica est in qua ar- 
genti minima non est pars. Ipsius autem aetas tunc certe definiri 
poterit , quum additis experimentis , detectaque maiori monumen- 
torura copia , quodlibet scripturae cuficae genus ad suum praeter 
propter seculum aptari queat. 

Singulare alter um est speculum cuius effigi em dedimus tab. Ili; 
non solum enim multos , atque inter se diversos literarum modos 
repraesentat , sed veluti typus habendum est quo artifex utebatur 
ad specula , vel potius Talismanos edendos. Quare fìt , ut voces , 
quibus inscriptum est opposita sese nobis sisterent ratione. Sed 
quoniam inter varios hosce scripturae modos multi sint, qui nullo 
adhuc evulgato alpliabeto innotescunt , ita ne minus veras lectori- 
bus coniecturas proponamus, nihil de iis tangimus. Ex notis porro 



(1) Voyage from England to India. 

(•z) Mémoires sur diverses antiquités de la Perse. 

(3) Monete Cuf. in libri fronte. 

(4) Variae inscriptiones loco citato. 

(5) Description des monumens musulmani cit. tom. II. tab. Vili. 



IOAN. ANTONII ARRI. 85 

ductibus, nobis quitlem difficillimae lectionis, eas tantum voces tra- 
dere delegimus quas certo extricare potuimus. Quumque huiusce- 
modi lectiones hominem requirant in paleographiae cuficae scientia 
haud parum versatum , ita nos Reinaudium in primis , virum in 
liac scientia nulli secundum , de horumce verborum declaratione 
expostulare audemus : quod quidem invitamentum ut benigne a 
nobis excipiat vir doctissimus , enixe rogamus. In centro legitur 
<x\5) (Jj=> (jó^iìj et cedo omnia Deo [ vel per Deum ]. Quae 
quidem copulativa litera ^ aperte innuit orationis seriem in cellulis, 
quae centrum circumstant reperni. Quod praeterea comprobatur, 
quum voces , quae inter (jL^Xc et Cs^zljò concluduntur nobis le- 
genda esse videantur ^JLs^^Jì aJJ) Deus siifficiens meus } ordina tor 
incus ; id est sufficit mihi. 

Parvulae hae cellulae , quae semicirculi formam habcnt , spatio 
dividuntur. In ilio vero supra vocem (jòji^ legitur (jU.Xc Oihman ; 
in altero ad laevam redeundo ^ic Aly\ in duobus postremis 
jJii jò) Abu-beker\ et tX^xvo Muhammed. De usu quo Sunnitae 
ducti priorum Chalifarum nomina , vario quidem ordine ; cum no- 
mine Dei et Muhammedis coniungebant, vide apud Reinaudium (i); 
cuius opus paleographiae cuficae studiosum summopere opitulari 
potest , si quando de literarum speculi huius valore quaerere ag- 
grediatur. Ceterum tanti nobis huiuscemodi monumentum non vi- 
detur , quod antiquitate laudandum sit; imo iliaci attente inspicienli 
patebit ipsius aetatem supra seculi elapsi initium haud esse exten- 
dendam. Ad Drovettianam pertinet collectionem. Ut autem faciliori 
studiosorum commodo consuleremus non solum literas omnes aere 
excudi curavimus inveito quo speculimi intuenti sese offerunt modo, 
sed recto etiam ordine literas omnes describi volumus uti per ce- 
ream tabulam , speculo prius coaptatam , obtinetur. 



(i) Dcscription dcs monuraens musulmans cit. tom. II. pag. i85. 




/ 



I 



8 7 

MONETE OSSIDIONALI 



DEL PIEMONTE 

EDITE ED INEDITE 

ILLUSTRATE 

D i 

■ 

DOMENICO CASIMIRO PROMIS 

Letta nell'adunanza n decembre i834- 

Fra i più sicuri e preziosi monumenti che ci conservano la 
memoria di molti fatti militari gloriosi pel Piemonte, si debbono 
certamente annoverare le monete ossidionali. Con questo nome sono 
chiamate quelle monete , che per supplire al mancante legale nu- 
merario pel pagamento della soldatesca, o per l'acquisto delle vet- 
tovaglie , si battono in una città o fortezza qualunque da esercito 
nemico assediata o bloccata. Di esse quasi tante ne numera questa 
parte d'Italia soggetta alla Real Casa di Savoia, quante tutta in- 
sieme la restante penisola, ed esse appartengono a Nizza, Vercelli, 
Casale, Cuneo, ed Alessandria. In Nizza ne furon battute nel i543, 
in Vercelli nel 1617, e nel i638 , in Casale nel 1628, e i63o , 
in Cuneo nel 1641, e nella cittadella d'Alessandria nel 1746. Che 
ne esistano appartenenti a Novara del principio del decimosesto 
secolo è opinione di alcuno ma non confermata finora da prova , 
e però tralascierò di parlarne. 




88 



MONETE OSSIDIONAr.I ECC. 



NIZZA 

1543. 

L' imperatore Carlo V per un articolo segreto della tregua di 
Nizza erasi obbligato di dare l'investitura del ducalo di Milano ad 
uno de' figliuoli di Francesco I re di Francia. Ma vedendo questi 
che il monarca Spagnuolo sotto varii pretesti differiva l'adempi- 
mento della sua promessa, preparò un possente esercito, e con esso 
penetrò ad un tempo medesimo nella Spagna , nella Fiandra , e 
nell'Italia, ed avendo stretta alleanza con Solimano imperatore de' 
Turchi , questi inviò il famoso Ariadeno Barbarossa con una nu- 
merosa flotta ne' mari di Provenza ad unirsi colle galere Francesi 
a danno specialmente d' Italia. Unitesi le due flotte , e secondate 
per terra dal duca d' Enghien , in giugno del i543 si presentarono 
avanti la città di Nizza appartenente a Calalo III duca di Savoia 
alleato dell' imperatore Carlo V. Appena arrivati sotto la città Turchi 
e Francesi subito intimarono la resa. Il governatore Andrea di 
Monfort fece loro quella bella risposta : il mio nome è Monfort , 
le mie armi sono pali, e la mia divisa il faut tenir , colV aiuto di 
Dio , e col coraggio degli abitanti difenderò queste mura sino alV 
ultimo respiro. Cominciarono allora le bombarde a fulminare terri- 
bilmente la città con grandissima rovina, ed incendio delle case. Erano 
varii giorni che que'cittadini erano flagellati da quell'orribile tempesta, 
e molti assalti avevano già sostenuti , quando trovandosi ridotti a 
mal partito, il giorno a3 di agosto furono costretti a capitolare, 
ed aprir le porte ai Francesi , ricevendo nelle mura il cavaliere 
d'Aulx nominatovi comandante dal duca d'Enghien. Il cavaliere di 
Monfort colla guernigione , e co' volontari , si ritirò nella cittadella 
portando seco tutte le armi e le munizioni. Era la medesima go- 
vernata da un altro valoroso guerriero fra Paolo Simeoni de' Balbi 
di Chieri cavaliere gerosolimitano. Da quelle mura gli assediati 



DI D. C. PROMIS 89 

respingendo ostinatamente ogni attacco con virtù somma si difen- 
devano , quando il nove di settembre essendo venuti in lor soc- 
corso con numeroso esercito il duca di Savoia, ed il marchese del 
Vasto governatore di Milano , i Francesi precipitosamente sgombra- 
rono la città ritirandosi in Provenza , ed i Turchi dopo d'averla 
barbaramente saccheggiata s'allontanarono essi pure. 

In quest'anno appare dai registri di Zecca essere stata chiusa 
quella di Nizza , ma il governatore onde supplire a' suoi bisogni 
raccolto tutto l'oro , ed argento che potè, fece battere scudi d'oro, 
e testoni. Lo scudo (tavola i. a Nizza N.° 1) ha nel suo diritto la 
croce di Savoia sormontata da corona ducale con attorno in giro 
+ KROLVS • SEGVNDVS • DVX • SABAVDI • ; nel rovescio su 
due linee NIG • A • TVRG • ET • GAL • OBS • , e sotto i543. 
Il suo peso è di due denari , e sedici grani secondo l'ordine del 
duca Carlo III dell' 1 1 dicembre i54i per li scudi da battersi in 
Nizza (1), e che si spendevano per tre fiorini ed otto grossi di 
piccol peso monete nicie (2) , eguali a sette fiorini e dieci grossi 
pure di piccol peso monete pedemontis (3) , ed in moneta nostra 
corrente a L. 11. 72. cent. Tobiesen Duby nel Recueil general des 
pièces obsidionales et de necessitò. Tavola 2i. a N.° 3. , e l'Argelati 
nell'opera De Monetis Italiae medii aevi Tomo 5.° pag.85. pubbli- 
carono questa moneta. 

Il testone (tavola i. a Nizza N.° 2) ha da una parte su due linee 
KROLVS • I • I • D • SABAVDI - , ed una piccola rosa sopra, e 
sotto ; dall'altra la stessa leggenda e data dello scudo. La finezza 
dell'argento , e '1 suo peso di denari sette, e grani dieci c' indicano 
essere questo testone eguale a quelli, de' quali parla il sopracitato 
ordine di Carlo III dell' 1 1 dicembre i5^i (4), e che correvano per 
dieci grossi monete nicie (4) , e si spenderebbero in moneta nostra 
attuale per L. 1 e cent. 80. Questa rarissima moneta che conservasi 
nel medagliere di S. M. è già stata pubblicata nel Fiorino d'oro 
antico illustrato pagina 4 X 9> e nell'Argelati unitamente allo scudo 
come sopra Tom. 5. pag. 85. 

Tomo xxmx. 12 



gp MONETE OSSIDIONALI ECC. 

Il Durante a pag. 3i4 elei volume secondo dell' Istoria di Nizza 
scrive : « Une medaille en br-onze que fait frapper le Due de Savoie 
» au commencement de l'année suivante , éternisa le souvenir du 
)> siege memoratole de Nice et la gioire de ses defenseurs ». Ed iri 
nota. « On lisait d'un coté de la medaille : CAROL ■ DVX r 
» SABAVDIAE * et de l'autre : NIC ; FIDELIS • A • TVRC • ET ; 
>» GAL • OBS • i543 ». 

Ma da questa descrizione appare non altro essere questa medaglia 
che la sopradetta moneta d'argento descritta così probabilmente 
sull'altrui relazione , imperciocché oltre che la leggenda quantunque 
un poco variata è quella del testone, se l'osse stata battuta dopo la 
liberazione , si sarebbe di essa fatta menzione , come vedesi sopra 
tutte le medaglie di tal genere; 

VERCELLI 

* 

■ •■ 

1617 

Erano quattr' anni che durava in questa parte d'Italia la guerra 
suscitata in occasione della morte di Francesco duca di Mantova 
accaduta nel 16 12 , da Carlo Emanuele I duca di Savoia per so- 
stenere i suoi dritti sul Monferrato contro il duca Ferdinando 
Gonzaga , quando negli ultimi giorni di maggio del 1617 Don 
Pietro di Toledo governatore dello stato di Milano pel re di Spagna 
Filippo III dichiaratosi difensore de' Gonzaghi , improvvisamente 
cinse d'assedio la città di Vercelli governata per Savoia dal mar- 
chese di Caluso. Innalzate subito varie batterie, ed aperta una suf- 
ficiente breccia il 12 di giugno si avanzarono li Spagnuoli all'assalto, 
ma dopo aver perduto cinquecento uomini, senza alcun frutto do- 
vettero rientrare nelle loro trincere. Carlo Emanuele desideroso di 
spingere un buon soccorso nelPassalita città, si presentò avanti le 
linee nemiche il 19 di quel mese , ma il suo intento non riuscì 
ci ,xt<r/x okoT 



DI D. C. PROMTS gì 

che in parte , onde il duca visto di non poter far altro, si ridusse 
in Ivrea. Il marchese di Galuso dopo d'aver nuovamente il giorno 
22 sostenuto , e respinto un assalto , trovandosi aver consumate 
tutte le munizioni da guerra , il 25 capitolò , cedendo la città, la 
cittadella, ed il castello di Vercelli al Toledo, sortendone egli stesso 
cogli onori militari , e colla guernigione di due mila cinquecento 
soldati compresi i feriti. 

Durante l'assedio mancando al governatore della città il nume- 
rario , fece battere in quella Zecca ad un istesso conio monete 
d'oro, e d'argento di bassa lega (tavola i. a Vercelli N.° i), aventi 
nel diritto il busto del duca armato di corazza, con attorno CAR ■ 
EM • D • G • DVX • SAB • P • P -, e nell'esergo la lettera V 
iniziale di Vercelli, e nel rovescio in un cartello accartocciato toc- 
cante cogli angoli l'orlo della moneta la leggenda VERGELLIS ■ 
IN • OBSIDIONE • 1617. Quelle d'oro sono pezzi da quattro scudi, 
ossia due doppie , ed uno di essi esistente nel gabinetto reale nu- 
mismatico di Parigi si trovò pesare dieci denari , ed otto grani , 
cioè quattro grani meno del peso legale stabilito per i quadrupli 
de' scudi (5) ; della quale diversità non si ha a tener conto per 
monete battute in questo caso. Esse si spendevano per settanta due 
fiorini di Piemonte (6) , ed in moneta nostra attuale varrebbero 
L. 4 2 - e 2 °- centesimi. Di quelle d'argento , esiste un esemplare 
nel medagliere di S. M., che pesa denari quattro, e grani tredici 
e mezzo , ed è quasi di puro rame. Questo peso quantunque alcun 
poco scadente , tuttavia si conosce essere quello fissato dall'ordine 
ducale del 23 luglio 1616 (7) per i doppi fiorini , ed il conio col 
busto del principe essendo lo stesso che in quella Zecca per questi 
si usava , si può certamente affermare che per due fiorini queste 
monete appunto si spendessero, cioè per un diciannovesimo della 
doppia , ed in proporzione del valor nominale delle nostre monete 
eroso miste , avrebbero corso per centesimi cinquant otto incirca. 



f)2 MONETE OSSIDIOXALI ECC. 

CASALE 

- 

1628. 

La cittadella di Casale fatta costruire con grandissima spesa sul 
finire del xvi secolo dal duca Vincenzo I Gonzaga per la difesa 
del suo stato di Monferrato , non contava ancora quarant anni di 
esistenza , quando dovette sostenere li sforzi di numeroso esercito 
Spagnuolo , e Tedesco. 

Morì nelle feste del natale del 1627 Vincenzo II Gonzaga fi- 
gliuolo del sopradetto , e per la sua morte i ducati di Mantova , e 
Monferrato furono devoluti a Carlo di Gonzaga duca di Nevers in 
Francia, figliuolo di Ludovico fratello minore di Guglielmo padre 
del duca Vincenzo I. Pretendeva pure questa successione don 
Ferrante duca di Guastalla discendente da Federico avolo del Nevers, 
e sul ducato di Monferrato moveano pure quistione Carlo Emanuele I 
duca di Savoia pelle sue antiche ragioni , la principessa Maria fi- 
gliuola del duca Francesco fratello dell'ultimo Vincenzo, e Margherita 
duchessa vedova di Lorena sorella maggiore dei medesimi. I mag- 
giori diritti però competevano a Carlo duca di Nevers, ma li Spa- 
gnuoli cui non piaceva di vedere un principe francese in Italia, e 
che desideravano d' impadronirsi di questa pingue eredità , sotto 
colore di voler che fossero ben ventilate le ragioni di tutti i pre- 
tendenti , indussero l' imperatore Ferdinando ad avocare a se questa 
eausa, ordinando al nuovo duca di depositar prontamente nelle sue 
mani il ducato, decretando che nel caso contrario si procederebbe 
anche col bando imperiale, e coll'armi. Carlo, che aveva già rice- 
vuto in Mantova come signore il giuramento di fedeltà , niente 
rispondendo a queste minacce , credette miglior partilo d'apparec- 
chiarsi alla difesa coll'armi , che dismetter quello che già possedeva. 
Di ciò informato don Gonzalvo di Cordova governatore dello stato 
di Milano, sul finir di marzo del 1628 alla testa de' Spagnuoli entrò 
nel Monferrato, tentò Casale , ma vedendo di non poterlo avere 



DI D. C. PROMIS C)3 

facilmente , si rivolse ad altre parti , e dopo d'essersi impadronito 
di Nizza, e d' Aequi, aumentalo con nuove truppe il suo esercito, 
si rivolse nuovamente a quella città, cingendola di stretto assedio. 
Ma esso non molto durò, che quattordici mila Francesi assoldati 
dal Nevers , e condotti dal marchese d' Uxelles tentarono d'entrare 
nell' Italia pel Delfìnato, e quantunque pienamente rotti nella valle 
di Vraita dal valoroso duca Carlo Emanuele allora alleato della 
Spagna, tuttavia, per la sola loro apparizione sulla cima dell'alpi, 
furono causa che venisse dal Cordova cangiato in blocco. E questo 
ebbe fine in marzo del susseguente anno 1629 , quando essendo 
stato forzato il duca di Savoia dal re di Francia entrato in Pie- 
monte con un forte esercito in aiuto del duca di Mantova , a sot- 
toscrivere l'undici di marzo in Susa un trattato , pel quale doveva 
concedere il passaggio , e provveder vettovaglie ai Francesi per 
andar al soccorso di Casale , allora il Cordova, avuto anche notizia 
che i Mantovani uniti ai Veneziani facevano scorrerie sullo stato di 
Milano , non solo lasciò affatto libera quella piazza, ma sgombrò 
interamente dal Monferrato. 

Durante quest'assedio si battè nella città uno scudo d'argento 
( tavola II. N.° 1 ) , di cui un bellissimo esemplare conservasi nel 
medagliere del re. Vedesi in esso da una parte un cartello colle 
parole CASALIS • IN r OBSID. E INI VST A • 1628. con sopra R • XII. 
cioè reali dodici, valore legale della moneta , ed attorno al campo 
* CAROLUS • D • G • DVX • MANTViE • Vili. Dall'altra parte 
lo scudo di Mantova caricato nel cuore di uno scudetto coi quarti 
di Monferrato , sormontato da corona ducale , ed attorniato dal col- 
lare dell'ordine del sangue di Cristo, colla leggenda ET • MONTIS- 
FERRATI • VI • EC • Nessuna notizia certa abbiamo in questi 
tempi circa gli ordini per battitura di monete nel Monferrato. Il 
sopradetto scudo da reali dodici si divideva in grossi de'quali nove 
formavano un reale, e due sole volte trovo io nominati questi scudi 
da dodici reali, ossia da cento otto grossi. La prima in un ordine 
del duca Vincenzo I dato in Casale il 28 novembre 1598, col 



q4 MONETE OSSIDIONALI ECC. 

quale compartisce fra sessant'una terra del Monferrato il lavoro per 
l'escavazione delle fossa della cittadella di Casale « dichiarando et 
» commandando che per ogni trabucco cupo di 'erra cavata (por- 
» tandola di fuori della Cittadella alli luoghi designati) siano pagati 
» scuti cinque e mezo da Reali dodeci l'uno ». L'altra in un istro- 
mento di vendita fatta il 9 settembre 1G28 dal Duca di Mantova a 
Pietro Gualla di un'ottava parte del reddito de'molini, e del mol- 
leggio di Casale per scudi 8,1 25 da grossi 108 caduno. Nessun do- 
cumento poi abbiamo per stabilire la corrispondenza tra i reali di 
Monferrato, ed i fiorini di Piemonte, che una grida pubblicata in 
Casale il i5 gennaio 1626 (8), secondo la quale questo scudo 
avrebbe valuto dieci fiorini , e due grossi incirca di Piemonte. 

■ 

NUOVAMENTE CASALE 
1630. 

Don Gonzalvo di Cordova essendo stato richiamato a Madrid, fu 
nominato governatore dello stato di Milano il marchese Ambrogio 
Spinola genovese celebre nelle guerre di Fiandra , il quale nel comin- 
ciare di maggio del i63o nuovamente mise l'assedio a Casale. Il 24 
fu aperta la trincea , ma lentamente procedevano le operazioni degli 
assedianti stante la somma attività , e coraggio del maresciallo 
Francese Toyras che comandava nella città. Essendo morto lo Spinola, 
gli successe nel comando il marchese di Santa Croce. Frattanto i 
Francesi nuovamente scesi in Italia , rapidamente s'avanzavano al 
soccorso della piazza, quantunque con ogni sforzo il duca di Savoia 
cercasse di trattenerli. Allora Giulio Mazzarino applicato alla Nun- 
ziatura di Roma, pervenne a stabilire una tregua che doveva durare 
da settembre sino alla metà di ottobre , pella quale dandosi alli 
Spagnuoli la città , ed il castello di Casale , dovevano essi fornire 
di viveri la cittadella , che doveva poi anche essere loro consegnata 



DI D. C. fUOMlS C)5 

qualora nel tempo prescritto non fosse soccorsa. Essendo il tempo 
prefisso presso al termine, i Francesi condotti dai marescialli La 
Force, e di Sciomberg , il 26 di ottobre non molestati da alcuno 
si avanzano sino avanti le trincere de' Spagnuoli , e già comincia- 
vano ad attaccarli , quando escendone il Mazzarini, ed accennando 
alle prime squadre di fermarsi , concluse sul campo un accordo , 
pel quale li Spagnuoli e Francesi subito dovevano rimettere Casale 
ad un commissario di Cesare sino a che il duca Carlo di Nevers 
avesse da Cesare l' investitura di Mantova, e del Monferrato. Questa 
convenzione però non ebbe il suo effetto che fra qualche tempo , 
stante che siccome quella piazza stava egualmente a cuore a chi 
la salvava, ed a chi la perdeva, dagli uni e dagli altri si cercai 
vano vani pretesti per non allontanarsene , ma finalmente riescile 
a buon fine le pratiche , Casale intatta ritornò ai Gonzaga. 

Il maresciallo di Toyras chiuso nella piazza, e privo di moneta, 
fece battere di puro rame le qiiattro infradescritte monete. La 
prima ( tav. II. N.° 2 ) ha lo scudo de' tre gigli di Francia sor- 
montato da corona reale , accostato dalle lettere F • XX • (fiorini 
venti), con attorno INSTAR • HORVM ■ FLORESCAM - , e nelF 
esergo CASALE • Nel rovescio vedonsi due figure di donna, una 
colla spada e bilancia simbolo della giustizia , e l'altra con una 
mano appoggiata ad una colonna per la forza , con attorno il bel 
motto allusivo alle figure HIS • DVCIBVS ■ OMNIA • DOMANTVR • 
i63o. , e nell'esergo TOIRACE • CLIPEO • collo scudo, cioè, del 
Toyras. La seconda ( tav. II. N.° 3 ) ha nel diritto lo scudo della 
prima accostato da F • X • ( fiorini dieci ) , con attorno HORVM • 
AVXILIO • NON • OPPRIMAR • alludendo all'arme per la nazione. 
Nel rovescio vedesi la pianta della cittadella di Casale con entro 
assisa una donna in abito reale , e tenente colla destra una palma, 
ed attorno leggesi TENTATA • SED • INCORVPTA • , e nell' 
esergo CASALE • La terza ( tav. il. N.° 4 ) mostra da una parte 
l' istesso scudo delle precedenti accostato da F • 5 ■ (fiorini cinque)., 
e col motto VOS • CANDIDI • ME • PVRAM • , e dall'altra legati 



t)6 MONETE OSSIDIONALI ECC. 

ad un palo un'asta , ed un giavelotto con sopra un elmo , ed ac- 
canto una sirena, con attorno il motto a questi allusivo NEC - VI • 
NEC • FRAVDE • i63o • leggesi nell'esergo CASALE ì Nella quarta 
( tav. II. N.° 5 ) evvi soltanto l'arme coronata di Francia colla leg- 
genda HIS • FAVENTIBVS • i63o • da una parte, e dall'altra in 
uno scudetto accartocciato due palme addossate , e coronate con 
sotto la lettera G r ( Casale ) , ed attorno OPPRESSA • BIS • 
EXALTOR • Parole che spiegano colle due palme i due assedi va- 
lorosamente sostenuti. Queste quattro monete emesse per venti , 
dieci , cinque , ed un fiorino , non hanno alcun rapporto nè nel 
peso , nè nella intrinseca bontà colle altre anteriormente battute 
in quella Zecca , solamente osservasi che i fiorini , ed i reali di 
Monferrato sono una cosa sola , e per conseguenza si sarebbero 
spese la prima per fiorini 16, la seconda per fiorini 8 , la terza 
per fiorini 4 ? e la quarta per nove grossi incirca di Piemonte. 

Di queste quattro monete già pubblicate nell'opera avanti citata 
dal Tobiesen-Duby nella tavola undecima coi numeri i4, e i5, e 
nella dodicesima coi numeri i, e 2, la prima e l'ultima esistono 
nella collezione del Re. 

NUOVAMENTE VERCELLI 
1638. 

i 

Essendo nell'ottobre del 1637 mancato, quando la fortuna comin- 
ciava a dimostrarsegli favorevole , Vittorio Amedeo I duca di Savoia 
nel mentre che alleato della Francia guerreggiava contro li Spa- 
gnuoli , il marchese di Leganes governatore di Milano fece ogni 
sforzo per trarre al suo partito la vedova duchessa reggente Maria 
Cristina Ma vedendo questo non riescirgli , impadronitosi senza 
molta fatica del forte di Breme , in maggio del i638 con incirca 
trentamila uomini improvvisamente presentatosi a Vercelli \ ne 



DI D. C. PRO.MIS g7 

cominciò l'assedio. Il marchese di Dogliani governatore della città 
contava appena tra soldati, e miliziotti mille settecento uomini di 
guernigione , e tuttavia risolvette di difendersi sino agli estremi. 
Aperte le breccie, varie volte diedero gli Spagnuoli l'assalto alle 
mura , ma sempre ne furono vigorosamente ributtali. Il Dogliani 
intanto ebbe mezzo d' informar la duchessa del pericolo in cui si 
trovava. In seguito a tale avviso, i Francesi comandati dal Cardinale 
della Valletta si presentarono alle linee Spaglinole , ma troppo ri- 
messamente procedendo , appena introdotto un migliaio di soldati 
nella piazza si ritirarono. Quantunque povero fosse il soccorso, tut- 
tavia giovò a prolungar la difesa ancora per qualche tempo , ma 
finalmente vedendo nel corpo della piazza aperte quattro grandi 
breccie, il nemico ne' fossi, decimata la guernigione, priva di mu- 
nizioni , e senza alcuna speranza di nuovo soccorso , fa costretto 
il cinque di luglio di rimettere la città alli Spagnuoli , escendone 
con armi , bagagli , e tre cannoni. 

In questo tempo nella Zecca di Vercelli, come nell'altro assedio, 
si batterono di bassa lega monete d'oro , e d'argento, cioè doppie, 
quarti di lira , e mezzi soldi. Le doppie ( tav. I. Vercelli N.° 2 ) , 
delle quali esiste un bell'esemplare nella collezione reale numisma- 
tica di Parigi, hanno da una parte lo scudo della croce ritondato, 
sormontato da corona reale, ed accostato da 16 - 38, colla leggenda 
attorno $. FRAN • IACINT • D • G • DVX • SAB • REX • CYPRI - 
Dall'altra nel campo in quattro linee VERGELLA • ITERVM • 
AB • HISP • OBSESS^ • , ed attorno + CHRISTIANA • FRAN • 
MATRE • REGENTE • Il suo peso è di denari cinque, e grani sei. 
Negli ordini che esistono di battitura delle monete di Maria Cristina, 1 
e Francesco Giacinto , non è mai specificato il peso, e titolo delle 
monete da battersi , ma sempre si riferiscono agli ordini anteriori, 
de' quali l'ultimo a cui si può questa battitura rapportare, è quello 
del duca Carlo Emanuele I del 23 agosto 1589 (9), che prescrive 
che li scudi d'oro si fabbrichino del peso di denari due , grani 
quindici caduno , ed al titolo di Caratti ventuno , e sette ottavi ; 
Tomo xxxix. , i3 



g8 MONETE OSSIDIONAU ECC. 

secondo la qual legge il doppio scudo calcolato all'attuale valore 
reale dell'oro, ammonterebbe a L.2i ; e io cent. De'quarti di lira, 
il primo ( tav. I. Vercelli N.° 3 ) è nel diritto simile allo scudo , 
ma nel rovescio mostra un cartello quadrato con VERCELL/E • 
1TERVM • AB • HISP • OBSESS^ • sotto il cartello S • V • (soldi 
cinque) ed attorno Hh GHRIST • FRANGICA • MATRE • RE- 
GENTE • Il secondo ( tav. I. Vercelli N. n 4) è simile in tutto alla 
doppia , fuorichè sotto la leggenda che è nel campo vedesi S ' 5 ■ 
( soldi cinque ) , ed attorno è scritto così 4* CHRISTIANA ■ 
FRANCICA • MATRE • REGENT • Riconosciute varie di queste 
monete, si trovarono tutte pesare quattro denari, ed otto grani, 
peso che assai si approssima all'ordinato per i quarti di lira che 
stampavansi in quest'anno nella Zecca di Torino (io), che secondo 
la proporzione esistente nelle nostre attuali monete eroso-miste, var- 
rebbero centesimi cinquantadue incirca caduno. I mezzi soldi (tav. I. 
Vercelli N.° 5 ) hanno nel diritto lo scudo della croce di Savoia 
sormontato da corona reale, con attorno le iniziali >j< F • I • D ■ 
G • D • S • R • C • {Franciscus Iacintus Dei Gratia Dux Sabaudiae 
Rex Cjpri ). Nel campo del rovescio VERC • ITERV • OBS • ed 
attorno * CHR • FRAN • MATRE • REGE • Il peso di questi 
pezzi , cioè un denaro , ed otto grani , non calcolata la tolleranza 
sulle monete basse d'argento , è eguale allo stabilito nell'ultim' or- 
dine per i mezzi soldi, del i4 maggio i632 (n). Ora ragguagliati 
essi secondo questa legge , e le nostre monete correnti di biglione, 
varrebbero centesimi cinque incirca. 

Nell'Archivio Camerale si conserva l'ordine della duchessa Maria 
Cristina del 3o ottobre i638 (12), di fondere tutte le monete eroso- 
miste battute nella città di Vercelli pendente quest'assedio , e di 
convertirle in soldi pel pagamento della soldatesca. E nel conto 
della Zecca di Torino del i63g (i3), è rapportata una nota, nella 
quale è specificata la bontà intrinseca di questi quarti di lira , e 
mezzi soldi , de' quali un esemplare pure conservasi nel medagliere 
del re. 



£»I D. C. PROMIS 

CUNEO 

164L 

Nel principio delle guerre civili che lauto desolarono il Piemonte 
nel xvn secolo , la città di Cuneo scacciò il suo governatore conte 
d'Envie che teneva per la duchessa reggente , per abbracciare il 
partito de'principi Maurizio, e Tommaso, i quali diedero il governo 
di questa importante piazza al conte di Yivalda loro divoto. La 
guernigione metà Piemontese , e metà Spagnuola non sommava a 
più di mille quattrocento uomini, quando nel 1 64 1 il conte d'Harcourfc 
comandante le truppe Francesi in soccorso della duchessa, con un- 
dici mila soldati si presentò il 28 luglio avanti le mura della città, 
ed immantinente innalzò due batterie. Essendo state per una sortita 
fatta dalla guernigione il primo d'agosto , distrutte in gran parte le 
opere degli assediami , 1' Harcourt cominciò un terzo attacco , ed 
in poco tempo alloggiò sulla controscarpa. Il conte di Vivalda ve- 
dendo di non poter colla forza sloggiare i nemici, ricorse all'astuzia, 
e di notte tempo fece dare il fuoco a varii barili di polvere, che a 
bella posta aveva fatto collocar ne' fossi. I Francesi temendo l'effetto 
d'una mina, si allontanarono lasciando facoltà agli assediati di distrurrc 
i loro lavori ; ma presto riavutisi ricominciarono da capo le guaste 
opere. Allora da una parte e dall'altra si adoprarono le mine , ed 
una di quelle fatte dagli assediati scoppiando presso alla tenda del 
general Francese, poco mancò che lo involgesse nella mina. Dimi- 
nuiva però ogni giorno di più la guernigione , e le fortificazioni 
della città trovavansi in gran parte rovinate , quando il conte 
Vivalda , avendo assicurato con una capitolazione le sostanze , e 
privilegi de' cittadini , consegnò il quindici di settembre dopo un 
mese, e mezzo d'assedio, la città alle truppe della duchessa, escen- 
done coi seicento soldati che gli rimanevano , con tutti gli onori 
militari. 

Quantunque in Cuneo non fosse Zecca , tuttavia durante questo 




100 MONETE OSSIDIONALI ECC. 

assedio \ il conte Vivalda vi fece battere di bontà inferiore pezzi da 
dieci scudi d'oro ossia doppioni , doppie, e lire. Il doppione (tav. I. 
Cuneo N.° i ) ha da una parte uno scudo accollato di due palme 
coli' arme della città di Cuneo, ed attorno >j< CIVITAS ■ CVNEI ■ 
S.° OBSESSA • Il secando obsessa fu inserto per indicare essere 
questo il secondo assedio sostenuto da quella città ; che la prima 
volta vi fu messo dal maresciallo di Annebault nel dicembre del 
i542 , e che terminò con gloria della città, essendo stati forzati i 
Francesi a ritirarsi con loro danno , onde le fu concesso dal duca 
Carlo III in segno della fedeltà , e valore de' suoi cittadini , d' in- 
nestare nello scudo delle proprie armi quelle di Savoia, accollandolo 
delle due palme simbolo della vittoria. Ritornando alla descrizione 
del doppione , mostra nel suo rovescio una colonna alla quale è 
legata quasi orizzontalmente una bandiera colla croce di S. Maurizio, 
ed attorno il motto FIDE • ET • * FERRO ■ 1641 • Pesa tre 
grani meno del quintuplo del peso legale delle doppie , che era 
denari cinque, e grani cinque, come appare dagli ordini di battitura 
emanati circa questo tempo , e secondo i quali il loro titolo sarebbe 
stato di Caratti vent uno , e grani diciotto. Sulle quali basi , e se- 
condo il valore attuale dell'oro monetato calcolato il pezzo da dieci 
scudi, varrebbe L. 104. cent, sette. La doppia (tav. I. Cuneo N.° 2) 
quantunque di conio più piccolo, non differisce dall'antecedente pezzo 
fuorichè attorno allo scudo dell'arme girano le lettere FERENDO 
divisa della città. Il suo peso si trovò essere cinque denari , e tre 
grani e mezzo , cioè un grano e mezzo meno del legale , e calco- 
landola come il doppione , il suo valore sarebbe di lire nuove venti, 
e centesimi novanta quattro. Esiste questa doppia nel real gabinetto 
numismatico di Parigi. La lira fu battuta col conio del doppione , 
e riconosciutene tre , pesavano tutte denari nove, e cinque grani, 
ma calcolata la tolleranza in meno si conosce essere stata battuta 
secondo la legge de' Principi zii del ^3 novembre i63g (i4)- Dì 
questa lira , che ora secondo il suo peso , e titolo legale si spen- 
derebbe per L. 1 e cent. 77 circa , fu proibita con ordine del duca 



DI D. C. PROMIS IOI 

Carlo Emanuele li del 25 settembre 1 64 1 (i5) la ritenzione , e 
spendita sotto pena di scudi cinquecento d'oro, con obbligo a tutti 
dentro a termine fisso di portarle al cambio per soldi otto della 
moneta allora corrente. 

Nel medagliere di S. M. conservasi un bell'esemplare del dop- 
pione , e della lira. 

ALESSANDRIA 

1746. 

Carlo Emanuele III re di Sardegna per trattato del primo feb- 
braio erasi collegato Colla regina d'Ungheria Maria Teresa 
per la conservazione de' stati di lei in Italia. Erano tre anni che 
egli perciò guerreggiava colla Francia , e colla Spagna , quando il 
general Francese Maillebois vinti i Piemontesi a Bassignana, il sei 
di ottobre 1 investì la città d'Alessandria. Non essendo essa cinta 
che da un debile muro, il governatore marchese di Caraglio dopo 
cinque giorni di batterìa, abbandonata la città ai nemici, si ritirò 
con sette battaglioni nella cittadella , dove tosto trovossi chiuso da 
stretto blocco. Da cinque mesi esso durava , e la guarnigione tro- 
vavasi ridotta a sì triste stato , che dopo aver mangiato i cavalli , 
cani , e gatti , appena rimaneva per qualche giorno ai soldati la 
razione di cinque oncie di pane caduno, quando secondo un piano 
concertato per salvar quella piazza dal conte Bogino ministro della 
guerra col cavaliere Bertola primo ingegnere del Re , il generale 
Leutrum , che con tanto valore aveva difeso Cuneo nel 1742? a ll a 
testa di venti battaglioni di fanteria, e di numerosa cavalleria pre- 
sentatosi il sei di marzo del 1746 avanti Asti , subilo cominciò a 
batterne le mura. Il maresciallo di Maillebois che attendeva al blocco 
della cittadella d'Alessandria, inteso il movimento de' Piemontesi , 
aveva scritto al signor di Montai comandante de' Francesi in Asti, 
che nel giorno otto sarebbe arrivato in suo soccorso. Ma non avendo 



SO?. "MONETE OSSIIjIONALI ECC. 

esso ricevuto la lettera che era stata dal Leutrum intercettata , e 
vedendo le mura della città dal cannone rovinate , capitolò nella 
sera del sette , e si diede con più di cinque mila soldati prigione 
al general Piemontese. S'avvicinava intanto al soccorso d'Asti il 
Maillebois ; quando intese la resa del Montai, per la qual cosa si 
ritirò a San Salvadore chiedendo rinforzo alli Spagnuoli , i quali 
siccome insospettiti per cause di conferenze che avevano avuto luogo 
qualche tempo avanti in Rivoli tra agenti segreti di Francia, e di 
Sardegna , glielo niegarono , anzi ordinarono ai loro soldati , ed a 
quelli di Napoli , e di Genova che trovavansi al blocco di ritirarsi. 
Allora egli vedendo di non potere solo resistere ai Piemontesi , si 
allontanò, ed andò ad accamparsi a Tortona. Intanto il barone di 
Leutrum avvicinandosi ad Alessandria, obbligò il generale Lasci la- 
sciato al blocco dal Maillebois , a ritirarsi così precipitosamente , 
che abbandonò gran parte delle provvisioni , e tutti gli infermi ; 
entrato poi nella città il dieci di marzo , subito attese a provvedere 
di abbondante vettovaglia la salvata fortezza , cangiandone pure la 
rifinita di forze , ma gloriosa guernigione. 

Il marchese di Caraglio , durante il blocco, dopo d'aver venduto 
quanto aveva di prezioso per pagare i soldati, trovandosi privo af- 
fatto di numerario, fece battere monete da soldi dieci di puro rame 
( tav., I. Alessandria ) aventi da una parte fra due rami di palma 
con sopra una corona reale , la seguente leggenda BLOC • ARCIS - 
ALEX • GYB • MARCHIO • DE • CARALIO • i 7 46 • , e dall'altra 
un'aquila spiegata con in petto lo scudo della croce di Savoia, ed 
accostata da S- io - (soldi dieci). Nella collezione di S. M. esiste 
una di queste monete, ma in argento, e del valore incirca di due 
lire , che probabilmente deve essere stata battuta soltanto per 
saggio. 

Per conservare poi la memoria di questo famoso blocco , fu in 
seguito coniata una medaglia avente da una parte la testa del re 
Carlo Emanuele III colla" leggenda CAR ■ EM • D • G ■ REX ■ 
SA Pi • CYP ET • IER • , dall'altra una bilancia di cui una coppa 



DI D. C. PROMIS I03 

contenente la pianta di questa cittadella , come più pesante sab- 
/\ bassa, e l'altra che più leggiera s'innalza, ha una torre, un giglio, 
ed attaccato un nastro con sopra scritto ET GENVA • Attorno alla 
bilancia leggesi il motto ATT AMEN ■ NON ■ SUFFICIT -, ed at- 
torno al campo oni ARX • ALEX • LIBERATA • SUB • M • 
CARALIO • M • io MARTII ■ 1746 • 



I 



MONETE OSSIDIONAU ECC. 

NOTE 



(1) si faranno pezze appellate Scudi che saranno in ligha a 22 cara- 
terà et una ottava di caraterò, et Laveranno de remedio in ligha due ottavi et 
saranno in taglia a cinque soldi undeci pezze et meza di peiso per Marcho et 
haveranno de remedio in peiso uno denaro 

Altr ordine di Carlo III di dicembre i5^i : Ecus de Savoye du poys de 11 
deniers xvi grains — florins 111 gros vni. 

(2) Conto del nobile Bando Giuglare ricevitore de' redditi de' Paesi di Nizza , 
e Provenza dal i.° settembre 1542, al i.° settembre i543. 

....... Et sic cambsis et conversis omnibus et singulis monetis tam recepte 

quam librate suprascriptis ad florenos parvi ponderis monete Nicie 

Singulo scuto Sabaudie prò tribus florenis et octo denariis grossis parvi ponderis. 
Et singulis duodecim denariis grossis prò uno floreno parvi ponderis. 

(3) Conto de 1 nobili Secondo e Gerolamo figliuoli del fu Gio. Mussi ricevitore 
de 7 redditi del contado d'Asti, e marchesato di Ceva dal i.° ottobre 1 54 1 > al 
1." ottobre i544- 

Et sic cambsis et conversis omnibus et singulis monetis tam librate 

quam recepte suprascriptis ad scutos Sabaudie auri. Computatisque singulis vu 
florenis et x denariis grossis monete Pedemontium prò uno scuto auri Sabaudie 
seu Italie etc. Singulis tribus florenis et octo denariis grossis monete Nicie prò 
uno scuto auri Sabaudie 

Singulo testono Sabaudie prò xxi denariis grossis eiusdem monete Pedemon- 
tium ....... 

Col nome di Scudo , e Testone di Savoia venivano chiamati tutti li Scudi, e 
Testoni battuti netti stati Sabaudi. 

(4) Si faranno pezze chiamate Testoni che saranno in ligha a dieci 

denari sei grani et haveranno de rimedio in ligha doy grani et saranno in 
taglia a doy soldi una pezza cinque sexti per marcho et haveranno de rimedio 
in peso uno denaro 

Altr' ordine del dicembre i5$i : 
Testons de Savoye du poys de vu deniers ix grains trabuchant — gros x. 



DI D. C. PROMIS io5 

(5) Ordinanza di battitura dell'Illustrissima Ducal Camera de' Conti del i5 
febbraio 1601. 

Si fabricaranno anche Scutti d'oro che siano in bontà a Caratti 

vent'uno , e sette ottavi di Caraterò, et in peso scudi settantatre et un settimo 
di scudo al marco , havei anno di rimedio in bontà un ottavo di caratti , et in 

peso grani ventiquattro Si puotranno anche fare doppie da due et da 

quatro scutti a proporzione degli detti scudi semplici. 

(6) Tariffa del novembre 16 1 6 : 

Doppia d' Italia — - fiorini 36. 
Sotto il nome di doppia d' Italia in questi anni comprendevasi anche la doppia 
di Savoia, per essere d'egual corso, epperciò se quella cV Italia correva per 36 
fiorini, il doppio di quella di Savoia doveva valere fiorini 72. 

(7) Accensamento della Zecca di Torino a messer Francesco Mazzola, fatto 
il 23 luglio 1616. 

che possa fabbricare gli sudetti marchi venti quattro milla di Fiorini 

due delle stampe solite de' passati , e più presto se si puotrà , alla bontà di 
denari sei, et a pezze trentaquattro e mezza il marco, con rimedio di denaro 
uno il marco in peso, più e meno. 

(8) Monferrato Piemonte 

Reali Fiorini 





da 


grossi 9 


da 


grossi 12 




N.° 


60. - — 


N.° 


48. - 






60. — 


» 


48. - 






58.6 — 


» 


47. - 






3o.4 — 


» 


24. — 






32.4 - 




27. — 






26. 8 — 


» 


22. — 






23. — 


» 


18. — 






20. 2 — 


» 


16. — 






io. 6 — - 




9- — 



Il valore in fiorini di Piemonte delle sopradette monete, è lo stesso per cui 
es$e sono valutate sulle tariffe di questo Stato; e fatta la comune tra i reali 
di Monferrato ed i fiorini di Piemonte , trovatisi stare quelli a questi come 5 
al 4. 

Tom. xxxix. i4 



I06 MONETE OSSIDIONALI ECC. 

(g) Si fabricarahno Scudi d'oro a Caratti il. 7|g et in peso pezze 73. T | 7 al 

marco , haveranno di rimedio in bontà '|8 , et in peso grani i/\ 

« Calcolando quanto deve pesare cadun scudo , trovasi essere denari 2 , 
» grani i5, e la doppia denari 5, grani 6 ». 

(10) Ordine della Duchessa Reggente del 4 settembre 1608: 

liabbiam risoluto che si continui a tener aperta la Zecca 

in questa Città, per battere buone monete d'oro e d'argento, insieme per far 
una battitura di liure, mezze bure , e quarti, e soldi alla bontà delle altre ..... 

L'ultima ordinanza che precede questa , è del duca P ittorici Amedeo I del 
i4 maggio i632 , ed in essa si legge: 

pezze da ss. 5 in bontà a denari 5, et in peso a peze N. 43. '\s 

(11) mezzi soldi di buontà di denari 1 grani 1 2 et a pezze numero 1 5o 

al marco 

(12) La Duchessa di Savoia Regina di Cipro Reggente. 

Illustri. Molto magnifici , et magnifici nostri Carissimi, Habbiamo fatto re- 
tirare appresso il Tesoriere di militia Baino buona quantità delle monete stam- 
pate in Vercelli durante l'assedio , quali vogliamo che servino per pagamento 
alla soldatesca , però , che prima siano convertite in soldi della stessa liga, peso, 
rimedio, et conforme a già stampati. Pertanto etc. Da Torino li trenta ottobre 
mille seicento trenta otto. 

Firmato Chrestienne. 

Sottoscritto P. Carvino. 

(13) Stati rimessi quarti di liura , et mezzi soldi stampati in Vercelli nell'as- 
sedio i638 per rigare li argenti fini per fabbricare le lime a pezze 20. et in 
bontà denari g , et le mezze liure a denari 6, et a pezze 3o al marco. 

Et detti quarti di liura si danno a den. 1. 18. 
Et li mezzi soldi grani 8. 

(14) haveremo di fori qualche argenti, o in pasta, o coniati per dare 

al medesimo Zecchiere , che continui detta battitura , e ne fabbrichi otto mila 
marchi di liure a bontà di denari otto, et a pezze vinti e mezza il marco. 

(15) CARLO EMANUELE 

PER GRAZIA DI DIO DUCA DI SAVOIA ETC. 

Seben già per gli antecedenti ordini nostri , et dell'Altezza Reale del Sere- 
nissimo Signor Duca Vittorio Amedeo mio Signor e Padre , che sii in gloria , 



DI D. C. PROMIS ìO'j 

resti espressamente, e sotto gravi pene prohibita, l'introduzione, retenzione, e 
spendita delle monete basse , stampate fuori delle nostre Zecche , in conformità 
della quale, seben non vi possi esser difficoltà , che restino comprese, et in 
conseguenza prohibite le monete ultimamente stampate nella città di Cuneo , 
mentre ancora non era restituita all'obbedienza nostra sotto la vera Regenza di 
Madama Reale mia Signora , e Madre , gionta massime la disposission dell'ordine 
di detta Madama Reale delli quattordeci decembre prossimo passato {che finora 
non mi venne fatto di trovare). Nondimeno a maggior dichiarassione , in virtù 
delle presenti , e col parere della Camera nostra de' Conti , espressamente prohi- 
biamo ad ogni persona di qualunque grado , stato , e qualità ninno eccetuato di 
rittener presso di se, o in qualunque altro modo spender, o contrattare in pic- 
cola , o in grande quantità alcuna delle monete ultimamente stampate durante 
l'assedio di Cuneo nella medesima città , sotto pena della perdita di tali mo- 
nete che si retireranno , e spenderanno contro la forma del presente ordine , et 
di scudi cinquecento d'oro al fìsco nostro applicandi per due terzi, et per un 
terzo all' inventore , qual sarà tenuto segreto. 

Sotto la qual predetta pena mandiamo, e commandiamo ad ogni persona 
come sopra niuno eccetuato , di portar dette monete quanto agli abitanti nella 
città di Cuneo fra giorni cinque dopo la pubblicassion delle presenti , et cpianto 
agli altri fra li quindici dell' instante mese di ottobre , nelle mani del diletti- 
nostro Giovanni Domenico Rassetto , dal quale riceveranno sodisfassione del vero 
valore delle dette monete qual , fattone far l'assaggio. Dichiariamo essere di 
soldi otto per cadmia pezza , passati quali tempi predetti si procederà contro 
li contravcntori per le sudette pene , rimosta ogni escusassione. Mandiamo etc. 
Data in Torino li venticinque di settembre mille seicento quaranta uno. 

Per S. A. R. a relassion 
della sua Camera de' Conti 

Sottoscritto Vernoni. 



OSSERVAZIONI 

INTORNO 

ALL' ISTORIA DE 5 RAZZI 



Lette nelle adunanze 9 aprile e 4 §^ u S n0 * 835. 



i. liei discorrere de' razzi non mi sono già prefìsso di esporre 
tutto quel tanto , che si potrebbe dire circa l'istoria dell'invenzione 
e del perfezionamento loro, non che delle varie e molte applica- 
zioni, che di essi furono fatte; nè tanto meno intendo io di pre- 
sentare qui un trattato delle pratiche da seguirsi nella fabbricazione, 
ed uso loro per tutti quei casi, ai quali l'umana industria andò di 
mano in mano appropriandoli ; ma Solo dirò di alcune osservazioni 
rispetto a certe particolarità, che mi è occorso di trovare espresse 
in alcuni libri siccome verità incontrastabili , ma che però , se- 
condo mi pare, sono invece da aversi per troppo più dubbie , e 
tali da essere rimosse dalle cognizioni , che oggidì si hanno intorno 
all'istoria de' razzi. 

1. Infatti non altrimenti mi sembra doversi giudicare l'asserzione 
del Montgery, giusta la quale i razzi avrebbero avuto origine dall 
uso de' sifoni , che l'imperatore Leone faceva fabbricare con gran 
segreto; perciocché il dire, che un sifone acceso percuotendo «l'aria 



110 OSSERVAZIONI ECC. 

» con violenza cìovea in virtù della reazione far volare la canna 
» subito che per caso fosse lasciato scappare dalle mani del sol- 
» dato (i) » , è certo un' affermazione troppo ipotetica ; poiché 
non si sa esistere alcun documento , in cui veramente si ricordi , 
che la materia infuocata de' sifoni scaturisse con sì furioso vampo 
da un capo da mettergli in movimento nella direzione del capo 
opposto , alla maniera appunto de' razzi. Per altra parte ben è 
da credere , che qualora i detti sifoni fossero stati suscettivi 
dell' accennato movimento , avrebbero certo potuto generare gravi 
danni nei soldati stessi, che ne facevano uso; avvegnacchè nel tu- 
multo de' combattimenti , e per cagione di ferite , o di altri acci- 
denti poteva pur accadere facilmente, che alcuni di essi lasciando 
sfuggire di mano il sifone , che vi tenevano stretto , producessero 
disordini ed inconvenienti nocivi ai proprii compagni : nè certo è 
da supporre , che il sapiente imperatore, conoscendo la possibilità 
di tali disconci, tralasciasse poi così di dare insegnamenti appro- 
priati , o per ischivargli intieramente , o per iscemarne, almeno in 
parte, i mali effetti. Egli è per questo, che a me pare doversi cre- 
dere , che il composto , di cui si caricavano i sifoni , fosse bensì 
confacevole a produrre un gettito di fuoco , non però sufficiente 
ad imprimer loro un movimento consimile a quello, che prendono 
i razzi abbruciandosi la mistura , della quale sono caricati. 

Ma perchè , avend'io scritto in una mia dissertazione , che i si- 
foni erano caricati con materia « propria a generare fiamma, anzi 
» quasi uno sgorgo infuocato non diverso da quello, che producono 
« i soffioni, lingue, o lande di fuoco chiamate più comunemente 
» trombe di fuoco (2) » potrebbe taluno farmi osservare , che sic- 
come questi ultimi artificii quando sono accesi , ed abbandonati a 



(1) Traité des Fusées de guerre. Paris, 1826, pag. 2. 

(2) Dell'origine della polvere da guerra , e del primo uso delle artiglierie da fuoco. To- 
rino , i834 , pag. 12. 



DEL CAVALIERE FR. OMODEI. I I I 

se medesimi si muovono realmente verso la palle opposta a quella , 
da cui si svolgono , e si dilatano i gaz procedenti dal! infuocamento 
della predetta materia , dovevano anche i sifoni andar sottoposti a 
consimili movimenti : così per farmi incontro ad una tale obbiezione 
mi giova fin d'ora dichiarare , che il paragone da me fatto nell'ac- 
cennata dissertazione si deve prendere qual semplice significazione 
di simiglianza , anziché di perfetta eguaglianza negli effetti, giacche 
le trombe da fuoco si caricano generalmente con mistura composta 
in gran parte di polvere da guerra , e di alcuni altri ingredienti , 
od anche di sola e schietta polvere con projetti intramezzati per 
offendere e tribolare meglio e più largamente gl'inimici (x); mentre 
pel contrario da tutto quanto si sa intorno ai si/oni, si caricavano 
invece con fuoco incendiario , o lavorato , e molto probabilmente 
con fuoco greco, meclo , o liquido che dir si volesse, il qual fuoco 
poi , giusta le memorie di quelle antiche età (2), era certamente 
in tal modo artefatto e composto da dimostrarsi men che idoneo 
allo sviluppamento di gaz dotati di tanta forza espansiva da poter 
produrre il movimento , di cui si tratta. 

3. Fra i documenti presentati dal Montgery per dimostrare an- 
tichissimo l'uso de' razzi, melfitano certo d'essere considerati quelli, 
che si trovano nel libro attribuito a Marco Greco ; perciocché in 
detto libro si leggono realmente gl'insegnamenti, che andrò qui di 
seguito rapportando. 

« Nota, che la composizione de' fuochi volatili in ai'ia è di due 
» specie , delle quali la prima è » 

« Re. Parte una di colofonia , alti'ettanta di zolfo vivo con parti 
» di sale petroso ; il tutto ben polverizzato si scioglie in olio li- 



(1) Il Vallo del Della Falle Vcnafrano. Ven. Cap. I. aggiunto. 
Biringuccio. Pirotechnia. Ven. 15/Jo. Lib. io, cap. 5 e 7. 
Ruscelli. Precetti della militia moderna. Ven. 1548, pag. 35. 

(2) Groses militares antiquitics. London , 1812 a new edition. Voi. 1 , pag. 370. 
Liber igniurn. Paris , 1804, pag. i4- Attribuito a Marco Greco. 



I 



112 OSSERVAZIONI ECC. 

» quefatto dì lino , o di alloro , il quale è migliore; di poi si mette 
» entro una canna , o legno incavato , s'incende , e tosto vola in 
» qualunque luogo si vuole, ed ogni cosa mette a fuoco e fiamma». 

<( La seconda maniera di fuoco volatile si fa nel seguente modo » : 

« Re. Prendi lib. i di zolfo vivo , lib. 2 di carbone di tiglio 
» ( ossia cilie ) , 6 lib. di sale petroso , trita il tutto minutissima- 
» mente in pietra di marmo, quindi riponi polvere a beneplacito 
» nella canna da volare , o da far tuono. 

« Nota che la canna da volare debb'essere sottile e lunga , e piena 
» della detta polvere ben bene calcata. Ma la canna da far tuono 
» debb' essere corta e grossa , piena a metà di detta polvere , e 
» fortissimamente ben legata di fil di ferro alle due estremità ». 

« Nota , che in ciascuna canna è da farsi un piccolo foro per 
» infuocare il sovrapposto padiglione , il quale vuol essere fatto sot- 
tile nelle estremità , grosso nel mezzo , e pieno della predetta 
» polvere » . 

« Nota che la canna da volare può avere più o meno rav volgi - 
» menti intorno ad arbitrio ; ma per far tuono debbe averne molti » • 

« Nota che si può fare doppio tuono e doppio stromento volatile, 
» mettendo cioè una canna dentro ad un'altra ». 

<( Nota che il sale di pietra è miniera di terra , e si trova sui 
» muri dei porcili ( scrophulis ) questa terra si dissolve in acqua 
» bollente , poi si depura , si filtra, e si lascia per un giorno ed 
« una notte digerire , dopo del che si ritrovano in sul fondo la- 
» mine di sale congelate cristalline (1) »; ed in altro luogo del 
libro stesso « il fuoco volante in aria è fatto di tre ingredienti , il 
» primo de' quali è il sale di pietra e zolfo, ed oglio di lino, i 



(1) Libtr ignium ad comburendos hostes , auetore Marco Graeeo, ou Traile des feux 
propres à détruire les ennemis , compose par Marcus le Grec , publié d'après deux manus- 
crits de Ja Bibliothèque Nationale. Paris , de Fhnprimerie de Celange et Lesueur, an XII , 
1S04 , pag. 5. 6. et i3. 



DEL CAVALIERE FR. OMODEI. Ii3 

» quali tre ingredienti stemprati insieme , si mettono nella canna, 
» che subito si rialzerà in aria ». 

« Altro fuoco volante in aria si fa di sale petroso, di zolfo vivo 
a e di carbone di vite , o di salcio , i quali ingredienti mescolati 
» insieme , messi in padiglione fatto di carta, ed accesi, tosto vola 
» in aria. E noto che rispetto al zolfo si debbono adoperare tre 
» parti di carbone, e rispetto al carbone tre parli di sale petroso (i)». 

Nei quali precelti si tratta veramente e della polvere da guerra 
e dei razzi e della guarnitura loro da scoppio; ma non già di ai- 
cuna cosa da render intieramente giusta l'asserzione del Montgery, 
che cioè nel celebre manoscritto di Marco Greco vi sono espressi 
« i modi di far i razzi volanti , e mortali » avvegnacchè dai riferiti 
insegnamenti non si può ragionevolmente desumere , che i razzi 
ivi accennati fossero mortali, mentre erano invece di gioia, ed 
anche non sempre da scoppio ; oltre del che gli artifìci*! fatti giusta 
gl'insegnamenti ora detti , non potevano essere che razzi matti , 
se lasciati andare liberi per l'aria , o correntini se indirizzati ad 
un segno mediante una cordicella a simiglianza appunto di quelli , 
che si usano oggidì nell'incendiare da lontano le macchine d'arti- 
ficio , o nel fingere le saette del cielo ne' teatri. 

Per altra parte i razzi fatti nel modo espresso nel Liber ignium 
non si possono certo credere suscettivi d' applicazione ai casi di 
guerra per aver la loro forma , o canna tutta ripiena di mistura , 
e senza quella cavità , od anima , la quale , come ognun sa , fu 
generalmente tenuta segreta dagli antichi lavoratori di fuochi arti- 
ficiati (2) , comecché fosse cotanto necessaria sia per ingrandire la 
quantità dei gaz svolta dalla detta mistura in un dato tempo, onde 
rendere più certa e più veloce la fuga de' razzi , e sia per far 
rispondere la pressione e la reazione de' gaz stessi più verso la 



(1) Liber ignium. Paris , 1804, rag. i3. 

(2) Siemienowicz. Grand art d' Arlillcrie. Franckfurt, 1676. Partie I., liv. 3, cbapitre V. 
pag. >46. 

Tom. xxxix. i5 



XjA OSSERVAZIOM ECC. 

parie anteriore de 1 razzi medesimi , perchè avessero questi a scor- 
rere più dirittamente e più velocemente per l'aria. 

Ma quando pure piacesse ad alcuno di supporre, che i razzi 
descritti nel Liber ignium potessero realmente produrre effetti ec- 
cellenti, non perciò è da attribuirsi così facilmente l'invenzione loro 
al Marco Greco; perciocché, come ho fatto osservare nella già ci- 
tata mia dissertazione (i) , vi ha grande ragione di dubitare , che 
tutte le parti del detto libico siano d'uno stesso autore, e d'un me- 
desimo tempo , e ciò massime rispetto ai fuochi volanti , e da 
scoppio. 

Vero è che l'editore del Liber ignium, per provarne la vetustà, 
asserisce averlo egli tratto da due esemplari che esistevano nella 
Biblioteca nazionale di Parigi entro due diversi libri manoscritti 
contrassegnati dai numeri 71 56 e 71 58, il primo de' quali, secondo 
il suo giudicio, non poteva essere più antico della metà del secolo 
decimo quarto , mentre il secondo non era da credesi lavoro ante- 
riore alla fine del secolo seguente ; ma questa significazione non è 
certamente da tenersi qual prova sufficiente al caso nostro : avve- 
gnacchè dietro i principii di sana critica , troppo più che inganne- 
vole vuol essere considerata la pratica di desumere l'età d'uno scritto 
qualunque dalla forma o simiglianza delle lettere, dalla maniera di 
dire , e dai segni usati nelle abbreviature delle parole , siccome 
appunto ha fatto l'editore predetto, potendosi benissimo da un ama- 
nuense d'ogni età usare eguali pratiche , e conservare la stessa 
forma di scrittura durante tutto il corso di sua vita, rendendo per 
lai modo incerto il tempo preciso, in cui preslava l'opera sua per 
questo o per quell'altro libro. Laonde ben mi pare, che gli esem- 
plari , dei quali si tratta , si possano indiflereniemente credere la- 
vori fatti in uno od in altro anno molto distanti fra di loro , cioè 



(1) Omodei. Dell'origine della polvere da guerra, e del primo uso delle artiglierie d* 
fuoco. Torino , 1 83 4 , pag. 16 



DEL CAVALIERE FJ\. OMODEL l I 5 

a dire, di quanto fu lunga la vita laboriosa dell'amanuense } e però 
non solamente verso Tanno x 364? giusta l'opinione dell'editore, ma 
ben anche in altro tempo più a noi vicino , e mollo probabilmente 
nella prima metà del decimo quinto secolo, nella quale, come si sa, 
era conosciuto in Europa l'uso della polvere sia per le artiglierie 
da fuoco , quanto pei fuochi artificiali. 

4- Nè , secondo io penso , il Montgery dovea attribuire così fa- 
cilmente all'Alberto Magno , ed al Roggero Bacone la cognizione 
de' razzi , perciocché a provare il contrario io credo valere larga- 
mente le considerazioni e ragionamenti stati da me esposti allora 
quando ho preso a dimostrare , che nè F uno , nè l'altro de' pre- 
detti uomini sembrano aver avuto notizia della polvere da fuoco (1). 

5. E tanto meno posso io convenire col Montgery neh" opinare', 
che il Beniamino di Tudela nel racconto del suo viaggio in Persia 
nel 1173 accennasse ciò che gl'Italiani chiamano più propriamente 
Soli , Girandole o Ruote artificiali usate in questi nostri dì nei 
fuochi di gioia, avvegnacchè il Beniamino nel narrare d'aver veduto 
« in su altari singolari , ossia eccelsi , una sfera solare fatta con 
» tal arte magica , che al nascere del sole si aggirava con grande 
» strepito (2) » non presenta alcun indizio da far dubitare , non 
che credere , che le tali sfere solari si aggirassero per 1' effetto 
d'uno o più razzi attaccati con cert' arte alla loro circonferenza , 
essendo molto più ovvio e naturale di congetturare invece, che il 
detto rotare fosse opera di semplice artificio meccanico. 

6. Avendo già io dimostrato altrove (3) essere dei tutto insussi- 
stente l'opinione invalsa presso molti scrittori, che i Cinesi abbiano 
inventata o conosciuta la polvere da guerra prima degli Europei , 
così non starò qui ora a dichiarare quanto sia ugualmente priva 



(1) Omodci. Dell'origine della polvere da guerra ecc. Torino, 1 83/j , 19. 20. a5 e 27. 

(2) Itinerum D. Bcniamiuus cimi versione et notis Constantini. L'Empereur. Lugd. Bata- 
torum , ex officina elzeviriana, i6i3 , pag. 107. 

(3) Omodci. Dell'origine della polvere da guerra. Torino, 1 83^, pag. i5. 16. 17. 18. 19. 20. 



I 16 OSSERVAZIONI ECC. 

«li fondamento l'asserzione del Montgery, secondo la quale si tro- 
verebbe « un esempio sorprendente dell'impiego de' fuochi d'artificio 
» presso i Cinesi durante la loro guerra contro i Tartari verso il 
» principio del i3. mo secolo, giacché, al dir suo, le città avrebbero 
» rinvenuto uno dei principali mezzi di difesa nell'uso delle bombe, 
)> delle lancie di fuoco , e de' razzi » . 

7. Anche il Baldelli , versatissimo nelle cose dell' Asia , commet- 
teva grave errore quando affermava essere antichissimo 1' uso della 
polvere nei fuochi lavorati presso i popoli di quella regione. In- 
fatti non è certo da giudicarsi altrimenti , quando si scorge aver 
egli paragonato ad un razzo il fuoco lavorato , che i Saraceni trae- 
vano nel 1249 a danno del campo di san Luigi re di Francia ( 1), 
massime che il Joinville nel discorrere di un tal artifìcio notava , 
che si traeva colla Petraia , macchina comunissima in quell'età. 

Per altra parte poi, sebbene il detto artificio c< procedesse grosso 
» come un botticello , e la coda di fuoco che ne scaturiva fosse 
» lunga come una lancia , e facesse nell' avanzarsi un tal fragore 
». da essere preso per un fulmine del cielo, o un gran dragone 
» volante tutto di luce, cosicché il campo era fatto chiaro come di 
ji giorno (2) )■> , non per questo avea in se alcuna particolare qua- 
lità da farlo giudicare diverso da quello che realmente era , cioè 
un botticello ripieno di fuoco greco , che inceso si gettava colla 
Petraia infra gl'inimici a sìmiglianza appunto degli àrtificii figurati; 
e descritti dal Santini verso il i44° (3)- 



(1) Storia delle relazioni vicendevoli dell'Europa, e dell'Asia. Firenze , 1827, part. II. , 
pag- 934. 

(2) Histoire de s. Louis. Paris, 1761 , pag. 44- 

(3) Manoscritto della Biblioteca Saluziana , copiato da altro manoscritto originale della 
Biblioteca del Re in Parigi avente il numero 7239 dei manoscritti latini colla leggenda su! 
dorso , De bellicis machinis codex membranaceus VII MCCXXXIX quo continetur : 

1 Pauli Santini ducensis tractatus de re miliUiri, et de machinis bellicis accedunt fi- 
gurile. 

■?..° Quatuor decem Romanorum , qui de Patria optiine meriti sunt etc. etc. etc. 

Questo manoscritto apparteneva alla Biblioteca del Gran Turco , è fu mandato da Costau- 



DEL CAVALIERE FR. OMODEI. I I J 

8. Il Venturi, secondo io penso , prese pur egli un grande ab- 
baglio nel trovare una vera immagine degli odierni razzi da guerra 
in quegli stronfienti stali usati dagli Arabi nel 1279; perciocché 
quando bene lo storico Almarco abbia lasciato scritto: « serpeg- 
» giano e romoreggiano gli scorpioni legati intorno, ed accesi con 
» polvere nitrosa , per cui scoppiando folgoreggiano ed ardono ; 
» scosso il mangano già si vedea una nube stendersi per l'aria, 
» far tuono a guisa d'orrendo fragore, e vomitando fuoco da ogni 
» banda rompere tutto, incendiare, incenerire (1) ». Non perciò 
in questa descrizione porgeva egli cagione di congetturare , che li 
scorpioni fossero artificii di maniera u non dissimile de' grossi razzi 
» alla Cougrewe (2) » , i quali , come è noto , traggono il proprio 
movimento dall' abbruci amento successivo della mistura , che capi- 
scono , mentre gli scorpioni si scagliavano col mangano , cioè a 
dire da un ingegno di legno , la di cui struttura ben si conosce 
anche a' di nostri da chi non è del tutto ignaro delle storie di quelle 

9. Ma tralasciando io qui d'esaminare ogni altro parere , che ac- 
cenna l'origine de' razzi in tempi anteriori al decimo quarto secolo, 
siccome cosa involta ancora in troppo grande oscurità , per rivolger 
invece le mie osservazioni intorno ciò che fu scritto del primo uso 
de' razzi tanto in Italia che in Francia, farò anzitutto notare come 
il Montgery stabiliva essere un tal uso conosciuto presso di noi fin 
dall'anno ^79 ; perchè appunto l'Andrea Dandolo, oppur meglio 



tinopoli a Parigi nel 1688. 

Fu creduto poter essere opera del decimo sesto secolo : ma di esso ha meglio giudicalo i! 
Venturi (dell'origine e progressi delle odierne artiglierie. Mil. i8i5, § VII, e de' fuochi 
militari usati dagli antichi) assegnandola invece a circa l'anno i44°. 

A tergo della pag. 22 si vede figurato un mangano per gettare pietre con fuoco , ed a 
tergo della pag. 53 e nella pag. 54 si scorge pure rappresentato un disegno di precipizio m 
mangano per trarre barili pieni di fuoco c di putredini sopra monte circondalo dal mare. 

(1) Casiri. Bibliotheca Arabico-Hispana Escurialensis. Ma tri ti , 1770, tom. 2, pag. 8. 

(2) Dell'origine e progressi delle odierne artiglierie. Mil., 181 5 , pag. 4- 



il 8 OSSERVAZIONI ECC. 

il Raffaele Caresino racconta, che in un tale anno i Padovani as- 
saltando Mestre infuocarono con rochette le case impagliate del 
Borgo di Santo Lorenzo (i), e perche il Ghinazio narra, che i 
Veneziani nell'anno seguente , nell' attaccare la torre delle Bebbe , 
tirarono molte rochette , una delle quali ne impizzò il colmo (2). 

Non mi corre certo alcun dubbio intorno 1' uso delle rochette 
nelle dette fazioni, mentre so ancora essere state le medesime ado- 
perate già fin dall'anno 1197; quando gli oppugnatori « vennero 
» sopra il Monte Grisello con baliste grosse da molinello , e da 
» Arganelli traendo nella terra rochette (rocchetas) in tanta quan- 
» tità , che il cielo pareva infuocato (3) ». Per altra parte anche 
l'Andrea Gataro ricordò pure l'uso delle rochette nell'accennata fa- 
zione delle Bebbe , e cosi ancora in diverse altre occasioni non 
avvertite dal Montgery , come a cagion d' esempio , in quella del 
i383 , quando il Duca d'Austria, volendo impadronirsi d'una torre 
tutta rivestita di doppia incamisciata di legname, fece gettare « as- 
saissime rochette affogate dentro (4) » non che nell'altra del i3go, 
in cui i difensori del castello della città di Padova, per conservarlo 
al Conte di Virtù, attesero in certa notte « a trarre di molte bom- 
» barde con fuoco artificiato, e rochette accese nella terra (5)». 

Anche nel principio del secolo seguente si trovano esempi di 
rochette adoperate in casi di guerra : infatti dal Marino Sanuto si 
sa avere i Veneziani con esse infuocate nel 1422 le vele d'un certo 
corsale Gioan Ambrogio Spinola , che si era fortificato nel porto 
di Gaeta, e così pure avere i Veneziani stessi abbruciate nel i425 
le baltresche di Platanea (6). 



(1) Rer. Ital. tom. XII , col. 448. 
(i) Rer. Ital. tom. XV , col. 769. 

Satinici Rush Meyrick a criticai inquiry into antient amour. London, i8»4> voi. Ili 
info Gtogsory to the word arganello.. 
<4) Rer. Ital. tom. XVII, col. 481. 
(5) Rer. Ital. tom. XVII , col. 794. 
(C) Rer. Ital. tom. XXII, col. 969, e col. 979. 



DEL CAVALIERE FR. OMO DEI. I 1 1> 

io. Comecché però le rochette siano state realmente adoperate 
nelle riferite fazioni, non per questo, secondo mi pare, era da cre- 
dersi eh' esse fossero oixligni non dissimili dai razzi d' oggidì ; av- 
vegnacchè era pur facile il pensiero , che tali rochette fossero in- 
vece freccie o dardi preparati alla maniera de' maleoli usati dai 
Latini , i quali , secondo li descrive Ammiano Marcellino , erano 
saette di canna , ingrossate tra la punta e le ali di molli ferri a 
guisa di rocca che usano le donne per filare , aperte sottilmente 
in più luoghi , e ripiene nella cavità di materia atta ad alimentare 
il fuoco (i). 

Forse che le rochette state nominate dai precedenti scrittori erano 
artificii eguali a quelli che da altri si chiamarono piloti (2) o saette 
di fuoco accese (3), le quali nei tempi susseguenti tornarono poi 
ancora usatissime sotto le denominazioni di dardi di fuoco , dardi 
di juoco artificiale , dardi inestinguibili , dardi infiammati , freccie 
a fuoco , freccie artificiate ecc. che si traevano o colla mano , o 
coll'aiuto dell'arco, della balestra, della catapulta, ed anche degli 
arcobugi , sagri , ed altre artiglierie a fuoco, come si può riscon- 
trare in molti libri , e segnatamente in quelli che qui di seguito 
mi piace di ricordare (4). 



(i) Ammiani Marcellini rerum gestarum ..... Parisiis , i68i , iib. XXIII, capJ IV, 
pag. 358. 

(Ì) Rer. Ital. tom. XVII. col. ,069. 

Statuti MS. di Ferrara dell'anno 1279 nella Dissertazione 2G, a , del Muratori. "Mil. , 
i 7 5i , pag. 453. 

(3) Rer. Ital. tom. VI. hist. Othonis Marenae , col. 1043 et 1069. Histoirc de s. Louii- 
par Jean de Join ville. Paris , 1G71, pag. 67. 

« I Seraceni traevano sui Cristiani tanta quantità di dardi (pylès ) con fuoco, che pareva 
» che le stelle del cielo cadessero ». 

(4) Cataneo. Dell'arte militare. Brescia, 1608, lib. V , pag, 26 e 27. 
Isacchi. Precetti della militia moderna. Ven. i5G8, pag. 7. 
Mallct. Les travaux de Mars. Paris 1684 , tom. 3, pag. 1G8. 
Colliado. Platica manual de artilleria. Milan. , 1692 , hoia 3. 
Busca. Instrutione dei Bombardieri. Carmagnola i58,4 , pag. 18, 

Padre Daniele. Histoire de la milice francaise. Amst. , 1724, -tc«i. i, pag. 4 1, 4 , , 



120 OSSERVAZIONI ECC. 

Il quale dubbio mi sembra tanto più ragionevole in quanto che 
l'arte del bombardiero dovea trovarsi a quei tempi nella sua prima 
infanzia , per cui non pare probabile ; che fin d' allora si potesse 
sapere la pratica de' razzi per tutti gl'imprendimenti dei quali , non 
ha guari, ho fatto menzione; massime che, oltre alla difficoltà d'in- 
dirizzargli a luoghi determinati , come lo erano il tetto della torre 
delle Bebbe e l'incamiciatura di quell'altra torre tutta rivestita di 
legname, non sarebbe tampoco stato facile di tirarli colle bombarde, 
come avrebbero fatto i difensori del castello di Padova ; perciocché 
anche a' dì nostri questa maniera di trarre i razzi a giusto segno, 
ed a qualche distanza colle artiglierie è certo tenuta dagl'intendenti 
in simili magisteri siccome opera di troppo più incerto risultamento, 
o per lo meno di molto più difficile apprestamento , comecché per 
altro il Montgery si mostri di parere contrario , quando propone 
di farne uso in molti e diversi casi, e segnatamente là dove parla 
de' razzi a due, tre, quattro e cinque voli (i) , i quali, giusta il 
sentir suo , dovrebbero generare stupendissimi effetti ; ma che , se- 
condo a me pare , non produrrebbero che risultamenti piuttosto 
strani che utili , e forse tali da meritarsi che si dicesse di loro ciò 
che con esagerata celia scrisse già il Generale Alix delle artiglierie 
atte a cacciar proietti a sterminate distanze, alla maniera appunto 
del cannone obice fatto gettare a Siviglia dal Generale Ruty per 
bombardare Cadice , il quale cannone , come si sa , traeva una 
bomba di n.° di diametro alla grande distanza di 3ooo tese, de- 
viando però essa dalla diritta via di circa 3oo tese ; cosicché al 
dire del detto Generale Alix fu veramente gran peccato , che Na- 
poleone non abbia preso a perfezionare siffatte artiglierie , per- 
ciocché u coli' aiuto di Dio , e con un buon vento di settentrione 



Boillot. Modclles artifices de feu'i Chaumont, i5g8 , pag. i45. 
Hanzelet. La Pyrotechnie. Pont à Mousson , i63o , pag. 162 e i63. 
Diego Ufano. Tratado de la artilleria. Brusselles , 1612, pag. 38i. 
(i) Traitc" des fusées de guerre. Paris , 1825 , pag. 198. 



DEL CAVALIERE FR. OMODEI. 12 t 

» si sarebbe potuto con esse bombardare Mosca dalle alture di 
» Mont-Mavtre , tirandole a mira su Pietroburgo (i) ». 

Circa poi i razzi a più voli o scappale è da sapersi , che non 
sono già dell'invenzione del Montgery (2), ma sono invece trovati 
di tempo anteriore , essendo che l'Alberti nel suo trattato de' fuochi 
artificiati ne porgeva fin d'allora larghi e chiari insegnamenti (3). 

Del resto il pensiero di comporre razzi a più voli ebbe per av- 
ventura nascimento dalla cognizione che già si avea di certi altri 
artificii con i quali si ottenevano duplicate gittate, come , a cagion 
d'esempio , lo erano e la palla che tirava ( balle qui tire ) accennata 
dall'Hanzelet (4), ed i dardi ricordati dal Boiilot, che avevano un 
cannoncino di rame caricalo di mistura incendiaria , di polvere 
e di palle (5). 

Dopo tutto ciò che fu qui dianzi esposto , ben pare che i luoghi 
citati dal Montgery non provino certo Fuso de' razzi nelle fazioni 
in detti luoghi ricordate; nè, secondo io credo, è da giudicarsi 
altrimenti per la sola particolarità d'essersi adoperata in quei tempi, 
ed oggidì la stessa voce rocheìta \ avvegnacchè infiniti sono gli 
esempi di parole che in tempi diversi denotarono cose differenti. 
Infatti ben si sa come la spingarda essendo prima stata una mac- 
china all'antica , divenisse poi un' arma da fuoco (6) ; e così pure 
come le moschette , già piccole freccie scagliate coli' arco (n) , di- 



(1) Système d'artillerie de campagne. Paris , 1827, pag. 191 et 192. 

(2) Traité des fusées de guerre. Paris , 1825 , pag. 198. 

(3) La Pirotechnia , ossia trattato dei fuochi d'artifìcio di Giuseppe Antonio Alberi i Bo- 
lognese. Ven. 17^19 , pag. 46 e 47- 

(4) La Pirotechnia. Pont a Mousson. i63o, pag. 209 e 210. 

(5) Modelles artifices de feux. Chauiuont , 1698, pag. 1 45- 

(6) Delle spingarde. Memoria storica del Cav. Omodei , nel voi. XXX , pag. 228 delle 
Memorie della R. Accademia delle Scienze di Torino. 

(7) Muratori. Rer. Ital. Scriptores , toni. i3 , col. 4 12 - 

Tom xxxix 16 



122 OSSERVAZIONI ECC. 

ventassero di poi armi da fuoco, o manuali (i) , o da cavalletto 
(2) o da braga (3). 

Vorrei qui dire come e quando siasi introdotta in Italia la pra- 
tica di chiamar rochette i razzi : ma non avendo potuto rinvenire 
documenti in proposito, non è ch'io sappia soggiugnere altro, ec- 
cetto che parermi molto probabile , che il detto uso non sia a noi 
pervenuto che nel decimo sesto secolo dall' Inghilterra o dalla 
Germania; perciocché nelle nostre storie e libri d'arte militare de' 
tempi precedenti non mi è occorso di trovarne traccia. 

Fra gli scrittori italiani , che primi nominarono le rochette sono 
da ricordarsi e il Davila (4) , e il Cataneo (5) e il Gentilini (6) , 
ed il Capo Bianco Vicentino (7). Vi fu poi lo Simienowiez Po- 
lacco , il quale nel 1676 asseriva , che i latini chiamavano rochette 
ciò che si denominava fusées dai Francesi , e rochette e razzi dagli 
Italiani, steingend rasten , ragetten, e drachetten dai Tedeschi, e 
Roce dai Polacchi (8). 

11. Intanto non è da passarsi sotto silenzio come la parola 
( Roquet ) fu usata a significare una certa specie d'arme da mano 
adoperata nei combattimenti singolari , come lo fu in fatto nel 
i38c) quando alcuni Cavalieri Francesi, offerendosi dì tener giornata 



(1) Lechuga. Discurso in que trata de la artilleria. Mil. 1611 , pag. 75. 
Colliado. Platica manual de artilleria. Mil. 1692 , hoia 27. 

Della Croce. Teatro militare. Mil. i6i3, pag. 27 e 28. 
Gautier. Instruction panoles gens degum. Paris, 1692, pag. ti. 
Gaya. Traile des armes. Paris, 1678, pag. 21 

(2) Giovio. Istoria del suo tempo, par. IL, lib. 36, pag. 44°- Ven. i556. Trad. del Do 
menichi. 

(3) Cataneo. Dell'arte militare. Brescia , 1608 , lib. 5, pag. i4- 
Capo Bianco — Corona e Palma militare. Ven. 1647 > P a 8- ^4- 

(4) Historia delle guerre civili di Francia. Venetia, i564, pag. 916. 

(5) Dell'arte militare. Brescia, 1608 , lib. 5, pag. 27. 

(6) La Beai Instructione di artiglieri. Ven. 1606 , cap. 76 , pag. 100 

(7) Corona e palma militare. Ven. 1647, P a §- 4^- 

(8) Simienowiez. Grand art d'artillerie. Francfurt , 1676, i. re pari., liv. 3, pag. 126. 



DEL CAVALIERE FR. OMODEI. 123 

contro ogni qualunque cavaliero o scudiero , stabilivano il modo 
d'essere chiamati a battaglia percuotendo i loro scudi di guerra o 
di pace, e determinarono nel tempo stesso le armi da usarsi, ed 
i colpi da farsi, cioè cinque di lancia ed altrettanti di roquets , o 
tutti di questo , o di quella. 

Anche in Londra ne 11' anno 1 890 in certa giostra si dovevano 
fare alcuni colpi di lancia, e di roquets (1) ; ma cosa fossero questi 
roquets io non so certo dichiararlo , se non che dal sapersi , che 
nel giro di que' tempi si usavano mazze di varie e diverse ma- 
niere , poteva pur essere , che talune di esse avessero forma con- 
simile a quella d' alcune rocche da filare composte , a cagion d : 
esempio , di tante alette partenti dall' asse del manico , e diver- 
genti tutte egualmente fra di loro , come appunto si veggono figu- 
rate dal Crose (2) , dal Meyrick (3), e dal padre Daniele (4). E 
chi sa ancora, che le tali mazze non si denominassero così, perchè 
di figura simile a quella* de'rochetti da incannare, come in fati i lo 
erano quelle a guisa di lanterne, che il padre Daniele asseriva d'aver 
vedute a Ghantilli (5). 

Queste diverse applicazioni d' una medesima parola a denotare 
diverse ai-mi usate in tempi diversi ben dimostrano quanto si debba 
andare guardinghi nello spiegare alcune voci , che talvolta s'incon- 
trano nelle istorie degli andati tempi ; perciocché , operando altri- 
menti , si potrebbero commettere grossi e strani errori. 

12. Quantunque poi le testimonianze allegate dal Montgery in- 
torno alle rochette non dimostrino veramente 1' antichità de' razzi 
in Italia, certo è però, che verso il 1079 vi dovevano essere eo- 



(1) Histoire et chronique de Jean Froissart. Lyon, i55g, voi. 4? P a g- 20 - 

(2) Militavy antiquities. By Francis Crose. London, 1800, voi. 11 , piate 26 , fig. 6 and 
{date l\i , fig. 1. 3. 4. 5. 

(3) A Criticai Inquiry into antient. armour. By Samuel Rush Meyrick. London, 1824 ; 
voi. 3 , pia. 67. 

(4) Histoire de la milice francaise. Amsterdam, 1724, toni. 1, pi. a5, fig A DD. 

(5) Histoire de la milice francaise , tona. 1 , pi. 25 , fig. C C. 



134 OSSERVAZIONI ECC. 

jiosciuti ed adoperali: avvegnacchè negli Annali Vicentini di Con- 
forto Pulci si legge, che nel detto anno festeggiandosi in Vicenza 
la pace fatta tra gli Scaligeri ed i Visconti, oltre agli festeggiamenti 
ed altri giuochi, fu dato dal clero uno spettacolo particolare , che 
rappresentava la discesa dello Spirito Santo ad illuminare i dodici 
Apostoli , e ciò con un fuoco lavorato , il quale a similitudine d'ar- 
denti colombe , e con grandissimo fragore calava giù per una corda 
dalla torre del palazzo vescovile fin sopra un palco , che per tale, 
cerimonia era stato preparato. 

Il qual fuoco lavorato aveva certamente in se alcuni razzi cor- 
rentini simigliatiti a quelli che si usano oggidì guerniti di marroni 

o petardi o castagnuole perciocché , oltre allo scorrere che 

faceva lungo una corda, generava di quando in quando scoppi di 
fuoco ad imitazione de' grandi « tuoni e fragori, locchè faceva re- 
» star stupiti e cogli occhi rivolti al cielo , non solamente quegli 
» che stavano sull'edificio , ma ben anche» coloro che erano con- 
» corsi allo spettacolo \ e mentre si trovavano così tutti compresi 
» da meraviglia si sentiva un grande e smisurato fracasso, ed ap- 
ri pariva un fuoco paragonabile ai lampi ed ai folgori del cielo ( i) ». 

Vero è , che per questo solo documento non si scorge , nè si 
può asserire che fin d'allora si conoscesse l'arte di lanciar razzi li- 
beri , e di regolarne il loro corso coll'aiuto della bacchetta o coda, 
od altro accessorio sufficiente all'uopo , parendo anzi molto proba- 
bile che s'ignorassero tuttavia i simili artificii, massime che nell'ac- 
cennato festeggiamento ed in altri spettacoli occorsi in quell' eia 
non mi fu dato di trovargli accennati , non che descritti. 

Non così però ne' tempi susseguenti , perciocché anzi si hanno 
testimonianze autorevoli in proposilo , come , a cagion d'esempio , 
dove il Vannoccio Biringuccio parlando de' fuochi lavorati che già 
si solevano usare in alcune città di Toscana per magnificenza nel 



(i) Rer. Ital. tom. XIII, ia5o. 



DEL CAVALIERE FR. OMODEL 125 

far allegrezze pubbliche nelle feste solenni , quali chiamavano Gi- 
randole ; ricorda l'uso d'una quantità prodigiosa di razzi di varie 
specie e grandezze, de' quali gli uni andavano all'alto verso il cielo, 
e gli altri o procedevano per piano o ferivano la terra (i), ciò 
che veramente non si sarebbe potuto con sicurezza conseguire tut- 
tavolta che i razzi fossero stati privi di coda o bacchetta. 

Intanto è da notare come le predette girandole si facevano me- 
glio in Siena ed in Firenze , che in ogni altra città d'Italia , e che 
al tempo in cui il Biringuccio scriveva ( 1 5/jo ) erano già artifìeii 
d' antica ricordanza , e che anzi allora non si praticavano che in 
Roma nel Castel Sant'Angelo nelle creazioni e coronazioni de'Papi 
o altre grandi allegrezze. 

i3. Se vi è ragione di giudicare non abbastanza comprovata la 
fatta interpretazione della parola rochetta degl'Italiani, non è certo, 
secondo mi pare , da far giudicio diverso intorno alla significazione 
della parola fusée ricordata dagli storici francesi verso la metà del 
decimo quinto secolo : e ciò quantunque l'erudito Montgery asse- 
risca denotare veramente un razzo da volare. 

Nel libro del padre Daniele leggeva certamente il prcìodato au- 
tore il racconto ricavato dall' istoria di Carlo VII , che cioè nel 
1 449 ^ Conte di Dunois assediando la città di Pont-Aiulemer di- 
fesa dagl'Inglesi , la incendiasse gettandovi dentro delle fasées (2); 
ma non perciò era da inferirne , che i tali ingegni fossero razzi , 
postochè il Monstralet , raccontando lo stesso fatto , diceva invece 
che gl'Inglesi furono vinti per assalto « e per lo fuoco delle fusées 
» che gettarono gli oppugnatori ( Francesi ) stando ne' fossi coli' 
» acqua sino al collo (3)» \ fazione questa, che da tutti coloro 
che hanno pratica nel tirare razzi sarà certo riguardata se non del 
tutto impossibile, almeno molto difficile ad eseguirsi : quindi è , che 



(1) De la Pirotechnia. Vcn. , i54o , lib. X, capo decimo. 

(2) Histoire de la milice francaise. Paris, 1724 , tom. 1, pag. 4'3. 
(?>) Chronique. Paris , 15^2, voi. 3, pag. 11. 



Ì26 OSSERVAZIONI ECC. 

a me sembra doversi di preferenza credere, che le predette fusées 
fossero veramente ordigni simiglianli alle antiche rochette degl'Ita- 
liani, o, per meglio dire, a certi ordigni portanti fuoco per mezzo 
della materia artificiata avvolta intorno a guisa d' inviluppamento , 
ed alla maniera appunto con che le donne rendono pieni i fusi nel 
filare. 

Nè diverse dovevano essere quelle fusées state fabbricate nel 1428 
per la difesa della città d'Orleans (1), non che le altre , colle quali 
nel i436 i difensori di Chavency bruciarono una grande bastia degli 
assediatiti (2). 

E tanto più mi tengo in questo concetto, perchè mentre il Cham- 
pier narra , che ai tempi di Amedeo VI, detto il Conte Verde , 
Messer Ugo di Ginevra assediando Bonnet-Aulz « fece trarre una 
» fusée di fuoco nel castello , e lo bruciò con tutta la gente che 
» vi era dentro (3) » ; vi ha poi un altro scrittore , il quale rac- 
contando la medesima fazione dice invece che il detto Messer Ugo 
fece gettare « molte freccie e spade a fuoco fatte con tale artificio, 
» che infiammavano subitamente ciò che toccavano, dimodoché una 
» di esse cadendo sulla paglia (4) ». 

A maggior prova poi del fatto mio giudicio intorno alle fusées 
antiche de' Francesi, riferirò qui ciò che scriveva un autore anonimo 
nel luogo appunto dove insegnava le maniere per fare e comporre 
fusées di fuoco e per preservarle dalla ruggine. « § 1. Prendi, 
» diceva egli, cinque libbre di salnitro, una libbra di zolfo, mezza 
« libbra di carbone, pestale in un mortaio, ed aggiugni oglio be- 
» nedetto ed acquavi la quanto sarà necessario , e di tutto ciò fa 
)) una pasta. Di poi prendi ferri convenienti alle fusées quanti vuoi 



(1) Traile des Jìisées de guerre par Montgcry. Paris, 1825, pag. G. 

(2) Clironique de Monstralct. Paris, i5^2 , voi. 2 , pag. 125. 

(3) Grandes chroniques de Savoye. Paris, i5i5, pag. 90. 

(4) Cfaronkp-ie de Savoye extraicte par la plus part de l'histoire de Paradin. Lyon , 1602, 

pag. 22-, . 



DEL CAVALIERE FR. OMODEI. I 2'J 

>) farne di esse, i quali coprirai ed impiastrerai perfettamente della 
» detta pasta. E quelli che avrai cosi impastati li metterai a sec- 
» care in un forno caldo fin che la pasta sia ben secca : ed allora 
» li leverai dal detto forno ; e formerai e figurerai la pasta a si- 
» miglianza di fuso ; quindi gl'invilupperai intorno di panni lini e 
» li legherai caldi e cocenti ». 

« § 2. Altra maniera di comporre fusées di fuoco , che sono 
» buonissime ». 

« Prendi tre libbre di salnitro , una libbra di zolfo ed una lib- 
» bra di calce viva , le quali materie pestate e mescolate insieme 
» le bagnerai con acquavita. Abbi poscia tanti piccoli sacchi di 
» fustagno quante sono le fusées che vuoi fare , i quali sacchi ri- 
» pieni della sopraddetta pasta li legherai nelle due estremità Con 
» buonissimo filo , ed in ogni sacco metterai un ferro di fusée che 
» lo trapassi da parte a parte nel mezzo giusto della sua lunghezza. 
» Ciò fatto immergili ; e fa che s'inzuppino in pece, zolfo e calce 
» liquefatte insieme ». 

,« § 3. In che modo si potrebbero conservare le dette fusées 
senza inrugginirsi e guastarsi ». 

a Per preservare le dette jusées dalla ruggine dopo che saranno 
» fatte , sommergerai e tufferai i loro ferri nella pece liquefatta , 
» e sempre si preserveranno dalla ruggine (i) ». 



(0 Le Livre du secret de V artillerye et cannonerye. Manoscritto della Biblioteca Salu- 
ziana, stato copiato da altro esistente in Parigi nella biblioteca del Re, dove è annotato al 
n.° 4658 dei manoscritti latini. — Mancano la data ed il nome dell'autore : ma dalla maniera 
di dire bombarde , canon ou autre boston dove si parla di bocche da fuoco sembra potersi 
trarre indizio essere un tal manoscritto de' tempi di Carlo VII , nella di cui età si usava 
appunto l'ora detta maniera complessiva di accennare le bocche da fuoco. Mi pare poi tanto 
più probabile questa mia congettura , in quanto che nel manoscritto stesso non si discorre 
della fusione delle palle di ferro , mentre all' opposto s'insegna il modo di rotondare e ta- 
gliare le palle di pietra ; ciò che dà ragione di credere , che allora non era ancora praticato 
in Francia l'uso delle palle di ferro, il quale, secondo io penso, non accadde che durante 
il regno di Luigi XI, cioè circa l'anno i477 > perciocché solo in quest'anno ho trovato 
essersi gettata una quantità ragguardevole di dette palle nelle ferriere di Crcil (Monsualct. 



128 OSSERVAZIONI ECC. 

E tanto è vero che nel torno di que' tempi non si dovevano co- 
noscere in Francia i razzi da volare , che nel manoscritto or qui 
dianzi da me citato non se ne fa alcun cenno, quantunque per 
altro vi si trovino molti insegnamenti intorno ai fuochi lavorati ; ed 
anzi a maggior convincimento dell'ignoranza in cui doveva essere 
l'autore del detto manoscritto intorno i razzi , gioverà osservare 
come parlando egli ( chap. 14 , § 8) dé fuochi volanti, non ac- 
cenna che il modo di tirare pallottole di fuoco lavorato con certa 
canna di legno mediante il soffio della bocca. 

Oltre a ciò è ancora da notare, che un altro antico autore inse- 
gnava pure il modo di far fusi involti di corda misturata da non 
aversi certo per artificii diversi dalle anzidette fusées , come si rende 
evidente dalle parole stesse dell'autore , che qui di seguito andrò 
ricordando. « Fassi, così egli scriveva, ancora in altra maniera, pi- 
« gii andò zolfo citrino , auro pumento , pece greca , pece navale , 
» vernice , mastice , oglio di semente di lino, termenlina, di tutte 
» parte eguale , cioè libb. una , oglio petrolico libb. quattro , ra- 
» sapini libb. doi, ingenzo libb. mezza, pista quel eh' è da pestare 



Chroniqu.es additionées. Paris, ìS^i, voi. 3, pag. 196). Per amore del vero è però da dirsi 
che quantunque nel detto Libro del segreto dell 'arte dell 7 artiglieria e cannoneria non si di- 
chiari il modo di fabbricar palle di metallo, nondimeno nel Cap. XI, § 14 dove s'insegna 
il modo di tirare plombées ardens , che abbrucieranno tutto ciò che incontreranno di legno, 
mostrandosi appunto la maniera di tirare a palle roventi , è pur da congetturarsi che l'au- 
tore del libro medesimo sapesse la pratica di formare le dette plombées, che io opino dover 
essere state non già di piombo, ma bensì di ferro o di qualch'altro metallo di difficile fu- 
sione, avvegnacchè dovevano essere buttate entro il fuoco , ed ivi riscaldate a segno tale da 
divenire del tutto ardenti per poi essere portate con tanaglie dentro il cannone inviluppate 
di fustagno e di vecchi panni lini inzuppati d'acqua ecc. Ma, come è facile di convincersi, 
le tali palle dovevano allora essere soltanto adoperate nelle particolari bisogna d' infuocar 
ripari od altre opere di legno, e non nell'uso ordinario dell'artiglieria. Perlocchè io credo, 
che il Libro di cui si tratta sia veramente stato scritto circa l'anno 1477 ed a tempo pro- 
prio del re Luigi XI di Francia. E però da notarsi qui, che nel 1478 doveva essere già 
comune in Francia l'uso delle palle di ferro per ogni sorta di bocche da fuoco , perciocché 
appunto in tale anno fu provata in Parigi una bombarda che traeva palla di ferro del peso 
«K 5oo libbre ( Comìnes. Chronique scandaleuse. Brusselles , 17141 p a § 3o5-J, 



DEL CAVALIERE FR. OMODEL 1 2g 

)) et fatelo bullire in vaso vitriato, et prima che la eonfeccione 
» habia bollito molto poneteci un poco di stoppa di lino in modo 
» de un licingno et lassiatelo bene inbibire della detta materia, et 
» quello involtatela sopra un fuso di ferro acuto dalle bande acciò 
)) che menando sopra gallerà o altro vascello, o sopra targa o al- 
■» tre arme di milite vi si attacchi e fissi ; ma prima che si lanci 
» il dovete allumare , che non si estinguerà mai infino attantochè 
» vi sarà di quella materia, salvo che con l'urina de homo o acelo 

» overo col sangue et questi tali globi si lanzano ad modo 

» d'un pugnale che volete che vada di ponta et che s'attachi nel 
» luoco dove si mena (i) ». 

i4- Merita poi particolare considerazione il silenzio osservato 
dagli storici o croniclusti di Francia intorno ai fuochi lavorati nel 
racconto che essi fecero delle solennità e feste occorse a' loro tempi 
in quel reame , sebbene per altra parte non abbiano essi tralasciato 
di notare ogni più minuta particolarità nel descrivere gli spettacoli 



(i) Manoscritto della Biblioteca Saluziana stato fatto in Parigi traendo copia d'altro ma- 
noscritto della biblioteca del Re, notato al n 287 del supplèmenl franqais al capitolo che 
ha per testo : Varie composicion di fuochi quasi inestinguibili per tirare. 

Non so io ne il nome dell'autore , nè la giusta età d'un tal codice , ma dalle denomina- 
zioni delle artiglierie che vi si trovano ricordate nel capitolo 2. , mi pare potersi asserire 
essere il codice medesimo posteriore alla calata in Italia del re Carlo Vili di Francia (1498). 

Siccome poi nel codice stesso si trovano nominati il camion doppio, le bombarde, le lom- 
bardelle, e gli aquili non che le lanterne con entro sassi a modo di metraglia ; cosi 

ini sembra potersi altresì congetturare che il codice ora detto sia di tempo poco più ante- 
riore a quello in cui l'imperatore Carlo V assunse la corona imperiale in Bologna nel i53o, 
verso il qual tempo gl'Italiani presero ad imitare e i Tedeschi e gli Spagnuoli nel distin- 
guere in tre generi diversi tutte le bocche da fuoco , ciò che non si trova altramente e- 
spresso nel manoscritto di cui si tratta. 

Ed anzi dall'attenta lettura del MS. medesimo mi pare che si possa con gran fondamento 
stabilire esser egli stato composto intorno all'anno in cui fu appunto divolgàto il li- 

bro del De la Valle (a) , nel quale si leggono veramente non dissimili denominazioni di 
artiglierie, e consimili insegnamenti di fuochi lavorati. 

(a) Valio Libro continente appertinentie ad Capilanii, retenere, e foiiificare una città di Baplista de la 

Valle Vehafrano. Yen -, 1514. — Si noti, che questo Libro sembra essere una seconda edizione avendo tre capi- 
toli aggiunti. 

Tom. xxxix 17 



l3o OSSERVAZIONI ECC. 

ed i giuochi che in simili occasioni furono fatti , e che certo non 
erano da paragonarsi ad alcun fuoco di gioia , quand' anche non 
fosse stato del più perfetto magisterio ; verità questa da non aversi 
altramente in dubbio , tostochè si prende a considerare la specie 
de' festeggiamenti che a quei di erano trovati molto belli e piace- 
voli , come fu appunto la destrezza esercitata nel i38g da un mae- 
stro ingegnere ginevrino nella circostanza della solenne entrata della 
regina Isabella di Baviera in Parigi ; la quale destrezza consistè poi 
in nuli altro , che discendere lungo una corda tesa dalla cima del 
campanile della torre della chiesa cattedrale alla casa più alia del 
ponte di San Michele , tenendo egli nelle mani due lumiere ardenti, 
e cantando (i); industria questa, che in vero non meritava quella 
lode che gli fu data , e ciò quando bene a quei tempi non si 
prevedesse ancora che l'umana pazzia avrebbe in questa nostra età 
immaginati spettacoli ben più matti e ridicolosi, di far volare cioè 
perfino gli asinelli. 

i5. Intanto è cosa evidente, che nel decimo sesto secolo non 
solamente era generale l'uso de' razzi in Italia, ma si sapeva ezian- 
dio la cagione del loro movimento. Infatti il famoso Leonardo da 
Vinci fin d' allora la dichiarava essere quella stessa che generava 
la rinculala della bombarda nello sparo , e che sospingeva indietro 
la tromba da Galea. 

Ma ecco i pensieri , che il Vinci medesimo scriveva su tale argo- 
mento : 

« Della tromba da Galea ». 

« Spinge indietro la tromba da Galea quello che la tiene in 
» mano , perchè la fiamma che in essa si moltiplica si vuole esten- 
» dere per contrarli aspetti. Pruovasi mediante il moto del razzo, 



(i) Froissart. Histoire et chronique. Lion , i559, tom. 4> P a g- 4- 



DEL CAVALIERE FR. OMODEI. l3l 

» il quale con parte della fiamma che in lui si estende spinge in- 
» dietro esso razzo , e coll'opposta parte scaccia l'aria che dianzi 
» se li condensa. Provasi cosi , la polvere che in fiamma si con- 
» verte cresce infra la polvere spenta che di dietro la serra e , 
» l'aria, che dinanzi se le condensa e con l'uno e con l'altra spi- 
» gne nei predetti obbietti , quello discostando da se con maggiore 
» distanza , che è di minore resistenza (i) ». 

Dopo le quali dichiarazioni ben mi pare di poter dire avere il 
Leonardo nostro preceduto per più di due secoli il Nollet (2) , ed 
il Mariotte (3) neh" attribuire il volare de' razzi a cagione più vera 
di quella a cui essi la riferirono , cioè alla sola resistenza dell'aria, 
perchè giusta il loro credere « una tal resistenza esercitandosi die- 
» Irò de' razzi , e contro i gaz procedenti dall'infiammazione della 
» mistttra ; quest'ultimi riagendo con forza contro il corpo de'deUi 
» razzi ne determinavano l'ascensione ». 

Comecché poi il Desaguliers (4), ed il celebratissimo nostro Pa- 
parino d'Antoni (5) attribuissero invece il detto volare de razzi 
all'azione dei gaz contro la parte opposta al loro fuggimento; non- 
dimeno io penso col Lionardo e col Montgery , che un tale molo 
proceda realmente e dalla resistenza che fa l'aria atmosferica contro 
il dilatamento de' gaz fuggenti dall'orificio dell'anima, e dalie pres- 
sioni , che i tali gaz producono sia sulla superficie dell'anima pre- 
detta , che di mano in mano si allarga e varia per l'abbruciamento 
successivo della mistura che la circonda , quanto su quella che è 
direttamente opposta all'accennato orificio; perciocché quando nella 
sola resistenza dell'aria e reazione de' gaz piacesse di trovare ra- 
gione del moto de' razzi , converrebbe , come osserva il prelodalo 



(1) Codice atlantico esistente nella Biblioteca Ambrosiana di Milano, foglio 224. 

(2) Lecons de physique expérimentale. Paris, 1779 , toni. 1 , pag 36i. 

(3) GEuvres. Tom. 11. Leyde , 1717, pag. 391. 

(4) Cours de physique expérinientale traduit par Pezenas. Tom. II. Paris , 1751 , p. 26S. 

(5) Esame della polvere. Torino , 1765, pag. 107 e 108. 



i3a OSSERVAZIONI ECC. 

Montgery , supporre eziandio , che il molo stesso non potesse 
più prodursi nei vuoto , la qual supposizione sarebbe veramente 
contraria all' induzione che se ne può trarre dalle esperienze di 
Vatt e d'Evans , per le quali si dimostrò invece la possibilità di 
far muovere ruote con la sola pressione del vapore , ed indipen- 
dentemente dalla resistenza dell'aria. 

16. Però non è dubbio , che per ottenere effetti potenti e certi 
dai razzi , fa d'uopo caricarli con materia di prontissimo incendi- 
inento , usando per altro l' avvertenza di calcarla e condensarla 
bastevolmente, onde temperarne il suo furore, acciocché l'involucro, 
forma o canna de' razzi medesimi non si rompa intempestivamente. 

Neil apparecchiare poi i tali ordigni si vorrà altresì usare il modo 
più confacevole per operare la detta condensazione , anteponendo 
cioè , o lo strettoio idraulico , o il montone o berta , oppure il 
torchio a simiglianza di quello che si usa per le monete , avvisando 
insieme al modo di dar loro un proiettile che sia in giusta propor- 
zione colla figura e peso loro , e cogli effetti da produrre ; oltre del 
che l'anima o cavità interna de'razzi si dovrà fare di tale figura ed 
ampiezza da poter generare, quanto più prestamente sarà possibile, 
la quantità di gaz necessaria ad imprimere ne' razzi quella tanta 
velocità iniziale che loro si conviene , per non andar sottoposti ad 
abbassamento pregiudiziale nel principio della loro scappata. 

Insomma , affinchè i razzi possano prestarsi al tiro rasente il 
suolo , è necessario che abbiano l'ora detta essenzialissima proprietà; 
perciocché se nel prendere il volo procedessero lentamente , obbe- 
direbbero troppo più maggiormente alla legge generale della gra- 
vità, e ciò massime colla loro parte anteriore, che d' ordinario a 
pari volume è sempre la più pesante , per cui andrebbero molto 
più facilmente avviandosi contro terra. 

Quasi tutte le nazioni moderne hanno fatto e fanno ancora at- 
tente ricerche e dispendiose prove per ridurre alla maggior per- 
fezione possibile siffatti stromenti ; riè certo presso di noi si è 
omessa opera per averli tali ; ma checché ne sia della loro bontà 



DEL CAVALIERE FR. OMODEI. l33 

io certo non so rimanermi dal ripetere qui quanto ho già detto 
in altra mia operetta (i) } che cioè le indagini e gli esperimenti 
da farsi per rendere più perfetti i razzi da guerra , vogliono essere 
rivolti a scoprire non solamente le accennate pratiche e proprietà^ 
ma molto più a perfezionare l'artificio da sostituirsi alla bacchetta 
o coda., che di presente più comunemente si usa, mentre quando 
avessero il detto artificio si presterebbero assai meglio in ogni 
fazione di guerra, e segnatamente in quelle che si domandassero 
agilità e prontezza di trasportamento ; perchè ciò mediante si po- 
trebbero adoperare senza cavalletto o veicolo di qualche conside- 
razione , il quale , comunque di forma semplice , è però sempre 
impacciativo per cagione soprattutto delle bacchette, che per essere 
conservate diritte, voglionsi allogare e ritenere in su carri, e forse 
anche entro casse appropriate. 

A vero dire il Montgery non dimenticò di accennare molti ar- 
tifici! da usarsi invece delle predette bacchette , se non che per le 
esperienze da me promosse , e che ho veduto fare , mi sembra di 
poter asserire doversi anteporre quello fra di essi che essendo leg- 
gerissimo, ed applicato al fondello de' razzi presenta iteli orificio 
della loro anima, cioè al sito per donde scaturiscono e la fiamma 
ed i gaz, tre o quattro fori a modo di trombe volgentesi a spira 
nel medesimo verso, per maniera che la fiamma ed i gaz ora detti, 
sfuggendo per gli accennati fori , e premendone disugualmente le 
pareti per cagione della loro collocazione, faranno sì, che i razzi 
prenderanno un movimento di rotazione intorno al loro asse, mentre 
nel tempo medesimo altre pressioni interne li faranno andar in- 
nanzi per 1' aria , seguendo 1' avviamento da principio acquistato , 
e nella maniera appunto, che si credono aggirarsi, e correre nella 

■ ■ - ' 



(i) Ricerche storico-critiche sull'invenzione , c sull'uso dei cocconi , e dei tacchi per 
lanciare proietti d'artiglierie. Torino, 1827, pag. 161. 



i 34 OSSERVAZIONI ECC. 

propria tragittoria le palle di piombo cacciale dalle carabine ri- 
gate (1). 

N011 è dubbio , che per cagione dell'accennato aggirarsi de' razzi 
le gittate loro debbono farsi più corte : ma per altra parte è pur 
vero che possono essere frequenti i casi, ne' quali non occorra di 
lanciare razzi a sterminale distanze ; per il che a me pare doversi 
non solamente andar in cerca de' modi e delle materie più accon- 
cie per formare , caricare ed armare i razzi , ma essere eziandio 
necessario di trovare per essi un artificio, il quale essendo di com- 
petente lunghezza e di proporzionato peso, ed avendo fori di giusta 
ampiezza e curvità , possa supplire all' effetto che di presente si 
ottiene dalla bacchetta o coda che seco loro portano, allorché scor- 
rono ardendo per l'aria. 

17. Ma lasciando io qui da parte ogni altro ragionamento intorno 
le pratiche usate o da usarsi oggidì nella fabbricazione de' razzi , 
per ripigliare invece l'esposizione de' ricordi storici , dirò trovarsi 
nel già citato manoscritto della non mai abbastanza lodata Biblio- 
teca Saluziana ragguagli minutissimi non solamente della maniera 
con cui già tempo si facevano i razzi , ma eziandio del modo di 
adoperarli nei molti e diversi casi di guerra. 

Perchè poi il divoramento de' ragguagli teste accennati possano, 
secondo mi pare, servire all'istoria dell'invenzione de' razzi, ed ar- 
recare altresì qualche onoranza all'italiano ingegno che li dettava 
m quei suoi tempi ; così non sarà , lo spero , giudicato superfluo , 
ch'io qui li ricordi nell'ordine , secondo il quale 1' autor medesimo 
gli enunciava nel mostrare i modi per far fulgori o razzi con punte 
d'acciaio o di ferro. 

Prende egli pertanto a dichiarare in prima come s'involta la carta 
per fare la forma o cassa de' folgori ; insegna quindi come questi 



(i) Venturi. Dell'origine e dei primi progressi delle odierne artiglierie, § XXIV. Milano, 

i8i5. 

Rcbius. — New principles of Gunnery. London, i8o5, pag. 33o. 



DEL CAVALIERE FR. OMODEL ±35 

si legano ed armano in un capo con punta d'acciaio a guisa di ferro 
da saetta; stabilisce di poi quali regole sono da seguirsi nel dare 
loro la bacchetta o coda , e di che mistura si debbono caricare , 
•e di quale ampiezza deve essere Y anima clie s'incava in essa. Dopo 
li quali insegnamenti soggiugne l'autor nostro: « E perchè questi 
» fulgori si possono tirare a mira, come si tirano le balestre ed 
>) archibusi , perciò quando li volessimo adoperare , si può locare 
» in un legno bucato a modo di sablaiana {cerbottana), e pigliar 
» la mira per quello , e dargli fuoco che aneleranno dritti. E se 
» non volete adoprarli in tal forma se n'abbia un'altra in modo di 
» un temere di ballestra , e lì allocarlo. E poi si può tirar a mira 
» e nelle battaglie campali, a grandi scaramucci e , ancor in un 
» passo , o una porta, o altri luoghi. Dove accadesse adoperarne 
» quantità si legano sopra un cavaletto di legno fatto in modo di 
» triangolo , e nelli due canti e sbarra di mezzo in certi cavaletti : 
» perciò a posta formerete li folgori locandoli in quelli che le si 
» può dar fuoco al tempo necessario ; e se tali triangoli non sa- 
» ranpo molto grandi un soldato li potrà portare infilati al braccio; se 
» poi fosse grande lo collocherai in una stanga infilato , e si potrà 
)) portare da due fanti dove farà di bisogno. Le punte dclli folgori 
» si fanno di certi ferri a posta come son le punte dei smagliatoci 
)) triangolati , ovver come quelli delle saette , e con una gaffa ai 
» piede acciò si possano ben legare , e quando tali ferri non fos- 
» sero pronti in luogo di quelli vi si possono porre punte di chiodi, 
» e faranno il medesimo effetto. Questi folgori si possono far più 
» piccoli e più grandi, e come meglio vi parerà. Servono mirabil- 
» mente in una città o rocca , perchè se non vi fosse artiglieria 
» da se senza cannone fa effetti. Sono molto convenienti nelle bat- 
» taglie marittime per abbruciar navi ed altri vascelli , perchè si 
» ficcano nelle bande o in altro luogo dei naviglio. E poiché 
» con il ferro si saranno appiciati vi abbia da attaccare il fuoco 
» sarà ben far sopra li detti folgori una crosta della seguente mi- 
» stura, che si chiama fuoco greco, la quale poiché è appicciata 



» 36 OSSERVAZIONI ECC. 

» non si può estinguere con acqua , e quella abbrucia il naviglio, 
» non vi è rimedio di poterlo smorzare ». 

« Si piglia carbone di salcio, salnitro il doppio, acquavite, zolfo, 
» pece , incenso e canfora , mescolate ogni cosa insieme facen- 
» dola al modo d'una colla, e di questa darete una o due coperte 
» al folgore , e ben disseccato all' ombra in luogo asciutto , acciò 
» chè al bisogno si possa adoperare ». 

« Questi tali folgori si adoprano in più modi come sopra un 
» triangolo, cioè tre legni chiodati insieme con certe ruote disotto 
» per spignerlo innanzi. In questi si fanno canali concavi quanto 
» saranno i due terzi della grossezza del folgore , e larghi tanto 
» quanto vi si possa collocare, che non vada forzato, ed ogni fol- 
» gore abbia il suo miccio che penda a ciò che si possa dar fuoco 
» quando sarà bisogno, ed in tal modo si conducono dritto a mira: 
» in tutti i modi faranno effetti mirabili (i) ». 

18. Tali sono gli ammaestramenti, che l'anonimo nostro porgeva 
prima che il Colliado nella sua pratica manuale dell'artiglieria mo- 
strasse l'uso della cerbottana per trarre razzi sia per rischiarare la 
campagna di notte, che per disertare e rompere gli squadroni di 
cavalleria nelle fazioni campali (2) , e prima ancora che l'Hanzeiet 
insegnasse ad adoperare i razzi di sei od otto libbre armati di gra- 
nata per spaventare e disordinare uomini e cavalli , e che manife- 
stasse il modo di tirare gli ordigni medesimi a giusta mira , e ra- 
senti il terreno mediante una specie di trogolo posto sopra un ca- 
valletto (3). 



(1) Manoscritto della Biblioteca Saluziana stato fatto in Parigi, traendone copia da altro 
manoscritto della biblioteca del Re, notato al n.° 287 del supplirne nt frani; ais. Per l'età di 
questo manoscritto vedasi la citata nota (1) alla fine del § i3. 

(2) Platica inanual de artilleria. Mil. , 1692. Tractado 4 P > Capitalo 35, hoia 6. 

(3) Reciieil de plusieurs machines militaires et feus artificicls,- Pont-à-Mousson, 1620, 
liT. tiV , chap. XXX et !iv. V, ebap. XIV. 



DEL CAVALIERE FR. OMODEI. 1 3^ 

Quantunque poi i pensieri d'un tal autore intorno l'uso de' razzi 
non siano certo da paragonarsi a quelli , che non ha guari furono 
divolgati e dal Congrewe (i), e dal Montgery nel più volte citato 
di lui libro ; tuttavia non è che i primi si abbiano ad avere per 
men che commendabili de' secondi ; perciocché al postutto si pos- 
sono quelli considerare siccome i più antichi rudimenti delle attuali 
applicazioni de' razzi nelle molte e diverse contingenze di guerra. 



(i) A Treatise on the general principles powers and facility of application of the Con» 
grewe Roquet system ..... London , 1827 , printed for Longman. 



Tom. xxxix 



18 



>3g 

OSSERVAZIONI 



SUL 

TIPO RAPPRESENTANTE GLI ORTI DI ALCINOO 

NELLE MONETE DI CORCIRA E SUE COLONIE 

SOPRA ALQUANTE ALTRE ANTICHE MONETE GRECHE 
( Ved. Mionnet , Descript. PI. LFII, n. 8 et 9 ). 

DELL' AB. CELESTINO CAVEDONI 

DIRETTORE DEL MUSEO NUMISMATICO DI MODENA 

Lette neW Adunanza 11 dicembre i834- 



Xl Begero , forse pel primo, ravvisò delineati gli orti celebri di 
Alcinoo in quel quadrato distinto con varii ornamenti che impresso 
vedesi su le monete di Corcira e colonie di essa ( Th.es. Brand- 
T. I , p. 455 ): e gli altri archeologi lo seguirono fino al Barthé- 
lemy , che non ravvisava in quel tipo se non se un vestigio del 
vetusto quadrato incuso con ornamenti aggiunti di fantasia dell'ar- 
tefice (Acad. des laser. T. XXI p. 44 )> L'Eckhel difese poscia 
(N. V. p. 106. Doctr. N. V. T. II, p. 178; la sentenza del Be- 
gero ; ma non mancò qualche nummografo che tuttavia ne dubi- 
tasse , e propender paresse per l'opinione dell'acuto Barthelemy (1). 



(1) Fra gli altri il celeberrimo Sestini mostrò dubitarne fino a' giorni nostri (Doctr. N. 
V. p. i55. Mus.' Hederv. P. Europ. p. 2 , et 4°- Mus. Fontana, P. f, p. 3i ). Nel resto il 



I/fo OSSERVAZIONI ECC. 

Mi giova pertanto esporre alcune avvertenze sfuggite al sommo ar- 
cheologo Viennese , e notare qualche suo abbaglio , che rettificato 
torna in conferma della sentenza sua e del Begero. L'Eckhel con- 
siderò il quadrato o recinto delle monete nostre come diviso in 
quattro parti per mostrarne il riscontro con la voce zsrpdyvog usata 
da Omero nella descrizione degli orli di Alcinoo : ma panni che 
il riscontro non sussista , perchè quasi tutte le monete antiche di 
Gorcira e sue colonie hanno il quadrato diviso in sole due parti (2). 
Vero è , che Omero descrive gli orli d'Alcinoo come divisi in quat- 
tro jugeri o spartimenti ; ma l'arte semplice e naturale de' Greci 
dovendoli delineare sopra lo strettissimo spazio di una dramma , o 
tetradramma al più , non poteva pensare all'indicazione delle vigne, 
degli arbori fruttiferi d'ogni maniera, e delle ajuole di erbe e fiori. 



Sestiui, a quest'ultimo luogo da noi citato, fece la bell'avvertenza, che nelle mezze dramme 
Corciresi vedesi costantemente mezza Vacca , laddove nelle dramme vedesi intiera la V acca 
lattante. Mi giova avvertire, che nel R. Museo Estense è fra l'altre una di cotali semi- 
dramme con la mezza Vacca nel diritto , e con gli orti di Alcinoo nel riverso , anch'essi 
quasi dimezzali , poiché i due spartimenti di essi , invece di avere ciascuno nove ajuole se- 
tondo il consueto , non ne hanno che sole cinque per ciascheduno. La moneta di Corcira 
descritta' dall'Eckhel (T. ti, p. 178J, e dal Sestini (Mus. Hederv. P. Eur. p. 40, h.° 3), 
la quale, a simiglianza delle semidramme, ha nel diritto sola una protome di Vacca (Pellerin 
Ree. PI. 96, n.° 3: Mionnet, Descrip. PI. 67, «.° 9), è anche nel R. Museo Estense, e 
parmi un didramma : onde m'avviso che abbia , del pari che la semidramma, solo la mezza 
Vacca , per distinguere così il didramma dal suo intiero , cioè dire dal tetradramma , che 
La intera la Vacca lattante. Le monete d'argento di Audolconte , re di Peonia , che sono 
circa la metà di quelle dette dall'Eckel {T. I, p. 60 ) AR. Ili, invece del cavallo intero, 
hanno una sola protome o metà di cavallo : e sospetto perciò che siano semidramme, e con 
tipo dimezzato ad imitazione dèi vicini Illirici , e con lo stesso intendimento di vie meglio 
distinguere la mezza dramma dalla dramma intiera. 

(2) in una moneta del Pellerin (PI. 96, n.° 1 ) l'area del quadralo pare divisa in quattro 
parti ; ma poche saranno tali monete a confronìo dello straordinario numero delle altre che 
mostrano il quadrato diviso in sole due parti. E poi se ben si osservi la moneta Pcllcriniana, 
si vedrà che anche in essa il quadrato viene ad essere diviso da quella doppia linea perpen- 
dicolare in sole due parti principali , ciascuna delle quali è poi suddivisa in due parti da 
una linea semplice : e di più quelle due lineette semplici trasversali , che fanno tale suddi- 
visione , ponno stare in luogo delle due lineette composte di tre globetti , che veggonsi co- 
munemente nello stesso sito sulla massima parte delle monete in questione. 



DEL AB. CELESTINO CAVEDONI. I/jf 

L'artefice dunque dove a starsi contento a rappresentare su la mo- 
neta un distintivo principale , che facesse ravvisare gli orti o giar- 
dini : e paoni che con singolare proprietà e semplicità conseguisse 
il suo fine delineando un recinto quadrato diviso in dite principali 
spartimenti , ciascuno de (piali è distinto in nove ajuole , tre ro- 
tonde e sei bislunghe , disposte con costante e vaga simmetria. 
Omero dice , che gli orti di Alcinoo erano chiusi da ogni lato con 
un riparo spxog ; e Coramella (XI , 3 , 3-7 ) riferisce, come per 
gli orti 'vetustissimi auctores vivant sepem structili praetulerunt , 
ed insegna a chiuderli con doppia siepe di spine seminate in due 
solchi distanti tre piedi l'uno dall'altro. La doppia linea , che da 
ogni lato chiude il quadrato sulle monete , potrebbe indicare la 
doppia siepe. Columella istesso e Palladio fi, 34 > 7 ) insegnano 
a dividere in due principali spartimenti il terreno degli orti : Parte s 
sane horti sic dividendae sunt , ut eae , in cpùbus autumno semi- 
nabitur , verno tempore pastinentur ; quas semiiùbus vere compie- 
bimus , autumno tempore debebimus effbdere. Il recinto quadrato 
delle monete diviso in due parti eguali pare per ciò rappresenti 
i due spartimenti dell'orto, da seminare l'uno in primavera , e l'al- 
tro in autunno. Columella, con gli altri scrittori agrarii, prescrive 
che le ajuole siano angusliores et longae , sì che si possa facilmente 
sarchiarle. Le ajuole di ciascuno de' due spartimenti sono nove , sei 
bislunghe e tre rotonde : e chiaro è che le sei bislunghe bene si 
adattano al fine di poterle meglio sarchiare , e le rotonde essendo 
piccoline si prestano alla sarchiatima girandovi attorno , e d' altra 
parte danno molta vaghezza all'aspetto dell'uno e dell' altro sparti- 
mento dell'orto (3). Da questa costante e vaga simmetria delle nove 



(3) Da prima io pensava, che il quadrato delle monete contenesse due sole aje (arene, 
npxdicct ), e che le nove parti di che si compongono potessero dirsi pulcini, secondo quelle 
parole di Plinio ( h. u. XIX, io): areis distingui, easque resupinis puhinoruìn loiis-, am- 
biri singulas tramitum sulcis , qua detur accessus homini , scalebriìque decursus In tale 



ì^2 OSSERVAZIONI ECC. 

ajuole , si deriva un forte argomento contra l'avviso del Barthélemy; 
che cotale ornamento, se fosse posto nel quadrato della moneta per 
mera fantasia e capriccio dell'artefice , non sarebbesi conservato in 
quella vaga e costante disposizione di segni non solo dai successivi 
artefici Corciresi ma dagli artefici altresì di Apollonia e di Dirrachio. 
La disposizione dei nove segni od ajuole è tale che le tre rotonde 
fanno sempre una linea interposta ad altre due linee composte cia- 
scuna di tre ajuole bislunghe. Queste ajuole bislunghe sono tutte 
grossette e quasi ritonde dall' uno de' loro capi , e sottili e quasi 
puntute dall'altro : ed in ciascuna delle due linee formate da esse 
a tre a tre , le due ajuole esterne hanno la parte loro grossetta 
volta verso il centro, o sia verso la linea delle tre ajuole rotonde, 
laddove l'ajuola bislunga di mezzo ha la sua parte grossetta volta 
aW infuori ; lo che dà maggior vaghezza , e fa sì che i solchi in- 



uipposizione si avrebbero due aree rettangolari lunghe ciascuna il doppio che larghe , lo 
che sarebbe conforme agli insegnamenti di Palladio ( /, 34 , 7 ) e a quelle parole dello Sco- 
liaste di Omero rapportate dallo Stefano ( Ind. Thes. L. Gr.) npxoicv; , Tote, TWV (pvtsiwv 
TSTpcuycivovq ays.cs.ic, , cb? rà nXivdtoL. Ma pare che la figura di latercoli si desse piuttosto 
alle piantate degli alberi ( Schol. Oclys. H , 127 ed. Mai): e sembrami più verisimile l'altra 
ipotesi di due spartimenti ciascuno con nove ajuole , che simmetricamente ordinate rispon- 
dono alle parole d'Omero xoff/AWTcÙ 7ipa.0ikt. Sospetto inoltre che le ajuole bislunghe e come 
capitate abbiano cotale forma che molto somiglia alla parte inferiore del porro capitato , 
Tipàcov XctpxkcoTov , per allusione al nome greco npaciòt, , ajuola , che trasse probabilmente 
il nome istesso da 7tpa.Gov (v. Eustath. ad Odyss p. 1674 )■ Infine l'ipotesi delle nove ajuole, 
tre rotonde e sei bislunghe , confronta col vestigio di antico verziere recentemente scoperto 
in Pompei (Bullet. i834 , p. 35^, cioè dire con quel grazioso scompartimento di piccoli 
fossetti e viottoli nella terra, conformati in simmetrici circoli e riquadri ad uso di pian- 
tagioni d'erbe e di fiori. A proposito di ajuole, ho grande sospetto, che il quadralo incuso 
con quattro parti saglienti e ricoperte di gr anelli ni , che vedesi nei riverso delle monete di 
Acanto di Macedonia , con intorno l'epigrafe AKAN&ION , rappresenti una sparagiaia nel 
momento che spuntano gii asparagi. L'asparago agreste dai Greci si disse 'Axoty&as (Pollux , /, 
i^): e Columella scrive (X , 246, cf. XIII, 3, Et bacca asparagi SPINOSA pro- 

%ilit herba : sì che la sparagiaia farebbe una graziosa allusione al nome AKAN&ION scrit- 
tovi intorno Le parti sporgenti entro il quadrato esprimerebbero le porche , e sarebbono 
giusta il precetto dell'Alamanni (Colt. V , 119J: e gli apparecchi e il seggio levato in allo. 



DELL' AB. CELESTINO CAVEDONI. I/(3 

terposti alle ajuole bislunghe siano tutti di una stessa larghezza ad 
un dipresso (4). 

In alcune monete di Corcira le nove ajuole di ciascuno dei due 
spartimenti sono così disposte , che a primo aspetto hanno sem- 
bianza di due astri ad otto raggi: e ciò, pare a me, per sola 
maggior vaghezza. In cotali monete tanta è la simiglianza delle 
ajuole dei due spartimenti con due astri, che l' Eckhel (T. II, 
p. 179^ pretese che fossero due veri astri inserti nel recinto degli 
orti di Alcinoo perchè l' astro ad otto raggi che partonsi da un 
punto lucente è altro tipo frequente di altre monete di Corcira (5). 
Ma l' Eckhel , seguito poscia da altri ( Sestini M. Hed. P. Eun 
p. 4o, n° 3 J , prese certamente abbaglio. E vaglia il vero: Y astro 
Corcirese ad otto raggi consiste di un globetto centrale da cui si 
partono otto raggi grossetti verso il centro e sottili nelle parti loro 
estreme ali infuori ; per lo contrario i pretesi due astri entro i due 
spartimenti degli orti di Alcinoo consistono di un globetto centrale 
circondato da due altri globetli, imo a destra e l'altro a sinistra, 
da quatfro segni bishmglii a foggia di raggi con la punta loro 
diretta verso i quattro angoli di ciascuno dei due quadrati, e da 
altri due segni bislunghi a foggia sì di raggi , ma con la punta 
loro rivolta verso il centro e con V estremità loro grossette rivolte 



(4) Fra moltissime monete di Dirrachio , di Apollonia e di Corcira col tipo degli orti di 
Alcinoo, che ho sott'occhio nel Pi. Medagliere Estense , non trovo eccezione alla suddetta 
alterna disposizione delle ajuole , se non se ih un tetradramma "di Dirrachio che ha tutte 
e dodici le ajuole bislunghe rivolte con la parte grossa all'indentro: ma un simile tetradramma 
presso il Pellerin ( PI. XI, 6 ) ha le ajuole istesse in alterna disposizione , secondo il con- 
sueto. 

(5) L'Eckhel non dà ragione dell'acro ad otto raggi posto su molte monete Corciresi. 
io sospetto che sia desso l'Astro Sirio, detto per eccellenza ccGTpov , e che nelle monete 
di Ceo e sue città vedesi similmente rappresentato ad otto raggi (Pellerin, PI. 95, 8. Ca- 
dacene, PI. 4, n.° 5 ). Come nelle monete di quell'isola riguarda certamente Aristco divi- 
nizzato e detto APPEYS, così nelle monete di Corcira pare da riferirsi ad Aristeo mede- 
simo , che in altre monete di Corcira istessa meno antiehe è rappresentato e distinto col 
nome AfPErS. 



1 44 • OSSERVAZIONI ECC. 

verso i lati del quadrato altinfuori (6). Questa particolarità con- 
traria alla proprietà e forma del raggio lucente , basta a convincere 
ogni diligente osservatore , che V artefice non intese altrimenti a 
figurare due veri astri , ma bensì a dare la sola sembianza va- 
ghissima di due astri alle ajuole dei due spartimenti degli orti di 
Alcinoo : senza per altro negare che l- artefice intendesse così ad 
accennare per via secondaria alt astro Corcirese ; tanto più } che 
di qua e di là dal recinto degli orti di Alcinoo egli pose due altri 
lipi Gorciresi , cioè dire il grappolo d'uva ed il carchesio (7). 

Alle ragioni di congruenza addotte dall' Eckhel per gli orti di 
Alcinoo ne aggiungerò un'altra che parmi nel suo genere assai va- 
lida. Sa ognuno come i tipi delle vetuste monete greche siano di- 
rettamente o indirettamente riguardanti al culto particolare de'loro 
Tddii (8) : e pei Gorciresi il rappresentare su la loro moneta gli 
orti beati di Alcinoo non era solo un glorioso vanto, ma tutt' in- 



(6) Nelle monete vetuste di Gnosso di Creta il labirinto ha nel mezzo un ornamento che 
ila molti fu detto astro ( Pellerin , PI. 98 , n.° 24 : Mionnet Descr. n.° Sestini , Lett. 
T. Vili, p. 5i, Tav. V,f. i5 ). Io dubito assai, che quello non sia altrimenti un astro, 
perchè non ha la forma distinta e costante di una stella. Nella moneta Pelleriniana non 
sono proprii del vero astro quei quattro punti frapposti ai quattro supposti raggi : ■sjt 
Nella moneta del R. Museo di Berlino pubblicata dal Sestini il preteso astro ha più presto 
sembianza di un fiore aperto ad otto foglie. E pel riscontro delle monete di Corcira con 
le ajuole disposte a foggia di stella, congetturo che quell'ornamento del labirinto di Gnosso 
indichi più presto un verziere ad orto posto nel bel mezzo di esso , e non una stella. II 
labirinto è detto QixtifJ.a, da Apollodoro (p. m. i32 ) e multiplex domus ) da Ovidio ( Met. 
Vili , i58 ): e nel mezzo delle grandi case pare si ponessero giardini. Dubito però della 
proposta congettura veggendo che il eh. Mionnet descrive ( Suppl. n.° 59 ) una moneta di 
Gnosso con luna nel mezzo del labirinto : ma le ajuole sogliono anche avere la forma lunata 
(Ferrari, de Fior. Cult. p. 35 ). 

(7) Questo vaso , detto comunemente diota dai nummografì, ha la vera forma del carche- 
sio descritto così da Macrobio .• procerum et circa mediani partem compressum , ansatum 
( al. ancatum ) , ansis a summo ad imum pertinentibus. Avvertii codesto riscontro fin dal 
1829 (Saggio su le Med. di Fani. Rom. Elenco, not. 11 ). 

(8) Le teste e figure delle deità, e simili tipi, riguardano direttamente il culto religioso: 
e ad esso indirettamente riguardano , ad esempio, le felici e copiose produzioni naturali di 
ogni paese abitato dai Greci , come a dire la Vacca lattante nel diritto delle monete dì 
Corcira e sue colonie , accennando ai lieti pascoli concessi loro dagli Dei* 



dell' ab. celestino cavedoni. 1X5 
sieme un subbietto di religiosa riconoscenza , giacche Omero, dopo 
averli si vagamente descritti ( Od. H , i32 ) c richiude : 

Tòt ' ap 1 h 'AlxwÓMQ 0sw» sarxv GtyXtxà dàpa. (9). 

In fine , per alleggerire al lettore la noja nel seguirmi in queste 
sì minute osservazioni, soggiungo la dichiarazione di un lepidissimo 
tipo di altra moneta Corcirese. Intendo parlare di ([nelle monete 
di terzo bronzo , celebri per ciò che ne scrissero il Froelich , il 
Khell , il Pellerin , il Neumann e l'Eckhel (T. II, p. 180 ), che 
così le descrive : 

Bacchus panthera veclus , d. telum inlorquet; 

)-( KOP . Faunus caudatus liquorem ex diota una in alìam 

effìuidit. M. III. 

Niuno , ch'io mi sappia , ha reso ragione dello scherzevole atteg- 
giamento del fauno, o piuttosto satiro coduto, che ti'asmuta^pro^ 
babilmente il vino da una diota in un cratere ( Pellerin , PI. 96, 
n.° 19 ). A me pare che il tipo ed i suoi particolari siano allusivi 
al nome dell'isola e città KOPKÌPA o sia ìiépxvpa. La codazza di 
cui è fornito il satiro, la quale si disse xe/sxoc, ed il satiro istesso, 
che può dirsi xepxooópog ovvero xzpwp , o xspxovpcg , fanno una bella 
e spontanea allusione al nome KEPKYPAIQN. Anche i due vasi ponno 
considerarsi allusivi , perchè Kspxvprxioi a[M<popst$ è presso Esichio , 
e Képxog , ©vjXr/ó^ , (Txsuo? vi presso l'etimologico Magno. L'atto poi 
di versare il vino da uni! anfora , di collo assai stretto , in un ca- 
pacissimo cratere , fa sì , che pensiamo naturalmente al gorgoglìo 



(9) Per quest' avvertenza vie meglio si vede come a ragione gli Apolloniati dell'Illirico , 
coloni Corciresi , figurar poterono il loro Ninfeo ardente entro il recinto degli orti di Al- 
cinoo, considerando cioè sì quello che questi come illustri e singolari doni degli Dei, 6tS)V 

Tom. xxxix 19 



1^6 OSSERVAZIONI ECC. 

del liquore sì ridi' escire dall' uno de' vasi , e sì nel cadere entro 
l'altro. Da Esichio si han le seguenti chiose: KOPKOP1TH, '/.pavyh, 
rapa/ri (J.szòc Qopbfìov. — .TOPriPA, ùrzovcfiog, cu zà vdaxtx vnzHiTi. 
-— .BOPBOP1TH, izotòq zig tiyog , tv v.oa xopxopvyèv Kotkóvmv . — .E 
Suida fiopfiopvy[j.òg , o rr/og zou vàazog ini(pipG(j.evog , che arreca un 
esempio ove fiop(ìopuy[J.cg , o sia xopx.opvy[j.èg vale gargarismo o il 
risciacquarsi la gola; lo che dà un suono simiiissimo a quello del 
liquore che si affretta per escire da un vaso di collo stretto , e 
gorgogliando contrasta con l'aria che lo impedisce (io). La coda 
adunque , yJpxog , il satiro coduto , '/.zpxovpog , l'anfora ycpy.vpc/wg- , 
e l'azione di esso che produce yopy.opvyr t v , fioppopvy[J.èv , sono al- 
trettante graziose allusioni al nome dell' isola e città KOPxy^a , 
li.ipY.upcf. ( cf. H. Slephan. Thes. L. Gr. v. fiopfiopij%o> , et in Ind. 
v. xépwJ. 

I tipi allusivi ai nomi di città o di persone nelle antiche monete 
piacquero non pure alla vivace lepidezza de' Greci , ma alla gra- 
vità de' Romani altresì, come dopo altri avvertiva l'Eckhel; e con- 
fermasi per le Osservazioni numismatiche dell'esimio collega nostro 
Gav. Conte Bartolommeo Borghesi. Alcune allusioni in denarii di 
famiglie romane furono anche da me proposte al giudizio dei dotti; 
e mi giova qui soggiungere la giunta di alcune altre , che , se 



(io) La figura che nel diritto di queste monete vedesi cavalcare una pantera corrente sia 
dessa Bacco, od altro del tirso di lui) parve all'Eckhel in atto di vibrare un lanciotto, ed 
al Sestini (M. Hederv. p. 45, n. Q -]5) vibrare un tirso. Vorrei sospettare che tenesse un 
flagello o verga nella d. alzata in atto di percuotere la fiera per correre più veloce , e si 
avrebbe così altra allusione al nome Kópxvpct, poiché si ha da Esichio: Kopy.vpcuct /JLO-OTt^, 
$oxei éxéiviì %0tXf7tcuTàTW etvou ( cf. Kepxvpaia /x/xort^ ). Sospetto similmente che la prora 
della nave sia allusiva al nome KOPKYPA , che in molte monete Corciresi le sta scritto 
appresso ( Mionnet , Sappi. n.° 78, seg. ) ; poiché si ha da Esichio : KEPKOYP02 , Btàos 
tcXoiou , e lo Scoliaste d'Aristofane dice così denominata quella nave ( ap Sleph. Ind. Thes.) 
Ó.71Ò ri*; Kspxvpou;. Ancora Aristeo , col suo nome ATPEYC , che si sta soventemente non 
entro un tempio distilo , come dicono alcuni nummografi , ma bensì fra due colonne senza 
tetto o fastigio, sembra collocato entro cotale sacello o sia tempio agreste, per allusione 
allo stesso nome ATPEYS, avendosi da Esichio: AFPAYAON , VTìatdpov , xccè ipx/J.QV , ri 
év àypSi àvXi^iusvov . 



DELL' AB. CELESTINO CAVEDONI. J ^ 

non sono certe, mi sembrano almeno assai verisimili; anzi quella 
delle monete di Giulio Bursione è per mio avviso certa ed evidente. 
ALLIA , Baia 

BALA. Testa femminile ornata di mitella o di calato-, lettera 
variante. 

)( C. AL LI. Diana con face ardente nella d. e con venabulo nella 
s. in biga di cervi; simbolo variante : il tutto entro una corona 
di lauro. 

La biga de' cervi panni senza meno allusiva al cognome BALA(i i). 
E noto e provato , che altri tipi allusivi in monete di famiglie ro- 
mane, come dire quello della Salute ne' denarii deìV Acilia , sono 
tali in riguardo al nome del monetiere che si considerava derivato 
da voce greca. Dalladdiettivo greco Bctliòg potò reputarsi derivato 
il cognome BALÀ che d'altronde non ha tema latino suo proprio 
(12). BcOdog , o fìdliog ha il doppio significato di maculato o va- 
riegato , e di veloce o snello ( Hesych. v. fojìuv Schól. et Eustath. 
ad Iliad. li, i49? T'.j 4 00 etc.) xaraartxrej , noiv.ikog , xctyvg , iloc- 
(ppòg . E aggiunto proprio de' cavalli ( Iliad. I. c. Euripid. Iphig. 
in Aid. v. 222 ), ed in ispecie de' cervi: anzi fìoCkiòg sinonimo di 
iXuypzg viene ad essere come sinonimo anche di "Elacpog, cervo 
Jìoù.codg 'Elacpoig leggesi nell'Antologia degli epigrammi greci (lib. VI), 
e similmente presso Plutarco , citato da Arrigo Stefano ( Ind. Thes. 
L. Gr. h. v.J. E per doppio riguardo potè dirsi fialicg il cervo , 



(11) Al nome Allius o sia Aelius potrebbe forse alludere la face accesa, che Diana Lu- 
cifera tien nella d. avendosi da Esichio iXct, avyìi, xavfJLOt.. 11 Lanzi (Saggio, T. II, p.i'iS) 
dice, che la famiglia Elia per allusione segna la luna nel cocchio: ma pare che meglio si 
possa dire , che segna Diana Lucifera e caceialrice , per ragion della face e del venabulo , 
che essa tien fra le mani . chè se si fosse voluto figurare la luna in cocchio, non man- 
cherebbe la lunetta falcata sovr'esso il capo della Dea ( v. Morell. Incerta, Tab. 3, F ). 

(12) Il Visconti (Icon. Gr. T. Il, C. Ili, § \i) opina che Alessandro I re di Siria, co- 
gnominato Baia fosse così chiamato dal nome della madre ; giacche Baia è nome proprio 
di donna nella Genesi ( XXX, 3 ). Ma comunque sia , il monetiere Romano Baia pare piut- 
tosto cosi cognominato da voce etnisca ; e non potea egli pensare ad origine od etimologia 
orientale ( cf. Porcellini edit Furiati, v. BALA ). 



2 48 OSSERVAZIONI ECC. 

cioè sì per la somma sua velocità, e sì pel colore della pelle ma- 
culata. Balia potè dirsi anche Diana cacciatrice , che nel corso 
aggiungeva i cervi slessi fuggenti ( Callim. hjmn. in Dian. v. 106). 
AXSIA, Naso 

NASO. S. C. Testa giovenile con elmo ornato di due penne o 
ramicelli ; numero variante. 

)( L . AXSIVS . L . F. Diana con asta nella d. in biga veloce di 
cervi , cane che la precede , e due altri che la seguono : lo stesso 
numero vallante che nel diritto. 

A ragione dice l'Eckhel , che de tjpis his multa nobis acù orata 
occinit Vaillantius. Io proposi già per congettura (Saggio di ossero. 
Elenco not. 5^ ) , che al cognome NASO alludono i tre cani posti 
intorno alla biga di Diana; e ciò per riguardo aìYodora canum vis 
(Virg. Aen. IV, i32 ). Ora mi confermo in quella opinione, os- 
servando che la biga dé cervi può fare bella e spontanea allusione 
al nome AXSIVS o sia AXIVS. Plinio ( H. N Fili, Si) narra 
trovarsi nell'India feram nomine AXIN , hinuulei pelle, pluribus 
candid ioribusque maculis, sacrorum Liberi Patris(i'ò). A questo luogo 
del naturalista romano così avverte il celebre Cuvier: Quamvis huic 
cornila Noster non dicit , probabilis horum opinio est , qui de 
Gangetico CERVO ( cerv. Aàcis Limi. ) explicuerunt ; quippe 
qui hinnulei instar maculas habet, sed lucido magis candore spe- 
ctabiles. 1 due cervi adunque aggiogati da Diana potrebbero dirsi 
anche della specie deli Axis , che potè essere sacro alla Dea caccia- 
irice del pari che i cervi comuni, siccome YAxis fu sacro a Bacco 
del pari che Yhinnuleus o cerbiatto fv. Millingen, Peint. de Vases, 
p. 65 j. Ma nella supposizione altresì, che la biga di Diana sia di 
due cervi comuni, questi ponno fare allusione al nome A XI VS , 



(i3) A difesa della frase SACRORVM Liberi Palris , che ha per se l'autorità de' manu- 
scritti , giova ricordare un tale detto SACRORVM ISWIS in marmo Romano (Grut. 3ia, 
M. Emilio Febo detto SACRORVM AB ROMA in antica lapide Modenese (v. Marmi 
Moderi, p. 172, cf. Mia. Veron. p. 4i5, Zaccaria Stor. Leu. T XIV 7 p. o,3 , n." III). 



dell'ab. celestino cavedoni. i^g 

perchè la voce AXA.TVS significò il grido del cervo presso gli 
scrittori di media latinità ( Ducange h. v. et Bollami. Aprilis 
T. II, p. , che sembrano averla avuta dal latino antico , o 
formata imitando il grido o voce naturale del cervo ( ì 4). 
IV LI A, Bursio 

-Si Testa giovenile con capelli folti cinti di laurea che ricadono 
inanellati sul collo, coti ale che spuntano dalle tempia , e con tri- 
dente traverso : e simbolo 'variante. 

)( L . IVLI . BVBSIO . Vittoria in quadriga: una o due lettere, 
oppure un numero, varianti. Denarii. 
2. Testa simile a quella dei denapii. 

)( Genio alato e saltellante con tridente in mano. Quinario presso 
D. Alessandro Motta (Borghesi, Decade Numism. VI, osserv. 8). 

La testa effigiata sul diritto si dei denarii e si del quinario di 
L. Giulio Bursione fu detta Pantea (i5) dall'Eckheì e dal eh. Bor- 
ghesi , avente cioè gli attributi di Apollo, di Mercurio e di Net- 
tuno. I due esimii rìummografi non indagarono la ragione di quel 
tipo singolarissimo; ed io tentai di accennarla , ma con troppo de- 
bole conghiettura ( Appendi al Saggio, Julia, Bursio), come po- 
scia mi accorsi avvenendomi fortunatamente in un riscontro , che 
ne dà altra diversa ragione che mi pare certa ed evidente. I tipi 
delle monete di famiglie romane, che non si riferiscono a subbietto 



(14) Anche Diana stessa può in certo riguardo riferirsi al nome AXSllS, poiché la Dea 
raccolse le figliuole di Preto erranti pei monti 'Attivici di Arcadia ( Callimach. hymn. ih 
Diati, v. a35 ).. E fa d'uopo avvertire, che gli editori e commentatori di Callimaco troppo 
francamente rimutarono quel nome nell'altro 'AtylVCOL , od 'A^cCKot , avendosi da Servio (ad 
Aen. XI , 3i ) che olii non AZANOS , sed AXANES dicunt. 

(15) Lanzi C Saggio, T. II, p. 538, not. \) dice che le « Deità Pantee cominciarono fra 
Latini intorno a' tempi cristiani»: e segue in ciò l'insegnamento del Buonarroti, il quale 
avvertì , che i simulacri pantei furono in uso presso i Gentili particolarmente dopo la ve- 
nuta di Cristo ( Medaglioni p. Ili ). Il Passeri ed altri non rettamente negarono assoluta- 
mente l'uso de' simulacri pantei innanzi 1' epoca suddetta ; e ne furono ripresi e confutati 
dai dotti Ercolanesi (Bronzi, T. I, p. VII!) Alle autorità addotte da questi si aggiunga la 
Testa Pantea dei denarii del nostro Giulió Bursione , e l'altra pur Pantea di quelli di M. 
Pletorio Cestiano (Morell. Plaetoria , Tal. I, n.° III). 



l5o OSSERVAZIONI ECC. 

istorico o religioso , per lo più sono allusivi al nome o cognome 
del monetiere , oppure alla pretesa origine della famiglia di esso 
da personaggio od eroe celebre de' tempi mitici ; ovvero conten- 
gono tutt'insietne luna e l'altra allusione. E tale sembrami senza 
meno il tipo della Testa Pantea delle monete di Giulio Bursione. 
Nella favola CLXXXXV d'Igino leggesi quanto segue : lovM , Ne- 
ptunus , Mercurius in Thraciam ad Bl RSEVM regem in hospi- 
tium venerimi : qui ab eo cum liberaliter essent excepti , optionem 
ei dedevunt , si quid peteret. Ille liberos optavit. Mercurius de 
Lauro , quem Hercules ipsaeo immolaverat ( Gronov. quem Hj- 
rieus ipse eis immolaverat ) , corium protulit. Itti in eum urinarii 
fecerunt, et in terram obruerunt, unde natus est Orion (16). Quel 
Re di Tracia che da Igino è detto BVBSEVS ha presso altri mi- 
tologi altri nomi diversi; ciò sono Hjrieus, Erjt.hrèus y, Oenopion, 
Museus: lo che non dee far meraviglia a chi si conosce nel variar 
che fanno le favole presso diversi scrittori antichi secondo le varie 
tradizioni raccolte da contrade diverse e variate poi da' poeti, spe- 
cialmente tragici e lirici. La totale diversità che si osserva fra al- 
cuni de' nomi suddetti , e le regole della giusta critica , che non 
permettono di mutare la lettera dei lesti antichi contro l'autorità 
de' manuscritti, se non se ove la ragione od altra maggiore auto- 
rità la mostri errata; doveano rattenere i commentatori d'Igino dal 
mutare il nome BVRSEVS in HYRIEVS : tanto più, che siccome 
il nome HYRIEVS è derivato da òvpkiv o viceversa , così BVR- 
SEVS potè derivarsi da fiupea. od e converso , in riguardo alle 
due particolari circostanze mitiche della nascita d'Orione. La favola 



(16) Oltre i commentatori di Igino, veggasi Gale ( ad Palaeph. 5 , p. i5~J Servio ( ad 
Aen. 1 , 539; X, 763 ) e gli Scolii greci ad Omero (II. 2 , 4^8 J e a Licofronc (Cassandr. 
v, 3a8 ). Ambedue gli scoliasti si accordano nell' usare la voce BYP2A , dicendo che tutti 
e tre gli Dei ospiti d'Irieo tov GtpayéyToq Boòg BYP2HI ivovpnOM. Dalla greca voce BvpCct 
i Latini derivarono le loro Byrsa e Bursa ( v. Forcellini ed. Furlan. J : onde, quand'anche 
non sussistesse la lettera BFUSEFS presso Igino, e gli antichi, Giulio Burlone nel tipo, 
alkuivo potè riguardare all'accidente della BVP2A, 



DELL AB. CELESTINO CAVEDONI l5l 

varia altresì riguardo ai nomi degli Dei accolti in ospizio dal re 
Byrseo o Burseo. Igino ha ( l. c.J Giove, Nettuno e Mercurio ; 
Tzetze ( ad Ljcophr. m. 328 ) ha Giove , Nettuno ed Apollo ; 
Servio pone (ad Aen. I, 53gJ Giove, Nettuno, e Mercurio ovvero 
Marte. Giulio Bursione sembra aver seguito altra diversa tradizione, 
che associasse in quell' ospizio Apollo , Mercurio , e Nettuno , e 
forse anche Giove; perocché i capelli così cadenti sul collo inanel- 
lati sono proprii di Apollo ( cf. fam. Calpurnia etc. ) , le ale alle 
tempia sono un attributo certo di Mercurio , del pari che il tri- 
dente di Nettuno, e la laurea è propria anche di Giove, segnata- 
mente di esso nume giovine, o sia di Veiove (cf. fam. Garcilia J. 

Il riscontro della favola di Bjrseo padre di Orione con la testa 
pantea delle monete di Giulio Bursione mostra , che quel fatto 
mitico non potea meglio rappresentarsi co' mezzi dell'arte , di quello 
che sia nella medesima testa pantea ; che poi Bursione ciò vera- 
mente facesse , con l'intenzione di porre su le sue monete un tipo 
allusivo al suo nome e all' origine della sua famiglia , ne lo per- 
suade la conveniente assonanza del cognome B f RSIO col nome 
BYRSEVS o BVRSEVS , che torna lo stesso, e l'uso frequente 
di tali allusioni fatte da altri monetieri romani, specialmente nella 
seconda metà del secolo settimo di Roma, alla quale verisimilmente 
spettano le monete di L. Giulio Bursione (Borghesi l. c.J. Per 
la pretesa origine delle famiglie romane da personaggi de' tempi 
mitici , basta accennare i versi di Virgilio su l'origine delle genti 
Cluentia , Memmia , Sergia ( Aen. V , i J e quello di Orazio 
(. Ili , Od. l'j , i ) A eli , vetusto nobilis ab Lamo. 

A bella conferma dell'esposta interpretazione della testa pantea 
dei denarii di L. Giulio Bursione , torna il Genio alato saltellante 
con tridente in mano , che forma il tipo del riverso del raro qui- 
nario descritto dal eh. Borghesi , non che il Genietto alato , che 
sta come simbolo variante nel diritto di un denario di L. Giulio 
Bursione del R. Museo Estense , e che con ambedue le sue ma- 
nine si accosta al tridente della testa pantea, in atto di prenderlo 



l!j2 OSSERVAZIONI ECC. 

o stringerlo (17)- II Tridente mostra, che quel Genio è di Nettuno ; 
e dalla particolarità di quel tipo si raccoglie , che Nettuno mede- 
simo è la principale delle deità indicate nella testa pantea. Nettuno 
in effetti ha parte singolare nel mito di Orione, il quale, secondo 
altra variazione della favola , è detto figliuolo di Nettuno e di Eu- 
riale ; ed Esiodo ( ap. Eratosth. cataster. 32 J e Ferecide ( ap. 
Apollodor. p. m. 10- 11 ) dissero, che Orione, per dono del padre 
suo Nettuno, potea correre leggiero su i flutti del mare, deipari 
che su la^ terra: àoQr^ai ài aùrw òapizv , c3g rs ini twv xv[xa~oy; no- 
ptv&at, y>uQdms hà rcg yr t g. Il Genio alato, che col tridente in 
mano saltella, pare veramente accennare a quella facoltà data da 
Nettuno ad Orione. 

PLAVTIA , Hjpsaeus 

1 . P . f PS. E .S.C. Testa di Nettuno con tridente traverso. 

)( C . YPS/E . COS . PRIV . CEPIT. Giove fulminante in 
quadriga. 

2. P . YPS/E .S.C. Testa f eminile con benda o fascia intorno 
a 1 capelli • e delfino dietro essa. 

)( Lo stesso riverso che il precedente. 

L'Eckhel sospettò, che Giove fulminante dalV alto ànb ?ov v<pov$ 
alluda al nome YPSJEVS ; ed io mi studiai di confortare cotale 
allusione con nuovi riscontri ( Saggio , Elenco , not. 77 J. Mi 
avvenni poscia in altri riscontri che mi fanno congetturare dì 
altra allusione più spontanea allo stesso nome YPSiEVS , o 



Questo denario , assai pregevole per cotale particolarità, proviene da un antico ri- 
postino scoperto nel corrente anno 1834 a cinque miglia lontano da Reggio nella villa di 
.8. Bartolorameo in Sassoforte. Che poi il Genietlo (sebbene di per se non faccia che l'uf- 
ficio «li shubolc variante) pel suo particolare atteggiamento si leghi col tipo principale della 
testa pantea e segnatamente in riguardo a Nettuno , si comprova ad evidenza col riscontro 
<|i un denario di C. Pisone Frugi, proveniente da altro antico ripostiglio scopertosi nel i83i 
niella villa di San Cesario , il quale denario ha ciò di singolare , che nel diritto non ha 
simbolo variante nell'area , ma ne fanno le veci l'arco e la faretra , che , fuori dal con- 
sueto , veggonsi spuntare dietrp il collo della solita semplice testa d'Apollo. 



DELL' AB. CELESTINO CAVEDONI. l53 

HYPS^EVS (18). Diodpro Siculo (IV, 6gJ narra come, secondo le 
favole, dell 1 Oceano e di Teti nacquero più figliuoli insigniti del nome 
di fiumi; fra'quali Peneo, da cui fu denominato il fiume di Tessaglia: 
e che questi usando con una Ninfa ingenerò Ipseo e Stilbe. Pin- 
daro accenna a quella favola ove narra il ratto di Cirene, figliuola 
d'Ipseo , e dice che questi in seconda generazione provenia dalV 
Oceano ( Pytli, IX , iZ seg. ).. 

xovpa y 

'YWÉOI svpvfitx: 

og Accm3àv vnepónlw , 

TGWcàx.ig TjV [iavilevg , 

l£ '&KEÀNOY -yivog r,pug 

divvspog' ov nove LTtv- 

àou vXzìveag iv nwyoàg 

NAI.Z £Ùfpocv.$M<rx Un 

vziov ~kéyzt KPEIOI2' tVfxrev , 

Tatocg Svydvcp (19). 

La testa di Nettuno , e l'altra feminile col delfino , che, a parere 
del eh. Borghesi ( Decad. XI, osserv. 9 ), dee dirsi di Anfitrite , 
cioè delle due principali deità dell' acque , bene si ponno riferire 
alla favola & Ipseo nepote dell'Oceano. E mette a bene avvertire , 
che 1' Oceano e Teti , e tanto più Ipseo, non avendo simboli e 
forme proprie e distinte presso i Romani , potè ii monetiere , per 
accennare a quella favola, porre le teste ed attributi di Nettuno 
e di Anfitrite , principali deità del mare , e meglio riconoscibili. 



(18) La scrittura YPS/E, invece dell'altra HYPSS, , con l'omissione cioè del segno d'a- 
spirazione, al modo de' Greci , potrebbe dirsi usata a consiglio per vie meglio indicare 
l'allusione de' tipi ad una favola greca. 

(19) Lo Scoliaste di Pindaro avverte, clic Ferecide facea similmente I(>seo figliuolo Nafàos 
xcci Tlrnsiov: e che Acesandro diceva Ipseo figliuòlo di Peneo e di Fillira figliuola di Asopo. 
Ovidio C III Amor. VI, 3i ) accenna a Creusa rapita dal fiume Peneo. 

Tom. xxxix 20 



l5/| OSSERVAZIONI ECC. 

Cosi Fonto figliuolo di Giano ed Anteone figliuolo di Ercole, non 
avendo forse distintivi proprii, furono effigiati con le sembianze ed 
attributi dei padri loro nelle monete della Fonteia e della Livineia 
( ved. Append. al Sag. Fonteia ). Può inoltre congetturarsi che la 
testa barbata , con folta chioma e con tridente traverso , sia di 
Peneo fiume , poiché il fiume Strimone in moneta di Anfipoli di 
Macedonia tien nella destra un Tridente ( Se stini , Descr. N. v. , 
p. 90, n. 4* ) } e altre deità dell'acque , come Portiamo , hanno 
il Tridente ne' monumenti e presso gli scrittori antichi (v. Append. 
al Sag. Crepereia ). La testa feminile con fascia intorno cC capelli 
potrebbe pur dirsi di Teli, avola Ipseo o di Creusa , od altra 
Ninfa o Naiade madre di quell'eroe. 

Plinio (IV, i5j, nel novero de'fiumi di Tessaglia , dice: Ante 
cunctos claritate PENEVS , ortus iuxta Gomphos ; interque OS- 
SAM et OLY MPVM nemorosa convalle dejluens quingentis stadiis. 
"Virgilio ( Georg. I, 281 ) , accennando la gigantomachia , dice: 

Ter siènt conati imponere Pelio OSSAM 

Scilicet , atque OSSJE frondosum involgere OLY MPVM ; 

Ter PATER exstructos disiecit FVLMINE monte s. 

Pc' quali riscontri mi sembra assai verisimile , che P. Ipseo, il 
quale col tipo del diritto de' suoi denarii accennò verisimilmente 
alla favola dell'eroe Ipseo figliuolo del Peneo , col tipo di Giove 
fulminante in quadriga ripetuto nel riverso d'entrambi i suoi de- 
narii , accennar volesse ai giganti fulminati da Giove nelle contrade 
vicine al Peneo , padre del suo preleso arcavolo Ipseo. 

E perchè altri non mi apponga la taccia di sistematico ( che 
mollo mi graverebbe ) nell' interpretare le suddette medaglie , ed 
altre ancora , per via d' allusioni ; mostrerò con un esempio ; che 
vale per molti , quanto gli antichi Romani si piacessero delle allu- 
sioni medesime eziandio nelle scritture loro non ischerzevoli. M. 
Terenzio Vairone pose non poche allusioni ne' suoi libri delle cose 



dele'ab. celestino cavedom. i55 

rustiche , ed in ispezie nel libro III, ove parla degli uccelli dome- 
stici e d'altri , gì' interlocutori del suo dialogo hanno quasi tutti 
cognomi tratti da nomi d'uccelli, e ciascuno di essi discorre segna- 
tamente su Y uccello od altro subbietto, che sia allusivo al suo no- 
me o cognome. Insigne e granósissimo fra gli altri si è quest 
luogo di Vairone f R. R. III , 2 , 2J: Wenimus in villani . Ibi 
Appiani Claucìium augurem sedentem invenimus in subselliis , ut 
constili , si quid usus poposcisset , esset praesto. Sedebat ad sini- 
stram ei Cornelius MIAI f LA. consiliari familia ortus, et Fi /'celli us 
PAIO Realinus : ad dexleram Minutius PICA et M. Petronius 
PASSER. Ad quem quum accessimus , Axìus , Appio subridens 3 
Recipis nos , inquit , in tuum ORNITHONA , ubi sedes inter 
AVES? Ego vero , inquit, te praesertim , cuius AT'ES Jiospitales 
etiam nunc ructor. A Meruìa si dà licenza di parlare del Pavone 
dopo la partenza di Fircellio Pavone, ed Appio fa il primo ragio- 
namento su le api, e su l'incredibile natura di que' piccoli volatili 
(ib. c. VI , XVI etc.J (20). 

Le ricerche pertanto delle allusioni nelle antiche moneta non 
sono altrimenti sistematiche, ma conformi all'uso del pensare e del 
parlare degli antichi : lo che potrebbe di leggieri confermarsi con 
molti altri riscontri. 



(20) M. Vairone ebbe anche riguardo alle allusioni delle parti del subbietto da se trattato 
co' nomi delle persone, a cui dedicò i suoi tre libri De re rustica. Del primo dice egli 
espressamente ( R. R. I, J; II Praef.J: De agricullura librum FVNDANl/E uxori propter 
eius FVNDVM feci. 11 terzo, ove si ragiona specialmente degli uccelli della villa, è inti- 
tolato a P. Pinnio , nome derivato manifestamente da pinna o penna , che in latino si disse 
tanto degli uccelli che dei pesci, d'entrambi i quali tratta quel libro terzo, il libro secondo, 
dedicalo a Turranio Migro , tratta del bestiame e pastorizia , la quale può alludere a quel 
nome in riguardo al celebre Ijrrheits pastore de' regali armenti, presso cui Lavinia par- 
torì Silvio (Victor Or. G. R. 16 cf. Firg. Aen. VII, 485 J,- oppure rispetto alle voci Tau- 
rus , J'orus, o Ty rus corrispondente al greco Tvpòg . 



ERRORI. 



CORREZIONI. 



Pag. i44- lìn- ^4- ad orto od orto 

145. 18. xépxoa xépxog 

» lì. etimologico Magno . . . . Etimologico Magno 

146. Z.fiiov ìli ov 

» ' 4- xopxopvyèv . . xopxopvym 

» 3i. T£$ Ktpxvpa$ ....... rtic, Kspxvpag 

148. 12. alludono alludano 

3tx. ; M. Emilio ...... e|M. Emilio 

i5a. io. xo.òa.nsq X0.0kr.ip 



VICENDE 

DELLA PROPRIETÀ IN ITALIA 

DALLA CADUTA DELL'IMPERIO ROMANO 
FINO ALLO STABILIMENTO DEI FEUDI 



DEL CAVALIERE 



CARLO BAUDI DI YESME 



MEMBRO DELLA DEPUTAZIONE SOPRA GLI STUDII DI STORIA PATRIA 



157 



SPIRITO FOSSATI 



Si ex sentcntia successerit , bene erit opera posita. 

Sin minus, aggrediemur alia , quoniam quiescere 

non possumus. 

M. T. Cicero ad Q.fratrem, Ep. II, i4- 



Letta e premiata li 17 novembre i835. 



Fra le instituzioni , le quali, sorte nella oscurità del medio evo, 
maggiormente operarono sulle cose d'Italia, è certamente quella che 
nei tempi posteriori ebbe nome di Sistema Feudale. Ma, come fu 
giustamente osservato dall' Ac a demi a , se le condizioni delia pro- 
prietà durante l'imperio romano, e quelle che sorsero poi insieme 
col nome e collo stabilimento dei feudi furono copiosamente illu- 
strate non solo dagli eruditi nella esposizione della storia , ma an- 
cora dai giureconsulti nella interpretazione delle leggi: le vicende 



I 58 VICENDE DELLA PROPRIETÀ' IN 1TAMA 

della proprietà nel periodo intermedio , non meno utili a studiarsi 
ad uso delle leggi , furono pure non abastanza esplorate ad uso 
della storia. Quindi V Academia propose il tema Delle vicende 

DELLA PROPRIETÀ' DALLA CADUTA DELL'IMPERIO ROMANO FINO AL l' EPOCA 
DELLO STABILIMENTO DEI FEUDI IN ITALIA. 

Per definire a quale tempo sia da porre l'origine dei feudi , è 
necessario prima determinare che cosa intendiamo sotto il nome di 
Feudo. Considerato come possessione è il feudo: «Un bene stabile, 
» la successione al quale viene regolata con certe leggi, ed al cui 
« possessore è ingiunta l'obligazione di fedeltà e di alcuni deter- 
» minati servizii, e particolarmente del servizio militare ». Concorda 
questa nostra definizione del feudo con quella di Cujacio, il quale, 
in principio dei commentarli ai libri dei feudi, considerandolo come 
diritto , lo definisce : « ìus in praedio alieno in perpetuimi utendi 
» fruendi , quod prò beneficio dominus dai, ea lege , ut qui accipit 
» sibi fidem et miliiiae munus aliudve servitium exhibeat » . 

Tre sono i periodi principali della storia delle proprietà prima 
dello stabilimento universale dei feudi ; ed in ciascuno di questi 
periodi due le parti da considerare , siccome quelle che insieme 
congiunte diedero da prima norma alla condizione delle proprietà, 
e poscia origine al sistema stesso dei feudi: le proprietà stesse cioè, 
e le persone in quanto hanno relazione con le proprietà. In tre 
libri pertanto verrà diviso il nostro lavoro a norma dei tre periodi, 
in ciascuno dei quali le proprietà ebbero in Italia forma e condi- 
zioni in gran parte diverse. 

Nel primo libro, dopo accennate (Gap. I-V ) le condizioni delle 
proprietà e principalmente quelle dei coloni al cadere dello impe- 
rio , aggiungeremo alcune generali considerazioni sullo stato degli 
antichi Germani ( Gap, VI ); e poscia determineremo, per quanto 
ne sarà possibile, le mutazioni prodotte dalla distribuzione del terzo 



DEL CAV. TESIVI E E FOSSATI. I 5t) 

delle terre ai barbari raccogliticci di Odoacre ( Cap. VII ) , e quindi 
ai Goti di Teoclerico ( Cap. Vili ). Ricercato poi che avvenisse 
dopo la conquista dei Greci delle proprietà state prima degli Eruli 
e poi de' Goti ( Cap. IX ) , tratteremo della durata e delle vi- 
cende delle proprietà romane nelle province rimaste romano-greche 
(Cap. X ). In questo primo periodo, se bene l'Italia più volte fosse 
invasa da varie generazioni di Germani , e poscia durante lo spazio 
di presso ottanta anni loro soggetta , le leggi , le condizioni della 
proprietà , i municipii , lo stato intero delle cose conservossi ap- 
pieno romano. 

Nel secondo libro , per quanto ne verrà fatto in tanta oscurità 
di storie e scarsità di documenti , determineremo le mutazioni av- 
venute nelle province del nuovo regno longobardico (Cap. I-IV); 
la proprietà dei Longobardi ( Cap. VI ) , la parte regia e dei duchi 
( Cap. V ) , le vicende della proprietà degli antichi possessori ro- 
mani ( Cap. VII ) , e lo stato e varii diritti della Chiesa sotto i 
Longobardi ( Cap. Vili ). Sotto ciascuno aspetto esamineremo in 
che differiscano dai feudi i predetti varii modi di proprietà. In 
questo periodo sono le cose in istato quasi al tutto germanico , e 
conforme alle antiche instituzioni di quella nazione. Che se la Chiesa 
anche nel regno longobardico tenne pur vivo l'elemento romano , 
fu in questo intervallo privo di ogni autorità od influenza politica, 
se bene a poco a poco andasse pure maggiormente estendendosi e 
mescendosi all'elemento germanico. 

Nel terzo libro , in cui vedremo nuovamente confusi i due ele- 
menti ed anzi maggiore la forza dell'elemento romano, dopo avere 
brevemente discorso la storia e le instituzioni dei Franchi (Cap. I), 
e principalmente il progresso dei benefizii presso i medesimi (Cap. II), 
esporremo le mutazioni indotte dalla conquista nella giurisdizione e 
nei diritti dei magistrali (Cap. Ili), la potestà del clero e le immu- 
nità ecclesiastiche accresciute ( Cap. IV ) , i benefizii e le immunità 



l6o VICENDE DELLA PROPRIETÀ' IN ITALIA 

secolari introdotte , e le altre mutazioni recate nella proprietà 
( Gap. V ). Vedremo quindi lo sviluppo ed il compimento delle 
predette instituzioni causato dalla restaurazione dello imperio di 
Occidente, e dal corso degli avvenimenti (Gap. VI), e partico- 
larmente le esenzioni concesse ai vescovi dalla giurisdizione dei 
conti ( Gap. VII ). Finalmente tratteremo come a queste tenesse 
dietro lo stabilimento dei feudi nella Italia superiore ( Gap. Vili ), 
e come tra breve diventassero universali in Italia ( Gap. IX ). 



DEL CAV. VESME E FOSSATI 



161 




CAPITOLO I. 

CONDIZIONE DELLE PERSONE E DELLE PROPRIETÀ' 
NEGLI ULTIMI TEMPI DELLA REPUBLICA. 

I\.oma , come sogliono tutti gli stati che ebbero origine indipen- 
dente, altro non fu da principio che una congregazione di uomini 
convenuti da varii luoghi per propria difesa e sicurezza (i). Signo- 
reggiata primamente dai re , per la superba dominazione di Tar- 
quinio ne scosse il giogo , e si resse a republica sotto proprii ma- 
gistrati. Premio di loro fatiche erano la propina gloria, e la salute 
della patria. Volontario correva il Romano alle armi per la terra 
nativa, e del pari erano ignoti gli stipendi! agl'impiegati sì civili 
che niililari , ed i tributi sulle persone o sulle proprietà dei citta- 
dini. Solo allorquando si dovette sostenere contro Vejo, lunge venti 
miglia da Roma, una guerra di dieci anni, il senato romano a ri- 
storare le fatiche e prevenire i romori dei cittadini , ed impedire 
che si abbandonassero le insegne, stabilì ai soldati un soldo rego- 
lare (2). Fu questo ritratto dalle proprietà dei cittadini; quindi il 
primo tributo regolare in Roma dopo l'espulsione dei re , il quale 



(1) Machiav. Discorsi, lib. I, cap. 1. 
(a) Livii IV, 5 9 , 60 , V. 7. 

Tom. xxxix 2 1 



162 VICENDE DELLA PROPRIETÀ' IH ITALIA 

tuttavia cessò quando , estese le conquiste , e vinta la guerra ma- 
cedonica , Paolo Emilio della preda e delle spoglie di Perseo in- 
trodusse nello erario ducento trenta milioni di scsterzii (1). Le 
crescenti somme formate dai tributi diretti, ai quali erano soggette 
le province , ampiamente supplivano alle spese dello stato ; onde 
fino agli ultimi tempi della republica i beni dei cittadini furono 
esenti da tributo , e piena e libera di ogni pubblico peso la loro 
proprietà. 

Erano pertanto su questa varii i diritti secondo la varietà degli 
uomini e delle cose. Degli uomini la principale distinzione era in 
liberi e servi (2). La servitù ebbe origine dalle conquiste , ed i 
primi servi furono prigionieri di guerra (3). Una era la condizione 
dei servi (4) ; privi di stato , non persone ma cose , erano come 
queste soggetti al pieno arbitrio del padrone. I liberi sotto tre 
aspetti si distinguevano, considerato il loro stato o persona: im- 
perciocché od erano ingenui, o libertini ; o cittadini, stranieri; 
o padri famiglia , o figlifamiglia. Questa ultima distinzione , come 
estranea al nostro soggetto , tralascieremo. Ingenui dicevansi quelli 
che erano liberi dalla nascita (5) ; libertini quelli che erano stati 
liberati di servitù (6). Considerata la cittadinanza i liberi si distin- 
guevano in cittadini , latini coloni e stranieri deditizii. I cittadini 
s>i dividevano in cives optimo iure , i quali cioè potevano dare il 
suffragio nella loro tribù ed avere cariche {suffragium et honores); 
ed in cives non optimo iure (7). Dopo la guerra sociale tutti gli 



(1) Plin. Hist. Nat. XXXIII , 17 ; Cic. de Qffic.U, 22. 

(2) « Summa itaque divisio de iure personarum haec est, quod omnes homines aui liberi 
» sunt, aut servt~n. Princ. Jnstit. de iure person. ; Gaii Inètti. I, 9. 

(3) « Servi autem ex eo appellati sunt , quod imperalores captivos vendere , ac per hoc 
» servare nec occidere solent ; qui edam mancipia dicti sunt , eo quod ab hostibus manu 
» capiuntur ». § 3 Inslit. eod. 

(4) « In cervorum canditione nulla est differentia ». § 5 Instit. eod. 

(5) Princip. Instit. de ingcnuis. 

(6) Princip. Inslit. de Ubertiiiis. 

(7) ©abiijtip, 0cf4>i(btc ìeè toniifdjfn dìciitè irti SCÌittelalff r, Jt. II. 



DEL CAV. VESME E FOSSATI. l63 

abitatori d'Italia furono cittadini romani (i) e ne goderono i varii 
diritti (2). I Latini coloni non avevano facoltà nè di nozze nè di 
fare testamento, nè di ricevere eredità o legato (3). Stranieri tledi- 
tizii finalmente erano quelli « qui quondam advèrsus populum roma- 
» num arniìs susceptis pugnaverunt, et deinde vieti se dediderunt n (4). 

Due maniere di dominio distinguevano i Romani, il quirilario ed 
il bonitario ; ai quali rispondeva la divisione delle cose in mancipi 
e nec mancipi. Mancipi erano i fondi italici , i diritti e servitù che 
li riguardavano, ed inoltre, ove spettassero a cittadini romani, lo 
erano i servi , e quelli fra gli animali « quae dorso , collove do- 
» mantur » (5). La mancipazione era una vendita imaginaria propria 
dei soli cittadini romani , nella quale « adhibitis non minus quam 
)) quinque testibus civibus romanis puberibus , et pr aeterea alio 
xt eiusdem conditionis , qui libram aeneam teneat , qui appellatur 
» libripens ; is qui mancipio accipit rem tenens ita dicit: Jiunc ego 
» hominem ex iure Quiritium meuin esse aio, isque mihi 
» emptus est hoc aere aeneaque libra; deinde aere percutit 
» libram , idque aes dat ei a quo mancipio accipit , quasi pretii 
» loco ■>) (6). Dalle parole colle quali se ne compieva la traslazione 
venne al dominio stesso il nome di quiritario. Tutte le altre cose 
erano nec mancipi (7) ; ed il dominio delle medesime dicevasi bo- 
nitario , perchè non tenevansi come in pieno dominio, ma solo in 
bonis del possessore. 

Ma la principale differenza tra l'Italia e le province consisteva 
nei tributi,- ai quali i fondi di queste erano soggetti, mentre quella 
ne era immune. Imperciocché sebbene sotto il consolato d'Irzio e 



(1) Gibbon's History of the decline and fall of the Roman Empire, Ch. II. 

(2) Giannonc, Istoria civile del regno di Napoli, lib. I , cap. I. 

(3) Gaii Instil. passim ; Ulp. fragm. tit. 19, § 4 > 20 , § 8 , ei aliò. 

(4) Gaii Instit. 1 , 14. 

(5) Ulp. regulavum (vulgo fragm. ex corp. Ulpiani ) , tit. 19, § 1 ,• Gaii Instit. I, lao. 

(6) Gaii Instit. I, 119. 

(7) Ulp. dict. tit. 19 , § 1. 



l64 VICENDE DELLA PROPRIETÀ' lil ITALIA 

Pausa nella prima guerra tra Ottaviano ed Antonio ricominciarono 
i Romani a sentire il peso dei tributi , onci' erano stati esenti dal 
trionfo di Paolo Emilio sopra Perseo (i), non erano tuttavia questi 
gravami se non indiretti e leggieri ; laddove a tutte le province, 
« quasi victoriae praemium ac poena belli » (2), era imposto un 
tributo , a cui dalla varia forma era dato nome di vectigal o di 
stipendium. In alcune province consisteva in denari , in altre pa- 
ssivasi una varia quota in frutti \ come la quinta 9 la settima , la 
decima , od altra tale (3). 

In terzo luogo finalmente differiva l'Italia dalle province nella 
forma del governo municipale. Le varie forme di reggimento cit- 
tadino che avevano luogo sotto i Romani possono ridursi alle co- 
lonie ed ai municipii. Fu l'Italia da' tempi più remoti la terra delle 
città 5 e .j secondo la testimonianza di un antico scrittore (4), giun- 
gevano al numero eli mille cento novanta sette. Quasi ciascuna di 
queste formava una separata republica. Poiché caddero sotto la do- 
minazione romana, quantunque prima della guerra sociale non tutte 
godessero di tale diritto, fu dopo questa a tutte conservato o re- 
stituito l'antico modo di governo cittadino, ed agli abitanti concessa 
la cittadinanza romana. Le città che godevano sì fatta libertà di 
governo furono dette municipii. Secondo Ulpiano (5) « proprie qui- 
« eleni municipes appellantur muneris participes »; il quale 
nome perciò in questi tempi comprendeva tutti i membri del mu- 
nicipio. Era il municipio la condizione più onorifica di governo , 
ed i principali suoi diritti si erano la libera elezione dei magistrati. 



(1) Plutarch. in Mmil. 38 : « togovt&v e'iq rò ?>ri[j.ÒGiov tòts •%pyu.&Tcoy vrfavrov TeSévrcov, 
» aste yuixért iéUtfeu tov à«/xov sìasvsyxs'ìv , a^pi tgòv l IpTiov xcà IJa.vaa %póva>v , ot ntpì 

» TÒV lipCÒTQV 'JVTOVtOU XOiì KcUffftpOS TOÀf/XOy V7CtXT£V(j&V » . 

(2) Cicero in Ferrera l. Ili , c. G. 

(3.) Hyginus , de limitibas constiiuendis , p. 198, ed. Goesii. 

(4) JEliaii, Var. Hist. lib. IX, cap. 16. 

(5) L, 1 , § 1 , jf. ad municipalem. 



DEL CAV. YESME E FOSSATI. 1 65 

fra i membri del municipio, e la facoltà di governarsi con proprie 
leggi confermate dal popolo nelle pubbliche adunanze o comizii(i). 

Ai municipi) seguivano in grado le colonie. Usarono i Romani 
fino dai primi tempi della città di popolare colla gente in Roma 
soprabbondante le città dello stato vuole di abitatori, e per questo 
mezzo contenere nella soggezione le città venute recentemente sotto 
il loro dominio. Distribuì vasi a questi nuovi abitatori una porzione di 
terreno nel territorio della città, ed a questa davasi il nome di colonia. 
Non avevano le colonie leggi proprie, ed al tutto seguivano le leggi 
e le «istituzioni romane ; ma ritenevano il diritto di crearsi proprii 
magistrati , ed i loro abitanti avevano la piena cittadinanza romana. 

S'incontrano in Italia alcune città con diversa forma di governo, 
dette prefetture. Queste od erano ridotte a tale condizione in pena 
di ribellione e di simili colpe, come Capua al tempo della seconda 
guerra punica (2); ed allora erano prive di ogni concilio e magi- 
strato municipale : o volontariamente si sottoponevano ad un pre- 
fetto mandato da Roma, come Capua prima della guerra punica (3); 
ed in questo caso il prefetto teneva le veci dei duumviri, e la città 
aveva tutti gli altri suoi magistrati. Ma fino dai primi tempi dello 
imperio erano al tutto cessate le prefetture (4), ed erano state re- 
stituite a forma di municipio , o ridotte a colonia, come Capua 
stessa da Cesare (5). 

Queste tre differenze tra l'Italia e le province costituirono il gius 
italico, di cui ne' tempi seguenti forono fatte partecipi alcune città 
delle province , ed intorno al quale sì discordi sentenze tennero 
gli storici ed i giureconsulti (6). Tanto più importante riesce di 



(1) Auli belili lib. XVI , cap. i3. 

(2) Liv. XXVI , 16. 

(3) Liv. IX, 20. 

(4) Festus , V. Praefectura. 

(5) Dio Cassius, XXXVIII, 7. 

(6) Tiene la medesima sentenza ©abignt?, vbtt bie tomif^t ©uturbftfafllmg , 2t 2ll>f4in., e ®t$i)\S)tc ' 
u, f. t». , IV 23<m% ©. 466. 



l66 VICENDE DELLA PROPRIETÀ' IN ITALIA 

bene definirne la natura, in quanto dal medesimo molti dedussero 
la varia condizione degl'impieghi e delle proprietà sotto le domina- 
zioni germaniche in Italia. 

Questo era lo stato delle persone e delle proprietà, queste le 
varie forme di governo che avevano luogo nel tempo che la romana 
republica , seguendo la perpetua vicissitudine degli stati (i), fu 
dalle guerre civili e dalle ambizioni private tratta a quel termine, 
che suole avere ogni ampia republica ; e sotto Augusto ed i suc- 
cessori si ridusse ad un'autocrazia militare velata di alcune forme 
di libertà , e andò di mano in mano soggetta alle importanti mu- 
tazioni necessarie in questo nuovo governo. I passi principali nella 
innovazione delle cose si fecero regnanti i due primi imperatori , 
Augusto e Tiberio. 

CAPITOLO IL 



MUTAZIONI INTRODOTTE DA AUGUSTO E DA TIBERIO. 

Primo effetto della caduta della republica fu che al tutto ces- 
sarono le conquiste , ed oramai contro i nemici del romano im- 
perio si combattè per la salvezza non per la gloria. Legò Augusto 
a' suoi successori Io avviso, al quale quasi costantemente si atten- 
nero , di non tentare di spingere i confini dello imperio oltre i li- 
miti , che pareva avergli prescritto la natura : a ponente l'Oceano 
Atlantico , a tramontana il Reno ed il Danubio , ad oriente 1' Eu- 
frate , a mezzogiorno i deserti di Africa e di Arabia (2). 

Principale intento di tale consiglio era il togliere di mano agl'Ita- 
liani il pericoloso privilegio delle armi , sotto velo di riposarli dalle 



Machiav. Discorsi. Lib. I , cap. a. 
(•2) Giòbotl's History , Ch. I. 



DEL CAV. VESME E FOSSATI. iQn 

fatiche e dare loro a godere tranquillamente il frullo di loro vittorie. 
Questo ne attesta apertamente Erodiano (i): « Oi yùp notzà z'hv 'IzoùJotv 
» otvSpaTxoi , onXav xcà noXép.av TìdXà.1 ànrXXoty pivot , yeapyta noti eìprivn 
y> Txpogev/ov. eg cgov p.ev yv.p vnò §Yjp.onpotxior.g za 'Vapatav àicpnelzo, 
» noti v5 lùynXriZog If&réprs zovg zà noXepino) Gzpazrri'hoovza.g } èv onXotg 
)) 'IvotXi&zai notvzeg r.Gotv , noà yr t v noti SdXazzc.v inveteravi o , "EXXr/ffi 
» TxoXep.riGot.vzeg noà fiàp&ccpoig • ovfìé zi r]v yr,g pipài $ v-Xip.ot ovpavoù , 
» o7xov> pri 'Vap.cdot zw «pyriv e^ézetvav. 'B| où di £*g rey leGotozov 
» Txepiriì.^ev % p.ovotpyiot } ''IzotXiùzotg piv nova» àvérxotuGe noti z&v otxXoìv 
» iyvpvaGs , tppovptot fìè noti Gzpotzónedot r«g otpyjig npov&dXezo , piG*3o* 
>i aopovg ini pr t zoig GizripeGioig Gzpaziuzo-.g nazotGzriGup.evog àvzi zeiyovg 
•» Z'cg ''Pap.ott'av òtpyrg ' nozotp.àv ze p.eyùeGi , noti zdtppav ri èpav Ttpo- 
» fìXinpotGiv , epr,p.<p ze y/j noti dvGfìdzy (ppccigatg zr t v òtpyr,.v òyypaGOtzo », 
Da questo passo , poco finora considerato dagli storici , facilmente 
si spiega tutto il sistema militare dei tempi dello imperio, cui altri 
pretese introdotto da Costantino , e che fu poi la cagione princi- 
pale dell' eccidio dello imperio. Erano queste nuove soldatesche 
estratte fra i nativi delle province ov'erano poste a presidio (2) , 
lasciate in esse a difesa delle frontiere ; onde fu che la popola- 
zione delle province limitanee divenne quasi esclusivamente mili- 
tare. A questi soldati, principalmente ai veterani, cominciarono a 
concedersi terre del publico , talvolta anche dei privati. Se meno 
indubie testimonianze ci rimanessero non parrebbe credibile che, 
cessati appena i tempi della republica , perfino un principe tanto 
cauto e pi-udente, quale fu Augusto, sia disceso ed un atto, quale 
appena oserebbe ai nostri giorni il più sfrenato tiranno di uno 



(1) Herodiani Historiarum Romanarum lib. Il , c. in 

(2) Herodiani Hist. II, io: ove intorno ai soldati di Severo nativi del Norico e della 
Pannonia (l'Austria moderna) osserva come: « cÓ07t£p ì>è tot. Occp.a.Ta. ol ixéÌGS a.vòpco'nQi 
» Y£vva.i'oTa.To'i ts xoù (xsya.'kot eisì, xoù ispos, u.h.yjxc, sniTiiììstoi xoù <povixoÓTa,Tor ovtco xaÀ to\<; 
» àfavoiag 7To6%£ìs, xa.1 fjài pgùì'ico$ Cvveìvou "èvva.ixsvoi, si ti ju.frà ■na.vovpyta.c, ri ììó'kov XéyoiTO 

» il Ttp O.TTOITQ » . 



l68 VICENDE DELLA PROPRIETÀ' IN ITALIA 

imperio da lunghi anni avvezzo all'autocrazia (i). Queste terre, le 
quali , secondo alcuni , già da quei tempi avevano nome di bene- 
fìzii (2) , ci ritraggono la prima idea di quello che fu poi detto 
sistema feudale, e del quale andiamo investigando le origini. Comin- 
ciarono quindi i soldati colle loro famiglie ad avere proprio foro (3), 
onde i capi della milizia entrarono a parte della giurisdizione. Questa 
estendevasi da prima solo alle cause criminàli , poi anche alle ci- 
vili ; e non solamente ove ambo i contendenti fossero soldati , ma 
eziandio ove il solo accusato , quando il consentisse lo accusatore 
(4). Così dello esercito venne formandosi un corpo separato in tutto 
di domicilio e d' interessi dal resto della nazione , e dipendente 
dal solo cenno degli imperatori. Sforzavansi questi vie più con 
ampie largizioni di rendersi fedeli e bene affette le soldatesche ; e 
siccome di necessità cadde in loro potestà la elezione degli im- 
peratori , enormi somme dovevano questi profondere a ciascheduno 
dei soldati in occasione della assunzione al trono. Nacque da tali 
ordinamenti una totale sfrenatezza nella disciplina militare , che 
non poco contribuì alla rovina dello imperio : che anzi molti furono 
gl'imperatori, ai quali fu tolto regno e vita dallo esercito, divenuto 
oramai solo arbitro e possessore della forza dello stato. D' allora 
in poi poche volte, sotto alcuni migliori imperatori, fu l'esercito 
osservante della disciplina militare , come sotto Aureliano e sotto 
Probo ; al quale nondimeno costò la vita il tentare di restituire 
l'antica disciplina (5). 



(1) Virgil. Egl. I e IX. Pfon solo l' agro cremonese , a ciò destinato , fu da Augusto 
distribuito ai veterani, ma non bastando, venne ai possessori tolta parte del mantovano , 
solo perckè infortunatamente a quello vicina. 

« En quo discordia ciVes 

» Produxit miseros ! » 

(2) Winspeare , Storia degli abusi feudali , nota 25<). 

(3) L. 2 C. Th. de iurisd. ; l. 9 C. Th. eod. 

(4) L. 6 C. I. eod. 

(5) Hist. Aug. p. 2ii , 236. 



DEL CAV. VESME E FOSSATI. 169 

Dopo l'esercito , al senato si rivolsero le cure di Augusto; atten- 
dendo a scemarne la indipendenza , principalmente col diminuire 
il numero dei senatori (i); prescrivendo inoltre a maggiore sicu- 
rezza , che il censo dei senatori ascendesse almeno ad un milione 
e ducento mila sesterzii (2). Anche nelle altre città indirettamente 
tolse la libera elezione dei magistrali municipali , restringendo ai 
decurioni il diritto dei suffragii , e sottoponendoli alla obligazione 
di mandarli a Roma per esservi confermati (3). Quello, che Augusto 
fece nei municipi] e nelle colonie, Tiberio introdusse in Roma, re- 
stringendo al solo senato la facollà dei suffragii ed abolendo i co- 
mizi i popolari (4). Decadde in conseguenza l'autorità dei cives non 
optimo iure o plebeji , e crebbe quella dei cives optimo iure o 
decurioni , ai quali quindi si restrinse l'appellazione di municipes. 
Pertanto il decurionato fu sotto Augusto e Tiberio "vantaggioso tut- 
tora ed onorevole , e , perchè ereditario , condusse le famiglie de- 
curionali a non mediocre potenza (5). 

Massima inoltre fu la cura di Augusto che troppo non si esten- 
dessero i diritti della cittadinanza romana, ed il popolo si serbasse 
immune da ogni collii vione di sangue peregrino o servile (6). Sì 
grande era di fatto il numero dei servi (7), e tanti talvolta ne 
aveva un solo padrone, che Ateneo ci attesta come fossero a' suoi 
tempi moltissimi Romani , i quali per sola pompa e per seguito 
tenevano dieci ed anche venti e più migliaja di servi (8). Trattossi 



(1) Sveton. in August. c. 35. 

(2) Ibid. , c. 4'- 

(3) Ibid. , c. 46. 

(4) Taciti Annal. I , i5. 

(5) CuDignij, &c(i). u. f. tv., 5t. II. 

(6) Sveton. in August. cap. ^o. 

(7) Plin. Hist. Nat. XX XIII, 47. 

(8) Athenaeus Dipnosoplnst. lib.Vl, c. io4- « Kcù ykp [Mvpiovg, "/.cù ^vgfJLVptOVS 1 , xal tri 

s Tike'tovq Sè, % à/j.7ioXXo t x£xtwto.c, ovxénì npoGÓSoisàè, àXX'oì 7iXs ìov$ tcòv 'Pcu/xa/cuv 

»• av/j-npogióvras scovai tov$ nXelstovg » . 

Tom. xxxix 22 



1^0 VICENDE DELLA PROPRIETÀ' US ITALIA. 

•di dare loro un'assisa o abito distinto ; ma venne rigettata la pro- 
posta per timore di non farli avveduti, quanto il loro numero ec- 
cedesse quello dei liberi (r), e di non ridestare così una guerra 
servile , alcuno esempio della quale si rinnovò di fatto in Sicilia (s). 

In conseguenza dello straordinario numero degli schiavi grandis- 
simo era quello dei liberti. Non possiamo meglio ritrarlo che colle 
parole di Tacito : « Hinc plerinsique tribus , decurias , ministeria 
» magistratibus et sacerdotibus , cohortes edam in urbe conscriptas; 
» et pluvimis equitum , plerisque senatorìbus non aliunde originem 
» tvahi. Si separentur libertini, manifestam Jore p emiri am 
ing enuorum » (3). Prima di Augusto acquistavano i liberti colla li- 
bertà anche il pieno diritto dì cittadinanza, quale competeva allo stesso 
manomettente. Augusto « servos non contentili, multis difficiiUatibus 
« a liberiate , et multo pluribus a liberiate imla removisse , cum 
» et de numero et de conditione ac differentìa eorum , qui manu- 
» mitterentur, curiose cavisset, hoc quoque adiecit, ne vinclus un- 
ii quam tortusve quis ulto libertatis genere civitatem adipiscere- 
» tur-» (4). Furono da Augusto distinte tre guise di liberti, a si- 
militudine delle tre condizioni , di cui , rispetto alla città , erano 
gli uomini liberi ; e ad alcuni fu concesso il pieno diritto di citta- 
dini romani, ad altri quello di latini coloni, ed altri furono fatti 
pari ai deditizii (5). Colla legge Ella Senzia venne da lui prescritto: 
« ut qui servi a dominis poenae nomine vincti sint , quibusve stig- 
li mata in scripta sint, deve quibus ob noscam quaestio tormentis 
» habita sit , et in ea nosco, jìiisse convieti sint, quique ut ferro 
» aut cum bestiis depugna reni traditi sint , inve ludum custodiainve 



(i) Seneca de dementici lib. I , cap. i!± : « quantum periculum imminerct si servi nostri 
» numerare nos coepissent ». 
(a) Diod. Sicul. lib. XXXIV. 

(3) Tac. Annal. XIII, 27. 

(4) Sfeton. in August. c. l\0. 

(5) Ulpian. regular. til. 1 , § 5. 



DFL C'àV. VESME E FOSSATI. I ^ I 

» coniecti faerint , et posiea vcl ab eodem domino vel ab alio ma- 
» munissi , ciusdem conditionis liberi fiant , cuius conditionis sunt 

» peregrini dediticii lluius ergo turpitudinis servos quocum- 

» qite modo et, cuiuscumque aetatis manumissos , etsi pieno iure 
» dominorwn fiterint , namquain aut cwes romanos ani latinos fieri 
» dicemus , sed omnimodo dediticiorum numero constitui intellige- 
» mus » (i). Qualunque alìro schiavo affrancato diventava cittadino 
romano se concorrevano in lui queste tre doti : di essere maggiore 
di trenta anni , di essere nel dominio quiritario del padrone, e di 
venire Ulcerato con legitima manomessione , cioè o per vindicta 
ossia per atto giuridico dinanzi al pretore, o per censo, o per te- 
stamento ; se una delle tre doti gli mancava diveniva latino (2). 
Venne ollraciò tolto ai padroni il diritto di uccidere i servi, e per 
legge statuito che colui , il quale usasse violenti ingiusti modi con 
un suo servo, fosse ohligato di affrancarlo, o di venderlo a giusto 
prezzo. 

Per tenere a freno i liberti o castigarne la ingratitudine i pa- 
troni nei casi dei maggiori misfatti avevano sopra di essi alcuni di- 
ritti di punizione. Trattossi eziandio nei tempi seguenti di accre- 
scerli , ma non venne fatto (3). Erano queste punizioni ora maggiori 
ora minori secondo la gravità delle colpe ; varie ancora in diversi 
tempi. Imperciochè per la legge Elia Senzia sotto Augusto fu con- 
cesso di mettere un liberto ingrato ai lavori delle latumie (4); lad- 
dove sotto Nerone per simile delitto il patrono non aveva facoltà 
d'infliggere altra pena che del bando di venti miglia nelle parli 
di Campania (5). Fu di mano in mano ai tempi di Severo , di 
Diocleziano, di Massimiano e di Costantino concesso ed esteso ai 



(r) Gaii Instit. I, i3 , i5. 

(a) Gaii Instit. I, ly , sq. ; Ulpian. regul. tit. i , § G , sq>. 

(3) Tac. Annal. XIII , 27. 

(4) Corniti. Golìi, ad leg. 1 Cod. Th. de hered. pct. 

(5) Tac. Annal. XIII , 26. 



1^3 VICENDE DELLA PROPRIETÀ' I1S ITALIA 

patroni il diritto di ridurre il liberto ingrato in servitù. Non iuflig- 
gevasi tuttavia sì fatta pena che pei maggiori delitti ; pei minori o 
veniva loro ristretta la libertà , od erano condannati ai metalli , o 
puniti in altro simile modo (i). Queste pene imponeva il senato 
esaminandone la causa dietro alle accuse del patrono (2). 

Pare che Augusto volesse ridurre ad una stessa forma i tributi 
delle province ; ed a questo intento sembrano diretti il grande censo 
da lui ordinato ed i campi [tutti fatti definire ed allibrare , come 
ne riferisce Cassiodoro (3). Accrebbe inoltre anche sulla Italia il 
peso dei tributi indiretti, ai quali, come vedemmo , era stata dopo 
lungo intervallo nuovamente assoggettala al tempo delle guèrre ci- 
vili (4). I principali sotto Augusto furono i dazii, la centesima delle 
cose venali e la tassa sulle eredità e sui legati. I dazii (portoria) 
in Italia già esistevano ai tempi della republica (5) ; e, secondo la 
qualità delle merci su cui erano imposti , variavano da una ottava 
ad una decima quarta parte del loro valore. La centesima delle cose 
venali fu instituita da Augusto dopo le guerre civili l'anno DCCLIX 
di Roma (6) , venne per breve tempo ridotta da Tiberio alla du- 
centesima , poscia da lui stesso restituita all' antica misura (7) , e 
finalmente abrogata al tutto da Caligola (8). Ammontava a sì grande 
somma , che Tiberio ebbe a dire « militare aerarium eo subsidio 
» niti » (9). Fu parimente da Augusto, non senza difficoltà, introdotta 



(t) L. 11 pnnc. ff. quod metus causa; v. inoltre Comm. Goth. ad l. i Cod. Theod. de 
hered. pet. 

(2) Tacit. Annoi. XIII, 27. 

(3) Cassiod. variar. Ili , 52. 

(4) « Plerasque vectigalium societates a consulibus et tribunis plebis constitutas , acri 
» etiam populi romani tnm liberiate >■ . Tacit. Annoi. XIII , 5o. 

(5) Cicero ad Altic. II ,16. 

(6) Dio Cassius lib. LV; Tacit. Annali , 78. 

(7) Dio Cassius lib. LFHI -, « réXog ìSia.xooioGTm é'%ov, huxToartiy rijuye » . 

(8) Ibid. lib. LIX. 

(y) Tacit. Annoi. 1 , 78. 



DEL CAV. VESME E FOSSATI. 1^3 

la tassa sui legati e sulle eredità , stata da lui determinata ad una 
vigesima (i), e da alcuni de' suoi successori accresciuta del doppio. 



CAPITOLO III. 

GOVERNO MUNICIPALE , SISTEMA TRIBUTARIO E STATO DELLA PROPRIETÀ* 
SOTTO I SEGUENTI IMPERATORI FINO A DIOCLEZIANO. 

La principale mutazione seguila in questo intervallo nello impe- 
rio , dalla quale provenne la maggior parte delle mutazioni succes- 
sive nei varii diritti della proprietà e delle persone , fu l' essere 
da Antonino Caracalla stata estesa a tutte indifferentemente le pro- 
vince la cittadinanza romana propria prima della Italia (2). L'in- 
tento di tale concessione fu primamente di afforzare la monarchia, 
spegnendo, collo accomunarli, i pericolosi privilegii degl'Italiani; 
poscia di estendere sotto velo di grazia compra a prezzo d' oro 
anche sulle province quelli fra i tributi indiretti , che erano da 
prima stati proprii dei cittadini romani o della Italia immune 
tuttora dalle imposizioni dirette. Ma colla estensione della cittadi- 
nanza non fu estesa alle province l'immunità dai tributi, stata prima 
principale contrasegno dei cittadini romani ; onde questa conces- 
sione niuna differenza indusse sulle terre nelle province , e solo 
mutò la condizione degl'individui. L'abolizione di ogni differenza 
tra i cittadini romani ed i provinciali fu col tempo origine di un'al- 
tra differenza che s'introdusse di mano in mano tra i cittadini; della 
distinzione cioè in Arti o caste , donde a poco a poco nacque la 
consuetudine delle professioni ereditarie (3). I primi esempii di tale 



(1) Dio Cassi us, lib. LV. 

(2) « In orbe romano qui sunt , ex constìtutione imperatoris Antonini cives romani effecti 
» sunt ». Leg. 17 ff. de statu hominum ; Dio Cassius lib. LXXVll , 9. 

(3) Gibbon's Hislory, Ch. VI. 



1^4 VICENDE DELLA PROPRIETÀ' IN ITALIA 

consuetudine furono effetto delle mutazioni introdotte dai primi im- 
peratori nei governi municipali. 

La cittadinanza romana estesa alle province più sempre dileguò 
le antiche differenze tra i municipii e le colonie (i). In tutte le 
città dello imperio il governo municipale era in mano di una classe 
distinta, ereditaria di cittadini , detta Curia, onde venne a' suoi 
membri il nome di Decurioni. Per simjglianza tra le curie delle 
città ed il senato di Roma, a cui esempio erano ordinate, trovasi 
pure non di raro dato loro il nome di senato ed ai decurioni di 
senatori. Ma se utile ed onorevole da principio era stata la carica 
dei decurioni, col crescere della oppressione divenne insopportabile 
il loro stato , aborrita la condizione. Direttamente sottoposti alle 
avanie dei prefetti; risponsabili dei loro colleglli e dei successori, 
cui erano tenuti ad eleggere essi medesimi; obligati a pagare al 
fìsco 1' intera somma dèi tributi imposti alle loro città , ancorché 
spesso riescisse loro impossibile di riscuoterli dalle persone che vi 
andavano soggette: ogni mezzo tentavano per sottrarsi a tanto peso, 
perfino anteponendo a tale stato l'abbandono di ogni avere , e la 
stessa servitù. Ma cercati erano costretti a forza all'antica condizione. 
Si diede opera di moltiplicarne il numero moltissimi privilegii con- 
cedendo al loro stato , ma indarno. Condannavansi le persone a 
modo di pena ad entrare nella curia ( abuso il quale non fu proi- 
bito (2) se non dopo lungo tratto da Valentiniano ) , e colla pre- 
sentazione alla curia legitimavansi i figli naturali, dei quali non 
poteva non essere grandissimo il numero in tanta corruzione di 



(1) Per non moltiplicare inutilmente le citazioni premettiamo che in quanto riguarda i 
magistrati municipali abbiamo seguito principalmente il signor di Savigny nel II capitolo 
della sua storia del diritto romano nel medio evo, il quale, secondo il conte Cesare Balbo 
( in una nota aggiunta alla Parte III , § 8 alla traduzione che tra poco è per publicare 
dell'opera del Dottore Enrico Leo sulla costituzione delle città lombarde prima della veuuta 
di Federico l in Italia), è « appunto uno de' più bei' capitoli » di quella interessantissima 
opera. 

(a) L. 66 Cod. Th. de decurioitibus. 



DEL CAV. VBSME E FOSSATI 1^5 

costumi e scarsezza di maininomi. Oltre questi varii modi , mezzo 
ordinario di entrare nella curia era la elezione stessa dei decu- 
rioni (i); ed era prescritto che questa dovesse cadere sui più no- 
bili e sui più ricchi fra i possessori della città , e che l'eletto a- 
vesse compiuto almeno venticinque anni , età che fu poi ristretta 
a soli anni dieciotto. Chi fosse legi tintamente stato eletto a decu- 
rione non poteva ricusare l'uffizio. Non aveva ad essere eletto chi 
non possedesse almeno venticinque jugeri , ed era ad ogni decu- 
rione proibito alienare le proprie facoltà , anzi era costretto a ri- 
prenderle ove le abbandonasse per sottrarsi ai pesi del suo stato (2). 

11 primo magistrato delle città d'Italia e di quelle che godevano 
del gius italico , erano i duumviri , ed in alcuni luoghi i triumviri 
od i quatuorviri iuri dicundo , detti anche semplicemente il Magi- 
strato , corrispondenti ai consoli di Roma, e coni' essi ornati dei 
fasci. Nelle inscrizioni li troviamo pure detti consoli, e talvolta dit- 
tatori. Annua era per l'ordinario loro carica , e venivano eletti fra 
i più vecchi dei decurioni e fra quelli che già avessero occupate 
le altre magistrature (3). Giudicavano in prima instanza nelle cause 
degli abitatori della città e del territorio, quelli eccettuati che fos- 
sero spezialmente esenti dal loro foro, quali erano i magisìrati stessi ? 
gì' impiegati imperiali , e , come vedemmo , i soldati. Avevano da 
principio giurisdizione illimitata 5 fu quindi più o meno ristretta 
secondo la varietà dei luoghi e dei tempi. Dai duumviri si appel- 
lava agl'impiegati dello imperatore. 

Doppio essendo l'uffizio dei duumviri in Italia, il giudicare ed il 
reggere la curia , nelle città che non avevano questo magistrato \ 



(1) Dieta l. 66 : « Ordinibus curiarum , qìiorum nobìs splendor vel maxime cordi est , 
» non adgregentur llisi nominati , nisi electi, quos ipsi Ordine: coelibus suis duxerint ad* 
» gregandos ». 

(3) Sui decurioni , sui loro gravami, c sui varii modi «die si ponevano in opera onde c- 
Tadere dal doloroso uffizio V. principalmente il tit. de deewionibus nel codice Teculosianc , 
col paralitlo e i dotti commentarli di Gotofredo. 

(3) L. 77 Cod. Th. de decuiionibus. 



1^6 VICENDE DELLA PROPRIETÀ' IN ITALIA 

quali erano quelle delle province cui non era concesso il gius ita- 
lico, il primo di questi ministeri era esercitato da magistrati mandati 
dallo imperatore; al secondo sodisfaceva quello die per anzianità 
era primo della curia , e quindi traeva il nome di principalis. Fra 
i decurioni oltraciò fino dai tempi della republica tenevansi per più 
distinti i più anziani della curia. Sebene non in tutte le città , 
nè in tutte in eguale numero , erano per 1' ordinario dieci , onde 
trassero il nome di decemprimi o decaproti, come con voce greca 
furono pure denominati; ma in alcune città occorrono in numero 
di cinque , di sei , di sette , di quindici , od anche di venti , nel 
quale caso ebbero il nome greco di icosaproti (i). Ma qualunque 
ne fosse il numero , non avevano particolare uffizio, e la loro era 
sola distinzione di dignità. 

Luogo distinto tra i magistrati delle città occupava il curatore, 
o, come talora nomavasi , procuratore (2), o censore, o quin- 
quennale. Corrispondeva al censore di Roma nei tempi della re- 
publica , aggiuntovi alcuno degli uflìzii dell' edile e del questore. 
Eragli particolarmente commessa la cura dei beni e delle entrate 
municipali , aveva facoltà amministrativa , e soprintendeva ai pu- 
blic! edifizii e lavori. Davasi questa carica a chi avesse percorse 
tutte le magistrature (3) ; e perciò era il curatore tenuto e nelle 
costituzioni nominato inanzi agli slessi duumviri. 

Seguivano molti altri magistrati secondarli , per esempio i so- 
printendenti ai grani , olii e grasce di ogni fatta , ed altri simili ; 
dei quali, come estranei troppo al nostro argomento, non faremo 
parola. 

La elezione di questi e di tutti gli altri magistrati municipali 
facevasi dai decurioni e tra i decurioni. Il magistrato in carica 
presentava a suo successore un candidato, e ciò dicevasi nomination 



(1) Rfiynouard , Histoire du droit municipal en France , voi. /, p. 67. 

(2) L. 20 Cod. Th. de decurionibus. 

(3) lo. 



DEL CAV. "VESME E FOSSATI. l'I'J 

la curia confermava la scelta , e questo era detto creatio. Si eleg- 
geva il più degno ed il più ricco , succedevano gli altri a torno. 
Il fuggire la carica era vietato sotto pena della confisca dei beni, 
i quali venivano dati a chi la assumesse in vece del fuggitivo. L'e- 
letto poteva escusarsi con provare che ad un altro toccava di es- 
sere nominato , o che aveva già percorso tutte le magistrature. 

Facevano parte del sistema municipale dei Romani anche i notaji, 
i quali ponevano in iscritto ed insinuavano , ossia inserivano nei 
registri municipali , i contratti privati e gli atti publici. Essi con 
vario nome si dissero scribae , excepiores , actuarìi , notarti, ta- 
belliones , amanaenses e cancellarti. 

Ai magistrati municipali soprintendeva a nome dell'imperatore il 
preside o rettore (i). Se ne distinguevano tre classi , consiliare s } 
correctores , praesides ; ma la differenza era nella maggiore o mi- 
nore ampiezza della provincia loro commessa , non nella maggiore 

minore autorità. Da prima solo erano nelle province , nel secondo 
secolo furono introdotti anche in Italia , e durarono fino alla ca- 
duta dello imperio di Occidente. Forse questo pensiero d'introdurre 

1 rettori delle province anche in Italia fu causa della divisione di 
questa regione fatta da Adriano, per cui ; eccettuato il distretto di 
Roma ch'ei sottomise al pretore urbano, pose le quattro sue parli 
principali sotto quattro consolari, le altre commettendo ai correttori 
o presidi (2). I rettori giudicavano le cause d'appello dai duumviri; 
e dinanzi loro si portavano in prima istanza tutte quelle alle quali 
la giurisdizione di questi non si estendeva. I loro stipendi*! erano 
a carico delle province cui governavano , e la quantità ne era de- 
terminata dallo imperatore (3). 



(1) Dicevasi con vario nome: rector provi/iciae ; index; iudex ordinarmi r," praeses ; iu- 
dicans ; provinciae praesidens ; moderator provinciae ; iudex provinciac ; cognilor. 
(a) Spartian. in Hadriano. 
(3) L. 3 Cod. Th. de offìciis iudicum omnium. 

Tom. xxxix 23 



I "8 VICENDE DELLA PROPRIETÀ' IN ITALIA 

/ 

I deputati poi delle città tutte sottoposte al rettore si congrega- 
vano talora in alcuna città della provincia per le bisogne publielip 
della medesima. Celebri sono i congressi d'Aries ; Ammiauo men- 
ziona gli annui concilii di alcune province d'Africa (i) ; ed in 
alcune lapidi nell'isola di Candia appartenenti ai tempi dello im- 
perio trovasi l' iscrizione : TO KOIKON TON KPHTAION ITN- 
EAPION (2). 

Fin dal principio del governo dei Cesari il sistema tributario ri- 
cevette più regolare ed ampia forma (3). Le province a mano a 
mano di vettigali furono fatte tributarie , vale a dire invece di pre- 
stazioni in frutti vennero a poco a poco ridotte a pagare un tri- 
buto in denaro ; finché sotto Marco Aurelio ; per quanto pare , le 
prestazioni in denaro vi furono rese generali e fatto uniforme il 
sistema tributario. 

Due erano nelle province le principali imposizioni dirette e per- 
manenti } la imposizione prediale o territoriale } e la capitale 
personale. La imposizione personale trovasi appellata ora semplice- 
mente capilatio , ora liumana capitatio , capitalis illatio , capitatio 
plebeia. A questa imposizione erano sottoposti i plebeji e quelli 
che per loro stato erano inferiori agli stessi plebeji , se già non 
erano sottoposti alla imposizione prediale. A norma di questo gene- 
rale principio alla capitazione umana andavano regolarmente soggetti 



(1) Ammian. Uh. XV III. 

(2) Due tali ci furono communicate da un giovane Inglese , il quale si recò di recente 
per investigare le memorie che ne rimangono , e publicarc la descrizione e la storia di 
quella isola dalle cento città; di quella isola che fu tra le più celebri dell'antica Grecia, ed 
ora per lo infelice suo destino è fra quelle che meno attrassero l'attenzione dello antiqua- 
rio e dello storico. 

(3) Sui due principali tributi delle province compresi sotto il nome di capitazione, l'im- 
posizione prediale cioè e la personale, V. la pregevolissima dissertazione del sig. di Savigny 
ibtt He romif^c €>tf ucroc sfa (luna untex ien Snifern, nella 3eitfàtift ftir fjcf$id;tlid)c Sìc^tdtvilTfiif^nft , SB'S. 
VI, ©. 3ai ff. 



DEL CA.V. VES'vIK E FOSSATI. I *7'C) 

r.° gii abitanti liberi nelle città, che non avevano grado alcuno 
o possessione di stabili; 2. i coloni nelle campagne: le quali due 
classi di persone formavano appunto i plebeji ; 3.° gli schiavi , il 
tributo dei quali, non avendo essi proprie facoltà , veniva a rica- 
dere sui padroni. 

Poste le precedenti regole fondamentali è facile definire chi 
fosse immune da questa imposizione. Sottraeva dalla imposizione 
personale in prima il grado , sì che vi erano tenuti quelli soli che 
erano di condizione inferiore ai decurioni; secondamente qualun- 
que benché minima possessione di stabili : dal che di leggiero si 
comprende come i possessori ( quelli cioè i quali , quantunque 
appieno liberi e cittadini romani e possessori di beni stabili, non 
erano tuttavia dell'ordine dei decurioni ) formassero una classe di- 
stinta di persone nel sistema municipale romano; in terzo luogo ne 
erano immuni estraordinariamente coloro, cui esimeva alcuna par- 
ticolare dispensa. Di questa godevano: i.° ai tempi di Ulpiano quelli 
che non toccavano i quattordici od oltrepassavano i sessantacinque 
anni, la quale esenzione maggiormente fu estesa nei tempi seguenti; 
2.° le vedove e le monache ; 3.° i pittori ingenui e le loro mogli, 
figli e schiavi stranieri ; 4-° durante la loro carica gli annonarii e 
gli attuarli, due sorta d'impiegali minori del fisco • 5.° i soldati (1) 
ed i veterani avevano immune il proprio capo , ed era statuito 
quanti anni di servizio esimessero anche le loro mogli, i padri e 
le madri ; 6.° ma di tutte le esenzioni da questa imposizione la 
principale si è quella, che fu poi concessa alla plebe urbana da 
Diocleziano, la quale rivocata da Galerio fu poco dopo restituita 
da Licinio. 

Il simplo di. questa imposizione da prima pagavasi intero dagli 
uomini , mezzo dalle donne; fu poi ridotto per gli uomini a due 



(x) L. 7 Cod. Th, de tironibus. 



l8o VICENDE DELLA PROPRIETÀ' IN l.TAMA 

quinti , per le donne ad un quarto (i). Non ci è noto l'ammontare 
di questo simplo; che tuttavia fosse assai tenue si prova dalla con- 
dizione di chi vi andava sottoposto, e dall'avere bastato ad esimerne 
qualunque benché minima possessione di stabili. 

La imposizione capitale non era che un supplemento della terri- 
toriale ( detta anch' essa ora semplicemente capitatici ora iugatio 

terrena iugatio ) , la quale formava il provento principale dello 
imperio. A questa regolarmente andavano sottoposti tulli i beni stabili 
delle province. A tal fine erano questi divisi in lotti tributaria o 
capi ( capita ) , i quali tutti pagavano uno eguale determinato tri- 
buto. 

Quasi giunta alla imposizione prediale , e distribuite a norma di 
questa , erano le prestazioni di generi , dette annonae } avanzo 
dell'antico sistema tributario delle province. Gravitavano sui pos- 
sessori di stabili, dividevansi pure in capi delti anch'essi annonae 
(2) , erano varie secondo la diversità dei prodotti del suolo a cui 
venivano imposte (3), ed era vietato di pagarne l'equivalente in 
denaro (4). 

A sapere quanti capi o lotti tributarli fossero in ciascheduna pro- 
vincia e ad ottenere regolarità nei tributi era ordinato il censo. 
Eseguivasi descrivendo in un registro il nome del fondo , il nome 
di due fra i vicini ; di quanti jugeri i campi , i prati , gli oliveti , 

1 boschi , i pascoli ; il numero delle viti , degli olivi ; le peschiere 
e le saline annesse al fondo. Notavasi per campo o prato quel fondo 
che fosse stato tale dagli ultimi dieci anni; onde alcuni dedussero 
che ogni tanti anni appunto il censo a quei tempi si rinnovasse. 



(1) « Curri antea per singulos viros , per binas vero mulisrcs capitis norma sit censa , 
» nunc binis ac tcrnis l'iris t mulieribus autem auale) nis Uliilis pende/idi capitis atCribuluni 
» est ». L. jo Cod. I. de agricolis. 

(a) Cassiod. Far., IX, i3. 

(3) L. i5 Cod. Th. de annona. 
. (4) Gibboni History, Ch. XVII. 



DEL CAV. VESME E FOSSATI. l8l 

Dello stalo del fondo dava nota il proprietario, il che diccvasi pro- 
fessici censualis \ vi aggiungeva un proprio estimo del valore del 
fondo , confermandolo con giuramento; da questo prendevasi norma 
in definire la somma della imposizione. Dai lotti (capita) di tributo 
descritti a registro derivò al registro medesimo il nome di capita- 
strum , onde poi venne la voce abbreviata catasto. Sul medesimo 
descrivevansi quelli che erano soggetti alia imposizione personale ; 
ed ogni padrone sotto gravi pene era tenuto di dare in nota il 
numero dei coloni e degli schiavi che gli appartenevano, e dei quali 
doveva, come abbiamo detto , pagare la capitazione. Ritoccavasi il 
catasto , rispetto alla imposizione prediale , quando il padrone di- 
mostrava essere il fondo peggiorato senza sua colpa ; e rispetto alla 
personale, quando moriva il registrato o passava ad uno stalo che 

10 esimeva dalla imposizione. 

Diversa affatto era la condizione d'Italia. Libera dalla imposizione 
personale e dalla prediale, non andava soggetta che a tenui pre- 
stazioni annonarie , dalle quali stesse era immune Roma col suo 
distretto. Quindi nacque la distinzione della Italia in annonaria, la 
quale immune dai tributi era nondimeno soggetta alle prestazioni 
in generi , od annone , ed in urbicaria , che andava libera anche 
da queste prestazioni. 

Queste due imposizioni non erano date in appalto, come di- 
mostrano le frequenti esenzioni dalle medesime, che per varii mo- 
tivi , od anche per sola liberalità imperiale , solevano concedersi. 

11 prefetto soprintendeva alla esazione, ed aveva sotto di sè molti 
esattori, i principali fra' quali , detti vicarii , formavano quasi il 
fisco della città (i). Innumerabili erano le avanie sì dei prefetti che 
dei vicarii nello esigere le imposizioni ; ed è noto come non di raro 
per sottrarsi alla pena meritata dalle loro estorsioni solevano divi- 
derne il frutto coll'imperatore o coi ministri imperiali. Essi esigevano 



(i) L. i Cod. Th. de qfficiis vie. ; Gothojr. comincnt. eod. 



182 VICENDE DE IX A PROPRIETÀ' IN ITALIA 

i tributi dai decurioni , questi dai cittadini per mezzo di compulsori 
da loro eletti , dei quali perciò rispondevano (i). Da sì fatto si- 
stema seguiva che un rovinoso gravame e d'ogni altro più intole- 
rabile pesava sui decurioni; poiché senza aver riguardo alla dilli- 
coìtà , e talvolta alla impossibilità di esigere le imposizioni dagli 
individui , il fisco dai decurioni ripeteva l'intera somma prefissa pel 
tributo della città. Avveniva talvolta che per l'altezza dei tributi i 
possessori fossero costretti a sottraicene colla fuga e coll'abbandono 
dei loro fondi ; ma ne pure in questo caso erano i decurioni sciolti 
dall' obligo di prestare al fìsco F intera somma del tributo , ed il 
fondo abbandonato ricadeva loro insieme colla obligazione di so- 
disfarne lutti gli oneri (2). L'altezza poi de' tributi anche a questi 
tempi si può dedurre da quanto leggiamo di Alessandro Severo, ch'ei 
diminuì da trenta ad uno il peso delle imposizioni, così che chi pa- 
gava dieci aurei non ebbe a pagare che il terzo di un aureo (3) 
Ov'è possibile sì grande diminuzione di tributi , è forza che. sieno 
enormi , e di lunga superiori alle forze ed ai bisogni dello stato. 

Crescevano pure di numero e di gravezza i tributi indiretti. Così 
trovasi menzione della capitazione degli animali (4) e di altre si- 
mili contribuzioni, le quali, come tutte le imposizioni indirette presso 
i Romani , erano appaltate. Grandi somme provenivano finalmente 
all'erario dalle confische , le quali , fatte frequenti da prima da 
Massimi no, furono poi una delle arti principali onde sodisfare alla 
ingordigia degl'imperatori e dei loro ministri colle sostanze dei 
cittadini (5). 

Sotto tale governo di leggiero potrà ognuno comprendere quale 
fosse lo stato delle proprietà in Italia , e quanto negletta vi fosse 



(1) L. 5 Cori. Th. de offic. Rect. prov. 

(2) ©auignt), @cf$. u. f. W., 5t. II, 6. 24 < a 5. 

(3) Hisl. Augi p. 125. 

(4) L. 6 Cod. Th. de collat. donatar. 

(5) Zosim. Hist. I , i3. 



DEL CAV. VESME E FOSSATI. 1 83 

l'agricoltura , prima sorgente della ricchezza delle nazioni. Eserci- 
tatasi a quei tempi la coltura o per mezzo di servi , ovvero di uo- 
mini liberi che locavano a prezzo le loro opere , oppure per se 
medesimi coltivavano le proprie possessioni (i). Il sistema distruttivo 
dei municipii , la gravità dei tributi , i disordini sempre rinascenti 
dell'anarchia , la proibizione fatta ai decurioni di alienare i fondi 
una volta acquistati , tutto conferiva a minorare di continuo il nu- 
mero di questi liberi coltivatori. Quasi in tutto l'agricoltura quindi 
cominciò ad essere esercitata dai servi, da ninno interesse legati ai 
fondi cui coltivavano (2). Fino dai primi tempi dello imperio co- 
minciò ad essere in Italia grandemente negletta V agricoltura. Ai 
tempi di Pertinace già tanti vi erano i fondi deserti , che du- 
rante il suo breve dominio ebbe quest' ottimo imperatore ad invi- 
tarvi coltivatori col concederne la proprietà a chi ne assumesse 
la coltura, ancorché spettassero al fisco, e l'immunità da ogni peso 
publico per lo spazio di anni dieci (3). Ma non era tolta la eausa 
del male ; e la faccia delle terre d' Italia diveniva ognora più 
squallida e deserta. Si credette di occorrere a questo danno coi 
prescrivere che i senatori fossero tenuti di avere almeno il terzo 
dei loro beni stabili in Italia (4) ; quantità che fu poi ridotta ad 
un quarto. Ma questa stessa legge contribuì alia mina dell' agri- 
coltura coll'estendere maggiormente i latifondi! , i quali, secondo 
la nota sentenza di Plinio , furono di fatto la mina d'Italia (5). 

Per non rendere le campagne all'atto deserte si ebbe ricorso alla 
enfiteusi , come al mezzo più adallo e quasi unico di suddividerle, 



(1) Varrò, de re rustica 1, 17. 
(a) Plin. Hist. Nat. Ili , 6. 
(3) Herodian. Hist. II, /}. 
4) Plin. Ep. VI , 19. 
(5) Plin. Hist. Nat. XVIII, 7. 



1 84 VICENDE DELLA PROPRIETÀ' IN ITALIA 

c di restaurare, se era possibile, la primitiva coltura in Italia (i). 
Nel romano imperio aveva l'enfiteusi avuto origine dalle conquiste; 
e per mezzo di essa tentavasi di restaurare la coltura nei terreni 
tolti ai nemici e disertati dagli orrori della guerra. Dai fondi pu- 
blici , pei quali da prima era stata introdotta, ne passò l'uso ai 
fondi privati, allorché anche in questi l'agricoltura trascurata e ne- 
gletta rese necessario che si suddividessero, e dai padroni diretti 
passassero ad essere coltivati da altre persone. L'enfiteusi conside- 
rata come contralto è: « la concessione convenzionale legittimamente 
» fatta a lungo tempo o in perpetuo del possesso e dell'util dominio 
w d'un immobile per migliorarsi o godersi mediante un'annua de- 
» terminala responsione da pagarsi o in ricognizione del diretto 
» dominio ritenuto dal concedente, o in correspettività del dominio 
» utile acquistato dal concessionario , contratto resolubile per certe 
» cause e rinnovabile colle condizioni e colle forme dalla conven- 
» zione o dalla legge determinate ». Considerata poi come diritto 
reale che deriva da questo contratto è l'enfiteusi: « una specie di 
» proprietà meno piena costituita a lungo tempo o in perpetuo 
« sopra un immobile per cui il concessionario paga al concedente 
«^un'annua responsione o in recognizione del diretto dominio , o 
» in correspettività del godimento del fondo » (2). Di massimo 
momento si è la storia dell'enfiteusi nel medio evo , si perchè colla 
medesima è grandemente connessa la storia tutta delle proprietà , 
sì ancora per la grande affinità che spesso ebbe luogo tra i feudi 
e l'enfiteusi. Ma non divennero in Italia frequenti le enfiteusi dei 
beni privali se non nei tempi seguenti , quando sotto gl'imperatori 
cristiani salì al colmo l'oppressione, e la desolazione delle terre, e 
d'altronde colla introduzione del colonato crebbe il numero delle 
persone a proprio conto addette all'agricoltura. 



(i) l'oggi Girolamo , Saggio di un trattato teorico-pratico sul sistema livellare secondo la 
legislazione e giurisprudenza toscana , Parte 1 , cap. I. 
(a) Ibid. , op. cit, Tom. Il , § 73. 



DEL CAV. VESME E FOSSATI. 1 85 

La tirannide di Commodo, le guerre civili causate dalla sua morte, 
la nuova politica introdotta dalla casa di Severo , tutto era concorso 
ad accrescere il despotismo militare, di cui i primi imperatori ave- 
vano gettato le fondamenta, ed a cancellare ogni orma che pur restasse 
dell'antico governo republicano. I pristini nomi dei magistrali, i 
quali ricordavano al popolo origine republicana, avevano di mano 
in mano del tutto mutato natura; il nome stesso d'imperatore più 
non destava in mente l'imagine primiera di un condottiero di eser- 
citi, ma quella di re e di padrone. Il nome di republica ora espri- 
meva tutto lo imperio, ora il governo particolare d'i ciascuna città e 
spezialmente di Roma. Ma di tutte le mutazioni fatte già nelle cose 
d'Italia da Augusto, quella che maggiori conseguenze produsse nelle 
cose dello imperio si fu l'avere, come narrammo, spogliato gl'Ita- 
liani del privilegio delle armi. Con massima cura ì seguenti impe- 
ratori promossero l'eseguimento della vantaggiosa instiluzione. Gal- 
lieno particolarmente rinnovò questo divieto rispetto ai senatori , 
che pur allora avevano liberato l'Italia da una invasione di barbari, 
e prescrisse che alcun senatore non potesse avere impiego mili- 
tare (r). Questa fu la cagione principale per cui a' tempi dello im- 
perio troviamo tanti uomini da basso stato essersi per la via delle 
armi spinti fino al trono. Tra costoro fu Diocleziano , il quale 
nato di genitori schiavi superò in grandezza la maggior parte de' 
suoi predecessori, e die principio alla mutazione delle cose dell'im- 
perio compiuta poi dal suo successore. 



(i) Aurei. Vici, in Gallieno et Probo. 



Tom. xxxix 



i86 



VICENDE DELLA PROPRIETÀ' IN ITALIA 



CAPITOLO IV. 

DIOCLEZIANO E COSTANTINO. COLONATO E SUA ORIGINE. 

La grande opera della mutazione della romana republica in as- 
soluta monarchia cominciata da Augusto, e per lo spazio di tre se- 
coli proseguila da'suoi successori, fu ai fine compiuta da Diocleziano, 
e maggiormente rassodata dalla lunga dominazione e dalle muta- 
zioni fatte da Costantino (i). Il mezzo principale ne fu il sempre 
più comprimere l' Italia , antica sede della romana libertà , e per 
quanto fosse possibile abbassarla al grado delle province. Tra le mu- 
tazioni a tale intento dirette due , che maggiormente la afflissero , 
meritano particolarmente la nostra attenzione. 

Quando Diocleziano ebbe associato Massimiano allo imperio , e 
questi, ritenendo il titolo di Augusti, aggiunsero sotto di sè a parte 
dello stato col titolo minore di Cesari Costanzio e Galerio , nella 
divisione delle province romane che seguì tra i quattro imperatori 
l'Africa e l'Italia toccarono a Massimiano. Siccome a sostenere le 
spese del governo ed il nuovo lusso della numerosa corte imperiale 
non bastavano i tributi dell'Africa, ne più concorrevano a sostentare 
l'Italia i tributi delle province , che ora appartenevano ad altri im- 
peratori : fu necessario assoggettare anche l'Italia al peso dei tri- 
buti già proprii delle sole province (2). E sebbene non molto du- 
rasse quella divisione , mai più non fu 1' Italia sgravala del nuovo 
peso , principalmente da che ognora meno essa veniva considerala 
come la sede ed il centro dello imperio. Furono per vero conce- 
dute a qualche parte d'Italia alcune particolari esenzioni dai tributi; 



(0 Roinagnosi, Dell'indole e dei fattori dell'incivilimento , P. Il , Gap. II. 
(2) V. dottamente ed a lungo trattata la questione della introduzione dei tributi in Italia 
presso Savigtiy , iiber He romifd'C ©tcuctlictfilljlinij , 2r 2(t>fdj, 



DEL CAV. VÈSME E FOSSATI. 187 

t 

ma queste provano vie più l'introduzione e la durata dei medesimi 
e la loro gravezza. — Principale fra tali esenzioni era quella che 
fu conservata al distretto di Roma , ossia alla Italia urbicaria , la 
quale continuò ad essere immune non solo dalla capitazione , ma 
ancora dalle prestazioni annonarie (i). 

La seconda mutazione risguardante l'Italia fu la traslazione dello 
imperio fatta da Costantino a Bizanzio, che perciò da lui prese 
nome di Costantinopoli. Insofferente dello spirito di libertà;, cui tuttora 
caldo vedeva negli abitanti di Roma, appena pochi giorni s'indusse 
Diocleziano a fermarsi in quella città , in occasione del trionfo che 
vi condusse , e fu l'ultimo cui Roma vedesse. Egli meditò di fon- 
dare una nuova capitale, e già aveva posto mano all'opera. Fu 
questo consiglio condotto a termine da Costantino, il quale, scelto 
luogo più conforme al nuovo disegno, vi ampliò l'antica città, anzi 
quasi ne edificò una nuova , e le diede il proprio nome. Trasferi- 
tavi la sede dello imperio, crebbe in breve a straordinaria potenza 
e ricchezza. Le furono concesse tutte le largizioni , le immunità 
tributarie , i privilegi di Roma , e fu decorata col nome di Roma 
Nuova. 

Non mai fu tra gl'imperatori romani alcuno che con tanta arte, 
fermezza e successo ponesse in opera quei due principii fondamen- 
tali di ogni monarchia autocratica, il dividere ed il mutare (2), 
con quanto fece Costantino. Molti magistrati civili abolì sostituen- 
done dei nuovi o mutando la Giurisdizione acli antichi. Tolse ai 



(1) 11 signore di Savigny nella prclodata dissertazione opina che già prima , non che dopo 
la inUoduzione dei tributi in Italia, fosse cessato il privilegio dell'Italia urbicaria. Il con- 
trario pare potersi dedurre dalla /. un. Cod. I. de privilegiis urbis Constantinopolilanae , 
degl'imperatori Arcadio ed Onorio: « Urbs Conslantiiiopolitana non solum iuris italici, 
» sed etiam ipsius Romao veteris praerogatum laetclur ». V. pure 6 princ. Cod. I. 
de sacrosanctis eccl. Anche in varii altri luogbi delle leggi trovasi fatto cenno che non erano 
stati diminuiti i privilegii di Roma antica. — Sulla denominazione di ius kalicum durata 
anche dopo la introduzione dei tributi iu Italia Y. Savigny, nella predetta dissertazione. 

(a) Machiav. Discorsi , Lib. 1 , cap. a6. 



l88 VICENDE DELLA PROPRIETÀ' IN ITALIA 

prefetti del pretorio V autorità militare (i) , ridusse le legioni a 
minore numero di soldati (2). Parte dei soldati pose stabilmente 
alla custodia dei confini dello stato , dando loro il nome di presi- 
dii limitanei; parte dispose per le varie città dello imperio, e questi 
nomò soldati palatini (3). E siccome i Romani cotanto aborri- 
vano dalla milizia , che ad ogni modo e perfino col mutilarsi (4) 
tentavano di sottraicene , impose ai figli dei soldati limitanei la 
obligazione di seguitare la professione paterna. Mutò i nomi stessi 
dei capi dello esercito e delle province , e li disse duci o duchi 
(5) , aggiunto a dieci di loro il titolo di conti. 

Per meglio assicurare i confini furono ai capitani ed ai soldati 
postivi di presidio concedute in proprietà tutte le terre delle pro- 
vince limitrofe. Passavano queste possessioni anche ai figliuoli , e 
perciò appunto erano tenuti a seguire la professione del padre sotto 
pena della infamia, della perdita dei loro beni, e talora della vita 
stessa (6). Questi fondi erano immuni di ogni gravame ed inalie- 
nabili; e se mai in alcun modo passassero nelle mani di altre per- 
sone dovevano, senza riguardo a prescrizione od a qualunque altro 
titolo di dominio , essere restituiti (7). 

Da queste mutazioni e dalla divisione dello imperio provenne 
inoltre la necessità di riarmare gì' Italiani , i quali nondimeno fe- 
cero per l'ordinario infelice prova di loro valore e disciplina. Il 
maggior nervo delle genti di Massenzio era d'Italia , e buon numero 
di soldati italiani da quel tempo in poi fu a parte di tutte le di- 
scordie intestine e guerre esterne dello imperio. 



(1) Zosùn. lib. II, c. 33. 

(•ì) Pancirol. ad notitiam dignit. p. 96. 

(3) Zosim. lib. II , c. 44- 

(4) Ammian. Marcel. I. XV, c. 11. 

(5) Zosùn. lib. II , c. 33. 

(6) Cod. Tli. , de veterani! , passim ; Ibid. , de Jìliis veteranor. 

(7) L. 3 Cod. I. de fundis limitrophis. 



DEL CAV. VESME E FOSSATI. l8i) 

La gravezza dei tributi sotto Costantino salì a tale , che molli 
padroni abbandonarono i fondi per fuggirne il peso ; e da questi 
tempi frequentemente avvenne di vendere la propria prole (i), e 
talora perfino di ammazzarla per necessità, ed anche solo per esi- 
mersi dalla imposizione personale. Nò solamente molto più aggravò 
Costantino le antiche contribuzioni , ma e ne tastiteli delle nuove , 
e varie mutazioni introdusse nella materia tributaria. 

La principale di tali mutazioni fu lo introdurre le indizioni. In- 
dictio presso i Latini equivaleva ad imposizione o tributo ; ed in 
questo senso già trovasi adoperata ai tempi di Augusto (2). Ma 
dall' anno trecento dodici dell' era volgare divenne frequentissimo 
f uso di questa voce si nelle cose tributarie come nella cronologia. 
Sotto questo aspetto è l'indizione estranea al nostro argomento; 
nei tributi ella significava F anno stesso tributario , e la somma 
della imposizione determinata di anno in anno. La soluzione del 
tributo si faceva a tre termini eguali , al primo di gennajo , al 
primo di maggio e al primo di settembre. Dall' uso di numerare 
le indizioni ossia gli anni tributarli fino al decimoquinto, ricomin- 
ciando quindi lo stesso computo, si deduce chiaramente che anche 
lo spazio di quindici anni denotava alcun periodo tributario; il che 
d'altronde indicano apertamente varii luoghi del diritto romano. Ma 
non possiamo accostarci alla opinione del signore di Savigny, che 
questa instituzione tributaria ricorrente ogni decimoquinto anno altro 
non fosse che il rinnovamento del censo, ossia dei catasti, in tutto 
l'imperio. Impossibile a compiersi in breve spazio, sarebbe inoltre 
tale rinnovamento stato appieno inutile; però che ad ogni mutazione 
di momento nelle cose allibrate emendavasi il catasto (3). Pare 
quindi più probabile la sentenza di quelli che tengono essersi 



(1) L un. Cod. Th. de patribus qui filios distraxerunt. 

(2) V. Brunetti, Cod. diploni. di Toscana: Introduzione , distinz. I , «ap. II, § 2. 

(3) V. la più volte citata dissertazione del signore di Savigny iitex ìli tSinifòt ©(«uccOfifaiTimg. 



I ()0 VICENDE DELLA PROPRIETÀ' i& ITALIA 

nell'anno della prima indizione, almeno da principio di tale istitu- 
zione, usato determinare il tributo delle indizioni seguenti. Che se 
la somma determinata dalla indizione non bastasse , si aggiungeva 
una nuova, la quale prendeva nome di soprindizione ( supevindictio, 
superindietwn ). A questa parimente soprintendeva il prefetto del 
pretorio , e da principio anche a lui spettava il determinarla ; ma 
fu quindi ingiunto che ad imporla fosse necessario il consenso dello 
imperatore (i). 

Fra i tributi introdotti da Costantino il principale e più oppres- 
sivo fu il crisargiro , detto anche oro lustrale perchè pagavasi ogni 
lustro , ossia ogni quinto anno. La sua natura ne viene definita da 
Zosimo in. questi termini (2): « Oùzog adì zr,v éigfópdv enriyayz %pv&(ou 
)) rs xcà dpyvpov ridai roìg dnavrayoù yr,g giovai rag i[j.noptag, itoti 
)> roìg m raìg 7ió%scri navavlav npovi^sìui , [J-éypi *a\ r«y evrekéèrpcTav , 
» ovòs dvarvyjìg iraipag z'Ecò raùrr t g zdaag rfig dgyopdg. d>o~r£ vjy siMvù' } 
■» fj.éllovrog roù rsrpasrovg ivforatàai ypóvov , xaS' ó'v zdsi rovro rb rélog 
v> iìgvtpzo-'àui , Spr,vovg ava ndaav noliv %0u éàvpfiovg' ivcravrog de , 
» \idanyag v.ai fìaadvovg zmoipopivag roìg ao)[J.ao-i twv dia mvlag io~yd.rrtg 
» 'Qttiìiav vikvsyx&b >xh dvvapAvuv. rì'^v? §è v.a\ }x%ripkg dnlàovro rovg 
» naìdag , v.ai narÉpeg ini nopvdov Svyarépag iarhoavro , ex rng rovrav 
» zpyamag dpyupiov roìg rov ypvcapyvpov npd-Aropaiv dgévkyxtTv imyò- 
» y.zvoi » . E certo nondimeno che anche prima di Costantino esi- 
stevano imposizioni assai simili a quella del crisargiro. Trovasi men- 
zione anche di un altro tributo collo stesso nome, stato poi abolito 
da Anastasio , e così descrittoci da Costantino Manasse : 

« Hv às rb nepiY.ó , 7u.r<[J.a rov napavo[xo)rdrov 
)) 'H npòppi'Cpg àvalpViGig sìanpd'^sag y.i§drilov , 
» 'H léyzrai ypovadpyvpov dvdpd.ai (piloloyoig. 



(1) L. un. Cod. Th. de superindicto ; l. 7, 8 , 10, 11 Cod. Tk. de extraordinariis Uve 
sordidi* muneribus. 

(2) Zosim. Uh. U , c. 38. 



DEL CAV. VESME E FOSSATI- 1 9 1 

» Ti àa xoà mìòv rò it/pìv , 6 lóyog iavop-fiést. 

» <f A.nocg àvyp xz xaì ywh , notig xópr t zs y.où ftpifog } 

» Tlpogalrr,g , ànzlevSspog , oìv.ivr,g , oòx ouézrig , 

» 'Ymp ay.vGdlov xonpnpdv v.yì àvuo7[JA<xg ovpou 

» °Ev s| àpyvpov v6[xicr{J.ct napiiyj. t<5 tv.\xziCy 

» Tovuèe kuì roìg nvnvspriv sniy.suo iò pdf 'og , 

» Boy<7£ 7 rctg Yj[ii6voig ve, y.oà [j.sv voi v.ai roìg ìnnoig, 

» 'Yr.ìp indorai) &è xyvòg , y^rsp rwv àvapicov 

» C 'E£ ffloÀXszg xarsSa'/XsTo rou xrr'voyg ó os<77ro'£<a>v ». 

Ma è incerto quando sìa stato introdotto. 

Alle imposizioni indirette appartengono i liberi doni, ossia l'oro 
coronario. Diedero origine a questo tributo quelle corone d'oro che 
gli antichi alleati della republica in occasione di qualche prospero 
evenimento offerivano aciò fossero dedicate nei templi degli Dei. La 
consuetudine durò sotto gl'imperatori, i quali, seguendo l'esempio 
di Cesare , in uso proprio conversero quelle offerte; finché ai tempi 
di Costantino i liberi doni divennero debito regolare. Quando per- 
tanto occorreva un consolato dello imperatore , o questi celebrava 
la nascita di un figliuolo , o si solennizzava la creazione di un 
Cesare , un matrimonio di alcuno della famiglia imperiale , una 
vittoria sopra i barbari, od altro tale non raro evenimento, dove- 
vano i sudditi farsi punga di presentare il loro omaggio , l'oro co- 
ronario. 11 senato, esente, da questo peso , era sottoposto all'oro obla- 
tizio ( cairiim oblalitium ), che soltanto di nome differiva dall' oro 
coronario. A conoscere quanto gravi fossero questi liberi doni ba- 
sterà riferire che la sola oblazione dell'oro del senato ascendeva a 
mille seicento libre d'oro (i). Due altri gravami impose Costantino 
ai senatori ed a tutti gli ottimati delle province , cui sotto velo di 
onore ascrisse per ciò al senato, e volle che conferissero una somma 



(i) Sjrmmachi Ep. X , 36. 



1Q2 VICENDE DELLA PROPRIETÀ.' IN ITALIA 

di argento; a simile prestazione gli sottomise pure quando venissero 
promossi a qualche carica (i) ; poscia anche sulle loro sostanze 
pose un tributo , al quale fu dato nome di follis (2). 

Ma di tutte le mutazioni fatte da Costantino altra non fu nè per 
se medesima più importante nè più ferace di conseguenze che quella, 
per cui, abbandonato il paganesimo, abbracciò la religione cristiana 
e ne fece la religione dello stato. Non è nostro argomento l'esporre 
i principi! ed i progressi di questa divina religione; onde solo, con 
quanta maggiore brevità ne fia possibile, toccheremo alcuni fra i 
principali effetti politici della medesima , e quelli sopratutto che 
più direttamente riguardano lo stato delle proprietà in Italia. 

Finché non ebbe conseguito il supremo universale dominio .fu 
Costantino l'amore de' suoi soggetti ; ma poi che tenne quel trono 
a cui da tanto tempo aspirava, apparve lo astuto, avaro, crudele, 
ambizioso suo animo. Poiché il bisogno di un potente partito e la 
coscienza esagitata dai delitti ebbero indotto Costantino ad abbrac- 
ciare la religione cristiana , quantunque allo estremo di sua vita 
differisse il battesimo ( cui finalmente ricevette da Eusebio vescovo 
ariano), fino dai primi anni del suo imperio grandemente favo- 
reggiò il cristianesimo ; e dalle mutazioni che faceva nello slato 
pervenne a svolgere ad altro argomento le cure e le dissensioni dei 
sudditi. Con queste arti giunse a godere un regno lungo e non tur- 
bato da intestine rivolte, quale non era toccato in sorte ad alcuno 
fra i successori di Augusto. 

Resta ad esaminare un'altra instituzione di quella età, la quale, 
oltre che direttamente riguarda il nostro argomento , è anche im- 
portantissima perchè più forse che alcun'altra cagione contribuì a 
mitigare daprima e quindi ad estinguere la servitù personale. E 
questa la instituzione del colonato. Noi esporremo primamente la 



(1) Nazarius , in Panegyr. vet. X, 35. 

(2) Zosim. Lib. IT, c. 38. 



DEL CAV. VESME E FOSSATI. I C)3 

condizione, i diritti ed i doveri dei coloni (i) $ e quindi tratteremo 
della origine di questo slato , questione non peranco discussa con 
quell'accuratezza che esige la importanza dell'argomento. 

Con varii nomi si distinguevano i coloni secondo i diversi aspetti 
sotto cui venivano considerati. Dai vincolo che dalla nascita li 
legava al suolo dicevansi originarli , originatesi dalle relazioni al' 
fondo, rustici, coloni, inquilini; dalla imposizione capitale final- 
mente, a cui andava soggetta la loro persona, traevano il nome 
di tributarli. Il padrone, che dicevasi domlnus o possessor dei servi, 
relativamente ai coloni si appellava patronus (2). 

Lo stato del colono ed i suoi diritti e doveri possono essere con- 
siderali sotto tre aspetti , riguardando i.° la persona stessa del 
colono; 2. le relazioni del colono al fondo cui era annesso; 
3.° finalmente le possessioni che avesse di proprio diritto oltre 
i fondi del patrono , ì quali coltivava. 

Lo stato personale del colono era quasi medio tra la libertà e 
la schiavitù. Prossimo ai liberi , come dimostra il nome stesso di 
libero onde talora lo troviamo distinto nelle costituzioni imperiali , 
e l'attributo d'ingenuità a lui ascritto (3) , il colono avea vero con- 
nubio ed era capace di proprie possessioni. Prossimo agli schiavi 
all'incontro lo dimostra il trovarlo opposto ai liberi (/|), soggetto a 
pene corporali a guisa dei servi (5) , sottoposto in caso di fuga alle 
stesse pene che gli schiavi fugitivi (6), ed il vedere a luì come ai 
servi applicato quel principio di romana giurisprudenza , per cui 



(1) Dei coloni e delle loro relazioni sì verso i padroni che verso il fisco V. la disserta- 
zione del signore di Savigny ufcer icn ri'iniftf>en Golonat nella Scitfdyrift f ur <)cf$i$tti$e KftfjtfiwilTcnfifiaft, 
2?b. VI, ©. 2^3 ff. — V. pure Winspeare, Storia degli abusi feudali, tom. I, p. io5-m. 

(2) L. un. Cod. Th. ne colonus. 

(3) L. 21 Cod. I. de agric. ; l. 5 eod. ; Nov. Valent. tit. 9; l. un. Cod. I. de colonis Thra- 
censibus. 

(4) £.21 Cod. I. de agric. 

(5) L. 52, 54 Cod. Th. de hacreticis. 

(6) L. 1 Cod. Th. de fughivi* colonis. 

Tom. xxxix a5 



1^4 VICENDE DELLA PROPRIETÀ' IN ITALIA 

se fuggissero venivano colisi èie rati come ladri della propria per- 
sona (i). 

Ma il vincolo onde era legato al suolo rendeva , sotto questo 
aspetto , lo stato del colono peggiore di quello stesso dei servi. 
Rimaneva al servo speranza di libertà ; il colono non poteva essere 
affrancato , non separato dal suolo , non alienato nè impegnato dal 
padrone se non col fondo stesso (2). Nelle divisioni tuttavia dei 
fondi e nella distribuzione dei coloni per cadmia delle parti era 
vietato di separare quelle persone che formassero una medesima 
famiglia (3). Nè pure lo abbracciare lo stato ecclesiastico non ba- 
stava a finire la servitù del colono. Da principio era solo prescritto 
che il colono non potesse venire ordinato fuori del proprio paese, 
e che continuasse ad essere soggetto alla imposizione personale (4). 
Fu quindi la ordinazione del colono commessa all'arbitrio del pa- 
trono , e fu a questo concesso di riprendersi il colono ordinato o 
vestitosi monaco senza il suo consenso (5). Giustiniano finalmente 
rinnovò l' antica legge , permettendo che i coloni anche senza il 
consenso .del patrono prendessero gli ordini sacri nel proprio paese, 
purché anche preti continuassero a sodisfare ai doveri del colonato. 
Prescrisse finalmente che il venire assunto a vescovo liberasse il 
colono da ogni vincolo di dipendenza (6). — Se il colono per 
fuggire la propria condizione si fosse fatto inscrivere nell'esercito , 
era lecito al patrono di ritraimelo e ricondurlo agli antichi servizii. 
Ma ove al contrario fosse il padrone , secondo le leggi , richiesto 
di sodisfare in proporzione delle sue facoltà al dovere delle leve 
per l' esercito , poteva sodisfarvi presentando coloni. Nientemeno 



(1) L. a3 Cod. I. de agric. 

(2) L. un. Cod. I. de colon. Thracens. ; l. i Cod. Tli. de pign. ; l. 7 Cod. I. de agvic. 

(3) L. 1 1 Cod. I. communio, ulr. ind. 

(4) L. 33 Cod. Th. de episc. , ossia l. 11 Cod. I. eod. 

(5) L. 16 , 87 pi inc. Cod. I. de episc. 

(6) Nov. 123 , c. 4 1 '7- 



DEL CAV. VESME E FOSSATI. ICj5 

per non scemare con tale mezzo il numero delle persone soggette 
alla imposizione capitale non erano ammessi all'esercito finché po- 
tevansi trovare persone che non fossero poste al censo di essa con- 
tribuzione (i). Il padrone inoltre , ove un suo fondo abondasse di 
coloni ed un altro ne mancasse, aveva facoltà di trasferirli (2). Prima 
di Giustiniano potevano i coloni esimersi da questo stato anche 
per mezzo di prescrizione ; vivendo cioè in libertà gli uomini per 
trent'anni, le donne per venti, o passando per altrettanti anni suc- 
cessivamente sotto varii padroni. Col primo di questi modi il colono 
acquistava la libertà , col secondo mutava padrone , e restava di 
quello, in cui potestà fosse stalo più lungo tempo durante la pre- 
scrizione (3). La prima maniera di prescrizione fu da Giustiniano 
abolita (4). 

Ma quantunque non potessero venire separati dal fondo, non a- 
vevano i coloni sul medesimo alcun diritto, come dimostra la fa- 
coltà che competeva al padrone di trasportarli ad altro fondo, e 
l'averne potuto taloi^a essere disgiunti per alcuno interesse maggiore 
di quello dell'agricoltura, quale si era, per esempio, la mancanza 
di soldati. 

11 modo poi con che i coloni adoperavansi alla coltura dei fondi 
era il seguente. Ritenendo per sè i prodotti del fondo, cui coltivavano 
a proprie spese, davano al patrono un canone determinato in pro- 
dotti (5), e talora in denaro (6). Non poteva il padrone esigere 
un canone maggiore dello stabilito; ove il facesse, il colono aveva 
diritto di portarne querela dinanzi al magistrato (7). Ma per frustrare 



(1) L. 7 Cod. Th. de tironibus. 
(a) L. i3 , § 1 Cod. 1. de agric. 

(3) L. un. Cod. Th. de inquilinis • Not>. Valenl. tit. 9. 

(4) L. 23 princ. Cod. I. de agric. 

(5) L. 3 Cod. I. in quibus causis coloni; l. 20 princ; l. 23, § 1 Cod. I. de agric; l. 5 
Cod. I. eod. 

(6) L. 20 , § 2 Cod. 1. de agric 

(7) L. 2 Cod. I. in quibus causis coloni. 



iq6 vicende della proprietà' IN ITALIA 

la legge avveniva per l'ordinario clie si falsavano le misure, o si 
determinava arbitrariamente il prezzo dei prodotti se il canone do- 
veva sodisfarsi in denaro. Per lo che troviamo che S. Gregorio vietò 
severamente agli amministratori dei fondi della Chiesa in Sicilia di 
alterare le misure , e prescrisse che il prezzo dei prodotti fosse da 
stabilirsi a norma del prezzo comune che avevano sui mercati. La 
legge tuttavia la quale concedeva ai coloni che non andassero sog- 
getti ad altro gravame fuorché a quello del proprio canone non è da 
intendersi così a verbo, che escludesse in fatti ogni abuso di altro 
tributo secondario , per esempio una tenue somma da pagarsi al 
padrone per avere libera facoltà di matrimonio, od anche una mo- 
dica falsazione delle misure (i); onde può scorgersi che era vie- 
tato non tanto l'abuso stesso quanto l'eccesso del medesimo. 

Oltre il canone legitimo e gli altri pesi imposti arbitrariamente dal 
patrono , per conto del medesimo i coloni dovevano pagare la im- 
posizione prediale e le prestazioni annonarie, alle quali era soggetto 
il fondo da loro coltivato ; e questo nei soliti tre termini tributarli. 

I coloni, come fu detto, potevano avere proprii beni, ai quali, 
come a quelli dei servi, era dato nome di peculio. Quantunque su 
questo avessero pieno diritto di proprietà, era tuttavia inalienabile 
senza il consenso del padrone (2). In due soli casi potevano disporne 
a piacimento: se il colono fosse divenuto tale per prescrizione (3), 
o se fosse nato di un colono e di una libera (4). Quelli tra loro 
che avevano beni stabili andavano, come possessori , soggetti alla 
imposizione prediale ; quelli , che nulla non possedevano di pro- 
prio ma solamente coltivavano i fondi del loro padrone, erano, 
come capite censi plebeji, obligati alla personale. Questa obli- 
gazione cadeva sulla persona stessa del colono; ma perchè il fisco 



(1) S. Gregor. Magn. Ep. I , /,4 V, 35. 

(2) L. un. Cod. Th. ne colonus ; l. 2 Cod. I. in quibus causis coloni. 

(3) L. i3, 23, $ 1 Cod. I. de agric. 

(4) Nov. 162 , cap. 2. 



DEL CAV. "VESME E FOSSATI. IQ7 

non iscapitasse , e per facilità della esazione , soleva per conio dei 
coloni come degli schiavi pagarla il padrone del fondo , al quale 
spettava di esigerla poscia dai coloni (i). . 

Restringendo adunque in breve il fin qui detto : erano i coloni 
persone libere, ma per nascita uniti al suolo, non come giornalieri, 
ma come appaltatori che a proprio conto lavoravano un tratto di 
fondo pagandone in prodotti od in pecunia l'affitto al padrone. Non 
avevano diritto al suolo , ma non potevasi accrescere loro il canone. 
Potevano avere proprie possessioni, delle quali nientemeno per una 
certa sicurtà del padrone non era loro concesso disporre a piaci- 
mento ; per tali possessioni erano a proprio conto soggetti alla im- 
posizione prediale. Che se nulla di proprio non possedessero, come 
dei più avveniva, erano sottoposti alla imposizione personale come 
gli altri plebeji. 

Sulla origine del colonato varii autori manifestarono le più dispa- 
rate opinioni, nè alcuno pose ancora in sufficiente luce questo punto, 
del quale appena , oltre la origine stessa dei feudi , altro si trova 
più importante nel nostro argomento. Non è questione del modo 
con cui si entrasse nello stato di colono dopo che fu instituito il 
colonato. Divenivasi colono per nascita, per prescrizione, per con- 
tratto. La nascita era il modo ordinario (2); per prescrizione diven- 
tava colono un uomo libero , che fosse vissuto trent'anni in questa 
condizione (3) ; finalmente lo diventava chi per contratto vi si obli- 
gasse, unendosi al tempo stesso in matrimonio con persona vivente 
in questo stato (4). 

Ma fu invano finora cercato quando e per che modo avesse ori- 
gine questa instituzione. E certo che il colonato non esisteva al 



(1) Intorno ai varii rapporti della obligazione tributaria dei coloni y. Savigny aitx bis ti>- 
mif$t StctiftSerfnlTung , ir 2ftfify. 

(2) L. un. Cod. Th. de ìnquil. ; l. 7 Cod. I. de fìgric. 

(3) L. 18 Cod. I. de agric. ; l. - .i3 , § 1 eod. 

(4) Novel Valentin, tit. 9. 



iqS vicende della proprietà' m italia 

tempo dei giureconsulti classici; e le poche tracce, che sembra 
trovarsene a quei tempi, sono incerte , e facilmente ricevono altra 
interpretazione (1 ). All'incontro circa i tempi di Costantino troviamo 
i coloni diffusi per tutto l'imperio, e simili per ogni dove le loro 
instiluzioni (2). Questa circostanza per sè già prova non avere il 
colonato avuto origine dal volontario passaggio che facessero a tale 
stato persone povere e bisognose ; sì perchè non avrebbe potuto 
questa condizione di persone avere al tempo stesso e cogli stessi patti 
origine in parti tanto diverse dello imperio; sì perchè una tale sog- 
gezione volontaria era opposta alle regole del diritto , le quali non 
permettevano che altri si sottoponesse a volontaria servitù. Che se 
alcuni esempii s'incontrano di sì fatta soggezione volontaria (3), furono 
dessi abuso manifesto, effetto delle necessità del tempo; nè avreb- 
bero potuto aver luogo ove il colonato non fosse stato già cognito e 
confermato per legge nelle varie regioni dell'imperio; e che d'al- 
tronde non potè mai essere tanto frequente, che da questo si possa 
ripetere l'origine ed il propagamento del colonato. — Fu supposto 
che i coloni altro non fossero che liberti con patti speziali , per 
cui il padrone si obligasse di lasciarli alla coltivazione dei proprii 
fondi , ed essi all'incontro rinunziassero al diritto di piena libertà. 
Ma cotale manomessione a patti sarebbe in tutto contraria ai prin- 
cipii del diritto romano sullo stato delle persone , ed oltreciò non 
avrebbe potuto nuocere ai figliuoli di tali liberti ; però che ogni 
figliuolo di madre non serva era ingenuo. — Supposero altri che 
uno stato simile al colonato sempre avesse avuto luogo in alcune 
province dello imperio , e che da queste si fosse esteso alle altre 
province. Ma questa supposizione non è comprovata da alcuno storico 



(1) Vedi Savigny «ber ien romifdjm Golonat, a. a. 0. 

(a) Nelle Galjlie ; l. i3 , i4 Cod. I. de agric. ■ — In Italia; /. 3 Cod. Th. de cen.su, cioè 
/. a Cod. I. de agric. — Nella Palestina , nella Tracia , nella Illiria Cod. 1. Uh. XI , tit. 
oo , 5i , 5a , ecc. 

(3) Salviarii de giibernat. Dei V\ 8, 9. 



DEL GAY. VESME E FOSSATI HJQ 

fondamento. — Gotofredo (i) suppone che parte (inquilÌTìi) fossero 
romani sottopostisi per volontaria convenzione ai padroni dei fondi, 
parte (coloni) fossero stranieri deditizii assoggettatisi a tale patto 
al popolo romano. Ma era contrario, come vedemmo, alle regole 
del romano diritto questo volontario assoggettarsi degl'inquilini sup- 
posto dal Gotofredo ; e diversa al tutto da quella dei coloni era 
la • condizione dei deditizii: ne d'altronde adduce prova alcuna di 
sua opinione. — Inoltre nessuna di queste congetture dimostra 
la cagione e l'origine del distintivo principale del colonato, l'at- 
taccamento al suolo , per cui non poteva il colono esserne separato, 
nè affrancato , nè pure concorrendo con quello del colono il con- 
senso del padrone. — Winspeare finalmente (2) tiene che il colo- 
nato abbia avuto origine dallo avvilimento in che era caduta l'a- 
gricoltura, per cui, principalmente nelle terre di recente conqui- 
stale , i liberi coltivatori fossero ridotti a condizione quasi servile , 
imitando in questo gli usi simigliami di Germania. Ma non definisce 
quando e per quale modo venissero daprima introdotti nello im- 
perio questi usi germanici. 

Da lunghi anni erano le nazioni tedesche il più temuto e più 
assiduo nemico del romano imperio. Vinte più volte ai confini , erano 
di continuo supplite da nuove tribù più remote , bramose di effon- 
dersi sulle ricche ed ubertose campagne delle romane province. 
Furono in fine da Probo battute con sì formidabili rotte, che questo 
imperatore ebbe in animo di ridurre la Germania in provincia ro- 
mana (3). Dopo il breve regno di Probo ricominciarono le antiche 
scorrerie , ne alcuna delle coste orientali della Gallia, o delle pro- 
vince romane a mezzogiorno della Germania era sicura dalle loro 
incursioni. 



(1) Sub flnem parat. Cod. Th. de fugitwìs colonis ; comment. ad l. un. Cod. Th. de in- 
quilinis. 

(?) Storia degli abusi feudali, p. no , e nota 198. 

(3) f 'opiscus in Probo. > 



200 VICENDE DELLA PROPRIETÀ.' IN ITALIA 

Salito al trono Diocleziano ed a parte dello imperio e delle fatiche 
assuntosi Massimiano , ei si ritenne l'Oriente , commise a questo 
l'Occidente. Nelle guerre che fece in Asia primo ebbe il pensiero 
di volgere la vittoria in benefìzio della giacente agricoltura , e 
d'Asia trasportò intere popolazioni di vinti a coltivare le campa- 
gne di Tracia ; esempio imitato poco poi in Occidente da Mas- 
simiano , che vinti i Franchi e cacciatili dalle romane province , 
in esse li riaccettò a patti e pose a coltivare le deserte campagne 
dei Nervii e dei Treviresi. Questo ne attesta evidentemente Eumenio 
in un panegirico a Costanzio Cloro (i): « Itaque sicuti pridem 
)) tuo, Diocletiane Auguste , iussu deserta Thraciae translatis in- 
» colis Asia complevit ; sicuti postea tuo, Maximiane Auguste, 
» nutu Nerviorum et Treverorum arva iacentia Laetus postliininio 
» restitutus et receptus in leges Francus excoluit ». Ma più che 
da alcun altro fu seguito questo sistema da Costanzio , stato asso- 
ciato allo imperio col titolo inferiore di Cesare dagli Augusti Dio- 
cleziano e Massimiano. In un panegirico a Costantino figliuolo di 
Costanzio così celebra Eumenio le lodi di questo : « Quid loquar 
» intimas Franciae nationes iam non ab iis locis , quae olim Bo- 
» mani invaserant, sed a pi^ópriis ex origine sui sedibus atque ab 
» ultimis barbar iae littoribus avulsas ut in desertis Galliae regio- 
» nibus collocatae et pacem romani imperii cui tu iuvarent , et 
» arma delectu ì » (2) E davanti allo stesso Costanzio, esaltandone 
le glorie , celebra principalmente le campagne per opera delle sue 
vittorie fornite di barbari cultori. A maggiore schiarimento sono 
degne che si riferiscano alcune delle sue espressioni: « Tote xcisae 
» undique barbarae nationes , tot translati sint rièra in romana 
» cultore s » (3) : « Quominus ditioni tuae divinitatis omnes se 



(1) Eumenii panegyr. Conslanlio Caesari , cap. XXI. 
(a) Eumenii panegyr. Conslantino Augusto , cap. VI. 
(3) Eumenii panegyr. Consta/ilio Caesari , cap. 1. 



DEE CAV. YESME E FOSSATI. 3GI 

» dedeve cogerenlur, et cum coniugi is ac liberis caeteroque 

» ex amine nec es situdinum ac rerum suarum ad loca olim 

» deserta transirent , ut quae fortasse ipsi quondam depraedando 

» nastaverant eulta redderent serviendo » (i): « Insultare hercule 

» communi Galliarum nomine libet , et , quod pace nestra loquar , 

» ipsis triumphum adsignare provinciis. Arat ergo mine Chamavùs 

» et Frisius , et Me nagus , Me praedator , exercitio squallidus 

» operator , et frequentat nundinas meas pecore ■venali et cultor 

» bavbavus laxat annojiam)) (2): « Nunc pev nictorias tuas , Con- 

» stanti Caesav invicte , quidquid infvequens Ambiano et Bellovaco 

» et Tricassino solo Lingonicoque resiabat barbaro cultore revi- 

» rescit )) (3). Un altro esempio di simile mutazione di prigioni di 
guerra in coloni ci viene somministrato da una costituzione degF 
imperatori Arcadio ed Onorio dell'anno cjuattrocento nove (4), sco- 
perta dal chiarissimo Professore Cav. Amedeo Peyron : « Scjras 

» barbaram nationem } maximis \Hun~\norum, quibus se coniunxerant, 

» copiis fusis, imperio nos[tvo] subegimus. Ideoque damus omnibus 

» copiavi ex praedicta ge[nte] hominum agros proprios frequen- 

» tandi ; ita ut omnes \sciaii\t susceptos non alio iure quam colo- 

» natus apud se J'utu[ros, ii\ullique licere ex hoc genere colonorum 

» ab eo cui se\inel\ ad tributi fucrint nel fraude aliqua ab ducere , nel 

» [fugie\ntcm suscipere ; poena proposila , quae recipienles [cdieni\s 

» censibus adscriptos nel non proprios colonos in[sequ\itur. Opera 

» autem eorum terrarum domini libera [esse sciant\, ac nullus sub 

» acta peraequatione nel censiti \subi\aceat : nullique licectt nelut 

» donatos cos a iure census [in se]rvitutem trahere } urbaniste 



(1) Ilid., cap. vm. 

(2) Ibìd. , cap. IX. 

(3) Ibid. , cap. XXI. 

(4) L. 4 Cod. TU. de bnnis mililum. Le sillabe o voci fra uncini denotano ì supplementi 
alle lacune causate dalla mancanza dei principii delle linee nel palhnpsesto torinese. 

Tom. xxxix 2G 



202 VICENDE DELLA PROPRIETÀ' IN ITALIA 

» obsequiis addicere » (i). Appare da questa legge che i seguenti 
imperatori imitarono ancor essi il procedere di Diocleziano. Molti 
altri esempii ne somministrano gli storici. Così (per riferirne uno 
riguardante l'Italia ) ai tempi di Valente avendo Frigerido suo ge- 
nerale vinto una numerosa mano di Goti e di Taifali, fu ai su- 
perstiti concessa la vita, e furono trasferiti come coloni nelle cam- 
pagne deserte di coltivatori intorno a Modena, a Reggio ed a 
Parma (2). 

Resta ad esaminare che cosa significasse il nome di Laeti , o 
Leti , che troviamo dato ai coloni in uno dei precitati passi di Eu- 
menio , e del quale più volte s'incontra menzione nel codice Teo- 
dosiano. Che i leti non fossero una speziale nazione germanica, ma 
una condizione particolare di persone, lo dimostra il trovarsi no- 
mati i laeti Alamanni , Sarmatae , Teutoniciani , Baiavi , Suevi , 
Lingoncnses , Adì Nervii , Nemetacenses , Contaginenses , Lagen- 
ses , Fr anci , dei quali ultimi tratta appunto il precitato luogo di 
Eumenio. Il nome di laeti dedussero molti dalla voce franca Lidi 

o Liti , servi. Noi crediamo doversi dedurre da Séitòtf o %(l\U , po- 
pulus , gens ; al che ci pare che alludano le voci gens e gentilis , 
che nelle leggi sui medesimi sono usate a vicenda col nome di laeti, 
e nella stessa significazione ; e con tal nome si chiamarono propria- 
mente quei barbari , che trasportavansi in qualità di coloni sulle 
terre del romano imperio. Come in occidente con voce germanica 
nomavansi laeti;, così in Oriente con greco vocabolo o^oko^Gi', 



(1) Intorno alla vittoria sugli Sciri, che diede occasione a questa costituzione, V. Sozomeni 
IX , 5 , e le osservazioni su questa legge e su questo passo di Sozomeno fatte dal prelodato 
Cav. Peyron nel commentario alla medesima legge , nelle Memorie dell' Academia delle 
Scienze di Torino voi. XXVIII , classe storica , pag. 253-25g. Dal confronto della legge 
colla inesattezza dello storico si vedranno svanire le difficoltà che sorgere potessero dalie 
espressioni meno esatte degli scrittori. E raro che lo storico si attenga al rigore dei termini 
proprii del giureconsulto. 

(2) Ammian. XXXI , 9. 



DEL CAV. VESME E FOSSATI. 2o3 

resisi a patti; ed è detto espressamente come non potessero ab- 
bandonare le terre date loro in coltura. Quei Sarmali, che nella No- 
titia Imperii son nominati fra i Laeti, e da Eumenio (i) sono anno- 
verati fra le nazioni trasportate da Coslanzio a coltivare le terre 
deserte dello imperio , hanno da Ausonio (2) il nome latino di 
coloni : 

« Arvaque Sauromatum nuper melata colonis » 

Il pensiero poi di tale forma d'imperfetta servitù è probabile che 
i Romani lo derivassero da quelli stessi Germani, cui riducevano a 
tale stato , e presso i quali , come vedremo , la servitù era assai 
alfine al colonato romano. 

Chiaro appare per tale modo come in sì breve tempo i coloni 
si veggano estesi per tutte le parti dello imperio , e facilmente si 
comprende il fondamento politico del vincolo indissolubile , di che 
erano legati al suolo , e che formava la proprietà principale e ca- 
ratteristica del colonato. E siccome la causa precipua di sì fatta obli- 
gazione era la sicurezza dello stato , aciò non potessero fare ritorno 
alle native regioni fu talora vietato ai padroni d' impiegarli nomi- 
natamente in alcune province più prossime ai loro antichi con- 
fini (3). 

O sia che alcune fra le genti barbariche in pena di guerra rin- 
novata o per altra cagione ridotte fossero non alla condizione di 
coloni ma di servi rustici , o che gli ordinamenti risguardanti l'una 
classe di persone di mano in mano all'altra fossero similmente estesi: 
troviamo anche ai servi addetti alla coltura essere slato applicato quel 
principio, per cui erano annessi al fondo , e quasi parte del me- 
desimo. Questi servi nomavansi da prima con nome particolare 



£1) Eumcidi panegy r. Constantio Caesaì-i. - — Sui Laeti V- pure GolhoJ . in comm. ad l. l'i 
Cod. Th. de veteran. 

(a) Ausonii Edyl. X , v . g. 

(3) L- 4 Cod. Th. de honis militimi , sub finem. 



204 VICENDE DELLA PROPRIETÀ' IN ITALIA 

adscriptitii, censiti (i). Fu quindi, almeno in Italia, dato loro il nome 
di originarti ; ed in questo senso li troviamo opposti ai coloni e 
più volte nominati nell'editto di Teoderico (2). Di questa voce adun- 
que , esatta nella sua significazione , e confermata dall'uso di quelle 
leggi composte in Italia , faremo uso in nostra lingua a denotare i 
servi rustici , ossia quelli che furono detti comunemente servi glebae, 
e ci ai Tedeschi J^Orkje od appartenenti al suolo. 

Molto resterebbe a dire su questo argomento ; e principalmente 
sulla diversità che era tra i varii generi di coloni , e su alcune 
mutazioni meno importanti che di mano in mano sofferse il loro 
Stato: ma noi consentono i limiti di questo lavoro. 

CAPITOLO V. 

MUTAZIONI FINO ALLA CADUTA DELLO IMPERIO 
DI OCCIDENTE. 

Non ha la storia moderna sì nelle cose publiche come nelle 
private ci' Italia evenimento di maggiore importanza che la pro- 
pagazione del cristianesimo. Ed alla Chiesa principalmente dobbiamo 
se in Italia durò l'elemento romano a fronte dell'elemento germa- 
nico , se non cadde tutta sotto una dominazione \ se finalmente 



(1) « Agricolarum alii quidcm sunt adscriptitii, et eorum peculio dominis pertinent- 
» alii vero etc. ». L. 18 Cod. I. de agric. ■ — « Qttcmadmodum originarios absque terra, ita 
» rusticos ce n sito sque servos vendi omnifariam non liccbit ». L. 7 eod. — Il signore di 
Savigny confonde i censiti od adscriplilii coi coloni , e non dice quale nome particolare 
avessero i servi rustici. 

(2) « Si servus , colonus, anelila , originarius fueril etc.» Edict. Thcoder. c. 97. 
— « Liceat unicuique domino ex praediis , quae corporalità' et legitimo iure possidet, ru- 
» stic a ulriuscjue sexus mancipio, etiamsi originaria sint, ad iuris sui loca transferre, 
» vel urbanis minìsterìis adplicare , ita ut et illis praediis adquirantur , ad quae voluntate 
» domini migrata fuisse consliterit, et inter urbanos famulos merito censeantur ». Ibid. 



DEL CAV. VESME E FOSSATI. 200 

dalle parti rimaste appieno romane poterono in breve intervallo 
le romane inslituzioni estendersi e dominare in tutta Italia. E 
quindi necessario aggiungere alcun breve cenno su questo argomento, 
8 principalmente sulla giurisdizione civile acquistata dal clero, dalla 
quale nei secoli barbari ebbe origine la potenza e la giurisdizione 
aei vescovi e dei papi. 

Poiché la religione cristiana abracciata da Costantino divenne re- 
ligione dello stato andò sempre più allargandosi, finche sotto Gra- 
ziano e sotto Teodosio avendo il fisco cessato di somministrare le 
spese dei sacrifizii (i), anzi avendo confiscato e diviso parte a sè 
parte ai vescovi i beni delle chiese idolatre , cessò quasi del tutto 
il gentilesimo. Solo nei paghi, o borghi, ultimi sempre ad ammet- 
tere mutazioni di qualunque maniera, fino ai tempi dei Goti dura- 
rono alcuni idolatri , ai quali dal luogo di loro dimora venne il 
nome di pagani. 

Alle persone, alle quali nella Chiesa era commessa la cura e la 
instruzione della universalità dei cristiani , fu sin dalla origine del 
cristianesimo dato il nome di Clero. Grande autorità aveva acqui- 
stato al clero nei primi secoli del cristianesimo l'essere gli ecclesia- 
stici maggiormente esposti ai pericoli ed alle persecuzioni , e la 
venerazione alla integrità dei loro costumi. Tra il clero stesso quelli 
che in ciascuna città occupavano il primo luogo ebbero nome di 
Vescovi. 

Erano i vescovi eletti dalla libera volontà del clero e del popolo; 
giusto essendo , secondo la nota sentenza di santo Agostino , che 
da tutti sia eletto chi a tutti deve soprastare. Da questo modo di 
elezione viepiù cresceva verso loro l'amore e la venerazione dei 
cristiani. Quindi, sebene la loro autorità fosse al tutto spirituale, 
avveniva di frequente che anche nelle cose temporali , seguitando 



(i) Zosim. ir, 5 3 . 



206 VICENDE DELLA PROPRIETÀ' IN ITALIA 

lo avviso dell'Apostolo (i), volontariamente commettessero le loro 
questioni alla sentenza dei vescovi. Questa giurisdizione volontaria 
fu poi approvata dalle leggi (2) , e fu concesso ai vescovi di giu- 
dicare sommariamente le liti dei fedeli e principalmente degli ec- 
clesiastici (3). 

Oltre l'autorità , le ricchezze in breve concorsero ad aumentare 
la potenza del clero. Costantino avendo per legge fatta la chiesa 
capace di ricevere per testamento (4) , è incredibile a dirsi quanto 
in breve crescesse la ricchezza del clero. Fu tanto l'eccesso, che 
Valentiniano con una lettera a Damaso papa , alla quale diede vi- 
gore di legge (5) , fu costretto di proibire che i chierici non lusin- 
gassero più alcuno a lasciare alla chiesa i proprii averi, dichiarando 
inutile ogni simile legato o donazione. Poco tuttavia giovò questa 
legge ; e san Gerolamo e santo Ambrogio spargono alti lamenti 
sull'avarizia e sulle male arti dei chierici per arricchire dalla male 
accorta pietà dei fedeli. Le entrate delle chiese erano divise in 
quattro parti , pel vescovo , pei clero , pei poveri } e pel manteni- 
mento delle chiese. 

Alle ricchezze di necessità tenne dietro l'ambizione ; ed Ammiano 
ci lasciò memoria della pompa e della delicatezza in che viveva il 
clero romano ai tempi di Damaso, papa irrequieto e cupido di 
onori quanto nessuno prima di lui. E celebre quel detto di Prete- 
stato prefetto della città di Roma a Damaso, conservatoci da san Gi- 
rolamo : « Facile me romanae urbis episcopum , et ero protinus 



(1) 1 Corinth. , VI. 

(2) Intorno al privilegio del foro concesso agli ecclesiastici V. Giannone, Istoria civile 
del Regno di Napoli, Lib. II, cap. Vili, § 3. 

(3) Di simile privilegio godevano gli Ebrei. V. I. io Cod. Th.de ìurisdìctione , ed il com- 
ment. di Gotofredo a detta legge. 

(4) « Habeat unusquisque licenliam sanctìssìmo catliolicae veneralilique concilio decederli 
j> honorum quod optanti relinquere ». L. 4 Cod. Th. de episcopis , ossia /. I. Cod. I. de 
sacros. eccl. 

(5) L. 20 Cod. Th. de episcopis , ecclesiis et clericis. 



DEL CAV. YESME E FOSSATI. 

» christianus » (i). Tuttavia, come ne attesta lo stesso Ammiano, 
autore etnico , non mancavano vescovi che vivevano vita modesta 
e tranquilla , aliena dal parteggiare e dal lusso (2). 

I patrimonii delle chiese , ad onta di alcuni tentativi fatti dal 
clero per esimerli, andavano come gli altri soggetti a tutti i tri- 
buti e gli oneri dello stato; e solo di alctma esenzione godevano il 
clero di Roma, di Alessandria, di Tessalonica , e pochi altri. 

Ma al tempo stesso che si fe' grande la religione cristiana , co- 
minciarono nel suo seno ad infierire ed a lacerarla dissensione di 
opinioni ed intestine discordie. Fra queste sette od eresie la prin- 
cipale nella storia del medio evo è l'arianismo , il quale essendo 
stato sventuratamente la religione, a cui dal gentilesimo, erasi con- 
vertita la maggior parte delle nazioni germaniche , fu per lungo 
tempo la religione di quei popoli rozzi che occuparono l'Italia , e 
perciò molto influì nelle cose politiche di questa regione. Confisca- 
zioni , esilii , devastazioni, morti furono frutto di queste dissensioni. 
Multe gravissime erano imposte alle persone che seguissero opinioni 
religiose contrarie a quelle , cui avveniva che l'imperatore dichia- 
rasse vere e conformi ai domini della chiesa di Cristo. Così ( per 
non parlare delle pene dagl' imperatori eretici stabilite contro i 
catolici ) troviamo, per esempio, prescritto, che perfino i coloni i 
quali fossero donatisti perdessero in pena di loro eresia il terzo 
del loro peculio (3). 

Alle discordie religiose unironsi le guerre civili , che quasi di 
continuo in questo intervallo concorsero colle invasioni straniere a 
devastare principalmente la parte occidentale dello imperio. Ma 
d'ogni altro gravame il più intolerabile era la enormità dei tributi 
saliti a tanta altezza, che per sè sola basterebbe a ritrarci lo stato 
al quale era ridotto il romano imperio. Fortunatamente ci furono 



(1) Tom. II , p. i65 , ed. Maurin. 

(2) Ammìan. XXV li , 3. 

(3) L. 6 Cod. Th. de Haeretids. 



2<>8 VICENDE BELLA PROPRIETÀ' IN ITALIA 

conservate due notizie risguardanti le Gallie, onde si può dedurre 
quale fosse all'incirca la quantità di tributo, cui pagava questa pro- 
vincia per la sola imposizione prediale. Dalla prima di queste no- 
tizie si ritrae che la città degli Edui aveva trentadue mila capi , 
o lotti tributari! ; onde fatta la proporzione tra il territorio degli 
Edui e quello di tutte le province che formano la Francia odier- 
na , troveremo che questa conteneva circa un milione cinquecento 
trentasei mila lotti. L'altra notizia ne viene somministrala da un 
passo di Ammiano : che quando Giuliano andò Cesare nelle Gallie 
« primitus partes eas ing-ressus prò capitibus singulis tributi 710- 
» mine vicenos quinos aureos reperii Jlagitari ; discedens vero 
» septenos tantum miniera universa complentes » ; ossia, riducendo 
queste somme a nostra moneta, al suo venire nelle Gallie trecento 
cinquanta cinque franchi per capo , alla sua partenza novantanove 
franchi e quaranta centesimi. Moltiplicate adunque queste due 
somme pel numero dei capi o lotti tributarli in che era divisa la 
Francia la prima somma sarà di cinquecento quarantacinque milioni 
ducente ottanta mila franchi ; la seconda di cento cinquanta due 
milioni seicento settantotto mila quattrocento franchi. Il risullamento 
del confronto di tali tributi con quelli dei nostri tempi è il se- 
guente. Nell'anno 18 18 la contribuzione prediale ( contribution fon- 
dere en principal ) ammontò a cento setlantadue milioni settecento 
tre mila franchi; somma maggiore alquanto di quella imposizione 
minore , ma di gran lunga inferiore di quella prima (1). Intorno 
a tale confronto è d'uopo osservare: i.° che lo stalo consueto dei 
tributi nelle Gallie non deve calcolarsi da questa ultima somma } 
effetto di passeggera prosperità; che anzi dopo Giuliano andarono 
di mano in mano crescendo, e giunsero ad un'altezza incredibile e 
rovinatrice; 2. che viepiù grave dovette a quei tempi riescire quella 
somma di tributi conferita coi tributi odierni , in quanto lo slato 



(1) V. maggiormente spiegato e confermato questo confronto nella più volte citata disser- 
tazione del signore di Savigny uicx He tomiffyt ©(«uctfaffunj , /jr 2[l'f<5>. 



DEL CAV. VESME E FOSSATI. 20g 

della Francia è ai nostri giorni di gran lunga più florido , e l'am- 
ministrazione più regolare che non sotto gì' imperatori cristiani ; 
3.° che per quanto gravi e molteplici sieno oggigiorno i tributi se- 
condarli e gl'indiretti,, viepiù gravi erano senza l'alio soito gl'impe- 
ratori cristiani, come di leggiero può scorgere chiunque per poco 
consideri le memorie di quella età e le leggi su tale argomento. E 
da quello delle Gallie si può a un dipresso argomentare dello stato 
dei tributi in Italia e nelle altre province dello imperio. Giova qui 
per ultimo soggiungere quanto intorno ai tributi sotto Teodosio 
scrive Zosimo: « "iftyiórQ roìig r&v dr t f).omav Kpdy.zópag cpopoòv, égnpa^ovxag 
» za zù.ovu.zvov si§ natrav à*pi%iicc/. v.a\ r t v iàatv o §ià rfcv tav pap&apw 
» <p&%y5pcùmav mpils)Mfi(jdvoy r t v , v/^opox)\).vJov . où yàp ^jpifuxxa \i.òvov } 
» oCÙÀ y.cà ywamuog v.òa\xog, v,u\ kfòri$ rc««rfc, l^yip 1 - xiaì avr?,g , ug 
« dlxeìv , zr,g za aioà TAi.noò<7Y,g } vnlp zay tètayfdvGS& ìolòoxo tpópcùv' xcd 
» év natta noltg v. r À nàg aypòg oì'j.ujftg vjjx SpriVtoV àvd'fisttzog » (j). 
Per lo che fino alla caduta dello imperio continui d'ogni parie si 
udirono i lamenti degli oppressi da questo insopportabile peso. Si 
aggiunsero in fine gli ordinamenti imperiali, che dichiararono nulle 
e surrettizie le concessioni delle dilazioni o dispense dai tributi (2). 

A prò del fìsco fu oltreciò introdotto l'uso dei monopolii , per 
cui le armi, le vestimenta militari, ed altri molti oggetti non po- 
tevansi fare o provedere da altri che dal fìsco, il quale per maggiore 
agio pose a carico dei proprietarii il trasporto di questi oggetti di 
monopolio ai luoghi opportuni. A questo peso fu dato nome di 
angarie e di parangarie. Furono anche i possessori gravati di quanto 
si appartenesse agli alloggi ed al mantenimento delle soldatesche. 
Si aggiunsero finalmente le multe e le confische. Molte erano le 
cagioni , molti i casi onde i beni dei privati ricadevano al fìsco ; 



(1) Zosim. IV , 3-ì. 

(2) L. 6 , 7 Cocl. Th. de elicer, rescr. 

Tom. xxxix 27 



2 10 VICENDE DELLA PROPRIETÀ' IN ITALIA 

ma il principale si era il sospetto di lesa maestà, accusa frequen- 
tissima in quei tempi di continua oppressione e di guerre civili (i). 
S'introdusse parimente la consuetudine d'indagare per esploratori 
e di rapire le eredità dei ricchi senza risguardo agli eredi (2). 

Lo slato violento, in che da tanto tempo durava l'imperio, eser- 
citava massima influenza sull'arte più necessaria alla vita, sull'agri- 
coltura. Era dessa a mano a mano ruinata , nè gran fatto poteva 
calere ai possessori di ristabilirla, non solo nelle province, ma prin- 
cipalmente in Italia. Troviamo che circa sessantanni dopo la morte 
di Costantino nella sola Campania erano cinquecento ventotto mila 
jugeri di terreno abbandonato (3). Le terre quasi ad altro non ser- 
vivano che al pascolo ; per lo che quasi universale era divenuto 
l'esercizio della pastorizia , la quale non inchiede grande numero di 
uomini e con poca sollecitudine e fatica può venir esercitata (4). 
Ne provenne che scarsissimo in Italia diventasse il numero dei sem- 
plici possessori, e che le campagne incolte e deserte al tempo degli 
ultimi imperatori cadessero quasi al tutto in mano dei decurioni. 

L'ampiezza dei fondi, il decadimento dell'agricoltura e l'institu- 
zione del colonato rese viepiù comune in Italia l'uso delle enfiteusi, 
le quali erano state instituite pei soli beni publici. Ma collo esten- 
dersi ai fondi dei privati l'enfiteusi mutò in parte natura. Quindi 
ebbe origine la distinzione della enfiteusi in publica e privata. L'en- 
fiteusi publica era quella che aveva luogo sui beni dei municipii o 
su quelli del fisco. Essa era perpetua, ed i beni in questa compresi 
erano inalienabili. L'enfiteuticario, che regolarmente pagasse il ca- 
none dovuto ( vectigal ) , acquistava l'azione reale contro qualunque 
possessore, e contro lo stesso padrone diretto (5). L'enfiteusi privata 



(ì) L. 5 Cod. I. ad legem luliam maiestatis ; Zosim. IV , 8. 

(2) Zosim. lib.1V. 

(3) L. 2 Cod. Th. de indulgent. debit. 

(4) Sco, (Stfclii^U ìtx itafmiif<f)cn <&taaten , 33>. I, Gap. II:,, § 2. 

(5) L. 1,2 ff. sì ager vectigalis. 



DEL CAV. VESME E FOSSATI. 211 

non era peranco regolata da alcuna legge particolare, ma conside- 
ravasi come una locazione od una vendita moderata da patti ag- 
giuntivi in continenti. Dopo l'introduzione del colonato avveniva 
principalmente che i coloni prendessero beni in enfiteusi dai pri- 
vati , e per l'ordinario appunto dai loro padroni. 

Per restituire alla coltura le campagne deserte furono posti in 
uso due mezzi al tutto contrarli , ed i quali riescirono del pari 
inefficaci , però che non si estirpava la radice stessa del male. Il 
primo fu di allettarvi coltivatori per mezzo d'immunità e di privi- 
legi! , che promettevansi irrevocabili (i); l'altro fu dipartire i fondi 
sterili ed incolti tra i possessori di fondi fertili , colla minaccia di 
spogliarli anche di questi se o non accettassero gli sterili o ne tra- 
scurassero la coltura (2). 

Tutti questi mali avevano smisuratamente fatto crescere il ladro- 
neccio, sì che nella Italia meridionale era perfino stato ad alcune 
province proibito di tenere cavalli, aciò che non potessero servirè ai 
masnadieri. Era la popolazione straordinariamente diminuita in tutto 
l'imperio, e principalmente in Italia , per la somma corruzione dei 
costumi, pei rari maininomi, per le frequenti guerre intestine, pel 
numero scemante di liberi, pei campi abbandonali, e per l'obliga- 
zione in tutte quasi le professioni imposta ai figliuoli di seguire la 
condizione del padre , perchè non si dileguassero segnandoli talora 
con ferro rovente del marchio del « felice nome della imperiale pietà » 
(3). Le città erano poco meno deserte che la stessa campagna, e non 
ostanti i rinnovati divieti ed i provedimenli perchè i decurioni non 
isfuggisscro alla loro carica, essi o con aperta fuga, o sotto pre- 
testo di vita solitaria, o con altro mezzo s' involavano dalla città e 
dalla curia. 



(1) L- iG Cod. I. de omni agro deserto. 

(a) L. 4 Cod. Th. de locat. fundi iuris emphyt. ; l. 6 Cod. I. de omni agro deserto. 
(3) L. io Cod. I. de aquaeductu. 



212 VICENDE DELLA PROPRIETÀ' IN ITALIA 

Per tali molivi fu circa questi tempi resa stabile nelle città la 
carica del Difensore. Egli era eletto dall'assemblea dei decurioni e 
del rimanente popolo (i); non si conferiva questo uffizio ad alcun 
curiale (2), ma sì ad uno fra i più distinti abitanti ; doveva essere 
approvato dal prefetto del pretorio ; e chi vi si fosse intruso illegi- 
timamente era punito in cinque libre d'oro (3). Era il difensore 
li magi ne degli antichi tribuni della plebe, e suo precipuo uffizio 
il difendere il popolo non meno che i decurioni (4); durava cinque 
anni. Di sì fatta carica nelle province trovasi menzione già presso 
Cicerone; ma non era a quei tempi che passeggera, demandata in oc- 
casione di qualche straordinaria bisogna delle città. Solo circa la metà 
del secolo quarto i difensori furono instituiti come impiego perma- 
nente nelle città sì d'Italia che delle province. In queste fu al di- 
fensore commessa parte della giurisdizione che in Italia avevano 
i duumviri (5). Fu inoltre concesso alle città pel ristoramenio delle 
mura e per le altre spese municipali il quarto dei tributi di ciascun 
territorio , la quale somma fu poi accresciuta ad un terzo (6). 

Le città abbandonate a sè stesse, da che il despotismo aveva av- 
vilito il popolo togliendogli l'uso delle armi , si trovarono sfornite 
di ogni difesa ed aperte ad ogni incursione di barbari. La milizia , 
cessato l'antico rigore militare , senza disciplina , male in assetto , 
raccolta da ogni più vile condizione di persone, nel maggior uopo 
scemata di numero per le molte sconfitte e per la difficoltà delle 
leve, al solo avvicinarsi, al solo nome dei barbari era compresa di 
spavento ed incapace di resistenza. Questi di fallo tratti da prima 



(1) L. 8 Cod. I. de defensoribus. Dicevasi defensor , defensor cìt'itatis , defensor pie bis , 
loci , vindex unìuscuiusque civitatis , e con voce greca usata già dallo stesso Cicerone an- 
che ecdicus. 

(2) L. 2 Cod. I. de defens. 

(3) L. x Cod, Th. de defens. civit. 

(4) L. 4 Cod. I. de defens. 

(5) ©abijjttt), (3c{d}ii)tc it. f. W. , S<i)j. II. 

(6) L. 5 , 7 Cod. Th. integri, de vectigalibus et commissis. 



DEL CAV. VESME E FOSSATI. 2l3 

dallo amore di preda, quindi dalla facilità di ottenerla e dalla ric- 
chezza del paese, più volte innovarono loro scorrerie, aggingnen- 
dosi nuovi compagni, e portando ovunque passavano la desolazione 
e lo spavento. Non altro rimaneva che assoldare quegli stessi bar- 
bari per togliere loro occasione di nuove scorrerie, e per opporli 
ad altri invasori. Ma fatale riesci la loro introduzione tra la milizia 
romana , dalla quale appresero la superstite disciplina e l'uso delle 
anni romane, che bene spesso, indocili ad ogni giogo, convertirono 
contro coloro , dei quali avevano assunto la difesa. Venivano loro 
talvolta assegnate possessioni ; talvolta ancora erano divisi per le 
città: dal che nasceva che alle cose romane, al suolo, al lieto clima 
troppo si ausavano , per rimanersi indifferenti , e non venire in 
pensiero di occupare un imperio , la cui forza vedevano oramai 
consistere in sè soli. 

CAPITOLO VI. 

COSTUMI DEI GERMANI. ; 

Pressoché tutte le moderne regioni di Europa, che fecero parte 
dello imperio romano , caddero sotto il giogo di conquistatori 
germanici , dai quali discendono molti degli odierni abitatori delle 
varie sue parti , e nuova forma presero le leggi , le instituzioni , 
la lingua delle regioni conquistate. Quindi in tutte queste con- 
trade , e però anche in Italia , le instituzioni germaniche for- 
mano il secondo elemento, dal quale, misto all'elemento romano, 
emersero la odierna civiltà e le leggi e le instituzioni , onde sono 
rette le cose si civili che ecclesiastiche, sì private che publiche. 
Per la qual cosa , prima di esporre gli effetti delle conquiste ger- 
maniche, utile anzi necessario è premettere alcun che degl'insti- 
tuti e costumi di quella nazione prima della invasione. Le memorie 



21 4 VICENDE DELLA. PROPRIETÀ' IN ITALIA 

nazionali , che abbiamo dai loro storici dopo la conquista , non 
d' altronde sono tratte che dalle incerte tradizioni o canti nazio- 
nali , solo modo presso le nazioni barbare di tramandare ai posteri 
le loro gesta; onde pressoché ogni notizia delle antiche instituzioni 
germaniche è forza trarla dagli scrittori romani, e principalmente 
da Cesare e da Tacito; dei quali forse non fu tra gli antichi per- 
sona più atta a profondamente esaminare ed esattamente descrivere 
sì difficile ed importante argomento, Nè mai tanto apparve il pregio 
di loro descrizioni quanto ai dì nostri , nei quali con tanto zelo 
essendosi rinovato per tutta Europa lo studio delle antichità ger- 
maniche, le loro leggi ed instituzioni nei paesi conquistati talmente 
furono trovate conformi a quelle descritte dai predetti autori , che 
le une possono con sicurezza servire di spiegazione e di supple- 
mento alle altre. 

L'antica Germania si estendeva sopra circa una terza parte di 
Europa. Quasi tutta la moderna Alemagna , la Danimarca, la Nor- 
vegia , la Svezia , la Finlandia , la Livonia , la Prussia ed il più 
della Polonia erano popolate da varie tribù di una stessa grande 
nazione , la cui lingua e maniere manifestavano una origine co- 
mune (i). E comune sentenza che l'aria sottile e rigida di quelle 
regioni settentrionali e gli esercizii di una vita attiva siccome gran- 
demente conferivano alla sveltezza e robustezza dei corpi , così 
oltre ogni credere numerosissima ne rendessero la popolazione. 
Ma tanto più parrà questa grandissima ed eccedente, ove si abbia 
riguardo al modo di vivere di quelle nazioni , presso le quali tratti 
assai vasti di terreno erano necessari! pel sostentamento delle per- 
sone , e pei diporti della caccia , occupazione principale dei bar- 
bari. Glie se in alcun luogo la terra natia non fornisse quasi spon- 
tanea il necessario sostentamento ai moltiplicati abitatori , parte 
di questi , tratti a sorte , uscivano in cerca di nuove sedi. Quindi 



(i) Tacit. de movibus Germanorum, cap. 4, 5. 



DEL CÀV. VESME.E FOSSATI. 2l5 

le frequenti invasioni. Questa moltitudine d'uomini che trasmigrava 
dicevasi con voce nazionale SBcftr od J^CCl', esercito (i), ed i membri 
di essa 28c&rfflflmiCV od ^CCrmanncr, ossia con vocabolo addolcito 
secondo la pronunzia latina , Germani. Che il nome di Germani 
sia di origine tedesca lo dimostra Tacito ove dice (2) : « evoluisse 
» palliativi ut omnes a se ipsis invento nomine G e rm a n i 

» vocarentur » . La mutazione poi delFaspu^azione in G è provata 
dal seguente passo di un autore elei secolo sesto (3): « Anno IX 

» fustini Iitip Cosdroes Persarum Imp.... ad v astando s Roma- 

» novum terminos promovel: cui Iustinianus duce Romanae mili- 

» tiae bellum parat : et habens secum gentes Jbrtissimas , 

» quae barbaro sermone He r mani (leg. Ile r ma ni) nuncù- 
» pantur superata. Ne sarà sorpreso di tale mutazione chi con- 
sideri quanto il suono del G aspro, quale senza fallo pronunziavasi 
dagli antichi, sia affine al suono dello II aspirato. E di fatto per 

10 stesso modo gli Spagnuoli mutarono germanus , germano , fra- 
tello , in hermano ; ed i Russi colla slessa lettera T esprimono si 

11 suono del G, come lo spirito aspro dei Greci, ossia l'aspirazione 
|) dei Tedeschi; onde colla stessa iniziale scrivono le due parole 
affini repaiancKiiì, Germano, Tedesco, ed il nome proprio derivatone 
repMaHÌ , Ermanno (4). Non però coi Germani hanno a confon- 
dersi gli Allamanni od Allemanni , siccome inclina a lare il signore 
di Savigny (5) ; poiché in tutte le storie e documenti del medio 
evo col nome di Allamanni trovami denotati non i Germani in ge- 
nerale , ma una mista tribù di Svevi; ed il loro nome deriva non 



(1) Conte Cesare Balbo , Dei titoli e della potenza dei conti, duchi e marchesi dell' I- 
talia settentrionale , § a. 

(2) Tac. de mor. Germ. c. 2. 

(3) lohannes Biclariensis nelle Ganisii lectiones aut. ed. Basnage, Antuerpiae 1725, Tom. I, 
p. 338, presso il signore di Savigny, <3tfi)iA)ti u. f. n>., £ay. IV, Sftiftf). I. 

(4) Della etimologia di questa voce sarà detto più a lungo quando spiegheremo la signi- 
ficazione e determineremo la etimologia del nome di Ariraanno presso i Longobardi. 

(5) ©iibiijnfl, @ef$ii)te, a. a. £>. 



2i6 VICENDE DELLA PROPRIETÀ' IN ITALIA 

da j^Cet^tttatttier od uomini di esercito, ma da ^d^fliattNCV , od uomini 
diversi, o stranieri (i); la quale etimologia è comprovala parimente 
da Agatia colla testimonianza di Asinio Quadrato (2). 

Componevano la nazione gli uomini liberi, dai quali derivava ogni 
potere ; onde da principio presso i Germani libero era lo stesso 
che nobile. « Una ad una , disperse , e per lo più nel bel mezzo 
>) delle dipendenti campagne giacevano le corti degli uomini liberi ; 
» intorno ad esse le casupole degli uomini dipendenti, ossieno servi, 
)) ai quali era dato un pezzo di terra da coltivare sotto la prote- 
» zione del loro signore, e da guadagnarsi il mantenimento per sè 
» stessi ed un censo per quel signore ; forse anche furono obli- 
» gati a servigi personali di ogni qualità. Fuori delle adunanze po- 
» litiche e delle feste comuni que' liberi così solitarii avevano tra 
» sè pochissime relazioni ; così la signoria di ognuno pareva come 
» uno stato separato, nel quale egli dominava senza ritegno e senza 
» dover conto a persona nell'interno dei proprii limiti » (3). Tale 
stato di selvaggia libertà faceva che quasi nulla fosse Fantoi'ità sì 
civile ehe militare dei magistrali. Erano questi eletti dal popolo 
nelle generali adunanze, ed era assegnato a ciascheduno un deter- 
minato numero di compagni o consiglieri (4). Amministravano la 



(1) FVachterii Glossariunt Geimanicum, v. Alamanni. 

(2) « Oi ìiè 7 JXciijlocvoÌ , et'ys %/s» 'Acmia KaìSparai k'neofjat , à.vììpì ' iTctXicoTri , xaì rà 
» rspfj.avKa.kqT0 àxpi§s<; ava.ypa.\^aij.évcc), tyvnXtììég big tv dvb'pamoi xcù ^lya^eq, xaì tovto 
» ììuvazai a.vToìq « s7icovvfxix ». Àgàiliiàs I, 5. 

(3) Seo, Gnttvidclung iet ffiafalTiing u. f. w., ir 2ft>f4». § 4; dalla traduzione del signor Conte 
Balbo. 

(4) « Eliguntur in iisdem conciliis et principes , qui tura per pagos vicosc/ue reddunt. 
» Centeni singulis ex plebe comites , consitium sitimi et auctoritas , adsunl ». Tàcit. de mor. 
Cerni, c. 12. Questi compagni del giudice sono manifestamente quelli che ebbero poi il 
nome di S^opcn, ©differì, o scabini (giudici). Quindi molti tennero la voce centeni come una 
glossa inetta aggiunta nel presente passo di Tacito (V. ©at>ign0, <3c(à)id)ti ti. f. iv., Sap. IV,. 
2fnmctt. 137 ). Noi volontieri ci accostiamo alla sentenza del conte Cesare Balbo, confermata 
dallo esempio di quasi tutte le legislazioni germaniche , doversi nel predetto luogo leggere 
sepleni , e non centeni. Causa poi dello errore crediamo col medesimo conte Balbo esser* 
stato L'avere gl'interpreti confuso coi sepleni compagni del principe della città i centeni, che 
ogni pago doveva somministrare all'esercito. ( linci, c. 6 ). 



DEI- CAV. VESME E FOSSATI. 21 7 

giustizia e componevano i litigi , ma ristrettissima ne era la giuris- 
dizione. 

Si reggevano i Germani per lo più a popolo. Ma nelle spedizioni 
eleggevano un duca che li guidasse; ed ove Rescissero a prospero 
fine e si compisse la conquista , il duca veniva alzato sugli scudi 
ed acclamato re (i). Spesso, o forse sempre, per tale modo ebbe 
origine tra i Germani la potestà regia. Alcune delle tribù germa- 
niche sofferivano perfino il giogo di re stranieri. Per l' ordinario 
erano le più ricche nazioni quelle che si sottoponevano al governo 
dei re. La potestà di questi non era illimitala od arbitraria; alcune 
tribù anzi , come i Borgognoni , in alcuni casi lo deponevano , 
per esempio, se il malo esito di una guerra fosse provenuto o da 
sua codardia o da suo fallo (2). Ma comunque da prima fossero 
eletti, il loro grado era presso i Germani ereditario; ed in ciò con- 
sisteva la principale differenza tra i re ed i duchi. Questo indica 
Tacito in quel celebre passo, ove dice che i Germani « veges ex 
t> nobilitate , duces ex virtute summit ■» (3). Di qui vediamo an- 
cora quello che abbiamo pur ora accennato, come l'uffizio dei du- 
chi era da principio temporario, e riducevasi al guidare le genti nel 
tempo di guerra , e la loro autorità cessava regolarmente cessato 
il pericolo. 

Il magistrato ordinario dei Germani era quello che presso Ta- 
cito troviamo distinto col nome di princeps , e che in lingua te- 
desca dicevasi ©raf o (Bcref , ed in latino trovasi nelle leggi e nei 
documenti posteriori letteralmente tradotto colla voce corrispondente 
comes o conte (4). Doppio era, secondo l'uso germanico, il suo 



(1) Balbo , Dei titoli c della potenza , ecc. § 2. 

(2) Ammian. XX TI II , 5. 

{3) Tacit. de mor. Gemi. c. 7. 

(4) « Le più strane cose furono dette sulla etimologia della voce ©raf ; altri deducendola 
• da ©rati grigio, altri da ypa,<pstv, e che so io. Comes ne è la esatta e semplice traduzione; 
» poiché originariamente ©taf altro non è che g«faro o stufa , onde nacquero Qtxafio c gtttfa; 

Tom. xxxix 28 



2 [8 VICENDE DELLA PROPRIETÀ' IN ITALIA 

uffizio; presiedeva cioè ai tribunali degli scabini o giudici, e con- 
duceva in guerra le genti del comune, o civitas , come l'appellano 
gli scrittori latini. E probabile che il conte capitanasse mille uo- 
mini , e ciò prova si il nome di Tungini , o capi-di-mille, con 
cui i conti venivano distinti dai Visigoti , come anche il nome slesso 
degli uffiziali loro subalterni detti 0fult(jCrpj ossia centenari (i), e 
dei sottoposti ai centenarii , i quali dicevansi 3£Hfrjt*dfctt , o decani. 
La civitas col suo territorio soggetto alla giurisdizione del conte o 
pvinceps civitatis formava quello che in tedesco dicevasi ©flit, e che 
da Tacito e dagli scrittori posteriori fu comunemente detto pagus. 
Ciascun pago forniva cento uomini all'esercito (2) ; nè erano ordi- 
nati a caso , ma secondo le famiglie ed i parentadi (3). 

L'autorità di tutti questi capi era più nello esempio che nel co- 
mando , nò loro era concesso d'imprigionare o punire di pena cor- 
porale alcun uomo libero. La giurisdizione criminale , come presso 
tutte le nazioni barbariche, era amministrata dai sacerdoti, nè essi 
medesimi la facevano a proprio nome ed a titolo di pena ; o ad 
istanza del duce , ma fra religiose ceremonie e come per comando 
della divinità (4)- I Germani adoravano la madre comune Terra od 
Herta , ed il figlio di lei Tuisto. L'uomo ( rriànnus) dicevano figli- 
uolo di Tuisto. Gli assegnavano tre figli (religioso presso i Germani 
era il numero tre , e prendevano da esso norma tutte le loro divi- 
sioni politiche ), e per ragione di questi si dividevano in tre schiatte, 
in Ingevoni , Istevoni , ed Ermioni. Oltre queste divinità comuni a 



» gefuro poi (oggi (Scfctyrte) significa compagno, o Comes. E che di fatto i conti o ®rofcn delle 
» nazioni tedesche altro non fossero che il corteggio , i compagni del re , chiaramente lo 
» dimostra che presso i Visigoti i gasindii del re oltre i titoli dei loro impieghi mai non 
» omettevano quello di comes. V. 2(fd>hii>, ®efé)ìi}tc ìct Weil^tfjen, <8. 262 ». Leo, Storia d'Italia, 
lib. I, capit. Ili , § 3 , n. 2. 

(1) V. lib- II , cap. IV , ove sarà trattato degli Sculdasci dei Longobardi. 

(2) Tacii. de mor. Gcrm. c. 6. 

(3) Ibid. c. 7. 

(4) Ibid. c. 7. 



DEL CAV. VESME E FOSSATI. 21 Q 

tulli i Germani varie popolazioni adoravano numi stranieri , prin- 
cipalmente di Egitto e di Grecia. 

Era sacro dovere lo ereditare dai padri e dai parenti ogni ami- 
cizia del pari che ogni inimicizia. Questa dicevano Faida. Nè tuttavia 
durava implacabile , ma si finiva con una somma determinata se- 
condo la gravezza della offesa (i). Parte pagavasi alla persona offesa 
od alla sua famiglia, e dicevasi 9&fòH<#t (da SStkt* e Wfc) ed in 
latino compositio ; parte si pagava al re o al pago, e dicevasi 
Stefo ( da SticfcC , pace ) , o multa (2). . 

Alle adunanze periodiche convenivano armati ; nè regolarmente 
al giorno consueto, ma alla spicciolata e fra lo spazio di più giorni. 
Vi trattavano la elezione dei magistrati, le offese publiche, le ac- 
cuse capitali, le più importanti cose in somma di pace e di guerra 
(3). I sacerdoti indicevano silenzio ; il re , il conte od i principali 
della nazione proponevano secondo l'ordine del grado , della età , 
della nobiltà , della fama e del favore acquistato ; la moltitudine 
approvava collo scuotere le armi , o col fremito della voce rigettava. 

Ciascun duce era circondato da una mano di eletti giovani, or- 
namento in pace , presidio in guerra. Cesare li nomina ambacti e 
clienles; gli scrittori susseguenti li dissero fideles, deli ciò si , antru- 
stiones , homines in truste dominica, leudes; ma il loro vero nome 
german